{"id":25496,"date":"2018-06-12T01:26:00","date_gmt":"2018-06-12T01:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/12\/grandezza-poca-e-miseria-molta-dellesistenzialismo\/"},"modified":"2018-06-12T01:26:00","modified_gmt":"2018-06-12T01:26:00","slug":"grandezza-poca-e-miseria-molta-dellesistenzialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/12\/grandezza-poca-e-miseria-molta-dellesistenzialismo\/","title":{"rendered":"Grandezza (poca) e miseria (molta) dell\u2019esistenzialismo"},"content":{"rendered":"<p>Nessuno sottovaluti il ruolo e il peso esercitati dall&#8217;esistenzialismo, o forse sarebbe meglio dagli esistenzialismi, negli sviluppi del pensiero contemporaneo. Da quando il grande Kierkegaard gett\u00f2 il suo sasso nello stagno, di acqua ne \u00e8 corsa molta e i pensatori che, in una maniera o nell&#8217;altra, hanno voluto, per lo pi\u00f9 malamente, riallacciarsi alla sua lezione, sono diventati legione; al punto che all&#8217;esistenzialismo \u00e8 accaduta la stessa cosa che era accaduta ad altre, pi\u00f9 antiche e pi\u00f9 gloriose correnti di pensiero, cio\u00e8 diventare parte integrante del paesaggio culturale. Riteniamo che solo a Nietzsche, tra i filosofi contemporanei, sia toccato il medesimo destino: quello di essere preso, direttamente o indirettamente, quale riferimento irrinunciabile dalla quasi totalit\u00e0 dei pensatori successivi, i quali, invece di criticarlo o di esaltarlo, come era stato fatto, a suo tempo, per Hegel o Croce, o Gentile, lo hanno in certo qual senso promosso a nume tutelare del pensiero moderno, o magari post-moderno, ciascuno scoprendovi una nuova verit\u00e0 e un nuovo messaggio, talvolta da destra, talvolta sa sinistra: ma non come fecero la destra e la sinistra hegeliana, bens\u00ec arruolandolo tutto quanto, senza mezze misure, nell&#8217;uno o nell&#8217;altra area ideologica, e sforzandosi di dimostrare che egli aveva voluto dire proprio quello che ora dicono loro, che aveva portato acqua al loro mulino, che aveva spianato la via per la quale ora essi stanno gloriosamente passando. Ebbene, Kierkegard \u00e8 stato un genio non meno grande, semmai pi\u00f9 grande, di Nietzsche; dove questi ha socchiuso alcune finestre, ma anche creato numerosi ostacoli e disposto trabocchetti involontari (e anche volontari: era assai malizioso, l&#8217;uomo!), nei quali puntualmente sono caduti i suoi pretesi discepoli, rivelandosi, in sostanza, pi\u00f9 grande nella <em>pars destuens<\/em>, cio\u00e8 nel ruolo d&#8217;infaticabile picconatore, Kierkegaard, invece, genio essenzialmente costruttore, ha delineato una quantit\u00e0 di sentieri, tutti preziosi, tutti ugualmente ammirevoli, laddove, prima di lui, non c&#8217;erano che strade chiuse e portoni sbarrati. Per trovare un fenomeno analogo, bisogna uscire dall&#8217;ambito della filosofia per passare in quello delle arti figurative, dove il genio isolato di Vincent Van Gogh ha aperto la strada, si fa per dire, a una legione innumerevole di pittori &quot;espressionisti&quot;, i quali, tutti, senza eccezione alcuna, hanno preteso di sviluppare le sue premesse, ma si sono rivelati i classici pigmei che pretendono di confrontarsi con un gigante, senza neppure rendersi conto della situazione penosa e imbarazzante nella quale si mettono, anche per la loro totale incapacit\u00e0 intellettuale di comprendere la radice dell&#8217;equivoco.<\/p>\n<p>Dunque, gli esistenzialismi. Uno dei pi\u00f9 importanti \u00e8 stato quello di Karl Jaspers (1883-1969), che quasi tutti gli studenti di filosofia associano mentalmente a un esistenzialismo buono, contrapposto a quello &quot;cattivo&quot; del suo collega Martin Heidegger, in quanto quest&#8217;ultimo si \u00e8 largamente compromesso con il nazismo, mentre lui non solo ne \u00e8 rimasto immune, ma si pu\u00f2 ascrivere al novero degli oppositori, almeno in senso ideale. Inutile dire che tutto ci\u00f2 non c&#8217;entra nulla con la filosofia e che, come al solito, si fa un gran minestrone fra giudizi morali, se non addirittura moralistici, e analisi speculative, le sole che dovrebbero