{"id":25437,"date":"2015-07-28T06:47:00","date_gmt":"2015-07-28T06:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/un-giuramento-non-puo-essere-sciolto-perche-non-riguarda-solo-i-vivi-ma-anche-i-morti\/"},"modified":"2015-07-28T06:47:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:47:00","slug":"un-giuramento-non-puo-essere-sciolto-perche-non-riguarda-solo-i-vivi-ma-anche-i-morti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/un-giuramento-non-puo-essere-sciolto-perche-non-riguarda-solo-i-vivi-ma-anche-i-morti\/","title":{"rendered":"Un giuramento non pu\u00f2 essere sciolto perch\u00e9 non riguarda solo i vivi, ma anche i morti"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di parlare, in diverse occasioni, del bel romanzo di Alexander Lernet-Holenia \u00abLo stendardo\u00bb, apparso nel 1934 e ambientato negli ultimi giorni della Prima guerra mondiale, sul fronte serbo, quando l&#8217;esercito austro-ungarico \u00e8 in procinto di dissolversi e le truppe inglesi stanno per entrare a Belgrado, travolgendo le ultime difese della Duplice Monarchia danubiana (cfr., in particolare, \u00abBisogna tenere alto lo stendardo nella palude vischiosa del nichilismo\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 18\/10\/2013).<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro aspetto di esso che ci sembra degno di una specifica riflessione, vale a dire il legame di continuit\u00e0, non solo storica, ma etica e spirituale, che uno stendardo, ossia un oggetto simbolico sul quale si \u00e8 prestato un sacro giuramento, rappresenta fra la generazione presente e quelle passate, fra il mondo di coloro che chiamiamo viventi (ma che lo saranno ancora solo per qualche anno o qualche decennio) e il mondo di coloro che chiamiamo morti (mentre essi, in realt\u00e0, sottratti al divenire del tempo, sono compiuti, sono divenuti perfetti, e dunque vivono ormai in una dimensione assoluta e definitiva, non pi\u00f9 soggetta alle vicissitudini contingenti).<\/p>\n<p>Come si ricorder\u00e0, il romanzo rievoca, in prima persona, il rapidissimo processo di formazione di un ufficiale poco pi\u00f9 che ventenne, l&#8217;alfiere Herbert Menis, che, attraverso l&#8217;amore della bella Resa Lang, ma, soprattutto, attraverso la suggestione magnetica su di lui esercitata dallo stendardo del reggimento di dragoni cui appartiene, e l&#8217;immenso amore per le virt\u00f9 che in esso si focalizzano &#8212; la fedelt\u00e0, l&#8217;onore, la disciplina, la solidariet\u00e0 cameratesca, l&#8217;amor di patria &#8212; matura, nel giro di pochi giorni, e si trasforma da giovane un po&#8217; fatuo e superficiale, in un uomo precocemente consapevole e pervaso dal sentimento del dovere e della responsabilit\u00e0 di proteggere, custodire e porre in salvo, con lo stendardo, tutto ci\u00f2 che esso rappresenta nella storia secolare dell&#8217;esercito austro-ungarico e in quella della imperiale e regia monarchia degli Asburgo.<\/p>\n<p>Il punto sul quale vogliamo portare la nostra attenzione \u00e8 la consapevolezza che il giuramento di fedelt\u00e0 all&#8217;imperatore e alla bandiera del reggimento, pronunciato da quei giovani dragoni e da tanti altri prima di loro, nel corso dell&#8217;ultimo secolo e mezzo &#8212; lo stendardo \u00e8 vecchio di almeno centocinquanta anni, ed ha conosciuto innumerevoli battaglie, sacrifici e vittorie &#8212; possiede un carattere sacro e irreversibile, che l&#8217;imperatore stesso (nella fattispecie, il giovane e sfortunato Carlo I d&#8217;Asburgo) non potrebbe annullare, pur se tale \u00e8 la sua intenzione, perch\u00e9 quel giuramento lega insieme, in una volont\u00e0 comune e in un destino ineluttabile, non solo i vivi, ma anche i morti; non solo quanti appartengono al presente, ma anche i compagni che sono caduti lungo la strada e tutti coloro che, in passato, lo hanno condiviso e si sono aggiunti all&#8217;armata ideale di quanti non servono una istituzione effimera e puramente umana, ma qualcosa di pi\u00f9: un&#8217;idea immortale; qui, l&#8217;idea della convivenza dei dodici popoli della Monarchia asburgica, attraverso le alterne vicende della storia, in una entit\u00e0 super-nazionale di tipo dinastico.