{"id":25442,"date":"2015-11-26T12:11:00","date_gmt":"2015-11-26T12:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/26\/le-tre-fiere-dantesche-nellinterpretazione-di-giuseppe-giusti\/"},"modified":"2015-11-26T12:11:00","modified_gmt":"2015-11-26T12:11:00","slug":"le-tre-fiere-dantesche-nellinterpretazione-di-giuseppe-giusti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/26\/le-tre-fiere-dantesche-nellinterpretazione-di-giuseppe-giusti\/","title":{"rendered":"Le tre fiere dantesche nell\u2019interpretazione di Giuseppe Giusti"},"content":{"rendered":"<p>Forse molti ignorano che lo scrittore toscano Giuseppe Giusti (Monsummano, Pistoia, 1809 &#8211; Firenze, 1850), universalmente noto come l&#8217;autore della patriottica, ma anche umanissima \u00abSant&#8217;Ambrogio\u00bb e della corrosiva, risorgimentale \u00abIl re travicello\u00bb, \u00e8 stato anche un vivo ammiratore e cultore di Dante e ha lasciato, nel &quot;corpus&quot; della sua vasta produzione letteraria, anche parecchi scritti danteschi.<\/p>\n<p>Fra essi spicca il notevole saggio epistolare \u00abDelle tre fiere dantesche\u00bb, indirizzato a un ammiratore siciliano che aveva scritto, a sua volta, un lavoro di esegesi dantesca nel quale proponeva una sua interpretazione delle tre fiere, nel primo canto della \u00abDivina Commedia\u00bb, e del mostro mitologico Gerione, descritto nei canti dal XVI al XIX dell&#8217;\u00abInferno\u00bb; saggio dal quale traspare il grande amore e la vivace partecipazione del Giusti all&#8217;opera del nostro massimo poeta, e che qui riportiamo integralmente (in: \u00abGiuseppe Giusti. Tutte le opere\u00bb, Firenze, Casa Editrice Gasparo Barb\u00e8ra, 1968, pp. 352-354):<\/p>\n<p><em>\u00abStimatissimo signore,<\/em><\/p>\n<p><em>Agostino Gallo m&#8217;ha dato da parte sua lo scritto che riguarda Dante. Io la ringrazio doppiamente, perch\u00e9 ella, sebbene non mi conosca, ha voluto farmi un dono cos\u00ec gentile, e perch\u00e9 credeva che nessunissimo sentore di me potesse aversi cost\u00e0 in Sicilia, terra sempre cara alle Muse. Comunque sia, per farle vedere che ho letto subito e con tutta l&#8217;attenzione questo suo scritto, e le dir\u00f2 quello che me ne pare colla schietta libert\u00e0 d&#8217;un amico.<\/em><\/p>\n<p><em>Accetto l&#8217;interpretazione che ella d\u00e0 a quel verso, &quot;L&#8217;ora del tempo e la dolce&quot;, ecc.:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;S\u00ec che a bene sperar m&#8217;era cagione<\/em><\/p>\n<p><em>Di quella fera a la gaetta pelle,<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ora del tempo e la dolce stagione&quot;;<\/em><\/p>\n<p><em>e credo anch&#8217;io che Dante scegliesse l&#8217;ora del mattino e la stagione di primavera per accennare alla creazione o alla rigenerazione della natura, ovvero pi\u00f9 particolarmente a quella dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Io pure richiesto una volta a scrivere per certe feste che si fanno di maggio nel mio paese, volgendo la parola a Dio, tra le altre scrissi questa strofa:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bello dei nostri cuori<\/em><\/p>\n<p><em>Farti santo olocausto in Primavera,<\/em><\/p>\n<p><em>Or che l&#8217;erbe novelle e i nuovi fiori<\/em><\/p>\n<p><em>Tornan la terra alla belt\u00e0 primiera,<\/em><\/p>\n<p><em>e rammentar ne giova<\/em><\/p>\n<p><em>quell&#8217;aura di virt\u00f9 che ci rinnuova&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Che poi nella Lonza sia adombrata la discordia italiana, e che la corda gettata a Gerione simboleggi la verit\u00e0, io non posso acquietarmici, e le dir\u00f2 il perch\u00e9, cos\u00ec alla buona, come se conversassimo tra noi per passatempo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nelle indagini critiche il meglio io credo che sia procedere colla