{"id":25493,"date":"2010-09-18T07:19:00","date_gmt":"2010-09-18T07:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/18\/la-vera-grande-opera-e-lunica-necessaria-e-la-trasformazione-del-male-in-bene\/"},"modified":"2010-09-18T07:19:00","modified_gmt":"2010-09-18T07:19:00","slug":"la-vera-grande-opera-e-lunica-necessaria-e-la-trasformazione-del-male-in-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/09\/18\/la-vera-grande-opera-e-lunica-necessaria-e-la-trasformazione-del-male-in-bene\/","title":{"rendered":"La vera Grande Opera e l\u2019unica necessaria \u00e8 la trasformazione del male in bene"},"content":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 per il solo fatto di esistere e di condividere con tanti altri esseri la grande avventura denominata &quot;vita&quot;, siamo tutti un po&#8217; alchimisti; o, quanto meno, dovremmo sforzarci di diventarlo.<\/p>\n<p>Ma di tutte le svariate operazioni alchemiche, tramandate dalla tradizione &#8211; alcune delle quali estremamente serie, altre al limite della futilit\u00e0 &#8211; una sola \u00e8 veramente necessaria: quella Grande Opera che chiunque, teoricamente, \u00e8 in grado di compiere, anche se non ha letto un solo libro di filosofia, ma possiede una mente acuta ed un cuore generoso: la trasformazione di ci\u00f2 che, nella presente vita, \u00e8 male, o si presenta sotto le vesti del male, in bene.<\/p>\n<p>Il pensiero che, forse, si former\u00e0 immediatamente nel lettore un po&#8217; impulsivo e frettoloso, sar\u00e0 che il male supremo della vita \u00e8 costituito dalla morte, e quindi bisognerebbe trasformare il male della morte nel bene della vita, cosa manifestamente impossibile; ma si tratterebbe, appunto, di un impulso istintivo e non sottoposto al vaglio del pensiero critico.<\/p>\n<p>Per decidere che la morte FISICA sia un male, anzi il Male assoluto, e che la vita fisica sia, in se stessa, il Bene, sarebbe necessaria una lunga e approfondita indagine filosofica, che qui ci guardiamo bene dal fare, perch\u00e9 non rientra negli scopi della presente riflessione. Ci limitiamo ad osservare che tale credenza \u00e8 la tipica espressione di una mentalit\u00e0 materialista, quale \u00e8 quella oggi largamente dominante, sia nella cultura accademica, sia, di riflesso, nel sentire comune; ma non costituisce affatto una verit\u00e0 auto-evidente, a meno di assolutizzare la conoscenza sensibile e di dedurne che esiste realmente solo ci\u00f2 che si pu\u00f2 esperire con i sensi fisici.<\/p>\n<p>Lasciando impregiudicata la questione e riservandoci di tornare altra volta sul tema della morte, precisiamo dunque che la Grande Opera di cui parlavamo non si riferisce all&#8217;evento conclusivo e, per cos\u00ec dire, risolutivo della nostra esistenza terrena, ma proprio al cammino quotidiano, talvolta monotono, spesso faticoso, della nostra vita; quel cammino che ci vede cos\u00ec spesso esausti o scoraggiati, specialmente quando la salita si fa pi\u00f9 impervia.<\/p>\n<p>La sofferenza, l&#8217;angoscia, la paura con le quali deve fare i conti ogni nato di donna pongono, sul cammino della vita, altrettanti interrogativi e sollecitano altrettante risposte: \u00e8 come se una forza misteriosa si servisse di questo strano linguaggio per instaurare con noi un fitto dialogo, la cui posta in gioco \u00e8, appunto, sviluppare in noi stessi la capacit\u00e0 di trasformare il male in bene, il dolore in gioia, lo smarrimento in speranza.