{"id":25449,"date":"2018-04-03T12:00:00","date_gmt":"2018-04-03T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/03\/giuseppe-zaffonato-un-arcivescovo-nella-tempesta\/"},"modified":"2018-04-03T12:00:00","modified_gmt":"2018-04-03T12:00:00","slug":"giuseppe-zaffonato-un-arcivescovo-nella-tempesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/03\/giuseppe-zaffonato-un-arcivescovo-nella-tempesta\/","title":{"rendered":"Giuseppe Zaffonato, un arcivescovo nella tempesta"},"content":{"rendered":"<p>Monsignor Giuseppe Zaffonato (Magr\u00e9 di Schio, Vicenza, 29 agosto 1899-Arzignano, 28 agosto 1988) \u00e8 stato arcivescovo di Udine, succedendo a monsignor Giuseppe Nogara, comasco, dal 19 maggio 1956 al 29 settembre 1982, dopo essere stato vescovo di Vittorio Veneto. Tre lustri che videro mutare radicalmente il volto della societ\u00e0 friulana, da agricola e tradizionale a industriale e moderna, ma che videro anche un radicale cambiamento della Chiesa stessa, determinato dall&#8217;evento del Concilio Vaticano II e dalle sue conseguenze. \u00c8 quindi particolarmente interessante seguire la vicenda di questo uomo di Chiesa, che si pu\u00f2 considerare paradigmatica di quella di tanti altri vescovi di quegli anni, i quali si trovarono alle prese sostanzialmente con gli stessi problemi, anche se, ovviamente, coniugati in differenti contesti socio-culturali. Nel caso dell&#8217;arcidiocesi di Udine, l&#8217;ondata progressista all&#8217;interno della Chiesa coincise con il ridestarsi di una forte coscienza locale del clero friulano, che, oltre a voler essere pi\u00f9 vicino alla gente, fra l&#8217;altro con la traduzione della <em>Bibbia<\/em> in lingua friulana, volle anche interpretare, sino allo sbocco politico (con il Movimento Friuli) le istanze autonomistiche di quel popolo, rimaste deluse dalla soluzione &quot;triestina&quot; dell&#8217;autonomia regionale del Friuli-Venezia Giulia. Questo fu l&#8217;aspetto particolare della crisi che dovette fronteggiare monsignor Zaffonato, anche con momenti di dura contrapposizione fra lui e la stragrande maggioranza del suo clero, e che dovette riuscirgli particolarmente amaro, visto il sincero attaccamento e l&#8217;apertura che aveva sempre mostrato per i problemi e le condizioni dei suoi sacerdoti, restando per\u00f2 sul piano pastorale e senza fare sconti quanto alla disciplina ecclesiale. L&#8217;aspetto generale fu la contestazione e la crisi spirituale che svuot\u00f2 i seminari all&#8217;indomani del Concilio e che trasform\u00f2 anche quella terra, fino ai primi anni &#8217;60 ricchissima di vocazioni religiose, in una terra sempre pi\u00f9 povera di sacerdoti, come tutte le altre dell&#8217;Italia settentrionale: conseguenza, senza dubbio, anche del tardivo, ma sempre pi\u00f9 deciso decollo dell&#8217;economia industriale nella regione, che introdusse anche l\u00ec il modello consumista e modific\u00f2 radicalmente il modo di porsi delle famiglie e dei fedeli nei confronti del fatto religioso.<\/p>\n<p>Monsignor Zaffonato ebbe anche la disavventura di scivolare in alcuni grossi incidenti finanziari che crearono un buco allarmante nei conti della sua diocesi, tanto da costringere il pontefice Paolo VI a intervenire personalmente, in pratica facendo commissariare la gestione finanziaria a partire dalla fine del 1967, cio\u00e8 per gli ultimi cinque anni della sua cura vescovile. Tali incidenti furono divulgati, e forse ingranditi, dalla stampa e, probabilmente per analogia con il crescente malumore dell&#8217;opinione pubblica nei confronti della classe dirigente democristiana, incrinarono in maniera molto grave, e definitiva, la sua immagine pubblica: danno non