{"id":25395,"date":"2016-07-21T11:33:00","date_gmt":"2016-07-21T11:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/21\/gioacchino-volpe-vide-con-lucidita-che-la-sconfitta-del-1945-era-la-fine-dellitalia\/"},"modified":"2016-07-21T11:33:00","modified_gmt":"2016-07-21T11:33:00","slug":"gioacchino-volpe-vide-con-lucidita-che-la-sconfitta-del-1945-era-la-fine-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/21\/gioacchino-volpe-vide-con-lucidita-che-la-sconfitta-del-1945-era-la-fine-dellitalia\/","title":{"rendered":"Gioacchino Volpe vide con lucidit\u00e0 che la sconfitta del 1945 era la fine dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Di storici come Gioacchino Volpe (Paganica, frazione de L&#8217;Aquila, 16 febbraio 1976-Santarcangelo di Romagna, allora in provincia di Forl\u00ec e oggi di Rimini, 1\u00b0 ottobre 1971) l&#8217;Italia non ne ha avuti molti; Gaetano Salvemini, che pure era schierato sul versante ideologico opposto, lo defin\u00ec &quot;il migliore storico della sua e della mia generazione&quot;.<\/p>\n<p>Fondatore della medievalistica nel nostro Paese, parlamentare, accademico d&#8217;Italia, autore di studi di fondamentale importanza, nei quali univa alla passione per le idee il pi\u00f9 vivo interesse per le vicende sociali, non si tir\u00f2 mai indietro dall&#8217;impegno politico: nel 1925 firm\u00f2 il Manifesto degli intellettuali fascisti e, dopo l&#8217;8 settembre, ader\u00ec alla Repubblica Sociale. Ci\u00f2 fu sufficiente a far s\u00ec che, alla fine della guerra, venisse espulso dall&#8217;insegnamento, senz&#8217;altra motivazione che quella di essere rimasto fedele, nell&#8217;Italia dei voltagabbana, ai propri ideali.<\/p>\n<p>Volpe veniva dal pensiero liberale ed era stato soprattutto un nazionalista; aveva fatto la Prima guerra mondiale come ufficiale, guadagnandosi niente di meno che una medaglia d&#8217;argento al valore; aveva seguito con entusiasmo l&#8217;impresa fiumana di D&#8217;Annunzio, ed era stato soprattutto per reazione alla &quot;vittoria mutilata&quot; e al parlamentarismo degenere che si era avvicinato al fascismo e, poi, vi aveva aderito, senza pi\u00f9 ripensamenti. Era tutt&#8217;altro che un fanatico, e meno ancora un violento: basti dire che fu lui a convincere Mussolini, presso il quale esercitava un notevole ascendente, a far liberare dal confino e far riconsegnare il passaporto a Nello Rosselli, suo ex studente, e all&#8217;amico di lui, Piero Calamandrei. Per\u00f2, a guerra finita, non volle piegare la testa, non volle ritrattare, non volle sconfessare niente e nessuno: e fu questa rara fierezza a provocarne l&#8217;epurazione totale e definitiva.<\/p>\n<p>Il paradosso \u00e8 che Volpe pensava, da storico, che una vittoria dell&#8217;Asse nella Seconda guerra mondiale avrebbe accelerato la fine del fascismo, nel senso che avrebbe ridato forza alle istanze liberali, momentaneamente represse per le superiori esigenze del bene dello Stato; in fondo, partiva dallo stesso ragionamento di Giovanni Gentile, un altro liberale passato al fascismo. Quindi, vedeva nel fascismo un fenomeno di transizione: dal Risorgimento alla piena realizzazione di quest&#8217;ultimo, ossia alla conquista della effettiva sovranit\u00e0 nazionale, in un&#8217;Europa dove l&#8217;Italia avrebbe esercitato il peso che le spettava nel consesso internazionale.