{"id":25457,"date":"2022-09-18T05:02:00","date_gmt":"2022-09-18T05:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/18\/gli-alleati-fecero-la-guerra-allitalia-non-al-fascismo\/"},"modified":"2022-09-18T05:02:00","modified_gmt":"2022-09-18T05:02:00","slug":"gli-alleati-fecero-la-guerra-allitalia-non-al-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/18\/gli-alleati-fecero-la-guerra-allitalia-non-al-fascismo\/","title":{"rendered":"Gli Alleati fecero la guerra all&#8217;Italia, non al fascismo"},"content":{"rendered":"<p>Una leggenda dura a morire, messa in giro nel 1943 dagli stessi Angloamericani per bocca di Churchill e Roosevelt, e che poi ha retto a ogni senso critico per ragioni interne che non ci fanno onore, \u00e8 che essi, nella Seconda guerra mondiale, non perseguissero lo scopo di annichilire l&#8217;Italia e ridurla al rango di potenza di secondo ordine, per i loro fini imperialistici di egemonia mondiale, ma che combattessero &quot;semplicemente&quot; per abbattere la dittatura fascista e quindi, in un certo senso, almeno dopo l&#8217;8 settembre, non contro, ma per il bene del popolo italiano e del suo vero interesse nazionale. Caso pi\u00f9 unico che raro di due potenze che fanno la guerra ad una terza per restituire al suo popolo la libert\u00e0 conculcata, in veste di amici e liberatori, se non proprio di benefattori e filantropi, meritevoli di eterna gratitudine dai liberati, ad onta dei sempre pi\u00f9 selvaggi e inutili bombardamenti aerei, dai quali si pot\u00e9 misurare il grado di quel disinteresse e di quella supposta amicizia: bombardamenti indiscriminati e crudeli che fecero dieci volte pi\u00f9 vittime di tutte le rappresaglie tedesche messe insieme (ma questo viene taciuto alle nuove generazioni, le quali ancor oggi nulla sanno di ci\u00f2).<\/p>\n<p>\u00c8 evidente perch\u00e9 e nell&#8217;interesse di chi sia stata diffusa questa leggenda che ha finito per usurpare il nome di verit\u00e0 storica. Quella piccola minoranza di italiani che odiava o a tal punto il fascismo da bramare una guerra mondiale e una sconfitta della patria pur di vederlo nella polvere, e alcuni dei quali, essendosi portati all&#8217;estero, tramavano e intrigavano con le potenze anglosassoni sin da prima del 10 giugno 1940, diciamo almeno dall&#8217;epoca della guerra di Spagna, per veder realizzate le loro aspirazioni, e per i quali venne poi sancito, quale attestato di benemerenza dei vincitori riconoscenti, l&#8217;obbrobrioso articolo 16 del Trattato di Pace, che faceva divieto al governo italiano di perseguire i traditori che da ben prima dell&#8217;8 settembre 1943, cio\u00e8 (almeno) dal 10 giugno 1940, si erano adoperati per la vittoria della causa &quot;alleata&quot;, vale a dire per la sconfitta catastrofica della propria Patria e per rendere vano il sacrificio dei soldati, dei marinai, degli aviatori e dei civili che avevano dato la vita per difenderla. E si \u00e8 arrivati al punto che fior di ammiragli italiani sono stati insigniti, al termine della Seconda guerra mondiale, di prestigiose decorazioni al merito dalle Forze armate statunitensi: perch\u00e9 mai? Forse per l&#8217;eroismo con cui avevano ceduto le piazzeforti e consegnato intatte le belle navi da battaglia, senza sparare un colpo di cannone? Possibile che nessuno, in Italia e nelle Forze armate italiane, si sia fatto questa semplicissima domanda: perch\u00e9 l&#8217;ex nemico avrebbe dovuto premiare cos\u00ec vistosamente, in maniera retroattiva, il comportamento dei nostri alti ufficiali?<\/p>\n<p>L&#8217;Italia democratica e repubblicana del dopoguerra \u00e8 nata cos\u00ec: \u00e8 nata male, sotto la tutela del nemico diventato, a parole, improvvisamente amico; insultando e vanificando il sacrificio dei valorosi caduti per la Patria, anzi nascondendolo per quanto possibile (quanti studenti sanno dell&#8217;impresa di Alessandria d&#8217;Egitto contro la flotta inglese?), o presentandolo in una luce falsa e ingannevole, cos\u00ec da riversare il massimo discredito sul caduto regime (leggende come quelle delle suole di cartone dei nostri soldati nella campagna di Russia, per esempio, ormai quasi impossibili da confutare) e mostrare che quella sconfitta, oltre che benefica perch\u00e9 foriera della tanto agognata libert\u00e0, era anche inevitabile (una <em>necessit\u00e0 storica<\/em>, l&#8217;ha definita l&#8217;ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), cos\u00ec come inevitabile era stato il prezzo da pagare perch\u00e9 finisse: le criminali distruzioni aeree (eravamo pur sempre in guerra!) e le rappresaglie tedesche (tacendo o alterando le circostanze che le avevano causate).