{"id":25468,"date":"2018-10-10T12:22:00","date_gmt":"2018-10-10T12:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/10\/gli-enti-sono-buoni-perche-lessere-e-il-bene\/"},"modified":"2018-10-10T12:22:00","modified_gmt":"2018-10-10T12:22:00","slug":"gli-enti-sono-buoni-perche-lessere-e-il-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/10\/gli-enti-sono-buoni-perche-lessere-e-il-bene\/","title":{"rendered":"Gli enti sono buoni perch\u00e9 l&#8217;Essere \u00e8 il Bene"},"content":{"rendered":"<p>Assistiamo, nello svolgimento della cultura moderna, a un fuoco di fila di accuse contro la bont\u00e0 degli enti, contro la bont\u00e0 del mondo, contro la bont\u00e0 dell&#8217;essere; da Leopardi e Schopenhauer in poi, fino a Eduard von Hartmann, a Heidegger, a Sartre, a Montale, filosofia e letteratura ci ripetono sempre lo stesso lamento, sconsolato, monotono, estenuante: che brutta cosa \u00e8 il mondo, che brutta cosa \u00e8 esistere, che brutta cosa l&#8217;essere nati; quanto meglio sarebbe non esistere, non essere costretti a questa esistenza misera e infelice, che non abbiamo chiesto, che non abbiamo voluto, ma che ci \u00e8 stata data, forse per castigo, forse per capriccio di un dio sadico e ingiusto. E ce lo siano sentito ripetere tante volte, che abbiamo finito per crederci: perch\u00e9 la realt\u00e0 \u00e8, per noi, quello che gli altri dicono che sia. Pochissimi si prendono il disturbo di andare a verificare da se stessi, in prima persona: \u00e8 troppo arduo, troppo faticoso; meglio fidarsi di quel che dicono gli altri: il cinema, la televisione, i libri, i professori, i critici, i preti. Gi\u00e0, i preti. Loro rappresentano la prova provata del conformismo delle masse: fino a qualche decennio fa la Chiesa diceva certe cose, insegnava una certa morale, esponeva una certa dottrina; ma il clero odierno ha praticamente rovesciato tutte quelle affermazioni, tutte quelle certezze, tutte quelle verit\u00e0, e il popolo dei fedeli non si \u00e8 ribellato, non si \u00e8 indignato, non \u00e8 insorto; pochissimi hanno detto: <em>Eh che, volte menarci per il naso? Ma non vedete che siete in piena contraddizione con voi stessi? Ma come \u00e8 possibile che il magistero di oggi smentisca quello di ieri, quello di sempre?<\/em> Al contrario, la massa dei fedeli fa a gara per intrupparsi, per uniformarsi, per adeguarsi, anzi, se possibile, per passare dalle posizioni di coda a quelle di testa, per emergere, per farsi notare, per portare avanti le bandiere della &quot;riforma&quot; e del &quot;progresso&quot;. Oh, ma riforma e progresso della fede, beninteso. Strano, perch\u00e9 ci era sempre stato detto e insegnato che la fede non \u00e8 riformabile, n\u00e9 progressiva: \u00e8 quella e non cambia; perch\u00e9 non cambiano, n\u00e9 possono cambiare, i suoi contenuti, ovvero la dottrina. Ma ora ci stanno dicendo esattamente il contrario di quel che dicevano ieri, con tanto fervore e con tanta convinzione; e lo stanno anche <em>facendo<\/em>. Ora vien fuori un gesuita a dirci che un sacco di santi erano sodomiti, e che non c&#8217;\u00e8 nulla di strano se due sposi si separano e divorziano, anzi, possono pure comunicarsi come prima, se &quot;in coscienza&quot; sentono e giudicano di poterlo fare. Ora non \u00e8 pi\u00f9 il sacerdote che rimette i peccati a nome di Ges\u00f9 Cristo; ora i fedeli se li rimettono da soli. Quel che conta \u00e8 la propria coscienza, dice il signore argentino. Stranissimo, perch\u00e9 non \u00e8 cos\u00ec che ce l&#8217;hanno sempre raccontata; si vede che hanno cambiato idea. Ma no; guai a dirglielo: loro non hanno mica cambiato idea, forse siamo noi che avevamo capito male. Traditi e anche presi in giro, in sostanza: questo il destino dei credenti ai nostri giorni.