{"id":25448,"date":"2008-12-03T10:43:00","date_gmt":"2008-12-03T10:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/03\/una-pagina-al-giorno-mistero-della-vita-e-della-morte-di-giuseppe-tucci\/"},"modified":"2023-09-13T16:00:12","modified_gmt":"2023-09-13T16:00:12","slug":"una-pagina-al-giorno-mistero-della-vita-e-della-morte-di-giuseppe-tucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/03\/una-pagina-al-giorno-mistero-della-vita-e-della-morte-di-giuseppe-tucci\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Mistero della vita e della morte, di Giuseppe Tucci"},"content":{"rendered":"<p>Dal quinto capitolo del libro di Giuseppe Tucci \u00abTra giungle e pagode\u00bb (Roma, Newton Compton, 1996, pp. 55-61), intitolato \u00abDa Kathmandu a Gorkha\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abLa marcia a Bharang Bharung \u00e8 disastrosa. Ogni giorno di pi\u00f9 ci stiamo accorgendo che viaggiare nel Nepal non \u00e8 una cosa facile: i mezzi meccanici qui nell&#8217;interno dio solo sa quando ci verranno; per adesso le automobili non escono da Kathmandu o poco raggio intorno e fanno miracoli d&#8217;equilibrio, saltando sul selciato delle viuzze strette e tortuose; vi arrivano in aereo o a spalla d&#8217;uomo dopo parecchi giorni di cammino ed in poco tempo, per l&#8217;imperizia di chi le guida e a causa delle strade ciottolose, ansimano ed inciampano e si rifiutano di muoversi come vecchia arnesi fuori uso. Ma pure il cavallo \u00e8 raro, cos\u00ec raro che finora non ne abbiamo visto neppure uno.<\/p>\n<p>Certo, viaggiare non \u00e8 facile neppure in altre regioni dell&#8217;Asia; nel Tibet, per fare un esempio, l&#8217;altezza dei luoghi, gli sbalzi di temperatura fra il giorno e la notte, i passi, che quasi ogni giorno sbarrano il cammino, richiedono uno sforzo fisico non comune. Ma nel Nepal le strade non ci sono; i ponti sono pochi e questi pochi bisogna far testamento prima di metterci il piede. \u00c8 un continuo salire e scendere: dal fuoco della valle alla cima, dalla cima alla valle per due o tre volte al giorno.<\/p>\n<p>La stagione delle piogge che qui giunge in ritardo \u00e8 al colmo: l&#8217;acqua in questi giorno casca dal cielo, rigurgita dalla terra, trasuda dagli alberi, scaturisce dalle rocce, inghiotte i sentieri. Ora guazziamo nelle risaie cos\u00ec fastidiose che ancora mi resta nel naso quell&#8217;odore di acqua putrida e nelle orecchie lo spiaccich\u00eco dei piedi sulle lubriche distese melmose. Si ha l&#8217;impressione di camminare in un lago, non pi\u00f9 sulla terra: persuadono a questa illusione i pescatori che spuntano in mezzo ai campi nudi e si staccano per il colore scuro delle membra lustre sul verde delle risaie; si proteggono dal sole con un largo cappello di paglia grande come un ombrello e rialzato nel centro come quelli usati dai contadini cinesi; fissano immobili l&#8217;amo senza neppure volgersi al nostro passare.<\/p>\n<p>In siffatte condizioni marce non si possono fare; comunque si pu\u00f2 facilmente mantenere una media di venticinque o trenta chilometri al giorno computati con quella misura approssimativa che chiamano <em>cosh.