<\/p>\n<p>Quante falsit\u00e0, quante menzogne. Cos\u00ec, ancora oggi, al popolo italiano viene taciuto che quei bombardamenti aerei, inutilmente crudeli perch\u00e9 non rallentarono d&#8217;un giorno la produzione bellica e pertanto puramente terroristici, erano sovente suggeriti e diretti da elementi della cosiddetta Resistenza; e che le rappresaglie tedesche, specie nella fase finale del conflitto, erano provocate a bella posta da partigiani comunisti che poi si eclissavano, lasciando la popolazione inerme e incolpevole a pagare i costi della vendetta tedesca, al preciso scopo di far crescere l&#8217;odio e di spingere il popolo nel senso da loro desiderato. Che non era certo quello della libert\u00e0 e della democrazia, ma del comunismo staliniano, ossia di un totalitarismo cento volte pi\u00f9 spietato e tremendamente efficiente di quello del Ventennio fascista.<\/p>\n<p>Non che ci volesse molto coraggio ad assassinare per la strada, sparando loro nella schiena, dei podest\u00e0 o dei dirigenti fascisti che se ne tornavano a casa, a piedi e senza scorta; o a sparare dal finestrino dell&#8217;automobile ad un vecchio professore che di nulla era colpevole, come Giovanni Gentile, se non di aver parlato in favore della riconciliazione nazionale per fronteggiare il mortale pericolo che incombeva sulla Patria <em>tutta.<\/em> E neppure sparare a tradimento sulle colonne tedesche in ritirata, nell&#8217;aprile del 1945, premute da presso dalle armate angloamericane avanzanti: neppure questo richiedeva una gran dose di coraggi; n\u00e9 rispondeva alla bench\u00e9 minima logica di guerra. <em>A nemico che fugge, ponti d&#8217;oro<\/em>, recita una massima conosciutissima, espressione di puro e semplice buon senso. Perch\u00e9 quei soldati, disciplinatissimi e valorosi anche nella disfatta (e <em>questo<\/em> si pu\u00f2 dire, o \u00e8 politicamente scorretto?) se ne stavano andando via e non chiedevano altro che di poter rientrare al loro Paese: non avevano alcuna voglia di fermarsi a rastrellare le case e bruciare i paesi, a meno che qualcuno non tentasse di ammazzarle sparando loro addosso alle spalle. Perch\u00e9 attaccarle dunque? A quale scopo, se non quello di farle infuriare e provocarne l&#8217;inevitabile reazione? L&#8217;importante, evidentemente, era che tedeschi e fascisti rispondessero con rappresaglie sanguinose, s\u00ec che l&#8217;odio crescesse e la gente guardasse ai comunisti come i soli capaci di opporsi a quella barbarie e di costruire un nuovo orizzonte di speranza, a guerra finita, grazie al prestigio guadagnato in guerra (una ben trista guerra in verit\u00e0: la guerra civile, iniziata gi\u00e0 in Spagna nel 1936, combattuta in terra straniera ma fra italiani, prova generale di quell&#8217;altra, come profetizzato allora: <em>oggi in Spagna, domani in Italia<\/em>).<\/p>\n<p>A prova di ci\u00f2, la stranissima moria di capi partigiani non comunisti che si verific\u00f2 nell&#8217;aprile del 1945: quando non si tratt\u00f2 di eliminazione pura e semplice, senza finzioni n\u00e9 sotterfugi, condotta dai comunisti a viso aperto (e magari per conto del Partito comunista jugoslavo) e ben prima della conclusione del conflitto, come accadde alle malghe di Porzus, sui monti del Friuli, al principio di febbraio del &#8217;45, tre mesi prima che le armi tacessero in quella parte d&#8217;Italia. Si vada a vedere la storia delle brigate partigiane nelle ultime settimane e negli ultimi giorni di guerra, e si scoprir\u00e0 che un numero impressionante di capi delle formazioni cattoliche, monarchiche, azioniste, socialiste