{"id":25375,"date":"2009-10-06T09:54:00","date_gmt":"2009-10-06T09:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/06\/che-opinione-aveva-gesu-di-se-stesso-chi-credeva-lui-di-essere\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"che-opinione-aveva-gesu-di-se-stesso-chi-credeva-lui-di-essere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/06\/che-opinione-aveva-gesu-di-se-stesso-chi-credeva-lui-di-essere\/","title":{"rendered":"Che opinione aveva, Ges\u00f9, di se stesso? Chi credeva, lui, di essere?"},"content":{"rendered":"<p>Quando si fa un qualsiasi discorso sulla figura di Ges\u00f9 e sulla sua opera, quasi inevitabilmente esso scivola su ci\u00f2 che \u00e8 stato detto di lui, a cominciare dai Vangeli &#8211; tanto quelli canonici, quanto gli apocrifi: in questo, non c&#8217;\u00e8 differenza &#8211; e su come il suo messaggio \u00e8 stato interpretato, sia a breve che a lungo termine.<\/p>\n<p>Un punto di vista molto pi\u00f9 interessante, a nostro giudizio, in una prospettiva storica, \u00e8 quello che privilegia ci\u00f2 che Ges\u00f9 stesso pensava di essere: cosa che, in mancanza di scritti di sua mano, finisce per diventare anch&#8217;essa un esercizio di probabilit\u00e0; ma, quando ci si confronta con la sua gigantesca personalit\u00e0, non vi \u00e8 modo di uscire da questo punto morto.<\/p>\n<p>Coloro che vi riescono, infatti, lo fanno &#8211; per loro stessa ammissione &#8211; in virt\u00f9 di un ordine di atteggiamenti e di pensieri che giacciono su un piano diverso da quello del Logos razionale: vale a dire, in virt\u00f9 della fede.<\/p>\n<p>Ma allora, si potrebbe obiettare, \u00e8 impossibile fare un discorso storico su Ges\u00f9? Se, infatti, Ges\u00f9 era il Figlio di Dio, non si pu\u00f2 comprendere la sua vita e la sua opera che in una prospettiva di fede &#8211; a cominciare dai suoi miracoli, i quali, stando ai Vangeli, sono stati essenziali per il successo e la diffusione della sua predicazione.<\/p>\n<p>Lo storico, tuttavia, non pu\u00f2 partire dal presupposto che Ges\u00f9 non sia stato un uomo come tutti, ma un Dio; non pu\u00f2 anteporre le categorie della fede a quelle della normale ricerca storiografica. Vale a dire che lo storico pu\u00f2, eventualmente, giungere alla conclusione che Ges\u00f9 fosse pi\u00f9 che un uomo, ma non mai assumere questo punto di vista come un dato di partenza; tutt&#8217;altro. Come si vede, si tratta di una discussione vecchia e sarebbe perfino noiosa, se non vertesse intorno a una figura storica infinitamente affascinante, come \u00e8 stata quella del Ges\u00f9 storico; per non parlare delle immense ripercussioni che la sua predicazione ha avuto per il mondo e per il nostro stesso presente.<\/p>\n<p>Ha scritto lo storico inglese Humprey Carpenter nel suo breve, ma eccellente ed equilibratissimo saggio \u00abGes\u00f9\u00bb (titolo originale: \u00abJesus\u00bb, Oxford University Press, 1980; traduzione di Anna Colombo, Milano, Dall&#8217;Oglio Editore, 1980, pp. 61-75, passim):<\/p>\n<p>\u00abMa che opinione aveva Ges\u00f9 di se stesso? Chi credeva, lui, di essere?<\/p>\n<p>La Chiesa cristiana credeva, e in complesso crede ancora, che la risposta a questa domanda sia di semplicit\u00e0 elementare. &quot;Ges\u00f9 credeva, o piuttosto sapeva d&#8217;essere, il Messia, per quanto in un senso un po&#8217; particolare, meglio espresso dall&#8217;appellativo Figlio d&#8217;uomo. I suoi seguaci a poco a poco si resero conto di ci\u00f2, e soltanto la stupidit\u00e0 e irrimediabile malvagit\u00e0 degli altri li trattenne dal rendersene pure conto durante la sua vita&quot;.<\/p>\n<p>Che ci pu\u00f2 essere di vero in questa interpretazione? E prima di tutto cosa significano, realmente, i termini Messia e Figlio d&#8217;uomo?