{"id":25483,"date":"2015-07-29T02:18:00","date_gmt":"2015-07-29T02:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/per-gombrich-non-ce-progresso-nellarte-e-la-cultura-di-massa-e-unimpostura\/"},"modified":"2015-07-29T02:18:00","modified_gmt":"2015-07-29T02:18:00","slug":"per-gombrich-non-ce-progresso-nellarte-e-la-cultura-di-massa-e-unimpostura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/per-gombrich-non-ce-progresso-nellarte-e-la-cultura-di-massa-e-unimpostura\/","title":{"rendered":"Per Gombrich non c\u2019\u00e8 progresso nell\u2019arte; e la cultura di massa \u00e8 un\u2019impostura"},"content":{"rendered":"<p>Esistono il Bello e il Brutto, come categorie e come valori autonomi, a s\u00e9 stanti, a sono dei meri prodotti storici, delle realt\u00e0 relative e soggettive, ai quali non \u00e8 possibile affidarsi per ricavare delle regole estetiche di carattere generale?<\/p>\n<p>Ernst Hans Josef Gombrich, austriaco di origine ebraica, nato a Vienna nel 1909 e morto a Londra, naturalizzato cittadino britannico, nel 2001, \u00e8 stato senza dubbio uno dei massimi storici dell&#8217;arte del Novecento; alcuni dei concetti estetici da lui elaborati, come quello di tradizione e imitazione o come quello del rapporto tra norma e forma, sono divenuti praticamente patrimonio comune della cultura contemporanea.<\/p>\n<p>Egli era convinto &#8212; contro la maggioranza degli storici e dei critici di qualche anno e qualche decennio fa &#8212; che il Bello e il Brutto non solamente esistono, ma che sono principi incontestabili; e che, d&#8217;altra parte, l&#8217;Arte con la &quot;a&quot; maiuscola non esiste, ma esistono solo gli artisti, i quali non creano le loro opere in senso assoluto, come pensavano i romantici, ma si ispirano largamente ai criteri della tradizione dell&#8217;imitazione; dunque non esiste nemmeno la storia dell&#8217;arte, \u00e8 solo una invenzione degli storici dovuta a ragioni di utilit\u00e0 pratica.<\/p>\n<p>Non solo: Gombrich se la prendeva anche con un altro grande feticcio della cultura moderna: l&#8217;idea di progresso; egli sosteneva che non esiste progresso nell&#8217;arte, che si tratta di un&#8217;idea assolutamente falsa e fuorviante, perch\u00e9 &#8212; sono parole sue &#8212; fa credere che esista una concatenazione logica e necessaria fra gli stili e le opere, mentre non esiste nulla di simile, n\u00e9 potrebbe esistere: se il Bello e il Brutto sono principi assoluti e incontestabili, \u00e8 chiaro che nella formazione degli stili e produzione delle opere artistiche non pu\u00f2 darsi alcun progresso, che sarebbe come dire un percorso ascensionale da ci\u00f2 che \u00e8 meno perfetto a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 perfetto.<\/p>\n<p>Non molti anni prima di spegnersi, Gombrich fu intervistato dal saggista Guy Sorman, che pubblic\u00f2 poi il colloquio, in parte sintetizzandolo, in parte riportando le sue precise parole, insieme a molte altre rilasciate da importanti uomini di cultura, nel saggio \u00abI veri pensatori del nostro tempo\u00bb (titolo originale: \u00abLes vrais penseurs de notre temps\u00bb, Paris, Fayard, 1989; traduzione dal francese di Anna Silva, Milano, Longanesi, 1990, pp. 274-280), da cui estrapoliamo alcuni passaggi essenziali:<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;idea che debba necessariamente esistere un progresso, voluto dalla storia, ci viene da Hegel e da Marx. Questo &quot;storicismo&quot; non ha alcun fondamento. Marx, ricorda Gombrich, ha tentato di spiegare che l&#8217;Arte era una sovrastruttura dei rapporti economici e che il cambiamento di questi rapporti portava necessariamente con s\u00e9 progressi dell&#8217;Arte. Ma il modello non funziona. &quot;Mettiamo a confronto Genova e Venezia nel Rinascimento: le due citt\u00e0 hanno avuto un analogo destino economico. Perch\u00e9 Venezia \u00e8 diventata un grande centro artistico e Genova no? La differenza \u00e8 legata alla comparsa &#8212; del tutto imprevedibile &#8212; di geni in una, e non nell&#8217;altra, delle due citt\u00e0&quot;. Dunque non esiste la &quot;storia&quot; dell&#8217;Arte, n\u00e9 l&#8217;Arte in quanto tale. Esistono soltanto degli artisti: &quot;uomini e donne ai quali \u00e8 toccato in sorte il dono di saper equilibrare forme e colori sinch\u00e9 armonizzano e che non si accontentano delle mezze soluzioni, degli effetti superficiali o facili.