{"id":25467,"date":"2007-03-30T03:04:00","date_gmt":"2007-03-30T03:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/03\/30\/gli-dei-mostruosi-venuti-dallo-spazio-letture-e-riflessioni\/"},"modified":"2007-03-30T03:04:00","modified_gmt":"2007-03-30T03:04:00","slug":"gli-dei-mostruosi-venuti-dallo-spazio-letture-e-riflessioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/03\/30\/gli-dei-mostruosi-venuti-dallo-spazio-letture-e-riflessioni\/","title":{"rendered":"Gli dei mostruosi venuti dallo spazio: letture e riflessioni"},"content":{"rendered":"<p><em>Riassunto del testo della conferenza tenuta dal prof. Francesco Lamendola a Oderzo, in Palazzo Foscolo (Via Garibaldi) il 30 marzo 2007, nel contesto delle manifestazioni di &quot;Oderzoinquieta&quot; (9 marzo-29 aprile 2007) per iniziativa della Fondazione Oderzo Cultura e del Comune di Oderzo.<\/em><\/p>\n<p>Esistenza strana, crepuscolare, anzi notturna quella dello scrittore Howard Phillips Lovecraft, nato a Providence, nel Rhode Island, nel 1890 e morto presso il Jane Brown Memorial Hospital della sua citt\u00e0 natale nel marzo del 1937, per un tumore all&#8217;intestino in fase avanzata, pochi giorn dopo il ricovero d&#8217;urgenza. Due genitori non precisamente equilibrati, visto che il padre, Winfield Scott (rappresentante di commercio), dopo una serie di gravi disturbi psichici, viene definitivamente interdetto e ricoverato in manicomio quando il bimbo ha soli tre anni (morir\u00e0 poi nel 1898, senza mai pi\u00f9 riacquistare la ragione); e che la madre, Sarah Susan Phillips, lo soffoca con le sue cure ansiose ed eccessive. Trasferitosi nella casa dei nonni, il bambino vi frequenta la ricca biblioteca e si forma, da autodidatta, una profonda ed eclettica cultura che spazia dalla letteratura e dalla filosofia alle scienze, specialmente chimica ed astronomia, tanto da allestire un proprio laboratorio chimico e da redigere dei bollettini scientifici, nel tempo stesso in cui si cimenta con i primi racconti e con le prime composizioni poetiche. Ancora pi\u00f9 infelice di Leopardi, forse anche a causa dello studio <em>matto e disperatissimo<\/em> comincia a soffrire di esaurimenti nervosi dall&#8217;et\u00e0 di soli dieci anni; a quindici anni batte la testa in seguito a una caduta e, da quel momento, comincia a soffirire di terribili mal di testa, che lo perseguiteranno tutta la vita. Come aspirante scrittore, il suo modello \u00e8 (come per l&#8217;altro grande scrittore americano dell&#8217;inquietudine, Ambrose Bierce) il Settecento inglese: di quel perido sono gli autori preferiti che, sotto la guida del nonno, &quot;scopre&quot; nella biblioteca di casa Phillips; e da essi acquisir\u00e0 quel caratteristico stile arcaicizzante (pi\u00f9 marcato nell&#8217;epistolario, ma rintracciabile anche nei racconti e nei romanzi della maturit\u00e0) sul quale egli stesso, talvolta, scherzava (possediamo, ad es., un ironico autoritratto che lo raffigura immerso nelle carte, in costume settecentesco e con tanto di parrucca incipriata). Dall&#8217;et\u00e0 di sedici anni collabora regolarmente con importanti riviste di astronomia, facendosi notare per la sua preparazione e per la sua acutezza di studioso (sostiene, ad es., l&#8217;esistenza del pianeta Plutone, inuito da alcuni astronomi e in particolare da Percival Lowell, ma non osservato direttamente fino al 1930); scrive anche un manuale di chimica inorganica, che andr\u00e0 perduto; e sembra collocarsi sul versante rigidamente empirista e positivista della ricerca scientifica, prendendo pi\u00f9 volte a bersaglio la &quot;ciarlataneria&quot; delle previsioni astrologiche. Dai diciotto anni cessa di frequentare il liceo, pi\u00f9 che mai imprigionato dalla madre (per influsso della quale brucia tutti i suoi racconti giovanili) sotto una campana di vetro. In compenso, incomincia a effettuare gite ed escursioni in luoghi remoti e isolati della Nuova Inghilterra, alla ricerca di antichi insediamenti e di &quot;tracce&quot; di perdute, misteriose civilt\u00e0 che faranno da sfondo a molte sue opere successive. La sua formazione culturale, pertanto, risente di un duplice e contrastante influsso: quello scientista e materialista, che lo porta a concepire l&#8217;idea di un universo meccanicistico, dominato da leggi matematiche e totalmente chiuso all&#8217;idea del trascendente; e una vena sognatrice, fantastica, &quot;romantica&quot;, che lo spinge a scrivere versi (per qualche anno riterr\u00e0 quella la sua vera vocazione di scrittore) e a vivere di sogni e fantasie circa un mondo lontano nel tempo (a cominciare dall&#8217;amato Settecento inglese) e nello spazio (immaginando una realt\u00e0 di universi paralleli che talvolta entrano casualmente in contatto con il nostro, e popolati da un vero e proprio Pantheon di divinit\u00e0 mostruose e minacciose, sempre pronte ad invadere la nostra dimensione. Queste divinit\u00e0, anzi, avevano dominato la Terra in tempi immemorabili (<em>in illo tempore,<\/em> direbbe lo storico delle religioni Mircea Eliade, ossia in un tempo mitico, preistorico nel senso di <em>anteriore<\/em> alla storia a noi nota) ed ora <em>sono sul punto di ritornarvi,<\/em> evocati mediante sacrileghi riti da una parte dell&#8217;umanit\u00e0, quella formata dai discendenti di innominabili incroci che avvennero fra umani ed extraterrestri. E qui il pensiero non pu\u00f2 non tornare a quel misterioso e inquietante passo dell&#8217;Antico Testamento (<em>Genesi,<\/em> VI, 1-4): <em>&quot;Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra e nacquero loro figli, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero&#8230; C&#8217;erano i giganti sulla terra a quel tempo &#8211; e anche dopo &#8211; quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell&#8217;antichit\u00e0, uomini famosi.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Nel 1913 viene notato dal direttore di una rivista amatoriale di narrativa ed entra cos\u00ec nel circiuito letterario, anche se ci vorranno ancora dieci anni perch\u00e9 incominci veramente a &quot;sfondare&quot;. Nel 1923, infatti, pubblica il racconto <em>Dagon<\/em> sul mensile dell&#8217;orrido <em>Weird Tales<\/em>, che poco dopo gli offrir\u00e0 addirittura la direzione; ma Lovecraft rifiuter\u00e0, non volendo trasferirsi a Chicago, ove ha sede la rivista. Molti suoi racconti vengono pubblicati a nome di facoltosi e ambiziosi dilettanti (tra i quali il famoso prestigiatore e illusionista Harry Houdini): infatti dal 1911, a causa di un tracollo finanziario, la famiglia di Lovecraft \u00e8 ridotta in povert\u00e0, e lo scrittore non uscir\u00e0 mai pi\u00f9 dalle strettezze economiche. Scrivere racconti che altri firmeranno \u00e8 un modo di sopravvivere; questo, per\u00f2, dopo la sua morte dar\u00e0 luogo a una grave difficolt\u00e0 filologica: quella di identificare i racconti da lui interamente scritti, ma non firmati; quelli scritti a quattro mani con altri autori; quelli, infine, ai quali egli ha fornito lo spunto, la trama, alcuni elementi narrativi; e di separarli da un gran numero di racconti spuri che, come \u00e8 accaduto anche ad autori altrettanto schivi ma assai pi\u00f9 grandi di lui (si pensi a Virgilio, ad es., e alla questione dell&#8217;<em>Appendix vergiliana<\/em>) subito incominciarono a girare con la sua firma, ma che in realt\u00e0 nulla hanno a che fare con il &quot;solitario di Providence&quot;).