{"id":25396,"date":"2011-10-30T10:52:00","date_gmt":"2011-10-30T10:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/30\/la-vocazione-profetica-di-gioacchino-da-fiore-sul-filo-del-rasoio-tra-misticismo-ed-eresia\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"la-vocazione-profetica-di-gioacchino-da-fiore-sul-filo-del-rasoio-tra-misticismo-ed-eresia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/30\/la-vocazione-profetica-di-gioacchino-da-fiore-sul-filo-del-rasoio-tra-misticismo-ed-eresia\/","title":{"rendered":"La vocazione profetica di Gioacchino da Fiore sul filo del rasoio tra misticismo ed eresia"},"content":{"rendered":"<p>La figura di Gioacchino da Fiore (1130 circa-1202), un cistercense calabrese fondatore del nuovo ordine monastico dei florensi (approvato da Celestino III nel 1186 ma riunito ai cistercensi nel 1570, sotto papa Sisto V), \u00e8 una delle pi\u00f9 affascinanti e, al tempo stesso, delle pi\u00f9 enigmatiche nella storia religiosa del basso Medioevo.<\/p>\n<p>\u00c8 anche una figura paradigmatica, perch\u00e9 in essa sembrano venire al pettine i nodi irrisolti della problematica coesistenza, nel cristianesimo medievale (ma anche, se si vuole, di altre religioni istituzionalizzate), di un filone mistico e profetico all&#8217;interno della struttura gerarchica della Chiesa, fortemente impegnata nella dimensione del potere temporale, accanto ad un filone prettamente intellettuale e persino razionalistico, quale l&#8217;Alta Scolastica, in cui spicca la figura di Anselmo d&#8217;Aosta; anche se tale contrapposizione \u00e8 frutto, in buona parte, della prospettiva moderna.<\/p>\n<p>In un&#8217;epoca percorsa da inquietudini e contraddizioni notevoli, che videro la diffusione di due movimenti eterodossi come la pataria e il catarismo, l&#8217;uno pi\u00f9 attivo sul terreno sociale, l&#8217;altro su quello religioso e, perci\u00f2, apertamente eretico, la visione teologica di frate Gioacchino esercit\u00f2 un influsso potentissimo sulla spiritualit\u00e0 e sulle attese di molte generazioni di cristiani, tanto da esercitare un peso determinante nei due secoli successivi, il Duecento e il Trecento.<\/p>\n<p>Egli aveva trasposto il concetto trinitario nella storia concreta dell&#8217;umanit\u00e0 e aveva sostenuto che quest&#8217;ultima si qualifica per l&#8217;avvicendarsi di tre et\u00e0 successive: quella del Padre, caratterizzata dall&#8217;ebraismo e dalla Legge mosaica; quella del Figlio, contrassegnata dalla Chiesa cattolica, dai suoi dogmi e dalle sue istituzioni; e quella, non ancora iniziata ma ormai imminente, dello Spirito Santo, in cui avrebbe trionfato l&#8217;amore e sarebbe sorta una Chiesa pienamente spirituale, nella quale le gerarchie, i riti e perfino i sacramenti sarebbero divenuti inutili, perch\u00e9 lo stesso Spirito divino l&#8217;avrebbe guidata sulla giusta via, in un mondo riconciliato e pacificato.<\/p>\n<p>Non solo; Gioacchino aveva anche profetizzato, come pi\u00f9 tardi Dante (che certamente ne fu influenzato) con il Veltro, l&#8217;arrivo ormai prossimo di un misterioso Dux Novus, un personaggio che avrebbe colpito la Chiesa per i suoi peccati e per la sua smania di potere mondano e di ricchezze, cos\u00ec come il re babilonese Nabucodonosor aveva colpito Gerusalemme per i suoi peccati di idolatria e per la sua infedelt\u00e0 a Dio; e nel quale taluno ha creduto, e crede tuttora, di poter ravvisare l&#8217;imperatore Enrico VI di Svevia.<\/p>\n<p>Infine un nuovo monachesimo, tutto pervaso di gioia, amore e spirito di servizio, avrebbe spianato le strade per la piena realizzazione dell&#8217;et\u00e0 dello Spirito Santo, preparando l&#8217;avvento di un Papa Angelico, con il quale sarebbe culminata la nuova epoca della storia umana.<\/p>\n<p>Gioacchino da Fiore aveva illustrato tali idee in due opere che ebbero una vasta eco sia fra i contemporanei che fra i posteri: \u00abLa concordia fra il Nuovo e il Vecchio Testamento\u00bb e \u00abL&#8217;esposizione dell&#8217;Apocalisse\u00bb.