interessare in ambito intellettuale. Ma tant&#8217;\u00e8, anche di questi pasticci \u00e8 fatta la pseudocultura dell&#8217;uomo medio, del quasi-intellettuale, o simil-intellettuale, ossia l&#8217;individualista di massa che popola (e affolla) il nostro paesaggio culturale. Il grande merito di Jaspers \u00e8 quello di aver sottolineato l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;esistenza umana; e, in questo, \u00e8 stato allievo sia di Kierkegaard, sia di Nietzsche (due maestri diversissimi, per non dire opposti, e tuttavia, come qui appare evidente, in certo qual senso complementari). Il suo limite \u00e8 stato quello di circoscrivere tutto il discorso filosofico in termini di esistenza, asserendo chiaramente che <em>da questa verit\u00e0<\/em>, ossia la verit\u00e0 dell&#8217;esistenza, e non dell&#8217;esistenza in generale, ma proprio della <em>mia<\/em> esistenza, <em>non posso uscire, non posso contemplarla dall&#8217;esterno, n\u00e9 conoscerla. Se dovessi uscirne, cadrei nel vuoto.<\/em> Posta in questi termini, la filosofia cessa, semplicemente, di esistere; se \u00e8 vero che filosofare \u00e8 ragionare sull&#8217;intero, cio\u00e8 sull&#8217;essere, e che l&#8217;ontologia, di conseguenza, ne \u00e8 lo zoccolo duro e, allo stesso tempo, la sola possibile garanzia di verit\u00e0; mentre Jaspers afferma, con la massima disinvoltura, che <em>una rappresentazione della verit\u00e0 dell&#8217;esistenza ritiene impossibile una conoscenza dell&#8217;essere (ontologia), e al cammino dell&#8217;unica vera fede sostituisce la chiarificazione dell&#8217;essere nell&#8217;esserci del mondo come CONTRAPPOSIZIONE DI FEDE E FEDE.<\/em> Ora, se l&#8217;ontologia \u00e8 impossibile e se non si d\u00e0 alcuna verit\u00e0 assoluta, allora non si d\u00e0 neppure alcuna metafisica, e tutto lo sforzo di Jaspers di costruirne una, appare fallimentare in partenza. Del resto, andando a vedere da vicino quel che egli intende per &quot;metafisica&quot;, si scopre che egli sta parlando, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, della &quot;trascendenza&quot;: confusione concettuale colossale, o, quanto meno, semplificazione suscettibile di provocare colossali ambiguit\u00e0 e infiniti equivoci. Per un esistenzialista rigoroso, come Jaspers, \u00e8 chiaro che il concetto di trascendenza designa uno sforzo del pensiero, cio\u00e8 qualcosa d&#8217;immanente, vale a dire tutto l&#8217;opposto di quel che da sempre, nella filosofia classica, si \u00e8 convenuto di chiamare &quot;trascendenza&quot;. E il bello \u00e8 che Jaspers \u00e8 un filosofo cattolico (sposato, peraltro, con una donna ebrea; ed \u00e8 questo che ha segnato la sua rottura col regime nazista), e che, nella concezione cattolica, &quot;trascendenza&quot; non \u00e8 affatto la tensione del finito verso l&#8217;infinito, ma \u00e8 la realt\u00e0 che trascende il finito. Vuoi vedere che si annida proprio qui la radice di una buona parte della pessima teologia della &quot;svolta antropologica&quot;, che Karl Rahner ha mutuato soprattutto da Heidegger (e da Kant, e da Hegel), ma forse anche dal Nostro? Proviamo a vedere.<\/p>\n<p>Scrive Jaspers alla fine del secondo libro, <em>Chiarificazione dell&#8217;esistenza<\/em>, della sua opera pi\u00f9 importante, <em>Filosofia<\/em> (titolo originale: <em>Philosophie, II, Exisistenzerhellung<\/em>, 1932, Berlin, Springer Verlag; traduzione dal tedesco di Umberto Galimberti, Milano, Mondadori, 2009, pp. 903-905):<\/p>\n<p><em>Se l&#8217;esistenza non \u00e8 un essere oggettivo, n\u00e9 un essere soggettivo nel senso in cui \u00e8 accessibile alla psicologia, ma si manifesta nelle molteplici forme in cui l&#8217;esserci si scinde in soggettivit\u00e0 e oggettivit\u00e0, l&#8217;esistenza non pu\u00f2 giungere ad una propria definitiva oggettivit\u00e0, n\u00e9 pu\u00f2 essere sufficientemente concepita come soggettivit\u00e0.Se attraverso l&#8217;indagine e il sapere che orienta nel mondo, attraverso le azioni finalizzate e le esperienze vissute senza alcuna finalit\u00e0, attraverso prestazioni che si sono