{"id":25436,"date":"2015-09-23T12:29:00","date_gmt":"2015-09-23T12:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/23\/ricordo-di-giulio-quaglio-pittore-barocco-che-ha-lasciato-tante-opere-a-udine-e-in-friuli\/"},"modified":"2015-09-23T12:29:00","modified_gmt":"2015-09-23T12:29:00","slug":"ricordo-di-giulio-quaglio-pittore-barocco-che-ha-lasciato-tante-opere-a-udine-e-in-friuli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/23\/ricordo-di-giulio-quaglio-pittore-barocco-che-ha-lasciato-tante-opere-a-udine-e-in-friuli\/","title":{"rendered":"Ricordo di Giulio Quaglio, pittore barocco che ha lasciato tante opere a Udine e in Friuli"},"content":{"rendered":"<p>Il cittadino udinese che ami &#8211; e quindi conosca &#8211; la propria citt\u00e0, possiede una certa familiarit\u00e0 con le opere di un pittore seicentesco che, pur non essendo friulano, ha vissuto per molti anni in Friuli e ha lasciato in quella terra, sia nel capoluogo, sia in alcuni centri minori, una quantit\u00e0 notevole di opere di non piccolo interesse: Giulio Quaglio, comasco della Val d&#8217;Intelvi (Laino, 1668- Laino, 1751), ove torn\u00f2 a morire dopo una prestigiosa carriera itinerante. Questa era iniziata a Como, sotto la guida di G. B. Recchi, e proseguita a Bologna, nella bottega di un notevole pittore barocco, Marcantonio Franceschini (1748-1729), allievo, a sua volta, dell&#8217;ancora pi\u00f9 autorevole Carlo Cignani; citt\u00e0 ove ebbe la sua definitiva formazione artistica, per poi spostarsi fra Parma, Piacenza e Venezia e giungere, da ultimo, in Friuli, a Udine, ove port\u00f2 a maturazione, con indiscusso successo di pubblico, il suo ricco bagaglio di esperienze e di tecniche accumulate, sintesi della tradizione pittorica emiliana e di quella veneziana. I committenti udinesi erano gi\u00e0 maturi per questa parziale svolta: solo pochi anni dopo, infatti, avrebbero accolto con fervido entusiasmo due artisti di notevolissimo livello e di respiro decisamente europeo, come il francese, ma veronese d&#8217;adozione, Luis o Ludovico Dorigny (Parigi, 1654-Verina, 1742) e il grande Giovanni Battista o Giambattista Tiepolo (Venezia, 1696- Madrid, 1770), padre di due pittori di buon livello, anche se privi della genialit\u00e0 del genitore, Giandomenico e Lorenzo.<\/p>\n<p>Udine, del resto, \u00e8 considerata dai suoi abitanti quasi la patria di Giambattista Tiepolo, per la ricchezza e lo splendore delle opere &#8212; sia tele che affreschi &#8212; lasciate nel capoluogo friulano dal celeberrimo pittore veneziano (cfr. i nostri articoli: \u00abUn quadro al giorno: la &quot;Resurrezione&quot; di G. B. Tiepolo nel Duomo di Udine (1754 ca.)\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb, e \u00abIl duomo romanico-gotico di Udine ha un cuore in puro stile settecentesco\u00bb, entrambi pubblicati sul sito di Arianna Editrice e poi su \u00abIl Corriere delle regioni\u00bb in data 17\/08\/2015; mentre un pittore bergamasco come Andrea Previtali, anche lui &#8212; come il Quaglio &#8212; montanaro, questi della Valle Imagna, ha lasciato a Vittorio Veneto, nella Chiesa del Meschio, un capolavoro rinascimentale come l&#8217;\u00abAnnunciazione\u00bb che, per eleganza di tratto, soavit\u00e0 e freschezza d&#8217;ispirazione e per magnificenza cromatica, merita di essere annoverata fra le cose pi\u00f9 belle di tutta l&#8217;arte &quot;minore&quot; (se proprio cos\u00ec vogliamo dire) dell&#8217;area veneto-friulana (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abUn quadro al giorno: &quot;Annunciazione&quot; di Andrea Previtali (1505 circa)\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 05\/01\/2009). Pittori che hanno legato il loro ricordo a citt\u00e0 di adozione, o a citt\u00e0 nelle quali hanno soggiornato, pi\u00f9 o meno a lungo, lasciandovi, per\u00f2, il meglio della loro produzione artistica; alcuni dei quali sono, e giustamente, quasi pi\u00f9 conosciuti fuori della loro regione d&#8217;origine e lontano dai loro borghi natali, tale \u00e8 la forza espressiva che hanno saputo manifestare nei luoghi ove la ricerca d&#8217;una committenza adeguata, e, in qualche caso, la loro stessa irrequietezza e il bisogno di mutare cielo e atmosfera con una certa frequenza, li hanno condotti nel corso della vita.