<\/em> Teoricamente un <em>cosh<\/em> dovrebbe corrispondere a due miglia, ma di fatto direi che non pu\u00f2 essere inferiore a cinque chilometri, forse pi\u00f9 che meno. \u00c8 tuttavia calcolo approssimativo, perch\u00e9 hanno cos\u00ec scarso il senso della distanza e del tempo che sarebbe errore fare affidamento sulle informazioni locali. L&#8217;esperienza mi consiglia, per non avere delusioni, di non domandare mai quanto c&#8217;\u00e8 da camminare. Le risposte sono le pi\u00f9 inattese: non vi diranno mai due o tre miglia, ma &quot;cinque sigarette&quot;, cio\u00e8 quanto tempo ce ne vuole per fumare cinque sigarette; altrove, dove si fuma meno, come nell&#8217;Assam, ma si mastica la canna da zucchero, saranno uno, tre o tre canne da zucchero biascicate fra tappa e tappa. Ma \u00e8 un po&#8217; dappertutto cos\u00ec, anche in India. Percorrendo in automobile una strada mangiata dalla pioggia fra Ajmer e Chitor e impensierito dal prossimo salire delle notte domandai ad alcuni villici quanto ci fosse ancora per il prossimo paese. Mi risposero che il biglietto in ferrovia costava undici anna (cento lire).<\/p>\n<p>Costeggiando la Gauri la guadiamo, anneghiamo ancora nelle risaie: risaie dappertutto, dietro a noi, davanti a noi, sopra a noi. Il grande coltivatore in questi luoghi \u00e8 la pioggia; rabberciati alla meno peggio gli argini dei campi che salgono a terrazze fin sulle cime dei monti e fatta la semina, tutto \u00e8 nelle mani di Dio. L&#8217;uomo lascia fare quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile alla natura, non l&#8217;aiuta e non se ne difende: vive come una qualunque altra creatura, pianta od animale che la Vita con capriccioso arbitrio getti nel fiume del tempo, accetta questa sua condizione mortale, si piega senza ribellarsi cal destino che il proprio carma ha foggiato in quella particolare maniera, dando una precisa forma ala sua spinta; la vita individuale non \u00e8 un dono di Dio, \u00e8 caso, un accadimento nel divenire dell&#8217;universo che mosso da necessario inevitabile impulso s&#8217;affatica e muta all&#8217;infinito. Nessun argomento potr\u00e0 mai giustificare la tremenda contraddizione della morte, la caducit\u00e0 della persona caduta nel tempo, la vana illimitatezza della mente inutilmente sovrana del passato e del futuro, del prossimo e del remoto, rinchiuda nella labilit\u00e0 del corpo che gi\u00e0 nascendo porta in s\u00e9 i segni del disfacimento e della morte. Non esce da questa tremenda contraddizione chi non trascenda, come fanno i maestri dell&#8217;Oriente, la persona umana e rinunci alla disperata speranza della personale sopravvivenza e consideri la vita individuale come onda breve suscitata dal gioco del vento sulla superficie del mare.<\/p>\n<p>Appena l&#8217;attaccamento all&#8217;io ci lascia, la vita non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;effimera spanna di tempo che corre, per me soltanto, fra la culla e la bara, ma la vita cosmica di tutte le creature e le cose e i mondi che furono e saranno e mai si arresta; perde allora il suo terrore la morte ed appare nel suo vero significato, come necessario momento di una dialettica, traverso la quale si svolge e si attua l&#8217;indefinita mutazione delle cose.<\/p>\n<p>Non ci sar\u00e0 pi\u00f9 morte quando alla nostra morte avremo sostituito con coraggioso sacrificio della pietosa illusione la vita dell&#8217;universo, questo tremendo gioco che per durare crea e distrugge. Racconta Chuang tze<\/p>\n<p>&quot;Un giorno Tze-u cadde malato. Tze-se and\u00f2 a fargli visita ed egli cos\u00ec lo accolse: &quot;Veramente grande \u00e8 l&#8217;energia creatrice la quale mi ha piegato in questa maniera. Il mio dorso \u00e8 insieme curvo e prominente, i miei visceri sono in posizione inversa, il mento \u00e8 nascosto dall&#8217;ombilico, le spalle sono pi\u00f9 alte del cranio, le vertebre si levano verso il cielo, lo yin e lo yang sono confusi in me, ma il mio spirito non se ne occupa.