rivelate provvidenziali e utili al lavoro, s&#8217;\u00e8 messo piede nell&#8217;esserci, percorrendone tutti gli aspetti, allora s&#8217;\u00e8 raggiunto anche la possibilit\u00e0 di un&#8217;autocoscienza dell&#8217;essere del proprio se-stesso, a cui tutto l&#8217;esserci mi rinvia, anche se solo in esso io lo trovo. Con ci\u00f2 non \u00e8 possibile considerare il se-stesso come l&#8217;unico essere, n\u00e9 affermare che qualsiasi altro essere universale sia l&#8217;essere assoluto. Il mondo e la trascendenza possono essere solidificati nella loro oggettivit\u00e0, ma l&#8217;esistenza possibile ritorna l\u00e0 dove solamente, ha la possibilit\u00e0 di sentire la trascendenza che si rende presente e certa solo nella forma della libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>La COSCIENZA DELL&#8217;ESSERE dell&#8217;esistenza possibile non \u00e8 un fenomeno che possa essere osservato. \u00c8 una scienza che c&#8217;\u00e8 solo per QUESTA esistenza e ad essa \u00e8 legata nella comunicazione. Parlarne significa irrimediabilmente oggettivarla, come se stesse l\u00ec, empiricamente, nei molti esemplari che si offrono all&#8217;osservazione, mentre l&#8217;enunciazione significa solo ricerca, appello, perch\u00e9 il se-stesso si renda conto dell&#8217;unicit\u00e0 e dell&#8217;INSOSTITUIBILIT\u00c0 della sua esistenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel mondo, i soggetti sono certamente le molteplici forme concrete in cui si manifesta l&#8217;esistenza possibile, ma l&#8217;esistenza \u00e8 solo se stessa, che fa tutt&#8217;uno col proprio se-stesso a cui \u00e8 legata comunicativamente. Le esistenze non possono essere considerate n\u00e9 come oggettivit\u00e0, n\u00e9 come soggettivit\u00e0; non essendo cose, non si possono contare per stabilire quante sono; a differenza dei molti esserci presenti nel mondo, esse sono L&#8217;ESSERE DELL&#8217;ESISTENZA PER LE ESISTENZE. Non si possono conoscere, ma si possono chiarire come possibilit\u00e0. Si tratta di quel LEGAME DELL&#8217;ESSERE ALL&#8217;ESSERE che noi stessi siamo se crediamo d&#8217;ESSERE AUTENTICAMENTE; questo legame si realizza per noi se entriamo nel circolo esistenziale. Invece d&#8217;incontrare l&#8217;essere nell&#8217;oggettivit\u00e0 e in una verit\u00e0 universalmente valida, lo incontriamo, allora, nell&#8217;origine della possibile coscienza dell&#8217;essere nel mondo, attraversando la scissione di soggettivit\u00e0 e oggettivit\u00e0, nel rapporto dell&#8217;esistenza con le altre esistenze. La sua origine \u00e8 la TRASCENDENTE possibilit\u00e0 dell&#8217;essere da cui deriva ci\u00f2 che \u00e8 autentico, senza chiudersi in un&#8217;unit\u00e0 oggettiva dell&#8217;esserci temporale e senza giungere ad un livellamento dei soggetti che li riduca ad uno stadio di assoluta uniformit\u00e0. Per questo una rappresentazione della verit\u00e0 dell&#8217;esistenza ritiene impossibile una conoscenza dell&#8217;essere (ontologia), e al cammino dell&#8217;unica vera fede sostituisce la chiarificazione dell&#8217;essere nell&#8217;esserci del mondo come CONTRAPPOSIZIONE DI FEDE E FEDE. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La differenza che l&#8217;esistenza instaura tra i vari tipi di verit\u00e0: la verit\u00e0 che conosco in termini LOGICAMENTE VINCOLANTI, la verit\u00e0 a cui PARTECIPO (idea) e la verit\u00e0 che IO STESSO SONO, le consente di realizzarsi. Solo la verit\u00e0 che si impone per razionalit\u00e0 e verifica empirica, essendo valida per la coscienza in generale, vale per tutti. Ma quando si esprime la verit\u00e0 dell&#8217;idea e dell&#8217;esser-io esistente in termini oggettivi e diretti, allora avverto che, nel considerarla, gli uomini intendono per verit\u00e0 in s\u00e9 cose diverse e tra loro opposte. In questo modo non comprendo nessuna di queste verit\u00e0 nella loro origine, perch\u00e9, nella forma oggettiva, nella forma di una molteplicit\u00e0 di verit\u00e0 credute, per me c&#8217;\u00e8 solo la sua manifestazione che si rivela alla mia coscienza in generale che si orienta nel mondo. Le verit\u00e0 si contraddicono, chi le conosce tutte non vi partecipa, ma si identifica con una sola di esse. La MIA verit\u00e0, quella che si identifica con la mia libert\u00e0 nella misura in cui esisto, contrasta con un&#8217;ALTRA verit\u00e0 realizzata, a sua volta, esistenzialmente; la mia verit\u00e0 si realizza attraverso e con quest&#8217;altra verit\u00e0, non, per\u00f2, come verit\u00e0 unica e sola, ma come verit\u00e0 unica e insostituibile per quel tanto che sta in relazione con le altre.