<\/p>\n<p>[Segue una parte in cui l&#8217;Autore sostiene che il concetto di Messia, per gli Ebrei del tempo di Ges\u00f9, esprimeva inequivocabilmente l&#8217;idea di un liberatore nazionale, sul tipo di Davide; e che si trattava, dunque, essenzialmente di un Messia politico.]<\/p>\n<p>Ma pu\u00f2 davvero, Ges\u00f9, aver accampato pretese politiche? Pu\u00f2 essersi considerato il &quot;re dei Giudei&quot;, venuto a liberare Israele dalla dominazione romana? L&#8217;idea, certo, non \u00e8 assurda [&#8230;]. Per\u00f2, che Ges\u00f9 personalmente avesse aspirazioni politiche precise, ci sembra assai improbabile. Da quanto la Chiesa ci ha tramandato del suo insegnamento, non traspare nulla di simile, e i Vangeli asseriscono espressamente che egli non si considerava un agitatore politico [&#8230;].<\/p>\n<p>Le parole &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; sono forse le pi\u00f9 controverse dei Vangeli. I teologi non possono mettersi d&#8217;accordo sul preciso significato che Ges\u00f9 voleva suggerire con esse &#8211; anzi, discutono perfino se egli intendesse davvero dar loro un significato particolare.<\/p>\n<p>L&#8217;espressione &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot;, in s\u00e9 e per s\u00e9, \u00e8 una tipica tautologia ebraica per dire &quot;uomo&quot;. Chiunque, parlando, poteva designarsi &quot;un figlio d&#8217;uomo&quot;, senza con ci\u00f2 attribuirsi alcun titolo particolare, anzi, senza voler dire altro che &quot;me&quot;. Alcuni commentatori biblici credono che cos\u00ec l&#8217;usasse Ges\u00f9; secondo loro, egli si diceva semplicemente &quot;un uomo&quot;, o &quot;quest&#8217;uomo qui&quot;.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, moltissimi commentatori credono che Ges\u00f9 attribuisse all&#8217;espressione &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; particolari sottintesi teologici; che, cio\u00e8, col parlare in tal modo di s\u00e9, egli s&#8217;identificasse con una figura messianica iniziante la fine del mondo e il giudizio universale. Il motivo principale per attribuire tanta forza a questo termine, si trova nell&#8217;evidente esistenza d&#8217;una figura simile nel libro di Daniele. A dispetto della sua pretesa di risalire alla cattivit\u00e0 babilonese, questo libro [&#8230;] era stato scritto poco pi\u00f9 di 150 anni prima della nascita di Ges\u00f9. Ed ecco il passo in cui Daniele descrive la visione dell&#8217;avvento del regno di Dio:<\/p>\n<p>&quot;Ecco con le nubi del cielo venire come un Figlio d&#8217;uomo, che giunse fino all&#8217;antico di giorni (cio\u00e8 Dio)e fu fatto avvicinare al suo cospetto. A lui viene concessa potenza, maest\u00e0 e regno&#8230;La sua potenza \u00e8 potenza eterna, che non passer\u00e0, e il suo regno \u00e8 tale, che mai non sar\u00e0 distrutto (Dan., 7, 13-14).<\/p>\n<p>Questo brano \u00e8 frutto di quella corrente, in Israele, che immaginava attuate le sue speranze attraverso una soprannaturale fine del mondo piuttosto che attraverso un trionfo nazionale limitato a questo mondo. Per\u00f2 l&#8217;esatto significato della visione \u00e8 lungi dall&#8217;esser chiaro, specialmente perch\u00e9 il &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; \u00e8 certo, qui, una figura allegorica, simboleggiante i credenti d&#8217;Israele. Fino a qualche tempo fa, alcuni teologi sostenevano che sia Daniele, sia, al suo seguito, Ges\u00f9., avevano sfruttato un concetto &#8211; del Figlio d&#8217;uomo &#8211; gi\u00e0 bell&#8217;e pronto: con esso, nonostante il significato letterale del nome, si sarebbe indicato un essere, non umano, s\u00ec divino, celestiale, formato da Dio prima della creazione del mondo; il suo volto avrebbe avuto angelico splendore, ed egli avrebbe avuto poteri miracolosi. Fino all&#8217;avvento del regno di Dio, sarebbe rimasto celato in cielo; giunto poi il momento, sarebbe sceso sulla terra &quot;con le nubi del cielo&quot;. Sarebbe venuto come il lampo, avrebbe convocato tutte le nazioni a sottostare al suo giudizio di vicario di Cristo. Questo giudizio sui vivi sarebbe stato accompagnato dalla Risurrezione dei morti, perch\u00e9 lo subissero anch&#8217;essi. I giusti &#8211; o pi\u00f9 particolarmente i giusti israeliti, &#8211; ammessi ad eterna beatitudine avrebbero ricevuto autorit\u00e0 sul regno di Dio; le altre nazioni sarebbero cadute tutte ai loro piedi, e ai piedi del Figlio d&#8217;uomo, per venerarlo.