{"id":25407,"date":"2016-02-23T05:42:00","date_gmt":"2016-02-23T05:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/23\/morire-a-ventanni-con-il-libro-di-dante-nella-tasca-davanti-al-cielo-azzurro\/"},"modified":"2016-02-23T05:42:00","modified_gmt":"2016-02-23T05:42:00","slug":"morire-a-ventanni-con-il-libro-di-dante-nella-tasca-davanti-al-cielo-azzurro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/23\/morire-a-ventanni-con-il-libro-di-dante-nella-tasca-davanti-al-cielo-azzurro\/","title":{"rendered":"Morire a vent\u2019anni, con il libro di Dante nella tasca, davanti al cielo azzurro"},"content":{"rendered":"<p>Giosu\u00e8 Borsi: il grande dimenticato della letteratura italiana contemporanea; diciamo meglio: il grande assente: perch\u00e9, pi\u00f9 che dimenticato, in effetti non \u00e8 mai stato ufficialmente presente. Non, almeno, secondo i suoi meriti, n\u00e9 secondo il significato emblematico che caratterizza la sua figura, nella quale \u00e8 possibile vedere, in controluce, il dramma, le speranze, gli ideali di una intera generazione: quella degli intellettuali nati qualche decennio dopo l&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, ma ancora impregnati di spirito risorgimentale, generosi, un po&#8217; sognatori, alla ricerca di un significato pi\u00f9 alto da attribuire alla vita e, in alcuni, di una causa per cui valesse la pena di morire.<\/p>\n<p>\u00c8 la generazione dei nipotini di Carducci, rimasti orfani sia del maestro, sia dei suoi alti ideali; anticlericali e irreligiosi, ma, a loro modo, alla ricerca di una fede; critici e insofferenti della realt\u00e0 esistente, e desiderosi di cambiamento: irrequieti, in fondo, come lo sono tutti i giovani, ma con il destino di appartenere ad una fase storica di trapasso, coincidente con l&#8217;avvento della modernit\u00e0 e con l&#8217;entrata in crisi di tutte le vecchie certezze, senza che le nuove fossero ancora riuscite, non gi\u00e0 ad affermarsi, ma neppure ad apparire in forma riconoscibile, e tali da poter costituire la stella polare per il futuro, sia immediato che lontano.<\/p>\n<p>Era, anche, la generazione dei figli ideali di Nietzsche, e dei figli naturali (nel senso cronologico) di D&#8217;Annunzio. Si faccia caso alle date: quest&#8217;ultimo nasce nel 1863, Filippo Tommaso Marinetti \u00e8 del 1876; nel mezzo, Guido Gozzano (1883), Marino Moretti e Aldo Palazzeschi (1885), Sergio Corazzini (1886); e infine Carlo Michelstaedter (1887). Giosu\u00e8 Borsi \u00e8 di un anno pi\u00f9 giovane di quest&#8217;ultimo, e si spegner\u00e0, breve meteora nel cielo infuocato nella Prima guerra mondiale, appena cinque anni dopo di lui, che si era suicidato nel 1910, nella sua Gorizia: a pochi chilometri di distanza, un tiro d&#8217;artiglieria in linea d&#8217;aria, o poco pi\u00f9.<\/p>\n<p>Nato a Livorno il 1\u00b0 giugno 1888, figlio d&#8217;un importante giornalista (che fu anche direttore del \u00abNuovo giornale\u00bb di Firenze), Gious\u00e8 Borsi &#8211; cos\u00ec chiamato in onore di Carducci, di cui il padre era amico &#8211; ha vissuto una vita breve, appassionata, densa di emozioni, quasi frenetica, sia nelle idee e nella poesia, sia nella dimensione privata e affettiva; elegante, raffinato, d&#8217;ingegno vivacissimo, ottimo conversatore, bene accolto nei salotti mondani, il giovanotto fu acclamato e quasi viziato, pass\u00f2 da un amore all&#8217;altro, da una donna all&#8217;altra, mentre scriveva poesie e novelle (queste ultime, apparse postume) dalla vena sincera, ma ancora acerba; finch\u00e9 una serie di lutti familiari (la morte improvvisa del padre, poi della sorella, infine di un piccolo nipote, da lui teneramente amato) lo misero a nudo con se stesso e costrinsero la sua anima a guardare in faccia il proprio bisogno ardente di verit\u00e0 e autenticit\u00e0: e ne nacque un uomo nuovo.