{"id":25484,"date":"2008-07-13T11:35:00","date_gmt":"2008-07-13T11:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/13\/quel-garofano-nella-scarpa-sudata-da-tennis-o-il-fascino-torbido-della-liceale-moderna\/"},"modified":"2008-07-13T11:35:00","modified_gmt":"2008-07-13T11:35:00","slug":"quel-garofano-nella-scarpa-sudata-da-tennis-o-il-fascino-torbido-della-liceale-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/13\/quel-garofano-nella-scarpa-sudata-da-tennis-o-il-fascino-torbido-della-liceale-moderna\/","title":{"rendered":"Quel garofano nella scarpa sudata da tennis o il fascino torbido della liceale \u00abmoderna\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Nei due precedente articoli, <em>Le tredicenni o il fascino proibito dell&#8217;ultima frontiera<\/em>, e <em>Quando la donna \u00e8 il cattivo genio dell&#8217;uomo<\/em> (consultabili entrambi sul sito di Arianna Editrice), abbiamo avviato una riflessione, rispettivamente, sulle implicazioni psicologiche del \u00ablolitismo\u00bb nella societ\u00e0 contemporanea, e sulle potenzialit\u00e0 distruttive che un certo tipo femminile \u00e8 in grado di esercitare su un certo topo maschile.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato, nel panorama letterario europeo del XX secolo, uno scrittore che ha unificato questi due spunti e ha sviluppato il tema della femminilit\u00e0 acerba, adolescenziale, quale elemento di degradazione e di auto-distruzione per la psicologia maschile, non necessariamente dell&#8217;uomo maturo e frustrato delle classi medie (come il professor Humbert in <em>Lolita<\/em> di Nabokov), ma anche per l&#8217;uomo giovane o per il ragazzo, a qualunque ceto sociale egli appartenga. Si tratta del polacco Witold Gombrowicz (1904-1969), che ha saputo cogliere in anticipo i segni di una profonda trasformazione sociale e di costume, quando essa era appena in parte accennata; e, in particolare, l&#8217;emergere di una nuova categoria sociologica, quella della \u00abliceale\u00bb, come nuova forma estrema della emancipazione culturale della donna, nonch\u00e9 come emblema erotico della modernit\u00e0 e come strumento di seduzione estremamente conturbante forgiato dalle giovani generazioni, decise a farne un uso spregiudicato per raggiungere i propri fini: sfidare e provocare gli adulti e, in generale, il sesso maschile, pur sapendo di non poterli \u00absostituire\u00bb. Una sorta di rivolta del principio del piacere contro quello di dovere; o, se si preferisce, della democrazia dei diritti contro l&#8217;austera tradizione del sacrificio e dell&#8217;obbedienza.<\/p>\n<p>Uno stile scanzonato, caustico e brillante; una fantasia barocca e visionaria; una spietata capacit\u00e0 di critica e di demistificazione; una sessualit\u00e0 dolente, dietro i veli impalpabili dell&#8217;estetismo e di un eros raffinato e deliziosamente immaturo: tali sono le caratteristiche che emergono da romanzi quali <em>Ferdydurke<\/em> (1937); <em>Gli indemoniati<\/em> (1939), <em>Pornografia<\/em> (1960), che lo hanno rivelato come uno dei maggiori scrittori polacchi contemporanei , nonch\u00e9 uno dei pi\u00f9 originali e corrosivi interpreti della mutazione antropologica europea a cavallo della seconda guerra mondiale e negli anni della ricostruzione e del &quot;benessere&quot;.