{"id":25469,"date":"2012-06-20T09:40:00","date_gmt":"2012-06-20T09:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/20\/gli-esami-non-finiscono-mai\/"},"modified":"2012-06-20T09:40:00","modified_gmt":"2012-06-20T09:40:00","slug":"gli-esami-non-finiscono-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/20\/gli-esami-non-finiscono-mai\/","title":{"rendered":"Gli esami non finiscono mai"},"content":{"rendered":"<p>\u00abGli esami non finiscono mai\u00bb \u00e8 il titolo di una famosa commedia in tre atti e un prologo di Eduardo De Filippo, del 1973; una commedia amara, percorsa da una dolente vena di pessimismo, il cui motivo dominante \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0, per l&#8217;uomo, di essere finalmente se stesso, di potersi sottrarre alla occhiuta vigilanza, al maligno pettegolezzo e al silenzioso gioco al massacro da parte della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Anche senza scivolare in una visione cos\u00ec nera di derivazione pirandelliana, \u00e8 pur vero che un fondo di verit\u00e0 esiste nel concetto che gli esami non hanno mai fine e che sempre ci sar\u00e0 qualcosa o qualcuno che, nel corso della nostra vita, pretender\u00e0 di rifarceli, per vedere se siamo meritevoli di procedere o se, viceversa, dobbiamo migliorare la nostra preparazione e sostenerli una seconda e, se necessario, una terza e una quarta volta<\/p>\n<p>Allo studente liceale o universitario che, dopo tanto studio e sacrificio, stringe finalmente in mano il proprio diploma e d\u00e0 un addio ai libri e alla scuola o all&#8217;ateneo, sembra, per un momento, di toccare il cielo con un dito: \u00e8 come se un grave peso gli fosse caduto dalle spalle, amici e parenti lo complimentano e lo festeggiano ed egli, come si suole dire, pu\u00f2 finalmente alzare le vele della navicella e affrontare il mare aperto della vita.<\/p>\n<p>Non tarder\u00e0 a scoprire, tuttavia, indipendentemente dal valore concreto del pezzo di carta che certifica il suo completamento di un determinato corso di studi, che tutta la fatica e tutto l&#8217;impegno profusi sino ad allora sono cosa da poco, in confronto a ci\u00f2 che la vita si appresta a chiedergli; e non tarder\u00e0 a provare un sincero rimpianto per quegli anni passati sui libri, per quei compagni, perfino per quei professori, insomma per tutto quell&#8217;ambiente e quel ritmo di lavoro i quali riempivano, in gran parte, e davano un senso compiuto al suo orizzonte di vita.<\/p>\n<p>Ma poi? Che succede quando non ci sono pi\u00f9 esami da sostenere, ma si scopre che la vita \u00e8 tutto un esame, un esame continuo, molto pi\u00f9 severo e molto pi\u00f9 pressante di quelli che gli studenti devono sostenere per conseguire il diploma o la laurea? E che davanti a tale esame incessante, esigente, imperioso, si rischia di trovarsi sempre fatalmente impreparati, e che nessuno studio, nessuna diligenza, nessuna strategia riusciranno mai a garantire un minimo livello di sicurezza nei confronti delle sorprese che esso pu\u00f2 riservare?<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 possibile considerare la cosa anche da un altro punto di vista; e, pur senza negare l&#8217;assunto di base, pervenire a delle conclusioni molto diverse da quelle, amare e pessimistiche, di scrittori come Pirandello e De Filippo.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare: \u00e8 davvero un male, una cosa negativa in s\u00e9 stessa, il fatto che gli esami non finiscano mai?<\/p>\n<p>E in secondo luogo: \u00e8 corretto pensare a tali esami come se fosse la vita a farceli, ad imporceli in modo arbitrario; o non sarebbe pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 realistico, vederli piuttosto come degli esami che noi facciamo a noi stessi, che una parte di noi fa all&#8217;altra parte, talora in maniera equa e comprensibile, altre volte in maniera abnorme, compulsiva e irrazionale? Vediamo.