<\/p>\n<p>Convertitosi al cattolicesimo, dopo una giovinezza irreligiosa e anticlericale, e divenuto terziario francescano, mut\u00f2 atteggiamento anche nei confronti della donna, la cui immagine ideale trasfigur\u00f2 di luce e di bellezza i suoi ultimi anni, dopo tanti amori fatui e banali che lo avevano lasciato vuoto e insoddisfatto; testimonianza di questa &quot;conversione&quot; anche nei rapporti con l&#8217;altro sesso sar\u00e0 un piccolo libro commovente, che meriterebbe di essere conosciuto da un pi\u00f9 vasto pubblico (cosa cui ci proponiamo di contribuire, per quanto star\u00e0 in noi, ad una prossima occasione): \u00abConfessioni a Giulia\u00bb, una specie di stilnovistica \u00abVita nuova\u00bb, piena di rispetto e ammirazione per la donna e di consapevolezza della seriet\u00e0 della vita. Egli scrisse quest&#8217;operetta commovente fra il 1912 e il 1913 e la indirizz\u00f2 alla sua Beatrice, rivelando i ricchi tesori d&#8217;una sensibilit\u00e0 fresca e, nello stesso tempo, cristianamente aperta al mistero e all&#8217;incanto dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Due furono le passioni dominanti del giovane Borsi dopo la conversione, favorita, quest&#8217;ultima, e approfondita, dalla lettura di Manzoni (specialmente delle \u00abOsservazioni sulla morale cattolica\u00bb) e di Pascal: Dante Alighieri e la donna ideale. Per il sommo poeta fiorentino, egli ebbe una autentica venerazione: non si separava mai dalla \u00abDivina Commedia\u00bb; tanto che, arruolatosi volontario nel 1915 per ragioni ideali e patriottiche, continu\u00f2 a tenerne una edizione, di piccolo formati e stampata su carta India, sottilissima, nella tasca della divisa. Quando recuperarono il suo cadavere, caduto presso Zagora (frazione di Canale d&#8217;Isonzo, oggi Kanal ob So\u010di, in Slovenia), il 10 novembre del 1915, dopo appena due mesi di guerra &#8212; era partito per la prima linea il 30 agosto, con il grado di sottotenente, e gi\u00e0 si era fatto benvolere dai soldati per la sua bont\u00e0 e umanit\u00e0 &#8211; vi rinvennero, insieme alla fotografia della madre, il poema dantesco.<\/p>\n<p>Cos\u00ec lo scrittore fiorentino Giuseppe Fanciulli (1881-1951), autore di numerosi libri per l&#8217;infanzia, un altro grande &quot;dimenticato&quot; della nostra letteratura novecentesca &#8212; qualcuno dovr\u00e0 pure esplorare, un giorno, questa immensa dolina carsica, nella quale \u00e8 stata inghiottita la memoria, non crediamo per caso, di tanti e tanti significativi scrittori nostri, magari per &quot;far posto&quot; a quelli voluti dall&#8217;<em>intellighenzia<\/em> di sinistra e dalla Vulgata politicamente corretta -, ha rievocato, con accenti commossi e pieni di calda simpatia, l&#8217;ultimo incontro con questa strana e affascinante personalit\u00e0 di giovane poeta, la cui importanza come rappresentante ideale di una intera generazione oltrepassa, e di molto, quella che pure gli spetterebbe in un ambito puramente letterario (in: G. Fanciulli, \u00abGente nostra. Novelle\u00bb, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino, 1937, pp. 265-272):<\/p>\n<p><em>\u00abRiprendemmo a camminare su e gi\u00f9 pel ballatoio, in silenzio.<\/em><\/p>\n<p><em>Io avevo ancora nell&#8217;orecchio quella voce che era andata con tanto impeto fra le bandiere: &quot;Io son Sordello della tua terra &#8211; e l&#8217;un l&#8217;altro abbracciava&#8230;&quot; Tanto che poi chiesi: &#8211; E Dante l&#8217;hai lasciato a casa?<\/em><\/p>\n<p><em>Volevo celiare; perch\u00e9 sapevo bene che Giosu\u00e8 si portava sempre il suo &quot;Dantino&quot; in tasca, per quanto la &quot;Divina Commedia&quot;, ormai, la sapesse quasi tutta a memoria. Tuttavia, Giosu\u00e8 inarc\u00f2 i neri sopraccigli, e disse con un viso meravigliato: &#8211; Ti pare? Eccolo qui&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Venne fuori il &quot;Dantino&quot;, che aveva una legatura in pergamena con fregio d0&#8217;oro sbiadito. Il libro immenso e piccolino stava fra le sue mani come un breviario, e Giosu\u00e8 lo guardava affettuosamente.