{"id":25399,"date":"2019-11-02T12:40:00","date_gmt":"2019-11-02T12:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/02\/gioielli-nascosti-la-chiesa-del-torresino-a-padova\/"},"modified":"2019-11-02T12:40:00","modified_gmt":"2019-11-02T12:40:00","slug":"gioielli-nascosti-la-chiesa-del-torresino-a-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/02\/gioielli-nascosti-la-chiesa-del-torresino-a-padova\/","title":{"rendered":"Gioielli nascosti: la chiesa del Torresino a Padova"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che il viaggiatore, che abbia solo una giornata a disposizione e che pur sia fornito di una guida della citt\u00e0, faccia il suo bravo giro turistico di Padova senza vedere e senza neppur sapere che esiste la Chiesa di Santa Maria del Torresino, che qui tutti chiamano, semplicemente, la chiesa del Torresino. Eppure si tratta di un edificio notevole sotto tutti gli aspetti, che riassume in maniera esemplare i caratteri del miglior tardo barocco settecentesco e compendia, per cos\u00ec dire, i valori di un&#8217;intera civilt\u00e0 artistica, quella veneziana, mentre essa era ormai al tramonto sotto il profilo economico e politico, e tuttavia continuava ad esprimere eccezionali valori culturali, artistici, letterari e scientifici, rivelando una vitalit\u00e0 ed una freschezza semplicemente sorprendenti, quasi uniche nella storia della civilt\u00e0 europea.<\/p>\n<p>La chiesa del Torresino \u00e8 un po&#8217; fuori mano, un po&#8217; nascosta, rispetto ai pi\u00f9 comuni itinerari turistici. Sorge quasi di fronte al palazzo del Seminario, e, rispetto all&#8217;asse viario centrale, che dai Giardini dell&#8217;Arena si snoda rettilineo verso il Prato della valle, si trova un po&#8217; spostata sulla destra, quasi all&#8217;altezza dell&#8217;ingresso nel Prato, in un angolo tranquillo che, pur essendo a due passi dal centro, giace tuttavia immerso in un&#8217;atmosfera appartata e tranquilla, un po&#8217; fuori dal tempo, con il sagrato fronteggiato da muretti e modesti edifici che hanno qualcosa di rionale, se non proprio di paesano la sede stradale acciottolata e ciuffi di verde che spuntano dai giardini; e, su tutto, la facciata del ricostruito Oratorio di San Bovo, al cui interno si trova un ciclo di affreschi cinquecenteschi, staccati nel 1908 e ricollocati nel nuovo edificio, dopo la demolizione di quello originario, che rappresentano scene della <em>Vita di Ges\u00f9<\/em>. La chiesa del Torresino \u00e8 stata realizzata fra il 1718 e il 1726, dunque a tempo di <em>record<\/em> (anche se a quest&#8217;ultima data era stata bens\u00ec officiata, ma non ancora del tutto completata), ed \u00e8 scaturita dalla fervida creativit\u00e0 e dall&#8217;eccezionale sensibilit\u00e0 artistica di un personaggio quanto mai eclettico, Girolamo Frigimelica (1653-1632), un gentiluomo padovano dagli interessi e dalle inclinazioni vastissimi, tanto da interessarsi a quasi tutti i campi dello scibile e da lasciare pregevole memoria di s\u00e9 in almeno tre di essi, l&#8217;architettura, la poesia e la librettistica. In un certo senso, \u00e8 stato l&#8217;ultimo, o uno degli ultimi, intellettuali umanisti veramente completi, poich\u00e9 non si limitava a coltivare le arti e le belle lettere, ma anche le scienze, ed era qualcosa di pi\u00f9 di un virtuoso dilettante: lasciava un segno notevole e un&#8217;impronta di autentica originalit\u00e0 in tutto ci\u00f2 che faceva.