{"id":25388,"date":"2006-02-13T08:58:00","date_gmt":"2006-02-13T08:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/02\/13\/giardini-di-vita\/"},"modified":"2006-02-13T08:58:00","modified_gmt":"2006-02-13T08:58:00","slug":"giardini-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/02\/13\/giardini-di-vita\/","title":{"rendered":"Giardini di vita"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;essenza profonda dell&#8217;essere umano ha una tale nostalgia della natura e della sua armonia che, quando ne \u00e8 esiliato (o autoesiliato, specie per la nemesi tecnologica) ricostruisce, appena pu\u00f2, quell&#8217;angolo di natura mitizzata che \u00e8 il giardino. Il termine pi\u00f9 prosaico di &quot;chortos&quot; (orto) viene da Senofonte sostituito, per descrivere i giardini pensili di Babilonia, con quello di &quot;paradeisos&quot; che \u00e8 una grecizzazione del persiano &quot;pardes&quot;, da cui il nostro &quot;paradiso&quot;. E la differenza fra &quot;gortos&quot; e &quot;paradeisos&quot; non \u00e8 solo quella tra tra orto e giardino: i giardini persiani e babilonesi erano anche orti, ma non nel senso puramente utilitaristico ed economicistico che la parola, oggi, ha acquisito. Come scrivono Pietro Porcinai e Attilio Mordini in <em>Giardini dOoccidente e d&#8217;Oriente<\/em>, &quot;le piante che ornavano le terrazze degli stessi giardini pensili della regina Semiramide non dovevano soltanto alla loro bellezza il diritto di abitare un tale monumento&#8230; Molte piante venivano coltivate per i loro frutti o per le essenze che ne venivano estratte; certo, non si trattava di piante utili per il cibo che comunemente se ne sarebbe potuto trarre, bens\u00ec di piante necessarie per ottenere droghe e stupefacenti, atti ad aiutare la chiaroveggenza, la divinazione, la medicina sacra e la magia; piante, insomma, che potevano aiutare l&#8217;uomo al conseguimento di quella che allora, nella civilt\u00e0 mesopotamica, era considerata la perfezione. Il mago era infatti l&#8217;uomo perfetto, cos\u00ec come paesaggio perfetto era il giardino da cui lo stesso mago traeva i suoi ingredienti.&quot;<\/p>\n<p>Giardino, dunque, come luogo sacro, simbolico e mitologico; giardino come nostalgia di benessere, di gioia, di pace e d&#8217;infinito, come aspirazionea una pienezza esistenziale e sapienziale. Giardino come simbolo di vita: e simbolo cos\u00ec potente che la capacit\u00e0, magica, di far fiorire un giardino in pieno inverno (cio\u00e8 in pieno dominio della morte), nei climi temperati e continentali d&#8217;Europa, fu per tutto il Medioevo considerata come la magia per eccellenza. Michele Scoto, per esempio, il filosofo e mago (ricordato anche da Dante, <em>Inferno<\/em>, XX, 16 sgg.) che oper\u00f2 alla corte di FedericoII di Svevia., secondo l&#8217;Anonimo Fiorentino fece comparire &quot;essendo di gennaio, viti piene di pampini et con molte uve mature.&quot; Un prodigio analogo \u00e8 attribuito a Simon Mago da parte del <em>Libro di San Cipriano<\/em>, e altrettanto si dice che compisse Alberto Magno. Secondo Kurt Seligman (<em>Lo specchio della magia<\/em>), quando convit\u00f2 in Colonia il conte d&#8217;Olanda, Guglielmo II, bench\u00e8 si fosse nel colmo dell&#8217;inverno, fece apparecchiare le tavole nel giardino del convento. Gli ospiti lo trovarono ricoperto di neve, ma si erano appena seduti che la neve spar\u00ec ed il giardino olezz\u00f2 di fiori fragranti, mentre gli uccelli volavano intorno come d&#8217;estate e gli alberi s&#8217;ammantavano di verde. Lo stesso prodigio avrebbe ottenuto, in tempi pi\u00f9 vicini a noi, il dottor Faust. Ma questi produsse i suoi fiori invernali non con la magia naturale, come Alberto, ma con la magia nera e con l&#8217;aiuto del diavolo.