{"id":25393,"date":"2010-04-12T11:46:00","date_gmt":"2010-04-12T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/12\/autocritica-onesta-di-una-rivoluzione-mancata-il-caso-di-gino-piastra\/"},"modified":"2010-04-12T11:46:00","modified_gmt":"2010-04-12T11:46:00","slug":"autocritica-onesta-di-una-rivoluzione-mancata-il-caso-di-gino-piastra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/12\/autocritica-onesta-di-una-rivoluzione-mancata-il-caso-di-gino-piastra\/","title":{"rendered":"Autocritica onesta di una rivoluzione mancata: il caso di Gino Piastra"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile, anzi probabile, che il nome di Gino Piastra, genovese, non dica nulla all&#8217;Italiano medio dei nostri giorni, e assolutamente nulla di nulla a un giovane.<\/p>\n<p>\u00c8 un peccato, perch\u00e9 Gino Piastra \u00e8 stato un grand&#8217;uomo: grande nel coraggio fisico e morale, grande nell&#8217;onest\u00e0 intellettuale e grande nello slancio generoso dei sentimenti. Ne avessimo ancora, di uomini cos\u00ec, a destra oppure a sinistra, poco importa: uomini veri, non smidollati chiacchieroni o furbastri da quattro soldi, pronti a vendersi al primo venuto.<\/p>\n<p>Eppure ci sarebbe pi\u00f9 di un motivo per ricordare Gino Piastra; almeno due: come uomo politico e come scrittore.<\/p>\n<p>La dicitura &quot;uomo politico&quot; \u00e8, in verit\u00e0, alquanto pomposa e lui, crediamo, non l&#8217;avrebbe gradita: Piastra fu essenzialmente un rivoluzionario, un agitatore politico e sindacale; un socialista dalla fede purissima, disilluso dal comportamento del Partito Socialista nel primo dopoguerra e vanamente battutosi contro il fascismo, di cui fin\u00ec per riconoscere i meriti storici, senza per questo essersi venduto o, come allora si usava dire, aver &quot;tradito la Causa&quot;.<\/p>\n<p>Come scrittore, Gino Piastra ha legato il suo nome ad alcuni libri che meriterebbero di essere ristampati e riletti, perch\u00e9 &#8211; nonostante alcuni difetti d&#8217;impostazione e di stile: sono, del resto, i libri di un intellettuale &quot;sui generis&quot;, di un &quot;enrag\u00e9s&quot; e non di uno scrittore da tavolino, di un dottrinario da salotto &#8211; hanno ancora pi\u00f9 di qualcosa da dire, nella sincerit\u00e0 che li pervade come nella perennit\u00e0 dell&#8217;afflato umano che li anima.<\/p>\n<p>Alcuni descrivono la vita della sua veccia Genova, i quartieri della citt\u00e0 vecchia, il porto, le prostitute, la gente semplice: quella &quot;poesia onesta&quot; della vita (direbbe Saba; ma il paragone pi\u00f9 immediato \u00e8 con un altro rivoluzionario deluso, Lorenzo Viani) che sa vedere il fiore in mezzo al letame e se ne ride di &quot;amore&quot; che fa rima con &quot;cuore&quot;; quella Genova, insomma, che Fabrizio De Andr\u00e9 ha saputo cantare, con dolente e amorevole partecipazione, in alcune delle sue pi\u00f9 belle canzoni.<\/p>\n<p>Ricordiamo, fra questi libri, \u00abLuci ed ombre della Superba\u00bb; fra quelli che narrano la sua avventura politica e umana, \u00abIl viandante senza meta\u00bb e specialmente \u00abMemorie di un illuso. La truffa rivoluzionaria e quella neo-garibaldina\u00bb.<\/p>\n<p>Sono soprattutto questi ultimi a far capire la ragione principale di un s\u00ec lungo e tenace oblio, di un s\u00ec rancoroso ostracismo nei confronti della sua memoria da parte dell&#8217;establishment culturale italiano, uscito dal disastro della seconda guerra mondiale con la pesantissima eredit\u00e0 di un rinnovato culto dell&#8217;ipocrisia, sotto gli auspici della dominante cultura d&#8217;ispirazione marxista.