<\/p>\n<p>Per gli animali non ci sono esami, con l&#8217;eccezione degli animali addomesticati. L&#8217;animale che vive libero deve affrontare delle difficolt\u00e0 e sa di poter contare solo su se stesso, ma questo non \u00e8 un esame. Tutt&#8217;al pi\u00f9, si possono paragonare a degli esami i combattimenti fra maschi per la conquista delle femmine: fra i lupi, ad esempio, o fra i cervi, o fra gli stalloni o i tori. Ma il concetto di &quot;esame&quot; implica quello di giudizio, e il giudizio non \u00e8 mai un fatto solamente tecnico, ma anche, e sia pure di riflesso, un fatto spirituale e morale.<\/p>\n<p>L&#8217;animale sconfitto nella lotta per il dominio del branco subisce, questo \u00e8 certo, anche una umiliazione; tuttavia, non bisogna spingere troppo oltre l&#8217;analogia con gli esseri umani: perch\u00e9, in natura, non vi \u00e8 morale e poi perch\u00e9 devono esserci un vinto e un vincitore, affinch\u00e9 sia il migliore a svolgere la funzione sociale pi\u00f9 importante, a cominciare da quella riproduttiva.<\/p>\n<p>Solo nel mondo umano la competizione sociale \u00e8 ritualizzata e mascherata &#8211; anche se esiste, eccome &#8211; a un punto tale che, teoricamente, potrebbero darsi solo dei vincitori, come nel caso di un primo premio assegnato &quot;ex aequo&quot; a due soggetti, o in quello di un accordo per la divisione consensuale di un bene agognato da pi\u00f9 soggetti. Inoltre, solo nel mondo umano si opera una scelta in base a dei valori morali: la gallina che becca a morte un cucciolo di coniglio agisce per istinto, secondo natura (e chi vive in campagna, pu\u00f2 assistere centinaia di volte a episodi di questo genere); mentre l&#8217;uomo che aggredisce malignamente un suo simile agisce in base a una scelta morale, ossia in base a una scelta tra il bene e il male.<\/p>\n<p>Nessun giudizio, dunque, e nessun esame \u00e8 possibile nei confronti dell&#8217;animale &#8211; anche se, nei secoli passati, talora la pensavano diversamente, e il maiale reo di aver divorato un bambino incustodito nella culla, poteva anche essere processato, condannato e impiccato; mentre sia l&#8217;esame che il giudizio, anche solo di tipo morale, sono sempre presenti nella vita umana, che \u00e8 fatta di azioni volontarie e di scelte continue; e, come abbiamo detto, l&#8217;esame pu\u00f2 venire tanto dall&#8217;esterno, cio\u00e8 dagli altri, quanto dall&#8217;interno, cio\u00e8 da noi stessi.<\/p>\n<p>Per tornare alla precedente domanda: dover sostenere continuamente delle prove e dei giudizi non \u00e8 un male; perch\u00e9 la vita \u00e8 lotta, e questo \u00e8 il solo modo per tenersi allenati ad affrontarla nel modo giusto. Precisiamo: la vita \u00e8 lotta, ma non nel senso del darwinismo sociale o, peggio, del superomismo nietzschiano; bens\u00ec nel senso che essa richiede incessantemente a tutti, dunque anche alle anime pi\u00f9 miti, anzi ad esse specialmente, di confrontarsi con difficolt\u00e0, sacrifici, rinunce, scelte penose, dolorose lacerazioni. Crediamo che si tratti di una constatazione talmente ovvia, da non abbisognare di alcuna dimostrazione; bisognerebbe essere fatti di stoppa o avere un cuore di pietra anzich\u00e9 di carne, per non rendersene conto.<\/p>\n<p>Il fatto che la vita sia lotta, e lotta continua, non implica necessariamente che essa sia ingiusta, o crudele, o spregevole e indegna delle anime belle; significa, semmai, che in essa vi sono momenti e situazioni dolorosi, che non si possono evitare in alcun modo e che \u00e8 giocoforza attraversare, come si pu\u00f2, meglio che si pu\u00f2, sforzandosi di salvare, ed eventualmente di rafforzare, la propria parte migliore: quella pi\u00f9 generosa, pi\u00f9 sensibile, pi\u00f9 amorevole<\/p>\n<p>Nessuna difficolt\u00e0, nessun sacrificio e nessuna rinuncia hanno il potere di renderci peggiori, se noi non vi acconsentiamo; nessuna delusione pu\u00f2 renderci amari e sconsolati, se noi non siamo disposti a cullarci in essa, a piangerci addosso, a chiuderci in essa come in un alibi per giustificare, davanti a noi stessi e agli altri, la nostra tendenza all&#8217;autocommiserazione, alla passivit\u00e0, alla rinuncia senza alcun tentativo di lotta.