<\/p>\n<p>Oggigiorno per\u00f2 si dubita molto di tutto questo. C&#8217;era davvero fra gli ebrei un cos\u00ec preciso concetto del Figlio d&#8217;uomo, a disposizione di Ges\u00f9; o quest&#8217;espressione era in verit\u00e0 assai pi\u00f9 ambigua che non appaia dall&#8217;interpretazione ora accennata? [&#8230;]<\/p>\n<p>Per trovare una via d&#8217;uscita da questo labirinto, occorre investigare in quali accezioni i Vangeli sinottici usano la frase &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; (Giovanni di solito preferisce dire semplicemente: &quot;il Figlio&quot; &#8211; s&#8217;intende, di Dio). In tutto, l&#8217;usano circa settanta volte., ma spesso, naturalmente, in versioni parallele dei medesimi episodi. E tuttavia \u00e8 davvero illuminante, l&#8217;esercizio di distribuire i ,oro usi del termine, in varie categorie.<\/p>\n<p>Prima di tutto, ci sono i passi in cui l&#8217;espressione &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; si riferisce indubbiamente al passo di Daniele. Il pi\u00f9 notevole \u00e8 l&#8217;episodio del processo, che citiamo prima nella versione di Marco:<\/p>\n<p>&quot;Da capo il Sommo Sacerdote l&#8217;interrog\u00f2 e gli disse: Sei tu il Cristo, il Figliuolo del Benedetto? E Ges\u00f9 rispose: S\u00ec, lo sono; e vedrete il Figlio d&#8217;uomo seduto alla destra della Potenza e venire colle nuvole del cielo&quot; (Marc., 14, 61-62).[&#8230;] Ma \u00e8 verosimile che questi impliciti riferimenti a Daniele siano autentiche parole di Ges\u00f9? Non posiamo esserne certi; e senza dubbio la pretesa risposta di Ges\u00f9 al Sommo Sacerdote, durante l&#8217;interrogatorio, sembra piuttosto bizzarra a chi l&#8217;esamini nel suo contesto. Fino a quel punto della narrazione, Ges\u00f9 ha rifiutato di lasciarsi intrappolare, dagli accusatori, a pretendersi chiss\u00e0 che cosa; e adesso, improvvisamente dichiara di essere il Figlio d&#8217;uomo. Viene il sospetto che le parole siano state incluse [&#8230;] semplicemente per concedere a Ges\u00f9 un istante di gloria di fronte agli accusatori, e per offrire a questi un chiaro motivo per condannarlo. Quanto invece agli altri passi in cui Ges\u00f9 predice la sua prossima venuta quale Figlio d&#8217;uomo, non si capisce davvero perch\u00e9 mai sarebbero stati inclusi, se non riportassero parole autentiche di Ges\u00f9. Al tempo in cui furono composti i Vangeli, il vaticinio d&#8217;una imminente venuta del Figlio d&#8217;uomo [&#8230;] s&#8217;era dimostrato errato, e senza dubbio i pi\u00f9 tra i discepoli diretti di Ges\u00f9 erano morti, sicch\u00e9 la predizione che alcuni di loro sarebbero vissuti fino a vedere l&#8217;avvento del Regno, doveva per lo meno apparire soggetta a cauzione. \u00c8 dunque difficile capire perch\u00e9 mai sarebbero stati, questi passi, inventati di sana pianta; \u00e8 ben pi\u00f9 probabile che essi riflettano l&#8217;autentica convinzione di Ges\u00f9, che il Regno fosse imminente. D&#8217;altra parte, il loro carattere di sicurezza ottimistica contrasta stranamente con un altro passo, in cui Ges\u00f9 dice impossibile prevedere la data dell&#8217;avvento del Regno:<\/p>\n<p>&quot;Ma quanto a quel giorno e a quell&#8217;ora, nessuno li sa, neppure gli angeli nel cielo, n\u00e9 il Figliuolo; ma il Padre soltanto&quot; (Marc., 13, 32; cfr. Matt., 24, 36).