<\/p>\n<p>Innanzitutto, il nome. Torresino era la denominazione di una torre della cinta muraria intermedia che correva l\u00ec accanto, e che si era estesa ad un oratorio che sorgeva in quel punto, eretto per ospitare un&#8217;immagine della Madonna alla quale si attribuivano dei miracoli al tempo della grande pestilenza che aveva colpito la citt\u00e0, che si sarebbero verificati negli anni verso la met\u00e0 del XV secolo. Come in tantissimi altri casi, dunque, l&#8217;origine dell&#8217;edificio sacro si lega alla profonda devozione e alla piet\u00e0 cristiana di queste popolazioni, tanto che sarebbe impossibile separare la componente funzionale, o quella pi\u00f9 specificamente artistica, dall&#8217;ispirazione religiosa e dalla spiritualit\u00e0 di cui l&#8217;ambiente socioculturale veneto era impregnato. La chiesa attuale \u00e8 stata pensata proprio per sostituire il vecchio oratorio, abbattuto per fare posto a un edificio pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 elegante, nel quale si custodisce ancor oggi l&#8217;immagine miracolosa della Madonna Addolorata, attribuita a un tale Antonio dal Santo, ragion per cui la chiesa \u00e8 conosciuta anche col nome di Santa Maria del Pianto. La facciata, sul modello del tempio classico, mediato dall&#8217;arte del Palladio e in genere del Rinascimento, nasconde allo sguardo la circolarit\u00e0 dell&#8217;interno, che si rivela come una sorpresa per il visitatore. L&#8217;altorilievo del timpano raffigura la Piet\u00e0, con la Vergine Maria china sul Figlio morto, fra gli Angeli piangenti e adoranti. La sommit\u00e0 del timpano \u00e8 sormontata da quattro statue di Santi, due per spiovente: la Madonna, San Giovanni Evangelista, Santa Maria Maddalena e San Longino; mentre un quinto gruppo scultoreo, alla sommit\u00e0, rappresenta due Angeli che sostengono la Croce. Tutta la facciata, sulla quale spicca la torre campanaria merlata che d\u00e0, propriamente, il nome alla chiesa, e che forse \u00e8 un rifacimento dell&#8217;antica torre delle mura cittadine (siamo infatti all&#8217;altezza di porta Padova), a suo tempo demolita, emana una calma compostezza ed esprime una mirabile armonia di proporzioni; nessuna delle esagerazioni e dei sofisticati virtuosismi stilistici cos\u00ec frequenti nel tardo barocco e nel rococ\u00f2; scandita da quattro eleganti semicolonne, spicca per la vivacit\u00e0 della pietra rossa e dei mattoni a vista, che contrasta gradevolmente col bianco dei capitelli e della trabeazione del portale d&#8217;ingresso.<\/p>\n<p>Scrive Roberta Rigato nella monografia <em>La chiesa della Madonna Addolorata del Torresino in Padova<\/em> (edita dal Museo Diocesano di Padova, 2008, pp. 17-19):<\/p>\n<p><em>Il gusto scenografico e ricco di simbologia del Torresino appartiene al linguaggio architettonico dei primi decenni del Settecento a Padova, debitore anche dell&#8217;attivit\u00e0 del genovese Filippo Parodi, che alla fine del XVII secolo aveva progettato la Cappella delle Reliquie nella Basilica del Santo. Girolamo Frigimelica dimostra per\u00f2 di voler mitigare l&#8217;esuberanza dell&#8217;architettura barocca recuperando la tradizione rinascimentale di Palladio: propone infatti una facciata a fronte di tempio con semicolonne corinzie intervallate da tre portali sormontati da finestroni dove le superfici sono ripartite con ordine e studiata simmetria, ma nel contempo sono animate da modanature che creano un effetto di forte chiaroscuro.<\/em><\/p>\n<p><em>Alcuni elementi dell&#8217;edificio richiamano esplicitamente l&#8217;idea della torre, e costituiscono pertanto la memoria dell&#8217;originaria collocazione dell&#8217;immagine venerata: il tiburio merlato che corona la cupola, nascondendone all&#8217;esterno il volume emisferico, i due campanili a torretta di cui uno solo venne realizzato, il basamento esterno analogo a quello delle cortine cinquecentesche, le compatte masse murarie lasciate in mattone a vista.<\/em><\/p>\n<p>Ma \u00e8 l&#8217;intermo, a pianta circolare, e con l&#8217;altare posto al centro, suggestivamente racchiuso entro una chiostra di otto candide colonne corinzie, a offrire le maggiori sorprese. Raccolto, luminoso, sereno, offre allo sguardo una profusione di tesori insospettabili dall&#8217;esterno, che vanno dal Crocifisso ligneo, alle splendide pitture degli altari laterali, alla vasca marmorea che richiama i fonti battesimali dell&#8217;et\u00e0 medievale; e, pi\u00f9 importanti di tutto, le magnifiche, grandi statue in stucco realizzate dai Bonazza, una famiglia di scultori di grande talento, Giovanni, Antonio e Tommaso, e in particolare quelle che rappresentano