{"id":25371,"date":"2017-12-14T12:16:00","date_gmt":"2017-12-14T12:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/14\/gesu-e-re-mediante-la-verita-o-mediante-la-croce\/"},"modified":"2017-12-14T12:16:00","modified_gmt":"2017-12-14T12:16:00","slug":"gesu-e-re-mediante-la-verita-o-mediante-la-croce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/14\/gesu-e-re-mediante-la-verita-o-mediante-la-croce\/","title":{"rendered":"Ges\u00f9 \u00e8 Re mediante la verit\u00e0 o mediante la croce?"},"content":{"rendered":"<p>Con l&#8217;enciclica <em>Quas Primas<\/em>, dell&#8217;11 dicembre 1925, Pio XI stabiliva la solennit\u00e0 di Cristo Re dell&#8217;universo, da celebrarsi nell&#8217;ultima domenica dell&#8217;anno liturgico.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 Cristo, infatti, per i cattolici, \u00e8 il Re dell&#8217;universo: ma la sua regalit\u00e0 gli deriva dal fatto che Egli \u00e8 la Verit\u00e0, o dal fatto che ha scelto la Croce per amore degli uomini?<\/p>\n<p>Quando Pilato, pressato dagli anziani e dai capi del popolo, chiede a Ges\u00f9 se Egli sia re, Ges\u00f9 dapprima gli risponde con un&#8217;altra domanda: vuol sapere se le parole di Pilato gli siano state suggerite dai Giudei; ma il procuratore evita di rispondere, dice di non conoscere le usanze e il linguaggio dei Giudei, i quali l&#8217;hanno consegnato a lui (<em>sono forse giudeo?<\/em>), e poi, in maniera pi\u00f9 diretta, da romano che non vuole impicciarsi in questioni religiose giudaiche, gli chiede: <em>Che cosa hai fatto?<\/em> E questa volta Ges\u00f9, rispondendo alla domanda precedente di Pilato, ma in maniera indiretta, spiega in che senso si debba intendere la sua regalit\u00e0: <em>Il mio regno non \u00e8 di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perch\u00e9 non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non \u00e8 di quaggi\u00f9<\/em> (<em>Gv<\/em>., 18, 36). Allora Pilato, che, da uomo pratico, non ha ben compreso la distinzione in tutte le sue sfumature, e vuole stringere in mano una vera confessione, ripete la sua prima domanda: <em>Dunque tu sei re?<\/em> E Ges\u00f9 gli risponde: <em>Tu lo dici; io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit\u00e0. Chiunque \u00e8 dalla verit\u00e0, ascolta la mia voce<\/em> (id., 37). Risposta che Pilato comprende ancor meno della precedente, tanto \u00e8 vero che si limita a borbottare, quasi parlando a se stesso: <em>Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0?<\/em> (id., 38). Subito dopo, per\u00f2, esce fuori del tribunale e, rivolgendosi ai Giudei, dice di non aver trovato alcuna colpa nell&#8217;imputato, e propone loro di liberarlo, secondo l&#8217;usanza pasquale: o lui, o Barabba. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che egli preferirebbe che la folla gli chiedesse la liberazione di Ges\u00f9, perch\u00e9 Barabba era un assassino, e, forse (ma questa \u00e8 solo un&#8217;ipotesi, peraltro non assurda), se era anche uno zelota, aveva ucciso proprio un romano, o un giudeo considerato simpatizzante dei romani. Evidentemente, nonostante il suo scetticismo religioso e quasi il suo fastidio per le complicate e litigiose consuetudini giudaiche, il procuratore ha capito almeno l&#8217;essenziale: che Ges\u00f9 si proclama re, ma non nel senso politico del termine, bens\u00ec solo in senso religioso. Ai suoi occhi, dunque, Ges\u00f9 non costituisce alcun pericolo per l&#8217;ordine pubblico: sono i Giudei che, vedendolo cos\u00ec restio ad accogliere le loro richieste di emettere una sentenza capitale, spostano le loro accuse sul versante politico, affermando che Ges\u00f9, proclamandosi re, ha sfidato l&#8217;autorit\u00e0 dell&#8217;imperatore, il che implica la pena di morte.