<\/p>\n<p>Dunque, dicevamo: mai fidarsi di quel che dicono gli altri, di quel che dice la massa. La massa non dice niente, la massa bela, muggisce o grugnisce, a seconda di quel che le viene detto: ripete i gesti, imita le mosse; altro non sa fare. Perci\u00f2, mettiamo fra parentesi tutto quel che abbiamo sentito dire contro la bont\u00e0 della vita, da Leopardi in poi, e domandiamoci a nostra volta: sono buone, le cose? \u00c8 buono il mondo? \u00c8 un bene, il fatto di esistere? Sono domande importanti, decisive, e non sono affatto, come potrebbe sembrare, delle domande astratte, rivolte ad una sfera puramente teorica, ma domande che hanno a che fare con il nostro presente, con la nostra vita di adesso, con la nostra felicit\u00e0 e quindi con il nostro atteggiamento verso la vita, verso gli altri e verso noi stessi. Per amarci veramente, dobbiamo poter credere che in noi vi \u00e8 qualcosa di amabile, dunque qualcosa di buono; e lo stesso vale nei confronti degli altri. Per amarli, bisogna andare oltre i loro difetti: si tratta di vedere se c&#8217;\u00e8 in loro, se c&#8217;\u00e8 in ogni essere umano, un angolino buono, capace di riscattare tutto il resto, la cattiveria, l&#8217;invidia, l&#8217;egoismo, la perfidia; perch\u00e9 se quell&#8217;angolino esiste, magari nascosto, magari sepolto sotto strati e strati di fango, allora vuol dire che esiste anche il bene, e che le cose, in se stesse, sono buone, e sta a noi farle essere buone del tutto, oppure no; significa che dobbiamo smetterla di prendercela con il mondo, come fanno i bambini capricciosi e viziati, quando non vengono accontentati, e rimboccarci le maniche, per far s\u00ec che le cose siamo un po&#8217; migliori di come sono attualmente. Ma questo sforzo noi non potremmo farlo, se il bene non esistesse, se esistesse solo il male: perch\u00e9, in questo caso, non avremmo letteralmente dove far leva per tirar fuori il bene; di pi\u00f9; non ne avremmo neppure il desiderio, neppure l&#8217;istinto. Ci accontenteremmo del mondo cos\u00ec com&#8217;\u00e8, ci adatteremmo a tutte le sue brutture, ci ritaglieremmo il nostro posticino caldo anche in mezzo alla palude pi\u00f9 tetra e fangosa.<\/p>\n<p>Scriveva Pio della Valentina (1913-1998), una bella figura di sacerdote e di studioso friulano, non conosciuto quanto meriterebbe, nel suo <em>Nuovo sommario di metafisica classica<\/em> (Padova, Libreria Editrice Gregoriana, 1965, pp. 92-93):<\/p>\n<p><em>OGNI ENTE \u00c8 BUONO.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 di cui \u00e8 costituito l&#8217;ente \u00e8 CONVENIENTE ed \u00e8 DESIDERABILE (amabile, apprezzabile) dagli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>Se uno degli elementi di cui risulta un dato ente non gli fosse conveniente, ostacolerebbe questo ente, si opporrebbe a che lui ci sia. Ci\u00f2 che non \u00e8 conveniente all&#8217;ente lo annulla (gli toglie l&#8217;essere): \u00e8 la negazione dell&#8217;ente. Invece, proprio perch\u00e9 degli elementi convengono fra di loro perci\u00f2 convengono a formare un dato essere.<\/em><\/p>\n<p><em>Un essere \u00e8 quello che \u00e8, per quello che ha (per quello di cui \u00e8 costituito).<\/em><\/p>\n<p><em>Quello che un essere ha (= \u00e8) GLI STA BENE. Un ente \u00e8 quello che \u00e8, proprio perch\u00e9 quello che ha gi sta bene. Se un dato essere non si reggesse, ci\u00f2 accadrebbe a causa di qualche cosa che non \u00e8 fatta per lui.<\/em><\/p>\n<p><em>Un essere non pu\u00f2 esistere, non pu\u00f2 reggersi, proprio e solo in virt\u00f9 di qualche cosa che non \u00e8 fatta per lui. Non ci si regge per quel cibo che non nutre, per quello scheletro che non ci sostiene. Un essere sta su per quello che gli \u00e8 conveniente, ci\u00f2 che gli sta bene, ci\u00f2 che \u00e8 BUONO.<\/em><\/p>\n<p><em>Se qualcosa ad un individuo sta male, questa cosa ha due aspetti: uno pel quale opportunamente si innesta, si proporziona, si adatta a quell&#8217;individuo, e l&#8217;altro, per altro titolo, pel quale ne disturba l&#8217;attivit\u00e0, le tendenze e la stessa esistenza. Non disturberebbe per\u00f2 se non entrasse nella costituzione accidentale di quell&#8217;individuo. Un cancro non si innesta su una pietra, mentre si innesta su un organo, perch\u00e9 trova in questi degli elementi coi quali si accorda. Ne risulta che ci\u00f2 che \u00e8 sconveniente \u00e8 illogico, non unitario.