<\/p>\n<p>In questo senso, gli &quot;esami&quot; sono dei passaggi necessari per la nostra crescita: se non vi fossero, \u00e8 molto probabile che scivoleremmo nell&#8217;indolenza e nell&#8217;apatia; essi, invece, sferzando a sangue la nostra pigrizia, ci costringono a metterci alla prova, a riprendere la bisaccia del viandante ogni volta che saremmo tentati di sedere in pantofole, a salpare le ancore e sfidare i liberi venti del mare aperto ogni volta che vorremmo trattenerci pigramente in porto.<\/p>\n<p>E veniamo alla seconda questione: chi \u00e8 che fa gli esami e chi \u00e8 a doverli sostenere.<\/p>\n<p>Certo, gli esami della vita ci espongono al giudizio altrui: non dovremmo, per\u00f2, sopravvalutare questo aspetto, ma concentrarci piuttosto sull&#8217;altro, quello dell&#8217;esame interiore. Essere approvati dagli altri pu\u00f2 essere un buon segno o un cattivo segno, ci\u00f2 dipende da molti fattori; ma, in buona sostanza, dipende dalla natura dell&#8217;esame e degli esaminatori. In una societ\u00e0 buona, essere approvati dagli altri \u00e8 una cosa buona, mentre essere disapprovati \u00e8 una cosa cattiva; ma, in una societ\u00e0 cattiva, pu\u00f2 essere vero (si badi, non \u00e8 necessariamente vero) l&#8217;opposto.<\/p>\n<p>Per fare un esempio: in una famiglia buona, l&#8217;approvazione dei genitori all&#8217;operato di un figlio \u00e8 cosa buona, la loro disapprovazione \u00e8 una cosa cattiva; mentre in una famiglia cattiva, l&#8217;approvazione o la disapprovazione dei genitori possono essere cosa buona o cattiva a seconda delle circostanze. Abbandonare un genitore anziano e malato \u00e8 cosa cattiva, anche se quel genitore \u00e8 cattivo, mentre prendersi cura di lui, nei limiti del possibile, \u00e8 cosa buona: una azione pu\u00f2 essere buona anche se il giudizio altrui \u00e8 negativo; ma non \u00e8 detto che il giudizio negativo di una persona cattiva sia automaticamente il segno che si \u00e8 agito bene.<\/p>\n<p>Per sapere se si \u00e8 agito bene, in ultima istanza esiste un solo tribunale realmente titolato: quello della propria coscienza, purch\u00e9 sia una coscienza retta e allenata al bene. Non qualunque coscienza \u00e8 buon giudice di se stessa, ma solo una coscienza che, se non \u00e8 del tutto buona, quanto meno tende al bene, lo sa vedere, lo sa riconoscere e si sforza di seguirlo, o, se non altro, si rammarica di non saperlo o di non poterlo fare.<\/p>\n<p>In questo senso, gli esami che noi facciamo a noi stessi non finiscono mai, n\u00e9 debbono mai finire: guai se, arrivati a un certo punto, finissero: vorrebbe dire che siamo entrati nella zona d&#8217;ombra dell&#8217;ignavia morale, che abbiamo smesso di lottare, che abbiamo smesso di interrogarci; soprattutto, vorrebbe dire che abbiamo smesso di essere esigenti e intransigenti con noi stessi. E questo \u00e8, senza alcun dubbio, un male.<\/p>\n<p>Attenzione: essere esigenti e intransigenti con se stessi \u00e8 una cosa buona, purch\u00e9 sia condotta in un modo buono; vale a dire senza esagerazioni compulsive, senza estremismi patologici, senza tortuosit\u00e0 morbose. L&#8217;anima sana \u00e8 giustamente esigente con se stessa; l&#8217;anima malata \u00e8 esigente in maniera sproporzionata, assurda, incontentabile.<\/p>\n<p>Per esempio: l&#8217;anima sana sar\u00e0 addolorata, ma anche serena, davanti a un male che non abbia potuto impedire, perch\u00e9 esso non era umanamente evitabile; l&#8217;anima malata non si dar\u00e0 pace e si colpevolizzer\u00e0 per qualunque cosa, anche per ci\u00f2 che non era in suo potere di fare o di evitare: come non \u00e8 in nostro potere salvare chi non vuole essere salvato, n\u00e9 \u00e8 in nostro potere evitare l&#8217;ultima partenza delle persone a noi care.