{"id":25386,"date":"2009-05-08T12:25:00","date_gmt":"2009-05-08T12:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/08\/un-film-al-giorno-giarabub-di-goffredo-alessandrini-1942\/"},"modified":"2009-05-08T12:25:00","modified_gmt":"2009-05-08T12:25:00","slug":"un-film-al-giorno-giarabub-di-goffredo-alessandrini-1942","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/08\/un-film-al-giorno-giarabub-di-goffredo-alessandrini-1942\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abGiarabub\u00bb, di Goffredo Alessandrini (1942)"},"content":{"rendered":"<p>La battaglia di Giarabub \u00e8 un episodio della seconda guerra mondiale che le nuove generazioni, probabilmente, non hanno mai sentito nominare; ma che, in un Paese normale, dovrebbe essere conosciuto da tutti e insegnato nelle scuole; non per una becera forma di nazionalismo o di militarismo, ma semplicemente per rispetto della verit\u00e0 storica e per rispetto di quei soldati che caddero eroicamente nel compimento del proprio dovere, strappando parole di ammirazione allo stesso nemico.<\/p>\n<p>Situata nel deserto della Cirenaica, presso il confine con l&#8217;Egitto, a circa 200 km. dalla costa del Mare Mediterraneo, l&#8217;oasi di Giarabub costituiva un punto strategico di notevole importanza, difeso da poco pi\u00f9 di 2.000 soldati fra Italiani e ascari libici, al comando del colonnello Salvatore Castagna.<\/p>\n<p>Dopo che, partendo da Sidi el Barrani, gli Inglesi ebbero lanciato l&#8217;offensiva che travolse le nostre difese e respinse il generale Graziani fino alla Tripolitania, la guarnigione di Giarabub, che disponeva solo di pochi pezzi d&#8217;artiglieria di piccolo calibro, si trov\u00f2 isolata, a partire dal settembre del 1940.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio di gennaio gli Inglesi gettarono centinaia di volantini dagli aerei, invitando il presidio alla resa; ma, non avendo ottenuto quanto sperato, iniziarono una serie di durissimi attacchi, che vennero tutti respinti, e che si protrassero fino al 21 marzo 1941, allorch\u00e9, sopraffatti dal numero e a corto di armi e munizioni, gli ultimi difensori vennero neutralizzati, respingendo fino all&#8217;ultimo le offerte di resa.<\/p>\n<p>Il colonnello Castagna, ferito, venne fatto prigioniero; le perdite erano state alte da entrambe le parti, a testimonianza dell&#8217;accanimento con cui era stata condotta la battaglia, spesso con le bombe a mano e all&#8217;arma bianca.<\/p>\n<p>A questo eroico episodio, riportato nel nostro bollettino di guerra numero 288 del 22 marzo 1941, il regista Goffredo Alessandrini decise di ispirarsi per girare un film destinato a ricordare il sacrificio di quei valorosi. Nacque cos\u00ec \u00abGiarabub\u00bb, che fu realizzato nel 1942, ma che gli Italiani ebbero l&#8217;occasione di vedere per poco; sopraggiunta la sconfitta, ragioni politiche consigliarono &#8211; a torto, crediamo &#8211; di non far circolare troppo questa imbarazzante pellicola, che esaltava la guerra voluta dal fascismo e presentava gli Alleati come i nemici e non come i liberatori, secondo la Vulgata resistenziale e democratica.<\/p>\n<p>Eppure era un bel film, e Goffredo Alessandrini era stato un regista di tutto rispetto; e, quand&#8217;anche si vogliano prendere per buone le ragioni che suggerirono una larvata censura della pellicola dopo il 1945 (ma adesso, a sessantaquattro anni dalla fine del conflitto, ci domandiamo perch\u00e9 sia ancora tanto difficile vederla, almeno su qualche rete televisiva), resta il fatto che ragioni puramente artistiche consiglierebbero di non tenere nascosta un&#8217;opera che fa onore alla miglior tradizione del nostro cinema.