logica la pi\u00f9 semplice, ossia, per dirla in volgare, col senso comune. Quando poi in queste indagini ci veggiamo preceduti da persone che per i tempi nei quali hanno vissuto, per conformit\u00e0 d&#8217;opinioni e di studi, per lume di tradizione s&#8217;accostavano pi\u00f9 all&#8217;autore preso in esame, mi pare che sia la pi\u00f9 propria, specialmente in fatto di allegorie e di storie, di starsene a loro. Ora tra i commentatori di Dante, Pietro Alighieri \u00e8 figliuolo, l&#8217;Ottimo \u00e8 contemporaneo, o del padre o dei figliuoli; il Boccaccio, il Laneo, il Buti, sono vissuti con quelli coi quali era vissuto Dante: vuol ella che noi, venuti cinquecento tanti anni dopo, sappiamo pi\u00f9 di loro i fonti ai quali Dante attingeva, le passioni che l&#8217;agitavano, le persone e le cose alle quali alludeva nella Commedia, lo stile dei tempi? Concedo che abbiamo fatti grandi passi in tutti i rami dello scibile, ma non ne viene per questo che delle cose antiche noi possiamo saperne pi\u00f9 di quelli che vi si trovarono in mezzo. Ora tutti quei commentatori s&#8217;accordano a dire che la Selva \u00e8 il secolo traviato, la Lonza \u00e8 figura dei piaceri del senso, il Leone delle superbe ambizioni, la Lupa dell&#8217;avarizia, e, o volere o non volere, tutti i passi del Poema concorrono a fare accettare questa interpretazione primitiva e semplicissima. Veda, per esempio, quanto \u00e8 strano dire che la Selva \u00e8 l&#8217;esilio, che la Lonza \u00e8 Firenze o l&#8217;Italia divisa in Bianchi e in Neri, in Guelfi e Ghibellini, che la Lupa \u00e8 la corte di Roma. La Selva non \u00e8 l&#8217;esilio, perch\u00e9 Dante finge il viaggio nel 1300 e fu esiliato nel 1302; non \u00e8 l&#8217;esilio, perch\u00e9 dalla Selva passando a veder le pene infernali, gli viene predetta oscuramente quella disgrazia, poi pi\u00f9 chiaramente nel &quot;Purgatorio&quot;, quindi apertissimamente nel &quot;Paradiso&quot;. Se la Selva fosse l&#8217;esilio, Dante avrebbe detto, a 35 anni mi trovai nell&#8217;esilio, e via facendo, mi fu predetto l&#8217;esilio: che discorso \u00e8 questo? Per lo stesso discorso le fiere non possono essere n\u00e9 Firenze, n\u00e9 Francia, n\u00e9 Roma, perch\u00e9 di queste il poeta non aveva ancora sentito il morso. E poi per qual ragione simboleggiare quelle tre potenze nelle tre fiere? Rispondono, per necessit\u00e0 di setta; ma questi son miseri ripieghi di noi paralitici: e poi veda bella prudenza di Dante! Che bisogno aveva di parlare di Firenze per simboli, uno che la ferisce con amara ironia nel canto di Sordello e in cento altri luoghi? Che paura aveva della casa di Francia l&#8217;uomo che la fa venire da un macellaio spiattellatamente? Chi poteva persuadere di ficcare di nascosto il Papa e la Curia romana nella Lupa, in Pluto, ecc., uno che piant\u00f2 Niccol\u00f2, Bonifazio e Clemente all&#8217;Inferno, Adriano tra gli avari nel Purgatorio? Che fa fare quelle sonore invettive a san Pietro nel Paradiso? Che dice dei dignitari della Chiesa:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cuopron de&#8217; manti lor gli palafreni,<\/em><\/p>\n<p><em>s\u00ec che duo bestie van sott&#8217;una pelle&quot;?<\/em><\/p>\n<p><em>Si dir che cominci\u00f2 colla prudenza e che poi questa prudenza gi scapp\u00f2? No, diremo piuttosto che<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per apparer ciascun s&#8217;ingegna e face<\/em><\/p>\n<p><em>Sue invenzioni&quot;&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Immagini d&#8217;essere in tre: ella, io e un terzo; immagini che noi due volessimo parlare delle cose nostre in modo da non essere intesi da quell&#8217;altro, e che dopo averne parlato in gergo, finissimo per parlarne in termini chiari e lampanti: quel terzo ci prenderebbe o per matti, o per isbadati, o per incoerenti; Dante non ha nessuna di queste magagne, perdio!