e perfino anarchiche, sono caduti sotto il fuoco del <em>tedesco in ritirata<\/em>. Strano, molto strano: specie se poi si va a verificare caso per caso, e ci si accorge che tedeschi, in quel luogo e in quel momento, praticamente non ce n&#8217;erano pi\u00f9: si erano gi\u00e0 tutti avviati sulle strade della ritirata verso la Germania. A meno che qualche valoroso partigiano comunista non avesse segnalato agli &quot;alleati&quot; i loro movimenti, provocando bombardamenti aerei che distruggevano le colonne in fuga; le quali, metti caso, trasportavano <em>anche<\/em> ingenti somme di denaro, poi misteriosamente non pi\u00f9 ritrovato. Sta di fatto che, negli anni seguenti, si videro ex partigiani, notoriamente di modestissima condizione economica, aprire attivit\u00e0 imprenditoriali grazie ad una improvvisa disponibilit\u00e0 di capitali che nessuno sapeva donde venissero.<\/p>\n<p>Ci piace riportare qui una pagina dello storico piemontese Piero Operti (1896-1975), uno storico di valore ma pressoch\u00e9 ignorato dalla cultura dominante, perch\u00e9 dichiaratamente monarchico e conservatore (basti vede il giudizio sprezzante e ingiustissimo di Luciano Canfora, intriso di cieca faziosit\u00e0 ideologica), tratta dal suo saggio La partita a due (il Re e il Duce), pubblicato in due parti sulla rivista mensile <em>Historia<\/em>, Milano, Cino Del Duca Editore, seconda parte, Anno VII, n. 65, Aprile 1963, pp. 62, 63):<\/p>\n<p><em>Fino alla seconda guerra l&#8217;opposizione di ogni tinta non costitu\u00ec neppure l&#8217;ombra di una &quot;alternativa&quot; che il Re potesse prendere in considerazione; essa aveva i quadri, non la truppa, che si trovava quasi tutta nell&#8217;altro campo e pass\u00f2 di qua quando di l\u00e0 cominci\u00f2 a grandinare.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;antifascismo divenne indomabile come torrente ch&#8217;alta vena preme per effetto dei rovesci militari, ossia il regime cadde sulla politica estera, non sulla politica interna; non fu abbattuto dagli italiani ma dalle nubi di aerei, dagli sciami di navi, dalle falangi di carri, dalle moltitudini d&#8217;armati d&#8217;ogni razza e colore che si rovesciarono sulla nostra terra. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La comune ignoranza della Storia favorisce la confusione fra la CAUSA e l&#8217;OCCASIONE di una guerra, e e quindi il convincimento che senza quella determinata occasione la guerra si sarebbe evitata. Dopo Roma antica, l&#8217;Italia non \u00e8 mai stata di statura tale da determinare la CAUSA di un conflitto generale e ha potuto soltanto determinare l&#8217;OCCASIONE del proprio intervento, d&#8217;altronde ineluttabile.<\/em><\/p>\n<p><em>Da quando si combatterono in Europa conflitti di opposte coalizioni, cio\u00e8 dal Cinquecento con la guerra di predominio fra Francia e Impero, salendo nei secoli alla guerra dei Trent&#8217;Anni, alla guerra della Lega d&#8217;Augusta, alle tre guerre di Successione, al periodo napoleonico, l&#8217;Italia non pot\u00e9 mai tenersi in disparte.<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle branche della tenaglia non ci siamo messi noi, ci ha messi la geografia. La prima e la seconda guerra mondiale rientrano nella serie, ed \u00e8 inutile richiamare la Spagna, che si trova in una diversa posizione geografica, o la Svizzera, alla cui neutralit\u00e0 tutti sono interessati, mentre nessuno \u00e8 interessato alla neutralit\u00e0 dell&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ultima volta il nostro intervento poteva forse venir procrastinato, scongiurarlo non si poteva. In una conflagrazione generale le basi terrestri aeree e navali della Valle Padana e dell&#8217;Italia peninsulare sono troppo importanti perch\u00e9 nessuno voglia impadronirsene. Unica nostra scelta era di ricevere in prevalenza le bombe tedesche o quelle &quot;alleate&quot;, e dal momento che gli strumenti bellici divenivano il fattore determinante, dinanzi alla strapotenza industriale dei tedeschi, degli angloamericani e dei russi noi eravamo in qualunque caso il vaso di coccio costretto a viaggiare coi vasi di ferro, con la sola consolazione, a viaggio finito, di cercare dentro di s\u00e9 capri espiatori da incolpare delle rotture.