&quot; La storia dell&#8217;Arte \u00e8 fatta soltanto da una serie di geni e di capolavori che sfidano ogni spiegazione razionale. Ecco che cosa rende tassativamente impossibile la previsione in questo campo. &quot;Non possiamo sapere quale sar\u00e0 la prossima tappa&quot;. Il concetto di progresso nell&#8217;arte, mi spiega Gombrich, \u00e8 assurdo, perch\u00e9 poich\u00e9 i fini dell&#8217;Arte e dell&#8217;artista variano a seconda della civilt\u00e0. [&#8230;] Gli artisti &#8212; egizi, greci, bizantini o romani &#8212; agiscono quindi all&#8217;interno di ci\u00f2 che Gombrich chiama &quot;logiche di situazione&quot;. E queste logiche cambiano. La loro logica \u00e8 tale che tutti gli artisti si attengono inconsapevolmente alle stesse convenzioni. Se un pittore del XVII secolo guarda un paesaggio, lo &quot;vede&quot; e lo riproduce come tutti gli artisti del suo tempo. Alla fine del XIX secolo, lo stesso pittore &quot;vedr\u00e0&quot; quel paesaggio come lo &quot;vedono&quot; gli impressionisti. In ogni caso, la pittura non \u00e8 mai &quot;realista&quot;: la realt\u00e0 esiste su una tela o su una parete solo attraverso delle convenzioni. [&#8230;] Fino a C\u00e9zanne incluso, dice Gombrich, il filo dell&#8217;arte occidentale \u00e8 stato pressoch\u00e9 continuo. Dall&#8217;Egitto agli impressionisti, la continuit\u00e0 ha vinto ogni variazione di stile e di tecnica. Il filo si spezza al&#8217;inizio del XX secolo. La funzione di testimonianza e di rappresentazione dell&#8217;artista si interrompe di colpo. Questa rottura, secondo Gombrich, \u00e8 irreversibile. Il filo si \u00e8 spezzato perch\u00e9 il ruolo dell&#8217;artista \u00e8 diventato indeterminato: la fotografia e il cinema l&#8217;hanno reso privo di ogni funzione sociale. L&#8217;artista esprime soltanto i propri stati d&#8217;animo. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere interessante: ad esempio, dice Gombrich, quando Kandinskij, Klee e Mondrian cercavano di raggiungere, dietro il velo delle apparenze, una profonda verit\u00e0; o quando i surrealisti coltivavano la &quot;divina follia&quot;. Ma si tratta di eccezioni. Pi\u00f9 spesso l&#8217;artista, per esistere, si compiace di una irrequietezza pura e semplice. Per secoli l&#8217;Arte fu definita dalla sua immutabilit\u00e0; ora \u00e8 necessario che ci si muova, che si innovi. Assurdo! Un vero artista non ha affatto bisogno di essere un innovatore: Chadin o Vel\u00e0zquez non hanno inventato niente, &quot;si limitavano a essere eccellenti&quot;. Siamo entrati, spiega Gombrich, nell&#8217;era dell&#8217;&quot;attivismo culturale&quot;: uno stile scaccia l&#8217;altro. L&#8217;arte astratta, apparsa appena sessant&#8217;anni fa, \u00e8 gi\u00e0 scomparsa. Gli stili non sono pi\u00f9 creati dall&#8217;artista, bens\u00ec dal mercato e dalla critica. Nel timore di lasciarsi scappare un buon affare, la critica decreta che tutto \u00e8 bello, sia la buona sia la cattiva pittura. La pressione del mercato \u00e8 diventata tanto forte che pochi artisti riescono a resisterle. &quot;Tutto \u00e8 diventato Arte, tutto \u00e8 consacrato&quot;. E, a parere di Gombrich, il peggior nemico dell&#8217;Arte \u00e8 la mancanza di differenziazione tra il Bello e il Brutto, il fatto di pensare che tutto sia relativo: ma un Vermeer o un Rembrandt sono belli in assoluto. Come riconoscere allora il vero artista? &quot;L&#8217;artista \u00e8 il miglior critico di se stesso. Se dialoga con la propria opera, \u00e8 un artista. Se dialoga con il pubblico, probabilmente \u00e8 un impostore.