solo irreparabile, ma in un certo senso immeritato, se si considera che la cura pastorale della vita cristiana e degli aspetti morali della realt\u00e0 sociale era sempre stata al centro delle sue preoccupazioni, insieme alla promozione della cultura e all&#8217;incremento del culto mariano: tanto che non si era ufficialmente insediato e gi\u00e0 indirizzava, il 25 marzo 1956, la prima delle sue numerose lettere pastorali. Su quei fatti, forse, non sarebbe male un&#8217;autocritica da parte della stampa e del sistema dell&#8217;informazione pubblica, cos\u00ec come sarebbe auspicabile che accadesse per la campagna di delegittimazione che colpiva, sempre in quegli anni e nei successivi, alcuni dei maggiori esponenti della vita politica, specie democristiani, pi\u00f9 tardi rivelatisi migliori e pi\u00f9 onesti di quel che allora venne fatto credere al pubblico. Resta il fatto che monsignor Zaffonato si trov\u00f2 a reggere un grossa arcidiocesi in un momento di decisiva trasformazione del tessuto economico e sociale italiano, col passaggio da una societ\u00e0 rurale ad una pienamente industrializzata, e con l&#8217;oda lunga della contestazione giovanile, segno di un gravissimo scollamento generazionale. E se a Firenze monsignor Florit (un friulano) dovette vedersela con don Milani, monsignor Zaffonato dovette vedersela con don Placereani, ispiratore del movimento politico autonomista, ma con forti componenti di protesta sociale.<\/p>\n<p>Per delineare la figura e l&#8217;opera di questo uomo di Chiesa, ci piace riportare alcuni passaggi essenziali della sua biografia compilata da don Sandro Piussi per il <em>Dizionario Biografico dei Friulani<\/em> (dal <em>Nuovo Liruti<\/em> on line, vol. 3, <em>L&#8217;et\u00e0 contemporanea<\/em>, 2011):<\/p>\n<p><em>Il suo episcopato fu improntato essenzialmente al&#8217;attenzione pastorale e all&#8217;incremento per la vita cristiana a tutti i livelli, soprattutto parrocchiale. (&#8230;) Nessun periodo anteriore pu\u00f2 documentare uno sviluppo di opere cos\u00ec intenso: dalle chiese nuove, alle chiese restaurate, alle case della giovent\u00f9, alle scuole per la dottrina cristiana. (&#8230;) Celebr\u00f2 anche un particolare congresso mariano, che conobbe largo consenso. Durante il suo episcopato le parrocchie furono incrementate fino a 438 unit\u00e0. Le vocazioni erano in aumento: il numero dei preti, pur ritenuto ancora inadeguato, sal\u00ec a 785. Dal 26 al 28 settembre 1961 celebr\u00f2 il IV sinodo diocesano, articolato in tre aspetti: quello comunionale tra clero e fedeli; quello disciplinare, in relazione soprattutto ai parroci e ai cooperatori; quello soprannaturale, relativo allo sconfortante orizzonte di un rilevato crescente formalismo devozionale fatto di tiepide convenzioni religiose, le cui cause furono ravvisate ne razionalismo, nel positivismo, nel marxismo. Tra il 1956 e il 1968, con le due visite pastorali, Z. aveva visitato tutti i paesi della vasta arcidiocesi. Grazie alla sua generosit\u00e0, all&#8217;intelligenza pratica, ad un&#8217;eccezionale dose di comunicativa e di dialogo, alla parola calda e vibrante, era a suo agio con ogni espressione sociale. Oltre alle settimane sociali e agli incontri con gli amministratori della cosa pubblica, Z. comp\u00ec numerosi viaggi tra il 1956 e il 1963 per visitare gli emigrati friulani in Europa e in Argentina. Aveva una predilezione soprattutto per i sacerdoti, cui seppe stare vicino in svariati modi e con concrete sovvenzioni. Z. partecip\u00f2 al Concilio Vaticano II, contribuendo con alcuni interventi al dibattito redazionale di documenti, in particolare della Presbyterorum ordinis. (&#8230;) Gli anni