&quot; Si mosse faticosamente, si trascin\u00f2 ad un pozzo per guardare la propria immagine riflessa nello specchio (dell&#8217;acqua), ed esclam\u00f2: &quot;Ahim\u00e9, come l&#8217;energia creatrice mi ha contorto!&quot;. &quot;Te me dispiaci?&quot;, gli domand\u00f2 Tze-se. &quot;Perch\u00e9 dovrei dispiacermene? Se essa vorr\u00e0 che in una prossima metamorfosi la mia spalla sinistra diventi un gallo, io, secondo questo mio nuovo stato, all&#8217;alba saluter\u00f2 (lo spuntar del) sole; se della mia spalla destra far\u00e0 una saetta abbatter\u00f2 la cacciagione; se le mie natiche vorr\u00e0 diventino un carro e i miei spiriti vitali dei cavalli, io trasciner\u00f2 un cocchio a corsa veloce. Ciascun essere riceve la sua vita a suo tempo e la perde in obbedienza a una legge fatale. Chi resta nel tempo che gli \u00e8 assegnato \u00e8 immune da sentimenti di gioia e di tristezza. La successione della vita e della morte gli antichi la chiamavano legare e sciogliere. Ed \u00e8 legge comune a tutti gli esseri che una volta legati non possano sciogliersi da s\u00e9, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi li lega. Perch\u00e9 dunque io dovrei dispiacermi della mia sorte?&quot;.<\/p>\n<p>Saliti sullo spartiacque a Samri, siamo salutati poer la prima volta da un alito di vento gagliardo e musicale: ma \u00e8 breve ristoro, il sentiero cade al fondo fino al ponte sospeso a Bharang Bharung; il giorno gi\u00e0 langue nel cielo malato. Guttuso soffre ancora con la gamba; ma resiste con mirabile rassegnazione.<\/p>\n<p>Varchiamo il fiume sul pone sospeso e subito ricominciamo a salire sotto un cielo triste. Le nubi si stringono grigie e taciturne, il monsone ci insegue, l&#8217;aria gronda; le sanguisughe spuntano da ognii parte, si inarcano veloci e puntano avide e sicure sulla preda: te le trovi dappertutto. I miei compagni sono infastiditi e schifano le bestioline immonde: insegno loro come si fa a liberarsene.. , basta un po&#8217; di sale sulla ventosa e immediatamente si staccano. Per\u00f2 la terra ne brulica, entrano dappertutto, anche nella tenda. Quando mi sveglio mi trovo il petto imbrattato di sangue; una, pi\u00f9 delle altre accorta, si era satollata al caldo. Il male di Guttuso non accenna a scomparire: se seguita dovremo fermarci; egli soffre soprattutto nella discesa e deve camminare balzelloni poggiando sulla gamba sana.<\/p>\n<p>Mentre caliamo verso l&#8217;Ankhu (Campavati) incontriamo per la strada uno stregone: si ferma, chiede che cosa abbia il nostro compagno e offre il soccorso della propria arte. Io ho grande fiducia nella scienza, ma sono anche persuaso che molte pi\u00f9 forze giocano nel nostro organismo che quella non sospetti. \u00c8 difficile indurre un medico a farsi curare da uno stregone: comunque, siccome le nostre , siccome le nostre medicine sembrava avessero fallito, non c&#8217;era nulla di male nel tentare l&#8217;esperimento, tanto pi\u00f9 che migliore occasione non poteva darsi per osservare come operino cotesti guaritori. Il sistema di cura \u00e8 quello dei <em>mantra<\/em>, la recitazione di formule che evocano la presenza di un dio e con il di lui intervento allontanano la perniciosa insidia di qualche demonio; la cura insomma \u00e8 trasportata in un piano psicologico: al posto della malattia e delle medicine sono due forze antagoniste: demoni e dei in lotta fra