<\/p>\n<p>Intanto, Lovecraft fa il suo primo e unico tentativo di crearsi un&#8217;esistenza indipendente. Mortagli la madre nel 1921, era rimasto a vivere con le zie materne. Nel corso di una riunione di scrittori, aveva conosciuto una giovane ebrea di origine russa, vedova e di sette anni pi\u00f9 grande di lui; e, nel 1924, l&#8217;aveva sposata, trasferendosi nell&#8217;appartamento di lei a New York, nel quartiere di Brooklyn. Tentativco piuttosto goffo e di breve durata, reso ancor pi\u00f9 difficile dal trasferimento nella megalopoli caotica e tentacolare (che tanto colpir\u00e0 il Garc\u00eca Lorca di <em>Poeta en Nueva York<\/em>) e dal distacco dalla sua amatissima Providence e dal &quot;profumo&quot; arcaico del New England. In capo a due anni, Lovecraft lascia New York e la moglie e se ne torna a Providence, trasferendosi in un piccolo appartamento ove vivr\u00e0 ritiratissimo &#8211; uscendo, pare, quasi solo nelle ore notturne &#8211; e accudito dalla zia Lilian che, per amor suo, si \u00e8 trasferita al piano di sopra. Tormentato da angosce, nevrosi, insicurezze patologiche, vive pi\u00f9 che mai una vita da dostoevskiano <em>sottosuolo<\/em>, creatura allucinata e lunare, immerso in un clima da incubo da lui stesso evocato nei suoi terrificanti racconti..<\/p>\n<p>Nel 1927 ha gi\u00e0 scritto due romanzi brevi, che per\u00f2 non verranno pubblicati se non dopo la sua morte: <em>La ricerca dello sconosciuto Kadath<\/em> e <em>Il caso di Cxharles Dexter Ward<\/em>, cui seguir\u00e0, nel 1930, <em>Colui che sussurrava nelle tenebre<\/em> e, nel 1931, <em>Le montagne della follia<\/em> (che viene rifiutato dal nuovo direttore di <em>Weird Tales,<\/em> Farnsworth Wright), e via via una serie di racconti in cui sviluppa il cosiddetto <em>ciclo di Chtulhu,<\/em> ossia la saga degli d\u00e8i mostruosi cacciati nello spazio, e che dallo spazio cercano di tornare sulla Terra, restaurando fra gli umani la loro abominevole religione &#8211; fatta anche, inutile dirlo, di sacrifici umani e di magia nera.<\/p>\n<p>La sua vita, intanto, \u00e8 sempre pi\u00f9 solitaria e infelice. Dopo la morte della zia Lilian, nel 1932, non gli resta che la zia Annie; cerca, in compenso, di coltivare le relazioni umane attraverso un ricchissimo epistolario, in cui spende le sue magre risorse economiche. Si concede pure qualche viaggio (mai in Europa, per\u00f2, anzi mai fuori del Nord America), tra l&#8217;altro alla vecchia citt\u00e0 francese di Qu\u00e9bec, nel Canada, da cui torner\u00e0 con una relazione di quasi 150 pagine; e, pi\u00f9 tardi, in Florida, ove soggiorna per circa due mesi, ospite di un amico. Nel 1933 si trasferisce, con la zia Annie, in un mini-appartamento da cui non si muover\u00e0 pi\u00f9; come scrittore si sente inaridito, non scrive quasi pi\u00f9 nulla, prostrato anche dai giudizi negativi e dalle incomprensioni che accentuano la sua morbosa insicurezza e che lo fanno dubitare di s\u00e9. Nel 1935 un suo nuovo romanzo breve, <em>L&#8217;ombra venuta dal tempo,<\/em> \u00e8 ancora rifiutato dal direttore di <em>Weird Tales<\/em>; l&#8217;amico e corrispondente Robert Erwin Howard (autore, fra l&#8217;altro, del ciclo di <em>Conan il barbaro<\/em>) si suicida nel 1936, in un momento di scoraggiamento: Lovecraft \u00e8 sempre pi\u00f9 solo e sempre pi\u00f9 allucinato. Simile al protagonista di uno dei suoi migliori racconti, <em>I sogni nella casa stregata<\/em>, vive da tempo in una realt\u00e0 <em>altra,<\/em> popolata di immagini oniriche estremamente vivide, come se fosse scivolato in un&#8217;altra dimensione popolata di oscure presenze, di malefici incantesimi, di innominabili entit\u00e0, di ciclopiche architetture dalle geometrie non euclidee, di infausti presentimenti. Vive nell&#8217;incubo del ritorno immimente degli d\u00e9i mostruosi provenienti dallo spazio, interpretando &#8211; forse &#8211; come altrettanti, sinistri indizi una serie di coincidenze, di oscuri fatti di cronacha, di inspiegabili fenomeni fisici che proprio in quegli anni un oscuro studioso dell&#8217;insolito suo connazionale, Charles Fort, raccoglie pazientemente in migliaia e migliaia di schede corredate da articoli di giornale, ipotizzando che noi viviamo come trote in un vasca da cui, di tanto in tanto, esseri giganteschi e spaventosi prelevano qualche campione per i loro incomprensibili scopi. La morte lo coglie, dopo una malattia fulminante, il 15 marzo 1937, mentre il mondo si avvia verso l&#8217;apocalisse della seconda guerra mondiale e dell&#8217;olocausto nucleare.<\/p>\n<p>Dopo la morte di Lovecraft vi \u00e8 stata, graduale ma sicura, una vera e prooria <em>renaissance<\/em> della sua opera, sino a giungere, negli ultimi anni, a forme di vero e proprio &quot;culto&quot; da parte di un pubblico sempre pi\u00f9 attratto dalle tematiche dell&#8217;inquietudine e del terrore. Lovecraf, in verit\u00e0, non \u00e8 uno scrittore del terrore nel senso tradizionale della parola: \u00e8 uno scrittore originalissimo, che ha praticamente creato un nuovo genere letterario: lil &quot;gotico fantastico&quot;, utilizzando la fantascienza, la fantasy e il gotico vero e proprio. La sua vasta opera, che utilizza le vaste conoscenze scientifiche dell&#8217;auore non solo in fatto di astronomia e scienze naturali, ma anche di mitologia, letteratura, storia delle civilt\u00e0 antiche, forma un <em>corpus<\/em> unitario in cui ricorrono temi e situazioni correlati e, spesso, personaggi e perfino libri &quot;maledetti&quot;.<\/p>\n<p>Tra questi ultimi, il pi\u00f9 celebre \u00e8 senza dubbio il <em>Necronomicon<\/em>, un misterioso grimorio (o libro di evocazioni demoniache), scritto nel VII secolo da un poeta arabo pazzo dello Yemen, Abdul Alhazred, e tradotto pi\u00f9 tardi in Europa, ma del quale esisterebbero pochissime copie gelosamente custodite; una delle quali presso la Biblioteca dell&#8217;Universit\u00e0 Miskatonic Arkham, l&#8217;una e l&#8217;altra &#8211; la citt\u00e0 e l&#8217;ateneo: come il libro, del resto &#8211; create dalla fervida fantasia dell&#8217;autore. Si tratta di uno dei pi\u00f9 celebri <em>pseudobiblia<\/em> di tutti i tempi, come \u00e8 provato dalle innumerevoli richieste che biblioteche e librerie si son viste arrivare, negli ultimi decenni, da parte di cultori di occultismo e lettori di Lovecraft, convinti della sua reale esistenza. Lo stesso scrittore di Providence, in una lettera a un amico, aveva ammesso di esserselo completamente inventato, cos\u00ec come tutti gli altri elementi del &quot;ciclo di Ctulhu&quot; (che prende il nome da una delle orripilanti divinit\u00e0 del Pantheon blasfemo e gorgogliante; accanto a Yog-Sothot, Shub-Nigurrat, Nyarlathotep e numerose altre). Egli, infatti, affermava di credere in un rigoroso materialismo e in una sorta di determinismo a base scientifica, e di essersi dedicato all&#8217;evocazione dell&#8217;orrore soprannaturale solo per evasione: ma evasione da cosa, visto che non faceva che dare corpo e consistenza ai fantasmi che lo perseguitavano nella sua vita interiore fin da bambino? Casomai, si direbbe, per truffarsi in quegli orrori e raddoppiare, masochisticamente, le sue sofferenze e le sue angosce esistenziali.