<\/p>\n<p>La sua scelta di aderire alla moritura Repubblica di Sal\u00f2 &#8212; ed egli, da storico, vedeva benissimo che era una scelta &quot;suicida&quot;, in termini politici e umani &#8212; nasceva appunto dallo sdegno per la vilt\u00e0 di Badoglio e per la resa senza condizioni, che significava davvero la fine ingloriosa della sovranit\u00e0 nazionale. E il bello \u00e8 che Volpe era anche un convinto monarchico: convinto, nel senso che riteneva la monarchia un istituto indispensabile per la coesione morale e spirituale del popolo italiano. Altro paradosso: un monarchico tutto d&#8217;un pezzo che aderisce alla Repubblica di Sal\u00f2; perch\u00e9 la Patria minacciata di distruzione, per lui, viene prima di tutto, anche prima della forma istituzionale che pure gli sembra indispensabile.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che Volpe, con rara lucidit\u00e0 e assoluta coerenza intellettuale e morale, vide quel che quasi tutti gli altri intellettuali italiani non videro, o piuttosto non vollero vedere, n\u00e9 prima, n\u00e9 durante, n\u00e9, tanto meno, dopo la guerra: che la sconfitta sarebbe stata, per la Patria, il &quot;male assoluto&quot;, da evitare a qualunque costo. Mentre la Vulgata politicamente corretta ci ha sempre insegnato che, pur di vedere la caduta del fascismo e il ritorno della &quot;libert\u00e0&quot;, la sconfitta dell&#8217;Italia non sarebbe stata un prezzo troppo alto da pagare, egli invece vide e cap\u00ec benissimo che la sconfitta dell&#8217;Italia sarebbe stata un male irreparabile, che avrebbe relegato per sempre il nostro Paese fra le nazioni che contano poco, perch\u00e9 non possiedono una vera autonomia, e, inoltre, perch\u00e9 avrebbe significato la definitiva rinuncia a &quot;fare gli Italiani&quot;, secondo la famosa espressione di Massimo D&#8217;Azeglio: cio\u00e8 a portare a compimento il processo storico iniziato, ma soltanto iniziato, dal Risorgimento, e non ancora compiuto neppure settant&#8217;anni dopo, nel 1940, con il raggiungimento dell&#8217;Unit\u00e0 politica. E rimasto incompiuto, difatti, ancora oggi.<\/p>\n<p>I fatti hanno dimostrato che Volpe aveva ragione, e gli altri torto: il popolo italiano \u00e8 rimasto una costruzione a met\u00e0; l&#8217;Italia \u00e8 scomparsa dal novero delle potenze sovrane: e questo senza contare gli aspetti morali della filosofia dell&#8217;antifascismo e della Resistenza, vale a dire l&#8217;attiva collaborazione col nemico affinch\u00e9 il proprio Paese venisse sconfitto. Episodi come il processo per tradimento dell&#8217;ammiraglio Maugeri (insignito di un&#8217;alta onorificenza dal governo degli Stati Uniti per averlo aiutato durante la guerra), o come l&#8217;infame articolo 16 del trattato di Parigi del 1947, che vieta allo Stato italiano di perseguire i suoi cittadini, e soprattutto i membri delle Forze Armate, che ebbero intelligenza con gli Alleati <em>fin dal 10 giugno del 1940<\/em>, mostrano, a chi lo vuol vedere, che in Italia, e solo in Italia, gli apologeti della Resistenza sono arrivati a gloriarsi, e a farne una nuova filosofia della storia, di aver contribuito alla sconfitta della Patria per mano del nemico che la stava invadendo, affamando e bombardando, e che si accingeva a toglierle, per sempre, la sua effettiva indipendenza e la sua sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>E questo conferma la giustezza del giudizio di Volpe: evidentemente, in Italia lo spirito di parte prevale tuttora sul sentimento nazionale, su quello che una volta si chiamava (ma ora l&#8217;espressione stessa \u00e8 stata bandita, come tronfia e retorica, dalla dominante cultura di sinistra), &quot;amor di Patria&quot;. Nelle altre nazioni d&#8217;Europa, i cittadini non hanno alcun dubbio: prima viene la Patria, poi viene la propria ideologia: <em>right or wrong, it&#8217;s my Country<\/em>, come dicono gli Inglesi. Da noi, e solo da noi, prevale la filosofia opposta: qualsiasi cosa, anche la disfatta della Patria, purch\u00e9 il partito politico avverso venga abbattuto, magari con l&#8217;intervento degli eserciti stranieri. Notiamo, <em>en passant<\/em>, che le cose non sono affatto cambiate ai nostri giorni, se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che le dimissioni di Silvio Berlusconi dal governo, il 12 novembre 2011, furono accolte con giubilo, con lancio di monetine e con le grida di &quot;Buffone!