{"id":25417,"date":"2015-09-05T01:19:00","date_gmt":"2015-09-05T01:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/05\/viva-giuseppe-bonaparte-anzi-gioacchino-murat-anzi-ferdinando-iv-di-borbone\/"},"modified":"2015-09-05T01:19:00","modified_gmt":"2015-09-05T01:19:00","slug":"viva-giuseppe-bonaparte-anzi-gioacchino-murat-anzi-ferdinando-iv-di-borbone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/05\/viva-giuseppe-bonaparte-anzi-gioacchino-murat-anzi-ferdinando-iv-di-borbone\/","title":{"rendered":"Viva Giuseppe Bonaparte, anzi Gioacchino Murat, anzi Ferdinando IV di Borbone"},"content":{"rendered":"<p>\u00abChe sia Franza o Spagna, purch\u00e9 se magna!\u00bb: sappiamo che fu questo il miserabile motto del popolino italico durante i lunghi secoli del suo servaggio; ci\u00f2 appartiene alla storia e non fa scandalo per nessuno, nemmeno per i cultori della religione del Risorgimento, i quali, anzi, si compiacciono di sottolineare il contrasto fra l&#8217;abiezione politica e morale che precedette il &quot;risveglio&quot; della Patria addormentata nel suo sonno secolare, e l&#8217;epoca fervorosa e ardita che ridest\u00f2 negli animi un nuovo sentire nazionale e li spinse a rovesciare la loro sudditanza.<\/p>\n<p>Quello che non \u00e8 stato, forse, adeguatamente evidenziato, \u00e8 che la filosofia dell&#8217;ignavia e dell&#8217;indifferenza, spinta fino ai limiti estremi dell&#8217;opportunismo, del servilismo e del cinismo, non fu affatto appannaggio del \u00abvolgo disperso che nome non ha\u00bb di manzoniana memoria, ma, al contrario, fu la divisa impeccabile, prima di ogni altro, del ceto intellettuale italiano: un ceto che, fin dai secoli passati, si \u00e8 sempre segnalato &#8212; e continua a farlo &#8211; per la piaggeria verso i padroni di turno, per la totale assenza di scrupoli, o di dignit\u00e0, o di senso dell&#8217;onore, mosso, com&#8217;\u00e8, dalla preoccupazione esclusiva di conservare e, se possibile, di accrescere le proprie prebende, i propri privilegi, le proprie raccomandazioni.<\/p>\n<p>Il doppiogiochismo, la furbizia miseranda e la feroce volont\u00e0 di trovarsi, comunque vada, dalla parte del pi\u00f9 forte, ossia del probabile vincitore: tutti questi elementi sono stati suggellati e, per cos\u00ec dire, coagulati nella giornata infame dell&#8217;8 settembre 1943: una giornata che rester\u00e0 incisa a perpetua vergogna del popolo italiano, ma soprattutto delle sue classi dirigenti, il cui senso di lealt\u00e0 e di fedelt\u00e0 non solo verso l&#8217;alleato, ma anche verso le proprie istituzioni, sono apparsi inversamente proporzionali al grado, alla carriera e agli emolumenti: sicch\u00e9 l&#8217;onta \u00e8 stata massima proprio l\u00e0 dove massimi erano stati gli onori e i vantaggi, mentre qualche sprazzo di dignit\u00e0 e perfino di eroismo c&#8217;\u00e8 stato, semmai, ai livelli pi\u00f9 bassi della scala sociale.<\/p>\n<p>Per esempio: mentre gli alti papaveri del Regio Esercito, che per vent&#8217;anni avevano fatto carriera e fortuna sotto il Fascismo, dopo il 25 luglio del 1943 divennero, improvvisamente, tutti antifascisti, e dopo l&#8217;8 settembre, altrettanto subitaneamente, tutti antitedeschi e filoamericani, vi furono migliaia di umili e anonimi soldati che non si comportarono cos\u00ec e che, per un naturale sentimenti di lealt\u00e0 e di fierezza, non si adeguarono a salire sul carro del vincitore. Fra questi ultimi, ci piace ricordare quei 5.000 prigionieri italiani che, trovandosi negli Stati Uniti alla data dell&#8217;8 settembre, e sollecitati a &quot;collaborare&quot; con gli Alleati contro la Germania, rifiutarono di prestare un tale giuramento e vennero, perci\u00f2, spediti nel campo di prigionia &quot;correzionale&quot; di Hereford, nel Texas, ove subirono un trattamento particolarmente severo (tra essi vi era anche il futuro scrittore Giuseppe Berto, che in quel campo scrisse il suo primo romanzo, <em>Il cielo \u00e8 rosso<\/em>).