di loro. Anche in India il vaiolo \u00e8 curato da Sitala, da Mariamma il colera: si tratta di individuare il demone e di trovare le formule che contro di lui abbiano potere; il segreto poi sta tutto nel modo di pronunciarle di maniera che i suoni e suscitino e infervorino e stimolino le forze sanatrici. Ad intervalli regolari lo stregone sospende la recitazione e soffia per tre volte sulla gamba di Guttuso, poi cava di tasca uno di quei ferri a mezzaluna che si inchiodano alle scarpe e con grande apprensione del paziente che teme chi sa quale improvvisato intervento chirurgico, raschia delicatamente la pelle della parte malata e poi con un altro soffio ed altra formula getta via il ferro sulla strada. E male incoglierebbe all&#8217;incauto che lo raccattasse. Sostiamo presso il ponte sulla Camparati a Chisapani. Al mattino troviamo Guttuso perfettamente guarito. Piove: una pioggia accidiosa, petulante, implacabile. Tutte le cose sembrano trasformarsi in acqua; le foreste che attraversiamo si fanno pi\u00f9 cupe, grigie, maleodoranti: \u00e8 tutto uno sgocciolare, uno stillare, uno straripare. I portatori divengono anche pi\u00f9 taciturni e scontrosi: alcuni hanno rovistato nelle casse del cuoco e si riparano dall&#8217;acqua coprendosi la testa con le nostre casseruole adoperate a modo di cappello: si fermano in ogni villaggio e in ogni luogo di ristoro. Lungo i sentieri si contano ora di frequente quelle che potremmo chiamare osterie: sono capanne con larga veranda sul davanti per dare asilo ai viandanti; t\u00e8 e late sono tenuto sempre in caldo, per terra sono in mostra sigarette e banane, qualche volta i limoni; il <em>raksi<\/em> non manca mai. \u00c8 un modo semplice di campare la vita, senza molto lavoro. In uno di codesti luoghi di ristoro sul valico un uomo febbricitante, avvolto in una coperta, giaceva al sole sbattendo i denti vicino alla propria mere, qualche scatola di fiammiferi .qualche scatola di sigarette, un mucchietto di noce moscata, alcune stecche di cannella, abbandonato, senza resistenza, al destino che pu\u00f2 essere il compratore o la morte.<\/p>\n<p>Arriviamo ad Arughat nel tardo pomeriggio. \u00c8 difficile trovare un luogo dove accampare: tutto \u00e8 pieno d&#8217;acqua, le tende sno fradice. Dappertutto gozzuti: gozzi di tutte le forme e di tutte le dimensioni., penduli, doppi; i malati affluiscono con la consueta frequenza ed insistenza. Guttuso osserva, appunta, cura.. Neppure un ambulatorio, l&#8217;uomo \u00e8 solo in questa natura capricciosa e contraddittoria che nell&#8217;umidore moltiplica ed esaspera i propri impulsi e fervori, prorompe in una creazione disordinata che dispensa indifferente la vita e la morte. Eppure molti di cotesti uomini semplici e rassegnati, che come segno della propria natura guerriera ed aggressiva portano infilato alla cintura l&#8217;immancabile <em>kukkri<\/em>, una specie di roncola affilatissima con la quale si pu\u00f2 temperare la matita e recidere d&#8217;un colpo netto la testa ad un bufalo, sono stati in India e in Europa: non pochi anche in Italia e ci rivolgono la parola in italiano. Uno di loro ci venne a trovare a Pokhara quasi tutto nudo ma dignitosamente infagottato in un cappottone verde e con facilit\u00e0 parlava la nostra lingua. Non nascondo che questi incontri mi hanno addolorato: ero triste per loro, che hanno aperto gli occhi su un mondo cos\u00ec diverso dal proprio, per poco tempo \u00e8 vero, ma tanto quanto basta per fare un confronto e spegnere in