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un brano del Vangelo di Giovanni che piace poco ai fautori del &quot;dialogo&quot; inter-religioso, perch\u00e9 temono che esso suoni offensivo agli orecchi dei giudei, e comprometta la riconciliazione e le buone relazioni fra le due religioni; cos\u00ec pure, esso \u00e8 letto con un certo distacco dai cattolici progressisti e neomodernisti, ai quali il concetto stesso di una regalit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, e sia pure in senso spirituale, risulta un po&#8217; allergico, perch\u00e9 mal conciliabile con l&#8217;idea, che per loro \u00e8 diventata ovvia e scontata, che un buon cristiano \u00e8 anche, anzi, deve essere anche, un buon democratico, o, quanto meno, un buon liberale. E la parola &quot;re&quot; ha sempre un suono un po&#8217; antipatico per questo genere di persone, poich\u00e9 il loro obiettivo \u00e8 quello di trasformare la Chiesa cattolica in una repubblica democratica e assembleare, dopo averla trasformata (col Vaticano II) in una monarchia costituzionale, in cui le conferenze episcopali, i sinodi e il concilio stesso affiancano e smorzano, in qualche misura, l&#8217;autorit\u00e0 assoluta del pontefice, anche in campo magisteriale. D&#8217;altra parte, se si prescinde dalla regalit\u00e0 di Cristo, si mette in ombra un aspetto centrale della Rivelazione: Ges\u00f9 non \u00e8 &quot;semplicemente&quot; Colui che Dio ha mandato nel mondo come Redentore, ma \u00e8, appunto in quanto Redentore, il sovrano dell&#8217;universo: <em>tutto \u00e8 stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente \u00e8 stato fatto di tutto ci\u00f2 che esiste<\/em> (<em>Gv<\/em>., 1, 3).<\/p>\n<p>Rimettere al centro dei propri pensieri, per il cattolico, la regalit\u00e0 di Cristo, significa premunirsi contro la deriva storicista e immanentista, che si delinea da tempo nella &quot;teologia&quot; neomodernista, la quale, al contrario, vuole porre l&#8217;accento, deliberatamente e tendenziosamente, sull&#8217;umanit\u00e0 di Ges\u00f9: come se, essendosi Ges\u00f9 fatto uomo, da quel momento il regno di Dio fosse diventato il mondo stesso, e non vi fosse pi\u00f9 distinzione fra l&#8217;una e l&#8217;altra cosa; errore capitale che \u00e8 alla base di tante deviazioni inaugurate dal Concilio Vaticano II. Secondo quella interpretazione, l&#8217;Incarnazione di Ges\u00f9 ha, in certo qual senso, &quot;divinizzato&quot; il mondo, nel senso che ha conferito anche al mondo la qualit\u00e0 ontologica di Cristo, che \u00e8 il Figlio di Dio. Ma si tratta, evidentemente, di una vera e propria eresia, perch\u00e9 Ges\u00f9 si \u00e8 fatto uomo pur continuando ad essere Dio, e il fatto della sua umanit\u00e0 non restituisce al mondo la perfezione originaria, ma offre una risposta alle conseguenze del Peccato originale, conseguenze che rimangono e che rimarranno sino alla fine del mondo stesso. Opinare diversamente equivarrebbe a dire che Ges\u00f9, con l&#8217;Incarnazione, ha tolto il Peccato originale, il che, evidentemente, \u00e8 del tutto falso: ed ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante tradurre la frase <em>ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi,<\/em> non con l&#8217;espressione &quot;che toglie i peccati del mondo&quot;, ma con quella &quot;che prende su di s\u00e9 i peccati del mondo&quot;; <em>tollere<\/em> significa innalzare, elevare, far salire, prendere su, e non gi\u00e0 &quot;levare&quot;, &quot;portare via&quot;. E dunque, Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Redentore perch\u00e9 \u00e8 il Re dell&#8217;universo; se non fosse il Re dell&#8217;universo, non potrebbe essere il Redentore, perch\u00e9 non avrebbe l&#8217;autorit\u00e0 per &quot;prendere su di s\u00e9 i peccati del mondo&quot;, i peccati degli uomini (cio\u00e8 i loro peccati &quot;attuali&quot;, e non il Peccato originale, che resta). <em>Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe<\/em> (<em>Gv<\/em>., 1, 10). E ancora: <em>in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo<\/em> (<em>Eb<\/em>., 1, 2). Resta comunque l&#8217;interrogativo: la regalit\u00e0 di Ges\u00f9 consiste nella Verit\u00e0 o nella Croce? Egli \u00e8 Re perch\u00e9 rende testimonianza alla Verit\u00e0, o perch\u00e9 prende su di s\u00e9 tutti i peccati mediante la Croce? Ma forse, a ben guardare, si tratta di un falso problema; forse le due cose non si pongono in