<\/em><\/p>\n<p><em>Per aver determinato il 10 giugno 1940 l&#8217;occasione dell&#8217;intervento, Mussolini divenne per l&#8217;opinione media, naturalmente volta alle idee pi\u00f9 facili, il responsabile della guerra, nella convinzione che senza il suo atto l&#8217;Italia sarebbe potuta passare indenne attraverso il cataclisma come la salamandra nel fuoco. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Che Inghilterra e America abbiano sbagliato nemico \u00e8 un&#8217;opinione sorta all&#8217;indomani della loro vittoria e che gli avvenimenti successivi hanno progressivamente diffusa in quei paesi. Hitler sar\u00e0 stato demente, paranoico, schizofrenico, criminale, tutto ci\u00f2 che si voglia, ma che per togliere di mezzo un uomo si debba scardinare il mondo e distruggere le secolari forze che arginavano la pressione dell&#8217;Asia sull&#8217;Europa significa, oltretutto, attribuire a quel mortale una grandezza immeritata; e non dimentichiamo che il Fuehrer non avanzava alcuna pretesa a Occidente e che il conflitto generale sorse dalla garanzia dell&#8217;Inghilterra alla Polonia. Mikolajczyk, capo del governo polacco esule a Londra, seppe, alla fine, cosa valesse quella garanzia; sicch\u00e9 il finimondo deriv\u00f2 dalla volont\u00e0 di osservare un impegno che poi non fu osservato.<\/em><\/p>\n<p><em>Entra l&#8217;Italia nel roveto ardente, l&#8217;opposizione attraverso un disfattismo sistematico e onnipresente consegu\u00ec nella seconda guerra ci\u00f2 che non aveva conseguito nella prima, e la giustificazione del tradimento contro la patria era nell&#8217;idea che la patria non c&#8217;entrasse per niente, perch\u00e9 quello che si combatteva era un conflitto non nazionale bens\u00ec IDEOLOGICO, nel quale i singoli cittadini dovevano trarre ispirazione unicamente dalla propria coscienza politica e avevano il diritto di schierarsi e dalla parte che incarnava il loro ideale politico. Il sottofondo di codesta aberrazione era la totale mancanza di spirito nazionale negli oppositori, per i quali (salvo alcune eccezioni che si contavano sulle dita) gli interessi permanenti, morali e materiali, del Paese non erano nulla, il regime era tutto. Essi anteponevano una interna diatriba, un litigio comunque aspro di famiglia, alla tragica prova che impegnava l&#8217;intera famiglia italiana dinanzi al mondo e che avrebbe determinato nel futuro la sua condizione e il suo onore; le guerre infatti sono scritte nella roccia della politica estera, i regimi sono scritti nella sabbia della politica interna.<\/em><\/p>\n<p><em>Saremmo stati sconfitti egualmente &#8212; dicono &#8212; e si deve ammetterlo; senonch\u00e8 vittoria e sconfitta sono fatti enormi ed esclusivi nel momento in cui si avverano; allontanandosi nel tempo le loro dimensioni si riducono e ci\u00f2 che conta, ci\u00f2 che rimane stabilente acquisito e incide sulla quotazione internazionale di un popolo \u00e8 il suo essersi dimostrato idoneo agli esami prescritti dalla irrecusabile Storia, \u00e8 il documento di energia morale e di coesione nazionale che esso ha saputo dare. L&#8217;estero guarda al comportamento del paese belligerante, civili e militari, E NON CONOSCE ALTRO, come non \u00e8 ammissibile che un pugile sul quadrato non s&#8217;impegni sul serio per far dispetto al suo manager. Sostenendo bene la priva, qualunque ne fosse l&#8217;esito non si sarebbe avvalorato il fascismo, si sarebbe avvalorato il popolo italiano; e la prova fu sostenuta male perch\u00e9 fu sabotata benissimo. Al sabotaggio venne dato il nome di libert\u00e0, e il pensiero del valore che potesse attribuirsi ad una libert\u00e0 politica ricevuta dagli stranieri al prezzo della nostra retrocessione non sfiorava gli oppositori, per i quali ci\u00f2 che importava era la SUCCESSIONE comunque realizzata. Il nostro &quot;declassamenti&quot; non lo dobbiamo a Mussolini e alla sua gente, lo dobbiamo a costoro, che col loro settarismo hanno vulnerato il prestigio militare