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che il <em>Necronomicon<\/em> \u00e8 frutto dell&#8217;inventiva di Lovecraft? C&#8217;\u00e8 chi ne dubita; tra gli altri, due studiosi del mistero del calibro di Luois Sprague de Camp e Colin Wilson. Il primo ha condotto delle ricerche lo hanno portato a entrare in possesso, in Irak, di un antico manoscritto che <em>porebbe<\/em> anche essere la versione originale del <em>Necronomicon<\/em>; il secondo, dopo approfonditi studi, \u00e8 giunto all&#8217;ipotesi che il padre di Lovecraft fosse un adepto della Massoneria egizia (quella fondata da Cagliostro e interamente basata sull&#8217;occultismo) e che, nella biblioteca di lui, il libro maledetto esistesse realmente, ossessionando la mente del figlio. Infine si pu\u00f2 ricordare che, secondo lo studioso americano L. Bryant, il <em>Necronomicon<\/em> altro non sarebbe che una deformazione del <em>Picatrix<\/em>, un testo realmente esistente di alchimia e medicina (e non di necromanzia), che fu tradotto in latino da Pico della Mirandola. Ma di tutto questo e dei problemi relativi al <em>Necronomicon<\/em> parler\u00e0, nella sua relazione, il prof. Mario Cenedese, per cui non ci dilungheremo oltre su tale argomento.<\/p>\n<p>Vogliamo per\u00f2 fare una considerazione di carattere generale. La teoria di Lovecraft sugli d\u00e8i spaziali \u00e8 basata sul potere evocatore di certe preghiere e di certi riti da parte degli esseri umani: per mezzo di essi, si pu\u00f2 aprire una sorta di &quot;porta&quot; interdimensionale, attraverso la quale le entit\u00e0 &quot;maledette&quot; sono in grado di penetrare nel nostro <em>continnuum<\/em> spazio-temporale (donde furono cacciate, in epoche immemorabili, da altri esseri &#8211; i cosiddetti &quot;Grandi Antichi&quot; &#8211; che li avrebbero &quot;esiliati&quot; negli <em>intermundia<\/em> siderali. L&#8217;idea che entit\u00e0 spirituali possano essere evocate e perfino &quot;create&quot; da un determinato orientamento psichico degli esseri umani, nonch\u00e9 dal compimento scrupoloso di riti ben precisi, \u00e8 un&#8217;idea tipicamente magica, propria non solo della magia dei cosiddetti &quot;primitivi&quot;, ma anche dei maghi c\u00f2lti del Rinascimento: Johann Reuchlin, Cornelio Agrippa di Nettesheim, Teofrasto Paracelso, John Dee, Gerolamo Fracastoro e Gerolamo Cardano. Inoltre \u00e8 un&#8217;idea che sembra ricollegarsi alla <em>Cabala,<\/em> poich\u00e8 il pensiero cabalistico pone una precisa relazione tra il potere dei nomi e la capacit\u00e0 di agire in maniera magica sulla realt\u00e0 naturale. Sbaglierebbero di grosso coloro i quali pensassero che tale idea di fondo sia stata abbandonata interamente al giorno d&#8217;oggi, con l&#8217;avvento della civilt\u00e0 &quot;moderna&quot;. Esperimenti parapsicologici tendono a dimostrare che il pensiero intensamente concentrato di un essere umano (o, a maggior ragione, di un gruppo interagente di esseri umani) \u00e8 in grado di evocare forze psichiche la cui natura non \u00e8 ben chiara, ma che sono in grado di agire anche sul piano fisico (se ne possono trovare ampi esempi nel celebre libro di Leo Talamonti <em>Universo proibito<\/em> e in molti altri testi similari). Non solo: pare che anche ambienti militari e dei servizi segreti di alcuni Stati si siano interessati a un tal genere di esperimenti, finanziandoli in apposite strutture finalizzate all&#8217;utilizzo dei poteri parapsicologici in chiave di dominio psichico a scopo militare e poliziesco. Se ne sarebbe occupato, fra gli altri, il medico americano (di origine croata) Andrija Puharich (noto, negli anni Settanta, come studioso e mentore del sensitivo israeliano Uri Geller), nel quadro di una vastissima ricerca parapsicologica, cui si sarebbero interessati anche insospettabili ambienti finanziari e dello stesso <em>establishment<\/em> scientifico, dediti all&#8217;uso assai disinvolto dell&#8217;iponosi, delle sedute medianiche e dei poteri occulti della mente. Scopo ultimo di tali ricerche sarebbe, secondo i ricercatori Lynn Picknett e Clive Prince (vedi il loro libro <em>Il complotto Stargate<\/em>, tr. it. Sperling &amp; Kupfer, 2002), instaurare un &quot;nuovo ordine mondiale&quot; basato sulla restaurazione del culto dei Nove D\u00e8i dell&#8217;antica citt\u00e0 egiziana di Eliopoli: Aton, Shu, Tefnut, Geb, Nut, Osiride, Iside, Seth e Nefti: proprio quelli che si sarebbero &quot;manifestati&quot; ad alcuni <em>media<\/em> nel corso degli esperimenti di Puharic. Certo, tale scenario pu\u00f2 apparire fantasioso, per non dire fantastico; tuttavia, prima di scartarlo con un&#8217;alzata di spalle, bisogna riflettere sul fatto che ambienti assai potenti del Pentagono e della CIA hanno speso tempo e denaro in lunghe ricerche nel campo del paranormale, e che in essi esistono logge e sette di tipo esoterico e para-religioso che non disdegnano di ricorrere a ogni mezzo (&quot;<em>il fine giustifica i mezzi<\/em>&quot;, diceva Machiavelli ne <em>Il Principe<\/em>) pur di assicurarsi il potere pi\u00f9 ampio possibile, manipolando l&#8217;opinione pubblica mediante un esteso controllo della stampa, della televisione, dell&#8217;editoria, nonch\u00e9 sul mondo della finanza e della politica. Non \u00e8 questa la sede per evocare le tesi del cosiddetto <em>complottismo<\/em>, di cui una forma &quot;estrema&quot; \u00e8 rappresentata dai voluminosi e scioccanti libri-inchiesta dell&#8217;inglese David Icke, mentre delle versioni pi\u00f9 &quot;moderate&quot; (e credibili) sono state proposte da ricercatori, anche italiani, quali Alfredo Lissoni, Giuseppe Cosco e Maurizio Blondet. Non \u00e8 di questo che vogliamo parlare; ma del fatto che restaurare una religione antichissima, basata sull&#8217;annuncio di un ritorno imminente degli extraterrestri (o, come nel caso di Lovecraft, <em>degli d\u00e9i<\/em> degli extraterrestri) potrebbe anche essere un progetto pensabile, e magari perseguibile, da parte di ambienti esoterici che, nella terminologia di Ren\u00e9 Gu\u00e9non e di Julius Evola, si potrebbero definire di &quot;contro-iniziazione&quot;: in parole semplici, di adepti della magia nera intesi a evocare forze spirituali sub-umane di natura demoniaca. Non \u00e8 necessario pensare che tali d\u00e8i esistano realmente, \u00e8 sufficiente, come dicevamo prima, che vi siano degli esseri umani disposti a credervi ciecamente, a prestarvi un vero e proprio culto, a evocarli mediante un apposito, rigoroso cerimoniale. Concludiamo questa riflessione ponendoci una domanda: H. P. Lovecraft non potrebbe essere stato travolto da forze minacciose ed aliene, da entit\u00e0 innominabili che aveva imprudentemente evocato proprio con la sua attivit\u00e0 di scrittore, subendone una vera e proria invasione psichica? Secondo Luigi Pirandello (ma anche secondo Miguel de Unamuno; per non parlare di Jos\u00e9 Luis Borg\u00e9s), i <em>personaggi<\/em> non vengono creati da uno scrittore, bens\u00ec portati alla luce; ma esistevano gi\u00e0, in qualche dimensione, da prima: forse, <em>da sempre.