{"id":25397,"date":"2011-11-06T07:29:00","date_gmt":"2011-11-06T07:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/06\/il-gioco-degli-specchi-nella-dialettica-sessuale-quando-lei-sospetta-che-lui-sappia-che-lei-sa\/"},"modified":"2011-11-06T07:29:00","modified_gmt":"2011-11-06T07:29:00","slug":"il-gioco-degli-specchi-nella-dialettica-sessuale-quando-lei-sospetta-che-lui-sappia-che-lei-sa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/06\/il-gioco-degli-specchi-nella-dialettica-sessuale-quando-lei-sospetta-che-lui-sappia-che-lei-sa\/","title":{"rendered":"Il gioco degli specchi nella dialettica sessuale: quando lei sospetta che lui sappia che lei sa"},"content":{"rendered":"<p>La relazione sessuale fra uomo e donna &#8211; e per relazione sessuale intendiamo qualunque tipo di rapporto fra un certo uomo e una certa donna che le circostanze abbiano avvicinato, magari con qualche aiuto da parte loro, anche se formalmente essa sia di tipo solo professionale o magari di vicinato &#8211; presenta un contenuto implicito, un discorso sottinteso, una quantit\u00e0 di cose non dette e tuttavia abbastanza corpose da far sentire il loro peso nella dinamica d&#8217;insieme.<\/p>\n<p>\u00c8 frequente che vi si produca una situazione simile a quella di un gioco degli specchi, nelle cui superfici le immagini riflesse dell&#8217;uno rimandino all&#8217;altro dei gesti, dei cenni, degli sguardi, dei quali quest&#8217;ultimo pu\u00f2 accorgersi, oppure no: \u00e8 difficile dirlo, se non impossibile, perch\u00e9, per vederli, non \u00e8 necessario ch&#8217;egli guardi verso il proprio partner, basta che guardi verso lo specchio: ma, in tal caso, forse anche il primo ha visto che quel suo certo gesto, quel certo cenno, quel certo sguardo non sono passati inosservati.<\/p>\n<p>Chi sta guardando nello specchio, ha visto oppure no? E, se ha visto, \u00e8 stato anche visto a sua volta? E ha visto di essere stato visto? E cos\u00ec via, all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di una coppia (usiamo il termine &quot;coppia&quot; nel senso pi\u00f9 ampio possibile) in cui vi siano delle intenzioni nascoste e in cui tali intenzioni siano state, per\u00f2, reciprocamente indovinate; in quanto nascoste, esse non si manifestano in alcun atto o parola espliciti; ma, in quanto indovinate da entrambi, sono tuttavia presenti, come un terzo personaggio che sieda silenziosamente in mezzo a loro, abbastanza discreto da non lasciarsi interpellare, per\u00f2 malizioso quanto basta per suggerire quel che tiene celato, anche senza bisogno di dirlo.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, in una situazione cosiffatta, una cosa \u00e8 quello che l&#8217;uno o l&#8217;altra dicono, un&#8217;altra cosa \u00e8 quello che vorrebbero dire; non contano tanto i discorsi, ma quello che si nasconde nei silenzi; non contano gli sguardi, ma quel che si cela quando essi non si guardano, quando i loro occhi non s&#8217;incontrano.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere un lieve rossore a tradire la presenza di quel qualcosa d&#8217;altro, oppure un leggerissimo tremito nella voce; pu\u00f2 essere un sesto senso, un senso interno, puramente intuitivo, a suggerire quel che si nasconde dietro l&#8217;apparenza; quel che sta parlando in un modo diverso dalle parole effettivamente pronunciate, che sta guardando in una maniera che non corrisponde agli sguardi realmente incrociati.<\/p>\n<p>Processo alle intenzioni? S\u00ec, certo: ma vi sono dei casi nei quali le intenzioni sono talmente chiare, anche se difformi da quelle formalmente dichiarate, che bisognerebbe essere del tutto privi di intuitivit\u00e0 e d&#8217;immaginazione, per non leggerle con la stessa inequivocabile evidenza che se fossero proclamate ad alta voce o se venissero scritte nero su bianco.