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ENTE INDICA UNA POSITIVIT\u00c0, UN VALORE.<\/em><\/p>\n<p><em>Il valore, che \u00e8 la perfezione dell&#8217;ente, \u00e8 sempre stimato da chi lo possiede, ed \u00e8 desiderabile da colui a cui manca.<\/em><\/p>\n<p><em>Ammesso che un individuo non desideri (=azione) una cosa, questa \u00e8 sempre buona, proporzionata e conveniente per colui che la possiede. In questo senso si pu\u00f2 accogliere la definizione scolastica del bene: quod omnia appetunt: BENE \u00c8 CI\u00d2 CHE TUTTI GLI ESSERI DESIDERANO. Meglio: BENE \u00c8 CI\u00d2 A CUI TUTTE LE COSE ASPIRANO.<\/em><\/p>\n<p><em>Se una qualit\u00e0 non \u00e8 proporzionata ad un essere non pu\u00f2 appartenergli, non lo pu\u00f2 costituire. D&#8217;altra parte un ente \u00e8, per quello che possiede. Se non lo possedesse non sarebbe quello che \u00e8.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ESSERE \u00c8 SEMPRE QUALCHE COSA DI PERFETTO IN S\u00c9.<\/em><\/p>\n<p><em>Ogni essere infatti, o \u00e8 completo in s\u00e9, ed \u00e8 buono semplicemente, o \u00e8 incompleto, e, in quanto tale, sar\u00e0 egualmente un bene, per quanto RELATIVO. Per quello che \u00e8, \u00e8 buono. Se non \u00e8 perfetto, cio\u00e8 \u00e8 dovuto alla mancanza di un&#8217;altra PORZIONE DI ESSERE; porzione d&#8217;essere che per ci\u00f2 stesso si rivela causa di bont\u00e0, e quindi, buona essa stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>Il male infatti c&#8217;\u00e8 per una mancanza di una perfezione conveniente.<\/em><\/p>\n<p><em>Si capisce quindi che una realt\u00e0 \u00e8 desiderabile in quanto \u00e8 REALT\u00c0 perfezionante, cio\u00e8 in quanto buona.<\/em><\/p>\n<p><em>La POVERT\u00c0 non \u00e8 mai fonte di benessere. La presenza dell&#8217;essere \u00e8 sempre fonte di ricchezza (di perfezione).<\/em><\/p>\n<p><em>Si capisce, d&#8217;altronde, che UNA COSA BUONA HA TITOLI PER ESISTERE; \u00c8 UN ENTE.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 chiaro inoltre che l&#8217;ente rappresentando in s\u00e9 un bene, come tale, sar\u00e0 sempre riconosciuto dall&#8217;intelletto ed apprezzato(amato) dalla volont\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Da questa considerazione trae forza la definizione scolastica: bene \u00e8 ogni cosa in quanto \u00e8 oggetto di TENDENZA (\u00e8 conveniente) da parte di qualsiasi. E qui si rammentino i tre tipi di tendenze: fisiche, sensibili, spirituali.<\/em><\/p>\n<p><em>Come si vede, non si parla di bont\u00e0 relativamente ad alcuni esseri, ma della BONT\u00c0 METAFISICA, ontologica, dell&#8217;essere in quanto tale<\/em>.<\/p>\n<p>Ricapitolando. Tutti gli enti sono buoni, perch\u00e9, per il fatto stesso di esistere e di sussistere, possiedono ci\u00f2 che \u00e8 loro conveniente: buono, infatti, \u00e8 ci\u00f2 che conviene loro, cattivo ci\u00f2 che non conviene, in quanto li danneggia. Le cose in se stesse, perci\u00f2, sono sempre buone, fintanto che esistono; diventano cattive se vengono desiderate per un fine che non compete loro, o se vengono utilizzate in una maniera che non \u00e8 adeguata alla loro natura. Per fare un esempio: il maschile e il femminile, in se stessi, sono buoni; ed \u00e8 bene che il maschile desideri il femminile, e il femminile cerchi il maschile, perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 conforme alla loro natura, che \u00e8 quella di completarsi l&#8217;un l&#8217;altro. N\u00e9 il maschile potrebbe sostenersi senza il femminile, infatti, n\u00e9 il femminile, senza il maschile. Se non ci fossero le donne, il genere umano si estinguerebbe; ma ci\u00f2 accadrebbe anche se non ci fossero gli uomini. Viceversa, l&#8217;unione del maschile col maschile, o del femminile col femminile, non \u00e8 cosa buona, perch\u00e9 non completa le loro rispettive nature, ma le duplica in un rapporto che \u00e8, ed \u00e8 destinato a rimanere, sterile. E per quanto sia sgradevole scendere in certi particolari, si pu\u00f2 ancora dire che buono \u00e8 