<\/em> Cervantes non ha &quot;inventato&quot; Don Chisciotte, n\u00e9 Goethe ha &quot;inventato&quot; Faust: essi hanno dato loro una forma, portandoli all&#8217;esistenza (letteraria: qualcosa come il <em>terzo mondo<\/em> di cui parlava il filosofo Karl Popper). Se \u00e8 cos\u00ec, allora anche Lovecraft non ha &quot;inventato&quot; Yog-Sothoth e Shub-Nigrurrath: li ha &quot;semplicemente&quot; evocati (mediante il <em>Necronomicon<\/em>?); ed ora essi sono gi\u00e0 qui, in mezzo a noi, nel nostro spazio-tempo. Chiaro, a questo punto, che ci troveremmo davanti a una delle pi\u00f9 mostruose operazioni di magia nera che si possano immaginare: poich\u00e9 gli d\u00e8i spaziali &quot;immaginati&quot; da Lovecraft sono, in realt\u00e0, orrendi d\u00e8moni; e la religione da lui descritta, sia pure sotto l&#8217;apparenza di esecrarla e condannarla, non sarebbe altro che satanismo nella sua forma pi\u00f9 blasfema. Resterebbe solo da vedere se Lovecraft fosse un adepto consapevole della contro-iniziazione, un servitore intenzionale delle forze del male, oppure se si sia trovato imprigionato, come tanti, tantissimi &quot;eroi&quot; dei suoi romanzi e racconti, nelle spire di un coinvolgimento terribile ma involontario, e costretto a prestare la sua opera a delle entit\u00e0 che di lui si servirono pi\u00f9 o meno come i &quot;Superiori Sconosciuti&quot; si servono di tanti sciocchi apprendisti stregoni che, alla base della piramide occultistica, prestano i loro zelanti uffici senza avere alcuna idea di chi li manovri in realt\u00e0.<\/p>\n<p>Se un tale pensiero vi risultasse un po&#8217; troppo inquietante e angoscioso (come era divenuto intollerabile per lo studente Walter Gilman, che in una Salem nebbiosa e popolata di paurose presenze giocava una disperata partita a scacchi con la terribile strega Keziah Mason, padrona di una &quot;porta&quot; interdimensionale), potete sempre consolarvi pensando che, in fondo, si tratta solo delle fantasie di un povero scrittore reso mezzo matto dalla nevrosi e dalla solitudine. Ma la civilt\u00e0 &quot;moderna&quot; di cui andiamo tanto fieri, e che, riponendo una fiducia totale nella tecnoscienza, ci conduce verso <em>le magnifiche sorti e progressive<\/em>, non soffre n\u00e9 di nevrosi, n\u00e9 di solitudine. Vero?<\/p>\n<p><strong>PICCOLA ANTOLOGIA<\/strong><\/p>\n<p>Tutte le citazioni seguenti sono tratte dall&#8217;antologia di H. P. Lovecraft intitolata <em>I mostri all&#8217;angolo della strada<\/em>, a cura di Fruttero e Lucentini, Milano, Mondadori, 1980.<\/p>\n<p>L&#8217;opera completa di H. P. Lovecraft (escluso l&#8217;epistolario) \u00e8 disponibile in due edizioni italiane: quella a cura di Giuseppe Lippi (Milano, Mondadori, 2002), in cinque volumi; e quella, pure in cinque volumi, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco (Roma, Newton Compton, 2004).<\/p>\n<p>Da <em>DAGON<\/em> (1917).<\/p>\n<p>&quot;Stavo cos\u00ec fantasticando su quel passato che superava ogni pi\u00f9 ardita teoria antropologica, mentre la luna creava bizzarri riflessi sull&#8217;acqua silenziosa, quando, improvvisamente, lo vidi.<\/p>\n<p>&quot;Con un solo lieve risucchio a testimonianza della sua emersione, la cosa incredibile sgusci\u00f2 fuori dall&#8217;acqua scura davanti ai miei occhi. Ciclopica e repellente, la mostruosa creatura si lanci\u00f2 verso il monolito, lo circond\u00f2 con le gigantesche braccia squamose, inclinando la testa orrenda e emettendo urla ritmiche. Penso di essere impazzito in quel momento.[&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;\u00c8 di notte che vedo l&#8217;essere incredibile, specialmente quando la luna calante \u00e8 falcata. Ho tentato la morfina, ma la droga mi ha dato sollievo soltanto al principio; pi\u00f9 tardi, non ha fatto che aggiungere la sua schiavit\u00f9 a quella del mostuoso ricordo. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;La mia fine \u00e8 prossima. Odo un rumore sordo alla porta, come se un&#8217;enorme mano viscida stesse premendo contro di essa&#8230; ma quella mano, mio Dio, non mi trover\u00e0&#8230; la finestra, la finestra!&quot;<\/p>\n<p>Da <em>IL RICHIAMO DI CTHULHU<\/em> (1926).<\/p>\n<p><em>&quot;<\/em>Penso che il destino degli uomini sarebbe ancor pi\u00f9 crudele di quanto gi\u00e0 sia, se la nostra mente non fosse incapace di mettere in rapporto tra loro tutte le cose che avvengono in questo mondo. La nostra vita si svolge nei confini di una pacifica isola d&#8217;ignoranza, circondata dagli oscuri mari dell&#8217;infinito, e non credo ci convenga spingerci troppo lontano da essa. Finora le scienze, progredendo nel campo d&#8217;azione proprio a ciascuna, non ci hanno arrecato troppo danno: ma un giorno o l&#8217;altro, quando infine si riuniranno le varie parti del sapere, oggi ancora sparse qua e l\u00e0, si presenter\u00e0 ai nostri occhi una visione talmente terrificante della realt\u00e0 e della terribile parte che noi abbiamo in essa, che se non impazziremo davanti a una simile rivelazione, tenteremo di fuggire quella vista mortale rifugiandoci nell&#8217;oscurit\u00e0 di un nuovo medioevo.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Ho conosciuto l&#8217;orrore dell&#8217;universo, e d&#8217;ora in avanti anche il cielo pi\u00f9 azzurro, i pi\u00f9 bei fiori di primavera saranno come veleno ai miei occhi. Ma non credo che vivr\u00f2 ancora molto a lungo. Finir\u00f2 come sono finiti mio zio e il povero Johansen: perch\u00e9 so troppe cose e il culto \u00e8 ancora vivo, mentre anche Chtulhu continua a vivere in quella voragine di pietra che \u00e8 il suo rifugio da milioni e milioni di anni, da quando ancora l&#8217;uomo non c&#8217;era e il sole era ancora giovane. Il mare ha di nuovo coperto la sua citt\u00e0 maledetta (la <em>Vigilant<\/em> navig\u00f2 in quelle acque dopo la tempesta di aprile, e non trov\u00f2 nulla) ma sulla terra i suoi ministri continuano a lanciare le loro urla agghiaccianti, danzando e uccidendo intorno ai monoliti sormontati da idoli, in luoghi solitari. Chi pu\u00f2 prevedere la fine di tutto questo? Ci\u00f2 che innalza pu\u00f2 sprofondare, ci\u00f2 che \u00e8 sprofondato pu\u00f2 risorgere. Esseri mostruosi vegliano e sognano nelle profondit\u00e0 delle loro dimore. E la rovina si sta infiltrando nelle ignare citt\u00e0 degli uomini.&quot;<\/p>\n<p>Da <em>IL COLORE VENUTO DALLO SPAZIO<\/em> (1927).<\/p>\n<p>&quot;A occidente di Arkham, dopo una sorta di barriera naturale formata da valli fitte di boschi che la scure non ha mai sfoltito, si estende una zona di aspre e selvagge colline, solcata da gole strette e oscure dove gli alberi crescono con bizzarre contorsioni, dove filtrano esili ruscelli che non conoscono la luce del sole. Sui declivi meno scoscesi sorgono vecchie fattorie, tozze costruzioni tappezzate di muschio che meditano eternamente sugli antichi segreti della Nuova Inghilterra, al riparo delle grandi cornici rocciose. Oggi queste case sono tutte vuote. I larghi camini vanno a poco a poco in rovina, e le pareti di legno si piegano pericolosamente sotto i tetti sfondati.<\/p>\n<p>&quot;I vecchi proprietari se ne sono andati, i forestieri non si stabiliscono volentieri da queste parti. Hanno cercato di installarvisi dei canadesi, degli italiani e alcuni polacchi, ma non vi sono rimasti a lungo. Ci\u00f2 che li ha allontanati, non \u00e8 qualcosa che essi abbiano potuto vedere, sentire o toccare, \u00e8 ci\u00f2 che hanno potuto immaginare. \u00c8 un paesaggio carico di un&#8217;atmosfera ostile, funesta, che non concede sogni riposanti. Basta questo, evidentemente, ad allontanare i nuovi venuti, poich\u00e9 Ammi Pierce non ha mai parlato a costoro dei &#8216;giorni strani&#8217;.