{"id":25485,"date":"2016-06-13T10:34:00","date_gmt":"2016-06-13T10:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/13\/si-sente-passare-nella-notte-una-corrente-che-accende-lumi-perche-non-ci-perdiamo\/"},"modified":"2016-06-13T10:34:00","modified_gmt":"2016-06-13T10:34:00","slug":"si-sente-passare-nella-notte-una-corrente-che-accende-lumi-perche-non-ci-perdiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/13\/si-sente-passare-nella-notte-una-corrente-che-accende-lumi-perche-non-ci-perdiamo\/","title":{"rendered":"\u00abSi sente passare nella notte una corrente che accende lumi, perch\u00e9 non ci perdiamo\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>La storia, considerata da un&#8217;ottica puramente umana, \u00e8 una galleria di errori ed orrori: si prova un senso di soffocamento e persino di nausea nel vedere come, nel mutare degli scenari e dei secoli, sempre si ripetono e si rinnovano le stesse vicende di fioritura e decadenza, oppressione e rivolta, tracotanza e sconfitta, cos\u00ec all&#8217;interno della vita dei popoli, come nelle loro relazioni reciproche. C&#8217;\u00e8 poco da fare: chi non possiede che una idea materialistica dell&#8217;uomo, non riuscir\u00e0 mai a vedere nella storia nulla che conferisca un senso realmente appagante alle vicende delle nazioni e delle civilt\u00e0, nulla che valga a esorcizzare i fantasmi incombenti del nulla e della morte, del silenzio e dell&#8217;oblio. Quante nazioni e quante civilt\u00e0 sono state risucchiate nel nulla e nel silenzio dell&#8217;oblio? Quante citt\u00e0 sono state ricoperte dalla sabbia o inghiottite dalla foresta, quanti splendidi monumenti sono stati abbattuti dalle guerre o dai terremoti, quanti poemi e trattati sono stati divorati dalle fiamme e dalle tarme, quanti culti e religioni sono stati dimenticati per sempre, seppelliti insieme alle macerie dei popoli che li praticarono?<\/p>\n<p>Viene da chiedersi, con tristezza e malinconia, a che scopo tanti uomini siano vissuti e abbiano lavorato, lottato, creduto e sperato; a che scopo tanti artisti abbiamo creato le loro opere, tanti poeti abbiano composto i loro poemi, tanti scienziati abbiano indagato i segreti della natura, tanti filosofi abbiano tentato di scoprire i principi universali che legano insieme tutte le cose; viene da chiedersi a che scopo tanti soldati abbiano dato la vita per amore della patria, tante spose abbiano pianto la morte dei loro mariti e dei loro figli, tante famiglie siano state colpite nei loro affetti pi\u00f9 sacri, tanti contadini abbiano arato e seminato i loro campi, tanti pescatori abbiano affrontato le onde del mare per procurare di che vivere ai loro cari, tanti operai si siano affaticati nelle fonderie, o alla catena di montaggio, e tanti minatori abbiamo rischiato la vita e la salute per estrarre il minerale dalle pi\u00f9 profonde e buie gallerie scavate sotto la superficie della terra, dove mai non entra un raggio di sole. E perch\u00e9 tanti bambini sono venuti al mondo, perch\u00e9 tanti giovani si sono affaticati sui libri, perch\u00e9 tanti adulti hanno speso le loro energie migliori nel lavoro, nello studio, nell&#8217;amore, nella guerra, nella fede religiosa? Perch\u00e9 tanti uomini e donne sono caduti lungo la strada, hanno preso strade sbagliate, hanno concluso i loro giorni in fondo a un carcere o sul patibolo dei condannati a morte; e perch\u00e9 tanti mistici e asceti, tanti uomini ardenti del desiderio di Dio, hanno rinunciato a una carriera brillante, a un matrimonio invidiabile, alle ricchezze e alle posizioni preminenti di questo mondo terreno, per inseguire il Bene che non si offusca, n\u00e9 invecchia, e non decade, contro il quale nulla possono le umane vicende o le stesse forze del tempo e gli assalti della natura incollerita?