l&#8217;atto sessuale fra l&#8217;uomo e la donna, perch\u00e9 da esso si genera un nuovo essere, il che \u00e8 la massima manifestazione di positivit\u00e0 degli enti; e che gli organi sessuali dell&#8217;uomo e della dona sono fatti in modo da completarsi armoniosamente e da rendere possibile il concepimento di una nuova vita, e nello stesso tempo dare piacere ai futuri, o potenziali, genitori; mentre \u00e8 evidente che l&#8217;apparato escretore \u00e8 fatto per espellere le feci e non per fungere da surrogato dell&#8217;organo femminile in un rapporto anormale fra due maschi. \u00c8 quasi umiliante dover dire simili ovviet\u00e0, e tuttavia \u00e8 necessario, visto che una martellante ed insidiosa propaganda vorrebbe mettere sullo stesso piano l&#8217;ano e la vagina e sostenere che qualsiasi parte del corpo, purch\u00e9 suscettibile di generare piacere, pu\u00f2 surrogare gli organi sessuali, maschili e femminili. Se cos\u00ec fosse, tanto varrebbe asserire che il piacere che prova lo scabbioso nel grattarsi vigorosamente e incessantemente la scabbia, ha la stessa dignit\u00e0 del piacere amoroso nel quale \u00e8 racchiuso il sublime mistero della vita che nasce.<\/p>\n<p>Certo, il ragionamento sulla bont\u00e0 intrinseca di tutti gli enti, considerati in se stessi, richiede due precisazioni. La prima \u00e8 che il comune consenso sulla desiderabilit\u00e0 degli enti, che ci fa definire &quot;buona&quot; una certa cosa, si regge sul presupposto che il giudizio sia espresso da soggetti normali e in circostanze normali. Normale, ad esempio, \u00e8 dire che chi ha sete desidera il bere, e che l&#8217;acqua \u00e8 un bene per colui che \u00e8 assetato; per\u00f2, se colui che ha sete si trova nell&#8217;impossibilit\u00e0 di bere acqua, o una qualsiasi altra bevanda appropriata, si adatter\u00e0 a bene qualsiasi liquido, perfino la propria urina, pur di non morire di sete nel deserto. Questo non significa affatto che l&#8217;urina e l&#8217;acqua rappresentino uno stesso grado di bene, per colui che ha sete, ma solo che, in mancanza del bene maggiore, gli enti ripiegano sul bene minore, o, se si preferisce, sul male minore, pur di conservarsi in vita. La seconda precisazione \u00e8 che l&#8217;idea della bont\u00e0 intrinseca degli enti trae origine dal fatto che gli enti tendono a qualcosa: \u00e8 il finalismo che ci fa dire che una cosa \u00e8 buona nella misura in cui risponde al suo fine. Qualcuno, naturalmente, pu\u00f2 obiettare che questo ragionamento \u00e8 tautologico, cio\u00e8 contiene la conclusione nella stessa premessa, mentre si dovrebbe prima dimostrare che le cose tendono realmente a un fine, invece di muoversi a caso. A questa obiezione rispondiamo che tutte le cose senzienti, e a maggior ragione quelle intelligenti, tendono a un fine, per il semplice fatto che tutte si muovono, e il movimento \u00e8 l&#8217;espressione del tendere da uno stato meno prefetto a uno stato maggiormente perfetto. Per esempio, l&#8217;assetato che sta morendo di sete nel deserto, se ode lo scorrere dell&#8217;acqua, si avvicina alla riva del fiume, perch\u00e9 vuole dissetarsi: egli si \u00e8 dunque mosso per spegnere la sete e assicurare la propria sopravvivenza. Pertanto, le cose tendono realmente ad un fine: si tratta di vedere quale sia il fine dell&#8217;uomo. Sia nella prospettiva aristotelica che in quella tomista, il fine ultimo di ogni cosa \u00e8 il Bene supremo, cio\u00e8 Dio; quanto a noi, in questa sede, ci limiteremo a dire questo: che il fatto di tendere a un fine \u00e8 gi\u00e0 indice della bont\u00e0 delle cose, perch\u00e9 esprime il desiderio di un miglioramento e di un perfezionamento della propria condizione. Chi resta fermo, non ha questo desiderio, o questo istinto, o come lo si vuol chiamare; ma chi si muove, col fatto stesso di muoversi, mostra di averlo. Ora, se perfino gli enti dotati della sola sensibilit\u00e0 obbediscono a questa legge, come l&#8217;albero che si muove, col crescere, per cercare la luce di cui le sue foglie hanno necessit\u00e0, a maggior