<\/p>\n<p>Insomma, sarebbe avventato dare troppo peso a uno di questi passi, per provare che Ges\u00f9 si considerava Figlio d&#8217;uomo, nel senso che quest&#8217;espressione ha in Daniele [&#8230;]<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 difficile immaginare che gli scrittori dei Vangeli, e i tanti membri della Chiesa primitiva custodi delle tradizioni che alimentarono i Vangeli, credessero che Ges\u00f9 non reclamasse per s\u00e9, nell&#8217;usare quel termine una prerogativa particolare. Se essi avessero considerato &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; in tutto equivalente a &quot;me stesso&quot;, perch\u00e9 si sarebbero dati la pena di registrarlo cos\u00ec di frequente? O vogliamo supporre che, ogniqualvolta essa compare nei Vangeli, l&#8217;espressione &quot;Figlio d&#8217;uomo&quot; vi sia stata interpolata dalla Chiesa? Certo, \u00e8 possibile, ma non verosimile. Le connotazioni della frase erano cos\u00ec vaghe &#8211; pi\u00f9 assai di quelle di &quot;Messia&quot; &#8211; che sembra improbabile che qualcuno se la sia inventata di sana pianta; sarebbe pi\u00f9 ragionevole pensare che Ges\u00f9 l&#8217;avesse usata abbastanza spesso per imprimerla nella mente degli ascoltatori. Non possiamo per\u00f2 dire con certezza che cosa egli intendesse con certezza &#8211; anche se possiamo farvi su congetture.<\/p>\n<p>Prima di cominciare a congetturare, \u00e8 bene por mente a un&#8217;altra opinione, che Ges\u00f9 pu\u00f2 aver avuto di s\u00e9. N\u00e9 il Messia nazionale ebraico n\u00e9 colui &quot;come un Figlio d&#8217;uomo&quot; del libro di Daniele potevano suggerire idee di sofferenza: esse erano ambedue figure gloriose, di vincitori, non d&#8217;oppressi. Eppure i vangeli ritraggono Ges\u00f9 che collega la sua missione di Messia o di Figlio d&#8217;uomo &#8211; e notate come i due termini appaiano qui affiancati &#8211; coll&#8217;idea di sofferenza:<\/p>\n<p>&quot;&#8230; domand\u00f2 ai discepoli: La gente, chi dice che io sia? &#8230; E Pietro gli rispose: Tu sei il Cristo (il Messia). Ed egli intim\u00f2 loro severamente che a nessuno dicessero ci\u00f2 di lui. Poi cominci\u00f2 a far loro sapere che era necessario che il Figlio d&#8217;uomo soffrisse molte cose, e fosse riprovato dagli anziani e dai capi sacerdoti e dagli Scribi, e fosse ucciso..&quot; (Marc., 8, 27-31).[&#8230;]<\/p>\n<p>I passi in questione sono tutti nel libro d&#8217;Isaia, sebbene i commentatori moderni li credano opera, non d&#8217;Isaia n\u00e9 del &quot;Secondo Isaia&quot;, ma d&#8217;un terzo scrittore o scuola di scrittori. Si tratta di poesie, che sono state incluse nel testi d&#8217;Isaia.. [&#8230;]<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile interpretare tali poesie, ma sembra probabile che il loro autore avesse in mente un essere reale, un profeta le cui sofferenze personali erano ora considerate un&#8217;espiazione per i peccati d&#8217;Israele. La credenza che una certa specie di sofferenza potesse aver forza di magia &quot;simpatica&quot; era certamente condivisa da vari profeti, tra cui Isaia stesso, del quale si ricorda che se n&#8217;and\u00f2 nudo e scalzo per tre anni, per causare eguale sventura ad Etiopi ed Egiziani. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nei Vangeli sinottici, in un solo passo Ges\u00f9 collega esplicitamente la propria morte coll&#8217;idea di espiazione o di &quot;riscatto&quot;:<\/p>\n<p>&quot;Ges\u00f9, chiamatili a s\u00e9, disse loro (ai discepoli): Voi sapete che quelli che son riputati principi delle nazioni, le signoreggiano. Ma non \u00e8 cos\u00ec tra voi; anzi, chiunque vuol esser grande tra voi, sia vostro servitore&#8230; Poich\u00e9 anche il Figlio d&#8217;uomo non \u00e8 venuto per esser servito, ma per servire, e per dare la vita sua come prezzo di riscatto per molti&quot; (Marc., 10, 42-45; cfr. Matt., 20, 25-28).