{"id":25456,"date":"2016-09-27T07:20:00","date_gmt":"2016-09-27T07:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/27\/che-errore-non-voler-capire-che-gli-alleati-fecero-la-guerra-allitalia-non-al-fascismo\/"},"modified":"2016-09-27T07:20:00","modified_gmt":"2016-09-27T07:20:00","slug":"che-errore-non-voler-capire-che-gli-alleati-fecero-la-guerra-allitalia-non-al-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/27\/che-errore-non-voler-capire-che-gli-alleati-fecero-la-guerra-allitalia-non-al-fascismo\/","title":{"rendered":"Che errore non voler capire che gli Alleati fecero la guerra all\u2019Italia, non al fascismo"},"content":{"rendered":"<p>La figura dell&#8217;intellettuale moderno, per definizione, non brilla in fatto di fierezza, onest\u00e0 intellettuale e coraggio civile; l&#8217;intellettuale italiano non fa eccezione, anzi, vi aggiunge quella particolare nota di servilismo e di cortigianeria che, da Francesco Petrarca in poi, quasi sempre lo ha caratterizzato. Ma il vero discrimine, nel XX secolo, \u00e8 stato il passaggio dal regime liberale al fascismo e, poi, passando attraverso la doppia fornace della Seconda mondiale e della guerra civile italiana, dal fascismo al regime democratico e repubblicano. \u00c8 in quel doppio snodo della societ\u00e0 e della cultura nazionale che si pu\u00f2 meglio osservare l&#8217;antico vizio del voltagabbana, della doppia morale, della sfrontata dichiarazione d&#8217;indipendenza spirituale, mentre l&#8217;intellettuale italiano passa, disinvoltamente, dall&#8217;uno all&#8217;altro regime, e poi, con una perfetta piroetta e un doppio salto mortale, di nuovo al regime opposto: sempre proclamando la propria coerenza e la propria linearit\u00e0 e sempre con cento testimoni pronti a certificare che le cose sono andate proprio cos\u00ec: perch\u00e9 l&#8217;intellettuale italiano non \u00e8 mai solo, \u00e8 membro di una affollata e affiatatissima corporazione mafiosa, nella quale tutti si coprono le spalle a vicenda, nonostante le apparenti rivalit\u00e0 ideologiche, in ci\u00f2 che pi\u00f9 importa a costoro: la difesa a oltranza, fino alla morte, delle poltrone, delle carriere, degli stipendi, dei privilegi e del prestigio sociale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec, che, nel 1945, improvvisamente &#8212; anzi, per essere precisi, gi\u00e0 due anni prima: il 26 luglio del 1943, cinque minuti dopo l&#8217;arresto di Mussolini da parte del re fellone &#8212; tutti gl&#8217;intellettuali italiani si sono scoperti accanitamente antifascisti, anzi, hanno scoperto di esserlo sempre stati; tutt&#8217;al pi\u00f9, per giustificare le loro carriere sotto l&#8217;ala benevola del fascio &#8212; quando si sono degnati di fornire delle spiegazioni, il che \u00e8 accaduto assai raramente &#8212; si sono messi a posto la coscienza dichiarando che avevano solo <em>finto<\/em> di aderire al regime, allo scopo di sabotarlo meglio. Tale, ad esempio, \u00e8 stata la posizione di Ruggero Zangrandi, che lo ha messo in condizioni di licenziare alle stampe il suo monumentale <em>Viaggio attraverso il fascismo<\/em>, il quale, fin dal titolo, \u00e8 un autentico capolavoro di acrobazia linguistica e di calcolata ambiguit\u00e0: non potendo dire: <em>contro il fascismo<\/em>, si dice: <em>attraverso il fascismo<\/em>, dato che tutta quella generazione visse l&#8217;esperienza del fascismo, e cos\u00ec dando a intendere che il fascismo fu una cosa esterna, piovuta da chiss\u00e0 dove &#8211; da Marte, probabilmente -, e che gli uomini onesti, come l&#8217;Autore, lo subirono, s\u00ec, e dovettero anche adattarsi a qualche compromesso, ma, sia ben chiaro, conservando sempre, nel profondo del cuore, una inestinguibile nostalgia per la democrazia e spiando ansiosamente il momento in cui avrebbero