<\/p>\n<p>Goffredo Alessandrini, nato a Il Cairo nel 1904 &#8211; figlio di un ingegnere italiano che dirigeva i lavori della diga di Assuan &#8211; e morto a Roma nel 1978, aveva lavorato come assistente del regista Alessandro Blasetti; e aveva poi esordito, a sua volta, nella regia, con il film \u00abLa segretaria privata\u00bb, del 1931, remake di una commedia tedesca, che aveva ottenuto un vasto successo di pubblico.<\/p>\n<p>In seguito aveva firmato una serie di film importanti, tutti bene accolti dagli spettatori: \u00abDon Bosco\u00bb (1935); \u00abCavalleria\u00bb (1936), da molti ritenuto la sua opera migliore); \u00abLuciano Serra pilota\u00bb (1938); \u00abAbuna Messias\u00bb (1939); ed, infine, il famosissimo \u00abNoi vivi &#8211; Addio, Kira\u00bb (1942, dal romanzo di Ayn Rand): negli ultimi dei quali, come si pu\u00f2 capire gi\u00e0 dai titoli, aveva pienamente sposato l&#8217;ideologia del regime fascista e si era adoperato per propagandarla, senza per questo scadere ad un livello artistico deteriore.<\/p>\n<p>Dopo la guerra, come \u00e8 ovvio, Alessandrini far\u00e0 molta fatica e reinserirsi nel mondo del cinema; e tuttavia riuscir\u00e0 ancora a girare due film di ottimo livello: \u00abL&#8217;Ebreo errante\u00bb (1948) e \u00abCamicie rosse\u00bb (1952); in quest&#8217;ultimo chiamer\u00e0 a interpretare la parte di Anita Garibaldi l&#8217;attrice Anna Magnani, che fu, per un breve periodo, sua moglie.<\/p>\n<p>Nel film \u00abGiarabub\u00bb (85 minuti in bianco e nero) Alessandrini aveva chiamato a recitare un gruppo di attori di notevole bravura ed esperienza: Carlo Ninchi (nel ruolo del comandante Castagna), Mario Ferrari, Doris Duranti (nella parte di una prostituta che non si sa se sia un personaggio storico o di fantasia), Carlo Romano, Annibale Bertone, Vittorio Duse, Carlo Duse, Emilio Cigoli, Erminio Spalla. C&#8217;\u00e8 perfino un giovane Alberto Sordi che interpreta&#8230;il tenente Sordi. Un secondo personaggio femminile, una prostituta interpretata da Diana Torrieri, \u00e8 stata poi soppresso in fase di montaggio, per ragioni che non risultano ben chiare (se queste ragioni erano di tipo morale, perch\u00e9 lasciare la Duranti, in un ruolo del tutto analogo?).<\/p>\n<p>Anche la sceneggiatura era stata il frutto della collaborazione di una \u00e9quipe altamente specializzata, formata da scrittori e giornalisti del calibro di Oreste Biancoli, Alberto Consiglio, Gherardo Gherardi, Asvero Gravelli, Gian Gaspare Napolitano e Orio Vergani.<\/p>\n<p>Dire che nel film non sia presente, e in dosi massicce, l&#8217;elemento propagandistico, sarebbe semplicemente ridicolo: siamo nel 1942, in piena guerra; anzi, siamo quasi alla vigilia del crollo del regime e della nazione. Ma \u00e8 pi\u00f9 importante il fatto che, nonostante la presenza di tale elemento, il film si regge benissimo sulle sue gambe, e per ragioni squisitamente artistiche, che nulla hanno a che fare con la politica; e che, se talvolta sconfina nella retorica, si tratta pur sempre di retorica realistica, nel senso che molti episodi riportati nel film sono realmente accaduti &#8211; come, ad esempio, l&#8217;alzata del tricolore italiano per tutta risposta alle offerte di resa degli Inglesi -, anche se oggi, alla nostra smaliziata sensibilit\u00e0 post-moderna, possono risultare un po&#8217; incongrui e, per certi aspetti, addirittura quasi incomprensibili.