<\/p>\n<p>A Udine, Giulio Quaglio &#8212; figlio d&#8217;arte e membro di una famiglia che ha dato all&#8217;arte italiana numerosi pittori, incisori e scenografi -, tanto che \u00e8 opportuno chiamarlo Giulio Quaglio il Giovane, per distinguerlo dal padre, che portava anche lo stesso nome di battesimo &#8212; \u00e8 rimasto dal 1692 al 1700 ed ha lavorato in chiese e palazzi: ricordiamo gli affreschi del Palazzo Strassoldo del 1692; del Palazzo della Porta, sede della Curia arcivescovile, e relativa cappella privata, nel 1692-3; della Cappella del Monte di Piet\u00e0, nel 1694; del Palazzo Piccoli (oggi Attimis-Maniago) nel 1696; del Palazzo Antonini-Belgrado nel 1697; e, infine, della Chiesa di Santa Chiara, nel 1699 (oggi sconsacrata: uno degli edifici religiosi pi\u00f9 antichi della citt\u00e0, costruita tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento).<\/p>\n<p>Un ultimo ciclo di opere il Quaglio le ha realizzate a Udine molti anni pi\u00f9 tardi, nel 1724, allorch\u00e9 fece ritorno nel capoluogo friulano per restaurare i suoi stessi affreschi nella Cappella del Monte di Piet\u00e0, e, in quella occasione, partecip\u00f2 alla decorazione della Chiesa di San Leonardo (nella odierna Via Gorghi, attualmente sede della Fondazione Morpurgo Hoffman). Una recente scoperta \u00e8 stata l&#8217;attribuzione al Quaglio di un frammento di affresco, nel corso di lavori di restauro effettuati nella chiesa del convento dei Cappuccini di San Francesco della Vigna (nella odierna Via Cussignacco); del resto sappiamo che egli dipinse altre opere all&#8217;interno di chiese ed edifici privati, andati perduti nel corso del tempo, come l&#8217;oratorio dei Filippini nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, la casa di Girolamo Caratti e la chiesa del Monastero di San Domenico. I cicli pi\u00f9 importanti sono quelli di Palazzo Antonini, della Cappella del Monte di Piet\u00e0 e quelli della Chiesa di Santa Chiara, quest&#8217;ultima fatta costruire sotto il patriarcato aquileiese di Raimondo Della Torre (1273-1299) per iniziativa di un ricco cittadino udinese, Uccelluto de&#8217; Uccellis.<\/p>\n<p>Altre opere si trovano a Cividale del Friuli, nella sacrestia della Chiesa di San Francesco; a Torreano di Martignacco, nella Cappella della Villa di Prampero; a Venzone, nel Duomo cittadino; a Gradisca d&#8217;Isonzo, nella Chiesetta di San Giovanni Battista; oltre che a Trieste, nella Cattedrale di San Giusto (quelli nel Duomo di Gorizia sono andati perduti a causa delle vicende belliche della Prima guerra mondiale).<\/p>\n<p>Dobbiamo poi segnalare una pala di una certa importanza che attualmente si trova a Nova Gorica (la met\u00e0 slovena della citt\u00e0 di Gorizia): \u00abMadonna in trono con Ges\u00f9 Bambino, fra i santi Francesco Saverio, Caterina d&#8217;Alessandria, Antonio da Padova e Francesco d&#8217;Assisi\u00bb, che si segnala per le tonalit\u00e0 lucenti e per gli ardirti svolazzi, tipicamente barocchi o piuttosto rococ\u00f2, delle vesti coloratissime, quasi un pezzo di bravura a s\u00e9 stante.