potuto rivelare al mondo intero i loro veri sentimenti, di esecrazione nei confronti del tiranno e di fermissima opposizione &quot;morale&quot; nei confronti del regime. Al punto che costoro sono stati capaci di creare una espressione inverosimile, la <em>emigrazione interna<\/em>, per designare se stessi: tanti ferventi antifascisti i quali, non potendo manifestare apertamente quel che pensavamo e quel che sentivano nei loro nobili cuori, si chiusero in un pensoso silenzio e in una nobile austerit\u00e0, in attesa di tempi migliori, quando avrebbero potuto lottare apertamente affinch\u00e9 la Patria potesse riconquistare il bene prezioso della libert\u00e0. E il principe di questi emigrati interni \u00e8 stato don Benedetto Croce, il gran sultano delle patrie lettere e della patria filosofia, l&#8217;ineffabile difensore del pensiero liberale: il quale, a guerra finita, ebbe a sentenziare che il fascismo era stato, appunto, una malattia, abbattutasi su di un organismo fondamentalmente sano, come lo era la societ\u00e0 italiana: e che ne era guarito, cos\u00ec come si guarisce dalle malattie, avendo espulso via da s\u00e9 il virus e avendo archiviato per sempre la disgraziata vicenda del ventennio. Commovente candore.<\/p>\n<p>Un capitolo a parte spetterebbe ai fuoriusciti, veri e falsi, che, nel corso del ventennio, si trasferirono all&#8217;estero, e specialmente quelli che scelsero gi Stati Uniti, dove condussero, sovente, delle prestigiose carriere universitarie, e che, intanto, non si stancarono di brigare perch\u00e9, presso l&#8217;opinione pubblica dei Paesi democratici, ci si formasse la peggiore idea possibile di quel che stava accadendo in Italia. Simili a tanti piccoli Lenin costretti a risiedere a Zurigo (anche se un po&#8217; meno poveri di lui), impotenti a lottare apertamente contro il tiranno, ma smaniosi di tornare in Patria, beninteso quando vi fosse stata ripristinata la libert\u00e0, essi coltivarono con successo il loro orticello privato e, intanto, si candidarono a rappresentare la futura classe dirigente, o una parte non secondaria di essa, una volta che fu scoppiata la Seconda guerra mondiale e che le sue vicende lasciarono intuire come sarebbe andata a finire. E tornarono, infatti, dopo il maggio del 1945, sostenuti dall&#8217;approvazione e dal sostegno pi\u00f9 che interessati dei governi alleati, dei quali si erano guadagnata la fiducia, e circondati dall&#8217;alone dell&#8217;esilio e quasi del martirio; tornarono e presero, o ripresero, possesso delle cattedre, delle carriere giornalistiche, delle amicizie presso le maggiori case editrici, inondando ben presto il Paese, vinto e umiliato, impoverito e disprezzato, con i loro commossi memoriali, con la loro saggezza a posteriori, con tutto il rancore e il veleno a lungo repressi e con tutta la trista soddisfazione di aver avuto, infine, ragione, e di vedere e che il mondo girava come essi avevano auspicato, e che potevano contribuire alla formazione di una futura classe dirigente sulla misura del proprio stampo: vale a dire gi\u00e0 vecchia ancor prima di giungere alle posizioni chiave, vecchia d&#8217;animo, di mente e di cuore, opportunista, ipocrita, senza onore, senza dignit\u00e0, senza orgoglio, disposta a qualunque bassezza pur di auto-perpetuarsi, possibilmente all&#8217;infinito. Tanto per non fare nomi, potremmo qui ricordare quel Gaetano Salvemini, storico, professore ad Harvard, gran pontefice degli esuli italiani all&#8217;esterno, e grande amico di quell&#8217;altro esule negli Stati Uniti, don Luigi Sturzo, che gi\u00e0 aveva recitato un ruolo politico di primo piano ai tempi del Partito Popolare e che, dopo la Seconda guerra mondiale, tent\u00f2 di giocarlo ancora, sebbene con scarsa fortuna: il socialista mangiapreti e il prete mangia fascisti, accomunati dalla nobilt\u00e0 della lotta ideale da essi sostenuta nei duri anni dell&#8217;esilio, e dalla inossidabile volont\u00e0 di tornare a svolgere un ruolo di primo piano, rispettivamente, nella cultura e nella politica del dopoguerra.