\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il metodo critico adottato dal Giusti, se cos\u00ec possiamo chiamarlo, \u00e8, dunque, fondamentalmente, il metodo del buon senso; lo dice lui stesso: nel leggere Dante \u00e8 cosa opportuna affidarsi al senso comune; e il senso comune suggerisce di dare la preferenza alle interpretazioni dei contemporanei di Dante, o ai commentatori che vissero poco dopo di lui, perch\u00e9, mano a mano che ci si allontana dagli anni nei quali fu composta la \u00abCommedia\u00bb, si rischia di perdere di vista proprio quello che, per Dante e per i suoi contemporanei, era chiaro ed evidente, ma poi, con l&#8217;accumularsi della polvere del tempo, ha cessato di essere tale.<\/p>\n<p>Certo, questo \u00e8 puro buon senso; e il buon senso non ha mai fatto del male a nessuno. Altrettanto sensata \u00e8 l&#8217;osservazione che il progresso delle scienze e del sapere procede, indubbiamente, lungo la strada della verit\u00e0; anche se questa, a dire il vero, \u00e8 gi\u00e0 una concessione alla filosofia del progresso; che non \u00e8 di matrice illuminista, come generalmente si pensa, se \u00e8 vero che il primo a formularla \u00e8 stato un filosofo medievale, vissuto a cavallo fra l&#8217;XI e il XII secolo: \u00abDiceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, cos\u00ec che possiamo vedere pi\u00f9 cose di loro e pi\u00f9 lontane, non certo per l&#8217;acume della vista o l&#8217;altezza del nostro corpo, ma perch\u00e9 siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti\u00bb. Ma ha ragione il Giusti a correggerla con la riflessione che i moderni, delle cose antiche, non ne sanno pi\u00f9 di coloro che vissero allora.<\/p>\n<p>Detto questo, ci sembra che il ragionamento del Giusti, nel demolire le ingegnose interpretazioni del suo corrispondente siciliano, appare, nondimeno, un po&#8217; ristretto, un po&#8217; chiuso, un po&#8217; provinciale, in quel raccomandare e sbandierare buon senso e ancora buon senso, nonch\u00e9 fiducia incondizionata nei commentatori antichi; perch\u00e9, se si trasformano tali osservazioni in un sistema ermeneutico rigido, ne deriva che i lettori e gli studiosi delle et\u00e0 successive non hanno proprio niente da dire che meriti di essere preso in considerazione, e tanto vale che stiano zitti per sempre e si lasciano guidare ciecamente da coloro i quali li hanno preceduti, solo perch\u00e9 questi hanno avuto la ventura di vivere cinque secoli prima.<\/p>\n<p>Venendo allo specifico. Che la selva oscura rappresenti l&#8217;esilio, ci sembra cosa che il Giusti esclude a ragion veduta. Dante non avrebbe potuto esordire, all&#8217;inizio del poema, ponendo se stesso nella selva del&#8217;esilio, e poi, nel corso delle tre cantiche, per bocca delle anime che, via, via, gli rivolgono delle profezie sempre pi\u00f9 nitide, alludere al suo futuro esilio. Questo \u00e8 il classico caso ne quale il buon senso deve prevalere, perch\u00e9 le ragioni del buon senso sono evidenti: contrastarle, infatti, equivarrebbe ad andare contro la cronologia della vita di Dante, e sappiamo bene che non si deve mai litigare con i fatti, ma solo cercare di spiegarli. Qui non \u00e8 questione d&#8217;altro che di procedere secondo le regole della logica: contraddire la cronologia implicherebbe una contraddizione logica.<\/p>\n<p>La stessa cosa, tuttavia, non ci sembra che si possa dire anche per l&#8217;interpretazione allegorica delle tre fiere in senso politico-morale. Senza dubbio bisogna seguire i commentatori pi\u00f9 antichi, laddove essi ci assicurano che la lonza simboleggia il peccato della lussuria; il leone, la superbia; e la lupa, l&#8217;avarizia. Questo, per\u00f2, non esclude che sia possibile vedere anche altri significati allegorici nelle tre fiere: e precisamente il comune di Firenze, nella lonza; il regno di Francia, nel leone; e la Curia romana, nella lupa. Sarebbe coerente con il pensiero politico e morale di Dante attribuirgli l&#8217;idea di rappresentare nella lonza <em>anche<\/em> la dissolutezza dei Fiorentini; nel leone, <em>anche<\/em> la superbia di Filippo il Bello; e infine, nella lupa, <em>anche<\/em> la cupidigia di Bonifacio VIII.