<\/p>\n<p>E non erano quei soldati &#8211; si badi &#8211; dei fascisti; o, quanto meno, non lo erano tutti: erano, in gran parte, veterani della campagna d&#8217;Africa, presi prigionieri dopo la disfatta di El Alamein o al termine della gloriosa ma sfortunata campagna di Tunisia. Questo \u00e8 il punto che ci preme sottolineare: essi non rifiutarono le lusinghe del <em>nemico<\/em> (che nel frattempo, per il governo Badoglio, era diventato <em>amico<\/em>: anche se le sue forze aeree continuavano a bombardare le citt\u00e0 della nostra patria con metodi terroristici, e seguitarono a farlo sono all&#8217;ultimo, nell&#8217;aprile del 1945) per ragioni politiche o ideologiche, ma per ragioni morali. Che valore poteva avere una promessa estorta a dei laceri e affamati prigionieri, privi della vera libert\u00e0 di scelta, di schierarsi contro i loro vecchi camerati e compagni d&#8217;armi e al fianco di coloro che erano stati, fino al giorno prima, i nemici e gli invasori della Patria? Perch\u00e9, in Nord Africa, i nostri soldati avevano imparato a stimare e apprezzare i soldati tedeschi; e la stima era stata reciproca: lo stesso Rommel ebbe a dichiarare che il soldato italiano possiede delle ottime qualit\u00e0, che, tuttavia, non \u00e8 messo in condizioni di esplicare a causa della arretratezza e dalla complessiva inadeguatezza della macchina militare di cui fa parte. Il leggendario comandante dell&#8217;<em>Afrika Korps<\/em>, sia detto per inciso, non aveva altrettanta stima nei confronti degli alti comandi italiani (ed era ancora generoso nel suo giudizio: lo storico Franco Bandini si \u00e8 spinto ben oltre ed ha sostenuto che vi furono dei casi di vero e proprio tradimento ai massimi livelli, in concomitanza con le campagne offensive lanciate dallo stesso Rommel contro i Britannici in Cirenaica); e osservava, con un certo stupore, che, mentre i soldati e gli ufficiali tedeschi mangiavano lo stesso cibo alla stessa mensa, nell&#8217;Esercito italiano esistevano tre mense e tre qualit\u00e0 differenti di cibo: una per gli ufficiali, una per i sottufficiali e una, la pi\u00f9 scadente, per la truppa; e che non pochi ufficiali italiani pretendevano di farsi servire il pasto caldo, il vino e il caff\u00e8 dai loro attendenti-camerieri, anche nelle immediate retrovie del fronte, laddove alla truppa non arrivava neppure la quantit\u00e0 d&#8217;acqua indispensabile per bere e per lavarsi, nel clima torrido del deserto).<\/p>\n<p>Gli intellettuali sono la pi\u00f9 classica espressione della tendenza al doppiogiochismo e alla prostituzione volontaria, in senso morale e materiale, che sovente ha caratterizzato le classi dirigenti italiane e che, purtroppo, continua a caratterizzarle (da chi, da quali potentati finanziari e politici, sono stati voluti e insediati gli ultimi tre governi italiani, nessuno dei quali &#8212; alla faccia della democrazia &#8212; sancito dal voto popolare: Monti, Letta e Renzi?). Essi non sono, a rigor di termini, parte della classe dirigente; ne sono, tuttavia, l&#8217;indispensabile strumento per la conquista del consenso: perch\u00e9, in un regime democratico (e non importa se di democrazia totalitaria, anzi, a maggior ragione) la cosa veramente essenziale non \u00e8 governare un popolo secondo i suoi effettivi interessi, ma dare l&#8217;impressione di farlo: e, per riuscirvi, \u00e8 necessario che vi sia una cinghia di trasmissione, data dalla stampa, dalla televisione, dall&#8217;editoria e da tutto ci\u00f2 che forma la cosiddetta &quot;opinione pubblica&quot;, fra il Palazzo e il popolo stesso; cinghia di trasmissione che \u00e8 compito precipuo degli intellettuali assicurare e mantenere sempre bene oliata.