<\/p>\n<p>Se queste parole sono di Ges\u00f9, non ci pu\u00f2 esser dubbio che egli credesse nel potere di riscatto della propria morte sulla croce; ma le disse davvero? Un esempio isolato \u00e8 un puntello troppo fragile per una costruzione cos\u00ec grandiosa, tanto pi\u00f9 che, al momento in cui furono composti i Vangeli, la Chiesa aveva certo sviluppato ormai le sue proprie idee intorno alla crocifissione quale riscatto. [&#8230;]<\/p>\n<p>Un filosofo potrebbe domandare se egli avesse bisogno, in fondo, d&#8217;una qualsiasi legittimazione, per fare dichiarazioni morali del genere a lui solito. Era necessario mostrare, per dir cos\u00ec, credenziali prima d&#8217;ammonire la gente a trattare gli altri come ne avrebbe voluto esser trattata, ad amare i propri nemici, a dare il proprio denaro ai poveri? Lezioni morali di questo genere si potrebbero supporre ovvie. [&#8230;] Appunto per questa ragione il teologo H. J. Cadbury dubita che Ges\u00f9 abbia davvero iniziato i propri detti colle frasi menzionate nei Vangeli; egli sospetta che &quot;In verit\u00e0 vi dico&quot;, lungi dall&#8217;essere una sua frase solita, sia stata introdotta nei Vangeli proprio per rilevare il contrasto tra il proprio insegnamento e la Legge (si pensi al Discorso della Montagna in Matteo, dove la frase ha chiaramente tale funzione). Il Cadbury scrive:<\/p>\n<p>&quot;Penso che egli si aspettasse degli ascoltatori, che si fidassero pi\u00f9 di s\u00e9 che di lui. Una volta almeno disse questo esplicitamente, facendone loro rimostranze: Perch\u00e9 non giudicate addirittura da voi stessi quel che \u00e8 giusto?&quot;<\/p>\n<p>Se il Cadbury ha ragione, abbiamo davanti a noi un Ges\u00f9 che pronuncia verit\u00e0 morali ovvie, incitando gli ascoltatori a consultare le loro proprie coscienze. Pu\u00f2 darsi che sia cos\u00ec; ma &#8211; come sottolinea il Cadbury stesso &#8211; in tal caso la gente deve aver avuto un motivo particolare per ascoltarlo.<\/p>\n<p>Se nel 20\u00b0 secolo uno avesse a saltar su a predicare una dottrina morale il cui nocciolo fosse: &quot;Nelle vostre coscienze troverete la verit\u00e0&quot;, non credo che adunerebbe molti ascoltatori &#8211; a meno che in lui ci fosse un che di molto notevole. Quanto pi\u00f9, dunque, questo dev&#8217;esser stato vero nella Palestina del primo secolo, dove c&#8217;era, seppure interrotta da tempo, una tradizione di messaggi profetici e una fede universale nel soprannaturale. La dottrina morale di Ges\u00f9, cos\u00ec come ci \u00e8 giunta, non spiega di per s\u00e9 il grado d&#8217;attenzione che dest\u00f2: semplicemente, a noi non pare che basti a motivare la sua condanna a morte, e la formazione, intorno alla sua persona, d&#8217;una nuova religione d&#8217;immenso potere. [&#8230;]<\/p>\n<p>Come spiegheremo, dunque, l&#8217;immenso influsso di Ges\u00f9 e delle idee a fondamento della sua predicazione? Inevitabilmente ci si presenta una sola risposta &#8211; ovvia, e quasi intollerabile per la maggior parte delle persone del nostro tempo, anche se cristiane. Per dirla col Cadbury, &quot;all&#8217;insegnamento di Ges\u00f9, diedero prestigio i miracoli. Non c&#8217;\u00e8 da dubitarne.<\/p>\n<p>I Vangeli dicono chiarissimamente che Ges\u00f9 compiva miracoli.; che guar\u00ec malati cronici, che ridiede la vista ai ciechi e l&#8217;udito ai sordi, e persino riport\u00f2 dei morti alla vita. Raccontano pure altri fatti contro-natura: come abbia calmato con la sola parola una tempesta sul lago di Genezaret; come abbia camminato sulle acque, e abbia saziato migliaia di persone con pochi panucci e un pugno di pesci. Quale ha da essere il nostro giudizio su simili eventi?\u00bb<\/p>\n<p>Riassumendo.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 era chiamato, da molti suoi seguaci, il Messia; ma egli certamente non volle essere un Messia nel senso comunemente accettato dai suoi connazionali a quell&#8217;epoca, ovvero come un liberatore nazionale di tipo politico: in quel caso, dal dominio romano.