<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa ragione per la quale sono stati cos\u00ec a lungo dimenticati i due fratelli Guido e Mario Bergamo, altri personaggi significativi di quel dilemma morale che travagli\u00f2 gli uomini migliori fra il 1919 e il 1925 e il cui ricordo \u00e8 stato rimosso dal salotto buono del &quot;politicamente corretto&quot; a causa dell&#8217;eterodossia delle loro posizioni: anch&#8217;essi antifascisti, anch&#8217;essi perseguitati e pi\u00f9 volte arrestati e costretti all&#8217;esilio; anch&#8217;essi, alla fine, rientrati in Italia non per vilt\u00e0 d&#8217;animo o, peggio, per servilismo verso la parte politica vincente, ma per disgusto degli ambienti dell&#8217;emigrazione e nella piena consapevolezza della propria integrit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Secondo il rigorismo da strapazzo di certa sinistra &quot;ortodossa&quot;, un socialista che finisce per venire a patti col fascismo non pu\u00f2 essere che un venduto, spinto magari dalle pi\u00f9 sordide ragioni di opportunismo personale.<\/p>\n<p>Nemmeno un&#8217;ombra di autocritica sul perch\u00e9 alcuni dei migliori socialisti se ne siano andati dal partito, e questo gi\u00e0 prima della guerra del 1914-18; nemmeno un&#8217;ombra di autocritica sugli errori madornali, dovuti in parte a velleitarismo e ad autentica stupidit\u00e0, commessi fra il 1919 e il 1922. Nemmeno una parola di autocritica sulla immensa sciocchezza di prendersela con i reduci dal fronte, con gli ufficiali, con gli arditi, perfino con i mutilati e gli invalidi di guerra; di aver riversato il proprio odio sulla piccola borghesia rovinata a sua volta, invece che sui pescecani che si erano arricchiti con la guerra: finanzieri, grandi industriali, faccendieri d&#8217;ogni genere. Nemmeno una parola di autocritica per aver rifiutato di riammettere nelle proprie file quanti, nel 1915, in perfetta buona fede, scelsero la causa dell&#8217;interventismo, non in chiave nazionalista e imperialista, ma in chiave rivoluzionaria o anche &quot;semplicemente&quot; democratica (e vi furono tra essi, a livello europeo, personaggi della statura di un Pi\u00f6tr Kropotkin&#8230;).<\/p>\n<p>E nemmeno una parola di autocritica, infine, sul fatto di aver lasciato esulare, anzi, di aver letteralmente cacciato il pi\u00f9 capace, il pi\u00f9 intelligente, il pi\u00f9 determinato dei propri uomini d&#8217;azione e di pensiero, Mussolini stesso: l&#8217;unico di cui Lenin in persona aveva detto che possedeva la vera tempra del rivoluzionario. Il solo Luigi Fabbri, in un momento di sincerit\u00e0, si \u00e8 posto l&#8217;interrogativo se il pi\u00f9 grande errore dei socialisti non sia stato proprio quello di aver tanto parlato a vanvera della rivoluzione, senza mai neppur tentare di farla; e il solo Armando Borghi si \u00e8 domandato, nelle sue memorie, se tale atteggiamento non abbia spinto precisamente Mussolini a fare la &quot;sua&quot; rivoluzione, senza di loro e contro di loro, quando le cose avrebbero potuto andare in tutt&#8217;altra maniera: ma per rispondere subito negativamente, senza ulteriore approfondimento.<\/p>\n<p>Del resto, che il fascismo sia andato al potere, in Italia, molto pi\u00f9 per la debolezza e l&#8217;insipienza degli antifascisti, che non per la propria forza e per l&#8217;abilit\u00e0 dei suoi capi, \u00e8 cosa che ormai quasi tutti gli storici ammettono, magari a mezza bocca, pur senza avere, in genere, il coraggio di trarne le inevitabili conclusioni politiche: vale a dire che la classe politica socialista (ed anche, sia pure per ragioni in parte diverse, quella cattolica) non era all&#8217;altezza di diventare classe dirigente: neppure quando i vecchi liberali erano ormai rassegnati all&#8217;inevitabile ed a passare le consegne con il minimo di scompiglio e di resistenza.