<\/p>\n<p>Soltanto se si ammette, almeno come ipotesi di lavoro, che la &quot;spiegazione&quot; materialistica non spiega nulla, e si apre una finestra su di un punto di vista trascendente, soprannaturale, soltanto allora le vicende della storia umana, e la storia nel suo insieme, si illuminano di una luce, di un senso, di una meta; soltanto allora ci\u00f2 che appariva oscuro, beffardo, incomprensibile, rivela il suo intimo segreto, o ce lo lascia intravedere; soltanto allora la storia cessa di apparirci come un incubo, come una galleria di errori e di orrori senza fine e senza senso, e ci appare come la scala impervia, faticosa, che consente agli sforzi umani di sottrarsi alla caducit\u00e0, per entrare nell&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Le ideologie del Progresso sono fallite, una dopo l&#8217;altra, insieme a quelle della Ragione, della Scienza e della Tecnica; non resta altro che l&#8217;ipotesi soprannaturale, oppure ripiombare nell&#8217;abisso oscuro del non-senso, del caos, della dissoluzione, del rimpianto d&#8217;essere nati e dell&#8217;amara constatazione che l&#8217;unica cosa buona (come affermava Leopardi) \u00e8 il non-essere, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8, esiste per il male e solo per il male.<\/p>\n<p>Una delle figure pi\u00f9 interessanti e, tuttavia, meno conosciute, nella storia della cultura europea del XX secolo, \u00e8 quella dello scrittore e pensatore svizzero, di lingua francese, Louis Gonzague de Reynold (nato a Friburgo il 15 luglio 1880 e morto il 9 aprile 1970 nella stessa citt\u00e0), un nobile che visse appartato, ma intensamente, nello studio, specialmente della storia, e nella ricerca di una verit\u00e0 pi\u00f9 alta, fino a testimoniare con coerenza e adamantina limpidezza, in una Europa in preda ai fantasmi degli imperialismi scatenati e delle due guerre mondiali, la sua fede incrollabile che solo nel Vangelo di Ges\u00f9 Cristo gi uomini possono trovare quello che cercano, al di l\u00e0 delle elusioni e delle tragedie della storia. Riallacciandosi a Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand, egli \u00e8 persuaso che la presenza silenziosa di Dio attraverso la storia come un fiume sotterraneo, come una forza misteriosa e possente che viene percepita nella notte pi\u00f9 oscura, perch\u00e9 accende dei lumi che serviranno a indicare la strada a tutti gli uomini nel loro difficile pellegrinaggio, affinch\u00e9 non si perdano: <em>Che cosa ha voluto, che cosa ha amato, che cosa ha cercato l&#8217;epoca della cristianit\u00e0?<\/em>, egli si domanda; e risponde, semplicemente: <em>La pace.<\/em><\/p>\n<p>Ecco alcune delle potenti e fresche immagini adoperate da Gonzague de Reynold per illustrare la sua concezione cristiana, provvidenzialistica,. Profondamente spirituale, della storia umana (cit. in: Fabio Trevisan, <em>Alla scuola del creato<\/em>, sulla rivista <em>Il settimanale di Padre Pio<\/em>, Ostra, Ancona, n. 27 del 5 luglio 2015, pp. 32-33):<\/p>\n<p><em>Il fiume sgorga da una sorgente ai piedi di un ghiacciaio. Attraverso i ciottoli, i pezzi di ghiaccio e le lastre di neve indurita, comincia a dividersi in un ruscellamento di fili d&#8217;acqua&#8230; Subito si gonfia in un torrente che cade di cascata in cascata&#8230; la sua caduta forma un piccolo lago nel quale le sue acque si calmano. Il fiume scivola obliquamente in mezzo ai pascoli fino nella valle sempre pi\u00f9 larga&#8230; e va cos\u00ec, largo e limpido, di citt\u00e0 in citt\u00e0, di popolo in popolo, va a gettarsi nel mare. Il fiume pu\u00f2 scomparire sotto terra&#8230;pu\u00f2 rallentare e disperdersi nelle paludi&#8230; pu\u00f2 improvvisamente andare in collera, inondare citt\u00e0 e campagne&#8230; lo si vede sempre rientrare nel suo letto. Dalla sua sorgente alla sua foce, malgrado tutti gli ostacoli, segue una direzione costante. \u00c8 uno. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;albero pu\u00f2 perdere impunemente le foglie e persino i suoi rami maestri e, ancora, il suo tronco pu\u00f2 essere abbattuto dalla folgore e raso al suolo: ma, se sotto le radici sono profonde e sane, se arrivano ancora ad attingere la loro linfa fin nelle ossa sacre dei morti, allora l&#8217;albero ricrescer\u00e0. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La piet\u00e0 che ci insegna la storia corona e illumina la giustizia che dobbiamo ai mori con la gratitudine, il rispetto e l&#8217;amore. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Si sente passare nella notte una corrente potente che, qua e l\u00e0, fa brillare lumi perch\u00e9 non ci perdiamo tutti nelle tenebre, perch\u00e9 ritroviamo il nostro cammino e seguiamo la direzione giusta. Una corrente spirituale che viene da Dio e ritorna a Dio, dopo aver attraversato la vita umana, la vita delle nazioni, e dei secoli, e il tempo. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p>Con queste bellissime immagini, Gonzague de Reynold ha voluto iscriversi fra i pochi intellettuali contemporanei che hanno saputo e voluto indicare la virt\u00f9 della speranza in un&#8217;epoca buia, carica di presagi minacciosi; che hanno inteso richiamare gli uomini all&#8217;amore di Dio, ammonendoli che solo presso di Lui essi trovano quello che cercano, e cio\u00e8 quel sogno di pienezza e quel bisogno di appagamento che portano segretamente in cuore fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0.<\/p>\n<p>Autore di una trentina di opere letterarie, storiche e filosofiche, per la sua ampiezza d&#8217;interessi e la sua vastit\u00e0 di conoscenze fu uno degli ultimi, e forse l&#8217;ultimo, dei grandi uomini di cultura della civilt\u00e0 europea, in un mondo ormai popolato solo di sedicenti &quot;intellettuali&quot;, pi\u00f9 o meno militanti e politicamente corretti: mentre lui, politicamente corretto non lo era. Ambasciatore culturale in numerosi Paesi europei (nel 1955 gli fu assegnato il Gran Premio Schiller), ebbe modo di conoscere personalmente, e stimare, uomini di governo come Mussolini e Salazar; ammiratore di Charles Maurras e di Maurice Barr\u00e8s; fondatore della rivista <em>La Voie latine<\/em> e della <em>Nuovelle Soci\u00e9t\u00e9 Helv\u00e9tique<\/em>; ammiratore dei sistemi politici autoritari, il cui modello avrebbe voluto vedere applicato anche nella sua amatissima Patria, dopo la Seconda guerra mondiale ha subito l&#8217;ostracismo della cultura progressista e di sinistra, la quale \u00e8 riuscita a far salire sugli altari scrittori mediocri, ma debitamente marxisti, come Bertolt Brecht, o filosofi come Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs, o intellettuali come Antonio Gramsci, ma \u00e8 del pari riuscita in pieno a censurare e oscurare il suo nome, che, al di fuori della Svizzera, rimane pressoch\u00e9 sconosciuto al grande pubblico.<\/p>\n<p>Il suo amore per la componente latina della civilt\u00e0 europea, la sua devozione al cattolicesimo, il suo sogno di una terza via tra capitalismo e comunismo, quella indicata dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica e da alcuni economisti, come Giuseppe Toniolo, immaginata come un ritorno al corporativismo medievale o come una sorta di &quot;laburismo cattolico&quot;, sono tutti elementi che, decontestualizzati e giudicati con un facile &quot;senno del poi&quot;, hanno permesso alla cultura imperante di stampo marxista di liquidare il suo pensiero come reazionario, semi-fascista, o, nel migliore dei casi, anacronistico. Come se quei signori, che negli anni &#8217;30 andavano pazzi per Stalin, e che continuarono ad adorare il modello sovietico fin verso il 1968 e oltre, avessero dato prova, negli anni pi\u00f9 cupi della storia dell&#8217;Europa moderna, di una maggiore saggezza o di una pi\u00f9 acuta lungimiranza. Ma cos\u00ec va il mondo: chi vince ha sempre ragione; e, fra il 1945 e il 1990, l&#8217;ideologia marxista si \u00e8 presa il lusso di salire in cattedra e di fare la morale a ogni altra forma di pensiero, nonch\u00e9 di stabilire un vero e proprio canone, con pretese scientifiche, di ordine non solo politico ed economico, ma storico, artistico, letterario, filosofico, scientifico e persino cinematografico. Solo per un&#8217;altra ideologia l&#8217;<em>intellighenzia<\/em> europea al potere ebbe una qualche forma di comprensione, talvolta quasi di simpatia (ricambiata): per quella cattocomunista, che consentiva di unire la parola eterna del Vangelo al verbo infallibile del <em>Capitale<\/em> e, pertanto, prometteva una larga messe di future adesioni, di voti, di sostegni politicamente preziosi. Ma Gonzague de Reynold, nella maniera pi\u00f9 palese, non apparteneva a quella parrocchia; e, pertanto, non benefici\u00f2 n\u00e9 della comprensione, n\u00e9 tanto meno, della simpatia dei compagni marxisti: a lui fu riservato il silenzio.