{"id":25474,"date":"2016-07-02T12:11:00","date_gmt":"2016-07-02T12:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/02\/gli-uomini-cercano-nelle-anime-consacrate-limpronta-di-dio-sulla-terra\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:42","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:42","slug":"gli-uomini-cercano-nelle-anime-consacrate-limpronta-di-dio-sulla-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/02\/gli-uomini-cercano-nelle-anime-consacrate-limpronta-di-dio-sulla-terra\/","title":{"rendered":"Gli uomini cercano nelle anime consacrate l\u2019impronta di Dio sulla terra"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa cercano gli uomini nelle persone consacrate, nei sacerdoti, nei monaci, nelle suore, se non l&#8217;impronta di Dio sulla terra? Non cercano cose umane: non cercano n\u00e9 un sindacalista, n\u00e9 un assistente sociale, n\u00e9 un agitatore o un rivoluzionario, e nemmeno uno psicologo, o un sociologo, o un antropologo, o qualunque altro tipo di &#8212;<em>ologo<\/em>. No, non cercano nessuna di queste cose: perch\u00e9 le potrebbero gi\u00e0 trovare nel mondo profano, e, probabilmente, anche di migliori, almeno nel loro genere. Dunque, perch\u00e9 dovrebbero cercarle in un uomo consacrato? Sarebbe una soluzione di ripiego, una cattiva copia, uno scadente duplicato, o surrogato, di quel che gi\u00e0 si trova in offerta, al supermercato delle occasioni, delle ricette bell&#8217;e pronte, delle soluzioni <em>usa e getta<\/em>. E, per giunta, a prezzo scontato: <em>prendi tre e paghi due<\/em>.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che nell&#8217;uomo, persino nel pi\u00f9 superficiale e nel pi\u00f9 materialista degli uomini, esiste, da qualche parte, in qualche forma, magari semi-dimenticata e sepolta sotto pesanti strati di materiali di scarto, la parte luminosa, divina, che \u00e8 come il sigillo del suo Creatore; e quel sigillo \u00e8 la causa di una inquietudine, di una sete, di un appetito, che, a volte, tardano alquanto a divenire coscienti, ma che hanno una sola sorgente e una sola meta ideale: l&#8217;Amore assoluto, eterno, perfetto, che nel mondo terreno non si trova, perch\u00e9 non esiste, ma di cui tutti gli esseri umani recano in se stessi una vaga memoria, perch\u00e9 da l\u00ec tutti hanno avuto origine. Come potrebbe l&#8217;uomo, allora, negare la sua intima natura e accontentarsi di bere alle pozze d&#8217;acqua sporca e fangosa, che non dissetano, mentre egli ha un immenso desiderio e una infinita nostalgia della fonte d&#8217;acqua fresca e viva, da cui scaturisce la promessa delle coste eterne?<\/p>\n<p>Ecco: l&#8217;uomo di Dio dovrebbe aiutare gli altri uomini, immersi nelle cose del mondo, a dissetarsi, almeno in parte, a quella sorgente d&#8217;acqua viva; e se, per caso, essi hanno addirittura dimenticato la propria sete (il che non equivale a dire che non ne subiscano il tormento: si pu\u00f2 essere tormentati da qualcosa di cui s&#8217;ignora l&#8217;esistenza), egli dovrebbe risvegliare in loro quel ricordo, ridestare quella facolt\u00e0, scuoterli dall&#8217;oblio della loro parte pi\u00f9 nobile e profonda, e dischiudere ad essi gli orizzonti infiniti della vita divina. L&#8217;uomo consacrato non \u00e8 stato chiamato a dare ai suoi simili solo le sue doti umane: per quanto ampie e generose, non basterebbero mai a spegnere quella sete, n\u00e9 a riaccendere quel desiderio. No: l&#8217;uomo di Dio \u00e8 chiamato a donare agli altri uomini l&#8217;acqua viva che sgorga da Dio stesso; e, per poterlo fare, deve essere, egli stesso, una immagine di Dio. Le sue impronte di uomo, devono diventare le impronte di Dio sulla terra. Bisogna che, attraverso di lui, gli altri uomini scorgano un riflesso dell&#8217;ombra di Dio stesso: il che non accadr\u00e0 mai, se egli fa conto solo sulle sue forze e non si fa tutt&#8217;uno con la volont\u00e0 e con l&#8217;amore di Dio.