&quot;<\/p>\n<p>Anche il Boccaccio descrive la magia del giardino d&#8217;inverno: una prima volta nel <em>Filocolo<\/em> (IV, questione III; ed. Quaglio, IV, 31 sgg.) e una seconda nel <em>Decameron<\/em> (Giornata decima, novella quinta), sempre come forma di magia nera operata da un negromante.[ Su tutta la questione si confronti anche l&#8217;articolo <em>Il giardino d&#8217;inverno<\/em>, di F. Lamendola, sulla rivista <em>Graal<\/em>, numero di maggio-giugno 2004.]<\/p>\n<p>Ma ecco la descrizione del giardino d&#8217;Alcinoo, re dei Feaci ospitali, nel VII canto dell&#8217;<em>Odissea<\/em> (versi 112 sgg.): &quot;Fuori dall&#8217;atrio, vicino alle porte, si apre un vasto giardino: da una parte e dall&#8217;altra lo cinge una siepe. Grandi alberi crescono qui rigogliosi, peri, melograni, meli dai frutti lucenti, fichi dolcissimi, olivi fiorenti. Non finiscono mai di dar frutto, per tutto l&#8217;anno fioriscono, d&#8217;inverno e d&#8217;estate per tutto l&#8217;anno, e sempre il soffio di Zefiro fa nascere alcuni, altri matura. La pera sulla pera invecchia, sulla mela la mela, l&#8217;uva sull&#8217;uva, il fico sul fico. C&#8217;\u00e8 una vigna piena di grappoli, alcuni sono messi a seccare al sole, in luogo aperto, di altri fanno vendemmia, altri ancora li pigiano; ma vi sono anche grappoli acerbi, appena fioriti, e altri che cominciano a maturare. Lungo l&#8217;estremo filare crescono, ben ordinate, piante di ogni sorta che fioriscono per tutto l&#8217;anno. E vi sono due fonti, una scorre per tutto il giardino, l&#8217;altra, da parte opposta, sotto la soglia dell&#8217;atrio scorrendo raggiunge l&#8217;alto palazzo&#8230;&quot; (traduzione di Maria Grazia Ciani).<\/p>\n<p>Ed ecco il giardino della &quot;lieta brigata&quot; del <em>Decamerone<\/em>, come lo descrive Boccaccio nell&#8217;Introduzione alla Terza Giornata: &quot;Esso avea dintorno a s\u00e9 e per lo mezzo in assai parti vie ampissime, tutte diritte come strale e coperte di pergolati di viti, le quali facevan gran vista di dovere quello anno assai uve fare; e tutte allora fiorite s\u00ec grande odore per lo giardino rendevano, che mescolato insieme con quello di molte altre cose che per lo giardino olivano, pareva loro essere tra tutta la spezieria che mai nacque in Oriente: le l\u00e0tora delle quali vie tutte di rosaj bianchi e vermigli e di gelsomini erano quasi chiuse&#8230; Nel mezzo del quale (giardino)&#8230; era un prato di minutissima erba, e verde tanto che quasi nera parea, dipinto tutto forse di mille variet\u00e0 di fiori, chiuso dintorno di verdissimi e vivi aranci e di cedri, i quali, avendo i vecchi frutti et i nuovi et i fiori ancora, non solamente piacevol ombra agli occhi, ma ancora all&#8217;odorato facevan piacere. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravigliosi intagli. Iv&#8217;entro non so se da natural vena o da artificiosa, per una figura la quale sopra una colonna che nel mezzo di quella diritta era, gittava tanta acqua e s\u00ec alta verso il cielo, che poi non senza dilettevol suono nella fonte chiarissima ricadea&#8230; Il veder questo giardino, il suo bello ordine, le piante e la fontana co&#8217; ruscelletti procedenti da quella, tanto piacque a ciascuna donna et a&#8217; tre giovani, che tutti cominciarono ad affermare che, se Paradiso si potesse in terra fare, non sapevano conoscere che altra forma, che quella di quel giardino, gli si potesse dare n\u00e9 pensare, oltre a questo, qual bellezza gli si potesse aggiungere.