<\/p>\n<p>Niente di strano, del resto: \u00e8 toccato a molti altri, specialmente a quei cattolici che non avevano simpatie di sinistra e che guardavano al modello evangelico come a qualcosa di radicalmente alternativo al comunismo. In Italia, ad esempio, i &quot;compagni&quot; credenti, come Giuseppe Dossetti, ebbero ponti d&#8217;oro: piaceva la loro interpretazione di sinistra del Vangelo; mentre i credenti non marxisti, come la poetessa Cristina Campo, ebbero solo il silenzio arcigno e carico di disprezzo dei seguaci di Togliatti, che, allora, spadroneggiavano sul novanta per cento degli spazi culturali che contano. Oggi gli eredi di Dossetti, chi sa perch\u00e9, pensano che la storia abbia dato loro ragione (scambiando il Concilio Vaticano II per il giudizio finale della storia), e cantano vittoria; ma il tempo \u00e8 galantuomo, nonostante tutto, e, per quanto sia grande l&#8217;abilit\u00e0 di riciclarsi degli intellettuali politicamente corretti (la loro &quot;correttezza&quot;, infatti, consiste nel cambiar colore, come camaleonti, a secondo dei tempi: filosovietici di ferro in quegli anni, filoamericani di ferro ai nostri d\u00ec), non potranno seguitare all&#8217;infinito a rivendicare patenti di superiorit\u00e0 politica e morale, visto che, a ben guardare, hanno sempre avuto torto; e, quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, hanno barato con le idee pi\u00f9 &quot;sacre&quot; da essi, volta per volta, sbandierate ai quattro venti.<\/p>\n<p>Tornando a Gonzague de Reynold: ne avessimo ancora, uomini di cultura del suo livello. L&#8217;autore di libri come <em>Charles Baudelaire<\/em> (1920), <em>La Suisse une et diverse<\/em> (1923), <em>L&#8217;Europe tragique<\/em> (1934), <em>D&#8217;o\u00f9 vient l&#8217;Allemagne<\/em> (1939), <em>Grandeur de la Suisse<\/em> (1940), <em>Qu&#8217;est-ce que l&#8217;Europe?<\/em> (1944), <em>Le Monde grec et sa Pens\u00e9e<\/em> (1944) aveva visto meglio e pi\u00f9 lontano di moltissimi suoi contemporanei: pensava l&#8217;Europa come il frutto pi\u00f9 bello del Cristianesimo, e ne deduceva che la civilt\u00e0 europea, senza il Cristianesimo, non potrebbe sopravvivere. \u00c8 questo un pensiero che dovrebbe apparire chiaro e condivisibile anche a quegli intellettuali che cristiani non sono, ma possiedono onest\u00e0 intellettuale e buona fede: l&#8217;Europa, amputata del Cristianesimo, \u00e8 come un albero privato delle sue radici. Non riuscir\u00e0 a sopravvivere; sar\u00e0 condannata a morire. Eppure c&#8217;\u00e8 qualcosa di ancor pi\u00f9 grave della fine di una civilt\u00e0 (la quale, dopotutto, pu\u00f2 sempre rinascere, in altre forme e presso altri popoli, se le sue radici conservano ancora un po&#8217; di linfa vitale): la perdita di senso. A ci\u00f2, non esiste rimedio. Ed \u00e8 questa la grande sfida odierna: ridare un senso alla storia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia, considerata da un&#8217;ottica puramente umana, \u00e8 una galleria di errori ed orrori: si prova un senso di soffocamento e persino di nausea nel vedere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110],"class_list":["post-25485","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25485","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25485"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25485\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25485"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25485"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25485"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}