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare un brano dal delizioso <em>Ferdydurke<\/em>, esilarante apologo di un trentenne che un mattino, al risveglio, si trova inusitatamente trasformato: non, come il Gregor Samsa de <em>La metamorfosi<\/em> di Kafka, in un orribile insetto, bens\u00ec, semplicemente, in un ragazzino; meglio, in un bamboccio. E, come tale, viene collocato in una classe liceale, insieme ad altri ex adulti rimbambocciti come lui. La cosa veramente strana \u00e8 che in lui non si \u00e8 operata una vera regressione anagrafica; egli \u00e8 pur sempre un trentenne: ma un trentenne che tutti gli altri trattano come un bamboccio. Inizialmente, si capisce, matura in lui un profondo senso di ribellione; salvo poi rendersi conto che, dopo tutto, essere sollevati dalle responsabilit\u00e0 proprie della vita adulta, essere trattati come dei bambocci inguaribilmente goffi e infantili, non \u00e8 poi una cosa tanto sgradevole, come poteva sembrare. Oltre tutto, la sua nuova condizione gli consente di contemplare pi\u00f9 da vicino l&#8217;universo conturbante delle liceali, quelle disinibite ragazzine dal fascino proibito, ma godendo dell&#8217;equivoco privilegio di essere divenuto un loro \u00abcoetaneo\u00bb.<\/p>\n<p>Nel brano in questione viene descritta una sorta di ricognizione nella casa di una di queste irresistibili ninfette, tipica espressione della civilt\u00e0 moderna che si va sempre pi\u00f9 americanizzando (e siamo ancora nel 1937): estroverse, dinamiche, sportive, pi\u00f9 che disinvolte in qualunque circostanza.<\/p>\n<p><em>Il fatto stesso che la ragazza non avesse una camera tutta sua e dormisse in un angolo del soggiorno era gi\u00e0 di per s\u00e9 fonte di fascinose e inebrianti suggestioni. Suggeriva la provvisoriet\u00e0 caratteristica del nostro secolo, il nomadismo delle liceali e un certo qual<\/em> carpe diem <em>che, per certe vie segrete. Si collegava alla natura facile, modellata sull&#8217;automobile, della giovent\u00f9 contemporanea. Faceva pensare a una ragazza che si addormenta all&#8217;istante, appena posata la testolina, (occhietti non si poteva pi\u00f9 dire, ma testolina ancora s\u00ec) sul guanciale , il che a sua volta faceva pensare all&#8217;intensit\u00e0, al ritmo frenetico della vita odierna. Inoltre l&#8217;assenza di una camera da letto<\/em> sensu stricto <em>mi rendeva impossibile svolgere un&#8217;azione come quella in camera dei Giovanotti. In realt\u00e0 la liceale non dormiva in privato ma in pubblico, non possedeva una vita notturna privata e questa dura assenza di<\/em> privacy <em>l&#8217;apparentava all&#8217;Europa, all&#8217;America, a Hitler, Mussolini, Stalin, ai campi di lavoro, agli accampamenti militari, agli alberghi, alla stazione ferroviaria, creando uno spazio sconfinato escludendo la possibilit\u00e0 di un angolino privato. Le lenzuola nascoste nel divano letto, avevano un carattere accessorio, erano un&#8217;appendice del sonno e nulla pi\u00f9. Del tavolino da toilette non c&#8217;era traccia. La liceale si guardava in uno specchio a parete. Niente specchietto a mano. Accanto al divano letto un piccolo tavolino nero, da studentessa liceale, con libri e quaderni. Sui quaderni una limetta da unghie, sul davanzale della finestra un temperino, una stilografica a buon mercato, una mela, un programma di manifestazioni sportive, una foto di Fred Astaire e Ginger Rogers, un pacchetto di sigarette, uno spazzolino da denti, una scarpa da tennis con dentro un fiore, un garofano buttato l\u00ec a caso. Nient&#8217;altro. Che modestia, e che forza!