<\/p>\n<p>&quot;Da molti anni Ammi non ha pi\u00f9 la testa completamente a posto. \u00c8 il solo che sia rimasto l\u00ec, l&#8217;unico che ogni tanto osi parlare dei giorni strani: ma dimostra tanto coraggio solo perch\u00e9 la sua casa \u00e8 a due passi dai campi aperti e dalle strade frequentate intorno ad Arkham.<\/p>\n<p>&quot;Un tempo, una strada che correva per queste colline e queste valli, tagliava in linea diretta quella che oggi si chiama la landa folgorata; poi, dato che la gente non la utilizzava pi\u00f9, ne venne tracciata un&#8217;altra molto pi\u00f9 a sud. Nel sottobosco, sotto gli sterpi e i rovi, accade talvolta di trovare le tracce della vecchia strada, e certi tratti emergeranno ancora quando met\u00e0 dell vallata sar\u00e0 stata inondata per formare il grande bacino idrico. Allora i grandi alberi saranno abbattuti, e la landa folgorata dormir\u00e0 per sempre coi suoi misteri sotto le acque profonde.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Non chiedetemi la mia opinione: vi risponderei che non so niente.<\/p>\n<p>&quot;Del resto io ho raccolto solo la testimonianza di Ammi, poich\u00e9 la gente di Arkham si rifiuta di parlare dei &#8216;giorni strani&#8217;, e i tre professori che esaminarono l&#8217;aerolito e il globulo colorato, sono morti da qualche anno. Credo di poter affermare che la pietra caduta dal cielo contenesse altri globuli. Uno di questi si \u00e8 nutrito di tutti gli organismi viventi della landa folgorata prima di rientrare negli spazi interplanetari, ma dev&#8217;essercene un secondo, ancora nascosto nel pozzo, poich\u00e9 mi rendo conto che la luce solare al di sopra di quella nera bocca spalancata non ha affatto un colore normale.<\/p>\n<p>&quot;Qualunque sia la cosa pronta a sprizzar fuori dal fondo del pozzo, per il momento essa deve essere in qualche modo prigioniera. Sar\u00e0 forse avvinta alle radici di quegli alberi che protendono i loro rami nell&#8217;aria come artigli? Secondo una delle dicerie di Arkham, grosse catene rilucono e si agitano in quei luoghi, la notte.<\/p>\n<p>&quot;Dio solo sa di che cosa si tratta!&quot;.<\/p>\n<p>Da <em>L&#8217;ORRORE DI DUNWICH<\/em> (1928).<\/p>\n<p>&quot;Chi traversa, diretto a nord, il Massachusetts centrale, arriva a un certo puto davanti al Picco di Aylesbury. Qui, subito dopo i Dean&#8217;s Corners, la strada si biforca; e il viaggiatore che per sbaglio prenda a sinistra invece che a destra, si trova ben presto in un luogo strano e solitario. Il livello del terreno sale, e tra i due muriccioli di pietra, coperti di rovi polverosi, la strada si fa sempre pi\u00f9 tortuosa e stretta. Gli alberi dei boschi vicini sembrano troppo grandi, e i rovi e le erbacce crescono con un rigoglio insolito per una regione abitata. I pochi campi coltivati che s&#8217;incontrano, appaiono d&#8217;altra parte singolarmente brulli; mentre le case sparpagliate qua e l\u00e0 hanno tutte una sorprendente apparenza di vecchiaia, squallore e disfacimento. Senza sapere perch\u00e9, si esita a chiedere indicazioni alla rozza gente che ogni tanto s&#8217;intravede sui gradini diroccati o sui pietrosi campi in pendio. Queste figiure sono cos\u00ec silenziose e furtive che ci si sente come davanti a cose proibite, con le quali sarebbe meglio non aver nulla a che fare. Quando la strada scavalca un&#8217;altura, e al di sopra della fitta boscaglia appaiono le colline, l&#8217;impressione di disagio aumenta.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Improvvisamente il sole parve impallidire senza l&#8217;intervento di alcuna nube. Era un fenomeno singolarissimo, e fu notato da tutti. Si ud\u00ec anche un sordo brontolio dietro le colline, e un rumore di tuono che giungeva dall&#8217;alto. Un lampo balen\u00f2 in lontananza, e gli uomini stupefatti cercarono invano nel cielo i segni del temporale. Il canto degli uomini di Arkham era adesso chiaramente udibile, e Sawyer vide col binocolo che tutti e tre alzavano ritmicamente le braccia.<\/p>\n<p>&quot;Poi, a un tratto, si lev\u00f2 quella voce profondissima, cavernosa, rauca, che non abbandon\u00f2 mai la memoria di coloro che la udirono. Nessuna gola umana avrebbe mai potuto emetterla, ed \u00e8 perfino errato chiamarla voce, perch\u00e9 pi\u00f9 che all&#8217;orecchio, il suo spaventoso e bassissimo timbro parlava alle oscure sedi dell&#8217;inconscio e del terrore; ma somigliava a una voce in quanto, seppure vagamente, i suoni in cui si articolava erano <em>parole.<\/em> Erano suoni immensi, profondi come i boati e i tuoni che ad essi facevano eco, e l&#8217;essere che li emetteva sembrava nello stesso tempo lontano e vicinissimo.&quot;<\/p>\n<p>Da <em>COLUI CHE SUSSURRAVA NELLE TENEBRE<\/em> (1930).<\/p>\n<p>&quot;Per me, la faccenda incominci\u00f2 con i grandi allagamenti che si produssero nel Vermont al principio di novembre del 1927. A quell&#8217;epoca insegnavo letteratura inglese alla Miskatonic University ad Arkham, nel Massachusetts, ed ero appassionato del folklore della Nuova Inghilterra. Fra le storie che riempivano i giornali a proposito dell&#8217;inondazione, apparvero bizzarre notizie di creature sconosciute che erano state viste galleggiare sulle acque di alcuni fiumi in piena.&quot;[&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Il vecchio folklore della regione, quasi dimenticato dalla generazione attuale, aveva un carattere molto particolare, avendo subito l&#8217;influenza dei racconti indiani che l&#8217;avevano preceduto. Bench\u00e9 non avessi mai visitato il Vermont, io lo conoscevo a fondo, grazie alla rarissima monografia di Eli Davenport, particolarmente ricca di documenti di fonte orale forniti dagli abitanti di quello stato prima del 1839. Quei documenti coincidevano con alcuni racconti che io stesso avevo udito dalla bocca di vecchi montanari del New Hampshire. Gli uni e gli altri menzionavano una razza di esseri mostruosi che si nascondevano negli oscuri boschi sopra le colline meno accessibili, e in fondo alle valli dove passavano dei corsi d&#8217;acqua di misteriosa provenienza. Li si vedeva raramente, ma qualche prova della loro esistenza era stata scoperta da chi si era avventurato sui picchi pi\u00f9 alti, o in gole scoscese che perfino i lupi evitavano.<\/p>\n<p>&quot;Strane impronte di piedi o di artigli erano state trovate sulla riva dei ruscelli o in tratti di terreno argilloso, come pure curiosi circoli di pietre attorno ai quali l&#8217;erba era stata strappata. Sul fianco delle colline c&#8217;erano inoltre delle caverne inesplorate il cui ingresso era stato chiuso con rocce che non si trovavano l\u00ec accidentalmente: un gran numero di impronte conducevano verse quelle caverne e se ne allontanavano (senza che si potesse dire, data la loro stranezza, quali fossero volte in un senso e quali nell&#8217;altro). Infine, ed era la cosa pi\u00f9 paurosa, c&#8217;erano mostruose creature che i montanari di tanto in tanto intravedevano nella penombra di vallate lontane o nel cuore di fitti boschi situati su pendii inaccessibili.