<\/p>\n<p>Peccato che quella stessa classe politica mancata sia giunta ugualmente al potere, nel 1945, non per merito proprio, ma per la forza delle armi straniere (come gi\u00e0 accaduto tante, troppe volte nella storia italiana): e ne \u00e8 seguita la lunga stagnazione del dopoguerra, che \u00e8 finita, dopo ingloriosa e interminabile agonia, cos\u00ec come doveva finire: con la totale dissoluzione sia della Democrazia Cristiana, sia del Partito Socialista e di quello Comunista. Quando la &quot;guerra fredda&quot; \u00e8 terminata e le baionette straniere hanno allentato la presa, il regime politico democratico e antifascista \u00e8 crollato come un misero castello di carte. Ma neppure allora si \u00e8 avuto il coraggio di fare una seria autocritica, specialmente a sinistra; neppure allora si \u00e8 trovato di meglio da fare che inveire contro chi \u00e8 stato lesto a colmare quel vuoto e ad afferrare il potere, quel potere che non si era saputo n\u00e9 gestire, n\u00e9 avversare&#8230;<\/p>\n<p>Ma torniamo a Gino Piastra.<\/p>\n<p>Nella sua lucida, impietosa, sferzante autobiografia politica \u00abMemorie di un illuso\u00bb (Genova, Casa Editrice Apuania, 1925, pp. 123-25) egli descrive, fra l&#8217;altro, con poche efficacissime pennellate, quella che definisce &quot;l&#8217;ultima pazzia&quot; commessa dalla direzione del Partito Socialista, dopo tanti altri errori clamorosi: la proclamazione dello sciopero generale &quot;legalitario&quot; (palese contraddizione in termini: gli scioperi generali si fanno contro il governo o non si fanno) dell&#8217;agosto 1922, che fece calare veramente la pietra tombale su ci\u00f2 che restava del movimento antifascista e sulle speranze rivoluzionarie dei lavoratori italiani:<\/p>\n<p>\u00abQui salto un altro periodo che in parte si riconnette al mio arresto, alla lunga ed ingiusta detenzione in carcere, e alla conseguente assolutoria in Corte d&#8217;Assise, dopo il noto processo.<\/p>\n<p>In marzo del 1922, erano appena una ventina di giorni ch&#8217;ero uscito da &quot;Marassi&quot; [il noto carcere genovese], quando incontrai sotto i portici dell&#8217;Accademia, Vannuccio Faralli, il quale mi disse: &quot;Senti, tu sei l&#8217;unico che a Genova possa organizzare gli &#8216;arditi del popolo&#8217; perch\u00e9 malgrado i nostri svariati tentativi non vi siamo ancora riusciti. Sai &#8211; aggiunse &#8211; dopo la fusione che abbiamo fatto con gli autonomini ci sono anche dei quattrini&quot;.<\/p>\n<p>Io mi sentii avvampare udendo parlare di quattrini, perch\u00e9 nella mia cita di propagandista e di organizzatore non ho mai, mai fatto nulla per guadagnare quattrini. Chiesi a Faralli perch\u00e9 gli &quot;arditi&quot; non li organizzasse lui, ma mi rispose che non ne aveva il tempo e la possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Per\u00f2 tentai, ma in capo ad un mese dovetti convincermi che qualunque impresa che presentava del rischio non affascinava n\u00e9 capi, n\u00e9 gregari del Socialismo, e tanto pi\u00f9 mi convinsi del&#8217;inutilit\u00e0 dei miei sforzi il giorno che chiamato in Questura mi sentii dall&#8217;ineffabile cav. Romano &#8211; capogabinetto del Questore &#8211; notificare la diffida a desistere dal mio proposito Indubbiamente c&#8217;era qualcuno che mi voleva bene e non voleva vedermi mischiato ad altre pericolose avventure!!!