<\/p>\n<p>Come pu\u00f2 mostrare le impronte di Dio, un sacerdote che non rinuncia al fardello del proprio Ego e non si annulla totalmente in Dio, non si scioglie dolcemente nell&#8217;amore di Ges\u00f9 Cristo e non diviene parte di un amore molto pi\u00f9 grande della sua persona, la Comunione dei santi? Come potrebbe essere degno di celebrare il sacro mistero dell&#8217;Eucarestia, se non si affidasse totalmente, incondizionatamente, alla potenza e all&#8217;amore di Colui che lo ha scelto, cos\u00ec come ha scelto ciascuno di noi, prima ancora che il mondo fosse? E come potrebbe celebrare il Sacramento della Riconciliazione, e assolvere in nome di Dio stesso, anzi, assolvere diventando egli stesso, in quel momento, manifestazione di Dio, non semplice ministro, ma figura del Redentore, bench\u00e9 misero uomo, e pur restando pienamente e dolorosamente consapevole di tutti i suoi limiti umani?<\/p>\n<p>Ci sembrano quanto mai appropriate le riflessioni svolte da don Angelo Bellenzier, che \u00e8 stato direttore, per quattordici anni, dal 1994 al 2008, del centro spirituale del Nevegal <em>Maria Immacolta di Lourdes<\/em> e, poi, canonico onorario della Cattedrale di Belluno &#8211; nel suo libro <em>Momenti di vita del Sacerdote. Vita interiore e apostolato<\/em>, Belluno, Edizioni Santuario del Nevegal, 2005, pp. 70-72):<\/p>\n<p><em>L&#8217;animo dell&#8217;uomo \u00e8 assetato, nell&#8217;animo dell&#8217;uomo \u00e8 radicata l&#8217;esigenza di infinito. Plasmati da un amore senza limiti non potevamo che risultare cos\u00ec; \u00e8 il nostro intimo impasto, \u00e8 l&#8217;evidente marchio di fabbrica.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio ha creato l&#8217;uomo libero, ma non poteva che crearlo per s\u00e9 e quindi l&#8217;uomo \u00e8 naturalmente, per sua struttura intima, bisognoso di Dio e poich\u00e9 Dio \u00e8 per essenza amore, l&#8217;essere umano ha bisogno di amare e di essere amato.<\/em><\/p>\n<p><em>Se l&#8217;uomo \u00e8 creatura d Dio, non pu\u00f2 che realizzarsi in Dio ed ecco allora che le realt\u00e0 terrene, quelle che non sanno di infinito, non possono soddisfare.<\/em><\/p>\n<p><em>La sete di infinito \u00e8 parte della struttura dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Vi sono purtroppo fratelli, creature di Dio, del tutto privi dell&#8217;acqua che sgorga per la vita eterna che sola potrebbe dissetare, perch\u00e9 forse non sono stati aiutati a scoprire da dove essa scaturisce.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco che noi, come Sacerdoti, abbiamo il compito tutto particolar, impegno che ci \u00e8 affidato, di indicare e porgere quest&#8217;acqua che sola disseta lo spirito.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;acqua non pu\u00f2 che venire dalla sorgente; dobbiamo quindi essere noi uniti a Lui, roccia da cui sgorga la sorgente d&#8217;acqua viva, canali che partono da Lui, perch\u00e9 non \u00e8 sufficiente portare alle anime solo qualcosa di nostro, la nostra dedizione, la nostra generosit\u00e0, il nostro senso sociale, la nostra ricerca di giustizia, la nostra solidariet\u00e0 umana (tutte cose lodevoli e meritorie), ma dobbiamo prima portare Ges\u00f9 e solo se innestati in Lui porteremo Lui e tutto il resto. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Le nostre parole, anche la nostra dedizione, non sono sufficienti a soddisfare la sete delle anime. Le anime assetate hanno una sensibilit\u00e0 particolare, per capire se quanto noi offriamo \u00e8 il solito bene passeggero, solo sentimento umano, o se invece \u00e8 l&#8217;autentico bene, il valore vero che viene da Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo specifico valore del nostro ruolo di intermediari del sacro, che nei disegni di Ges\u00f9 ci \u00e8 affidato, sta tutto nel saper provocare, sostenere e alimentare un vero incontro con Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;apostolato \u00e8 il pi\u00f9 grande atto di amore a cui siamo chiamati.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche chi \u00e8 lontano da Dio sa intuire se noi siamo testimoni affidabili, sente se in noi consacrati c&#8217;\u00e8 qualcosa di un livello diverso, qualcosa che forse non sanno definire, ma che intuiscono come realt\u00e0 superiore, al di fuori delle categorie terrene. Comprendono che navighiamo in un mondo di valori a loro estranei, che non accettano, ma che forse ci invidiano, se vedono in noi una serenit\u00e0 che loro non conoscono, alla ricerca come sono di una risposta ai problemi della vita che non riescono a trovare.<\/em><\/p>\n<p><em>Vi sono fratelli che in noi ricercano Dio e per tanti l&#8217;unica impronta di Dio che sono in grado di afferrare; ci osservano, ci soppesano, vedono se \u00e8 evidente che la nostra vita \u00e8 guidata da qualcosa, da qualcuno, da una realt\u00e0 per loro lontana e misteriosa, ma che intuiscono presente. \u00c8 un ruolo importante e di responsabilit\u00e0 che ci viene riconosciuto, spesso anche da chi non \u00e8 credente.<\/em><\/p>\n<p><em>Certo per primi dobbiamo credere alla presenza di Dio in noi.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla base di una vita sacerdotale feconda sta una profonda vita interiore.<\/em><\/p>\n<p><em>Vita interiore \u00e8 vivere in unione con Dio, riservargli un ampio spazio, non solo momenti insignificanti e distratti, ma un tempo dedicato esclusivamente a Lui.<\/em><\/p>\n<p><em>A Dio dobbiamo saper dare noi stessi, non solo ritagli di vita. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Vivere uniti a Dio non \u00e8 estraniarsi dalla realt\u00e0 o eludere l&#8217;attivit\u00e0 apostolica e di animazione cristiana umanitaria e sociale. Come cristiani non possiamo vivere nelle nuvole, ma ci \u00e8 richiesto di partecipare ai problemi della societ\u00e0, portando un nostro contributo specifico, caratteristico nostro.<\/em><\/p>\n<p><em>Vita interiore, preghiera, unione con Dio, non \u00e8 disertare da un possibile e dovuto apporto per risolvere i problemi degli uomini, ma \u00e8 renderci capaci di operare con maggiore efficacia, \u00e8 ricevere forza per dedicarci maggiormente ai fratelli. Dio non ci distoglie ma ci spinge ai fratelli, con energia di amore.<\/em><\/p>\n<p><em>Il pi\u00f9 grande atto di vera carit\u00e0, il pi\u00f9 grande dono che possiamo loro offrire, \u00e8 aiutarli ad incontrarsi col Signore, \u00e8 portarli a Dio, \u00e8 portare a loro Dio: saremo usati come strumento di bene, solo a patto di possedere veramente Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 questo il grande dono che si aspettano da noi; le altre cose gi\u00e0 le possiedono e sanno farle meglio di noi.<\/em><\/p>\n<p>Gravissima, quindi, \u00e8 la responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo consacrato il quale, tradendo la chiamata di Dio e deludendo le attese dei suoi simili, invece di indicare loro l&#8217;acqua della vita eterna, zampillante freschissima dalla roccia di Dio, offe ad essi la sua dimensione puramente umana, e se sia pure con buone intenzioni, e non sa mostrare loro null&#8217;altro che le passioni, le speranze, i timori tipicamente umani, senza nulla che li sollevi un poco da terra, dall&#8217;orizzonte immanentistico, senza nulla che rechi un sollievo, anche minimo, alla loro sete di eternit\u00e0. Se una persona consacrata, anche solo per un istante, si scordasse che in