faticosamente acquistato in un secolo di vita unitaria, hanno dissolto il senso nazionale che avevamo ereditato dal Risorgimento, hanno mortificato la fiducia degli italiani in se medesimi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perdere per vincere&quot;, &quot;guerra ingiusta&quot;, &quot;guerra non sentita&quot;, &quot;il male minore&quot;, &quot;quanto prima tanto meglio&quot;, erano le formule prese di peso dalla propaganda radiofonica del nemico (il quale aveva compiuto la sua invidiabile carriera storica praticando la massima: \u00abright or wrong my country\u00bb per disgregare lo spirito pubblico, senza il cui sussidio nessun esercito pu\u00f2 adempiere validamente il compito suo. Si volle ignorare che Mussolini e il suo regime erano per i nostri nemici il falso scopo, vero scopo essendo colpire l&#8217;Italia, scacciarla dall&#8217;Africa dove si era insediata a loro dispetto, diminuirla nel Mediterraneo e alle frontiere terrestri, ridimensionarla conforme alle loro convenienze, averla al proprio servizio. E che le cose stessero cos\u00ec e non altrimenti lo dimostr\u00f2 il Dettato di Parigi del febbraio 1947(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 un brano di prosa notevole, ed \u00e8 notevole che un testo simile venisse pubblicato su una rivista di divulgazione storica nel 1963: ai nostri d\u00ec la cosa sarebbe impensabile. Una cappa di conformismo e di servilismo \u00e8 calata su ogni discussione, talch\u00e9 risulta impensabile porre in forse, anche solo in maniera cauta e argomentata, la Vulgata resistenziale, antifascista, democratica e repubblicana. S\u00ec, perch\u00e9 se i capi dell&#8217;opposizione antifascista, andati al potere, portati dalle baionette straniere, nel 1945, avevano molte cose da nascondere e farsi perdonare, e molte connivenze con l&#8217;ex nemico da occultare (salvo poi esibire senza vergogna le medaglie da lui ricevute!), anche la maggioranza del popolo italiani aveva qualcosa da nascondere: il consenso al regime fascista (entusiastico, ai tempi della proclamazione dell&#8217;Impero); il voltafaccia dell&#8217;estate del 1943; la finzione di non esser mai stato fascista, per ricevere l&#8217;oltraggiosa elemosina degli invasori anglo-americani e godere poi, a guerra finita, della loro simpatia politica e del loro sostegno finanziario (e sia pure al prezzo, ma questo si fece e si fa finta d&#8217;ignorarlo, di vedere l&#8217;Italia ridotta al rango di una colonia, governata in ogni caso secondo i loro interessi e desideri, in <em>saecula saeculorum.<\/em> Il voltafaccia pi\u00f9 disinvolto di tutti &#8212; se vogliamo adoprare il concetto di disinvoltura, che in effetti \u00e8 leggermente eufemistico &#8211; \u00e8 stato comunque quello dei comunisti, o post-comunisti: i quali, rimasti orfani dell&#8217;Unione Sovietica, si sono fatti i pi\u00f9 strenui difensori dell&#8217;alleanza, vale a dire della sudditanza, verso gli Stati Uniti d&#8217;America: proprio loro che avevano sempre descritto il capitalismo come la forma pi\u00f9 atroce di barbarie. Dimostrazione eloquente che, nella psicologia comunista, l&#8217;importante \u00e8 sentirsi schiavi felici e quanto mai collaborativi di un padrone potente: che sia Mosca o Washington fa poca differenza.<\/p>\n<p>Tornando a Piero Operti, siamo certi che ben pochi italiani, e soprattutto ben pochi giovani, lo hanno mai sentito nominare. Nelle grandi case editrici, tutte debitamente antifascista e progressiste, non c&#8217;era posto per studiosi come lui; ce n&#8217;era poco, a dire il vero, anche solo per i romanzieri o i poeti che non fossero di sinistra e non avessero dato prova della loro correttezza politica scagliando qualche strale e lanciando qualche insulto all&#8217;indirizzo del cadavere di Mussolini (come fece, con infamia, Carlo Emilio Gadda) e contro i vinti di Sal\u00f2. E oggi, se possibile, ce n&#8217;\u00e8 ancora di meno: anche se, a parole, la libert\u00e0 di ricerca e di opinione e il pluralismo culturale vengono non solamente ammessi e rispettati, ma addirittura celebrati. La cosa notevole \u00e8 che Operti \u00e8 stato