Sessanta furono caratterizzati dal risveglio deal rose veglio dell&#8217;identit\u00e0 friulana a livello sociale e anche ecclesiale. Mons. Francesco Placereani ne fu l&#8217;anima e il promotore: nel 1958 aveva iniziato a tradurre in friulano i Vangeli che present\u00f2 ad Aquileia nel 1970, mentre l&#8217;anno dopo fu la volta del messale, cui l&#8217;arcivescovo di Gorizia mons. Pietro Cocolin concesse l&#8217;imprimatur. (&#8230;) Nel 1964 Placereani inaugur\u00f2 a Udine il primo dei corsi di teologia per laici. Anche per sua iniziativa, il 9 gennaio 1966 nasceva il partito politico Movimento Friuli, verso il quale parte del clero mostrava un evidente propensione. (&#8230;) L&#8217;attivit\u00e0 di Z. sub\u00ec un arresto quando il 5 dicembre 1966 fu colpito da un grave infarto, da cui si riprese. Al dinamismo stesso delle attivit\u00e0 finalizzate alle opere pastorali, che aveva contrassegnato il suo episcopato, possono essere attribuite le cause di quella sovraesposizione finanziaria che grav\u00f2 sulla diocesi e che port\u00f2, nel novembre del 1967, a incrinare l&#8217;immagine di Z., non senza ricadute sulla stessa immagine ecclesiale. La sua figura venne, infatti, pregiudicata da un grave dissesto finanziario, in cui fu implicato personalmente un suo stretto collaboratore. (&#8230;) Nel 1967 venne presentata la lettera aperta &quot;Mozione del Clero per lo sviluppo sociale del Friuli&quot;, sottoscritta dalla grande maggioranza dei preti friulani. Il documento chiedeva interventi concreti da parte dell&#8217;autorit\u00e0 politica e, precedendo di un anno le elezioni regionali, faceva il bilancio della prima legislatura a statuto speciale. La &quot;Mozione&quot; ebbe l&#8217;adesione quasi plebiscitaria del clero: 560 sacerdoti su 700. (&#8230;) Il 23 ottobre Z., riuniti, insieme con i dirigenti democristiani, i promotori della &quot;Mozione&quot;, diffidava questi ultimi dal dare corso a qualsiasi iniziativa. Il 2 dicembre comunicava il blocco dell&#8217;iniziativa, in conseguenza del negativo atteggiamento della CEI. I promotori del documento non si adeguarono alle direttive del vescovo e fecero conoscere il testo alla stampa e alle autorit\u00e0. Ci\u00f2 produsse una spaccatura tra l&#8217;indirizzo episcopale e il gruppo della &quot;Mozione&quot;. \u00c8 in quest&#8217;orizzonte che scatur\u00ec la corrente detta &quot;Glesie furlane&quot;, che riuniva la parte del clero pi\u00f9 regionalistica. Da allora in poi l&#8217;incidenza di Z. apparve latitante. Tra gli anni Sessanta e Settanta il Seminario risent\u00ec delle formidabili ripercussioni dei radicali sommovimenti culturali, in cui aperture conciliari e tensioni sociali si intrecciavano come espressione di una societ\u00e0 cosciente di essere in via di trasformazione. Z. assistette al profondo travaglio che ne agitava e ne scardinava la vita, senza che la sua azione di guida intercettasse efficacemente le attese e promuovesse una condivisa maturazione ecclesiale. Il vescovo si orient\u00f2 piuttosto verso una compattazione formale, cercando vie di mediazione tra conservatori e progressisti scaturenti dalle virt\u00f9 di dedizione sacerdotale. Restano memorabili nella sua azione pastorale, oltre al sinodo diocesano, i due congressi eucaristici: quello diocesano, il terzo, dal 7 al 10 settembre 1960, e quello nazionale, dall&#8217;11 al 17 settembre 1972.il cui motto &quot;Unus panis, unum corpus&quot; riprendeva quello suo episcopale &quot;In unitate spiritus&quot;, e che culmin\u00f2 con la visita a Udine di Paolo VI.