{"id":25349,"date":"2019-04-21T10:34:00","date_gmt":"2019-04-21T10:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/21\/gesu-dialogava-e-accompagnava-la-gente\/"},"modified":"2019-04-21T10:34:00","modified_gmt":"2019-04-21T10:34:00","slug":"gesu-dialogava-e-accompagnava-la-gente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/21\/gesu-dialogava-e-accompagnava-la-gente\/","title":{"rendered":"Ges\u00f9 dialogava e &#8220;accompagnava&#8221; la gente?"},"content":{"rendered":"<p>Due parole svettano, sui cieli del politicamente corretto in salsa cattolica, su tutti gli altri, nuovi, nuovissimi e seminuovi: <em>dialogo<\/em> e <em>accompagnamento<\/em>. Il primo \u00e8 &quot;esploso&quot; con il Concilio Vaticano II, essendo stato adoperato, in pi\u00f9 occasioni, dagli stessi padri, ed essendo stato adottato, in particolare, a designare un aspetto fondamentale della &quot;svolta&quot;: il dialogo con le altre religioni. Dialogo che equivaleva, automaticamente, a un riconoscimento del principio della libert\u00e0 religiosa, peraltro ufficialmente proclamato con la dichiarazione conciliare <em>Nostra aetate<\/em> del 28 ottobre 1965, la quale faceva strame dell&#8217;enciclica <em>Quanta cura<\/em> di Pio IX, dell&#8217;8 dicembre 1864, e introduceva il devastante precedente di un documento solenne del Magistero che se ne infischia bellamente del Magistero precedente, anzi lo contraddice frontalmente, smentendo cos\u00ec, per ci\u00f2 stesso, la perennit\u00e0 e l&#8217;infallibilit\u00e0 del Magistero ecclesiastico. La seconda parola carismatica, distribuita in quantit\u00e0 industriali nel corso degli ultimi sei anni, sotto il (falso) pontificato del signor Bergoglio, \u00e8 &quot;accompagnamento&quot; (che poi fa rima con &quot;discernimento&quot;). Essa sta ad indicare un nuovissimo tipo di pastorale e, al limite, di evangelizzazione: non si tratta pi\u00f9 di annunciare il Vangelo, n\u00e9 di indirizzare le anime verso la sola verit\u00e0 di Cristo (il quale disse di S\u00e9: <em>Io sono la via, la verit\u00e0 e la vita;<\/em> e non aggiunse, fino a prova contraria: <em>Io e qualcun altro<\/em>, anzi specific\u00f2: <em>Nessuno pu\u00f2 venire al Padre se non per mezzo di me<\/em>), bens\u00ec di accompagnare le anime. Verso dove, per fare cosa? Ah, questo dipende; dipende, ovviamente, dalla capacit\u00e0 di discernimento. Ma una cosa \u00e8 certa: il cristiano non deve essere invadente; non deve neanche pronunciare il none di Ges\u00f9 davanti a dei non cristiani; e, se per caso \u00e8 papa, non deve benedire, non deve dire: <em>Sia lodato Ges\u00f9 Cristo<\/em>, e meno ancora: <em>Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo<\/em>, perch\u00e9 questo sarebbe voler fare dell&#8217;apostolato, e l&#8217;apostolato, si sa, \u00e8 una solenne sciocchezza. La Chiesa, dice il signore argentino, deve assomigliare a un ospedale da campo; deve medicar le ferite. Quali ferite? Non viene detto in maniera esplicita; ma par di capire: le ferite dell&#8217;esistenza. Non quella ferita che \u00e8 specifica della concezione cristiana e che si chiama peccato, e che \u00e8 la causa di ogni altra ferita, e di gran lunga la pi\u00f9 pericolosa, anzi la sola che deve essere tenuta in maniera assoluta, perch\u00e9 