&quot; da parte di tanti Italiani che non capirono, o non vollero capire, n\u00e9 allora, n\u00e9 dopo, che quelle dimissioni erano state il risultato di una manovra internazionale per far fuori definitivamente l&#8217;Italia come nazione sovrana. E questo lo diciamo con perfetta serenit\u00e0, noi che siamo sempre stati contrari a Berlusconi, e che abbiamo sempre denunciato il male che costui stava facendo all&#8217;Italia, come capo del governo.<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 la vera linea di demarcazione fra chi ama innanzitutto l&#8217;Italia e chi ama innanzitutto la propria parte politica: saper stabilire responsabilmente una priorit\u00e0 fra la sconfitta del proprio avversario e la rovina del proprio Paese. Gioacchino Volpe pensava, e noi riteniamo che avesse ragione, che l&#8217;Italia viene prima di tutto: che nulla \u00e8 perduto, finch\u00e9 l&#8217;Italia \u00e8 libera e grande, mentre tutto \u00e8 perduto se l&#8217;Italia \u00e8 vinta e umiliata; che un popolo moralmente sano, come lo era e lo \u00e8 l&#8217;italiano, trover\u00e0 sempre il modo di correggere gli eventuali errori della politica, ma che nessun popolo pu\u00f2 resistere all&#8217;infinito al processo di avvilimento e di abbrutimento morale e spirituale causato dalla perdita della sovranit\u00e0 e dell&#8217;indipendenza, perch\u00e9 in quel popolo, a poco a poco, si insinuano tutti i vizi connessi alla sudditanza: la vigliaccheria, l&#8217;opportunismo, la corruzione, la slealt\u00e0, il cinismo, la mancanza di responsabilit\u00e0, la furberia da quattro soldi, la cialtroneria eretta a sistema di vita e perfino nobilitata da sofismi cortigiani. S\u00ec: il dramma non \u00e8 stato solo la sconfitta del 1945, ma il <em>modo<\/em> in cui essa \u00e8 avvenuta: senza onore, senza orgoglio, e con una guerra civile che \u00e8 stata alimentata e finanziata dagli invasori per facilitare ad essi la conquista del Paese. Tipico esempio: il criminale consiglio della missione britannica, ai partigiani veneti, di dare battaglia ai Tedeschi e ai reparti fascisti sul Monte Grappa, nel settembre del 1944, quando dei ragazzi quasi disarmati vennero mandati allo sbaraglio al solo scopo di alleggerire il fronte alleato sulla linea degli Appennini. E si vide poi, con il trattato di pace, come gli Alleati ringraziarono gli Italiani &quot;antifascisti e democratici&quot; per il loro contributo alla vittoria finale: trattando l&#8217;Italia da nazione nemica e sconfitta, senza appello e senza sconti.<\/p>\n<p>Vale la pena di rileggersi alcune righe di Gioacchino Volpe, scritte sulle macerie ancora calde dell&#8217;Italia e pubblicate sulla rivista d&#8217;ispirazione cattolica <em>Idea<\/em>, diretta, a Roma, da monsignor Pietro Barbieri, nel giugno del 1949, in un articolo intitolato <em>Dopo il fascismo. Bilancio<\/em> (da: Gioacchino Volpe, <em>L&#8217;Italia che fu. Come un Italiano la vide, sent\u00ec, am\u00f2<\/em>, Milano, Edizioni del Borghese, 1961, pp. 214-217; 224):<\/p>\n<p><em>&#8230;Venne poi l&#8217;armistizio, cominci\u00f2 la guerra civile, che, nella primavera del &#8217;45, assunse il carattere di strage civile: strage di armati contro inermi; di gi\u00e0 vincitori, se cos\u00ec non senza ironia si possono chiamare, contro gi\u00e0 vinti o anche estranei alla contesa. Esplosero cieco furore di parte, contrapposti interessi e rancori