essi la gioia dell&#8217;ignoranza. Ora sono ricaduti in queste selve: mentre vanno animando sotto il peso ed il caldo, per le salite, penseranno alle vicende della guerra, alle cose meravigliose vedute, a qualche facile amore offertosi nell&#8217;esaltazione della pace. Un sogno che non torna pi\u00f9. Ma ero triste anche per me, umiliato per appartenere ad un mondo che non ha saputo insegnare a questi uomini altro che il mestiere della guerra e li ha portati in altre terre per farsi ammazzare ed ammazzare, e non ha sentito l&#8217;ignominia di questa tratta di schiavi, soprattutto non ha inteso la vergogna dei suoi ben architettati mendaci che disegnano facciate sgargianti di belle parole per nascondervi dietro la protervia della politica e gli interessi e gli interessi del proprio dominio. Cos\u00ec illudendo, ha strappato alla ingenua vita anime semplici, le ha gettate ignare nel turbine di odi che esse non sentivano e, dopo il rapido trascorrere delle vivende, le ha di nuovo abbandonate fra la malaria ed il kalazar delle valli sub imalayane. Questo \u00e8 tutto quanto l&#8217;Occidente ha saputo insegnare a un popolo che aveva cos\u00ec discusso sulla guerra:<\/p>\n<p>&quot;Quando molte persone si raccolgono con la intenzione di uccidere, sia per la guerra, sia per la caccia o il brigantaggio, se una di esse uccide, le altre sono colpevoli di assassinio? S\u00ec, tutti sono colpevoli come quello che uccide, perch\u00e9 tutti perseguono un fine comune: tutti si incitano all&#8217;assassinio se non con la voce, per lo meno per il fatto che sono riuniti con l&#8217;intenzione di uccidere. Ma chi \u00e8 stato costretto per forza ad arruolarsi \u00e8 anche lui colpevole? Certo, a meno che abbia fatto il voto: &#8216;anche allo scopo di salvare la mia vita, io non uccider\u00f2 mai un essere vivente&#8217;.&quot; (Vasubandhu nell&#8217;<em>Abhidharmakosa<\/em>).<\/p>\n<p>Da questo brano del libro Giuseppe Tucci \u00abTra giungle e pagode\u00bb, uscito in prima edizione per la Libreria dello Stato di Roma, nel 1953, emergono le caratteristiche che ne fanno un vero e proprio classico del genere: da sotto l&#8217;andamento oggettivo e quasi documentaristico del diario di viaggio, traspaiono la profonda umanit\u00e0 dell&#8217;Autore, la sua vasta cultura e la sua sottile intelligenza.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, egli non giudica persone e situazioni; troppo a lungo ha vissuto in Oriente e troppo si \u00e8 abbeverato alle fonti della sapienza asiatica, per non avere imparato a dominare l&#8217;istintiva tendenza occidentale a voler giudicare, sentenziare, pontificare, criticando popoli e culture &quot;diversi&quot;, ora per l&#8217;apparente indolenza, ora per la sporcizia o il livello di vita &quot;primitivo&quot;, ora per quelli che &#8211; a torto &#8211; appaiono come rassegnazione o, addirittura, come fatalismo.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 un diario di viaggio: il diario di un viaggio di studio tra giungle e pagode, nelle foreste e attraverso le valli ai piedi dell&#8217;Himalaya, sulle orme di una civilt\u00e0 antichissima, millenaria, rispetto alla quale &#8211; cos\u00ec come davanti alle gigantesche montagne che s&#8217;innalzano sullo sfondo &#8211; l&#8217;uomo europeo non pu\u00f2 non sentirsi piccolo e, sotto molti punti di vista, inadeguato.