<\/em><\/p>\n<p><em>Mi soffermai in silenzio sul garofano. Non potei impedirmi di ammirare la liceale. Che artista! Con quel fiore nella scarpa prendeva due piccioni con una fava: da un lato insaporiva l&#8217;amore con lo sport, dall&#8217;altro condiva lo sport con l&#8217;amore. Mica aveva buttato il fiore in una scarpa qualunque: aveva scelto apposta una scarpa da tennis intrisa di sudore, ben sapendo che solo il sudore sportivo non danneggia i fiori. Associando il sudore sportivo al fiore suscitava simpatia per il suo sudore in generale, gli aggiungeva un non s che di fiorito re di sportivo. Che maestra! Mentre le ragazze all&#8217;antica, ingenue, banalotte, coltivavano azalee in vaso, lei i fiori li buttava nelle scarpe, nelle scarpe da tennis! E magari, brutta carogna, l&#8217;aveva anche fato cos\u00ec, senza pensarci, per puro caso!<\/em><\/p>\n<p>Viene da ridere al pensiero di quanti film di quart&#8217;ordine abbiano inondato, negli anni Settanta del secolo appena trascorso, le nostre sale cinematografiche, cercando disperatamente di sfruttare il filone erotico delle liceali maliziose; senza che alcuno di essi si sia mai avvicinato, nemmeno lontanamente, ai vertici di raffinata sensualit\u00e0 di queste poche righe, scritte da un romanziere polacco prima della seconda guerra mondiale. Che errore, credere che l&#8217;erotismo abbia a che fare con gli spogliarelli e con le nudit\u00e0 generosamente esposte!<\/p>\n<p>Qui, la liceale non si vede nemmeno; si vede la sua stanza: anzi, il soggiorno in cui dorme, perch\u00e9 non ha nemmeno una camera tutta sua. Ogni circostanza sembrerebbe cospirare contro la possibilit\u00e0 di un&#8217;atmosfera erotica, a cominciare dalla totale mancanza di intimit\u00e0; e invece, con quel colpo di genio del garofano infilato nella scarpa da tennis sudata, ecco che quell&#8217;insignificante interno piccolo-borghese si anima e prende vita.<\/p>\n<p>Un altro artista polacco che di queste cose ne intendeva, il regista Valerian Borowczyk, nel suo film <em>C\u00e9r\u00e9monie d&#8217;amour<\/em> (titolo italiano: <em>La regina della notte<\/em>; tratto da un romanzo di Andr\u00e9 Pieyre de Mandiargu\u00e9s), \u00e8 riuscito a creare un&#8217;atmosfera estremamente erotica non nelle lunghe sequenze di nudo, ma in quella &#8211; della durata di forse cinque minuti -, in cui la protagonista si trucca, stando seduta in un vagone della metropolitana. Ha osservato in proposito Paolo Mereghetti: <em>\u00abI guardoni, dopo mezz&#8217;ora, getteranno la spugna, ma Marina Pierro sa creare un&#8217;atmosfera erotica anche solo truccandosi allo specchio\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ma in che cosa consiste, esattamente, la profonda intuizione antropologica espressa da Gombrowicz con l&#8217;apologo &#8211; ch\u00e9 di un apologo si tratta, non c&#8217;\u00e8 dubbio &#8211; del garofano e della scarpa da tennis? Consiste nel fatto che il nuovo modello erotico femminile, ripudiate definitivamente le vecchie strategie della sottile seduzione mediante l&#8217;accentuazione dei tratti specifici della femminilit\u00e0, si stava sempre pi\u00f9 orientando verso un modello di maschietta, tendenzialmente androgino, basato non solo sulla giovinezza (sempre pi\u00f9 precoce), ma sul movimento, sullo sport, sulla cura del corpo nell&#8217;atto stesso di sottoporlo a un duro esercizio fisico, nell&#8217;atto stesso di spremerne il sudore. Un atletismo esasperato, insomma, travestito da innocente svago o da puro divertimento; che Gombrowicz, con irresistibili effetti comici, ha concentrato nell&#8217;espressione <em>civilt\u00e0 del polpaccio<\/em>, per indicare quanto di esageratamente culturistico e narcisistico implichi un tale, disinibito utilizzo del corpo quale strumento di seduzione tanto pi\u00f9 efficace, quanto pi\u00f9 indiretta.