personali, spirito di rapina, quasi da saccomanni che calano sul campo dopo la battaglia, meditati piani rivoluzionari di sapore e di ispirazione moscoviti nascosti fra le molte pieghe delle bandiere della &quot;liberazione&quot;. Difficile trovare un motivo ideale. Pagina nera della nostra storia. N\u00e9 tutto fin\u00ec l\u00ec. Si lev\u00f2 allora quel &quot;vento del Nord&quot;, presuntuoso e cattivo, cio\u00e8 quel furore a freddo che parve dovesse abbattersi, oltre la linea gotica, su tutta la penisola e investire, per &quot;purificarla&quot;, quella Italia dei &quot;terroni&quot;, che conservava in mezzo al furore un certo senso di umana misura. E da Roma, restaurato il governo, entrarono in piena attivit\u00e0 le leggi eccezionali, la punizione dei &quot;delitti fascisti&quot;, la &quot;epurazione&quot;, le leggi con valore retroattivo, mantenute anche quando la nuova Costituzione le condann\u00f2. Gi\u00e0 in crisi era l&#8217;Italia &quot;fascista&quot;, anche prima della guerra, aggravata dalla guerra stessa, in s\u00e9 o in quanto mal preparata e mal condotta, e dai primi rovesci. Ma ora, la crisi precipit\u00f2: e fu anche effetto di quelle stragi, di quelle leggi, di quella &quot;epurazione&quot;. Si assist\u00e9 ad una gara di rinnegamenti e camuffamenti, per nascondersi e anche per accodarsi al vincitore e dividerne le fortune, che non manc\u00f2 di elementi caricaturali e, venuta dopo una sconfitta di cui allora non si volle vedere se non gli aspetti negativi, dopo il dissolvimento e la polverizzazione dell&#8217;esercito, forn\u00ec ai nemici qualche materia di riso e rese TOTALE la loro vittoria. Spettacolo, in verit\u00e0, non edificante, che ridiede attualit\u00e0 alle vecchie domande, ai vecchi dubbi: insomma, che cosa sono questi Italiani? Non meno edificante lo spettacolo di quei &quot;colonnelli&quot; da guerra civile, di quei &quot;partigiani&quot; accanitisi pi\u00f9 contro gli Italiani che non contro i Tedeschi, di quegli esuli o fuorusciti tornati in groppa al cavallo del vincitore e circolanti sotto la garanzia di un fatidico numero, cio\u00e8 di un umiliante articolo del &quot;Diktat&quot;, di quegli ex manovratori di radio clandestine e segnalatori di navi in partenza e di obiettivi pi\u00f9 o meno militari, che circolarono per le piazze, si esibirono nei teatri o fra i ruderi romani, ascesero ad alti posti di comando, entrarono in Parlamento, s&#8217;insediarono in onorifici e lucrosi uffici, senza che molto scandalo ne prendesse l&#8217;opinione pubblica.<\/em><\/p>\n<p><em>Infine, lo smantellamento della vecchia impalcatura statale. Con un processo pi\u00f9 che sommario, fu condannata l&#8217;unit\u00e0 ed instaurato lo &quot;Stato regionale&quot;. Condannata anche la Monarchia, gi\u00e0 riconosciuta sussidio potente di quella unit\u00e0; messa al bando una dinastia a cui pure si erano quasi universalmente riconosciute fino allora molte benemerenze di fronte alla stria ed all&#8217;Italia. Ma bisognava trovare un capro espiatorio di colpe che, se colpe erano, erano di tutti, anche e forse specialmente di quanti, pur condannando il vecchio regime, nulla di serio avevano fatto, nulla patito, nulla rischiato per modificarlo o demolirlo, anzi pi\u00f9 di una volta avevano unito la loro voce di plauso al plauso degli altri. E il capro espiatorio fu il Re. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Ma non bisogna mentire a noi stessi e agli altri, Il Fascismo fu anche, per milioni e milioni di Italiani, un&#8217;altra cosa: fu Mussolini. Oggi pare dimostrato che egli fu il pi\u00f9 orrendo mostro vomitato dall&#8217;averno, il pi\u00f9 volgare istrione. Tanti lo han detto, ed anche con filosofica competenza e sicurezza [questa frecciata \u00e8, in primo luogo, per Benedetto Croce]. Ma nessuno pu\u00f2 dubitare che egli prese, &quot;ammal\u00f2&quot; di s\u00e9 milioni e milioni di Italiani. Tutti scellerati, venduti, babbei? In realt\u00e0, egli ebbe eccezionali doti di conduttore di uomini, anche se non ressero fino in fondo. Ed anim\u00f2 gli Italiani anche a cose alte e belle. Li aiut\u00f2 a risalire la corrente dopo il 1919, a riconquistare fiducia nelle forze della Nazione. Rese pi\u00f9 lieto, perch\u00e9 illuminato da speranze, il lavoro di molti, di ogni lavoro e di ogni classe. Qualche volta li port\u00f2 a temperature di fusione. In ogni modo, egli \u00e8 morto e non rinascer\u00e0, n\u00e9 altri verr\u00e0 al su posto&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Chi ha scritto queste parole, e le ha scritte nel 1949, e le ha scritte dopo aver perso la cattedra, le cariche, gli onori, per restar fedele alla memoria dei morti, ed ai sentimenti e al lavoro di una vita; e chi le ha scritte nel Paese di Pulcinella, dove, al termine di una mattanza civile che ha prodotto decine di migliaia di morti, parecchi dei quali ammazzati dopo aver deposto le armi, o anche senza averle mai impugnate, ma dove decine di migliaia di &quot;eroi&quot; si affannarono a indossare la camicia o il fazzoletto rossi e ad avanzare la richiesta di riconoscimento ufficiale della loro qualit\u00e0 di &quot;combattenti per la libert\u00e0&quot;: ebbene, queste parole sono quelle di un galantuomo, di un signore, di una personalit\u00e0 come non si pu\u00f2 dire che l&#8217;Italia ne abbia prodotte molte, nel corso della sua storia recente.<\/p>\n<p>Se avessimo avuto qualche Gioacchino Volpe in pi\u00f9, e qualche Palmiro Togliatti in meno, l&#8217;Italia, pur nella sconfitta, sarebbe rimasta, o sarebbe ridiventata, un grande Paese, fiero di s\u00e9 e capace di guardare al futuro con speranza, con coraggio e a testa alta. Forse, oggi non assisteremmo alla migrazione inversa di migliaia e migliaia di giovani italiani, laureati, professionisti, imprenditori, intellettuali, che se ne vanno via dall&#8217;Italia, forse per sempre, per non avervi trovato, non solo le condizioni necessarie a vivere e lavorare in condizioni ragionevolmente accettabili, ma neppure un ragionevole orizzonte di speranza per il domani, per i loro figli che nasceranno. Perch\u00e9 la crisi dell&#8217;Italia \u00e8, prima ancora che economica e finanziaria, una crisi morale; e la sue radici partono da lontano: partono, probabilmente, dalla guerra civile del 1943-45, e dal vergognoso castello di menzogne che ha costruito su di essa la retorica democratica e resistenziale.<\/p>\n<p>Anche a questo proposito, suona tremendamente lucida la predizione di Gioacchino Volpe &#8212; morto nel 1971, quarantacinque anni fa &#8212; che pare scritta oggi: <em>Per un pezzo e forse per sempre saremo ridotti a uno staterello, una specie di pianeta spento come la luna, un grosso Portogallo, una grossa Grecia.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di storici come Gioacchino Volpe (Paganica, frazione de L&#8217;Aquila, 16 febbraio 1976-Santarcangelo di Romagna, allora in provincia di Forl\u00ec e oggi di Rimini, 1\u00b0 ottobre 1971)<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[137,178],"class_list":["post-25395","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25395","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25395"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25395\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25395"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25395"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25395"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}