<\/p>\n<p>Sono molti i pregi artistici del film, dalla recitazione alla fotografia; ma, fra tutti, uno spicca in modo particolare: il formidabile senso dell&#8217;azione, che &#8211; come \u00e8 stato osservato &#8211; ricorda, e quasi certamente non per caso, il miglior cinema \u00abwestern\u00bb, con il classico fortino nel deserto assediato dalle orde dei Pellirosse e difeso eroicamente, fino all&#8217;ultimo uomo, dalla guarnigione votata al sacrificio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, \u00e8 stato osservato &#8211; da Giuseppe De Santis, per esempio &#8211; che in \u00abGiarabub\u00bb si respira quella atmosfera di cosa vera che \u00e8 propria dei documentari di guerra; e non si tratta di un riconoscimento da poco, visto che, anzi, la cosa pi\u00f9 difficile, in un film di guerra, \u00e8 proprio quella di riuscire a creare quel clima realistico, capace di restituire situazioni e personaggi alla dimensione della storia, piuttosto che proiettarli in quello della imitazione.<\/p>\n<p>La battaglia decisiva per il possesso dell&#8217;Oasi di Giarabub \u00e8 stata cos\u00ec ricostruita dal suo protagonista, il colonnello Salvatore Castagna (in: \u00abLa difesa di Giarabub\u00bb, Milano, Longanesi &amp; C., 1967, pp. 202-14):<\/p>\n<p>\u00ab21 marzo [1941].ll ghibli, verso le quattro, era aumentato. Destai i militari del rincalzo di settore, ch&#8217;erano assopiti, e feci chiamare il tenente Cribari e il sottotenente Rossett, che avevano comandato i disciolti reparti libici ed erano rimasti alle mie dirette dipendenze, perch\u00e9 eseguissero a turno il servizio dei posti di sbarramento e delle colonne celeri. Intanto, accompagnato dal mio attendente caporale libico Califa, inizia la ispezione dei posti avanzati del caposaldo uno.<\/p>\n<p>Verso le cinque, improvvisamente, contro il caposaldo si scaten\u00f2 un uragano di fuoco. Le granate provenivano da sud, sud-est e nord-est, e l&#8217;intero caposaldo era investito. Uomini e armi in postazione furono colpiti. Durante quarantacinque minuti le postazioni furono bersagliate dal tiro di non meno di quaranta cannoni da 88\/27, che spararono oltre diecimila colpi, e da quello di numerose bocche da fuoco di piccolo calibro e mortai da 81.<\/p>\n<p>I nostri pochi cannoni da 77\/28 e da 47\/32 rimasti efficienti risposero, colpendo le truppe pronte sulla base di partenza.<\/p>\n<p>Attendevo, sperando in una pausa, ma a un certo punto la sempre crescente intensit\u00e0 del fuco non mi lasci\u00f2 alcun dubbio sull&#8217;imminente attacco nemico. Ritornai al posto di comando. Chiamai al telefono, ma tutte le linee, ad eccezione di quella del capitano Caccamo, comandante del caposaldo numero uno, erano state interrotte dal tiro. Inviai perci\u00f2 presso ogni comandante dei portaordini, con l&#8217;ordine che si tenessero pronti. Incaricai i tenenti Cribari e Rossett di preparare il rincalzo.<\/p>\n<p>Telefonai al capitano Caccamo e gli dissi che la minore intensit\u00e0 di fuoco contro la &quot;ridotta vecchia&quot; mi faceva supporre che in quel settore vi fossero gi\u00e0 truppe nemiche avanzate. Ritenevo, perci\u00f2, che lo sforzo principale sarebbe stato effettuato in quella direzione.<\/p>\n<p>Alle cinque e quarantacinque, quando avevo appena finito di dare gli ordini, il tiro venne allungato contro i capisaldi numero due e numero quattro. Subito dopo, un grosso reparto riusc\u00ec a rompere tra i capisaldi numero uno e numero due, e si port\u00f2 decisamente sul rovescio del caposaldo numero uno (nei pressi del comando di settore). Era ancora un po&#8217; buio quando gli assalitori, gridando come forsennati, aprirono il fuoco contro il posto d comando, e dopo una scarica d bombe a mano, si lanciarono all&#8217;assalto.