<\/p>\n<p>Questo spiega perch\u00e9 gli intellettuali, in Paesi come il nostro, siano cos\u00ec ben pagati, quando suonano la musica che piace al potere, e come mai si vedano cos\u00ec spianata e agevolata la carriera, anche se dotati di meriti professionali molto dubbi; e perch\u00e9 l&#8217;informazione e la cultura siano &quot;bloccate&quot; in un eterno circolo vizioso, col risultato che tutte le poltrone e tutti i palinsesti che contano sono occupati dai soliti vecchi, i quali continuano imperterriti a diffondere la vulgata politicamente corretta, mentre i giovani, o, comunque, coloro che hanno l&#8217;abitudine di tenere la schiena dritta, e di cercare onestamente la verit\u00e0, non hanno alcuna possibilit\u00e0 di far carriera e di far sentire la loro voce. Solo cos\u00ec si spiega l&#8217;incredibile longevit\u00e0 di miti fasulli, come quelli resistenziali, che, in altre societ\u00e0, sono stati denunciati e sfatati da tempo, o, sui quali, quanto meno, \u00e8 stato aperto un serio dibattito a livello nazionale, mentre, da noi, si \u00e8 ancora prigionieri di un ricatto ideologico in base al quale le verit\u00e0 &quot;rivelate&quot;, e stabilite una volta per tutte, non possono venire neanche scalfite dall&#8217;ombra di una critica. Esse, infatti, sono state erette a fondamento di un sistema di menzogne istituzionalizzate, sul quale si regge tutto l&#8217;edificio sociale e dal quale dipendono, appunto, i vantaggi di coloro che lo servono fedelmente: ammesso che si possa richiamare il concetto di fedelt\u00e0 per dei pennivendoli senza spina dorsale, senza onore e senza un minimo di onest\u00e0 intellettuale, sempre pronti a vendersi al migliore offerente, anche mutando opinione a seconda delle &quot;virate&quot; di chi li tiene nel suo libro paga.<\/p>\n<p>Il vizio di vendersi al padrone di turno, che anche al presente caratterizza i nostri baldi intellettuali, parte, dunque, da lontano; e se ne potrebbero fare innumerevoli esempi, lungo tutto il corso della nostra storia: ma quello che meglio li riassume e li compendia \u00e8, probabilmente, il caso del compositore napoletano Giovanni Paisiello, vissuto a cavallo fra l&#8217;Antico Regime e la Rivoluzione del 1789 e superbo, quasi inarrivabile maestro e modello nell&#8217;arte dell&#8217;adattamento pi\u00f9 festoso e volonteroso, del camaleontismo, del gattopardismo.<\/p>\n<p>Scriveva Lenora De Carlo Cuccia nel suo gustoso articolo \u00abNessun uomo pu\u00f2 servire due padroni. Oppure no? Giovanni Paisiello e la rivoluzione\u00bb (in: \u00abRassegna storica del Risorgimento\u00bb, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento, gennaio-marzo 2009, p. 23):<\/p>\n<p>\u00abNella Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, c&#8217;\u00e8 una copia manoscritta di una stesura musicale della preghiera &quot;Salvum fac Domine servum tuum&quot; di Giovanni Paisiello. La successiva parola di questa preghiera \u00e8 un nome proprio, o, pi\u00f9, precisamente, tre nomi, due dei quali sono cancellati. Cos\u00ec, in sostanza, abbiamo una preghiera che chiede a Dio di benedire il suo servo Giuseppe, no Gioacchino, no Ferdinando. Questo sprazzo, particolarmente divertente, di trinomialit\u00e0 mette in luce le questioni esaminate nel presente studio.<\/p>\n<p>Il compositore Giovanni Paisiello (1740-1816) \u00e8 un personaggio molto interessante nell&#8217;Europa rivoluzionaria, perch\u00e9 lavor\u00f2 con grande successo sotto entrambi i regimi, aristocratico e rivoluzionario. Anche una rapida occhiata alla lista dei suoi impieghi dimostra l&#8217;ampia variet\u00e0 di padroni sotto i quali compose.\u00bb<\/p>\n<p>Infatti: ogni volta egli compose la sua musica in onore dei regnanti di turno, che furono, nell&#8217;ordine: Caterina II (1776-1783), Ferdinando IV (1783-99), la Repubblica partenopea (1799); poi, dopo una breve sospensione dell&#8217;impiego, dal 1799 al 1801, venne reintegrato da Ferdinando con gli arretrati (1801), music\u00f2 per Napoleone, a Parigi (1802-04); indi fu di nuovo a Napoli, sotto Ferdinando IV (1804-06); e ancora compose per Giuseppe Bonaparte (1806-08), per Gioacchino Murat (1808-15) e, dopo la caduta e la fucilazione di questi, di nuovo per l&#8217;intramontabile Ferdinando IV di Borbone (1815-16), fino alla morte.