<\/p>\n<p>Di fatto, a causa di tutta una serie di fattori legati alle caratteristiche della vita nella societ\u00e0 moderna (abitudine alla passivit\u00e0 davanti alla televisione e al computer, esteriorizzazione e inaridimento dei rapporti umani, impoverimento complessivo della creativit\u00e0 e della fantasia, nonch\u00e9 della sensibilit\u00e0 stessa), un numero crescente di persone sta perdendo la capacit\u00e0 di leggere quel che vi \u00e8 dietro lo sguardo o dietro le parole dell&#8217;altro, proprio mentre cresce l&#8217;abilit\u00e0 nel simulare e nel dissimulare, ossia nell&#8217;apparire sinceri quando ci si mostra per quel che non si \u00e8, e &#8211; viceversa &#8211; nell&#8217;apparire credibili quando si nasconde quel che si \u00e8.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un brano, nella \u00abRecherche\u00bb proustiana, che si presta magnificamente a illustrare questo concetto, laddove il narratore si trova a condurre una specie di lotta scherzosa con la sua giovane amica Gilberte, la figlia di Charles Swann e di Odette de Cr\u00e9cy, della quale \u00e8 un po&#8217; innamorato; brano che si trova nella prima parte di \u00abAll&#8217;ombra delle fanciulle in fiore\u00bb e che qui riportiamo nella traduzione di Maura Del Serra (Newton Compton Editori, Roma, 1990, pp. 51-52):<\/p>\n<p>\u00abUn momento dopo mi congedavo dalla &quot;marchesa&quot; in compagnia di Fran\u00e7oise, e lascia anche lei per tornare da Gilberte. La scorsi subito, su una sedia, dietro a una macchia di lauri. S&#8217;era messa l\u00ec per non essere vista dalle sue amiche: giocavano a nascondino. Andai a sedermi accanto a lei. Portava un berretto piatto che le scendeva quasi sugli occhi, dandole lo stesso sguardo &quot;di sottecchi&quot;, sognante e furbo, che le avevo visto la prima volta a Combray. Le domandai se non c&#8217;era m odo per me di avere una spiegazione verbale con suo padre. Gilberte mi disse che gliela aveva proposta, ma che lui la giudicava inutile. &quot;Tenete&quot;, aggiunse, &quot;non lasciatemi la vostra lettera, devo raggiungere le altre, visto che non mi hanno trovata&quot;.<\/p>\n<p>Se Swann fosse arrivato allora, proprio un attimo prima che la riprendessi, quella lettera dalla cui sincerit\u00e0 mi sembrava insensato che non si fosse lasciato persuadere, forse avrebbe visto che era lui ad aver ragione. Infatti, avvicinandomi a Gilberte, che, riversa sulla sedia, mi diceva di prendere la lettera e non me la porgeva, mi sentii cos\u00ec attirato dal suo corpo che le dissi:<\/p>\n<p>&quot;Su, non fatemela prendere, vedremo chi sar\u00e0 il pi\u00f9 forte&quot;.<\/p>\n<p>Lei se la mise dietro la schiena, io le passi le mani dietro al collo, sollevando le trecce che portava sulle spalle, sia che fossero ancora adatte alla sua et\u00e0, sia che la madre volesse farla apparire bambina pi\u00f9 a lungo per ringiovanirsi. Lottavamo, inarcati. Cercavo di attirarla, lei resisteva; i suoi zigomi acesi dallo sforzo erano rossi e tondi come ciliege; rideva come se le facessi il solletico; la tenevo stretta tra le gambe come un arbusto su cui avessi voluto arrampicarmi; e, in mezzo alla ginnastica che facevo, senza che ne fosse minimamente aumentato l&#8217;affanno che mi davano l&#8217;esercizio muscolare e l&#8217;ardore del gioco, sparsi, come gocce di sudore strappatemi dallo sforzo, il mio piacere, nel quale non potei attardarmi neanche il tempo di conoscerne il sapore; subito presi la lettera. Allora, Gilberte mi disse con bont\u00e0:<\/p>\n<p>&quot;Sapete, se volete possiamo far la lotta un altro po&#8217;&quot;.