{"id":25418,"date":"2008-03-17T08:39:00","date_gmt":"2008-03-17T08:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/17\/una-pagina-al-giorno-linfanzia-negata-di-giovanni-papini\/"},"modified":"2023-09-13T16:01:45","modified_gmt":"2023-09-13T16:01:45","slug":"una-pagina-al-giorno-linfanzia-negata-di-giovanni-papini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/17\/una-pagina-al-giorno-linfanzia-negata-di-giovanni-papini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: L&#8217;infanzia negata di Giovanni Papini"},"content":{"rendered":"<p><em>&quot;Io non sono mai stato bambino. Non ho avuto fanciullezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Calde e bionde giornate di ebbrezza puerile; lunghe serenit\u00e0 dell&#8217;innocenza; sorprese della scoperta quotidiana dell&#8217;universo: che son mai? Non le conosco o non le rammento. L&#8217;ho saputo dai libri, dopo; le indovino, ora, nei ragazzi che vedo; l&#8217;ho sentite e provate per la prima volta in me, passati i vent&#8217;anni, in qualche attimo felice di armistizio o di abbandono. Fanciullezza \u00e8 amore, letizia, spensieratezza, ed io mi vedo, nel passato,<\/em> sempre<em>, separato, meditante.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Fin da ragazzo mi son sentito tremendamente solo e diverso &#8211; n\u00e9 so il perch\u00e9. Forse perch\u00e9 i miei eran poveri o perch\u00e9 non ero nato come gli altri? Non so: ricordo soltanto che una zia giovane mi diede il soprannome di<\/em> vecchio <em>a sei o sett&#8217;anni e che tutti i parenti l&#8217;accettarono. E difatti mene stavo il pi\u00f9 del tempo serio e accigliato: discorrevo pochissimo, anche con gli altri ragazzi; i complimenti mi davan noia; i gesti mi facevan dispetto; e al chiasso sfrenato dei compagni dell&#8217;et\u00e0 pi\u00f9 bella preferivo la solitudine dei cantucci pi\u00f9 ritirati della nostra casa piccina, povera e buia. Ero, insomma, quel che le signore col cappello chiamano<\/em> un bambino scontroso <em>e le donne in capelli<\/em> un rospo.<\/p>\n<p><em>&quot;Avevan ragione: dovevo essere, ed ero, tremendamente antipatico a tutti. E mi ricordo che sentivo benissimo intorno a me questa antipatia la quale mi faceva pi\u00f9 timido, pi\u00f9 malinconico, pi\u00f9 imbronciato che mai.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando mi ritrovavo per caso con altri ragazzi non entravo quasi mai nei loro giochi. Mi piaceva star da parte a guardarli coi miei occhi verdi e seri di giudice e di nemico. Non per invidia: era piuttosto disprezzo quel che sentivo dentro in quei momenti., Fin da quel tempo incominci\u00f2 la guerra fra me e gli uomini. Io li sfuggivo e loro mi trascuravano; non li amavo e mi odiavano. Fuori, nei giardini, chi mi scacciava e chi mi rideva dietro; a scuola mi tiravano i riccioli o mi accusavano ai maestri; in campagna, anche in villa dal nonno, i ragazzi dei contadini mi tiravan le sassate, senza che avessi fatto nulla a nessuno, quasi sentissero ch&#8217;ero d&#8217;un&#8217;altra razza. I parenti m&#8217;invitavano o mi accarezzavano quando proprio non potevano farne a meno, per non mostrare davanti agli altri una parzialit\u00e0 troppo indecente; ma io mi accorgevo benissimo della finzione e mi nascondevo e ad ogni loro parola rispondevo sgarbato ed acerbo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un ricordo pi\u00f9 i tutti gli altri s&#8217;\u00e8 inciso nel mio cuore: umide serate domenicali di novembre o dicembre, in casa del nonno, col vino caldo in mezzo alla tavola, dentro una zuppiera, dentro il gran lume a petrolio bronzato; col vassoio delle bruciate accosto e tutta la famiglia &#8211; zii e zie, cugini e cugine, in quantit\u00e0 &#8211; coi visi rossi attorno.