<\/p>\n<p>A questo punto, il Giusti rimette in campo la cronologia. Dante colloca il suo viaggio nel 1300, ossia <em>prima<\/em> del suo esilio; pertanto, ne trae la conclusione che egli non pu\u00f2 rappresentare quei sentimenti, fortemente negativi, che prover\u00e0 per i suoi concittadini, per la monarchia francese e per la corte papale, solo a partire dalla fine del 1301 o dal principio del 1302, cio\u00e8, appunto, con l&#8217;inizio del suo ventennale esilio. Qui, per\u00f2, il ragionamento del Giusti non ci sembra altrettanto solido di quello relativo alla selva. Anche se il Dante uomo, nel 1300, non aveva ancora sperimentato i morsi dell&#8217;esilio, non ne consegue che egli non potesse gi\u00e0 nutrire sentimenti alquanto critici nei confronti dei suoi concittadini, o della monarchia francese, o del potere temporale della Chiesa, specialmente se quest&#8217;ultimo era nelle mani di un uomo come Bonifacio VIII.<\/p>\n<p>Secondo il Giusti, sarebbe assurdo pensare che Dante scrittore potesse retrodatare, diciamo cos\u00ec, i sentimenti e i giudizi di Dante personaggio della \u00abDivina Commedia\u00bb; e perch\u00e9 mai?, domandiamo a nostra volta. Le tre fiere non possono rappresentare Firenze, la Francia e Roma, perch\u00e9 il Dante personaggio del suo poema, nel 1300, \u00abnon ne ha ancora sentito il morso\u00bb. Ma il Dante uomo, s\u00ec che l&#8217;ha sentito: a meno di tornare alla vecchia opinione, secondo la quale Dante avrebbe composto i primi sette canti dell&#8217;\u00abInferno\u00bb prima dell&#8217;esilio, opinione avvalorata dal Boccaccio in due distinte versioni, ma ormai abbandonata pressoch\u00e9 da tutti i dantisti. Ai tempi del Giusti, probabilmente, essa era ancora in auge, anche se non condivisa da tutti. Oggi la maggioranza degli studiosi propende a ritenere che Dante abbia incominciato la composizione del suo immorale poema verso il 1306-07, mentre si trovava in Lunigiana, ospite dei conti Malaspina. Tuttavia, anche se la vecchia ipotesi sulla stesura dei primi canti dell&#8217;\u00abInferno\u00bb prima dell&#8217;esilio si potesse sostenere, non ne deriverebbe che Dante dovesse fingere neutralit\u00e0 o indifferenza verso i tre centri di potere su indicati. Egli ce l&#8217;aveva con Firenze, con la Francia e con il papa, non solo perch\u00e9 furono all&#8217;origine delle sue disgrazie politiche, come farebbe un qualsiasi botolo rancoroso, ma perch\u00e9 vedeva in esse la negazione della sua concezione politica e morale. Anche se questa sarebbe giunta alla piena espressione solo con il \u00abDe Monarchia\u00bb, composto nel 1312-13, Dante poteva avere ben visto in quei tre potentati, le forze che si opponevano alla sua idea di pace e giustizia universale: e aver proiettato la sua avversione ad essi fin dall&#8217;epoca del suo viaggio ultraterreno, cio\u00e8 al 1300&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse molti ignorano che lo scrittore toscano Giuseppe Giusti (Monsummano, Pistoia, 1809 &#8211; Firenze, 1850), universalmente noto come l&#8217;autore della patriottica, ma anche umanissima \u00abSant&#8217;Ambrogio\u00bb e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114,245],"class_list":["post-25442","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25442","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25442"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25442\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}