<\/p>\n<p>Ci sono, pertanto, le indicazioni delle tappe percorse, del tempo impiegato, delle localit\u00e0 attraversate; ci sono i problemi di acclimatazione nel caldo-umido delle bassure e nel freddo improvviso delle notti pre-himalaiane; ci sono gli incidenti, grandi e piccoli, lungo il percorso: l&#8217;amico che stenta a trascinarsi avanti a causa di una gamba sofferente, la piccola folla degli indigeni che viene a chiedere medicine o a farsi visitare, perfino la pioggia di sanguisughe che si lasciano cadere dagli alberi, si attaccano dappertutto, s&#8217;infilano sotto la tenda, dentro i sacchi a pelo, in mezzo ai vestiti.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 un diario di viaggio di uno studioso che, se ha imparato a rispettare profondamente la mentalit\u00e0 dei &quot;primitivi&quot;, \u00e8 imbevuto di cultura filosofica orientale e che cita con disinvoltura un brano di Chuang-tze in principio, e un altro di Vasubandhu alla fine.<\/p>\n<p>Quello che colpisce particolarmente Tucci \u00e8 la dignit\u00e0 di quei semplici uomini di montagna, che conducono una vita cos\u00ec disagiata e difficile, cos\u00ec isolata dal resto del mondo, senza mai lamentarsi o imprecare alla sorte, ma sempre consapevoli di essere una fibra della forza cosmica che tutto muove e tutto pervade; e che, pertanto, invece di ribellarsi vanamente al proprio <em>karma<\/em>, aspirano stoicamente alla gran pace della riunificazione con la vita cosmica, liberandosi &#8211; una volta per sempre &#8211; da \u00abquella spanna di tempo che separa la culla dalla bara\u00bb.<\/p>\n<p>E proprio perch\u00e9 li rispetta e li ammira, Tucci soffre di vedere che anche l\u00ec, fra quelle valli inaccessibili, \u00e8 arrivata la malizia dell&#8217;uomo bianco, \u00e8 arrivata la perfidia dell&#8217;imperialismo britannico, che ha trasformato dei nobili montanari in mercenari &#8211; i famosi <em>gurkha<\/em> &#8211; da scagliare sui fronti di guerra pi\u00f9 lontani, per uccidere ed essere uccisi; il tutto dietro lo schermo risibile di parole menzognere, con le quali l&#8217;uomo che si crede civile inganna e manipola gli uomini che egli crede infantili e sempliciotti.<\/p>\n<p>Tucci scriveva pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale; ma che avrebbe detto se avesse saputo che ancora nel 1982, in occasione della guerra delle Falkland\/Malvine, il governo della signora Thatcher ha impiegato questi magnifici soldati, gettandoli allo sbaraglio sulle soglie del continente antartico, e facendone degli assassini prezzolati, in un vortice di odio che non li riguardava affatto?<\/p>\n<p>Ma la riflessione di Tucci non \u00e8 politica in senso stretto; la Gran Bretagna, del resto, non \u00e8 neppure nominata.<\/p>\n<p>Piuttosto, egli prova vergogna di se stesso, in quanto occidentale, per essere il figlio di una civilt\u00e0 che, a quei popoli nobilissimi, ha saputo portare solo l&#8217;insegnamento delle armi e della cieca violenza della guerra; per poi rimandarli a casa, quanto non ne ha pi\u00f9 avuto bisogno, proprio come si fa con la carne da cannone a un tanto il chilo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mostrare a quei fieri nepalesi le meraviglie materiali dell&#8217;Occidente, per poi risospingerli nelle loro foreste fradice di pioggia e nelle loro valli sperdute in capo al mondo, lasciandoli vivere di ricordi brucianti e amareggiandoli con un confronto insensato fra il benessere che hanno intravisto e la miseria in cui sono ripiombato; e che forse ora, per la prima volta, essi riconoscono come tale, proprio a causa dei quello sciagurato confronto?