<\/em><\/p>\n<p>Ecco qui: siamo in presenza di un vescovo che arriva nella sua diocesi (dopo aver gi\u00e0 dato buona priva di s\u00e9 nel precedente incarico, a Vittorio Veneto, dove \u00e8 ricordato con stima e affetto) e subito si d\u00e0 da fare per parlare alle anime, per stabilire un dialogo con le famiglie, per rianimare e ravvivare la vita cristiana, per sollecitare la coscienza dei fedeli ad essere coerente col Vangelo. E, nello stesso tempo, costruisce chiese, restaura le vecchie, amplia il seminario, la sua biblioteca, rafforza le associazioni cattoliche, promuove la cultura, incrementa il culto mariano. Le vocazioni aumentano, la diocesi sfiora gli 800 preti: una cosa inaudita, anche per l&#8217;Italia di allora. Organizza un sinodo diocesano per trattare non solo i rapporti fra clero e fedeli, dei quali comprende l&#8217;importanza, e fra parroci e cooperatori, ma anche la questione del soprannaturale, e, in particolare, per individuare la crisi di fede che sta penetrando nella societ\u00e0 del &quot;benessere&quot;, individuandone giustamente le cause nella cultura razionalista, positivista e marxista (questo potr\u00e0 far sorridere, oggi; ma si ricordi che Pio XII aveva solennemente scomunicato i comunisti e, allora, le indicazioni del Papa erano ascoltate e rispettate, anche se non gradite a tutti quanti, purch\u00e9 in linea col Magistero perenne). Un vescovo che visita tutte le parrocchie della vasta diocesi, tutti i paesi e le frazioni, una per una, e ci\u00f2 per due volte; che sa parlare alla gente, con ogni genere d&#8217;interlocutore, colto e incolto; che stabilisce relazioni con gli amministratori pubblici; che visita anche i friulani emigrati all&#8217;estero, fino in Argentina; che ama i suoi sacerdoti al punto che la sua porta \u00e8 sempre aperta per loro, e sa intervenire in caso di speciali bisogni o necessit\u00e0. Queste le sue caratteristiche, che tutti, anche i meno benevoli, gli riconoscono. Poi&#8230;<\/p>\n<p>Poi arriva il Concilio. Anch&#8217;egli vi partecipa, naturalmente, come tutti i vescovi; ma resta una figura marginale, come la stragrande maggioranza; non sanno che i giochi sono gi\u00e0 decisi in partenza e che una piccola minoranza di progressisti, che si teneva pronta da molto tempo, ha colto la palla al balzo per spingere i lavori in una direzione ben diversa da quella immaginata dai pi\u00f9. Sta di fatto che, all&#8217;epoca, \u00e8 difficilissimo rendersi conto di quel che sta realmente accadendo; solo il vescovo Lefebrvre, e anche lui non subito, ne avr\u00e0, a un certo punto, la netta percezione. Impensabile, del resto, immaginare che la massoneria ecclesiastica sia diventata cos\u00ec forte e audace da progettare d&#8217;impadronirsi del vertice della Chiesa e da mutarne gl&#8217;indirizzi fondamentali; e nemmeno lui, Zaffonato, lo immagina. Crede, come tutti gli altri, che ogni cosa andr\u00e0 a buon fine; che una nuova e fruttuosa stagione sia cominciata, una specie di seconda giovinezza per la fede cattolica, da troppi segnali rivelatasi ormai languente. Il Concilio sembra la grande occasione per un rilancio, per una nuova partenza, carica di promesse. Intanto, per\u00f2, le cose si complicano, e per due ragioni: primo, il salire dal clero di una sorda protesta, che prende forma nella politicizzazione di una gran parte di esso e nella nascita del Movimento Friuli; secondo, una serie di errori nella gestione finanziaria, dovuti, probabilmente, al fatto che monsignor Zaffonato \u00e8, s\u00ec, un uomo che sa pensare in grande e che possiede un notevolissimo dinamismo progettuale, ma, talvolta, pensa anche <em>troppo<\/em> in grande (come quando, a Vittorio Veneto, aveva progettato la costruzione di una grande santuario mariano, mai realizzato, che avrebbe dovuto addirittura cambiare il