<\/p>\n<p>Le nostre mitragliatrici investirono il reparto nemico, obbligandolo ad arrestarsi. Lanciai al contrattacco il sottotenente Napoleone Di Vincenzo, comandante di uno dei plotoni di rincalzo, che riusc\u00ec a respingere l&#8217;avversario. Nuovi attacchi in quella direzione furono sempre stroncati. Il nemico attacc\u00f2 in forze contemporaneamente l&#8217;intero caposaldo numero uno, da sud e da sud-ovest.<\/p>\n<p>Come avevo gi\u00e0 previsto, bisognava difendersi da tutti i lati.<\/p>\n<p>Fermi ai loro posti, i difensori opposero salda resistenza nonostante i frequenti inceppamenti delle armi automatiche, causati dalla sabbia del ghibli, che bloccava gli otturatori.<\/p>\n<p>Anche la visibilit\u00e0 era sempre pi\u00f9 limitata.<\/p>\n<p>Le spinte nemiche, appoggiate dal fuoco di tutte le armi, che tenevano le nostre posizioni sotto una continua pioggia di proiettili, si susseguirono senza sosta. I cannoni da 47, rimasti efficienti, sparavano alle minime distanze tra i varchi aperti nel reticolato.<\/p>\n<p>Gli aeroplani, volando a bassa quota, bombardavano e mitragliavano.<\/p>\n<p>Alla fine il nemico riusc\u00ec ad infiltrarsi anche tra i capisaldi numero uno e numero quattro; ma l&#8217;intervento di una parte del rincalzo lo ferm\u00f2.<\/p>\n<p>Verso le sette e trenta la lotta si accese anche davanti ai capisaldi due e quattro. Ad eccezione del caposaldo numero tre, tutta la rimanente fronte della difesa era premuta dalle forze nemiche che tentavano di rompere il cerchio. Ma divent\u00f2 pi\u00f9 violenta nel caposaldo numero uno. Verso le otto, il nemico irruppe in parecchi punti dello stesso caposaldo. Occorreva impedire che esso dilagasse.<\/p>\n<p>Due plotoni del rincalzo di settore, ho gi\u00e0 detto, erano impiegati, uno per impedire che fossero presi alle spalle i difensori del caposaldo numero uno, l&#8217;altro per stroncare il tentativo di irruzione tra i capisaldi uno e quattro. Questi reparti, con ripetuti assalti, erano riusciti allo scopo.<\/p>\n<p>Avevo perci\u00f2 alla mano solamente i libici. Li lanciai contro i reparti penetrati da sud-est, e che erano giunti al comando tattico di settore, dove non c&#8217;era nessuno, perch\u00e9 anche i portaordini erano stati impiegati sul rovescio della posizione.<\/p>\n<p>Ormai tutto era gettato nella lotta. I difensori del caposaldo, stretti da vicino e accerchiati nelle loro postazioni, si opposero fino a che ebbero esaurito le bombe a mano. Si difesero poi con le baionette.<\/p>\n<p>Gli altri capisaldi cercarono di dare il migliore appoggio con il loro fuoco, fino a quando anch&#8217;essi non furono investiti direttamente.<\/p>\n<p>Mentre il combattimento continuava nel caposaldo numero uno, nuove forze attaccavano il numero due. Reparti, nemici, appoggiati dall&#8217;artiglieria, attraversando a sbalzi il vecchio campo d&#8217;aviazione (lato Fredga), si portarono a contatto di quest&#8217;ultimo caposaldo.<\/p>\n<p>Vennero fermati dal tiro delle nostre armi che, malgrado i continui inceppamenti, riuscivano a far partire delle raffiche.<\/p>\n<p>Il tenente Migliorini dalla Gara del Diavolo prendeva d&#8217;infilata, con la sua mitragliera da 20, le truppe annidatesi nel fosso anticarro. Sebbene minacciato da vicino, e battuto dall&#8217;artiglieria, continu\u00f2 sino alla fine a tenere sotto il tiro il nemico, infliggendogli gravi perdite.<\/p>\n<p>I cannoni da 47 e le mitragliere da 20 del caposaldo numero due, rispettivamente al comando dei tenenti Bracci e Dragotti, non soltanto bloccarono il nemico, ma intervennero a favore del caposaldo numero uno.<\/p>\n<p>Anche i posti di sbarramento di Garet el Barud e di Garet el Cuscia erano stati attaccati all&#8217;alba, dopo forti concentramenti di artiglieria.