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il patriarca, accanto al fuoco, bianco ed arguto, rideva e beveva. Scoppiettavano i ciocchi gi\u00e0 mezzi coperti di cenere delicata; sbattevano i bicchieri sui piatti; squittivano le zie bigotte e sapute sui casi e gli scandali della settimana e i ragazzi ridevano e strillavano in mezzo al fumo turchino dei sigari paterni. A me tutto quel brusio di festa economica e idiota faceva male all&#8217;anima e al capo. Mi sentivo straniero l\u00ec dentro, lontanissimo da tutti. E appena mi riusciva passavo di nascosto la porta e a passi prudenti, rasente il muro umidiccio, m&#8217;inoltravo nell&#8217;andito lungo e tenebroso che portava fin all&#8217;uscio di casa. E l\u00ec sentivo il mio piccolo cuore di solitario che batteva con veemenza, come se stessi per far un non so che di male, per commettere un tradimento. In quell&#8217;andito v&#8217;era una porta vetrata che dava sopra una corticina scoperta: la schiudevo appena e mi mettevo ad ascoltar l&#8217;acqua che veniva gi\u00f9 stanca e a malincuore, rimbalzando sui mattoni e sulle pozze; che veniva gi\u00f9 senz&#8217;entusiasmo, senza furia, ma con l&#8217;ostinatezza lenta e odiosa di qualcosa che non finir\u00e0 mai. Ed io l&#8217;ascoltavo nel buio, col freddo nel viso e cogli occhi bagnati e se dallo spiraglio qualche goccia mi schizzava d&#8217;un tratto sulla carne mi sentivo felice, come se quella stilla venisse a purificarmi, a invitarmi altrove, fuori delle case e delle domeniche. Ma una voce mi richiamava alla luce, al supplizio, ai commenti. \u00abChe ragazzo maleducato!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;S\u00ec, \u00e8 vero: io non sono mai stato bambino. Sono stato un<\/em> vecchio <em>e un<\/em> rospo <em>pensoso e scontroso. Fin da allora il meglio della mia vita era dentro di me. Fin da quel tempo, tagliarmi fuori dall&#8217;affetto e dalla gioia, mi rintanavo, mi distendevo in me stesso, nella fantasticheria bramosa, nella solitaria ruminazione del mondo rifatto attraverso l&#8217;io. Non piacevo agli altri e l&#8217;odio mi rinchiuse nella solitudine. La solitudine mi fece pi\u00f9 triste e spiacente; la tristezza serr\u00f2 il cuore ed aizz\u00f2 il cervello. La diversit\u00e0 mi stacc\u00f2 anche dai prossimi e la separazione mi fece sempre pi\u00f9 diverso. E fin da quel principio di vita cominciai a gustare la virile dolcezza di quell&#8217;infinita e indefinita malinconia che non vuole sfoghi e consolazioni, ma si consuma in s\u00e9 stessa, senza scopo, creando a poco a poco quell&#8217;abitudine della vita interna e solitaria, che si allontana per sempre dagli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;No: io non ho mai conosciuto la fanciullezza. Non ricordo affatto d&#8217;essere stato bambino. Mi rivedo, sempre, selvatico e soprappensiero, appartato e silenzioso, senza un sorriso , senza uno scoppio di franco piacere. Mi rivedo pallido e attonito come nel primo ritratto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La fotografia \u00e8 strappata a met\u00e0, sotto il cuore. \u00c8 piccina, sudicia e stinta: i bordi del cartoncino son neri, come le cornici dei morti. Un viso sbiancato di bambino astratto guarda verso sinistra, e si sente che l\u00ec a sinistra, difaccia a lui, nessuno lo guarda. Gli occhi son tristi, un po&#8217; affossati &#8211; non son venuti bene? &#8211; la bocca \u00e8 chiusa a forza, coi labbri un po&#8217; soprammessi, per non far vedere i denti. Unica bellezza: i riccioli morbidi, lunghi, inanellati che cascan gi\u00f9 sul bavero della marinara.