<\/p>\n<p>Dopo aver lasciato Udine ed essere tornato a Bergamo per un breve periodo, nel 1702 Giulio Quaglio si port\u00f2 a Lubiana &#8212; allora Laibach, nella Carniola asburgica; oggi la capitale della Repubblica Slovena &#8211; e qui, con l&#8217;aiuto del suo allievo Carlo Innocenzo Carloni (o Carlone), egli pure nativo della inesauribile Valle Intelvi (1687-1775), realizz\u00f2 quello che \u00e8 considerato il vertice della sua carriera artistica: l&#8217;insieme degli affreschi della cattedrale di San Nicola &#8211; appena costruita dall&#8217;architetto gesuita Andrea Pozzo da Trento (1642-1709), in Piazza Cirillo e Metodio, sulle rovine di una chiesa gotica preesistente, ma distrutta dal fuoco &#8211; ai quali egli lavor\u00f2 in due fasi cronologicamente distinte: la prima dal 1703 al 1706 e la seconda dal 1721 al 1723, in uno splendido stile barocco (ma bellissimi sono anche i risultati delle opere ad olio, come nella pala dedicata al \u00abMartirio di Santa Barbara\u00bb, dipinta durante il secondo soggiorno nel capoluogo della Carniola, dove spiccano gli svelti movimenti di ascendenza quasi tintorettiana e brillano i colori insoliti, come il rosso sanguigno della veste del carnefice che si accinge a decapitare la santa, rapita in una dolcissima contemplazione estatica.<\/p>\n<p>Un rapido ma efficace profilo di Giulio Quaglio \u00e8 stato tracciato da Giuseppe Bergamini, direttore dei Civici Musei di Udine (G. Bergamini, \u00abL&#8217;attivit\u00e0 di Giulio Quaglio, in Friuli, Slovenia ed Austria\u00bb, in: AA: VV., \u00abLa Valle Intelvi\u00bb, quaderno n. 9, 2003, p. 161-2):<\/p>\n<p>\u00abGiulio Quaglio (1668-1751) \u00e8 uno dei pi\u00f9 interessanti pittori operanti tra Sei e Settecento: nativo di Laino Intelvi, piccolo paese situato tra il lago di Como e quello di Lugano, \u00e8 stato &#8212; cos\u00ec come molti suoi conterranei, architetti, stuccatori e pittori che fossero &#8212; un artista itinerante, vagante, operoso non soltanto nella sua terra ma anche in diverse regioni della Mitteleuropa, dal Friuli alla Slovenia, dalla Stiria al Salisburghese.[&#8230;] La sua prima attivit\u00e0 si svolse in Friuli, ad Udine particolarmente, dove il pittore &#8212; chiamato da un capomastro suo conterraneo, Giovanni Battista Novo di cui nel 1694 spos\u00f2 la figlia &#8212; risiedette dal 1692 al 1701, affrescando con soggetti sacri o mitologici chiese, e palazzi ed eseguendo pure alcune pale d&#8217;altare. Negli affreschi dei palazzi Della Porta e Strassoldo, suoi primi lavori entrambi datati e firmati 1692, gi\u00e0 offre dimostrazione della poetica che informer\u00e0 &#8211; senza notevoli cambiamenti &#8212; tutta la sua pittura: forme robuste e magniloquenti, figure gigantesche fortemente chiaroscurate, horror vacui e scarso amore per il paesaggio, impianto scenico accentuato dalla decorazione dipinta a monocromo o eseguita in rilievo a stucco da collaboratori (in primis da Lorenzo Retti e Giovanni Battista Bareglio, essi pure della Val d&#8217;Intelvi). Spettacolare soprattutto la soluzione adottata in palazzo Strassoldo (e poi replicata nei palazzi Daneluzzi e Antonini: l&#8217;enfasi barocca, sublimata da una violenza di forme e di sentimenti che mescola insieme esteriore teatralit\u00e0 emiliana e contenuta forza veneziana, rappresenta una clamorosa novit\u00e0 nella provincia friulana, usa ad un&#8217;arte tranquilla, dalle forme attardate e dimesse, e procura al Quaglio numerose e notevoli commissioni di lavoro. Tra queste, la pittura della cappella del Monte di Piet\u00e0, uno splendido edificio costruito nel 1660 circa su progetto dell&#8217;architetto Bartolomeo Rava di Ramponio. Entro un minuto ed accattivante apparato decorativo a stucco il pittore dipinge nel soffitto la quieta, serena e lirica serie di fatti della &quot;Vita della Vergine&quot; nei quali dispiega un canto gioioso che ha la sua nota pi\u00f9 alta nella luminosit\u00e0 dei colori schiariti; nelle pareti, sei episodi della &quot;Passione di Ges\u00f9 Cristo&quot; rappresentazione carica di drammatiche sequenze, di un pathos talora contenuto, talaltra estrinsecato con violenza di immagini. Dell&#8217;opera del pittore lainese si servirono anche i Francescani di Cividale del Friuli, affidandogli la dipintura della sagrestia della loro chiesa nel 1693, il pievano di Venzone che gli commission\u00f2 due pale d&#8217;altare, le monache del convento di Santa Chiara per la cui chiesa affresc\u00f2 la brande volta nel 1699. Il maggior ciclo di