<\/p>\n<p>Il posto di Garet el Barud respinse pi\u00f9 volte l&#8217;avversario, finch\u00e9 una compagnia rinforzata da autoblindo riusc\u00ec a penetrare. La lotta era durata alcune ore.<\/p>\n<p>Cadde da eroe il sergente maggiore Burrasca. Altri soldati trovarono la morte in quel posto, che in dieci mesi di lotta il nemico non era riuscito a superare. Anche il posto di Garet el Cuscia, dopo una lunga resistenza, fu sopraffatto.<\/p>\n<p>Alle nove e trenta, sebbene il nemico fosse riuscito a occupare la ridotta vecchia e le alture pi\u00f9 elevate del caposaldo numero uno, installandovi mortai da 81, pezzi di piccolo calibro e cannoni contraerei, la lotta continuava, ed era sempre pi\u00f9 accesa.<\/p>\n<p>Le infiltrazioni nemiche tra le varie postazioni avevano spezzato in pi\u00f9 punti la linea di resistenza, obbligando i difensori a combattere isolatamente.<\/p>\n<p>Le mitragliatrici, sempre a causa del ghibli, non funzionavano pi\u00f9.<\/p>\n<p>Esaurite le bombe a mano, non rimasero che i fucili e le baionette.<\/p>\n<p>Le perdite erano gravi da ambo le parti; ma mentre noi non potevamo colmare i vuoti, il nemico continuava a gettare nella mischia truppe fresche.<\/p>\n<p>Il capitano Perricone, comandante della decima GAF, lottando in mezzo ai propri soldati, fu colpito a morte.<\/p>\n<p>Il sottotenente Donati, della stessa compagnia, pur essendo da un pezzo ricoverato all&#8217;ospedaletto da campo, per malattia, aveva voluto partecipare al combattimento, ed era rientrato il giorno precedente al suo reparto. Attaccato, lui pure oppose, con i pochi uomini al suo comando, tenace resistenza. Stretto sempre pi\u00f9 da vicino, pass\u00f2 al contrassalto, finch\u00e9 in un disperato corpo a corpo mor\u00ec.<\/p>\n<p>Il plotone del tenente Mattia (decima GAF), dislocato sul tratto sud-ovest del caposaldo, fu investito ripetutamente. I fanti, dopo aver reagito col fuoco dei propri fucili, passavano al contrassalto, allargando la morsa. In un successivo contrassalto il tenente Mattia fu pure ucciso.<\/p>\n<p>Nei pressi della ridotta vecchia erano il plotone del tenente Morello, gi\u00e0 dei disciolti reparti libici, ed in servizio presso la decima GAF, e il plotone della terza GAF, precedentemente a disposizione del comando di settore quale rincalzo.<\/p>\n<p>Questi due reparti respinsero valorosamente tutti gli attacchi, mentre li appoggiava la mitragliera da 20 del sergente Osso, della ventisettesima batteria, ch&#8217;era in posizione avanzata tra i capisaldi uno e due. Gli uomini del bravo sottufficiale furono i primi ad essere investiti. Si difesero prima con le bombe a mano, poi con le baionette. Nessuno degli artiglieri rimase illeso. Il caporal maggiore Mancuso, dopo aver consumato tutte le munizioni, guid\u00f2 i propri uomini al contrassalto e cadde in un corpo a corpo. Anche il sergente osso fu ferito gravemente. Dopo di che, il nemico oltrepass\u00f2 la posizione.<\/p>\n<p>Il tenente Morello, completamente accerchiato, pass\u00f2 pi\u00f9 volte al contrassalto., Fu visto incitare i suoi soldati, ma a un certo punto scomparve, e nessuno seppe pi\u00f9 nulla di lui. Dopo il combattimento non fu possibile fare ricerche. Certamente egli ora riposa tra le sabbie del caposaldo numero uno, in mezzo ai suoi soldati.<\/p>\n<p>Anche il plotone della terza GAF si difese eroicamente. Caddero alcuni soldati, e il sergente comandante del plotone fu ferito.