<\/p>\n<p>Forse aveva sentito oscuramente che il gioco aveva uno scopo diverso da quello che avevo confessato, ma non aveva saputo accorgersi che lo avevo raggiunto. E io, temendo che se ne fosse accorta (e un certo moto retrattile e contenuto di pudore offeso che lei ebbe un attimo dopo mi indusse a pensare che non avevo avuto torto di temerlo) accettai di fare ancora la lotta, per paura che potesse credere che io mi ero proposto altro fine fuor che quello dopo il quale avevo voglia solo di restarmene tranquillo accanto a lei.\u00bb<\/p>\n<p>La scena inizia con un magnifico &quot;en plen air&quot;, come in un quadro impressionista: una ricca dimora parigina; un giardino popolato di piante, di aiuole, di panchine; un gruppo di ragazzine che giocano a nascondino tra le siepi d&#8217;alloro.<\/p>\n<p>Il Narratore si avvicina alla sua bionda preferita, che porta ancora le trecce come fosse una bambina: forse perch\u00e9 bambina lo \u00e8 ancora un po&#8217; davvero, ma forse, come gli suggerisce la psicologia della madre di lei, che conosce bene, perch\u00e9 quest&#8217;ultima, ringiovanendo la propria figlia agli occhi del mondo, automaticamente ringiovanisce anche se stessa.<\/p>\n<p>Tutta la scena \u00e8 pervasa da un forte senso di allusione e di ambiguit\u00e0, a cominciare da quel cappello che Gilberte porta sulle ventitr\u00e9 e che conferisce ai suoi occhi uno sguardo maliziosamente seduttivo, nel medesimo tempo sognante e astuto (due qualit\u00e0 perfettamente opposte); o forse \u00e8 solo lui, Marcel, a percepirlo cos\u00ec, a vedere in esso una malizia e una sottile volont\u00e0 di seduzione che, in realt\u00e0, non vi sono?<\/p>\n<p>Difficile dirlo: il Narratore non \u00e8 un narratore onnisciente, come lo era nel tipico romanzo ottocentesco, ma un personaggio che partecipa all&#8217;azione e che la riferisce cos\u00ec come lui la vede, in maniera parziale e talvolta distorta, come poi veniamo a scoprire mano a mano che la vicenda si dipana e nuovi elementi appaiono in piena luce, rivelandosi ben diversi da ci\u00f2 che sembravano (per esempio, l&#8217;omosessualit\u00e0 di Albertine e di vari altri personaggi).<\/p>\n<p>Dopo una breve conversazione, sempre dandosi del voi, Gilberte dichiara di voler rendere a Marcel la lettera che questi aveva scritto per suo padre: per\u00f2, mentre la tiene in mano, non fa per nulla il gesto di porgergliela: e gi\u00e0 questo gesto mancato, in contrasto con le parole effettivamente pronunciate, carica la situazione di un erotismo sottile, ma abbastanza esplicito da colpire immediatamente il suo giovane interlocutore.<\/p>\n<p>Non solo: Gilberte, che lo guarda dal basso in alto perch\u00e9 si trova sulla sedia, non \u00e8 semplicemente seduta, ma &quot;riversa&quot;, in una postura che suggerisce un languido abbandono; non \u00e8 certo il modo di atteggiarsi di chi voglia tenere qualcuno a distanza, ma, semmai, di chi voglia suggerire all&#8217;altro di avvicinarsi, e non solo per prendere la lettera.<\/p>\n<p>Marcel, infatti, si sente improvvisamente afferrato dal desiderio sessuale e sfida la ragazza a non dargli la lettera, perch\u00e9 vuole conquistarsela da s\u00e9, mediante un confronto fisico nel quale si vedr\u00e0 chi dei due sia pi\u00f9 forte: la invita, cio\u00e8, ad un gioco ambiguo, che l&#8217;et\u00e0 ancora adolescenziale dei due potrebbe forse travestire d&#8217;innocenza, ma che, per le allusioni e i sottintesi precedenti, si colora in effetti di una forte carica sensuale.<\/p>\n<p>E la lotta incomincia: la lettera \u00e8 dietro la schiena di lei e il ragazzo gliela vuole strappare di mano; per farlo, egli le si corica sopra e le passa le braccia sopra alle spalle; in quella posizione, senza dubbio, viene a premere con il petto contro i seni dei lei e con il sesso contro il suo grembo: l&#8217;inarcarsi dei loro corpi simula involontariamente un amplesso.