&quot; I mercanti non sono gli unici responsabili della confusione tra Arte e impostura. Gombrich incolpa anche la cultura di massa. &quot;Dopo la rivoluzione sovietica, l&#8217;idea che l&#8217;Arte debba essere accessibile alle masse popolarti si \u00e8 estesa a macchia d&#8217;olio in Occidente. La cultura \u00e8 diventata un&#8217;attivit\u00e0 politica. I ministri della Cultura e delle Belle Arti, nonch\u00e9 i direttori dei musei, sono giudicati in base al numero di visitatori a cui concedono l&#8217;accesso ai capolavori. L&#8217;attivismo culturale presiede le mostre gigantesche e i musei faraonici dei tempi moderni. Goombrich afferma che questi musei sono soltanto degli emblemi nazionali dove tutto \u00e8 apparenza e niente sostanza. I milioni di visitatori che si accalcano, spinti da uno &quot;snobismo di massa&quot;, non vedono NIENTE. Essi non vedono niente perch\u00e9 \u00e8 impossibile guardare un quadro in trenta secondi, impossibile vederne cento in un&#8217;ora. [&#8230;] Gombrich nega di essere pessimista o reazionario: &quot;L&#8217;Arte non pu\u00f2 morire, perch\u00e9 gli uomini produrranno sempre delle immagini&quot; Ma nulla indica che essi continueranno a eseguirle sulle tele La pittura su tela \u00e8 probabilmente in via di estinzione.\u00bb<\/p>\n<p>Ci sembra che il ragionamento di Gombrich meriti di essere seriamente meditato, sia nella sua &quot;pars destruens&quot;, sia in quella &quot;costruens&quot;. Quello che oggi, ormai da troppo tempo, si spaccia per arte, \u00e8, il pi\u00f9 delle volte, ciarpame e provocazione, le cui regole sono dettate dal mercato e da una classe di critici asservita al mercato, oltre che condizionata pesantissimamente dai meccanismi alienanti e fuorvianti della societ\u00e0 di massa. Il pubblico si aspetta ormai un certo tipo di opere e gli artisti, pilotati dai loro agenti e dai loro sponsor, non solo glie li danno, ma si spingono sempre un poco pi\u00f9 in l\u00e0, in una continua gara il cui scopo \u00e8 stupire, sconcertare, scandalizzare. L&#8217;artista non dialoga pi\u00f9 con la propria opera, ma con i gusti, i capricci, le ossessioni del pubblico, sempre tenendo d&#8217;occhio &#8212; naturalmente &#8211; i segnali che vengono dal mercato, proprio come l&#8217;agente di borsa non perde mai di vista i listini delle quotazioni finanziarie.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, ai primi del Novecento si \u00e8 consumata una rottura &#8212; probabilmente irreparabile &#8212; nella continuit\u00e0 della tradizione artistica: per la prima volta \u00e8 stato proclamato bello non ci\u00f2 che \u00e8 bello, ma ci\u00f2 che piace all&#8217;artista, indipendentemente dalla tradizione e in odio allo stile corrente; il pubblico stato tagliato fuori dalla comprensione dell&#8217;opera, riservata, ormai, nel clima delle avanguardie, a una \u00e9lite molto ristretta di intenditori. E cos\u00ec, mentre nell&#8217;autoritario Medioevo fin l&#8217;ultimo contadino poteva ammirare, comprendendoli, i mosaici o le vetrate istoriate delle cattedrali e l&#8217;ultimo pastore poteva leggere, comprendendoli &#8211; naturalmente fino a un certo livello &#8211; i versi di Dante, nella democratica modernit\u00e0 la stragrande maggioranza delle persone \u00e8 ridotta a fare finta di capire i dipinti, le sculture e le architetture degli artisti d&#8217;avanguardia, le poesie dei poeti ermetici, tanto pi\u00f9 se questi si proclamano progressisti e, dunque, favorevoli al &quot;popolo&quot; (ma nessuna persona del popolo riesce a capire i versi di Zanzotto o i film di Pasolini; semmai trova i primi indecifrabili, i secondi brutti e ripugnanti).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se l&#8217;impulso estetico appartiene alla natura dell&#8217;uomo, e se il Bello esiste in s\u00e9 e per s\u00e9, allora l&#8217;arte non \u00e8 finita, non \u00e8 morta, anzi non morir\u00e0 mai, perch\u00e9 essa sopravvivr\u00e0 quanto la civilt\u00e0 umana; \u00e8 tuttavia evidente che dovr\u00e0 cercare altre strade, nuove forme espressive, altri stili, e che non solo dovr\u00e0 abbandonare le vie sterili e fallimentari delle sedicenti avanguardie, ma dovr\u00e0 ripartire da zero, essendo impossibile un ritorno puro e semplice alla tradizione. E noi non siamo in grado di prevedere quali forme e quali stili assumer\u00e0 l&#8217;arte del futuro: possiamo solo dire che non bisogner\u00e0 pi\u00f9 cercarla, come si \u00e8 fatto sinora, nei luoghi ad essa deputati, che saranno, sempre pi\u00f9, luoghi di alienazione estetica o, peggio, di mercimonio culturale, ma altrove, dove non si aspetta di trovarla, nelle pieghe nascoste e quotidiane della societ\u00e0 &#8212; e quanto pi\u00f9 nascoste e quotidiane, tanto pi\u00f9 probabile sar\u00e0 trovarla, perch\u00e9 solamente l\u00ec, nell&#8217;ombra e nel silenzio, la passione sincera di singoli uomini e donne che dipingono, scolpiscono, compongono musica e scrivono poesie, trover\u00e0 il modo di esprimersi in forme limpide e naturali, esteticamente interessanti.