affreschi, in Udine, \u00e8 quello del 1698 che copre il soffitto dello scalone e l&#8217;intera sala centrale del palazzo Antonini, ora sede dell&#8217;Amministrazione Provinciale. Il dettato iconografico, ad un tempo allegorico (&quot;La Verit\u00e0 mette in fuga le tenebre del Paganesimo&quot;) e mitologico (con episodi tratti dalla storia e dalla mitologia greca) \u00e8 suggerito per la quasi totalit\u00e0 deal committente: ad esso il pittore far\u00e0 riferimento nei pi\u00f9 tardi affreschi del <em>Meerscheinschl\u00f6ss<\/em> del 1708 e del palazzo Martinengo palatini di Brescia del 1714-15. La fama del Quaglio valica i confini della Repubblica Veneta, alla quale Udine apparteneva, e giunge a Gorizia, allora soggetta alla casa d&#8217;Austria dove viene chiamato nel 1702 per decorare la volta della navata, l&#8217;arco trionfale ed il soffitto del matroneo del duomo: lavori purtroppo completamente distrutti dai bombardamenti della prima guerra mondiale e pertanto giudicabili solo attraverso le riprese fotografiche allora eseguite. Si tratta di un&#8217;opera di decisiva importanza per la comprensione dell&#8217;attivit\u00e0 successiva, in quanto il grande affresco del piatto soffitto mostra un cambiamento radicale nell&#8217;iter pittorico del Quaglio: alla consueta ripartizione dello spazio in piccoli campi da riempire con episodi pittorici di breve respiro e comunque conclusi in se stessi, dai colori e dai ritmi calibrati con l&#8217;ornamentazione a stucco, gradevole e piacevole per il suggestivo gioco di luci e di ombre, ma anche invadente e prepotente al punto di annullare nella visione d&#8217;insieme il dato pittorico, si sostituisce qui un&#8217;amia scena unica chiamata a coprire l&#8217;intera superficie del soffitto, in un edificio che i lavori di rifacimento appena conclusi avevano sovraccaricato di orpelli. Il pittore si ispira al barocco romano di Pietro da Cortona o di Andrea Pozzo, agli spettacolari soffitti di palazzo Barberini o della chiesa di S. Ignazio.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 bello, dicevamo, per chi ama e conosce la propria citt\u00e0, passeggiare lungo le vie di Udine, entrare in alcune chiese ed antichi, eleganti palazzi e sostare in ammirata contemplazione delle opere di Giulio Quaglio, pittore comasco per il quale il capoluogo friulano era divenuto praticamente una seconda patria, e nel quale lasci\u00f2 tanti segni della sua bravura.<\/p>\n<p>Quelle opere ci parlano di una civilt\u00e0 artistica ormai avviata al tramonto &#8211; cos\u00ec com&#8217;era avviata al tramonto la gloriosa Repubblica di San Marco &#8212; e, tuttavia, ancor capace di vivere ed esprimere momenti di pura, altissima ispirazione; e di una societ\u00e0 che non badava a spese, pur di chiamare ed avere al lavoro, nei suoi edifici pi\u00f9 importanti, i migliori artisti che vi fossero in circolazione, pur in una nazione &#8212; come l&#8217;Italia &#8212; dove l&#8217;arte era ovunque di casa, onorata e ammirata senza riserve anche dalla gente umile. A quegli artisti e committenti va il nostro pensiero riverente, insieme alla nostra profonda riconoscenza: spetta a loro se le nostre citt\u00e0 sono cos\u00ec belle, nobili e ricche di storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cittadino udinese che ami &#8211; e quindi conosca &#8211; la propria citt\u00e0, possiede una certa familiarit\u00e0 con le opere di un pittore seicentesco che, pur<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30176,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[24],"tags":[109],"class_list":["post-25436","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pittura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-pittura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25436"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25436\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30176"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}