uno studioso di sentimenti dichiaratamente monarchici, e che ha fatto quanto poteva per giustificare il comportamento (a nostro parere ingiustificabile) di Vittorio Emanuele nei confronti di Mussolini. E tuttavia &#8212; onore all&#8217;onest\u00e0 intellettuale, da qualunque prospettiva ci si ponga &#8211; egli non ha fatto quel che tanti altri, al suo posto, avrebbero fatto: non ha sparato a zero su Mussolini per alleggerire la posizione di Vittorio Emanuele III di fronte alla storia. Anzi, \u00e8 stato cos\u00ec equanime e signorile da mostrare come anche certe scelte di Mussolini, prima fra tutte quella di entrare in guerra nel 1940, erano state pressoch\u00e9 obbligate; che qualunque altro statista e qualsiasi altro governo, diverso dal fascismo, in quelle tali circostanze, si sarebbero regolati non diversamente. E soprattutto ha fatto notare che il fascismo, a quel punto, e cio\u00e8 dopo il 10 giugno del 1940, era divenuto tutt&#8217;uno, nella grande partita mondiale che si era accesa, con le sorti dell&#8217;Italia; che la disfatta del fascismo sarebbe stata non la resurrezione, ma la disfatta definitiva dell&#8217;Italia e la sua retrocessione al rango di potenza marginale; che quanti si adoperavano per la sconfitta del fascismo, in quella situazione, che vedeva traballare la stessa unit\u00e0 nazionale e messa a rischio tutta l&#8217;opera del Risorgimento, si adoperavano in realt\u00e0, consapevoli o meno che fossero, per la sconfitta dell&#8217;Italia e il suo duraturo asservimento alle potenze vincitrici (e qui bisognerebbe fare un po&#8217; di pulizia linguistica e chiarire che non ha senso chiamare &quot;alleati&quot; quelli che erano i nostri nemici, a meno di voler falsificare intenzionalmente tutto il giudizio storico, e quindi anche il giudizio sull&#8217;Italia del dopoguerra. Cio\u00e8 una nazione restituita alla democrazia (o meglio introdotta alle meraviglie della democrazia, perch\u00e9 l&#8217;Italia del 1922 possedeva uno sconquassato sistema liberale, n\u00e9 mai aveva avuto un sistema democratico) grazie alle bombe dei &quot;liberatori&quot;, all&#8217;invasione dei loro esercirti, agli stupri di massa delle truppe coloniali francesi, all&#8217;umiliazione nazionale aggravata da una guerra civile che gli &quot;alleati&quot; avevano incentivato e favorito con armi, denaro e lancio aviotrasportato di &quot;consiglieri&quot; ed esperti. Esperti di terrorismo: quel terrorismo che provocava la reazione imbestialita dei tedeschi e dei fascisti.<\/p>\n<p>Onore a storici come Piero Operti, dunque: due volte signore e due volte onesto, perch\u00e9 da monarchico non sputava sulla memoria di Mussolini, e da italiano non sputava sulla guerra per la sopravvivenza (e solo apparentemente guerra di aggressione) che era stata dichiarata il 10 giugno del 1940, smascherando le vere intenzioni di gran parte degli antifascisti che, privi di seguito, credibilit\u00e0 e autorevolezza e costretti per vent&#8217;anni a masticare il fiele della loro impotenza, videro nella guerra e nella sconfitta della Patria la sola possibilit\u00e0 di prendere il potere, fare le loro vendette e inserirsi in un Nuovo Ordine Mondiale dominato dalla grande finanza internazionale: la vera protagonista, bench\u00e9 occulta, degli eventi del 1939-45. Quella grande finanza che hanno poi servito cos\u00ec bene per oltre un settantennio e che oggi stanno servendo ancor meglio, adattandosi a introdurre nel nostro Paese la malvagia volont\u00e0 di un potere disumano, che si serve di qualsiasi mezzo, dalla menzogna alle false pandemie, per raggiungere i suoi scopi: lo sfruttamento delle nazioni e la sottomissione dei popoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una leggenda dura a morire, messa in giro nel 1943 dagli stessi Angloamericani per bocca di Churchill e Roosevelt, e che poi ha retto a ogni<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[137,178],"class_list":["post-25457","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25457"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25457\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}