<\/p>\n<p>Nonostante l&#8217;audacia delle sue tesi, che non potevano non suonare come una condanna, sia pure indiretta, del coinvolgimento mondano della Chiesa, Gioacchino godette della stima e della protezione dei pi\u00f9 illustri personaggi del suo tempo, sia ecclesiastici che laici: il papa Urbano III, per esempio, lo prosciolse dai suoi doveri abbaziali, affinch\u00e9 potesse dedicarsi interamente alla scrittura, mentre il papa Celestino III approv\u00f2 ufficialmente la sua nuova congregazione florense; e l&#8217;imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, gli concesse una vasta tenuta sulla Sila, ove fu costruita l&#8217;abbazia da cui si dipartirono, nel giro di pochi decenni, pi\u00f9 di cento filiazioni, fra chiese, monasteri e abbazie, sparse in tutta Italia e anche nelle pi\u00f9 lontane regioni d&#8217;Europa, specialmente nelle Isole Britanniche.<\/p>\n<p>Le idee di Gioacchino si diffusero come una potente sferzata di misticismo profetico ed esercitarono una particolare presa sull&#8217;ala rigorista dei francescani dopo la morte del loro fondatore, quella degli spirituali, avversati dalla Chiesa e dai conventuali di Frate Elia da Cortona; e, attraverso gli spirituali, gi\u00e0 in odore di eresia, penetrarono nella cultura dei maggiori intellettuali e uomini politici del Due e Trecento: Dante, Petrarca, Cola di Rienzo.<\/p>\n<p>Ma chi fu, in realt\u00e0, Gioacchino da Fiore: un mistico e un visionario, oppure un eretico e, magari, un precursore della Riforma protestante?<\/p>\n<p>Certo alcune delle sue idee vennero, dopo la sua morte, considerate eretiche: in particolare, la sua opera teologica \u00abDe unitate seu essentia Trinitatis\u00bb, diretta contro Pietro Lombardo, gi\u00e0 vescovo di Parigi, verr\u00e0 condannata nel Concilio Lateranense del 1215, al punto da risultare successivamente dispersa e a noi non pervenuta.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, dal momento che la riflessione sull&#8217;unit\u00e0 e sulla trinit\u00e0 divina \u00e8 alla base di tutta la costruzione teologica e profetica di Gioacchino da Fiore, sembra difficile non vedere in quella condanna una forte presa di posizione della Chiesa contro il pensiero gioachimita in generale, o almeno contro la sua dimensione mistica e profetica, anche se l&#8217;ordine florense prosper\u00f2 ancora per alcuni secoli e fin\u00ec per spegnersi solamente nel XVI secolo, rientrando nell&#8217;alveo di quello cistercense, dal quale si era originariamente distaccato.<\/p>\n<p>Questo il giudizio su Gioacchino da Fiore e sul ruolo da lui svolto nella storia religiosa del suo tempo, da parte del critico e storico della letteratura Arturo Pompeati (in: A. Pompeati, \u00abStoria della letteratura italiana\u00bb, U.T.E.T., Torino, 1944, vol. I, pp.211, 215-16):<\/p>\n<p>\u00abS&#8217;\u00e8 visto, a proposito di Salimbene da Parma, che il bizzarro francescano nella sua cronaca narra fra l&#8217;altro di essere stato un giorno seguace della dottrina gioachimita, ma di averla poi abbandonata, e aver risolto di credere solo a ci\u00f2 che gli fosse toccato di vedere: &quot;Dispono non credere nisi quae videro&quot;. Ma da quella dottrina s&#8217;era staccato non senza rimpianto, giacch\u00e9 la parola di Gioacchino da Fiore era stata, e continuava a essere, diffusa specialmente fra quei religiosi che da una vivacit\u00e0 fantastica e sentimentale erano tratti a vestire di sogno le loro credenze e a prolungarle sul tramite di prestigiose profezie. Gioacchino da Fiore si stacca appunto fra gli irregolari della chiesa &#8211; chiamarlo eretico \u00e8 forzare la magica innocenza del suo pensiero a un significato polemico eccessivo &#8211; per la vocazione profetica insita nel suo misticismo, o se si vuole perch\u00e9 alla radice della sua costruzione arde una fiamma mistica, che pot\u00e9 in seguito attenuarsi nelle applicazioni concrete della sua profezia per opera dei suoi seguaci.<\/p>\n<p>Questo religioso, che Dante doveva collocare nel cielo del Sole, nacque a Celico in Calabria verso il 1130; nel 1189 fond\u00f2 nella foresta della Sila il monastero del Fiore, e mor\u00ec nel 1202 in fama di profeta. \u00c8 quindi tutto nel secolo XII: ma l&#8217;influsso gioachimitico \u00e8 cos\u00ec vivo nel secolo seguente, che parlarne qui non \u00e8 fuor di posto. Un influsso pi\u00f9 contingente, pi\u00f9, direi, medievale, per quanto si riferisce al contenuto profetico delle sue opere: un influsso di carattere pi\u00f9 universale per quanto riguarda il loro spirito mistico.