<\/p>\n<p>Questa tendenza \u00e8 culminata, ai nostri giorni, nel fenomeno del <em>body building<\/em> femminile, del quale ci siamo gi\u00e0 occupati specificamente (cfr. F. Lamendola, <em>Nel dramma dimenticato di Claudia Bianchi il grido d&#8217;aiuto di una femminilit\u00e0 infelice<\/em>, sul sito di Arianna). Ma gi\u00e0 negli anni fra le due guerre mondiali se ne potevano scorgere, ancora allo stato embrionale, le future linee di sviluppo. Per la prima volta nella storia occidentale &#8211; e con poche eccezioni nel mondo antico, ad esempio a Sparta &#8211; le donne pi\u00f9 giovani stavano scoprendo la possibilit\u00e0 di aumentare a dismisura il proprio potenziale seduttivo, non gi\u00e0 esaltando la propria femminilit\u00e0, ma, attraverso l&#8217;esercizio della pratica sportiva, la propria potenza muscolare, lo scorrere del sudore, il movimento non armonioso e aggraziato (come nella danza classica), ma scomposto e frenetico: in breve, attraverso l&#8217;ostentazione del proprio virilismo.<\/p>\n<p>La liceale di Gombrowicz ne \u00e8 il prototipo e l&#8217;emblema. Sportiva, pratica il tennis; moderna, ama cimentarsi per vincere, non per divertirsi; ma, al tempo stesso, non si dimentica di volere e potere esercitare una dirompente carica erotica nell&#8217;apparente trascuratezza di s\u00e9, in un rendere il proprio corpo oggetto di pubblica ammirazione, nel momento stesso in cui lo strapazza e lo spreme in una competizione ove sembra &#8211; si badi, <em>sembra<\/em> &#8211; obliarsi totalmente in quanto oggetto del desiderio maschile.<\/p>\n<p>Si confronti ora la \u00abliceale\u00bb di Gombrowicz &#8211; la Maja de <em>Gli indemoniati<\/em>, ad esempio &#8211; con quella di Jurij Ole\u0161a in <em>Invidia.<\/em><\/p>\n<p>Dapprima osserviamo la giovane Maja Ocholowska, protagonista &#8211; insieme al coetaneo Walczak, suo allenatore di tennis &#8211; del romanzo <em>Gli indemoniati<\/em> (titolo originale: <em>Op\u0119tani<\/em>; traduzione italiana di Pietro Marchesani, Bompiani editore, Milano, 1983, p. 18):<\/p>\n<p><em>La signorina Ocholowska cominci\u00f2 ora a esercitarsi nel rovescio, in particolare con le palle alte, che ribatteva con una profonda torsione del busto tenendo la racchetta con ambedue le mani. I suoi colpi, battuti dalla linea di fondo, erano cos\u00ec perfetti, che Walczak alla fine non resse e, quando una palla gli capit\u00f2 sulla racchetta, rispose. La palla sfior\u00f2 la rete. La partner si pieg\u00f2 sulle ginocchia, port\u00f2 la racchetta pi\u00f9 indietro possibile e rinvi\u00f2 con un<\/em> cross <em>fulmineo, obliquamente sul campo.<\/em><\/p>\n<p><em>Lui si gett\u00f2 sulla palla quasi prima ancora che venisse rinviata e fu solo per questo che riusc\u00ec a prenderla.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon \u00e8 possibile!\u00bb esclam\u00f2 la ragazza correndo piegata in avanti.