<\/p>\n<p>Molto spesso gli scrittori, i filosofi e i teologi i quali si pongono in quest&#8217;ottica, specie da un&#8217;angolatura cristiana, adoperano espressioni come \u00abdare un senso alla sofferenza\u00bb; naturalmente, si tratta anche di questo: ma non solo di questo. Dare un senso alla sofferenza, certamente; ma non basta: non si tratta solo di darle un significato, di sottrarla al non senso che la rende tragicamente simile ad una amara ironia, ma di compiere il passo ulteriore: recuperarla, trasformarla radicalmente, rivestirla di panni interamente nuovi e farne uno strumento non solo per la nostra ascesa spirituale, ma perfino per la nostra letizia.<\/p>\n<p>A rigore, in una prospettiva spirituale della realt\u00e0, il male non esiste, se non in funzione del bene; non \u00e8, quindi, un Male assoluto. Perfino il Male pi\u00f9 grande che possiamo immaginare, il Demonio, come principio contrapposto all&#8217;infinita bont\u00e0 divina, non pu\u00f2 svolgere che una funzione temporanea (su scala cosmica) e di stimolo, per cos\u00ec dire, nei confronti delle forze luminose esistenti nell&#8217;anima umana: come uno strumento per saggiare la purezza.<\/p>\n<p>Resta il fatto che, nella nostra esperienza di vita, noi percepiamo talune situazioni come male: la separazione, l&#8217;abbandono, la malattia, la solitudine, il distacco provocato dall&#8217;evento della morte fisica che ci appare, appunto, come un evento definitivo e irrimediabile.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, i casi sono due: o \u00e8 sbagliata la premessa, che tutto sia bene, o \u00e8 sbagliata la conclusione, che taluni accadimenti della nostra vita siano male.<\/p>\n<p>Noi non diciamo che la premessa sia palesemente sbagliata: esistono opinioni discordi, ed \u00e8 giusto che sia cos\u00ec; diciamo soltanto che essa \u00e8 incompatibile con una visione spirituale del reale, cio\u00e8 con una visione implicitamente o esplicitamente religiosa. Una visione spirituale del reale si basa sul convincimento che le cose esistano per un disegno di bene: non per un caso, e meno ancora per un fine malvagio. Infatti, se esistessero per un semplice accidente, allora non vi sarebbe alcun disegno: ma da dove verrebbero, le cose stesse? Dal caso anch&#8217;esse? Non \u00e8 possibile, per l&#8217;evidente circolo chiuso che si viene cos\u00ec a creare.<\/p>\n<p>Resta l&#8217;altra ipotesi: che le cose siano state tratte all&#8217;esistenza da una volont\u00e0 malefica, per il loro male. Ma \u00e8 molto difficile, per non dire impossibile, che l&#8217;odio porti alla creazione di qualcosa: noi tutti lo sappiamo intuitivamente, con quel grado di certezza psicologica che viene dal profondo, prima di qualunque ragionamento. La creazione nasce sempre da un atto di amore, perch\u00e9 si origina dalla sovrabbondanza dell&#8217;anima. Quando l&#8217;anima odia, si assiste ad una sua chiusura, ad un suo restringimento, non certo ad una sua espansione. E, se ci\u00f2 vale nella limitata esperienza delle cose umane, a maggior ragione deve valore per una Forza creatrice che sia di natura sovrannaturale, eterna e perfetta. Un Dio malvagio \u00e8 una contraddizione in termini.<\/p>\n<p>Resta l&#8217;altra ipotesi, la quale &#8211; a questo punto &#8211; \u00e8 diventata qualcosa di pi\u00f9 di una mera ipotesi: che tutto esista per il bene, che tutto nasca da una volont\u00e0 benevola e da un atto di amore. Ora, se le cose stanno cos\u00ec, \u00e8 evidente che il cosiddetto male altro non \u00e8 che il frutto di una nostra incapacit\u00e0 di interpretare correttamente gli enti e le situazioni che la vita ci presenta. Una malattia, ad esempio, non \u00e8 male in se stessa, ma diventa male se noi la viviamo solo come paura, angoscia, disperazione. La morte stessa non \u00e8 male, se teniamo presente la sua natura essenziale: quella di dischiuderci la porta di una ulteriore dimensione dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, dovremmo essere cauti nel giudicare disgraziate quelle persone che sono colpite da situazioni di povert\u00e0, sofferenza, solitudine: chi siamo noi per esprimere giudizi sul mistero di ci\u00f2 che avviene nell&#8217;intimo di un&#8217;altra anima? A mala pena riusciamo a comprendere qualche cosa di ci\u00f2 che avviene nella nostra; e nemmeno sempre, come \u00e8 dimostrato dal grandissimo numero di persone profondamente inconsapevoli rispetto a se stesse.