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Io ho dimenticato tante cose importanti &#8211; disse dopo un momento, assorto &#8212; e Dante me le rammenta ad una ad una; e per questo lo porto sempre con me. Siamo tutti in un tempo di smemorati. Gente alla fiera, che s&#8217;indugia davanti alle baracche, e si beve tutte le chiacchiere dei ciarlatani, e s&#8217;intontisce ai copi di gran cassa&#8230; Tanto che alla fine ognuno \u00e8 un po&#8217; smarrito, non sa pi\u00f9 se vada innanzi o indietro, non ricorda dove abbia la casa, e dove le cose pi\u00f9 care&#8230; Ma Dante scuote gli addormentati, oggi come ieri, e rammenta&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Dimmi un canto di Dante! &#8211; pregai &#8211; Qui hai una sala pi\u00f9 degna che in Orsanmichele, e ti ascolta tutta Firenze.<\/em><\/p>\n<p><em>Giosu\u00e8 sorrideva. Guardava il gran cielo chiaro, e un lento volo di nuvole luminose. Poi cominci\u00f2 con la voce bellissima l&#8217;ultimo canto del &quot;Paradiso&quot;:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vergine madre, figlia del tuo figlio.<\/em><\/p>\n<p><em>Umile e alta pi\u00f9 che creatura,<\/em><\/p>\n<p><em>Termine fisso d&#8217;eterno consiglio&#8230;&quot; [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>E prima che nessuno potesse immaginarlo, venne il tempo in cui si svegliarono le vecchie bandiere.<\/em><\/p>\n<p><em>Dichiarata la guerra, vedevo Giosu\u00e8 pi\u00f9 di rado: era soldato, Non aveva obblighi di leva; ma, prima ancora che si venisse alla mobilitazione, aveva fatto domanda per diventare ufficiale; e poi, perch\u00e9 le pratiche andavano in lungo, insofferente d&#8217;indugi, si era arruolato semplice soldato. Quando lo vidi per la prima volta vestito in grigioverde, quasi non lo riconoscevo. Era un po&#8217; infagottato nell&#8217;uniforme, con gli scarponi che fischiavano sull&#8217;impiantito; dimagrato, e arso dal sole; gli occhi parevano pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 luminosi. Quando si lev\u00f2 il berretto, scopr\u00ec la testa tutta rasa; e fu il primo a ridere, con quel riso buono, di quella sua figura nuova, che mandava innanzi a confondere gli amici. Si era, ricordo, quella prima volta, nella sala d&#8217;una pensione, e intorno al soldatino si raccoglievano dei profughi, di Trieste e di Trento, come a scaldarsi di quel buon sorriso.<\/em><\/p>\n<p><em>Giosu\u00e8 cant\u00f2, in piedi accosto al pianoforte, con la sua voce che aveva dentro un raggio dell&#8217;anima. Cantava gl&#8217;inni nuovi e antichi che celebravano il cimento della Patria. Lo guardavano tutti, rapiti.<\/em><\/p>\n<p><em>La stessa voce poi udii tante volte, chiara su tante altre, sullo scalpicciare grave dei soldati in marcia, sul tintinnio delle armi e delle gamelle, quando il battaglione rientrava in citt\u00e0, e passava sotto alle mie finestre.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho veduto, era gi\u00e0 ufficiale, perch\u00e9 la nomina finalmente era arrivata.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi parl\u00f2 con la sua serenit\u00e0 festosa, tutto luce. Quante cose alte aveva scoperto e ritrovato in quegli occhi! Ed era pronto all&#8217;incontro pi\u00f9 solenne; pronto a incontrare la morte, ragazzo tutto fede e tutto amore.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 camminava in un altro mondo, nel cielo degli eroi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E porto il mio Dante con me;&quot; mi disse: &quot;forse gli far\u00f2 vedere il suo monumento in Trento, di fronte all&#8217;Alpe nostra; forse lo condurr\u00f2 a risalutare il Quarnaro, &quot;che Italia chiude e i suoi termini bagna&quot;&#8230; Gran bel viaggio per il babbo Dante&#8230; Perch\u00e9 Lui arriver\u00e0 fin lass\u00f9, anche se io dovr\u00f2 rimanere a mezza strada&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Ancora il &quot;Dantino&quot; legato in pergamena era tra le mani lise, e luccicava appena nel fregio d&#8217;oro.