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, qui la giovane sportiva \u00e8 colta in una dimensione di fiero antagonismo con il maschio, che vorrebbe doppiamente sconfiggere e umiliare: sul terreno di gioco, mostrandogli la propria superiorit\u00e0 atletica; e nella sua qualit\u00e0 di oggetto del desiderio, provocatorio ad arte ma irraggiungibile per scelta programmatica. \u00abOra ti faccio vedere quanto sono pi\u00f9 brava di te e, al tempo stesso, ti voglio eccitare; ma non mi concederei mai &#8211; a meno, forse, che non riesca tu a convincermi di essere pi\u00f9 bravo di me\u00bb: sono questi, a un dipresso, i suoi pensieri.<\/p>\n<p>Invece la giovanissima Valja, personaggio del romanzo <em>L&#8217;invidia<\/em> del russo Jurij Karlovic Ole\u0161a (1899-1960: quasi coetaneo di Gombrowicz), che assiste in mezzo al pubblico a una partita di calcio in cui gioca il suo innamorato, Volodja, presenta &#8211; dietro un velo di apparente somiglianza &#8211; caratteri essenzialmente divergenti (titolo originale: <em>Zavist&#8217;<\/em>; traduzione italiana di Dante D. di Sarra, Armando Curcio editore, 1979, pp. 153-154<\/p>\n<p><em>Vi s&#8217;immischi\u00f2 il vento. S&#8217;abbatt\u00e9 un cavicchio a raggiera, tutto il fogliame sband\u00f2 a destra. Il capannello si disperse e l&#8217;intera scena fu guastata. La gente si metteva in salvo dinanzi alla polvere. Pi\u00f9 di ogni altro ne soffr\u00ec Valja. L&#8217;abitino rosa, lieve come sfoglia, le vol\u00f2 sopra le gambe, mostrando a Kavalerov la trasparenza. Il vento soffi\u00f2 la gonna in volto alla fanciulla, e Kavalerov ne intravide le linee della faccia nelle cangianze trasparenti del tessuto sventagliato. Entro la polvere vide il giovane tutto questo; e come ancora, prendendo a volo la veste, ella gir\u00f2 su se stessa inciampando, e come per miracolo non cade su un fianco. La ragazza cerc\u00f2 di rimettere in sesto i lembi sopra le ginocchia, di tenerveli ben saldi: ma non ci fu verso. E allora, per ovviare alla sconvenienza, fece ricorso alle mezze misure: abbranc\u00f2 tutt&#8217;intorno con le mani le gambe denudate e occult\u00f2 le ginocchia, piegandosi in tre come una bagnante colta di sorpresa. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La fanciulla continuava a lottare con le raffiche. Inseguendo i lembi della veste mut\u00f2 positura decine di volte e capit\u00f2 infine non lontano da Kavalerov alla distanza di un bisbiglio.<\/em><\/p>\n<p><em>La ragazza stava a gambe divaricate. Il cappello, strappato dal vento e acciuffato a volo, lo teneva in una mano. Non si era rimessa ancora dagli sbalzi e guardava Kavalerov, senza per\u00f2 vederlo, inclinando da un lato la testa ove le chiome castane apparivano tagliate bruscamente e obliquamente presso le gote.<\/em><\/p>\n<p><em>La luce del sole le scivol\u00f2 lungo una spala: la fanciulla barcoll\u00f2 e le clavicole guizzarono come pugnali. Un decimo di secondo dur\u00f2 la disamina, e Kavalerov intu\u00ec in un attimo, agghiacciando, quale inguaribile nostalgia si sarebbe annidata per sempre nel suo animo, per il so fatto che l&#8217;aveva vista, la creatura dell&#8217;altro mondo, incomparabile ed estranea, e sent\u00ec come irrimediabilmente vago fosse l&#8217;aspetto di lei, quanto schiacciantemente irraggiungibile la sua purezza, sia perch\u00e9 era una bambina, sia perch\u00e9 amava Volodja, e come indefinibile il suo potere di seduzione.