&quot;<\/p>\n<p>Marsilio Ficino, nel secondo libro del <em>De vita<\/em>, l&#8217;opera magico-astrologica in cui (citando autori come Michele Scoto e Pietro d&#8217;Abano) afferma gl&#8217;intimi legami che congiungono il mondo terreno col mondo celeste, legami cui presiede l&#8217;Anima del Mondo (concetto ripreso dal <em>Timeo<\/em> di Platone), scrive tra l&#8217;altro &#8211; con speciale riferimento a coloro che hanno oltrepassato &quot;sette volte sette anni&quot;:&#8230;la natura delle cose verdeggianti, finch\u00e9 sono verdi, non solo \u00e8 viva, ma anche giovane, e trabocca quindi di umore salubre e di spirito vivace. E cos\u00ec, tramite l&#8217;odore, la vista, l&#8217;uso, la frequentazione fa penetrare in noi lo spirito giovanile. Passeggiando invero tra piante verdeggianti, ricerchiamo nel frattempo la causa per cui il colore verde pi\u00f9 degli altri ristora la vista e le fa una gradevole e al tempo stesso salutare impressione.&quot; (cap. 14).<\/p>\n<p>Rifacendosi non solo alle dottrine di Platone, ma anche a quelle di Plotino, Proclo, Porfirio, Giamblico, Psello, Dionigi Areopagita, nonch\u00e9 ai <em>Libri ermetici<\/em> e ad Apollonio di Tiana, Marsilio Ficino (1433-1499), dopo aver composto i diciotto libri <em>Sull&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima e sulla felicit\u00e0 eterna<\/em>, con il <em>De vita<\/em> si fa coraggioso banditore di una concezione magica e astrologica del mondo (mentre il suo amico Giovanni Pico della Mirandola scriveva le <em>Disputationes adversus astrologiam divinatricem<\/em> in 12 libri, pare anche sotto l&#8217;influsso di Girolamo Savonarola).<\/p>\n<p>Nei tre libri del <em>De vita<\/em>, dedicato a Lorenzo il Magnifico e pubblicato nel 1489, Ficino identifica le anime celesti con le stelle e sostiene che gli astri influiscono sui fenomeni naturali del mondo sub-lunare e anche sul comportamento dell&#8217;uomo; il suo rifiuto delle tesi pi\u00f9 fatalistiche della cosiddetta astrologia giudiziaria non basta peraltro a evitargli un&#8217;accusa di negromanzia da parte della Chiesa. La magia e l&#8217;astrologia svolgono la funzione di coadiuvare l&#8217;uomo a decodificare gli arcani legami che uniscono le differenti parti di cui \u00e8 composto l&#8217;universo (il corpo, le qualit\u00e0, l&#8217;anima, l&#8217;angelo e infine Dio, secondo una scala ascendente di perfezione). Nel terzo libro, dedicato al re umanista ungherese Mattia Corvino e intitolato <em>Su come ottenere la vita dal cielo<\/em>, si spinge sino ad affermare che tramite immagini o amuleti l&#8217;uomo pu\u00f2 catturare la potenza delle stelle e utilizzarla ai suoi fini, cos\u00ec come difendersi dal loro eventuale influsso negativo. Sono tesi audaci, che tuttavia ribadisce nell&#8217;<em>Apologia<\/em>, chiedendosi: &quot;Perch\u00e9 dunque, pieno di paura, temi il nome di Mago? Non furono forse i magi i primi ad adorare Cristo?&quot; Inoltre, Ficino rifiuta la &quot;magia profana, che si che si fonda sul culto dei d\u00e8moni&quot;, mentre esalta la magia naturale, &quot;che per mezzo di cose naturali raccoglie i benefici celesti per la buona salute dei corpi.