<\/em><\/p>\n<p><em>N\u00e9 lo rividi pi\u00f9, se non nel profondo specchio del cuore, l\u00e0 dove sempre egli vive e sorride, insieme con tanti amici che per l&#8217;Italia dettero la vita, di tutti il pi\u00f9 caro.<\/em><\/p>\n<p><em>Partito per il fronte durante quell&#8217;estate, Giosu\u00e8 scriveva spesso alla madre e agli amici. Poco di s\u00e9, molto della guerra. Descriveva sereno e lieto la vita del campo, le marce, i combattimenti; esaltava la lotta che egli sapeva giusta e santa; il sacrificio cercato e accettato nel nome di Dio e della Patria. Certe sue lettere spiravano santit\u00e0, come se egli fosse il combattente d&#8217;un esercito crociato; e a me pareva che davvero dessero voce al fervore e alla devozione di tanti, anche dei pi\u00f9 ignari, incapaci di dar parole alla grande azione.<\/em><\/p>\n<p><em>Dovevamo riaverlo fra noi, per qualche giorno, ai primi dell&#8217;inverno; e io sognavo di farmi raccontare le sue imprese pi\u00f9 belle, lass\u00f9 nella aerea sala di palazzo Vecchio, tra il fruscio delle votive bandiere. Invece fu colpito, in quel suo cuore tutto amore, il 10 novembre del 1915, a Zagora, mentre in piedi sulla varcata trincea incitava i suoi soldati all&#8217;assalto.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi parve d&#8217;incontrare ancora il suo spirito, quando rientrai nella sua casa vuota, nel suo studio, dove ogni oggetto familiare conservava un tepore di vita. La madre sua aveva gli occhi asciutti, e con ferma voce ci guidava nell&#8217;esame di tutte le carte che Egli aveva lasciato; come se da un momento all&#8217;altro lui stesso avesse dovuto apparire, l\u00ec nel vano della porta, a ringraziarci con un sorriso muto.<\/em><\/p>\n<p><em>Seppi poi che in quella medesima stanza arriv\u00f2 di lass\u00f9, e fu aperta dalla madre, la cassetta che chiudeva il suo corredo di soldato.<\/em><\/p>\n<p><em>Vennero fuori i lindi panni, le lettere legate, tanti oggetti minuti, i libri della preghiera.<\/em><\/p>\n<p><em>E infine, fra le mani della madre, torn\u00f2 il &quot;Dantino&quot;, fido compagno del figliuolo perduto.<\/em><\/p>\n<p><em>Aveva la pergamena, e molte pagine dentro, tutte annerite, perch\u00e9 nell&#8217;ora dell&#8217;assalto Giosu\u00e8 aveva portato il &quot;Dantino&quot; accosto al cuore, e nell&#8217;ora della morte col suo sangue l&#8217;aveva consacrato.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Prima di arruolarsi e partire per la guerra, Giosu\u00e8 Borsi aveva fatto il suo bravo esame di coscienza come intellettuale, come giovane uomo e come cristiano. Aveva bruciato molti scritti che ormai non lo soddisfacevano, ed era partito senza rimpianti, pi\u00f9 innamorato che mai della vita; ma anche pronto a morire, come testimonia una lettera alla madre, datata ai primi di novembre. Si sentiva fortunato per aver aperto gli occhi sulla bellezza del mondo e sulla profondit\u00e0 del cristianesimo; non aveva paura della morte, anzi pensava che, se gli fosse venuta incontro, egli non avrebbe potuto concludere meglio la sua vita. E basterebbe questo, per attestare la qualit\u00e0 del suo spessore umano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giosu\u00e8 Borsi: il grande dimenticato della letteratura italiana contemporanea; diciamo meglio: il grande assente: perch\u00e9, pi\u00f9 che dimenticato, in effetti non \u00e8 mai stato ufficialmente presente.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114],"class_list":["post-25407","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25407","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25407"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25407\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}