le allegorie delle Virt\u00f9 morali. A uno di loro, Francesco, si deve forse l&#8217;esecuzione della facciata; mentre ad Antonio, il pi\u00f9 dotato, si devono le sculture pi\u00f9 belle, quelle appunto raffiguranti le Virt\u00f9. Si tratta di un complesso imponente formato da ben dieci sculture: che sono, procedendo in senso orario, la <em>Fede<\/em>, la <em>Pazienza<\/em>, la <em>Prudenza<\/em>, la <em>Verginit\u00e0<\/em>, la <em>Purezza<\/em>, l&#8217;<em>Umilt\u00e0<\/em>, la <em>Carit\u00e0<\/em>, la <em>Castit\u00e0<\/em>, l&#8217;<em>Innocenza<\/em> e la <em>Religione<\/em>: una bella e suggestiva forma di pedagogia visiva per il fedele che si reca qui a pregare e che rivolge l&#8217;anima all&#8217;esame di se stessa, per poter incontrare degnamente Iddio. Fra le pitture, oltre al lacerto di affresco originario della <em>Madonna Addolorata<\/em>, d&#8217;incerta datazione e pi\u00f9 volte restaurato, cuore ed anima dell&#8217;intero edificio, che troneggia al di sopra dell&#8217;altar maggiore, spiccano per qualit\u00e0 artistica il grande dipinto tardo seicentesco <em>Padova invoca la Madonna per la liberazione dalla peste<\/em>, del padovano Francesco Onorati; <em>La Nativit\u00e0 di Ges\u00f9<\/em>, di Giulio Cirello, dello stesso periodo; la <em>Nativit\u00e0 di Ges\u00f9<\/em> e la <em>Nativit\u00e0 di Maria<\/em>, tele ad olio poste sopra i rispettivi altari laterali, entrambe di Guy Louis Vernansal, del 1722-23; alle quali bisogna aggiungere i dipinti delle stazioni della <em>Via Crucis<\/em>, di una ignota mano di scuola francese dell&#8217;Ottocento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la descrive il bravissimo Camillo Semenzato, gi\u00e0 ordinario di Storia dell&#8217;Arte presso l&#8217;Ateneo patavino dal 1969 al 1992, uno studioso che ha il dono raro di unire la competenza con la chiarezza e la piacevolezza dello stile, in una delle sue felici e ben illustrate monografie dedicate all&#8217;arte e alla storia di quella citt\u00e0 (da: C. Semenzato, <em>&quot;La bella Padova, culla delle arti&quot;<\/em>, Padova, Signumpadova Editrice, 1999, pp. 134-135):<\/p>\n<p><em>La chiesa del Torresino davanti al Seminario, non \u00e8 soltanto la i\u00f9 interessante delle costruzioni erette a Padova nel Settecento, ma una delle pi\u00f9 originali in tutto il territorio veneto. Ne fu ideatore il conte Gerolamo Frigimelica, un nobile padovano che coltiv\u00f2 la passione dell&#8217;architettura con risultati eccellenti. Qui a Padova intervenne anche nell&#8217;Universit\u00e0 con l&#8217;adattamento del gabinetto di fisica del Polenti, ma di quel suo intervento restano solo due portali, naturalmente di grande qualit\u00e0 formale, ma ovviamente insufficienti a darci la statura del loro ideatore. La chiesa del Torresino invece \u00e8 sopravvissuta per intero nel suo corpo centrale e se non ci fosse stata qualche alterazione alle finestre e qualche altra licenza potremmo dire che conserva ancora tutto lo spirito del secolo in cui fu eretta e la finezza stilistica del suo autore.<\/em><\/p>\n<p><em>Essa venne innalzata per dare degna cornice ad un&#8217;immagine della Madonna che si trovava su una delle &quot;torricelle&quot; della cinta medioevale della citt\u00e0 e il Frigimelica aveva tenuto presente questo fatto, ricordando nel cespo di colonne che inquadrano la parte centrale dell&#8217;edificio una forma cilindrica, appoggiandosi alla quale aveva steso le sue ampie volte fino a raggiungere il muro periferico che pure manteneva un andamento circolare.