<\/p>\n<p>In questo panorama desolante, spiccano alcune figure che conservarono realmente, durante e dopo il fascismo, la loro indipendenza intellettuale e la loro fierezza personale: poche, in verit\u00e0, ma, proprio per questo, tanto pi\u00f9 esemplari e tanto pi\u00f9 apprezzabili. Una di esse fu quel Giuseppe Prezzolini (1882-1982) che le vicende della carriera universitaria e della vita privata, pi\u00f9 che quelle politiche, avevano spinto negli Stati Uniti ben prima della guerra, e che, dal 1940, era divenuto cittadino americano, senza per\u00f2 cessare di amare, di un amore violento e non ricambiato, la sua Patria d&#8217;origine, nella quale tornava ogni anno e nella quale trascorse gli ultimi anni, prima di morire, centenario, in Svizzera. Avrebbe potuto, come fecero altri, meno integri di lui, atteggiarsi anch&#8217;egli a &quot;emigrato politico&quot; e ritornare in Italia con qualche attestato e con qualche benemerenza antifascista; non lo fece, e, anzi, fu autore di un <em>Necrologio onesto del fascismo<\/em> che gli valse la sorda o dichiarata antipatia di tutta la casta intellettuale nostrana, dal momento che egli, con rara imparzialit\u00e0, <em>sine ira et studio<\/em>, tracci\u00f2 una severa, ma lucida analisi del fenomeno fascista e di quel che di bene e di male il fascismo aveva fatto all&#8217;Italia. E lo fece, non senza porre l&#8217;accento sul carattere eminentemente italiano del fascismo, e astenendosi, cosa rarissima, di quei tempi, dal riversare tutto il suo livore contro il cadavere di Mussolini, come un Carlo Emilio Gadda qualunque, e riconoscendo, molto lealmente, che le intenzioni del defunto dittatore non erano state cos\u00ec malvagie come si volle far credere, e che se il fascismo aveva fallito clamorosamente, ci\u00f2 era avvenuto non perch\u00e9 esso fosse una ideologia pi\u00f9 &quot;sbagliata&quot; di altre, ma perch\u00e9 il carattere nazionale italiano era quello che era, e nessuna medicina pu\u00f2 avere effetto su un organismo refrattario a qualsiasi genere di cura nel quale siano previste la disciplina, l&#8217;onest\u00e0, il rigore, la coerenza, la fedelt\u00e0.<\/p>\n<p>Una delle intuizioni pi\u00f9 notevoli di Prezzolini &#8212; intuizione, in verit\u00e0, che avrebbe dovuto essere lapalissiana per chiunque, ma che, invece, spunt\u00f2 in cos\u00ec poche teste, appunto perch\u00e9 politicamente scomoda e scorretta &#8212; \u00e8 che gli Alleati non fecero la guerra contro il fascismo, ma contro l&#8217;Italia; che gli Italiani, fidandosi della promessa dei capi di stato alleati, di fare la guerra a Mussolini e non al popolo italiano, vennero bellamente ingannati; e che la sconfitta dell&#8217;Italia nel 1943-45 fu non solo la sconfitta del fascismo, ma la sconfitta della Patria e la fine delle sue ambizioni di ritagliarsi una posto eminente tra le maggiori potenze mondiali, sottraendosi alla dipendenza e al servaggio in cui, inevitabilmente, fin\u00ec per cadere, e senza rimedio, nel 1945. La versione ufficiale della cultura democratica, imposta dopo la Seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica, fu che ad essere sconfitto fu il fascismo, e che l&#8217;Italia riprese un posto non secondario delle nazioni, pi\u00f9 rispettata di prima, perch\u00e9 nuovamente libera e democratica. Che sia una versione di comodo, penosamente menzognera, lo dimostra il fatto che l&#8217;Italia, da allora, ha perso per sempre la sua autonomia e la sua sovranit\u00e0 nazionale; che \u00e8 stata trattata, con la pace di Parigi del 1947, da nazione vinta, senza <em>se<\/em> e senza <em>ma<\/em>, con amputazioni territoriali, servit\u00f9 economica e sottomissione politica; ma si capisce molto bene perch\u00e9 sia durata cos\u00ec a lungo e venga tuttora snocciolata agli studenti e all&#8217;opinione pubblica: perch\u00e9 essa copre il fatto che a mettere in sella la &quot;nuova&quot; classe dirigente democratica furono appunto le potenze vittoriose, le quali avevano e hanno bisogno dei loro proconsoli &quot;indigeni&quot; per governare l&#8217;Italia, ridotta al rango di semi-colonia, ma senza che ci\u00f2 appaia in modo troppo evidente. Ragion per cui tutti i governi che si sono avvicendati dopo il 1945 non meritano pi\u00f9 il nome di governi di una nazione libera e sovrana, e, dunque, non sono stati liberi nemmeno essi; situazione che si \u00e8 prolungata fino al presente, con gli ultimi tre presidenti del Consiglio, Monti, Letta e Renzi, non eletti dal &quot;popolo sovrano&quot;, ma nominati dal &quot;re&quot; Giorgio Napolitano, su mandato di poteri extra-nazionali, e, perci\u00f2, a tutto disposti, tranne che a governare nel vero interesse dell&#8217;Italia e del popolo italiano.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, alcune perle &#8212; amare, ma pur sempre preziose &#8212; di quell&#8217;osservatore libero e onesto che fu Prezzolini (da: Giuseppe Prezzolini, <em>Diario, 1942-1968<\/em>, Milano, Rusconi Editore, \u00a01981, pp. 42-43; 47; 51-52; 69; 79; 95;101):<\/p>\n<p><em>13 febbraio 1943<\/em><\/p>\n<p><em>Quando il fascismo sar\u00e0 caduto insieme all&#8217;Italia (ma tutti, perch\u00e9 anche gli antifascisti pagheranno per la sconfitta militare e morale) saranno pochi che non gireranno dall&#8217;altra parte. Accadde anche in altri paesi, nella Francia dopo Napoleone I, e poteva esser senza vergogna. Come se gli anni (venti anni) non fossero passati, giuramenti non fossero stati ripetuti, posizioni e stipendi desiderati e distribuiti, e come se tutto quello che fu scritto con esagerazione, con falsit\u00e0 evidente, ma anche pur troppo con sacrifici sinceri di vite, di amicizie, di legami familiari non avessero lasciato delle tracce. Un ritorno del fascismo sotto forma di comunismo sar\u00e0 possibile? Ma il carattere del popolo italiano non cambier\u00e0, e pur troppo non cambier\u00e0 il giudizio degli stranieri. Entro il 1945 ci sar\u00e0 una decisione. I falsi giuratori si troveranno tutti d&#8217;accordo nel farsi testimoni reciprocamente. I primi a cambiare saranno i letterati:; e pure, fra le tante sciocchezze, falsit\u00e0, retoriche del tempo qualche cosa ci fu nel fascismo che non lascer\u00e0 l&#8217;Italia come era prima, e sar\u00e0 forse pi\u00f9 forte e pi\u00f9 pericolosa di quella lasciata dal Risorgimento: questa volta il popolo ha preso parte alla vita politica.<\/em><\/p>\n<p><em>9 giugno 1943<\/em><\/p>\n<p><em>Attacco di Pantelleria. Se il fascismo avesse fatto per gli Italiani quello che il comunismo ha fatto per i Russi, nessuno avrebbe ceduto.<\/em><\/p>\n<p><em>5 dicembre 1944<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230; Ma quando arriv\u00f2 la notizia della resa di Pantelleria (detto fra noi, una macchia su tutta l&#8217;Italia, per preparazione, organizzazione, spirito di truppe; eppure una vittoria nella difesa di quell&#8217;isola, o almeno una resistenza onorevole, sarebbe stata, sarebbe stata un gioiello nella storia d&#8217;Italia: altro che Pietro Micca!)&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>13 ottobre 1943<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Italia di Badoglio ha dichiarato guerra alla Germania, con il consenso di Stalin, e se si porter\u00e0 bene, le daranno un attestato di buona condotta. L&#8217;Italia fa di tutto per accrescere le proprie vergogne, il ludibrio e la vigliaccheria di cui s&#8217;\u00e8 gi\u00e0 abbondantemente coperta da se medesima.