volto della citt\u00e0), e inaspettatamente rivela una mancanza di realismo, una sopravvalutazione della propria capacit\u00e0 di gestione. Ed ecco sopraggiungere la doppia umiliazione: il clero, il <em>suo<\/em> clero, che, compatto, lo sfida, non accetta le sue indicazioni, e rende pubblica la lettera che lui aveva chiesto non venisse divulgata; e il tracollo finanziario della diocesi, che costringe il papa in persona a intervenire, inviando un incaricato di sua fiducia a ripianare il debito. La prima umiliazione viene dai sacerdoti; la seconda dai fedeli, perch\u00e9 da quel momento la sua credibilit\u00e0 \u00e8 irrimediabilmente compromessa proprio sul piano etico, quello a cui aveva dedicato tutte le sue cure. Fra gli udinesi viene coniato un crudele neologismo, il verbo <em>zaffonare<\/em>, e non c&#8217;\u00e8 studente di scuola media o superiore che non l&#8217;adoperi per dir <em>rubare<\/em>. Ma sono gli anni della grande contestazione, quando i figli si ribellano ai padri e gli studenti ai professori; e non solo si ribellano, ma, con le armi dell&#8217;ironia e del disprezzo, li spogliano di qualunque dignit\u00e0 e autorevolezza, li delegittimano al motto: <em>Disonora il padre<\/em>. Il vescovo non sfugge a tale sorte: viene moralmente lapidato, \u00e8 come se gli avessero fatto un processo e lo avessero condannato per direttissima. Ma se lo meritava, poi? Non era sempre stato sollecito del bene delle anime, non si era sempre prodigato, sul piano morale e anche su quello materiale, per le sue pecorelle?<\/p>\n<p>Il Piussi dice che, davanti allo scardinamento della vita sociale e morale prodotto dall&#8217;avvento della modernit\u00e0, Zaffonato non seppe far s\u00ec <em>che la sua azione di guida senza che la sua azione di guida intercettasse efficacemente le attese e promuovesse una condivisa maturazione ecclesiale.<\/em> Parole sibilline e un po&#8217; pilatesche. Che cosa avrebbe dovuto fare che non avesse gi\u00e0 fatto e non seguitasse a fare? Se pi\u00f9 di 500 preti di una diocesi si ribellano al loro vescovo, e non per ragioni inerenti la sfera spirituale e religiosa, ma su questioni politiche e disciplinari, che cosa potrebbe o dovrebbe fare, il loro pastore? Immaginiamo che gli undici apostoli si fossero ribellati all&#8217;autorit\u00e0 di san Pietro: in che modo questi avrebbe potuto <em>intercettare efficacemente le attese e promuovere una condivisa maturazione ecclesiale<\/em>? Queste sono solo parole. Era colpa dei professori se gli studenti del &#8217;68 non volevano pi\u00f9 ascoltare le loro lezioni, occupavano le aule e pretendevano il &quot;sei politico&quot;? O era colpa dei padri di famiglia se i loro figli non riconoscevano pi\u00f9 la loro autorit\u00e0, li deridevano e volevano fare ogni cosa a modo loro, peraltro continuando a farsi bellamente mantenere da pap\u00e0 e mamma? La verit\u00e0 \u00e8 che vi sono dei momenti storici nei quali la ragione non serve a nulla, e non servono neppure i buoni esempi; tali sono i tempi di rivoluzione, nei quali l&#8217;unica cosa che vale \u00e8 il richiamo alle viscere, all&#8217;emotivit\u00e0 disordinata. Il dramma, per la Chiesa cattolica &#8212; un dramma nel dramma della societ\u00e0 italiana &#8212; fu che la rivoluzione l&#8217;aveva covata, corteggiata, provocata lei stessa: era stato il Concilio ad attuare la rivoluzione, solo che la maggior parte dei padri conciliari non ne aveva avuto il bench\u00e9 minimo sentore. Facciamo solo un esempio, sui cento e mille che potremmo fare: circa la liturgia, la costituzione <em>Sacrosantctum Concilium<\/em> stabiliva che <em>l&#8217;uso della lingua latina salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini<\/em> (\u00a7 