<\/p>\n<p>A illustrare molto bene questo concetto \u00e8 stato un critico italiano oggi pressoch\u00e9 dimenticato, che ha curato il commento introduttivo alla edizione mondadoriana del romanzo apparsa nella limpida ed efficace traduzione del grande germanista Ervino Pocar: stiamo parlando di Renato Arienta (da: Alexander Lernet-Holenia, \u00abLo stendardo\u00bb, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, Verona, 1944, \u00abIntroduzione\u00bb, di R. Arienta, pp. 15-17):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; \u00c8 incominciata intanto la crisi dell&#8217;impero. \u00c8 l&#8217;ora delle rivendicazioni nazionali da parte dei diversi popoli non tedeschi che lo compongono, e anche nell&#8217;esercito circola lo spirito di rivolta e di indisciplina: le truppe si rifiutano d&#8217;obbedire al Comando d&#8217;Armata in nome dei governi indipendenti costituitisi nei loro paesi. La divisione di cui fa parte Menis ha ricevuto l&#8217;ordine di passare il Danubio e di avanzare verso l&#8217;interno della Serbia, a costituire una nuova fronte, in sostituzione di quella balcanica in isfacelo; ma la truppa, formata di Ungheresi Polacchi Cechi Boemi, ha gi\u00e0 decretato che non partir\u00e0. Se ne discute fra gli ufficiali, che sentono di non poter nulla contro la fatalit\u00e0 storica, , e in questi discorsi \u00e8 l&#8217;eco delle ideologie su cui avevano fatto leva gli &quot;alleati&quot;. &quot;\u00c8 il diritto delle nazioni fattesi maggiorenni&quot;, dice il tenente Ansch\u00fctz&quot;. Ma per coloro che hanno nel sangue la tradizione dell&#8217;impero e dell&#8217;esercito la cosa \u00e8 inaudita. L&#8217;esercito, che ha raccolto e tenuto unite tante genti separate, rappresenta l&#8217;impero nella sua ideale unit\u00e0 e nella gloria secolare, \u00e8 l&#8217;immagine del vecchio mondo. Come poteva il mondo essersi mutato fino a tal segno? &quot;Le cose visibili erano rimaste le stesse, l&#8217;invisibile era ormai diverso. Dentro, negli uomini, si era mutato il mondo che ora stava dissolvendosi e tramontando&quot;. Un capitano tedesco, il conte Bottenlauben, interpreta con parole accese di sdegno il sentimento stesso di Menis, e il fascino che lo stendardo esercita sul giovane chiarisce adesso le sue ragioni indistinte. Da questo momento la sua vita \u00e8 cavallerescamente votata all&#8217;insegna sacra, fatta pi\u00f9 bella dalla sventura, di cui \u00e8 dovere subire la sorte. Il saluto &quot;dei tempi di Radetzky&quot; suggella le parole fiere di Bottenlauben; ed \u00e8 come il segno simbolico della nuova religione di Menis. Andremo assistendo d&#8217;ora in poi al progressivo trasferirsi del sentimento amoroso in una passione pi\u00f9 alta e dolorosa che brucer\u00e0 la sua giovinezza.<\/p>\n<p>Il giorno stesso, nel sogno, l&#8217;immagine della donna \u00e8 sopraffatta da quella dello stendardo; pi\u00f9 tardi, trovandosi a camminare inquieto, si accorge di andare cercando lo stendardo; e ha l&#8217;impressione di far cosa vietata. Non vivr\u00e0 pi\u00f9 che nell&#8217;attesa di possederlo, di avere il diritto di custodirlo invece di Heister. Quando il reggimento marcer\u00e0 verso il Danubio, un ufficiale dal comportamento misterioso, un uomo a cavallo con due cani, profeter\u00e0 ad Heister la prossima morte. Da questa profezia \u00e8 incominciata la sciagura dell&#8217;esercito, dir\u00e0 pi\u00f9 tardi Ansc\u00fctz, dopo l&#8217;ammutinamento della truppa. La comparsa del vecchio ufficiale prima della ribellione e dell&#8217;avverarsi della profezia dovevano essere pi\u00f9 che casi fortuiti; egli era destinato &quot;a provocare un nesso visibile tra gli avvenimenti, mentre la realt\u00e0 si stava compiendo nell&#8217;invisibile&quot;. E anche Menis dovr\u00e0 infine domandarsi perch\u00e9 in quei momenti terribili &#8212; allorch\u00e9 successero cose enormi &#8212; l&#8217;invisibile non dovrebbe realmente e pi\u00f9 palesemente del solito essersi imposto al visibile.