<\/p>\n<p>L&#8217;anima malata \u00e8 incapace di rassegnazione; da questo la si riconosce: essa non si rappresenta realisticamente la realt\u00e0, ma amplifica le cose e le situazioni a dismisura, per potersi flagellare e attribuire colpe immaginarie, per sentirsi responsabile di tutto quel che di male succede nel mondo. La coscienza esageratamente severa con se stessa \u00e8, dunque, l&#8217;espressione di una malattia dell&#8217;anima: di una malattia che risiede altrove, non nel fatto per cui essa si affligge, ma per qualcosa di molto pi\u00f9 profondo ed essenziale, qualcosa che essa non ha mai avuto il coraggio di guardare in faccia.<\/p>\n<p>Noi esseri umani, per esempio, non siamo Dio: non possiamo sostituirci a Lui, non possiamo fare tutto il bene che vorremmo, n\u00e9 evitare tutto il male che detestiamo: perch\u00e9, dopotutto, siamo soltanto umani. Il pi\u00f9 grande inganno e la pi\u00f9 grande crudelt\u00e0 che siano stati perpetrati contro l&#8217;anima dell&#8217;uomo consistono nell&#8217;aver proclamato che, dopo la morte di Dio, l&#8217;uomo doveva farsi il Dio di se stesso, onnipotente e infallibile.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra manifestazione di malattia del&#8217;anima \u00e8 quella opposta: l&#8217;ignavia, l&#8217;abbandono, la passivit\u00e0 rinunciataria. Lo abbiamo gi\u00e0 detto; anche questa \u00e8 malattia; e anche ci\u00f2 genera una falsa coscienza: perch\u00e9 una tale anima d\u00e0 luogo a una coscienza appannata, ottusa, smarrita, del tutto incapace di prendersi cura di se stessa, per non parlare degli altri.<\/p>\n<p>Di solito queste anime deboli cercano, per tutta la vita, una stampella cui appoggiarsi: una moglie o un marito, un figlio o un amante, un partito o una parrocchia; ma sempre si troveranno a dipendere da qualcosa che non \u00e8 in loro, che non fa parte di loro; da qualcosa che, nel migliore dei casi, altro non far\u00e0 che perpetuare la loro debolezza, la loro eccessiva indulgenza verso se stesse, il loro segreto auto-disprezzo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per due vie appartenente opposte, quella del credersi Dio e quella del ritenersi un niente, l&#8217;anima \u00e8 suscettibile di ammalarsi e di esprimere una falsa coscienza di s\u00e9. La salute dell&#8217;anima, d&#8217;altra parte, non \u00e8 un dato naturale, ma una conquista faticosa e sofferta: tanto pi\u00f9 faticosa e tanto pi\u00e0 sofferta quanto pi\u00f9 l&#8217;anima \u00e8 ricca, sensibile e predisposta al bene. \u00c8 un mistero: l&#8217;anima predisposta al bene soffre di pi\u00f9; ma anche il suo splendore \u00e8 pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, siamo giunti alle soglie del mistero della sofferenza. Quest&#8217;ultima non \u00e8 un bene in se stessa, ma un mezzo di purificazione e di elevazione, beninteso se vissuta con coraggio e con fedelt\u00e0 alla propria chiamata: e, in un certo senso, siamo tutti chiamati ad essere santi. Il fatto che solo pochi ci riescano, dipende soltanto da una debolezza del vedere, del volere, dell&#8217;amare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGli esami non finiscono mai\u00bb \u00e8 il titolo di una famosa commedia in tre atti e un prologo di Eduardo De Filippo, del 1973; una commedia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-25469","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25469","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25469"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25469\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25469"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25469"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25469"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}