<\/p>\n<p>Certo, considerate tutte le arie che la cultura moderna si d\u00e0 in nome del progresso, e dunque anche del progresso artistico, sar\u00e0 una bella lezione di umilt\u00e0, diciamo pure una bella bastonata: sar\u00e0 un mettere a nudo la miseria intellettuale e la miseria estetica di quanti, oggi, operano istituzionalmente nel settore della cultura, e si gonfiano d&#8217;orgoglio perch\u00e9 il museo tale \u00e8 stato visitato, nel corso dell&#8217;anno, da un milione di persone, o perch\u00e9 la tale amministrazione comunale o provinciale, o il tale ministero, ha organizzato dieci, cento, mille mostre di pittura, serate di cinema, concorsi di poesia e concerti di musica classica e leggera. Come se la legge dei grandi numeri, come se il principio della quantit\u00e0 avessero qualcosa a che fare con l&#8217;arte e con l&#8217;autentica fruizione delle manifestazioni estetiche.<\/p>\n<p>I veri artisti hanno sempre lavorato in relativa solitudine, in un corpo a corpo incessante con se stessi, sdegnando e rifuggendo i clamori pubblicitari: e cos\u00ec continuer\u00e0 ad accadere, specialmente in una societ\u00e0, come la nostra, che ha ridotto l&#8217;arte a un fatto di mode e di interessi commerciali e che ha predicato e praticato incessantemente, testardamente, un relativismo assoluto, in tutti i campi della vita e del sapere, estetica compresa.<\/p>\n<p>Certo, il senso del bello pu\u00f2 essere profanato, stravolto, prostituito a logiche extra-artistiche; tuttavia crediamo &#8212; con Gombrich &#8212; che non potr\u00e0 mai venire estirpato completamente. Distrutto, risorger\u00e0: perch\u00e9 fa parte della natura umana, come testimoniano le forme pi\u00f9 antiche di vita civile, dai braccialetti trovati nelle sepolture preistoriche alle pitture rupestri, realizzate nelle caverne pi\u00f9 buie, ove non giunge mai la luce e nelle quali l&#8217;uomo non entrava mai &#8212; perch\u00e9 non vi abitava affatto -, se non in occasione di particolari solennit\u00e0 e cerimonie. L&#8217;impulso a produrre opere d&#8217;arte \u00e8, dunque, originario e insopprimibile, proprio come il senso religioso: entrambi derivano dal senso del mistero ed entrambi hanno a che fare con l&#8217;estasi e con il sacro, quantunque in modi e prospettive differenti.<\/p>\n<p>Lasciamo, dunque, che i nichilisti per partito preso e i pessimisti di professione continuino a intronarci gli orecchi con le loro geremiadi sulla fine dell&#8217;arte: sono individui di corto vedere e di superficiale sentire. Parlano tanto dell&#8217;uomo, ma non lo conoscono, n\u00e9 credono in lui: giudicano il mondo sulla loro mediocre misura. Bisogna aver fede, invece, che vi sar\u00e0 arte finch\u00e9 vi sar\u00e0 l&#8217;uomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono il Bello e il Brutto, come categorie e come valori autonomi, a s\u00e9 stanti, a sono dei meri prodotti storici, delle realt\u00e0 relative e soggettive,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30187,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[92],"class_list":["post-25483","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-arte","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-arte.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25483","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25483"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25483\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30187"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25483"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25483"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25483"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}