<\/p>\n<p>Egli stesso amava definirsi con l&#8217;espressione un po&#8217; enigmatica di Figlio dell&#8217;uomo. Ora, \u00e8 quasi certo che egli l&#8217;adoperasse in un significato particolare, diverso da quello comune nella cultura ebraica del suo tempo (che lo adoperava come sinonimo di creatura umana); ma non ci \u00e8 possibile precisare meglio quale ne fosse, esattamente, il significato profondo.<\/p>\n<p>Sembra certo, comunque, che in tale particolare accezione fosse inclusa l&#8217;idea, risalente al cosiddetto \u00abterzo Isaia\u00bb, del Servo sofferente: una figura profetica destinata a patire volontariamente molti dolori e umiliazioni dai suoi correligionari, e ad essere rifiutato dai sacerdoti, per offrire la propria vita in riscatto dei peccati del popolo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, questa idea legalistica del rapporto fra Dio e uomini, bastata sul concetto della colpa e della punizione, nonch\u00e9 sul riscatto da parte di un innocente per la salvezza dei colpevoli, contrasta un po&#8217; troppo con l&#8217;accento che la predicazione di Ges\u00f9 stesso pone continuamente sul concetto della misericordia di Dio e sul rapporto fra Lui e gli uomini, visto essenzialmente come paterno ed estremamente amorevole (la pecorella smarrita, il figlio prodigo, eccetera).<\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 si aggiunga che, per alcuni studiosi moderni, gli insegnamenti di Ges\u00f9 non erano di natura tale da abbisognare di una sorta di garanzia divina; almeno secondo l&#8217;interpretazione del Carpenter. Questo, peraltro, ci sembra il passaggio meno convincente del suo ragionamento. Infatti, a noi sembra che gli insegnamenti di Ges\u00f9 fossero realmente sconvolgenti per i suoi ascoltatori, e ci\u00f2 per due ordini di fattori: intrinseco e storico.<\/p>\n<p>Intrinseco, perch\u00e9 la dottrina dell&#8217;amore esteso ai propri nemici supera di molto la morale comunemente insegnata e ammessa all&#8217;epoca, e non solo in ambito giudaico: qui ci troviamo realmente in presenza di una grossa novit\u00e0 sul piano etico. Nell&#8217;ambito delle antiche culture e religioni mediterranee, nessuna si era spinta cos\u00ec in l\u00e0, fino ad estendere il precetto dell&#8217;amore incondizionato e del perdono delle offese, non solo ai membri del proprio gruppo etnico e religioso, ma all&#8217;umanit\u00e0 intera; e non solo ai buoni ed ai pii, ma anche ai malvagi .<\/p>\n<p>Storico, perch\u00e9 i compatrioti di Ges\u00f9 non erano affatto disposti a riconoscere che la salvezza di Dio fosse rivolta a tutti gli uomini, a meno che si convertissero all&#8217;ebraismo; e, a maggior ragione, nessun ebreo sarebbe stato disposto a riconoscere nel Servo di Dio, sofferente e ripudiato da tutti, nonch\u00e9 condannato a morte, un sostituto accettabile di quel Messia politico, vittorioso e trionfante, che ardentemente aspettavano.<\/p>\n<p>Tale genere di aspettativa era talmente diffuso (pochi decenni dopo la morte di Cristo sarebbe scoppiata la violentissima insurrezione antiromana destinata a concludersi con la distruzione di Gerusalemme, nel 70 d. C.), che Ges\u00f9, per rendere pi\u00f9 accetti i propri insegnamenti morali a un siffatto uditorio, sent\u00ec il bisogno di certificarne la provenienza divina, adoperando espressioni come \u00abin verit\u00e0 vi dico\u00bb, tali da conferire una speciale solennit\u00e0 ai suoi discorsi.<\/p>\n<p>Ges\u00f9, in conclusione, doveva cercare di superare una doppia resistenza dei propri connazionali ad accogliere il suo messaggio etico: quella relativa alla pregiudiziale nazionalistico-religiosa, e quella relativa all&#8217;attesa di un Messia politico, trionfante sui nemici d&#8217;Israele.