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;&#8217;<em>Signor Wilmarth, rimettetevi a sedere, prego&#8230;Ecco, s\u00ec. Non c&#8217;\u00e8 ragione che vi spaventiate&#8230; Sono un essere umano esattamente come voi, ma il mio corpo \u00e8 a pi\u00f9 di cinque chilometri da qui, all&#8217;interno della Round Hill. Io sono qui con voi: il mio cervello \u00e8 in questo cilindro, e io vedo, sento e parlo come voi.<\/em> [&#8230;] <em>Naturalmente, sono uno degli uomini che hanno concluso un patto d&#8217;alleanza con i nosri visitatori dello Spazio di fuori, ce ho incontrato per la prima volta sull&#8217;Himalaia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ho gi\u00e0 visitato molte delle loro basi, di cui alcune in altre galassie, e due fuori del nostro stesso cosmo. Una parte infinitesima delle conoscenze che ho potuto cos\u00ec acquistare, renderebbe felice il pi\u00f9 ambizioso degli scienziati. Per questo mi auguro di tutto cuore che accettiate di unirvi al signor Akeley per accompagnarmi. I nostri visitatori hanno un vivo desiderio di conoscere uomini di scienza come voi, per mostrargli i grandi abissi che la maggior parte di noi ha dovuto accontentarsi di sognare. Il primo contatto con loro pu\u00f2 apparire strano, ma so che voi non ve ne preoccuperete eccessivamente.&quot;<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Fu allora che notai perla prima volta, fra le pieghe dell&#8217;ampia vestaglia, tre oggetti che gli incaricati dell&#8217;inchiesta non ritrovarono durante la perquisizione dei luoghi. La loro natura non aveva in se stessa niente di particolarmente orribile, ma trassi dalla loro presenza una terrificante conclusione. Ancora oggi, ho dei momenti di dubbio, dei momenti in cui approvo quasi lo scetticismo di quelli che riducono tutta la mia avventura a un sogno o un&#8217;allucinazione.<\/p>\n<p>&quot;Quei tre oggetti, eseguiti con estrema abilit\u00e0, erano provvisti di attacchi di metallo destinati a fissarli su strutture organiche circa le quali non so formulare alcuna ipotesi. Vorrei credere anch&#8217;io di averli sognati, quegli oggetti di cera! Ma so che non \u00e8 cos\u00ec&#8230;<\/p>\n<p>&quot;Gran Dio! Quell&#8217;essere che sussurrava nelle tenebre, circondato da un&#8217;aura di vibrazioni, e quell&#8217;odore di muffa!&#8230; Quell&#8217;orrendo ronz\u00eco. E durante tutto quel tempo, all&#8217;interno di quel cilindro nuovo, sullo scaffale&#8230; Akeley&#8230; Akeley, gi\u00e0 <em>ridotto<\/em>!&#8230;<\/p>\n<p>&quot;Poich\u00e9, chiunque fosse l&#8217;essere mostruoso che m&#8217;aveva parlato dalla poltrona, quegli oggetti non erano altro che le mani e la faccia di Henry Wentworth Akeley.&quot;<\/p>\n<p>Da <em>LA MASCHERA DI INNSMOUTH<\/em> (1931).<\/p>\n<p>&quot;Malgrado la sua estensione e la densit\u00e0 delle costruzioni, la citt\u00e0 rivelava a prima vista un&#8217;assenza di vita ben poco accogliente. Dal groviglio dei camini salivano rari fili di fumo. Tre campanili neri ormai in rovina si stagliavano contro il cielo dalla parte del mare. La cima di uno di essi era mezzo crollata, e grandi occhiaie nere si aprivano nei punti dove avrebbero dovuto esserci dei quadranti di orologio. Il gran numero di tetti incurvati e sghembi denotava che le travi di molte case erano tarlate; e a mano a mano che ci avvicinavamo, vidi che molte di esse erano sprofondate. C&#8217;erano anche delle grandi ville quadrate dell&#8217;epoca di re Giorgio, provviste di belvedere e di gallerie e balaustrate. Si trovavano per la maggior parte lontano dal mare: due o tre sembravano in ottimo stato. Ai loro piedi s&#8217;intravedevano le rovine arrugginite della ferrovia abbandonata che congiungeva una volta Innsmouth a Rowley.<\/p>\n<p>&quot;Lo sfacelo era particolarmente manifesto nei dintorni immediati del lungomare, ma, nel centro dello stesso rione, scorsi la bianca torretta di un edificio in mattoni molto ben conservato, che aveva l&#8217;aria di una piccola fabbrica. Il porto, da molto tempo insabbiato, era protetto da una vecchia diga di pietra sulla quale distinsi le sagome sedute di alcuni pescatori. Alla sua estremit\u00e0 si ergevano le rovine di un faro.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Una o due volte vidi degli individui dall&#8217;aria apatica intenti a lavorare certi giardinetti rachitici o a cercare dei mitili sulla spiaggia, e dei bambini con viso scimmiesco giocare sulla soglia delle case. Quella gente era ancora pi\u00f9 inquietante dei lugubri edifici in cui viveva, poich\u00e9 ognuno aveva delle particolarit\u00e0 di tratti o di atteggiamento che mi dispiacquero istintivamente, non saprei dire perch\u00e8. Per un attimo pensai che il loro fisico mi suggeriva un&#8217;inmmagine gi\u00e0 vista in altre circostanze particolarmente tristi o paurose; ma quello pseudo ricordo si dilegu\u00f2 subito. [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Davanti a me s&#8217;innalzava una grande costruzione ornata di colonne, il cui intonaco un tempo bianco si andava staccando in pellicole grigiastre. Sul frontone stentai a leggere l&#8217;iscrizione incisa in lettere d&#8217;oro su fondo nero: <em>Ordine esoterico di Dagon.<\/em> Mentre ero intento a decifrare i caratteri semicancellati, la mia attenzione fu attratta dai rintocchi rauchi di una campana e mi sporsi subito al finestrino.<\/p>\n<p>&quot;I suoni provenivano da una chiesa di pietra in stile pseudogotico, con un campanile basso e tozzo, chiaramente pi\u00f9 antica della maggior parte delle case, la cui cripta, stranamente alta, era munita di finestra con le imposte chiuse. Le sfere dell&#8217;orologio mancavano, ma calcolai che quei rintocchi dovevano annunciare le undici. Poi, di colpo, smisi di pensare a che ora era, perch\u00e9 un&#8217;apparizione brevissima, e tuttavia di un&#8217;intensit\u00e0 folgorante, mi riemp\u00ec di un orrore insipegabile prima ancora che avessi avuto il tempo di capire di che cosa si trattava. La porta della cripta era aperta su un rettangolo di tenebre. Nel momento in cui guardavo, una figura attravers\u00f2, o sembr\u00f2 attraversare, quello sfondo buio, lasciandomi negli occhi un&#8217;immagine da incubo tanto pi\u00f9 sconvolgente in quanto, a un&#8217;analisi attenta, non rivelava assolutamente nulla di angoscioso.&quot;<\/p>\n<p>Da <em>LA COSA SULLA SOGLIA<\/em> (1933).<\/p>\n<p>&quot;Chesuncoock si trova vicino alla zona boscosa pi\u00f9 settentrionale, pi\u00f9 interna e meno esplorata del Maine, e ci volle una giornata intera di continui sobbalzi, attraverso un paesaggio irreale e minaccioso, per raggiungerla in auto. Trovai Derby in una cella del posto di polizia, che si dibatteva tra apatia e delirio. Mi riconobbe subito e m&#8217;invest\u00ec con un torrente di parole insensate e quasi senza nesso: &quot;<em>Dan&#8230; sia lodato il cielo! Il pozzo degli shoggot&#8230; in fondo a seimila gradini&#8230; L&#8217;abominio degli abomini&#8230; mai avevo permesso che mi ci portasse, e poi mi sono trovato l\u00e0&#8230; Shub-Nigurrath! La forma si alzava dall&#8217;altare, ed erano in cinquecento a urlare&#8230; la cosa incappucciata gemeva: &#8216;Kamog! Kamog!