<\/p>\n<p>Il quale risponde a una tendenza gi\u00e0 viva al tempo di Gioacchino: la tendenza a superare il formalismo esteriore della Chiesa ritraendone le verit\u00e0 verso l&#8217;intimo; a contrastare alla disciplina pesante della gerarchia additando al cristiano una sfera di libert\u00e0 assoluta dove potesse diventare artefice delle proprie gioie e dei propri sogni; a risolvere i contrasti che laceravano la vita stessa della Chiesa cercando una sintesi &#8211; antica e nuova &#8211; nel rapimento affettivo, nell&#8217;amore verso Dio esteso sino ai confini di un totale annegamento psichico. Ma questo annegamento \u00e8 pregiudizialmente la negazione dell&#8217;eresia vera e propria. \u00c8 opposizione, s\u00ec, alla Chiesa mondana e alle forme in cui essa vive e agli uomini che l&#8217;incarnano: ma l&#8217;opposizione diventa distacco, rinuncia alla polemica attiva, rifugio in una creazione ideale che solo implicitamente esprime la critica della realt\u00e0. Le eresie, invece, erano manifestazioni militanti, anche perch\u00e9 gli impulsi che ne alimentavano le forze erano spesso in relazione con chiari interessi pratici. Tanto \u00e8 vero che una delle caratteristiche delle eresie medievali \u00e8 il confluire in esse di movimenti sociali, o anche l&#8217;alternarsi o lo scambiarsi nel loro seno di elementi sociali e religiosi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ora, d contro a questo affermarsi e contrastare di eresie il misticismo profetico di Gioacchino da Fiore appare, come ho gi\u00e0 detto, la negazione di una volont\u00e0 veramente eretica. Un sottile vapore eretico poteva esalare da quel suo guardare i fatti religiosi per cercarvi dentro un valore arcano, una cifra che si offrisse a interpretazioni vaticinatrici, sovrapponendosi al loro significato ufficiale. L&#8217;estasi mistica in un certo senso pu\u00f2 anche far deviare dalla linea della fede comune, imprimendole un carattere troppo soggettivo. Annegandosi in Dio mediante l&#8217;amore Gioacchino, come tutti i mistici, riduceva la religione a un fatto di sentimento: e il sentimento non ha poi il diritto, agli occhi dei credenti razionali, di cavare da s\u00e9 costruzioni troppo logiche e coerenti, com&#8217;\u00e8 costume di tutti gli utopisti. E Gioacchino fu appunto un costruttore imperterrito di geometrie allegoriche e profetiche, che erano la traduzione delle sue visioni di mistico, di solitario, di veggente. La Bibbia, secondo lui, \u00e8 una continua allegoria, che egli s&#8217;affatica a classificare, e a dividere e suddividere, in modo che tutti i fatti finiscono con o smarrire i limiti consueti di tempo e di luogo e col configurarsi in un mondo di simboli e di calcoli, per cui il tempo della storia umana si misura su \u00e8re prettamente spirituali. Naturalmente l&#8217;interesse di queste elucubrazioni \u00e8 tutto medievale: nell&#8217;intellettualit\u00e0 del Medioevo il visionario aveva gli stessi diritti di cittadinanza che avevano i raziocinatori: adesso qualche visionario in giro rimane ancora (basta pensare a certi interpreti esoterici di Dante), ma si tratta di gente innocua, guardata tutt&#8217;al pi\u00f9 con curiosit\u00e0. E in realt\u00e0 Gioacchino da Fiore presentava, come s&#8217;\u00e8 detto, i suoi quadri di storia spirituale sorretti da un&#8217;architettura cos\u00ec perentoria, che molti spiriti nobili e chiari ne furono tentati.