ogni cuore umano, magari allo stato potenziale, esiste questa sete di Dio, vorrebbe dire che si \u00e8 scordata di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, e che sta girando le sue pale a vuoto, come un mulino forse bello a vedersi, da lontano, ma inutile, perch\u00e9 abbandonato. Del resto, Ges\u00f9 in persona ha ricordato, con parole di una chiarezza esemplare, questo concetto (Luca, 11, 11-12): <em>Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli dar\u00e0 una pietra? O se se gli chiede un pesce, gli dar\u00e0 al posto del pese una serpe? O se gli chiede un uovo, gli dar\u00e0 uno scorpione?<\/em> Ebbene, questo \u00e8 precisamente ci\u00f2 che accade quando un&#8217;anima, assetata di Dio, come lo sono tutte le anime, ma forse, in un dato momento, pi\u00f9 assetata e bisognosa che mai (anche se non lo sa), si avvicina a un uomo di Dio, e invece delle parole eterne, che sgorgano dalla roccia inesauribile della Grazia, si sente rivolgere solo parole umane, troppo umane; parole di quella misera, meschina saggezza che \u00e8 soltanto e unicamente umana; parole dalle quali traspaiono l&#8217;orgoglio e la superbia di chi crede d&#8217;aver capito tutto, di poter dispensare ad altri la sua &quot;saggezza&quot;, e invece \u00e8 nudo, perch\u00e9 ha perso l&#8217;essenziale: il contatto intimo, costante, pieno di fervore, con Dio.<\/p>\n<p>A volte accade perfino che il sacerdote, imbevuto di idee progressiste e moderniste, si metta a parlare con leggerezza e quasi con sufficienza della sacra Tradizione; che si abbandoni a espressioni sconcertanti, irrispettose, nei confronti di ci\u00f2 che dovrebbe essere pi\u00f9 caro al cuore dei credenti: la fiducia, piena di soavit\u00e0 e delicatezza, nella intercessione degli Angeli, dei Santi, di Maria Vergine; che applichi sconsideratamente, in maniera assurdamente ideologica, categorie attuali alla teologia del Nuovo Testamento, per esempio rivolgendo a San Paolo l&#8217;accusa di &quot;antifemminismo&quot; e, magari, di &quot;omofobia&quot;; che non si faccia scrupolo di criticare aspramente la Gerarchia ecclesiastica, beninteso se questa non corrisponde alle sue idee &quot;evolute&quot;, come \u00e8 stato nel caso di papa Benedetto XVI, salvo poi invocare un altro pontefice, ossia Francesco, quale testimonio e supremo garante di tutte le sue sparate e di tutti i suoi sproloqui. L&#8217;anima che si era avvicinata a lui, assetata e trepidante, in cerca di una certezza, di una verit\u00e0 soprannaturale, rimane confusa, nauseata, si sente respinta e tradita, e si domanda, con tristezza e meraviglia, quale razza di Speranza cristiana abbia tentato di rifilargli quel sacerdote.<\/p>\n<p>In quei falsi uomini di Dio, i quali non sanno pi\u00f9 rivolgere alle anime parole di verit\u00e0 e di conforto soprannaturale, ma che sono essi stessi &#8212; orribile a dirsi, ma vero e neppur tanto infrequente &#8212; a dare scandalo e seminare dubbi nel cuore altrui, evidentemente \u00e8 svanito il ricordo delle parole di Ges\u00f9 (Giov. 15, 1-8): <em>Io sono la vera vite e il Padre mio \u00e8 il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perch\u00e9 porti pi\u00f9 frutto. Voi siete gi\u00e0 mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non pu\u00f2 far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, cos\u00ec anche voi, se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perch\u00e9 senza di me non potete far nulla. Chi rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sar\u00e0 dato. In questo \u00e8 glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa cercano gli uomini nelle persone consacrate, nei sacerdoti, nei monaci, nelle suore, se non l&#8217;impronta di Dio sulla terra? 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