&#8217; Era il nome segreto del vecchio Ephraim nella congrega&#8230; E io ero l\u00e0 dove lei aveva promesso di non portarmi mai&#8230;Solo un minuto prima mi trovavo ancora nella mia biblioteca&#8230; e poi ero l\u00e0 dove lei era andata con il mio corpo&#8230; nel luogo pi\u00f9 blasfemo che esiste, nel pozzo maledetto dove incomincia il regno delle tenebre e la sentinella custodisce il cancello&#8230; Ho visto uno shoggoth che cambiava forma&#8230; Non ce la faccio pi\u00f9&#8230; la uccider\u00f2 se mi ci manda ancora&#8230; Uccider\u00f2 quell&#8217;essere&#8230; Lei, lui, esso&#8230; Lo uccider\u00f2 con le mie stesse mani.<\/em> [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;<em>Il peggio era<\/em> &#8211; continuava Derby nel suo delirio <em>&#8211; che Asenath stava aggrappandosi a lui ogni volta pi\u00f9 a lungo. Voleva essere un uomo, per avere pi\u00f9 grandi poteri, e questa era la ragione per cui s&#8217;impossessava del suo corpo. Aveva capito che vi era in lui un cervello ben fatto unito a una debole volont\u00e0. Un giorno o l&#8217;altro l&#8217;avrebbe cacciato dal suo corpo e l&#8217;avrebbe lasciato chiuso per sempre nel suo: in quell&#8217;involucro femminile che non era neppure del tutto umano. S\u00ec, ora egli sapeva varie cose della stirpe di Innsmouth. Vi erano stati traffici con cose venute dal mare, traffici orrendi&#8230; Il vecchio Ephraim conosceva il segreto, e quando era diventato vecchio aveva fatto una cosa orrenda per mantenersi in vita&#8230;&quot;<\/em>[&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Come posso dirmi sicuro che quell&#8217;essere \u00e8 morto? So bene che il giorno dopo, non appena uscito dalla mia prostrazione e in grado di camminare, andai al manicomio e lo ammazzai a rivoltellate, per amore di Edward e del mondo intero. Ma posso sentirmi al sicuro finch\u00e9 non sar\u00e0 cremato? Ne conservano il corpo per l&#8217;autopsia, e io dico invece che devono cremarlo. Devono cremarlo subito, senza perdere altro tempo, <em>quel corpo che non era di Edward Derby quando gli ho sparato.<\/em> Perch\u00e9 posso essere io, la prossima vittima.<\/p>\n<p>&quot;Ma no! La mia volont\u00e0 non \u00e8 debole, e io non permetter\u00f2 che venga minata dai terrori che le si agitano intorno! Ephraim, Asenath, Edward&#8230; una vita sola. Chi, ora? No, io <em>non<\/em> sar\u00f2 tirato fuori dal mio corpo&#8230;! Io <em>non<\/em> cambier\u00f2 la mia anima con quel cadavere crivellato di colpi al manicomio!&#8230;&quot;<\/p>\n<p>Da <em>L&#8217;ABITATORE DEL BUIO<\/em> (1935).<\/p>\n<p>&quot;Introdottosi con facilit\u00e0 per il varco, Blake incominci\u00f2 a procedere fra l&#8217;aggrovigliata vegetazione dello spiazzo abbandonato. Qua e l\u00e0 un cippo funebre in rovina attestava che un tempo &#8211; un tempo molto lontano, constat\u00f2 Blake &#8211; si facevano inumazioni in quel luogo. E la chiesa, che ora gli stava davanti, lo opprimeva con tutta la sua mole. Ma Blake si fece coraggio e avanz\u00f2 a tentarne le tre grandi porte sulla facciata. Erano tutte solidamente chiuse. Allora and\u00f2 in cerca di un altro accesso, girando attorno alla ciclopica costruzione. Non era sicuro nemmeno ora di voler entrare in quel cono d&#8217;ombra e di abbandono, ma la stranezza del luogo lo attraeva in modo tale da farlo agire quasi automaticamente.<\/p>\n<p>&quot;Nella parte posteriore dell&#8217;edificio una finestra del sotterraneo, non chiusa e senza sbarre, gli offerse l&#8217;apertura adatta. Blake scrut\u00f2 nell&#8217;interno e vide un abisso di ragnatele e di polvere che ne ammorbidiva i contorni. I resti arrugginiti di una caldaia per caloriferi provavano che fino alla met\u00e0 dell&#8217;epoca vittoriana la chiesa era frequentata e tenuta in efficienza. [&#8230;]&quot; Al pianterreno l&#8217;esplorazione fu pi\u00f9 rapida. Tutte le porte interne erano aperte e si poteva passare liberamente da un vano all&#8217;altro. La navata gigantesca presentava un aspetto fantasmagorico: i banchi, l&#8217;altare, il pulpito a forma di clessidra, il baldacchino che gli stava sopra, tutto era coperto da cumuli di polvere; enormi cordoni di ragnatele si tendevano fra gli archi acuti della galleria e avviluppavano le colonne. Dalle finestre annerite dell&#8217;abside la luce del sole al tramonto veniva a posarsi, plumbea e spaventosa, su quella muta desolazione.<\/p>\n<p>&quot;Le vetrate dipinte erano cos\u00ec sporche di fuliggine che a stento se ne potevano decifrare le figurazioni e i simboli, ma quel poco che si riusciva a vedere non era molto piacevole. Le rare figure di santi avevano un aspetto assai discutibile e su una delle finestre appariva soltanto una zona scura contornata da strane spirali. Blake ne distolse lo sguardo e lo pos\u00f2 sull&#8217;altare: anche la croce, in un viluppo di ragnatele, non era del solito tipo: sembrava assomigliare piuttosto a una svastica.<\/p>\n<p>&quot;Poi, in una stanza della sagrestia presso l&#8217;abside, Blake trov\u00f2 un tavolo tarlato e degli scaffali alti fino al soffitto pieni di libri ammuffiti. Qui per la prima volta le sue indefinibili apprensioni trovarono un fondamento precisabile e obiettivo: i titoli di quei libri erano molto significativi per lui. Alludevano a foschi e antichissimi culti di cui mai tra gente sana si sente parlare, o di cui si ha notizia soltanto attraverso furtivi e timorosi bisbigli: le pi\u00f9 ambigue forme e i pi\u00f9 allucinanti segreti che si siano tramandati fino a noi dai primordi dell&#8217;umanit\u00e0, e anzi da tempi favolosi in cui l&#8217;uomo non esisteva ancora. Blake stesso ne aveva letti parecchi: una versione latina dell&#8217;aborrito <em>Necronomicon,<\/em> il sinistro <em>Liber Ivonis,<\/em> l&#8217;infame <em>Cultes des Goules<\/em> del conte d&#8217;Erlette, gli <em>Unaussprechlichen Kulten<\/em> di von Junz e il diabolico <em>De Vermis Misteriis<\/em> del vecchio Ludwig Prinn. Ma ve n&#8217;erano altri ch&#8217;egli conosceva solo indirettamente o non conosceva affatto: i <em>Manoscritti Pnakotici,<\/em> il <em>Libro di Dzyan<\/em> e un decrepito volume in caratteri del tutto indecifrabili, ma con simboli e diagrammi chiarissimi e orrendi per uno studioso di scienze occulte.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Esplorato il pianterreno, Blake dovette ripercorrere la spettrale navata per giungere fino all&#8217;atrio dove aveva visto una porta e una scala.Con tutta probabilit\u00e0 esse conducevano alla torre e alla guglia che gli erano tanto familiari a distanza. Non fu piacevole salire: la polvere densa e le molte tele di ragno nello spazio ristretto davano un senso di soffocazione. La scala era a spirale, con alti e stretti gradini di legno. Di quando in quando Blake passava davanti a una finestra annerita che guardava sulla citt\u00e0 sottostante. Bench\u00e9 non avesse visto nessuna fune dabbasso, si aspettava di trovare una o pi\u00f9 campane nell&#8217;alto della torre dove il cannocchiale gli aveva mostrato tante volte le strette finestre schermate. Ma lo aspettava una delusione: raggiunta la cima della scala, si trov\u00f2 su una cella campanaria non solo sprovvista di campane, ma chiaramente adibita a scopi del tutto diversi.