<\/p>\n<p>Le \u00e8re in cui egli divide la storia dell&#8217;umanit\u00e0 sono sette: le prime sei rappresentano le et\u00e0 ebraica e cristiana, la settima sta a s\u00e9 e sar\u00e0 la pi\u00f9 breve e poco lontana dalla fine del mondo. Queste et\u00e0 si possono raggruppare in tre grandi periodi, che corrispondono ai tre stati dell&#8217;umanit\u00e0, i quali si svolgono in modo progressivo, dal meno perfetto al pi\u00f9 perfetto. Sono i tre periodi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, cio\u00e8 l&#8217;ebraico, il cristiano e il terzo che verr\u00e0, e nel quale lo stesso Spirito Santo riveler\u00e0 agli uomini, gi\u00e0 innalzati e progrediti per il passaggio dal primo al secondo periodo, la verit\u00e0 intera. Ecco dunque balenare al profeta acuto e sottilizzante il regno dello Spirito Santo, in cui verr\u00e0 bandito un vangelo pi\u00f9 perfetto anche di quello di Cristo. Non pi\u00f9 misteri, ma la diretta verit\u00e0 suprema, conquistata non con la ragione, ma con la visione del sentimento. L&#8217;amore, la pace, la libert\u00e0, saranno le tre luci di questo regno, in cui gli uomini saranno liberi dal peso della possessione terrena, dalla malsana tirannia della ricchezza, e felici nella povert\u00e0 assegneranno ala loro vita l&#8217;alto scopo di contemplare la verit\u00e0, la bont\u00e0 e la bellezza.<\/p>\n<p>Il veggente solitario, che si affannava in tal modo a tradurre in una storia delle et\u00e0 future il risultato del suo almanaccare su quanto era stato ed era il contenuto delle sue estasi mistiche, fissava il 1260 per l&#8217;inizio del rinnovamento della storia umana: e morendo nel 1202 dava tempo al destino di maturare per l&#8217;ora fatidica i suoi frutti di bene. Il destino, invece, matur\u00f2 proprio per quell&#8217;anno e i successivi una messe di sangue e di odio: ma rimase nell&#8217;aria la parola di Gioacchino, affidata al &quot;Liber concordiae novi ac veteris Testamenti&quot; e all&#8217;&quot;Expositio in Apocalypsin&quot;: rimase a incoraggiare altri veggenti e mistici, e a rappresentare dinanzi alla chiesa ufficiale la possibilit\u00e0 di itinerari liberi e luminosi nei regno di Dio. Certo &#8216;abate da Fiore non combatteva il dogma, e per\u00f2 nella sua parola allucinata , ove squillava un accento di convinzione intransigente, il germe dell&#8217;eresia non pot\u00e9 annidarsi se non in modo involontario.<\/p>\n<p>Piuttosto sarebbe da vedere se, straniandosi in tal modo dalla realt\u00e0, il calabrese non incoraggiasse i veri eretici, i catari che come s&#8217;\u00e8 visto, erano invece legati alle condizioni reali della societ\u00e0 e affidavano ai loro pensamenti non un ufficio di profezia volto al futuro, ma un assunto polemico legato in tutto al presente.\u00bb<\/p>\n<p>La posizione di Arturo Pompeati (Ferrara, 1880 &#8211; Venezia, 1961), professore di Letteratura italiana nell&#8217;Istituto universitario di Venezia dal 1930 al 1950, studioso di Dante e di Victor Hugo, ci sembra riflettere un certo neopositivismo che tende a relegare ogni aspetto del misticismo religioso in una sorta di Limbo della ragione, arrivando a rimproverare a Gioacchino da Fiore un eccessivo distacco e una sostanziale estraneit\u00e0, se non proprio indifferenza, nei confronti della concreta realt\u00e0 economica e sociale del suo tempo.<\/p>\n<p>Al misticismo rarefatto dell&#8217;abate calabrese, infatti, egli contrappone San Francesco, come figura capace di superare la pretesa ambiguit\u00e0 del gioachimismo e di realizzare una sintesi fra rapimento mistico e solidariet\u00e0 sociale, tra rinnovamento interiore e riorganizzazione collettiva, insomma fra preghiera e azione.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto di riportare l&#8217;interpretazione del Pompeati, un critico peraltro di notevole valore e oggi ingiustamente dimenticato, per ribadire il fatto che non si comprender\u00e0 mai a sufficienza la societ\u00e0 medievale, n\u00e9 la sua cultura, la sua spiritualit\u00e0, i suoi valori, fino a quando si continuer\u00e0 a leggerle nella chiave di siffatte antinomie, che sono, invece, tipicamente moderne, frutto cio\u00e8 di una societ\u00e0 profondamente laicizzata e secolarizzata.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo medievale, e non solo per la persona semplice e illetterata, ma anche per l&#8217;intellettuale, ha poco senso porre una alternativa cos\u00ec secca e perentoria fra dimensione interiore e dimensione esteriore, fra spiritualit\u00e0 e giustizia, fra preghiera e azione: l&#8217;uomo medievale sar\u00e0 anche &quot;ingenuo&quot;, giudicato secondo le nostre categorie, ma certamente possiede un io coeso, una forte consapevolezza della propria unit\u00e0 coscienziale.