<\/em><\/p>\n<p><em>Da questa verit\u00e0 non posso uscire, non posso contemplarla dall&#8217;esterno, n\u00e9 conoscerla. Se dovessi uscirne, cadrei nel vuoto.<\/em><\/p>\n<p>Dicevamo del possibile, anzi, del probabile influsso di Jaspers, ovviamente non da solo, ma insieme ad altri, sugli sviluppi della teologia cattolica dopo la Seconda guerra mondiale, e particolarmente sul pensiero di Karl Rahner e sulla malaugurata &quot;svolta antropologica&quot;, la sedicente rivoluzione copernicana che ha capovolto i termini della riflessione sul rapporto fra l&#8217;uomo e Dio, mettendo al centro il primo, e il secondo solo come termine a cui egli tende (ma forse neanche tanto, visto che, una volta postosi al &quot;centro&quot;, l&#8217;uomo ci si trova benissimo, e non ha pi\u00f9 una vera tensione verso qualcosa o qualcuno che sia a lui ulteriore, e superiore). Si ponga attenzione alla frase: <em>Le verit\u00e0 si contraddicono, chi le conosce tutte non vi partecipa, ma si identifica con una sola di esse. La MIA verit\u00e0, quella che si identifica con la mia libert\u00e0 nella misura in cui esisto, contrasta con un&#8217;ALTRA verit\u00e0 realizzata, a sua volta, esistenzialmente; la mia verit\u00e0 si realizza attraverso e con quest&#8217;altra verit\u00e0, non, per\u00f2, come verit\u00e0 unica e sola, ma come verit\u00e0 unica e insostituibile per quel tanto che sta in relazione con le altre<\/em>. Inoltre, ci permettiamo la domanda: che razza di &quot;scienza&quot; \u00e8 quella che <em>c&#8217;\u00e8 solo per QUESTA<\/em> esistenza, senza contare che non la si pu\u00f2 comunicare, perch\u00e9 ci\u00f2 ne tradirebbe l&#8217;autenticit\u00e0? Questa \u00e8 una perfetta sintesi del pensiero scettico e agnostico: nessun relativista avrebbe saputo essere tanto chiaro e conciso. Non c&#8217;\u00e8 alcuna verit\u00e0 assoluta, le verit\u00e0 sono tutte relative; e nessuno pu\u00f2 avere la pretesa di uscire dal guscio della propria verit\u00e0 personale. Pirandello avrebbe approvato. \u00c8 strano, per\u00f2, che un filosofo &quot;cattolico&quot; ponga questi concetti alla base della sua speculazione. Che razza di cattolicesimo, che razza di religiosit\u00e0 \u00e8 mai la sua? Jaspers crede di uscire dal vicolo cieco affermando che <em>l&#8217;esistenza non \u00e8 un essere oggettivo, n\u00e9 un essere soggettivo<\/em>, ma si pu\u00f2 uscire dal solipsismo di queste monadi leibniziane perch\u00e9 le esistenze, e le loro relative verit\u00e0, <em>non si possono conoscere, ma si possono chiarire come possibilit\u00e0. Si tratta di quel LEGAME DELL&#8217;ESSERE ALL&#8217;ESSERE che noi stessi siamo se crediamo d&#8217;ESSERE AUTENTICAMENTE; questo legame si realizza per noi se entriamo nel circolo esistenziale.<\/em> Ma sono parole, non concetti. Di fatto, se ciascuno resta chiuso e intrappolato nella propria verit\u00e0 (ma perch\u00e9 essere degli esistenzialisti timidi? perch\u00e9 limitare la singola esistenza ad una sola verit\u00e0, e non cento o centomila?), in che modo potr\u00e0 entrare, poi, nel <em>circolo esistenziale<\/em>? Jaspers direbbe: non con la filosofia, ma con la vita. Benissimo; in tal caso, perch\u00e9 sprecare altro tempo in ragionamenti filosofici? Limitiamoci a vivere la nostra esistenza, qualunque cosa ci\u00f2 significhi; e buona fortuna&#8230;<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno sottovaluti il ruolo e il peso esercitati dall&#8217;esistenzialismo, o forse sarebbe meglio dagli esistenzialismi, negli sviluppi del pensiero contemporaneo. 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