di essa l&#8217;anima pu\u00f2 anche morire. No: le ferite della vita, le ferite di qualsiasi tipo che la vita infligge a tutti, prima o dopo, in varia misura. Il clero deve trasformarsi in un&#8217;associazione d&#8217;infermieri, o di medici, o magari di psicoanalisti, visto che il signor Bergoglio non ha esitato a far propaganda a favore della psicoanalisi, quando si hanno dei problemi esistenziali, dicendo che lui stesso ha seguito quella strada, quando si sentiva in difficolt\u00e0. Una sola cosa \u00e8 certa: la medicina chiamata Ges\u00f9 Cristo, il balsamo chiamato Ges\u00f9 Cristo, quello no, non bisogna tirarlo fuori: sarebbe un profittarsi delle disgrazie altrui, un voler fare proselitismo inopportuno, come fanno i testimoni di Geova, che se ne vanno a suonare i campanelli perfino il giorno di Pasqua, tanto per far sapere che, delle tradizioni cattoliche, loro se ne fregano al cento per cento. \u00c8 vero che proprio Ges\u00f9 Cristo, parlando con la donna samaritana presso il pozzo di Sichem, a un certo punto le ha detto: <em>Io posso darti un&#8217;acqua di vita eterna<\/em>; ma il signor Bergoglio e tutti i suoi sostenitori, i suoi vescovi e i suoi fedelissimi preti (fedelissimi a lui, beninteso, mica al Signore Ges\u00f9) \u00e8 molto pi\u00f9 umile, molto pi\u00f9 discreto, molto pi\u00f9 laico del Ges\u00f9 storico (quello che \u00e8 morto sulla Croce, ma non si sa se sia risorto): del resto Bergoglio appartiene a un&#8217;era tecnologica nella quale ci sono perfino i registratori, cosa che non si pu\u00f2 dire per Ges\u00f9, come ottimamente ha fatto notare Sosa Abascal, una perla di generale dei gesuiti di strettissima osservanza bergogliana.<\/p>\n<p>E adesso, dato che il modello di ogni cristiano \u00e8 il solo Ges\u00f9 Cristo, mentre Bergoglio lo lasciamo volentieri come modello ai bergogliani, si tratta di vedere se Ges\u00f9 Cristo fondasse la sua predicazione sul dialogo e sull&#8217;accompagnamento delle persone, oppure su qualcos&#8217;altro. Che cosa dice il <em>Vangelo<\/em>, in proposito (con licenza di padre Sosa, il quale poco si fida dei <em>Vangeli<\/em>, per la nota e spiacevole faccenda dell&#8217;assenza di registratori)? Rileggiamo il famoso versetto di <em>Marco<\/em> (1, 22), relativo ai primi insegnamenti impartiti da Ges\u00f9 nella sinagoga di Cafarnao, nel giorno di sabato, quando ebbe anche luogo la liberazione di un indemoniato dallo spirito maligno che lo possedeva: <em>Ed erano stupiti del suo insegnamento, perch\u00e9 insegnava loro come uno che ha autorit\u00e0 e non come gli scribi.<\/em> Dunque, Ges\u00f9 non &quot;dialogava&quot;, bens\u00ec insegnava; e, per giunta, insegnava come uno che ha autorit\u00e0, e non come i maestri &#8211; pi\u00f9 o meno ipocriti, pi\u00f9 o meno incoerenti &#8212; di questo mondo. Su quella espressione, &quot;come uno che ha autorit\u00e0&quot;, i biblisti hanno versato fiumi d&#8217;inchiostro; noi non li seguiremo in tutti i loro dotti e sofisticati ragionamenti, ma andremo dritti al punto: l&#8217;espressione, senza ombra di dubbio, intende esprimere ci\u00f2 che provavano quelli che lo ascoltavano: come se un velo cadesse loro dagli occhi, e la Verit\u00e0, improvvisamente, si facesse largo nelle loro coscienze, quella