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La mamma dice che son io a sett&#8217;anni. Pu\u00f2 essere. Questo ritratto \u00e8 l&#8217;unica prova che resti della mia fanciullezza. Ma vi par forse questo un ritratto di bambino? Questo piccolo spettro slavato, che non mi guarda, che non vuol guardare nessuno?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si vede subito che quegli occhi non son fatti per tingersi del celeste del cielo: son bigi, son nuvolosi di suo. Quelle gote s&#8217;indovina che son bianche, che son pallide e che saranno rosse soltanto per fatica o vergogna. E quelle labbra cos\u00ec chiuse, volontariamente chiuse, non son fatte per aprirsi al riso, alla parola, alla preghiera, a grido. Son le labbra serrate di chi patir\u00e0 senza la seccante debolezza dei lamenti. Son labbra che verranno baciate troppo tardi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questa mezza fotografia sbiadita ritrovo l&#8217;anima morta di quei giorni; il viso delicato del<\/em> rospo<em>; il cipiglio dello<\/em> scontroso<em>; l&#8217;accoramento calmo del<\/em> vecchio. <em>E mi si stringe il cuore ripensando a tutti quei giorni smorti, a quegli anni infiniti; a quella vita rinchiusa, a quella mestizia senza motivi; a quella nostalgia incancellabile d&#8217;altri cieli e d&#8217;altri camerati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;No, no: quello non \u00e8 il ritratto di un bambino. Io vi ripeto che non ho avuto fanciullezza.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Dal momento che con la serie di articoli <em>Una pagina al giorno<\/em> &#8211; come, del resto, con quella intitolata <em>Un film al giorno &#8211;<\/em>, non ci proponiamo altro obiettivo che quello di invitare il lettore a cimentarsi direttamente con i testi di vari autori italiani che oggi, per varie ragioni, sono stati un po&#8217; dimenticati, non tracceremo qui una biografia di Giovanni Papini, n\u00e9 ci dilungheremo in una analisi critico-letteraria vera e propria.<\/p>\n<p>Il nostro scopo \u00e8 molto pi\u00f9 modesto.<\/p>\n<p>Desideriamo soltanto sgombrare il campo, per quanto possibile, da detriti e incrostazioni ideologiche che, in un modo o in un altro, hanno condannato a un oblio, a nostro avviso immeritato, l&#8217;opera di Giovanni Papini, anzi, <em>quest&#8217;opera<\/em> di Giovanni Papini: l&#8217;autobiografia spirituale <em>Un uomo finito<\/em>, appunto.<\/p>\n<p>Troppo impegnativo sarebbe un discorso sull&#8217;intera produzione di Papini, su quella letteraria e saggistica, cos\u00ec come su quella filosofica: perch\u00e9 la sua personalit\u00e0 di &quot;toscano maledetto&quot; (come avrebbe detto Malaparte) era multiforme e tumultuosa, estremamente versatile, incredibilmente varia e complessa, al limite (e oltre il limite) della dissacrazione, del paradosso, della contraddizione lampante e clamorosa. Eppure, a suo modo, sincera e lineare, quasi ingenua nelle sue pose titaniche e superomistiche, e commovente nell&#8217;abbandono dei suoi slanci mistici e spirituali.<\/p>\n<p>Insomma, una personalit\u00e0 grande e generosa, tenera e irritante, risentita e malinconica, fatta per suscitare ammirazione o repulsione, senza mezze misure e senza compromessi; e sulla quale ha pesato, nell&#8217;Italia uscita dalla seconda guerra mondiale, la (meritata) nomea di massima voce letteraria del fascismo.<\/p>\n<p>Morto in buona ora Luigi Pirandello; eliminato fisicamente &#8211; e in modo inqualificabile &#8211; il filosofo Giovanni Gentile; convertito al Verbo comunista Curzio Malaparte; all&#8217;Italia &quot;liberata&quot; e repubblicana restavano ancora alcune spine di pesce in gola, di cui desiderava ardentemente liberarsi in qualche modo: Giuseppe Ungaretti e Giovanni Papini, <em>in primis.