<\/em><\/p>\n<p>Differenza sostanziale, che non consiste tanto nel fatto che, mentre Maja gioca sul campo da tennis, sotto gli sguardi di tutti, Valja \u00e8 mescolata tra la folla dei tifosi e guarda gli altri che giocano; bens\u00ec nel fatto che Maja \u00e8 un oggetto consapevole del desiderio, il cui potere di seduzione \u00e8 esaltato dalla prestazione sportiva in cui \u00e8 impegnata, mentre Valja \u00e8 un oggetto di desiderio delizioso ma anche ingenuo, proprio perch\u00e9 inconsapevole o, comunque, parzialmente consapevole. Maja \u00e8 la creatura della terra, anzi, la tipica figlia della civilt\u00e0 moderna, con la sua racchetta da tennis e le sue scarpe bianche, bagnate di sudore; Valja, col suo vestito rosa dalle conturbanti trasparenze e con quel cappello di paglia che il vento si studia di rubarle ad ogni costo, \u00e8 ancora una creatura eterea, una eroina ottocentesca, irresistibilmente innocente e piena di pudore.<\/p>\n<p>Fra le due, c&#8217;\u00e8 un abisso; eppure <em>L&#8217;invidia,<\/em> che fu un vero <em>best seller<\/em> al momento della sua pubblicazione, nel 1927, precede di appena un decennio <em>Ferdydurke<\/em> e <em>Gli indemoniati<\/em> di Gombrowicz (cui di tanto \u00e8 superiore, sia detto fra parentesi, quanto a stile e a profondit\u00e0 d&#8217;ispirazione). E l&#8217;immagine femminile che si \u00e8 affermata nei decenni successivi e fino ai giorni nostri \u00e8 stata, senza dubbio, la seconda; esasperandone, anzi, alcuni tratti che, in essa, erano ancora solo accennati. Le liceali del 2000 sono, senza alcun dubbio, le nipotine legittime di Maja Ocholowska, con la loro grazia torbida e il loro fascino elusivo. E le figlie, se c&#8217;\u00e8 qualcuno che se ne ricorda ancora &#8211; perch\u00e9 la modernit\u00e0 consuma i propri miti e i propri riti incredibilmente in fretta &#8211; di Hayd\u00e9e, la protagonista de <em>La collezionista<\/em> di Eric Rohmer.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la presentava il regista francese nei suoi <em>Racconti morali<\/em> (E. Rohmer, <em>la mia notte con Maud<\/em>; titolo originale: <em>Six Contes Moraux<\/em>, \u00c9ditions de l&#8217;Herne, Paris, 1974; traduzione italiana di Elena De Angeli, Einaudi, Torino, 1988, p. 101):<\/p>\n<p><em>Hayd\u00e9e ha il viso tondo con gli zigomi alti, grandi occhi verdi, naso all&#8217;ins\u00f9, labbra carnose e ben disegnate. La sua testa \u00e8 piuttosto piccola, le spalle larghe e quadrate, i seni alti e rotondi, il ventre piatto e i fianchi stretti come quelli delle egiziane. Le cosce lunghe e piene, le ginocchia delicate e le caviglie sottili spiegano l&#8217;elasticit\u00e0 del suo passo. Nuota come un&#8217;olimpionica, e batte i ragazzi nella corsa.<\/em><\/p>\n<p>Ci avviamo a concludere.<\/p>\n<p>Scrittori come Gombrowicz e registi come Rohmer hanno colto un aspetto significativo della trasformazione socio-culturale della tarda modernit\u00e0: l&#8217;emancipazione sessuale delle ragazze di buona famiglia, delle studentesse delle scuole medie; le quali, con la complicit\u00e0 di un certo modo di praticare lo sport, hanno imposto un proprio stile provocatorio e irriverente, fin dai primi decenni del XX secolo. Come non ricordare l&#8217;impertinente &quot;brigata&quot; delle ragazze sulla spiaggia di Balbec, in <em>All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore<\/em> di Proust?