<\/em><\/p>\n<p><em>Un altro elemento che caratterizza la chiesa \u00e8 la presenza al suo centro di statue di Giovanni Bonazza. Altre statue di Tommaso Bonazza decorano l&#8217;atrio d&#8217;ingresso ed una serie di Virt\u00f9 di Antonio Bonazza risaltano sulle pareti interne della chiesa. Queste ultime sono le pi\u00f9 belle perch\u00e9, ricorrendo ad una graduatoria che, nel campo del&#8217;estetica, molti ci impedirebbero di compiere, Antonio Bonazza era il pi\u00f9 bravo di questa illustre famiglia di scultori. Le sue &quot;Virt\u00f9&quot; in stucco forte risaltano con il loro candore e la loro luminosit\u00e0 sulle pareti pure candide e sciolte della chiesa. I loro movimenti coagulano con molta grazia l&#8217;ariosit\u00e0 atmosferica che si respira in questa architettura. Se oggi ci fosse una pi\u00f9 diffusa comprensione di questi fatti artistici, la chiesa del Torresino potrebbe diventare una meta obbligata per quanti volessero veramente purificarsi in questo bagno di gentilezza che il Frigimelica e il Bonazza offrono senza nulla concedere al &quot;capriccio&quot; o a qualche altro ingrediente che rende altrove il &quot;rococ\u00f2&quot; tanto seducente ma anche spesso frivolo.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 tuttavia un&#8217;altra ragione, oltre a quella storico-artistica, per cui consigliamo vivamente una sosta alla chiesa del Torresino, a chi si reca a Padova e riesce a trovare il tempo necessario a farvi una puntata, provenendo dal Duomo, o dal Prato della Valle, o dalla non lontanissimo Basilica di Sant&#8217;Antonio; ed \u00e8 una ragione di ordine pi\u00f9 spiccatamente spirituale. Chi ammira la facciata di questo gioiello nascosto di architettura sacra, e poi, varcato il portale d&#8217;ingresso, entra nella mistica aula circolare, attorniato da opere bellissime che tuttavia non distraggono con la loro invadenza, ma accompagnano dolcemente lo sguardo e lo guidano verso la miracolosa immagine mariana posta al centro, ha l&#8217;occasione di vivere un&#8217;esperienza di raccoglimento interiore che difficilmente lo lascer\u00e0 indifferente. Gli sembrer\u00e0 quasi impossibile che a due passi dal traffico e dal rumore di una citt\u00e0 moderna di notevoli dimensioni si possano trovare un tale silenzio, una tale concentrazione, una tale atmosfera di distacco dal mondo e di riscoperta di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale alla vita dell&#8217;anima. Questo edificio \u00e8 uno splendido esempio di come l&#8217;arte possa realmente mettersi al servizio della Verit\u00e0 soprannaturale e aiutare l&#8217;itinerario dell&#8217;anima verso Dio: la stessa funzione che assolve anche la musica sacra. A proposito, nella chiesa spicca un bell&#8217;organo realizzato dalla ditta Malvestio-Gomiero, del 1954: per chi aveva la fortuna d&#8217;entrare mentre l&#8217;organista si esercitava, l&#8217;immersione nella dimensione spirituale era perfetta; mentre dal 2015, purtroppo, lo strumento \u00e8 stato smontato. E che dire dell&#8217;armonia e la naturalezza con cui la chiesa \u00e8 stata concepita per adattarsi al tessuto urbano, sfruttando una caratteristica ambientale specifica, l&#8217;aderenza alle vecchie mura, che, per un altro architetto e per un&#8217;altra epoca, sarebbe apparsa come un ostacolo da rimuovere? Questa, infatti, \u00e8 l&#8217;attitudine dell&#8217;arte moderna, compresa la cosiddetta arte sacra, che per\u00f2 di sacro, specie dopo il Concilio Vaticano II, ha ben poco: rimuovere, abbattere, demolire, far scomparire ci\u00f2 che esisteva prima, per far risaltare al massimo il nuovo. Concezione barbara e degna di barbari. Quale impareggiabile lezione di vita ci viene, al contrario, dai nostri avi, i quali non distruggevano l&#8217;antico, ma innestavano armoniosamente il presente su di esso, cos\u00ec da vivificarlo e umanizzarlo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che il viaggiatore, che abbia solo una giornata a disposizione e che pur sia fornito di una guida della citt\u00e0, faccia il suo bravo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[109,245],"class_list":["post-25399","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25399","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25399"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25399\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25399"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25399"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25399"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}