<\/p>\n<p>Io intanto ero stanco, nauseato di tutto: avevo 26 anni e sentivo che dovevo un po&#8217; pensare alla mia famiglia e un po&#8217; meno agli altri, per i quali ormai v&#8217;era quasi pi\u00f9 nulla da fare. Quindi mi ritirai dalla vita politica attiva.<\/p>\n<p>Stetti appartato fino allo sciopero famoso dell&#8217;agosto 1922. Sciopero pazzesco, idiota, col quale stupidamente si butt\u00f2 il popolo al macello. Movimento inconclusivo con cui si spinse a morire dell&#8217;altra gente. Dopo la caporetto delle fabbriche scioperi generai di tal genere non era pi\u00f9 il caso di farne, perch\u00e9 condannati al fallimento prima della nascita. i dirigenti del movimento operaio e socialista dovevano pensare due anni prima, quando avevano il coltello dal manico, a dare una battaglia decisiva, per non trovarsi un giorno nella situazione che i loro errori andavano man mano creando. Ma allora non ne fecero mai una di buona e meno ancora fu questa.<\/p>\n<p>Spinsero in piazza un gregge sbandato e passivo, e non si Misero alla sua testa. Lo ovattarono ben bene di rassegnazione, di spirito pacifico; lo invitarono alla &quot;serenit\u00e0 e calma dei forti&quot; quindi lo abbandonarono al massacro. In quello sciopero disgraziato trovarono la loro morte civile tutti i capi del sovversivismo parolaio italiano. Nessuno ebbe un gesto di fierezza o di audacia. Non fecero alcun tentativo disperato e glorioso e neanche sepero farsi seppellire sotto le rovine della propria organizzazione o avvolti nella propria bandiera. La morte maschia di un solo capo avrebbe potuto ancora galvanizzare il proletariato e probabilmente la situazione avrebbe subito delle modifiche, o per lo meno il loro gesto si sarebbe imposto agli avversari e alle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Invece i capitani del popolo si mostrarono delle femminucce, rammolliti e in preda al panico. I fascisti non faticarono molto ad aver ragione delle madre: bastarono due giorni soli per farli diventare i padroni assoluti della piazza; soltanto commisero uno sbaglio: picchiarono sodo su chi non aveva colpa e dimenticarono i capoccia. Gi\u00e0 \u00e8 vero: non potevano martellare sulle loro zucche perch\u00e9 il primo giorno di sciopero erano subito scappati tutti!<\/p>\n<p>Ancora una volta, e per l&#8217;ultima, m&#8217;imbrancai coi ribelli, ma sapevo che non v&#8217;era nulla da sperare, non si poteva far pi\u00f9 niente. Soltanto gl&#8217;imbecilli potevano prevedere altra conclusione che non la disfatta. La notte del 3 agosto ci ritrovammo a Ponte Pila; eravamo i rottami delle passate agitazioni, i minorati di tutte le insurrezioni, i soliti disperati qualche recluta: i formatori del pi\u00f9 arrabbiato manipolo.<\/p>\n<p>In linea per l&#8217;ultimo tentativo.<\/p>\n<p>Con dei lastroni che sui trovavano l\u00ec presso fu innalzato un simulacro di barricata, dieci rivoltelle e parecchie lame di acciaio la guarnirono; alcune dozzine di proiettili e Molti ciottoli.<\/p>\n<p>Ma era inutile. Venti contro uno marciavano di corsa all&#8217;assalto e le guardie regie avevan mitragliatrici e autoblindate. La volont\u00e0 sole non sarebbero bastate ed il sacrificio in tali condizioni era suicidio, quindi ci disperdemmo.<\/p>\n<p>A Boccadasse, in faccia al mare e sotto il sole, gli ultimi rivoluzionari genovesi imprecarono ala vilt\u00e0 de&#8217; capi ed allo sbandamento delle masse. Tutti avevano la morte nel cuore, la morte del popolo.<\/p>\n<p>Qualcuno, con l&#8217;anima in pezzi, piangeva.