<\/em> Per Ungaretti, qualche esagitato prov\u00f2 a richiedere una epurazione &#8216;esemplare&#8217;, ma senza successo: troppo grande era la sua statura poetica, universalmente riconosciuta. Restava Papini: e quale miglior condanna del boicottaggio culturale? I suoi ultimi libri, non certo i meno validi, furono fatti scivolare nel silenzio&#8230;<\/p>\n<p><em>Un uomo finito<\/em> vide la luce nel 1912, quando l&#8217;autore, nato a Firenze nel 1881 (citt\u00e0 in cui sarebbe morto nel 1956), aveva varcato da poco la soglia dei trent&#8217;anni. Un titolo sveviano, verrebbe da pensare, visto che <em>Senilit\u00e0<\/em>, il cui protagonista, trentacinquenne, si rinchiude in una precoce vecchiaia interiore, era stato pubblicato nel 1898, esattamente quindici anni prima.<\/p>\n<p>Da questo libro, ricco di squarci lirici intensi e vibranti, e condotto sul filo di una introspezione spietatamente sincera, emerge, in particolare, l&#8217;immagine di un&#8217;infanzia negata, di un bambino solitario e infelice. Un bambino che non era mai stato un bambino; che era sempre stato, fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0 &#8211; come disse una zia, inconsapevolmente crudele &#8211; un povero <em>vecchio.<\/em> Un vecchio bambino triste e immusonito, incompreso e amareggiato; un bambino sensibilissimo, che avrebbe voluto amore e carezze, ma che la povert\u00e0 e, soprattutto, la sua stessa ipersensibilit\u00e0, avevano condannato a una solitudine disumana, disperante, tanto pi\u00f9 crudele in quanto non corrispondeva realmente alle esigenze della sua natura, ma era solo l&#8217;espressione della sua paura degli altri e del suo senso di inadeguatezza.<\/p>\n<p>E, dalle umiliazioni del rifiuto di cui si sentiva vittima, nasceva in lui un ardente, un divorante desiderio di rivincita: che, in quella personalit\u00e0 e in quelle circostanze, non poteva che prendere la forma di un bramoso desiderio di gloria letteraria.<\/p>\n<p>Non sono, tuttavia, gli aspetti risentiti e nietzschiani del libro ad animare le sue pagine pi\u00f9 riuscite (che sono molte), quanto la nostalgica rievocazione della dolce figura materna; del suo amore sviscerato per i libri; del contrasto fra i sogni indistinti di evasione e di felicit\u00e0 e le piccole, amare miserie dell&#8217;esistenza quotidiana.<\/p>\n<p>Un po&#8217; come per la poesia di Giosu\u00e9 Carducci (e, in una certa misura, di Gabriele D&#8217;Annunzio e di Giovanni Pascoli), possiamo dire che la scrittura di Papini sa elevarsi a grandi altezze, l\u00e0 dove depone i toni enfatici e altisonanti &#8211; e sia pure di un ribellismo anarcoide e fremente -, per calarsi nella dimensione umile e sommessa di una realt\u00e0 minimalista, fatta di povere cose e di sentimenti profondi, ma trattenuti e, quasi, pudibondi.<\/p>\n<p>Ci sono pagine, in <em>Un uomo finito<\/em>, che colpiscono per l&#8217;aspro sapore di sincerit\u00e0 che da esse si spande, come da un limone troppo acerbo.<\/p>\n<p>Pagine belle, che meriterebbero di esser lette, e che consigliamo di leggere a tutti coloro che sono pi\u00f9 interessati alla sostanza dei sentimenti che alla parola ben tornita o al quadretto di maniera; pagine intense, virili, quantunque sconsolate.<\/p>\n<p>Pagine che hanno un profumo antico, come di cose gi\u00e0 note e poi, chi sa come, dimenticate: ma capaci di ridestare in noi la nostalgia del bene, del bello, delle altezze.<\/p>\n<p>Effetto che nessun mestierante pu\u00f2 improvvisare, ma scaturisce solo dall&#8217;arte di un grande scrittore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Io non sono mai stato bambino. 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