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 la voce dell&#8217;invisibile che affida a Menis l&#8217;insegna dell&#8217;esercito. Sul ponte del Danubio la truppa si rifiuta di procedere e il comandante fa sparare sul reggimento. Nella mischia, Heister cade, e un caporale, afferrato lo stendardo, lo porge a Menis. Qui tutte le voci della narrazione convergono in canto: &quot;Ora tenevo lo stendardo. Intorno a me le vite umane si disperdevano come pula al vento, ma io tenevo lo stendardo. E tosto compresi che, fin dal primo momento in cvui l&#8217;avevo visto, ero stato sicuro che sarebbe toccato a me. Lo ricevevo nello stesso momento in cui il reggimento, di cui esso era simbolo, aveva cessato d&#8217;esistere, ma io tenevo in pugno lo stendardo!&quot; L&#8217;esercito \u00e8 ormai in sfacelo, Belgrado viene occupata dagli Inglesi, ma lo stendardo \u00e8 suo. Attraverso una fuga avventurosa in cui avr\u00e0 a compagni Teresa, che era crocerossina a Belgrado, e Bottenlauben e Ansch\u00fctz, che cadranno uno dopo l&#8217;altro, egli lo porter\u00e0 in salvo a Vienna.Ma qui \u00e8 scoppiata la rivoluzione, e Menis s&#8217;accorger\u00e0 d&#8217;essere ormai solo con la sua passione e coi suoi morti. A chi consegner\u00e0 l&#8217;insegna? Nelle caserme lo si accoglie con freddezza e indifferenza, non si capisce nemmeno che cosa egli voglia. L&#8217;esercito non \u00e8 qui, l&#8217;esercito non sono i vivi ma i caduti; ed egli sente che ha torto d&#8217;essere tornato. Saggi sono stati Heister, Ansch\u00fctz e Bottenlauben e tutti quelli che sono rimasti. Ad essi deve restituire lo stendardo, non certo ai vivi. &quot;I morti laggi\u00f9 non erano morti, ma sorgevano in un0aureola di gloria sanguigna. I vivi, ritornati a casa, erano i veri morti&quot;. L&#8217;imperatore ha emanato l&#8217;ultimo proclama, col quale scioglie le sue truppe dal giuramento di fedelt\u00e0. Ma le voci di coloro che tale giuramento han suggellato sorgono, come un rombo infinito, a ripetere: &quot;Giuriamo, giuriamo nel nome di Dio Onnipotente, di non abbandonare le nostre truppe, le nostre bandiere e i nostri stendardi&quot;. Che cosa pu\u00f2 l&#8217;imperatore? Egli per sollevare la coscienza ai vivi che avevano ritto il giuramento, non aveva pi\u00f9 il diritto di sciogliere quello che i morti gli avevano fatto. Il vero esercito era il loro. Essi pronunciavano il giuramento e la mia voce era tra quelle&quot;.<\/p>\n<p>Un&#8217;alta follia separer\u00e0 il giovane ventenne dal mondo dei superstiti. Menis dar\u00e0 lo stendardo alle fiamme e non avr\u00e0 pi\u00f9 nessuno al mondo all&#8217;infuori di Teresa, unico ponte tra lui e i caduti.\u00bb<\/p>\n<p>Pertanto, domandiamoci: che cos&#8217;\u00e8 un giuramento? \u00c8 un atto sacro, di carattere irreversibile, che lega i contraenti per sempre; che li impegna alla presenza di un Terzo, che ne sar\u00e0 il supremo garante e giudice; e che li inserisce nella corrente d&#8217;una continuit\u00e0 ideale, la quale scavalca gli anni e i secoli, e stringe in una rete solidale, indissolubile, passato, presente e futuro.<\/p>\n<p>Giurare, vuole dire impegnarsi per sempre: e impegnarsi non solo davanti ai vivi, ma anche ai morti; non solo al cospetto degli uomini, ma anche al cospetto di Dio. Un giuramento collettivo, come pu\u00f2 esserlo quello di un battaglione, di un reggimento, di un esercito, crea una forza morale e spirituale che va molto al di l\u00e0 dell&#8217;ordinamento giuridico e del significato strettamente burocratico: nessuno, in pratica, potr\u00e0 mai pi\u00f9 arrogarsi il diritto, non solo d&#8217;infrangerlo o disattenderlo, ma anche di revocarlo e di scioglierlo. Nessuno, nemmeno l&#8217;imperatore in persona.