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure i due visi, arrossati dallo sforzo, ma anche dalla segreta eccitazione sessuale, sono ora vicinissimi; i loro fiati si confondono, mentre lei ride come se lui le stesse facendo il solletico, cio\u00e8 di un riso convulso, incontrollabile, orgasmico.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se Proust, nell&#8217;immaginare questa scena, si sar\u00e0 ricordato di quella pagina di \u00abAtala\u00bb in cui Chateaubriand descrive la lotta di due fanciulle indiane durante il gioco degli aliossi:<\/p>\n<p>\u00abSi celebrano i giochi funebri, la corsa, il pallone, gli aliossi. Due vergini cercano di strapparsi a vicenda una bacchetta di salice. I seni si sfiorano, le bocche s&#8217;incontrano, le mani si agitano leggere sulla bacchetta, che tengono alta al di sopra della testa. I loro bei piedi nudi si allacciano, i loro aliti si confondono; guardano le loro madri, arrossiscono; si applaude&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 difficile trovare unite insieme tanta grazia innocente e tanta sensualit\u00e0; tanto detto e tanto non detto; per non parlare di quegli sguardi vergognosi lanciati dalle due vergini alle proprie madri, mentre i loro corpi si sfiorano in una lotta rituale che sembra quasi una danza di seduzione&#8230;<\/p>\n<p>Sia come sia, mentre Marcel e Gilberte lottano, apparentemente, per il possesso della famosa lettera, lui la attira a s\u00e9 e, intanto, la tiene stretta fra le gambe, come fosse il tronco di un arbusto: ci\u00f2 provoca uno stretto contatto fra i due corpi.<\/p>\n<p>Ma il corpo di lei, come il Narratore ci ha rivelato all&#8217;inizio del brano, \u00e8 quello stesso corpo che aveva infiammato il suo desiderio vedendolo abbandonato sulla sedia e che gli aveva suggerito quel gioco sessuale; ed \u00e8 possibile, se non probabile, che lo stesso ordine di desideri e di emozioni passino nell&#8217;animo di Gilberte, dal momento che \u00e8 stata lei, in certo qual modo, a provocarlo e quasi ad invitarlo.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 resa ancora pi\u00f9 ambigua e, forse, quella lotta giocosa si fa ancor pi\u00f9 eccitante, proprio perch\u00e9 in quella famosa lettera Marcel aveva dichiarato a Swann di non nutrire subdole intenzioni nei confronti della fanciulla, n\u00e9 di voler agire alle spalle dei genitori di lei: quando, invece, proprio quella ginnastica sulla panchina, quasi una parodia dell&#8217;atto sessuale, confermava in pieno i sospetti che gravavano sul ragazzo.<\/p>\n<p>Quel che succede poi \u00e8 la conseguenza pressoch\u00e9 inevitabile della situazione: Marcel raggiunge improvvisamente l&#8217;orgasmo, ma non osa lasciarlo capirle alla sua amica, anzi, per dissimularlo, pone termine al gioco strappando a Gilberte la lettera e facendo l&#8217;atto di alzarsi; ma a questo punto \u00e8 lei a proporgli di continuare la lotta.<\/p>\n<p>Si \u00e8 accorta che lui ha raggiunto il proprio piacere? Se non se n&#8217;\u00e8 accorta, perch\u00e9 quella proposta, se non perch\u00e9 anche lei trova eccitante la situazione? E se invece se n&#8217;\u00e8 accorta, come mai desidera prolungare il gioco: forse per arrivare segretamente all&#8217;orgasmo anche lei? Inoltre, se si \u00e8 accorta di quel che \u00e8 successo, si \u00e8 anche accorta che lui ha compreso che lei lo sta sospettando e, forse, ne ha la certezza?<\/p>\n<p>Un gesto improvviso e quasi impercettibile, come di pudore offeso, fa temere a Marcel che lei abbia compreso tutto; ma, allora, di nuovo: perch\u00e9 proprio lei propone di prolungare la lotta? Si \u00e8 offesa perch\u00e9 lui ha goduto in silenzio, di contrabbando, mentre lei non \u00e8 ancora arrivata al piacere?