\u00bb<\/p>\n<p>Segue una considerazione intellettualmente lucida e onesta, quale pochi socialisti hanno osato fare, sulla reale natura del capo del fascismo; perch\u00e9, se l&#8217;avessero fatta &#8211; allora o anche poi &#8211; avrebbero dovuto biasimarsi troppo per lo spirito stupidamente dottrinario con cui lo avevano allontanato, facendosene un mortale nemico (un nemico relativamente clemente, per\u00f2: fu lui a salvare la vita di uomini come i fratelli Bergamo, fermando gli assassini gi\u00e0 pronti a colpire, e a cercare la riconciliazione perfino dopo che la seconda guerra mondiale era incominciata, ad esempio con i circoli degli emigrati di Parigi):<\/p>\n<p>\u00abLa piazza \u00e8 l&#8217;unico ambiente rivoluzionario veramente ed i fascisti di essa padroni ne subirono immediatamente il fascino. Mussolini, cervello eccezionale, rivoluzionario fin nel midollo delle ossa, aveva sempre avuto una voglia matta di cacciarsi in mezzo al popolo per condurlo ala grande battaglia. Fino allora era stato tenuto lontano dai kriss avvelenati dei lanzichenecchi del socialismo addomesticato, ma pochi mesi dopo quell&#8217;infelice sciopero,l buttava la sua giovent\u00f9 su Roma infrollita e la ghermiva con mano salda. Era il solo ribelle fra tanti, che aveva avuto il coraggio di fare sul serio la Rivoluzione!<\/p>\n<p>Nello stesso giorno, a fianco della casa di Cristoforo Colombo in Vico Dritto Ponticello, i rivoluzionari pi\u00f9 fortunati di me mi spaccavano la testa.<\/p>\n<p>Non era la prima volta e&#8230; neanche l&#8217;ultima \u00bb<\/p>\n<p>Questo era l&#8217;uomo, queste le sue convinzioni, questa la sua perfino imbarazzante libert\u00e0 di pensiero e di giudizio: l&#8217;esatto contrario del rivoluzionario imbottito di dottrina e di teorie, in nome della cui &quot;purezza&quot; \u00e8 disposto a dare torto anche ai fatti, piuttosto che a se stesso.<\/p>\n<p>Gino Piastra era uno che, con i fatti, sapeva fare onestamente i conti: perch\u00e9, uomo del popolo, conosceva i lavoratori non attraverso la lettura di qualche libro o una qualsiasi forma di fantasticheria romantica, ma perch\u00e9 era anch&#8217;egli uno di loro.<\/p>\n<p>Ma tant&#8217;\u00e8: la sinistra marxista italiana, come si diceva dei Borboni, non ha mai saputo n\u00e9 dimenticare, n\u00e9 imparare qualcosa dai propri errori. Il suo dramma \u00e8 stato quello di esser guidata da demagoghi parolai i quali, dietro la maschera di un massimalismo rigoroso e intransigente, non sono mai stati capaci di muovere un dito per proporsi come nuova classe dirigente, nemmeno quando si presentavano loro le occasioni pi\u00f9 propizie.<\/p>\n<p>E continuano a parlare, a parlare, a parlare. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che ci stanno fin troppo bene, nella loro mediocrit\u00e0. Come avrebbero potuto far carriera, altrimenti, e cos\u00ec a lungo, tante emerite nullit\u00e0 del mondo politico e sindacale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile, anzi probabile, che il nome di Gino Piastra, genovese, non dica nulla all&#8217;Italiano medio dei nostri giorni, e assolutamente nulla di nulla a un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[137,252],"class_list":["post-25393","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-fascismo","tag-socialismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25393","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25393"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25393\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25393"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25393"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25393"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}