<\/p>\n<p>\u00c8 giusto, infine, il collegamento istituito dal Carpenter fra la predicazione di Ges\u00f9 e la fama dei suoi miracoli: bisogna ammettere, infatti, che, se il suo insegnamento etico era, al tempo stesso, troppo semplice (il primato assoluto della coscienza e dell&#8217;amore) e troppo ostico agli orecchi dei suoi ascoltatori (perch\u00e9 sovvertiva le loro aspettative circa l&#8217;atteso riscatto nazionale e religioso dagli odiati pagani), esso, di per s\u00e9, difficilmente avrebbe creato un nucleo di fedelissimi attorno alla sua persona, che lo avrebbero poi trasformato in una nuova religione, realmente universale.<\/p>\n<p>Bisogna, cio\u00e8, riconoscere che, senza i miracoli, il messaggio di Ges\u00f9 difficilmente avrebbe fatto presa sulle masse; anche se \u00e8 vero che la sua grandezza non aumenta di una virgola in virt\u00f9 di quelli, e anche se Ges\u00f9 stesso fece del suo meglio per non pubblicizzare troppo i miracoli, arrivando al punto di proibire ai discepoli di divulgarne alcuni.<\/p>\n<p>Insomma, pi\u00f9 ci si interroga sulla vera natura del \u00abmistero\u00bb di Ges\u00f9, pi\u00f9 ci si rende conto che al centro delle sue preoccupazioni vi era il costante timore di essere frainteso, di vedere stravolto il messaggio che egli intendeva recare agli uomini. Doveva, perci\u00f2, procedere con molta cautela, dire e non dire, parlare talvolta per enigmi ed agire anche in maniera contraddittoria (fare un miracolo e proibirne la pubblicit\u00e0). Alla donna sira, che lo supplicava di guarirla, rispose che non bisognava dare ai cani i bocconi riservati ai figli, alludendo all&#8217;azione salvifica di Dio fra i soli figli d&#8217;Israele; anche se, poi, non rimase sordo alle sue preghiere. Al tempo stesso, per abituare i suoi nazionalisti uditori a un&#8217;idea meno gretta della salvezza, non esit\u00f2 a scegliere la figura del buon Samaritano quale esempio ideale di bont\u00e0 e amore del prossimo.<\/p>\n<p>Insomma, Ges\u00f9 doveva muoversi su un terreno minato. Gli stessi Vangeli ci narrano che perfino i dodici, fino all&#8217;ultima cena ed al suo arresto nell&#8217;Orto degli ulivi, continuarono a fraintendere in maniera radicale il senso della sua missione; a maggior ragione, possiamo immaginare quali difficolt\u00e0 gli si presentassero allorch\u00e9 predicava alle grandi folle.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, tutto lascia pensare che Ges\u00f9, nel solco della tradizione dei grandi maestri spirituali d&#8217;ogni tempo, riservasse le verit\u00e0 pi\u00f9 semplici al pubblico impreparato e indifferenziato, e quelle pi\u00f9 ardue alla cerchia ristretta dei suoi discepoli; il che non fu sufficiente, a quanto pare, ad evitare malintesi e fraintendimenti fino all&#8217;ultimo, anche in quella cerchia selezionata.<\/p>\n<p>Il fatto che, dopo la morte e dopo l&#8217;evento della resurrezione, quei discepoli si siano organizzati e siano riusciti a fondare una vera e propria chiesa, che, per molti aspetti, costituiva un superamento della religione mosaica, ha realmente del miracoloso; anche se si dovrebbe sempre tenere presente che il cristianesimo, cos\u00ec come lo conosciamo oggi, \u00e8 frutto molto pi\u00f9 dell&#8217;insegnamento di Paolo di Tarso, che non aveva conosciuto personalmente Ges\u00f9, che non dei diretti seguaci del Maestro.<\/p>\n<p>Rimane la domanda da cui eravamo partiti: Ges\u00f9, chi pensava di essere? Che idea aveva di se stesso e della propria missione?<\/p>\n<p>Si tratta, senza alcun dubbio, di una questione assolutamente cruciale per comprendere il senso della sua figura e della sua opera; ma, come abbiamo visto, \u00e8 una questione alla quale risulta estremamente arduo dare una risposta certa e inequivocabile.