<\/p>\n<p>Superate le posizioni avanzate, il nemico irruppe nell&#8217;interno del caposaldo numero uno, investendo le postazioni dei cannoni da 47, al comando del tenente Ennio Goduti e del sergente Binda Di Falco. I cannoni, che in un primo tempo avevano agito in cooperazione con i fanti investendo le ondate nemiche, furono poi costretti a far fuoco alle minime distanze, finch\u00e9 ebbero esaurito le munizioni. Dopo di che i soldati si difesero anch&#8217;essi con le bombe a mano e con le baionette, lanciandosi ripetutamente al contrassalto. Tutti i soldati del tenente Goduti furono colpiti. L&#8217;ufficiale fu gravemente ferito da schegge di bombe a mano. Si risollev\u00f2 e si lanci\u00f2 ancora sul nemico, trascinando i suoi soldati, finch\u00e9 fu nuovamente colpito e cadde da eroe.<\/p>\n<p>I sergenti Di falco e Di Giovanni, dopo aver ugualmente tenuto a distanza il nemico con il pezzo da 47, e pi\u00f9 volte contrattaccato, in un corpo a corpo, colpiti da baionette furono uccisi. Raggiunto l&#8217;interno del caposaldo, il nemico invest\u00ec il posto di medicazione. Il sottotenente Della Rosa ed il suo aiutante di sanit\u00e0 ed il suo aiutante resistettero e alla fine furono pure uccisi.<\/p>\n<p>Non meno aspra fu la lotta sul tratto sud-sud-est dello stesso caposaldo, nelle posizioni tenute dal tenente Aderito Fornasier, gi\u00e0 dei disciolti reparti libici ed in servizio presso la decima GAF quale comandante di plotone. Pressato sempre pi\u00f9 da vicino dal nemico continu\u00f2 a lottare, lanciandosi con i suoi uomini al contrassalto, ma venne sopraffatto. Neanche d lui s ebbero pi\u00f9 notizie. Senza dubbio egli pure riposa in mezzo ai suoi soldati.<\/p>\n<p>Tra i capisaldi uno e quattro dove era impegnato fin dall&#8217;alba una parte del rincalzo, il nemico continu\u00f2 a premere incessantemente. Sulla antistante posizione, mitragliatrici avversarie battevano d&#8217;infilata le postazioni per armi e le trincee occupate dallo stesso rincalzo. Il sergente maggiore Carboni, sottufficiale di contabilit\u00e0 della seconda automitragliatrici, fu ferito gravemente, poi mor\u00ec.<\/p>\n<p>Alle dieci, i tre quarti del caposaldo numero uno erano in mano al nemico. Rimaneva ancora in nostro possesso il rovescio di tale caposaldo, ch&#8217;era difeso da una parte del rincalzo. Io mi trovavo su questa posizione, tra un incessante scroscio di bombe a mano e sotto il tiro mirato de cecchini, che davano la caccia all&#8217;uomo. Mortai da 81, messi in postazione sulla ridotta vecchia, colpivano uomini ed armi.<\/p>\n<p>Il nemico aveva ora concentrato tutti i suoi mezzi di fuoco contro questo scoglio, che le forze penetrate nel caposaldo continuavano a investire.<\/p>\n<p>Contro i reparti che agivano alee spalle erano impegnati il sottotenente Di Vincenzo, comandante di un plotone della settima GAF, ed i tenenti Manganaro, Cribari e Rossett, a mia disposizione. Sul lato est erano invece i tenenti Farfaglia, Savino e Messina. Contro le forze penetrate nell&#8217;interno del caposaldo operavano i libici.,<\/p>\n<p>Il sottotenente Di Vincenzo, respinti numerosi attacchi, si lanci\u00f2 al contrassalto. Colpito alla testa da una pallottola di fucile e trasportato in un ricovero, poco dopo mor\u00ec.<\/p>\n<p>Gli altri ufficiali del mio comando trascinarono pi\u00f9 volte al contrassalto i pochi nazionali e i libici rimasti illesi, riuscendo ad arginare, in un primo tempo, l&#8217;ondata nemica.<\/p>\n<p>Speravo ancora di riuscire a mantenere queste ultime posizioni sino a sera. Avrei preso degli uomini dagli altri capisaldi, e contrattaccato durante la note per rioccupare le posizioni dominanti del caposaldo, ch&#8217;erano la chiave della difesa del presidio. Lanciai, perci\u00f2, pi\u00f9 volte i libici rimasti alle mie dipendenze. Essi rallentarono l&#8217;urto nemico, ma malgrado il loro valore, non riuscimmo ad allargare la morsa, che sempre pi\u00f9 ci stringeva attorno.