{"id":25415,"date":"2017-01-19T04:54:00","date_gmt":"2017-01-19T04:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/19\/giovanni-duns-scoto-ci-ricorda-che-la-ragione-non-puo-giungere-al-suo-fine-da-se-stessa\/"},"modified":"2017-01-19T04:54:00","modified_gmt":"2017-01-19T04:54:00","slug":"giovanni-duns-scoto-ci-ricorda-che-la-ragione-non-puo-giungere-al-suo-fine-da-se-stessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/19\/giovanni-duns-scoto-ci-ricorda-che-la-ragione-non-puo-giungere-al-suo-fine-da-se-stessa\/","title":{"rendered":"Giovanni Duns Scoto ci ricorda che la ragione non pu\u00f2 giungere al suo fine da se stessa"},"content":{"rendered":"<p>La ragione umana, la ragione naturale, pu\u00f2 condurre l&#8217;uomo fino alla comprensione della verit\u00e0? Oppure questo traguardo le \u00e8 fatalmente precluso dai suoi limiti intrinseci, dalla sua imperfezione di strumento puramente umano?<\/p>\n<p>I filosofi, naturalmente, si sono sempre posti il problema; e se lo sono posti, come loro e pi\u00f9 di loro, i teologi. Semplificando un po&#8217; i termini della questione, che sarebbe vastissima, si pu\u00f2 dire che i filosofi hanno quasi sempre risposto affermativamente: che la ragione umana, per quanto oggettivamente limitata, pu\u00f2 condurre l&#8217;uomo fino alla comprensione della verit\u00e0, o, almeno, molto vicino ad essa; che pu\u00f2 condurre l&#8217;uomo a individuare il giusto percorso per avvicinarsi significativamente alla verit\u00e0. I teologi, invece, hanno evidenziato come uno strumento umano, per quanto prefetto in relazione alle cose create, non potr\u00e0 mai rivelarsi sufficiente per la comprensione del piano soprannaturale, perch\u00e9 la Verit\u00e0, per essi, \u00e8 Dio, e alla conoscenza di Dio, che \u00e8 l&#8217;Assoluto, la ragione umana, finita e relativa, non pu\u00f2 assolutamente bastare.<\/p>\n<p>Fino a quando gli uomini hanno creduto, e tenuto per fermo, che la verit\u00e0 ultima coincide con l&#8217;Essere, la ragione umana ha sempre riconosciuto il proprio limite. Platone, nel <em>Fedone<\/em>, dice chiaramente che delle cose soprannaturali, \u00e8 possibile parlare solo in maniera impropria e figurata; non per nulla egli fece ricorso a tutta una serie di miti, a cominciare da quelli della biga alata e della caverna, per tentare di esprimere ci\u00f2 che razionalmente non si pu\u00f2 dire compiutamente: non perch\u00e9 si tratti di una conoscenza irrazionale, ma, al contrario, perch\u00e9, delle cose superiori alla natura, ragione compresa, si pu\u00f2 parlare solo in maniera allusiva e indiretta. Nel medioevo, poi, la filosofia cristiana si incontra con la teologia, si tiene per mano con essa, e infine si lascia guidare verso la comprensione delle verit\u00e0 pi\u00f9 alte: la teologia, infatti, era vista come il vertice del sapere, e le facolt\u00e0 teologiche conferivamo il livello pi\u00f9 ambito e pi\u00f9 perfetto dell&#8217;umana conoscenza. Anche la teologia, poi, a un ceto punto, doveva lasciarsi guidare per mano da qualcos&#8217;altro, cio\u00e8 dalla fede. Filosofia, teologia e fede costituivamo, cos\u00ec, i gradini di una scala ascendente, al vertice della quale c&#8217;\u00e8 la contemplazione delle cose divine. L&#8217;uomo, infatti, era visto come un <em>viator<\/em>, un viandante, un povero pellegrino in cerca della verit\u00e0: il senso del suo peregrinare era affidato al raggiungimento della meta soprannaturale, verso cui la ragione doveva indirizzarlo, almeno in linea di massima.