<\/p>\n<p>Tale era la forza morale dell&#8217;esercito austro-ungarico, capace di tenere uniti dodici popoli diversi, e questo anche nel momento storico che vide il trionfo dei nazionalismi; che sostenne valorosamente quatto anni di guerra, la guerra pi\u00f9 immane che il mondo avesse mai veduto; che riport\u00f2 vittorie e sconfitte, ma si tenne unito e disciplinato, dalle pianure della Galizia alle foreste della Volinia, dalle vette delle Dolomiti alle pietraie dell&#8217;Albania; che ancora all&#8217;inizio dell&#8217;ultimo cimento (quella che noi italiani chiamiamo la battaglia di Vittorio Veneto) si batt\u00e9 bravamente ed oppose una strenua resistenza, e solo incominci\u00f2 a cedere, per poi crollare di schianto, allorch\u00e9 il richiamo delle singole patrie, e dei governi insurrezionali sorti ovunque, dietro istigazione dell&#8217;Intesa, a Praga come a Varsavia, a Budapest come a Zagabria, dissolse le singole unit\u00e0 combattenti e le convogli\u00f2 verso le retrovie, per correre alla difesa dei nuovi stati nazionali, i cosiddetti stati successori.<\/p>\n<p>Per comprendere il significato e il calore di un giuramento come quello che i giovani d&#8217;un tempo prestavano al proprio Paese e alla propria bandiera, bisogna sgombrare la mente dagli opportunismi della mentalit\u00e0 moderna, e ritornare, in un certo senso, al mondo cavalleresco e feudale, quando nulla era dato immaginare di pi\u00f9 infame e vergognoso, che il venir meno ad un giuramento di fedelt\u00e0 tra il signore e i suoi vassalli. Ecco perch\u00e9 il comportamento di Vittorio Emanuele III, al mattino del 9 settembre 1943, con la sua fuga precipitosa da Roma e l&#8217;abbandono dell&#8217;esercito e del Paese, senza lasciare ordini n\u00e9 direttive, segna veramente una pagina imperdonabile nella storia della monarchia sabauda: \u00e8 inconcepibile che quel monarca abbia tradito il giuramento di fedelt\u00e0 che migliaia di giovani ufficiali e soldati delle tre Armi, per non parlare della nazione nel suo insieme, avevano pronunciato nei suoi confronti, e che da tre anni li teneva impegnati, a prezzo di sacrifici immani, sui fronti pi\u00f9 lontani e nelle condizioni pi\u00f9 difficili: dalle steppe russe al deserto nordafricano, dalle vastit\u00e0 dell&#8217;Oceano Atlantico alle aride &quot;ambe&quot; abissine.<\/p>\n<p>Ecco: il sangue dei morti di El Alamein e Giarabub, di Culqualber e di Klisura, dei sommergibilisti che giacciono in fondo agli oceani e dei piloti che caddero nell&#8217;eroico tentativo di proteggere il nostro spazio aereo dalle devastanti incursioni delle aviazioni nemiche, cento volte superiori per numero e qualit\u00e0 dei mezzi, chiede ancora d&#8217;essere placato: il tradimento nei confronti della loro memoria, l&#8217;ingratitudine e l&#8217;indifferenza, non solo del re fellone e codardo, ma di tutto il Paese, troppo smanioso di voltar pagina e dimenticare, esige ancora di essere placato, onorato, ringraziato.<\/p>\n<p>Abbiamo tuttora un debito di riconoscenza con quei morti: perch\u00e9 debiti di quel genere non si estinguono mai. E non ci si venga a dire, in nome del politicamente corretto, che quei ragazzi e quei padri di famiglia ebbero la sfortuna di cadere in una guerra sbagliata, per una causa sbagliata: sono tutte menzogne. Quando la patria \u00e8 in guerra, e affronta il pi\u00f9 grande pericolo della sua storia, non esistono simili distinzioni: &quot;right or wrong, it&#8217;s my country&quot;. Cos\u00ec sente, cos\u00ec ragiona chi possiede nobilt\u00e0 di sentimenti e lucidit\u00e0 d&#8217;intelletto; il resto, sono solo sofismi creati apposta per mettere a tacere i rimorsi d&#8217;una cattiva coscienza. E la cattiva coscienza pesa su noi tutti, come un macigno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto modo di parlare, in diverse occasioni, del bel romanzo di Alexander Lernet-Holenia \u00abLo stendardo\u00bb, apparso nel 1934 e ambientato negli ultimi giorni della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-25437","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25437","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25437"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25437\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25437"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25437"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25437"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}