1); e invece, nel giro di pochi anni, essa venne totalmente abbandonata, al punto che oggi parlare della Messa in latino fa sobbalzare d&#8217;indignazione i bravi cattolici progressisti, come fosse una cosa orribile, nefanda. In quelle circostanze storiche, non fu il vescovo Zaffonato ad avere particolari colpe; cos\u00ec come non fu colpa sua se il prete progressista di turno, Francesco Placereani, si mise a capo di un&#8217;estesa protesta, imbracciando la bandiera dell&#8217;autonomismo friulano. Egli ebbe semmai la sfortuna di dover fare i conti non con uno o due sacerdoti disubbidienti, che sfidavano la sua autorit\u00e0 e si rivolgevano direttamente alla stampa e ai mezzi d&#8217;informazione per gettare discredito sul loro pastore, ma con la maggioranza del suo stesso clero, a causa di fattori di ordine politico molto specifici, legati alla particolare situazione storica e amministrativa della regione. Ci\u00f2 lo mise in una posizione insostenibile, aggravata dalla crisi finanziaria diocesana, ma senza sue colpe o responsabilit\u00e0. Il clero e i fedeli avevano bisogno di un capro espiatorio: ed egli, che, bene o male, rappresentava l&#8217;autorit\u00e0, svolse tale funzione. In realt\u00e0, che cosa potevano rimproverargli?<\/p>\n<p>In effetti, \u00e8 proprio da vicende come la sua che emerge chiaramente quanto il Concilio sia stato un evento rivoluzionario, e non certo in senso positivo, perch\u00e9 la rivoluzione modernista segn\u00f2 l&#8217;inizio di una gravissima crisi d&#8217;identit\u00e0 della Chiesa. Quelle virt\u00f9 pastorali che lo resero popolare e amato come vescovo di Vittorio Veneto e, poi, nei primi anni del suo magistero a Udine, dopo il Concilio divennero, se non proprio dei difetti, dei limiti, che, a parere di alcuni, non gli permisero di <em>intercettare efficacemente le attese e di promuovere una condivisa maturazione ecclesiale.<\/em> Ma quali attese? Quale maturazione ecclesiale? Per poter piacere a tutti, monsignor Zaffonato avrebbe dovuto mettersi a fare il modernista, parlar sempre e solo dei problemi materiali, come fa il neoclero odierno, e lasciar stare le questioni morali, per non dire quelle soprannaturali? La risposta dipende da ci\u00f2 che si pensa un vescovo debba essere. Se si pensa che debba essere l&#8217;amministratore delegato di una onlus chiamata <em>diocesi<\/em>, senza dubbio s\u00ec: dovrebbe trasformare le chiese, come si fa ora, in dormitori e refettori per i poveri, e promuovere corsi per fidanzati gay. Ma se si pensa, come vuole la sana teologia e lo stesso diritto canonico, che scopo della Chiesa \u00e8 santificare le anime, allora no&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Monsignor Giuseppe Zaffonato (Magr\u00e9 di Schio, Vicenza, 29 agosto 1899-Arzignano, 28 agosto 1988) \u00e8 stato arcivescovo di Udine, succedendo a monsignor Giuseppe Nogara, comasco, dal 19<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30136,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[74],"tags":[109],"class_list":["post-25449","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agiografia","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-agiografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25449","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25449"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25449\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30136"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25449"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25449"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25449"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}