<\/p>\n<p>Prodig\u00f2 il suo talento per tutti e per ciascuno, imparzialmente (nel senso tecnico, e implicitamente ironico, dell&#8217;espressione), senza farsi il minimo scrupolo o problema, mano a mano che un re o un regime si succedevano l&#8217;uno all&#8217;altro, avvicendandosi in una impressionante sarabanda: eterno tappo di sughero che sta sempre a galla nel mare in tempesta, che non affonda mai, n\u00e9 lo potrebbe, perch\u00e9 non \u00e8 nella sua natura, essendo comunque assai pi\u00f9 leggero dell&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Ma quel che abbiamo detto di Giovanni Paisiello, ahim\u00e8, lo potremmo dire per tanti, per troppi intellettuali italiani, di ieri, di oggi e di sempre: scrittori e giornalisti, professori universitari e artisti famosi, sedicenti filosofi e sedicenti psicologi. L&#8217;intellettuale, infatti, per sua stessa natura (che \u00e8 quella del sughero: cio\u00e8 di stare a galla, sempre e comunque, per quanto agitato possa essere il mare), e che non va confusa con quella dell&#8217;uomo di cultura &#8212; che \u00e8 tutt&#8217;altra cosa, ma che oggi si direbbe una specie in via di estinzione, se non gi\u00e0 del tutto estinta &#8212; non sa che cosa voglia dire andare realmente controcorrente; se lo fa, lo fa perch\u00e9 ha intuito che la nave sta affondando e si prepara a fare il salto della quaglia, cos\u00ec da avere le credenziali per la sua futura carriera all&#8217;ombra benevola (e munifica) del potere prossimo venturo.<\/p>\n<p>E gi\u00e0 che abbiamo menzionato, di sfuggita, Franco Bandini, ci piace riprendere un concetto fondamentale, da lui enunciato a proposito del dibattito storiografico sul cosiddetto &quot;revisionismo&quot;. La revisione critica del passato \u00e8, per una societ\u00e0 e per un popolo, l&#8217;occasione preziosa, irrinunciabile, per comprendere meglio se stessi e per affrontare i propri nodi irrisolti; nel caso della societ\u00e0 e del popolo italiano, tale avrebbe dovuto essere il senso e lo scopo di un dibattito critico sulla Resistenza. Ma gli Italiani, imbrancati sotto la guida mercenaria dei loro intellettuali, non hanno voluto cogliere l&#8217;occasione: hanno preferito cercar di spezzare lo specchio nel quale si rifletteva il loro passato, nascondendolo a se stessi. Eppure, osservava Bandini, se un popolo giunge a quella tragedia suprema che \u00e8 la guerra civile, ci\u00f2 significa che le sue classi dirigenti devono avere accumulato degli errori veramente madornali. Ora, la negazione del problema &#8212; nella fattispecie, la negazione che una guerra civile vi sia stata, o, almeno, la negazione che, in essa, ciascuna delle due parti aveva delle ragioni e dei torti da far valere &#8212; \u00e8 stata, ed \u00e8, funzionale alla rimozione totale delle responsabilit\u00e0 di quelle classi dirigenti.<em>Mutatis mutandis<\/em>, \u00e8 storia di oggi: e ciascuno \u00e8 libero di fare le sue considerazioni. La vicenda di Giovanni Paisiello \u00e8 pur sempre all&#8217;ordine del giorno: questi signori sono perfino monotoni nella loro squallida, banale prevedibilit\u00e0; non si smentiscono mai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChe sia Franza o Spagna, purch\u00e9 se magna!\u00bb: sappiamo che fu questo il miserabile motto del popolino italico durante i lunghi secoli del suo servaggio; ci\u00f2<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-25417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25417"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25417\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}