alternativa reciproca, bens\u00ec si completano, perch\u00e9 la Verit\u00e0 \u00e8 la Croce, e la Croce \u00e8 la Verit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;insigne teologo e biblista belga Ignace de la Potterie (1914-2003) ha cos\u00ec riassunto la questione, nel suo saggio <em>La Passione di Ges\u00f9 secondo il Vangelo di Giovanni<\/em> (titolo originale: <em>Het Passieverhaal vo gens Johannes. Tekst en geest<\/em>, Bonheiden, Belgique, Abdij Bethelem, 1983; traduzione dal francese <em>La Passion de J\u00e9sus selon l&#8217;\u00e9vangile de Jean<\/em>, di Elena De Rosa, Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni San Paolo, 1988, pp. 97-99):<\/p>\n<p><em>Come conclusione, bisogna accennare al problema della regalit\u00e0 di Crosto. \u00c8 re mediante la verit\u00e0 o mediante la croce?<\/em><\/p>\n<p><em>Nel primo dialogo con Pilato, alla domanda: &quot;Dunque sei tu re?&quot;, egli risponde: &quot;Tu lo dici, io sono re. Io sono nato e sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verit\u00e0. Chiunque \u00e8 dalla verit\u00e0 ascolta la mia voce&quot; (18, 37). Nella misura in cui gli uomini ascoltano la voce di Cristo e si lasciano educare da lui, in questa misura essi divengono suoi &quot;discepoli&quot; e formano gradualmente il nuovo popolo di Dio, e in questa stessa misura Cristo \u00e8 signore dei suoi, pastore del gregge, re del popolo messianico. Il regno della verit\u00e0 \u00e8 instaurato, il che costituisce un aspetto della regalit\u00e0 di Cristo. D&#8217;altra parte, Giovanni considera la croce come un trono da cui Ges\u00f9 &quot;attirer\u00e0 tutto a s\u00e9&quot; [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p><em>Ges\u00f9 \u00e8 dunque re mediante la verit\u00e0 o mediante la croce? O per ambedue ad un tempo? In quest&#8217;ultimo caso qual \u00e8 la relazione fra le due?<\/em><\/p>\n<p><em>In termini dogmatici: nella teologia di Giovanni, qual \u00e8 il rapporto tra il tema della rivelazione e il tema della salvezza?<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo Bultmann, che ha visto le cose in modo corretto, l&#8217;evento della croce , nel pensiero di san Giovanni, \u00e8 in un certo senso incluso nella categoria pi\u00f9 generale della rivelazione. La croce \u00e8l&#8217;apice rivelatore per eccellenza; l\u00ec Cristo rivela chi \u00e8, l\u00ec \u00e8 re mediante la verit\u00e0. Nella traduzione latina di un&#8217;omelia sula croce, di un certo vescovo armeno Atanasio, si trova la felice formula: &quot;De veritate sanctae crucis&quot;, &quot;sulla verit\u00e0 della santa croce&quot;. Questa sintesi \u00e8 perfetta; utilizza la parola &quot;verit\u00e0&quot; nel senso giovanneo di parola rivelatrice: dalla croce proviene la rivelazione dell&#8217;amore di Dio per gli uomini. Nella croce di suo Figlio e per mezzo di essa, il Padre rivela il suo disegno sugli uomini. L&#8217;evento della croce \u00e8 cos\u00ec ripreso nella visione generale della verit\u00e0, della rivelazione apportata dal Cristo. Ges\u00f9 \u00e8 re attraverso la sua croce, ma lo \u00e8 anche attraverso la sua verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Per contro, nella visione teologica di Giovanni, la ricca tematica di Ges\u00f9 sommo sacerdote, la categoria dell&#8217;ordine rituale, quale la si trova nella lettera agli Ebrei, non svolge praticamene alcun ruolo. \u00c8 una falsa problematica il contrapporre croce e verit\u00e0. La teologia della rivelazione, in Giovanni, non deve essere completata da una teologia del sacrificio: la croce, senza dubbio, non deve essere eliminata, ma in Giovanni deve essere integrata nella teologia della rivelazione<\/em>.