ragione gli enti dotati d&#8217;intelligenza e volont\u00e0 tendono a migliorarsi, e ci\u00f2, a sua volta, vuol dire che hanno la nozione del meglio, e sia pure istintivamente e inconsciamente. E se hanno la nozione del meglio, hanno pure la nozione del peggio: il che vuol dire che sono dotate di senso etico. L&#8217;etica, infatti, non \u00e8 altro che la volont\u00e0 di scegliere fra il bene e il male, presupponendo la libert\u00e0 del volere umano; perch\u00e9, se si mette in dubbio tale libert\u00e0, qualsiasi discorso etico si ridice a uno scrivere sulla sabbia. Gli enti che desiderano migliorare il proprio stato, tendono al bene e perci\u00f2 sono buoni, anche se, evidentemente, esiste una scala illimitata di perfezione, che pu\u00f2 essere salita in varia misura, sicch\u00e9, quanto agli enti, si parler\u00e0 sempre di perfezione relativa, e quindi anche di bene relativo. Tutti gli enti sono perci\u00f2 buoni, ma relativamente buoni; la sola realt\u00e0 esistente che sia assolutamente buona, e quindi assolutamente perfetta, \u00e8 l&#8217;Essere in se medesimo, che i credenti chiamano Dio. Dio \u00e8 pertanto sia la causa efficiente del mondo, perch\u00e9 fa esistere tutte le cose, sia la causa finale, perch\u00e9 le ha create tutte in vista di un fine: ricondurle a S\u00e9 mediante l&#8217;Amore.<\/p>\n<p>Ed eccoci arrivati anche al discorso sopra accennato. Infatti, una importante conseguenza di quanto abbiamo ora detto \u00e8 che, se tutti gli enti tendono a perfezionarsi, cio\u00e8 tendono ad un livello maggiore di bene, allora tutti gli enti tendono a Dio, perch\u00e9 Dio \u00e8 il Bene assoluto. Naturalmente, molti enti non lo sano, non lo capiscono e non se ne rendono conto; e molti di essi, infatti, cercano il Bene assoluto in ci\u00f2 che possiede solo un bene relativo, il che prima o poi si rivela, e questa scoperta genera delusione e amarezza. A quel punto, gli enti hanno due possibilit\u00e0 davanti a s\u00e9: o ripercorrere la stessa strada, cercare un altro bene relativo, e tentare di appagarsene, senza rendersi conto che il bene cui naturalmente tende ciascun ente \u00e8 il Bene assoluto, cio\u00e8 Dio, la sola sorgente capace di appagare tutti desideri e di spegnere tutta la sete; oppure possono rendersi conto che il bene relativo degli esseri rinvia, appunto, al Bene assoluto dell&#8217;Essere, e quindi, smettendo di inseguire in modo assoluto dei beni relativi, volgono il loro desiderio, la loro ricerca e tutti i loro sforzi al conseguimento di questo. E qui osserviamo che se gli enti sono buoni in se stessi, gli esseri umani, che hanno un s\u00e9 una infinita sete di bene, non possono averla per caso, o per errore, perch\u00e9, in tal caso, la loro costituzione non sarebbe buona, e dovrebbe fatalmente condurli alla disgregazione e alla rovina. Invece si osserva che gli enti pi\u00f9 felici e realizzati sono proprio quelli che, volto lo sguardo dai beni parziali e visibili, al Bene assoluto e invisibile, trovano in esso il pieno e perfetto appagamento di ogni loro appetito.<\/p>\n<p>Che altro? Non c&#8217;\u00e8 altro da dire, in effetti; una volta compresa questa verit\u00e0, l&#8217;unica cosa che si pu\u00f2 fare \u00e8 muovere i passi nella sua direzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assistiamo, nello svolgimento della cultura moderna, a un fuoco di fila di accuse contro la bont\u00e0 degli enti, contro la bont\u00e0 del mondo, contro la bont\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[109,119,159],"class_list":["post-25468","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-chiesa-cattolica","tag-dottrina","tag-giacomo-leopardi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25468","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25468"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25468\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25468"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25468"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25468"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}