<\/p>\n<p>Da ultimo sono arrivati i filosofi moderni, con il loro empirismo, con il loro sensismo, con il loro razionalismo e il loro scetticismo. Sono arrivati i Locke, gli Hume, i Kant, gli Hegel: tutti fieri della loro &quot;svolta copernicana&quot;, cio\u00e8 di aver messo al centro non pi\u00f9 l&#8217;Essere, ma l&#8217;uomo, anzi, la singola mente umana; tutti tronfi e compiaciuti di aver fatto la &quot;grande&quot; scoperta: che non il pensiero nasce dall&#8217;essere, ma l&#8217;essere dal pensiero. Quindi, per prima cosa hanno abolito la metafisica, cio\u00e8 la parte pi\u00f9 alta della filosofia, perch\u00e9 indimostrabile e ininfluente, dato che una vena crescente di utilitarismo si \u00e8 insinuata, da allora, nella filosofia, e gli enti hanno cominciato a venir giudicati in base alla loro utilit\u00e0 pratica e immediata; per seconda cosa, hanno capovolto il normale rapporto fra l&#8217;essere e l&#8217;esistere, hanno assolutizzato l&#8217;esistere e hanno impostato tutta la ricerca speculativa sulle basi friabili del provvisorio e del contingente. I loro epigoni hanno imboccato sempre pi\u00f9 decisamente la strada da essi indicata, con il risultato che la filosofia ha cessato di essere la ricerca della verit\u00e0 oggettiva ed \u00e8 diventata il regno, amletico e nebuloso, della verit\u00e0 <em>secondo me<\/em>. E l&#8217;ultimo atto, in questa rovinosa discesa verso il caos, \u00e8 stato l&#8217;approdo all&#8217;esistenzialismo.<\/p>\n<p>Un importante filosofo medievale, Giovanni Duns Scoto (Duns, 1265\/66-Colonia, 1308), cos\u00ec scriveva nel <em>Prologo<\/em> del suo capolavoro, l&#8217;<em>Ordinatio<\/em>, ovvero <em>Opus oxoniense<\/em> (da: O. Todisco, <em>Giovanni Duns Scoto. Filosofo della libert\u00e0<\/em>, Padova, Edizioni del Messaggero, 1996, pp. 103-111):<\/p>\n<p><em>1. Si ricerca se sia necessario che all&#8217;uomo nello stato presente (&quot;pro statu isto&quot;) venga rivelata una dottrina particolare, cui l&#8217;intelletto con la sua luce naturale non possa pervenire. [&#8230;] I<\/em><\/p>\n<p><em>5. In merito a questo problema sembra che non ci sia accordo fra i filosofi e i teologi. I filosofi difendono la perfezione della natura e rigettano la perfezione soprannaturale; i teologi invece conoscono la debolezza della natura, la necessit\u00e0 della grazia e la perfezione soprannaturale. Il filosofo dunque pensa che nessuna conoscenza soprannaturale sia necessaria nella presente condizione, perch\u00e9 ritiene che la conoscenza necessaria sia conseguibile mediante l&#8217;azione delle cause naturali. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>12. Contro questa opinione dei filosofi si pu\u00f2 argomentare in tre modi.<\/em><\/p>\n<p><em>13. In primo luogo: ad ognuno che agisce consapevolmente \u00e8 necessaria una conoscenza distinta del suo fine. lo provo, perch\u00e9 chiunque agisce per un fine, agisce per quanto mosso dal desiderio del fine, ora, chiunque agisce per s\u00e9, agisce per un fine; dunque, chiunque agisce per s\u00e9, desidera a suo modo il fine. Pertanto, come all&#8217;agente per forza di natura \u00e8 necessario il desiderio del fine attraverso cui deve agire, cos\u00ec a colui che agisce consapevolmente \u00e8 necessario il desiderio del fine, per il quale deve agire. La maggiore \u00e8 dunque evidente. Ma l&#8217;uomo non \u00e8 in grado con le sue forze naturali di conoscere in modo distinto il suo fine; dunque, in merito a ci\u00f2 gli \u00e8 necessaria una qualche conoscenza soprannaturale.<\/em><\/p>\n<p><em>14. La minore \u00e8 manifesta: primo, perch\u00e9 il Filosofo, seguendo la ragione naturale, o ripone la felicit\u00e0 perfetta nella conoscenza acquisita delle sostanze separate, come pare dia nel libro I e X dell&#8217;&quot;Etica&quot;oppure, se non afferma in modo determinato che essa \u00e8 la suprema perfezione da noi raggiungibile, non ne indica un&#8217;altra con la ragione naturale, sicch\u00e9, confidando solamente nella ragione naturale, o erra circa il fine specifico o permane nel dubbio. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>17. In secondo luogo si argomenta cos\u00ec: colui che conosce e agisce per un fine \u00e8 necessario che conosca come e in qual modo possa raggiungerlo; come anche \u00e8 indispensabile la conoscenza di tutti i mezzi necessari per conseguirlo; e, finalmente, deve conoscere che tutti questi mezzi sono sufficienti per raggiungere quel fine. Il primo punto \u00e8 chiaro, perch\u00e9, se ignora come e in qual maniera il fine si consegua, non sa come disporsi al suo raggiungimento. Il secondo punto si prova, perch\u00e9, se ignora tutti i mezzi necessari per questo stesso [fine], potrebbe rischiare di fallirlo per l&#8217;ignoranza di qualche atto necessariamente richiesto. Per quanto concerne il terzo punto, se non sa che quei mezzi sono sufficienti, non metter\u00e0 in esecuzione in modo efficace ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile, per il sospetto che ignori qualcosa di necessario.<\/em><\/p>\n<p><em>18. Ma queste tre condizioni l&#8217;uomo viatore non pu\u00f2 conoscerle con la ragione naturale. Circa la prima, lo si prova perch\u00e9 la felicit\u00e0 viene concessa in premio per i meriti che Dio accetta come degni di tale premio, e per conseguenza tale premio non segue per necessit\u00e0 naturale le nostre azioni, quantunque siano, ma viene concesso volontariamente da Dio, il quale accetta, come meritorie, alcune azioni indirizzate a lui. Il che non \u00e8 naturalmente conoscibile, come sembra, anche perch\u00e9 a tal proposito i filosofi errarono, persuasi che proceda in modo necessario quanto proviene immediatamente da Dio. Le altre due condizioni sono evidenti: non si pu\u00f2 infatti conoscere con la ragione naturale il gradimento da parte della volont\u00e0 divina, che accetta liberamente queste o quelle opere come degne della vita eterna, come anche che siano sufficienti. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>40. Terzo argomento principale. Parimenti in terzo luogo si trae argomento contro l&#8217;opinione del filosofi principalmente dal VI della &quot;Metafisica&quot;. La conoscenza delle sostanze separate \u00e8 la pi\u00f9 nobile; pertanto, la conoscenza di ci\u00f2 che \u00e8 loro proprio \u00e8 sommamente nobile e necessaria, poich\u00e9 ci\u00f2 che p loro proprio \u00e8 pi\u00f9 perfetto rispetto a ci\u00f2 che hanno in comune con le cose sensibili. Ma ci\u00f2 che \u00e8 loro proprio non possiamo conoscerlo in base soltanto alle semplici forze naturali. In primo luogo perch\u00e9 se tali propriet\u00e0 si trovassero in qualche scienza ora possibile perch\u00e9 fossero trasmesse, questa scienza sarebbe la metafisica, ma questa non \u00e8 alla nostra portata in modo che consegua le propriet\u00e0 specifiche di queste sostanze separate, come \u00e8 evidente.<\/em><\/p>\n<p>Meravigliosa chiarezza concettuale dei filosofi medievali, cos\u00ec bellamente trascurati o ignorati dai moderni professori di filosofia, in gran parete ex sessantottini o figli ideali di quella generazione: e molto coerentemente, del resto, dato che i giovani devono essere esposti il minimo indispensabile al &quot;nocivo&quot; influsso della cultura pre-moderna, spirituale, e specialmente di quella cristiana. Che la natura umana non sia solamente un dato biologico (debitamente evoluzionista e darwinista), ma un <em>dover essere<\/em>; che abbia, cio\u00e8, un fine ben preciso, e non sia un frammento di coscienza gettato a caso nel caos dell&#8217;esistenza; e che la filosofia debba servire proprio a questo, ossia a chiare quale sia il fine dell&#8217;uomo, e quali i mezzi per realizzarlo: non sia mai che i giovani d&#8217;oggi tornino ad abbeverarsi a simili idee, alla fonte della metafisica. A tale scopo, non potendo sopprimere l&#8217;insegnamento della filosofia greca, si \u00e8 almeno fatto in modo di &quot;neutralizzarne&quot; gli effetti indesiderati, selezionando ad arte quelle componenti, specie nel pensiero di Aristotele, che si prestano ad una interpretazione di tipo immanentistico e materialistico, ed escludendo dall&#8217;orizzonte tutti quegli aspetti che, invece, vanno nella direzione opposta, anche se sono, in realt\u00e0, quelli centrali e irrinunciabili: quelli che conducono alla riflessione sull&#8217;essere e alla contemplazione dell&#8217;essere, al di sopra del disordine e della casualit\u00e0 degli accidenti. Per la filosofia medievale, \u00e8 tutto pi\u00f9 facile: qualche rapida lezione su sant&#8217;Agostino, poi si salta direttamente a san Tommaso d&#8217;Aquino, <em>et voil\u00e0<\/em>, il gioco \u00e8 fatto: si passa all&#8217;umanesimo e alla rinascita della &quot;dignit\u00e0 dell&#8217;uomo&quot; (come se tale dignit\u00e0 fosse stata mai negata, o sminuita, da qualche pensatore medievale).