<\/p>\n<p>Dunque, Ges\u00f9 Cristo \u00e8 Re dell&#8217;universo perch\u00e9, in quanto Figlio del Padre, \u00e8 Lui stesso la Verit\u00e0, e perch\u00e9 questa Verit\u00e0 trova la sua conferma nell&#8217;adesione totale della sua volont\u00e0 alla volont\u00e0 del Padre, adesione che culmina nell&#8217;assunzione volontaria del Sacrificio supremo, quello che si compie sulla Croce, e mediante il quale si attua il mistero della Redenzione. <em>Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verit\u00e0<\/em>. Avrebbe anche potuto dire: per prendere su di me la Croce, in remissione dei peccati. Non c&#8217;\u00e8 Verit\u00e0 che non comprenda la Croce; e non c&#8217;\u00e8 Croce, ossia Sacrificio d&#8217;amore per gli uomini, fatto nel nome di Dio, che non sia nella Verit\u00e0: questo vale per Ges\u00f9 Cristo e vale anche, su di un altro piano, per gli esseri umani. Gli uomini che rendono testimonianza a Ges\u00f9 mediante la croce, cio\u00e8 attraverso il sacrificio di s\u00e9 volontariamente assunto, sono gi\u00e0, per ci\u00f2 stesso, nella verit\u00e0: <em>Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ci\u00f2 che io vi comando<\/em> (<em>Gv<\/em>., 15, 13-14); e gli uomini che accolgono la verit\u00e0 di Cristo, sono anche, per ci\u00f2 stesso, nel mistero salvifico della croce. Nel cristianesimo, e soltanto nel cristianesimo, la croce, cio\u00e8 la sofferenza, se assunta in piena consapevolezza e per amore di Dio e del prossimo, diventa strumento di redenzione e di vittoria sul male: quella croce che era scandalo per i giudei e pazzia per i greci, e che anche dal mondo moderno \u00e8 vista come scandalo e come pazzia. Ges\u00f9 che muore sulla croce, per poi risorgere, non \u00e8, dunque, solo il Ges\u00f9 della storia; non \u00e8 solo l&#8217;uomo Ges\u00f9; e il suo sacrificio, non \u00e8 un atto puramente umano: anche sulla croce, Egli non smette di essere Dio, quello stesso Dio senza il quale il mondo non esisterebbe neppure. Come dice san Paolo (<em>Col.,<\/em> 1, 16): <em>Poich\u00e9 in Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potest\u00e0. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui<\/em>. Non solo il mondo non esisterebbe se non ci fosse stato il Figlio prima che il mondo fosse; ma il mondo non avrebbe neppure uno scopo, una meta, senza di Lui: <em>tutte le cose sono state create in vista di Lui<\/em>. Le cose che esistono, esistono per tendere a Lui; e niente di ci\u00f2 che esiste ha uno scopo che sia diverso dal fatto di avere Lui come fine ultimo. Senza Cristo, l&#8217;universo non solo non esisterebbe, ma non avrebbe neppure un senso: sarebbe una realt\u00e0 caotica e inutile, frutto del caso e destinata a sparire in modo altrettanto insensato. E il grande dramma dell&#8217;universo \u00e8 che questo re, questo scopo supremo, non \u00e8 stato riconosciuto dalle creature, anzi, \u00e8 stato rifiutato, \u00e8 stato respinto, \u00e8 stato messo a morte. <em>Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe<\/em>. Si pu\u00f2 immaginare un dramma cosmico pi\u00f9 terribile di questo? Il re dell&#8217;universo che si fa uomo, per amore delle sue creature; che sale sulla croce, per prendere sopra di s\u00e9 le loro colpe; e che viene rifiutato e respinto dal mondo, da quel mondo senza il quale esso non sussisterebbe, n\u00e9 avrebbe un significato, n\u00e9 una meta a cui tendere. Tale \u00e8 la relazione disarmonica, squilibrata, fra Cristo e il mondo: Cristo ha tanto amato il mondo, da aver scelto la croce per amor suo; ma il mondo non l&#8217;ha riconosciuto, lo ha disprezzato e lo ha scacciato via da s\u00e9. E tanto basti per far riflettere quei teologi i quali, in nome di non si sa quali &quot;svolte antropologiche&quot;, pretendono che, dopo l&#8217;Incarnazione, ogni difficolt\u00e0 tra Cristo e il mondo sia stata sciolta una volta per tutte, e che si possa essere al tempo stesso cittadini del mondo e seguaci di Cristo. Niente affatto: <em>non potete servire due padroni<\/em>. \u00c8 scritto (<em>Giac<\/em>., 4, 4): <em>Gente infedele! Non sapete che amare il mondo \u00e8 odiare Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio<\/em>. Non \u00e8 abbastanza chiaro?&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#8217;enciclica Quas Primas, dell&#8217;11 dicembre 1925, Pio XI stabiliva la solennit\u00e0 di Cristo Re dell&#8217;universo, da celebrarsi nell&#8217;ultima domenica dell&#8217;anno liturgico. 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