<\/p>\n<p>In un assalto venne colpito a morte il mio attendente, caporale libico Califa, che tante prove di valore aveva dato durante tutto il combattimento.<\/p>\n<p>Dalle alture che ci sovrastavano, il nemico colpiva le nostre posizioni con scariche di bombe a mano. Essendo a noi venute a mancare anche le bombe a mano, ci si difendeva con scariche du fucileria e con contrassalti.<\/p>\n<p>Una bomba cadde vicino a me. Il soldato Barbagallo, mio portaordini, che aveva seguito la traiettoria, mi si mise davanti. L&#8217;esplosione lo fer\u00ec gravemente. Io fui ferito alla testa.<\/p>\n<p>Questo eroico soldato aveva prima partecipato al contrassalto col plotone del sottotenente Di Vincenzo. Era stato lui che, accortosi che l&#8217;ufficiale era ferito, l&#8217;aveva raccolto, sotto il fuoco, e trasportato nel ricovero, dove era spirato. Poi mi era sempre stato vicino, e aveva preso parte ad altri assalti. Quando si accorse che anch&#8217;io ero ferito, mi rivolse parole d&#8217;incoraggiamento. Seppi successivamente che, fatto prigioniero, dopo un lungo periodo di permanenza all&#8217;ospedale guar\u00ec.<\/p>\n<p>Durante tutto il combattimento l&#8217;aviazione nemica aveva bombardato e mitragliato da bassa quota. Le nostre mitragliere da 20 reagirono sino a quando ebbero munizioni. Stesi un marconigramma per il comando superiore, riassumendo la situazione. Il libico, offertosi volontariamente per portare il messaggio alla radio fissa della ridotta Marcucci, attravers\u00f2 il terreno sotto il fuoco mirato dei cecchini. Tuttavia vi riusc\u00ec.<\/p>\n<p>La lotta continu\u00f2 con violenza sino alle undici. Il sergente maggiore libico Brahim fu pi\u00f9 volte lanciato al contrassalto con i pochi libici rimasti illesi. Ferito, continu\u00f2 a combattere.<\/p>\n<p>Nel caposaldo, i pochi uomini ch&#8217;erano ancora incolumi continuarono a lottare, finch\u00e9 il nemico penetr\u00f2 dappertutto, catturando i superstiti. Allora fui catturato anch&#8217;io.<\/p>\n<p>I soldati degli altri capisaldi avevano dato fino alla fine il loro appoggio.<\/p>\n<p>Durante il combattimento non fu possibile trasportare i feriti al posto di medicazione, per non sottrarre uomini alla lotta. Essi furono medicati dai compagni, nei vicini ricoveri. Furono ancora medicati dagli ufficiali dopo il combattimento. Molti avevano ferite gravi di baionetta e di schegge di bombe a mano. Successivamente furono inviati dagli inglesi ai loro ospedali da campo.<\/p>\n<p>Alle dieci e quarantacinque apparve un aereo tedesco, che esegu\u00ec a bassa quota azioni di mitragliamento.<\/p>\n<p>Seppi poi che l&#8217;aereo fu costretto ad atterrare nelle vicinanze dell&#8217;oasi, essendo stato colpito dalle armi contraeree installate dal nemico sulla ridotta vecchia.<\/p>\n<p>Lasciando il caposaldo numero uno vidi che il nemico irrompeva negli altri capisaldi, anche da tergo. I nostri, per\u00f2, si difesero per oltre tre ore, passando spesso al contrassalto, mentre il nemico li batteva d&#8217;infilata dalle alture del caposaldo numero uno, che dominavano l&#8217;intero settore.<\/p>\n<p>Il tenente Manzella, comandante di una mitragliera da 20, sebbene l&#8217;arma fosse continuamente bersagliata, continu\u00f2 a far fuoco fino a quando non vene sopraffatto.<\/p>\n<p>I cannoni e le mitragliere da 20 ancora in efficienza non avevano pi\u00f9 munizioni. Non una bomba a mano era rimasta.<\/p>\n<p>Il ghibli impediva d usare le armi automatiche.<\/p>\n<p>Avrei perci\u00f2 potuto trattare la resa che mi era stata offerta dopo la mia cattura ed ottenere l&#8217;onore delle armi.