<\/p>\n<p>Non \u00e8 &#8211; si badi &#8211; una riproposizione, sotto mutate spoglie, del vecchio mito illuministico &#8211; o piuttosto preromantico &#8211; del \u00abbuon selvaggio\u00bb.<\/p>\n<p>Tucci non idealizza i &quot;suoi&quot; primitivi, pur sapendoli figli &#8211; e sia pure alla lontana &#8211; di una veneranda civilt\u00e0; e non si addossa, come europeo, pi\u00f9 colpe di quante non sia giusto riconoscerne. Egli non \u00e8 l&#8217;europeo che fugge dal disagio del \u00abbenessere\u00bb alla ricerca di una felice regressione verso impossibili Paradisi perduti; \u00e8, semplicemente, l&#8217;intellettuale onesto, che guarda senza pregiudizi e senza complessi una realt\u00e0 profondamente diversa dalla propria, la rispetta e si sforza di comprenderla.<\/p>\n<p>Giuseppe Tucci, nato a Macerata nel 1894 e morto a Roma nel 1984, \u00e8 stato professore di religioni e filosofia dell&#8217;India e dell&#8217;Estremo Oriente all&#8217;Universit\u00e0 di Roma.<\/p>\n<p>Dopo esseri interessato, da giovane, di filologia classica &#8211; ottenendo importanti riconoscimenti -, si \u00e8 volto poi allo studio delle lingue e delle civilt\u00e0 asiatiche, divenendo un notevole esperto soprattutto della filosofia buddhista.<\/p>\n<p>Insegnante nelle universit\u00e0 dell&#8217;India fin dal 1925 (partendo da quella di Santiniketan, fondata dal poeta Rabindranath Tagore) e Accademico d&#8217;Italia dal 1929, nel 1933 ha fondato, insieme al filosofo Giovanni Gentile, l&#8217;Istituto Italiano per il Medio e l&#8217;Estremo Oriente (IS. M. E. O.). Nel 1938, sempre con Gentile, ha firmato il Manifesto della Razza.<\/p>\n<p>Nel 1995 l&#8217;IS.M.E.O. si \u00e8 fuso con l&#8217;Istituto Italo-Africamo, dando vita all&#8217;Istituto Italiano per l&#8217;Africa e l&#8217;Oriente (IS.L.A.O.).<\/p>\n<p>Giuseppe Tucci a partire dal 1955 ha organizzato importanti campagne di scavi archeologici e di restauri monumentali in Pakistan, Afghanistan e Iran.<\/p>\n<p>Per riconoscimento unanime, si pu\u00f2 dire che egli \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi orientalisti a livello mondiale, conducendo personalmente pi\u00f9 di dieci avventurose spedizioni in India, Tibet e Nepal e scoprendo importanti documenti, che hanno aperto nuove prospettive agli studi asiatici.<\/p>\n<p>Tra i molti riconoscimenti, ha ottenuto nel 1978 il Premio Jahwarlal Nehru, di cui era particolarmente orgoglioso.<\/p>\n<p>Impossibile fare un elenco delle sue pubblicazioni, che sono circa 360.<\/p>\n<p>Tra le sue opere principali a livello divulagtivo, oltre a una \u00abStoria della filosofia indiana\u00bb in due volumi (Laterza), ricordiamo: \u00abTibet ignoto\u00bb, \u00abLa via dello Swat\u00bb, \u00abA Lhasa e oltre\u00bb, \u00abNepal: alla scoperta del regno dei Malla\u00bb (tutti pubblicati dalla Newton Compton).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal quinto capitolo del libro di Giuseppe Tucci \u00abTra giungle e pagode\u00bb (Roma, Newton Compton, 1996, pp. 55-61), intitolato \u00abDa Kathmandu a Gorkha\u00bb: \u00abLa marcia a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-25448","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25448","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25448"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25448\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25448"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25448"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25448"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}