&quot;<\/p>\n<p>Ecco: la buona salute dei corpi e delle anime: questo \u00e8 lo scopo che si prefigge, scrivendo il <em>De vota<\/em>: la salute dei corpi come seguace della medicina di Galeno, quella delle anime come seguace di Platonee di Plotino (che egli consider\u00f2 sempre come conciliabili con la dottrina cristiana). E le piante con le loro virt\u00f9, le medicine che da esse l&#8217;esperto naturalista ricava, la scoperta dell&#8217;efficacia terapedutica del verde e quindi del giardino, la conoscenza degl&#8217;influssi astrali e il loro controllo a beneficio dell&#8217;uomo: tutto questo serve a preservare e a prolungare la vita umana, non come valore in s\u00e9, ma come mezzo per raggiungere la perfezione spirituale attraverso la conoscenza della verit\u00e0. \u00c8 giusto cercar di vivere a lungo, non per cieco attaccamento a una piano d&#8217;esistenza effimero e caduco, ma perch\u00e9 molti anni sono necessari al saggio per costruire il proprio itinerario di &quot;docta religio&quot; ovvero di &quot;pia philosophia&quot;. La conoscenza della struttura dell&#8217;universo, quindi, permette di comprendere la sostanziale unit\u00e0 divina, resa possibile dalle forze attive e dalle affinit\u00e0 che permeano e collegano tra loro i vari gradi dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;Anima del Mondo &#8211; scrive Ficino nel primo capitolo del libro terzo &#8211; ha in s\u00e9 per potere divino le ragioni seminali delle cose almeno quante sono le idee nella mente divina, e per mezzo di queste ragioni fabbrica altrettante specie nella materia.&quot; Vi \u00e8 dunque una piena corrispondenza fra il mondo delle idee divine (di chiarissima derivazione platonica) e il mondo delle specie presenti nel mondo sub-lunare. Inotre, riprendendo la dottrina di Plotino (<em>Enneadi<\/em>, IV, 3, 10), afferma che sull&#8217;uomo agiscono non solo le stelle ed i d\u00e8moni (&quot;come un legno preparato con lo zolfo accoglie in s\u00e9una fiamma&quot;), ma anche direttamente l&#8217;Anima del Mondo ovunque presente: Questa anima infatti, secondo i Platonici pi\u00f9 antichi, con le sue ragioni costru\u00ec in cielo, oltre alle stelle, figure e parti di queste, tali che anch&#8217;esse fossero in certo modo figure, e impresse in tutte queste figure determinate propriet\u00e0. E cos\u00ec nelle stelle, cio\u00e8 nelle loro figure, parti e propriet\u00e0, sono contenute tutte le specie delle cose inferiori e le loro propriet\u00e0&quot; (traduzione di Alessandra Tarabocchi Canavero, Ruscono editore, 1995).<\/p>\n<p>Curioso il fatto che noi, &quot;evoluti&quot; cittadini del XXI secolo, solo ora e con fatica cominciamo a riscoprire quei legami essenziali, vitali e insostibuibili che ci legano al mondo delle piante, delle pietre, degli astri come un tutto unitario e inseparabile. Strano che ci siamo cos\u00ec a lungo scordati, dalla cosiddetta rivoluzione scientifica del XVII secolo in poi (ma forse, come diceva Karl Jaspers, la nostra scienza \u00e8 non-sapere), di essere nel pieno senso della parola, figli della terra e del cielo. Forse perch\u00e9 avevamo scordato l&#8217;arte di contemplare (non di soppesare strumentalmente, quello l&#8217;abbiamo fatto anche troppo) i fiori che allietano di colori e di profumi le nostre primavere, le stelle che brillano alte nel cielo, costante richiamo al mistero del mondo, del nostro esserci, del nostro ultimo destino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;essenza profonda dell&#8217;essere umano ha una tale nostalgia della natura e della sua armonia che, quando ne \u00e8 esiliato (o autoesiliato, specie per la nemesi tecnologica)<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-25388","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25388","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25388"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25388\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}