<\/p>\n<p>Si pensi a quel che dice Tommaso d&#8217;Aquino a proposito della distinzione del reale nei due ordini, il naturale e il sopranaturale, e su come essi necessariamente si intersechino e si sovrappongano, in quanto il cittadino, membro dell&#8217;ordine naturale, \u00e8, al tempo stesso, anche il fedele, membro dell&#8217;ordine soprannaturale: come si potrebbe isolare, con un taglio netto, l&#8217;abitante di questo mondo, il suddito di questo o quello Stato, che \u00e8 anche, in quanto cristiano, abitante di una realt\u00e0 invisibile, di un altro mondo?<\/p>\n<p>Per il tomismo esistono distinzione, ma anche complementarit\u00e0 fra i due ordini; sar\u00e0 solo con Marsilio da Padova e con Guglielmo di Ockham, in pieno Trecento ormai, e dunque alla fine della civilt\u00e0 medievale, che una netta separazione verr\u00e0 tracciata fra essi e che le strade della politica si allontaneranno irreversibilmente da quelle della fede; processo che giunger\u00e0 al culmine con Machiavelli e che non inizia affatto con lui, come avventatamente si continua a scrivere, anche in numerosi libri di testo scolastici.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo medievale, il mondo materiale \u00e8 un riflesso del mondo soprannaturale: la preghiera, la meditazione, l&#8217;estasi mistica, non sono altro dalla ragione, sono l&#8217;altro aspetto della ragione medesima, l&#8217;aspetto necessario e complementare; e non certo una evasione dall&#8217;impegno concreto della vita sociale o una fuga dal rigore del pensiero logico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, resta da vedere &#8211; cos\u00ec si domandano studiosi come il Pompeati &#8211; se Gioacchino da Fiore ebbe consapevolezza delle potenzialit\u00e0 dirompenti ed ereticali del proprio pensiero.<\/p>\n<p>A nostro avviso, anche questo interrogativo \u00e8 mal posto e sostanzialmente fuorviante; sarebbe come domandarsi se una tale consapevolezza la ebbe San Francesco: e con maggior ragione, visto che molti dei suoi &quot;fraticelli&quot; imboccarono realmente la strada dell&#8217;eresia, o quantomeno vennero combattuti come tali dalla Chiesa, mentre ci\u00f2 non avvenne, almeno formalmente, riguardo all&#8217;ordine florense, personalmente fondato da Gioacchino.<\/p>\n<p>Uomini come Gioacchino e come Francesco, ma anche come Iacopone da Todi o Dante, non si ponevano simili domande circa il proprio pensiero e circa il proprio operato, per il semplice fatto che non si sentivano affatto iniziatori di movimenti di riforma n\u00e9, tanto meno, protagonisti della storia, nel senso che intendiamo noi moderni; ma soltanto e unicamente dei docili strumenti di una Potenza pi\u00f9 grande dell&#8217;umana, che essi cercavano di interpretare fedelmente e al servizio della quale si ponevano, senza cercare per se stessi gloria o riconoscimenti.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale non \u00e8 individualista e non si ritiene cos\u00ec grande da poter influire sul corso della storia, e meno che meno sul corso della storia della salvezza, se non nella misura in cui si fa voce e braccio della volont\u00e0 divina, che \u00e8 la vera artefice di ogni cosa, visibile e invisibile.<\/p>\n<p>Ma, se proprio qualcuno volesse insistere con quella domanda, risponderemmo che no: Gioacchino non ebbe quella consapevolezza; certo non pi\u00f9 di quanta ne ebbe mai San Francesco, finch\u00e9 visse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura di Gioacchino da Fiore (1130 circa-1202), un cistercense calabrese fondatore del nuovo ordine monastico dei florensi (approvato da Celestino III nel 1186 ma riunito<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[109,117,129],"class_list":["post-25396","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-chiesa-cattolica","tag-dio","tag-eresia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25396","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25396"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25396\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25396"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}