<\/p>\n<p>Volli, invece, dimostrare ancora una volta al nemico che, malgrado la sua enorme superiorit\u00e0, doveva pagare a duro prezzo l&#8217;ostinato proponimento di sopraffarci.<\/p>\n<p>Tutti i miei dipendenti, nessuno escluso, anche i due civili nazionali che stavano a Giarabub, si comportarono in modo degno di ammirazione.<\/p>\n<p>La bandiera che da dieci mesi sventolava sulla torre della ridotta Marcucci venne abbassata e bruciata al cospetto del nemico, che concentr\u00f2 le sue ultime raffiche sui soldati che avevano l&#8217;incarico di compiere questo estremo gesto.<\/p>\n<p>Da ogni petto usc\u00ec un grido: &quot;Viva l&#8217;Italia!&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Sono pagine eloquenti, ove non c&#8217;\u00e8 posto per la retorica, perch\u00e9 questo \u00e8 stato uno di quei casi in cui la realt\u00e0, la realt\u00e0 della storia, supera la fantasia di scrittori, pittori o registi.<\/p>\n<p>Se un episodio storico del genere avesse visto come protagonisti dei soldati americani, o inglesi, possiamo star certi che nessuno studente di quelle nazioni lo avrebbe ignorato, perch\u00e9 la cultura ufficiale ne avrebbe fatto uno di quegli episodi che scandiscono le pagine di gloria della propria storia nazionale.<\/p>\n<p>Il pubblico americano, ad esempio, continua a essere bersagliato da sempre nuove rielaborazioni &#8211; letterarie, cinematografiche e televisive &#8211; della battaglia di Alamo: forse perch\u00e9 fu uno dei pochissimi casi in cui gli Americani dovettero battersi in condizioni di chiara inferiorit\u00e0, sia in fatto di uomini che di mezzi.<\/p>\n<p>Ma in Italia, quanti ragazzi sanno che cos&#8217;\u00e8 stata la battaglia di Giarabub?<\/p>\n<p>E quanti appassionati della decima musa hanno potuto vedere e apprezzare, nel nostro ingrato Paese dalla memoria corta, il bel film di Goffredo Alessandrini?<\/p>\n<p>\u00c8 mai possibile che, al contrario, le nostre sale cinematografiche continuino incessantemente a essere inondate da film americani &#8211; quelli s\u00ec, scopertamente propagandistici, e raramente riusciti sul piano artistico &#8211; dedicati alla battaglia aeronavale di Midway, o al \u00abproditorio\u00bb attacco di Pearl Harbour (che in realt\u00e0 gli aggrediti conoscevano in anticipo, ma avevano bisogno del \u00abcasus belli\u00bb) o allo sbarco in Normandia, o alla battaglia delle Ardenne, con i soliti soldati tedeschi e giapponesi cattivissimi?<\/p>\n<p>E tuttavia, non vogliamo fare un discorso ideologico, ma artistico.<\/p>\n<p>\u00abGiarabub\u00bb \u00e8 un bel film, e per questo merita di essere visto e conosciuto.<\/p>\n<p>E quanti non lo vorrebbero ricordare, quelli s\u00ec, sono mossi da un pregiudizio ideologico; un pregiudizio meschino, come se, a quasi settant&#8217;anni da quelle vicende storiche, non fosse ancora possibile confrontarvisi con animo rasserenato ed equanime.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La battaglia di Giarabub \u00e8 un episodio della seconda guerra mondiale che le nuove generazioni, probabilmente, non hanno mai sentito nominare; ma che, in un Paese<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-25386","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25386","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25386"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25386\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25386"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25386"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25386"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}