<\/p>\n<p>Ora, nonostante che scrittori, pittori e registi cinematografici vi abbiano profuso indubbie doti di intelligenza e creativit\u00e0, rimane il fatto che questa trasformazione, dal punto di vista etico, \u00e8 stata senza dubbio un regresso piuttosto che un progresso. La sua caratteristica fondamentale, infatti, \u00e8 stata la volont\u00e0 di suscitare attenzione e desiderio mediante comportamenti scandalosi, nel senso originario del termine; e poco importa che la moda si sia talmente diffusa, da respingere il senso del pudore &#8211; e quindi del suo contrario, lo scandalo &#8211; ogni giorno un poco pi\u00f9 indietro. (Cfr. a questo proposito il nostro precedente articolo: <em>Prima considerazione inattuale. Recuperare il giusto concetto di aristocrazia<\/em>, sempre sul sito di Arianna).<\/p>\n<p>Se poi ci si domandasse in cosa consistono, esattamente, tali comportamenti scandalosi, preciseremmo che non si tratta n\u00e9 delle allusioni continue, bench\u00e9 implicite, alla sfera dell&#8217;eccitazione sessuale, n\u00e9 di centimetri di pelle scoperta o cose simili; ma di un generale orientamento della vita, che vede il primato del corpo sullo spirito e, per quanto possibile, <em>senza<\/em> lo spirito; ossia di un tentativo &#8211; tentativo coronato da notevole successo &#8211; per <em>escludere l&#8217;anima<\/em> e quanto ad essa faccia riferimento, sollecitando esclusivamente la sfera pi\u00f9 bassa delle emozioni, quella animale.<\/p>\n<p>In altri termini, si tratta di una moda che \u00e8 divenuta stile di vita e che fa perno sulla riduzione delle persone a puri e semplici corpi, che possiedono un valore soltanto ed esclusivamente in funzione della loro bellezza e giovinezza e, soprattutto, della loro esibizione su un piano di sensualit\u00e0 cruda e brutale. Il corpo erotizzato diviene, cos\u00ec, lo strumento di una radicale strategia di reificazione dell&#8217;essere umano, di degradazione della persona a corpo, istinti e pulsioni del grado pi\u00f9 basso, ossia di deliberata distruzione dell&#8217;elemento spirituale in esso presente.<\/p>\n<p>Non vogliamo dire, con questo, che la sfera dell&#8217;erotismo sia in se stessa negativa, ma che lo diviene se l&#8217;unica maniera di intenderla e di perseguirla sia quella di ridurla alla dimensione brutale di un puro e semplice stimolo dell&#8217;istinto sessuale, spogliato e separato da ogni elemento di spiritualit\u00e0, trascendenza e bellezza <em>globale<\/em> della persona, che non si misura solo in termini di scariche ormonali prodotte su coloro che vengono eccitati.<\/p>\n<p>In questo senso, non \u00e8 forse un caso il fatto che Maja, l&#8217;eroina di Gombrowicz, sia posseduta dalle forze del Male, come pure il suo innamorato, Walczak. Il che pu\u00f2 essere una metafora per alludere al fatto che non ci si prostra in adorazione del corpo &#8211; il proprio e l&#8217;altrui &#8211; senza che ci\u00f2 abbia l&#8217;effetto di consegnare, magari inconsapevolmente, in potere di forze infra-umane che godono del trionfo di una immanenza chiusa in se stessa, pronte a deridere tutto ci\u00f2 che \u00e8 pulizia interiore e a schernire diabolicamente il senso del pudore, inteso nel significato pi\u00f9 ampio (e non solo sessuale) dell&#8217;espressione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei due precedente articoli, Le tredicenni o il fascino proibito dell&#8217;ultima frontiera, e Quando la donna \u00e8 il cattivo genio dell&#8217;uomo (consultabili entrambi sul sito di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[133],"class_list":["post-25484","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25484","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25484"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25484\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}