<\/p>\n<p>Vagliando bene gli elementi storici in nostro possesso, siamo arrivati alla conclusione che i miracoli attribuiti a Ges\u00f9 occupano un posto fondamentale nell&#8217;economia della sua predicazione: lungi dall&#8217;essere un aspetto accessorio e, magari, mitico &#8211; come piacerebbe credere a molti teologi di stampo razionalista, sulla scia di Rudolf Bultmann &#8211; essi costituiscono il proverbiale ago della bilancia, capace di far pendere la nostra interpretazione dell&#8217;idea che Ges\u00f9 aveva di se stesso in un senso, piuttosto che nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Che egli avesse dei poteri taumaturgici fuori del consueto, anzi, decisamente straordinari, \u00e8 cosa che non pu\u00f2 mettersi in dubbio, a meno di rifiutare ogni credibilit\u00e0 storica ai Vangeli nel loro complesso: perch\u00e9 i miracoli, in essi, occupano un ruolo centrale, e sono cos\u00ec numerosi e cos\u00ec straordinari, che svolgono realmente la funzione di preparare il lettore alla rivelazione finale, mediante l&#8217;evento della resurrezione, dell&#8217;origine divina di Ges\u00f9. In questo senso, vi \u00e8 tutto un crescendo, un autentico climax, che parte dalla nozze di Cana e dalla pesca miracolosa, fino alla resurrezione di Lazzaro &#8211; che, a differenza della fanciulla e del figlio della vedova, dichiarati morti da poche ore, era morto da tre giorni \u00abe gi\u00e0 puzzava\u00bb, per usare l&#8217;espressione di Giovanni &#8211; procede fino al mistero supremo della resurrezione di Ges\u00f9 stesso.<\/p>\n<p>A questo punto, si tratterebbe di vedere come Ges\u00f9 interpretasse i propri poteri taumaturgici &#8211; e anche, naturalmente, fino a che punto noi moderni siamo disposti ad ammettere la possibilit\u00e0 del soprannaturale, senza entrare per ci\u00f2 stesso in un ambito di pura fede, sottratto alle categorie razionali della storia. Come si vede, siamo tornati al punto di partenza, dopo aver descritto un cerchio intorno all&#8217;interrogativo iniziale.<\/p>\n<p>Apparentemente, ci troviamo in un vicolo cieco. Perch\u00e9 diventa secondario stabilire se Ges\u00f9 interpretasse i propri poteri come il sigillo della propria origine divina, se poi non siamo disposti ad ammettere, nemmeno come ipotesi di lavoro, che tale origine divina fosse qualche cosa di pi\u00f9 di una semplice forma di autosuggestione di Ges\u00f9 stesso.<\/p>\n<p>E dunque?<\/p>\n<p>Il mistero di Ges\u00f9 \u00e8 sempre l\u00ec, che continua a sfidarci attraverso i secoli.<\/p>\n<p>Dalla sua figura affascinante promana una forza indefinibile, ma sublime, che esercita una potente attrazione su di noi e che, senza dubbio, la esercit\u00f2 anche sui suoi contemporanei, stando alla profondit\u00e0 con cui il suo ricordo si impresse nella mente e nel cuore dei suoi seguaci, anche dopo l&#8217;evento che avrebbe dovuto, ragionevolmente, por fine ad ogni speranza a suo riguardo: la morte, dolorosa e infamante, sulla croce, dalla quale nessun miracolo divino era venuto a sottrarlo..<\/p>\n<p>Perci\u00f2, dalla domanda su che cosa Ges\u00f9 pensasse di se stesso, siamo giunti alla domanda, inevitabile, su che cosa noi pensiamo di lui.<\/p>\n<p>Rispondere a una tale domanda, dopo aver espletato coscienziosamente il dovere della ricerca storica, rimane un atto della coscienza individuale, al quale ciascuno \u00e8 chiamato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si fa un qualsiasi discorso sulla figura di Ges\u00f9 e sulla sua opera, quasi inevitabilmente esso scivola su ci\u00f2 che \u00e8 stato detto di lui,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157,237],"class_list":["post-25375","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25375","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25375"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25375\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25375"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25375"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25375"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}