<\/em><\/p>\n<p><em>Sono anch&#8217;io per ammettere certe necessit\u00e0; ma ci vuole un po&#8217; pi\u00f9 di rispetto di se stessi per non sputarsi in faccia.<\/em><\/p>\n<p><em>5 maggio 1945<\/em><\/p>\n<p><em>Anniversario della morte di Napoleone. Hitler \u00e8 morto con decenza e con mistero. Mussolini in una rissa d&#8217;osteria. Commento udito nel nostro Faculty Club [a New York]: &quot;In battaglia gl&#8221;Italiani valgono poco; ma quando si tratta di assassinare (but when you come to murder) nessuno li sorpassa&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Settimana nera, vuota, triste. Ci vorrebbe un nuovo aggettivo, che esprimesse il dolore e insieme la vergogna.<\/em><\/p>\n<p><em>15 maggio 1946<\/em><\/p>\n<p><em>Forse la mia antipatia per gli Italiani \u00e8 un caso d&#8217;amore sfortunato. La mia speranza che Mussolini fosse un contro veleno ai difetti italiani(la retorica, la teatralit\u00e0, la vanit\u00e0) fall\u00ec. Divent\u00f2 sempre pi\u00f9 italiano, prese i vizi nazionali e PER\u00cc D&#8217;INFEZIONE ITALICA.<\/em><\/p>\n<p><em>4 agosto 1946<\/em><\/p>\n<p><em>Gl&#8217;Italiani si trovano come sorci fra tre gatti. Si fidarono. Ora sono delusi. Scorono che gli Alleati fecero la guerra all&#8217;Italia e non al fascismo, e che l&#8217;Italia deve pagare con perdite di territori e con schiavit\u00f9 economica, come tutta l&#8217;Europa.<\/em><\/p>\n<p>Ne avessimo avuti di pi\u00f9, e ne avessimo di pi\u00f9 ancora oggi, di simili intellettuali: cos\u00ec lucidi e cos\u00ec moralmente onesti.<\/p>\n<p>Purtroppo, gli ultimi si sono spenti con la passata generazione: quella dei Montanelli e delle Fallaci; ne resta ancora qualcuno, sperduto nel mezzo della palude, ma sempre pi\u00f9 isolato e quasi ridotto al silenzio. I giornali non ospitano pi\u00f9 i loro articoli, le case editrici rifiutano i loro manoscritti, e, nelle universit\u00e0, non ci sono cattedre per loro. Restano quasi solo i pecoroni, i servi, i falsi contestatori, i falsi &quot;uomini liberi&quot;, tutti regolarmente sul libro paga di qualche facoltoso editore, di qualche &quot;prestigiosa&quot; istituzione; tutti con alti emolumenti da difendere, contro qualsiasi concorrente, tirando fuori, se occorre, le unghie e anche i denti, oltre che mobilitando le loro aderenze politiche e le loro amicizie imprenditoriali e massoniche.<\/p>\n<p>E cos\u00ec come Pantelleria, nel giugno del 1943, non venne difesa, bench\u00e9 la piazzaforte fosse stata eccellentemente predisposta per resistere a un attacco dal mare e dal cielo, e bench\u00e9 la guarnigione non avesse riportato neppure un graffio dal bombardamento angloamericano, ma si arrese vergognosamente, senza sparare un solo colpo di fucile, allo stesso modo, oggi, Pantelleria non viene difesa da una nuova forma d&#8217;invasione proveniente dal Nord Africa, completamente diversa, certo, da quella di allora, e tuttavia, proprio come quella, lesiva della nostra sovranit\u00e0 e dei nostri interessi nazionali: e oggi come allora, la classe dirigente sta a guardare, imbelle o connivente, mentre il Paese viene invaso, e i suoi interessi vitali vengono irreparabilmente compromessi. Corsi e ricorsi della storia, direbbe Vico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura dell&#8217;intellettuale moderno, per definizione, non brilla in fatto di fierezza, onest\u00e0 intellettuale e coraggio civile; l&#8217;intellettuale italiano non fa eccezione, anzi, vi aggiunge quella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[137,178],"class_list":["post-25456","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25456"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25456\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}