<\/p>\n<p>Dunque, la vita umana ha un fine: realizzare le potenzialit\u00e0 della natura umana; e poich\u00e9 la ragione \u00e8 la facolt\u00e0 sovrana, che distingue la creatura umana da tutte le altre e le conferisce la sua eccellenza, sia pure relativa, ecco che la ragione non pu\u00f2 e non deve essere un intralcio, ma, al contrario, lo strumento principe della realizzazione, da parte dell&#8217;uomo, del proprio fine. Ora, il fine dell&#8217;uomo \u00e8 trovare la verit\u00e0; ma la verit\u00e0, nella prospettiva spirituale, non pu\u00f2 essere che Dio: dunque, il fine dell&#8217;uomo \u00e8 arrivare a comprendere, contemplare, amare, adorare e servire Dio. \u00c8 chiaro che la conoscenza dell&#8217;uomo sar\u00e0 sempre una conoscenza limitata e imperfetta: di Dio, nessuno pu\u00f2 avere la piena conoscenza, se non Lui stesso. <em>O luce etterna che sola in te sidi, \/ sola t&#8217;intendi, e da te intelletta \/ e intendente te ami e arridi<\/em> (Dante, <em>Paradiso<\/em>, XXXIII, 124-126). Ma anche per avere una conoscenza appropriata, e sia pure imperfetta, l&#8217;uomo non pu\u00f2 far da solo: come potrebbe, la ragione naturale, giungere alla visione della verit\u00e0 soprannaturale? Ci\u00f2 sarebbe impossibile, cos\u00ec come \u00e8 impossibile che la parte possa includere il tutto, o che l&#8217;istante possa afferrare l&#8217;eternit\u00e0. \u00c8 logico e giusto, pertanto, che la filosofia, quando sia giunta agli estremi confini del suo dominio, e abbia proteso al massimo le sue facolt\u00e0, debba dare la mano alla teologia, che, poggiando sulla divina Rivelazione, prosegue il cammino, sempre secondo le modalit\u00e0 della ragione, ma una ragione non pi\u00f9 solitaria e tutta umana, bens\u00ec una ragione riscaldata e illuminata dalla grazia divina. E infine verr\u00e0 il momento in cui anche la teologia dovr\u00e0 rallentare e fermare i suoi passi, e affidarsi alla guida di qualcosa che le \u00e8 superiore, e che pu\u00f2 spingersi avanti, l\u00e0 dove essa non saprebbe andare: la fede. La fede presuppone la teologia, cos\u00ec come la ragione presuppone la filosofia. Non vi \u00e8 alcun contrasto fra l&#8217;indagine razionale del reale, e il fatto di proseguire tale indagine con l&#8217;aiuto di un fattore soprannaturale: al contrario, si tratta di un processo perfettamente logico, e illogico sarebbe il contrario. Illogico \u00e8 quanto hanno fatto i pensatori moderni, i quali, accecati dall&#8217;orgoglio e inebriati da un concetto di &quot;ragione&quot; del tutto libera e spregiudicata (libera dal soprannaturale e spregiudicata rispetto alla tradizione speculativa, a cominciare dalla metafisica) hanno creduto di reinventare il pensiero umano, o di conferirgli, per la prima volta, quel carattere di reale autonomia, quella autosufficienza che non aveva mai avuto. E, in un certo senso, ci\u00f2 \u00e8 vero: il pensiero umano non \u00e8 autosufficiente, per la stessa ragione per cui non \u00e8 autosufficiente l&#8217;essere umano. Ci si mostri che l&#8217;uomo \u00e8 autore del proprio essere, e noi crederemo che esiste una filosofia auto-sussistente, sciolta da ogni debito nei confronti della Verit\u00e0. Ma se \u00e8 vero che l&#8217;uomo non trae da s\u00e9 il proprio essere, ma lo riceve da qualcos&#8217;altro, allora anche il pensiero dovr\u00e0 fare lo stesso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ragione umana, la ragione naturale, pu\u00f2 condurre l&#8217;uomo fino alla comprensione della verit\u00e0? 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