<\/p>\n<p>A nessuna di queste domande viene data risposta; non sarebbe possibile, dato che Marcel, come abbiamo detto, non \u00e8 un narratore onnisciente; anzi, a rigore, non dovremmo neppure chiamarlo con il nome di battesimo, dal momento che, nella \u00abRecerche\u00bb, cos\u00ec egli verr\u00e0 chiamato soltanto da Albertine e soltanto nel volume \u00abLa prigioniera\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;ambiguit\u00e0, pertanto, rimane: ed \u00e8 una sintesi quasi perfetta dell&#8217;ambiguit\u00e0 che regna in ogni situazione di coppia, dove un uomo e una donna si trovano soli, o comunque vicini, e nessuno dei due osa dichiarare apertamente il corso dei propri pensieri, meno ancora l&#8217;insorgere delle proprie emozioni; e solo una certa dose di intuitivit\u00e0 pu\u00f2 permettere loro di leggere tra le pieghe dei loro sguardi, delle loro parole e dei loro gesti.<\/p>\n<p>Sia chiaro: non stiamo dicendo che un uomo e una donna, purch\u00e9 si trovino soli e purch\u00e9 ci siano le condizioni adatte, debbano provare sempre e comunque una attrazione fisica l&#8217;uno per l&#8217;altra; ma, semplicemente, che un sottinteso sessuale esiste e si insinua anche loro malgrado e anche se non esiste un desiderio consapevole.<\/p>\n<p>Questo, ovviamente, se si tratta di due persone dalla sana e normale sessualit\u00e0: la donna non \u00e8 mai del tutto indifferente all&#8217;uomo e viceversa; e il fantasticare reciproco \u00e8 assai pi\u00f9 frequente di quel che non s&#8217;immagini.<\/p>\n<p>Se quel che si prova, magari anche in maniera confusa e perfino involontaria, si potesse leggere chiaramente sul viso delle persone, allora, forse, un uomo e una donna non oserebbero pi\u00f9 trovarsi vicini, in circostanze potenzialmente equivoche, a nessun costo.<\/p>\n<p>Oppure sarebbe tutto il contrario?<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che l&#8217;ambiguit\u00e0, specialmente da parte della donna, \u00e8 un elemento essenziale della dinamica fra i due sessi: se non vi fosse, bisognerebbe inventarla, cio\u00e8 bisognerebbe fare in modo da provocarla ad arte&#8230;<\/p>\n<p>Bisogna tuttavia fare attenzione: perch\u00e9, se un certo grado di ambiguit\u00e0 \u00e8 inevitabile e se, addirittura, lo si pu\u00f2 considerare come uno stimolo prezioso nella dialettica sessuale, non bisogna lasciare che superi un limite ragionevole, dal momento che \u00e8 un&#8217;arma potenzialmente a doppio taglio e pu\u00f2 generare equivoci, malintesi, sofferenze.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che l&#8217;ambiguit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 connaturata alla donna che all&#8217;uomo; aggiungiamo ora che quegli uomini i quali se ne servono, con spregiudicatezza calcolata, per avvicinare e sedurre le donne, indossando una maschera, sono anche, di norma, i meno virili e i meno degni del loro interesse.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, in una relazione sessuale costruttiva, arriva sempre il momento in cui si sente il bisogno di giocare a carte scoperte; giocare indefinitamente con l&#8217;ambiguit\u00e0, infatti, \u00e8 come prolungare all&#8217;infinito i preamboli, senza mai giungere al momento della verit\u00e0 e senza mai rivelare pienamente se stessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La relazione sessuale fra uomo e donna &#8211; e per relazione sessuale intendiamo qualunque tipo di rapporto fra un certo uomo e una certa donna che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-25397","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25397","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25397"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25397\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25397"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25397"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}