<\/p>\n<p>&quot;La stanza, un quadrato di circa cinque metri, era fiocamente illuminata da quattro finestre a ogiva, un vano su ogni lato, munito di vetri e di persiane. Queste ultime erano state ulteriormente oscurate con spesse tavole di legno, ma sia le tavole che le stecche delle persiane erano in gran parte imputridite e cadute. Nel centro della stanza si ergeva un pilastro di pietra curiosamente squadrato, alto poco pi\u00f9 di un metro e largo circa settanta centimentri, scolpito rozzamente su ogni lato con geroglifici bizzarri e del tutto indecifrabili. Sul pilastro stava una scatola metallica di forma singolarmente asimmetrica, col coperchio ribaltato. Nel suo interno, sotto un annoso strato di polvere, stava qualcosa di ovoidale o irregolarmente sferico, del diametro di dieci centimetri circa. Quasi in cerchio intorno al pilastro vi erano, ancora in buon stato, sette sedie dall&#8217;alto schienale gotico e dietro di queste, lungo le pareti a pannelli scuri, sette colossali figure nere che ricordavano in modo impressionante i megaliti misteriosi dell&#8217;isola di Pasqua. In un angolo della stanza una scala incassata nel muro arrivava fino al soffitto, dove una botola chiusa immetteva nella guglia sovrastante.&quot; [&#8230;]<\/p>\n<p>&quot;Intanto, senza rendersene conto, il suo sguardo si era posato di nuovo sulla pietra e, sotto lo strano influsso di questa, la sua mente si era nuovamente abbandonata a un nebuloso flusso di visioni: teorie di esseri togati e incappucciati dalle fattezze non umane, deserti senza fine irti di monoliti che giungevano fino al cielo, torri e mura in buie profondit\u00e0 sottomarine e vortici di spazio dove fluttuavano banchi di nebbia nera su uno sfondo rutilante di foschia purpurea. Ma, soprattutto, un golfo di oscurit\u00e0 infinita, in cui forme solide o quasi solide si palesavano quasi solo per effetto del loro stesso moto ventoso. Col fiato mozzo, Blake distolse gli occhi dalla pietra, conscio di una presenza estranea e incorporea che gli stava vicino e lo sorvegliava con orribile attenzione. Si sentiva impedito da qualcosa &#8211; qualcosa che non era nella pietra ma che attraverso la pietra lo aveva guardato &#8211; qualcosa che continuava ad osservarlo con una facolt\u00e0 conoscitiva che non era quella della vista. Evidentemente il luogo stava impessionandolo sempe di pi\u00f9, cosa pi\u00f9 che comprensibile, data la raccapricciante scoperta. Anche il sole stava scomparendo e non vi era modo di far luce. Era necessario andarsene al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p>&quot;Fu allora, mentre gli si addensavano le ombre del crepuscolo, che gli parve di vedere nel cristallo una debole luminescenza.. Aveva tentato di non guardare pi\u00f9 da quella parte, ma un impulso oscuro lo aveva costretto a farlo di nuovo. Si trattava di fosforescenza radioattiva? Cosa dicevano le note del morto riguardo al <em>Trapezoedro Lucente<\/em>? Come spiegare quel luogo abbandonato, ricetto di un male cosmico? Che cosa vi era avvenuto o che cosa poteva ancora esserci nascosto nel buio? Ora gli pareva di avvertire anche un vago fetore. Lo sentiva giungere da un pubto non lontano, ma non riusciva a individuarne la fonte. Allora afferr\u00f2 il coperchio della scatola e lo abbass\u00f2 con un gesto deciso. Il coperchio gir\u00f2 facilmente sulla cerniera e si chiuse sulla inequivocabile luminosit\u00e0 della pietra.&quot;<\/p>\n<p>Da <em>LA FINESTRA DELLA SOFFITTA<\/em> (1957).<\/p>\n<p>&quot;Ora so che cosa sapeva mio cugino. Bastava che avessi seguito fedelmente le sue istruzioni, e mi sarebbe stata risparmiata questa conoscenza; avrei potuto continuare a credere in un&#8217;illusione, in un&#8217;allucinazione. Ora so invece che il vetro opaco della fnestra, nella stanza sotto il tetto, era una porta: una porta su altre dimensioni, su tempi e spazi estranei al nostro mondo; una porta su recessi remoti, ma che possono diventare vicinissimi, in cui mostri e deit\u00e0 dai nomi orrendi si celano sempre in attesa di sorgere ancora; una porta aperta da questo mondo sugli altri, ma anche &#8211; ecco il tremendo pericolo temuto da Wilbur! &#8211; dagli altri mondi su questo. Il vetro venuto da Leng, o dalle Iadi (non ho mai saputo dove mio cugino l&#8217;avesse preso) poteva essere ruotato nella sua cornice e non era soggetto ad alcuna legge terrestre. Soltanto il movimento della Terra sul proprio asse influiva sulla sua direzione. Se non lo avessi infranto, avrei davvero scatenato sul mondo un flagello terribile, evocandolo involontariamente, per mia ignoranza e curiosit\u00e0, da altre dimensioni.&quot;<\/p>\n<p>Da <em>NYARLATOTHEP<\/em> (1921).<\/p>\n<p>&quot;Il mio gruppo fu risucchiato verso l&#8217;aperta campagna. Ora sentivamo un gelo che era anche, ma non era soltanto, quello dello sgomento e del terrore. E infatti, avanzando ancora, scorgemmo d&#8217;un tratto intorno a noi l&#8217;infernale luccichio della neve. Inesplicabile neve, intatta, spazzata verso un&#8217;unica direzione: verso un nero abisso, che appariva ancora pi\u00f9 nero per contrasto con le sue pareti scintillanti. Io ero l&#8217;ultimo del mio gruppo, e vidi gli altri scomparire ad uno ad uno nel baratro. Sull&#8217;orlo indugiai ancora, o mi parve di indugiare. Il nero crepaccio, tra le nevose pareti dai riflessi verdastri, era orrendo. Ma non mi fu possibile protrarre quell&#8217;illusione di sosta. Come chiamato da quelli che erano andati avanti, e insieme sospinto da titaniche raffiche di neve, mi gettai nel vortice cieco dell&#8217;inimmaginabile.<\/p>\n<p>&quot;Se caddi con un urlo inconsapevole oppure in un muto delirio, soltanto gli dei che furono potrebbero dire. Io non sono pi\u00f9 che l&#8217;ombra, ormai, di un&#8217;ombra che si contorce in mani che non sono mani, che rotea cieca oltre le spettrali notti di una creazione putrescente, fra cadaveri di mondi morti, con piaghe che furono citt\u00e0, venti sepolcrali che spazzano pallide stelle e ne attenuano il chiarore. E oltre i mondi, vaghi fantasmi di cose mostruose; templi nefandi dalle gigantesche colonne che poggiano su rocce senza nome al di sotto dello spazio, e che raggiungono vuoti vertiginosi al di sopra delle sfere di luce e di buio. E onnipresente, incessante, in questo repugnante cimitero dell&#8217;universo, il sordo rullio dei tamburi e il monotono lamento dei flauti blasfemi che qualcuno suona ancora in inconcepibili stanze senza luce, al di l\u00e0 del tempo, e al cui ritmo danzano goffi, tenebrosi e giganteschi, gli ultimi d\u00e8i: i ciechi muti stolidi mostri la cui anima \u00e8 Nyarlatothep.&quot;<\/p>\n<p>Altre letture consigliate:<\/p>\n<p>-LOVECRAFT, H. P., _3Cem>I miei orrori preferiti,<\/em> Roma, Newton &amp; Compton, 1994.<\/p>\n<p>-LOVECRAFT, H. P., _3Cem>Il vento delle stelle,<\/em> Roma, Ed. Agpha Press, 1998.<\/p>\n<p>&#8211; (a cura di A. Derleth), <em>I miti di Ctulhu,<\/em> Roma, Fanucci, 1975.<\/p>\n<p>&#8211; (a cura di G. Hay), <em>Necronomicon. Il libro segreto di H. P. Lovecraft,<\/em> Roma, Fanucci, 1979.<\/p>\n<p>&#8211; (a cura di S. Basile). <em>Necronomicon. Storia di un libro che non c&#8217;\u00e8,<\/em> Roma, Fanucci, 2002.<\/p>\n<p>_25E2_2580_2593 PUNTER, D., _3Cem>Storia della letteratura del terrore,<\/em> Roma, Editori Riuniti, 2006.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riassunto del testo della conferenza tenuta dal prof. 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