<\/p>\n<p>Prima di compatire gli altri per i mali che li colpiscono, dovremmo sapere se essi li vivono realmente come mali e se porteranno davvero ad un peggioramento della loro intima natura: ci\u00f2 che pu\u00f2 avvenire solo con il consenso umano. Nessuno pu\u00f2 essere reso peggiore dal male che lo colpisce, se non vi consente. Diversamente, il cosiddetto male non \u00e8 altro che il farmaco che ci fa guarire dai mali inconsapevoli, ma reali, che ci affliggono: pigrizia, egoismo, superficialit\u00e0, disinteresse; e che ci rimette sulla perduta via maestra.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che, se tutto \u00e8 bene, non si capisce da dove sorgano in noi i mali dell&#8217;anima, come la pigrizia e gli altri dei quali abbiamo detto. Rispondiamo che essi nascono da una nostra volont\u00e0 diretta verso obiettivi che non corrispondono al disegno complessivo dell&#8217;esistente e, quindi, neppure alle effettive esigenze della natura umana: ossia da una volont\u00e0 inconsapevole. L&#8217;unico vero male, in definitiva, \u00e8 proprio la nostra tenace inconsapevolezza; \u00e8 a causa sua che noi ci allontaniamo dal nostro vero centro e anche dal baricentro cosmico, che ruota sempre intorno al Bene.<\/p>\n<p>Non vogliamo con ci\u00f2 intendere che si tratti solo e unicamente di un allontanamento individuale e volontario; non vogliamo intendere, razionalisticamente &#8211; con Socrate, e in parte con gli Stoici &#8211; che basterebbe conoscere il Bene, per essere portati a farlo sempre. Riconosciamo che nella natura umana vi \u00e8 una ferita originaria, un &quot;vulnus&quot;, che ci porta non solo a non saper riconoscere sempre il Bene, ma anche a non saperlo fare, pur vedendolo. Deve essere accaduto qualcosa, in noi e prima di noi, che ha infranto la nostra armonia originaria: una lacerazione, una caduta.<\/p>\n<p>La Grande Opera, dunque, consiste nel trasformare il male che ci colpisce, e che a noi sembra tale, in bene, ossia di riconoscere il disegno benevolo in cui \u00e8 intessuta ogni nostra esperienza, ricollegandoci a quell&#8217;armonia cosmica di cui siamo parte, ma della quale cos\u00ec spesso ci dimentichiamo, ed integrandoci in essa.<\/p>\n<p>Nel fare ci\u00f2, l&#8217;ostacolo principale che dobbiamo superare non \u00e8 di natura esterna, ma interna; non sono le cose, le situazioni o le persone, ma quella zona oscura, fatta di ignoranza, egoismo, avidit\u00e0 e paura, che si trova in noi stessi e che tenderebbe a farci ricadere nell&#8217;inconsapevolezza, nella separazione dal Tutto cui siamo armoniosamente uniti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un concetto di estrema importanza.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 forte resistenza e la pi\u00f9 insidiosa minaccia alla realizzazione della Grande Opera non si trova fuori di noi, ma in noi. Non sono le cose a costituire il male per noi: siamo noi stessi che non sappiamo utilizzarle nel modo giusto, che non sappiamo farci guidare da esse ed accoglierne gli stimoli ed i suggerimenti in maniera adeguata. Viceversa, perfino delle cose molto buone possono divenire dannose per noi, se non sappiamo gestirle nel modo appropriato.<\/p>\n<p>L&#8217;acqua \u00e8 un bene, per il viandante che sta soffrendo la sete nel deserto; tuttavia, se egli si mettesse a bere smodatamente dopo un lungo periodo trascorso senza aver potuto assaggiare nemmeno qualche goccia, rischierebbe di uccidersi da se stesso. La mancanza di misura, l&#8217;incapacit\u00e0 di gestire i tempi e i modi delle opportunit\u00e0 che la vita ci offre, la brama e il timore che deformano la nostra percezione di esse: questo \u00e8 il male, o meglio: questo \u00e8 il meccanismo mediante il quale noi riusciamo a trasformare il bene in male.<\/p>\n<p>Pertanto, per vivere in modo felice, vale a dire saggiamente e secondo virt\u00f9, noi dobbiamo imparare a fare esattamente il contrario: dobbiamo imparare a riconoscere la natura benevola delle cose, ma anche la necessit\u00e0 di accostarci ad esse con misura e discernimento. La Grande Opera che ciascuno di noi \u00e8 chiamato a realizzare in se stesso \u00e8, dunque, la trasformazione del male in bene, ossia il riconoscimento che quel che avevamo vissuto come male, in realt\u00e0 \u00e8 parte di un disegno benevolo, mirante al nostro perfezionamento.<\/p>\n<p>Si tratta di una operazione che \u00e8 alla portata di tutti e che non eccede per niente le nostre forze, la nostra intelligenza e la nostra volont\u00e0.<\/p>\n<p>Come si spiega, allora, il fatto &#8211; piuttosto evidente &#8211; che siano cos\u00ec poche le persone le quali riescono effettivamente a realizzarla?<\/p>\n<p>La risposta, molto probabilmente, risiede in quella pigrizia morale, in quell&#8217;egoismo, in quella superficialit\u00e0 e in quel disinteresse, dei quali abbiamo prima parlato. Noi viviamo molto, ma molto al di sotto del nostro potenziale etico: gli atti della nostra vita, cos\u00ec spesso improntati alla piccolezza e alla meschinit\u00e0, ci hanno gradualmente tarpato le ali, ci hanno tolto la forza e il coraggio, ci hanno spogliati dell&#8217;entusiasmo e della freschezza i quali ci erano stati trasmessi in dote, come lo sono ad ogni bambino che deve affrontare il mistero dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Si tratta, pertanto, di risalire alle nostre stesse fonti, di ritornare verso il centro dimenticato di noi medesimi: perch\u00e9 al centro di noi medesimi vi \u00e8 anche il riflesso dello splendore divino, dal quale possiamo attingere inesauribilmente forza, coraggio e volont\u00e0. Sta solo in noi farvi ricorso, sta solo in noi saperne approfittare: quei beni sono a disposizione di tutti, nessuno escluso. Bisogna solo dischiudere il portone, che \u00e8 solamente accostato, non mai chiuso a chiave.<\/p>\n<p>Avanti, dunque.<\/p>\n<p>La strada \u00e8 meno impervia e faticosa di quel che si creda; ci piace immaginare che sia un sentiero difficilissimo, quasi impraticabile, per giustificare la nostra inerzia e la nostra attitudine rinunciataria. Ma \u00e8 un&#8217;astuzia che ci si ritorce miseramente contro: perch\u00e9, a causa di essa, noi non facciamo altro che il nostro danno.<\/p>\n<p>Ecco, gi\u00e0 la spessa coltre di nubi incomincia a sollevarsi, e i fianchi delle montagne appaiono al di sotto di esse, lucidi di pioggia, nella gloria del meriggio.<\/p>\n<p>Tra poco un raggio di sole trafigger\u00e0 le nuvole e ci briller\u00e0 in viso.<\/p>\n<p>\u00c8 ora di rimettersi in cammino.<\/p>\n<p>Abbiamo ancora delle preziose ore di luce, prima che scendano le ombre della sera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 per il solo fatto di esistere e di condividere con tanti altri esseri la grande avventura denominata &quot;vita&quot;, siamo tutti un po&#8217; alchimisti; o, quanto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-25493","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25493","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25493"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25493\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25493"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}