Verit\u00e0 che avevano sempre udito insegnare con le sole parole, ma che adesso, di colpo, acquistava un rilievo tridimensionale, diventava una cosa viva, era tutt&#8217;uno con Colui che la trasmetteva. Per favore, non facciamo di Ges\u00f9 Cristo un altro Socrate. Il vero maestro, se dialoga coi suoi discepoli, o, a maggior ragione, con la folla, non sta veramente dialogando: sta seguendo le forme esteriori del dialogo, per condurre l&#8217;interlocutore ad afferrare quella verit\u00e0 che egli gi\u00e0 vede perfettamente, ma l&#8217;altro no. Da ci\u00f2 quella certa qual sfumatura d&#8217;ironia che sempre si coglie in questo tipo di dialogo, a cominciare dai dialoghi socratici, cos\u00ec come li riporta Platone. La verit\u00e0 \u00e8 che, se il dialogo si svolge fra uguali, sar\u00e0 anche un bell&#8217;esercizio dialettico, ma non fa progredire il sapere d&#8217;un solo passo. Perch\u00e9 vi sia progresso nel sapere, bisogna che la verit\u00e0 sia gi\u00e0 stata almeno intravista; ma se quelli che l&#8217;hanno intravista si trovano, pi\u00f9 o meno, nelle stesse condizioni, non riusciranno a fornirsi reciprocamente l&#8217;aiuto necessario per avanzare ulteriormente. Questo pu\u00f2 farlo solo il maestro nei confronti del discepolo: e il maestro, nella relazione col discepolo, non dialoga, ma insegna. Questa \u00e8 la verit\u00e0, che piaccia o che non piaccia a tutti gli spiriti belli i quali vorrebbero ridurre la filosofia a un esercizio di democrazia.<\/p>\n<p>Nella relazione che Ges\u00f9 instaura con i suoi interlocutori, che sono sempre interpellati come singoli individui e mai come folla in quanto tale, non si coglie neppure una sfumatura d&#8217;ironia. Inoltre, Ges\u00f9 non ha tempo da perdere: sa che il suo tempo \u00e8 limitato, non pu\u00f2 trastullarsi e bighellonare, come Socrate, fra la piazza e la palestra, e pavoneggiarsi davanti ai bei giovinetti, magari &#8212; Dio ci perdoni &#8212; per poi portarseli a letto, come fa Socrate con Alcibiade. E sa che il suo tempo \u00e8 limitato perch\u00e9 conosce la malizia infernale degli scribi e dei farisei e sa, fin dal principio, che essi faranno di tutto per metterlo a tacere, cio\u00e8 per metterlo a morte. Deve quindi seminare il pi\u00f9 possibile, e deve farlo in fretta. Egli salta i preamboli, i convenevoli, le finte e le moine che sono tipiche del dialogo filosofico. Del resto, Ges\u00f9 non \u00e8 un filosofo, e non \u00e8 venuto sulla terra per filosofeggiare. Egli \u00e8 la Verit\u00e0, ed \u00e8 venuto a portare Se stesso. Per saltare i convenevoli e guadagnare tempo, non esita a far capire che Lui sa gi\u00e0 tutto, anche della situazione personale del suo interlocutore. Alla donna samaritana dice, quasi rudemente: <em>Hai detto bene: non ho marito; infatti ne hai avuti cinque, e quello che hai adesso, non \u00e8 tuo marito<\/em>. Vuol farle capire che \u00e8 inutile giocare a rimpiattino, Lui sa gi\u00e0 tutto. Le aveva detto: <em>Va&#8217; a chiamare tuo marito<\/em> solamente per metterla alla prova, e vedere se era disposta a esser sincera (prova superata solo a meta: <em>Non ho marito<\/em>, aveva risposto, restando sul vago). Ges\u00f9 \u00e8 un maestro autorevole; non \u00e8 un chiacchierone, non spreca le parole, misura il tempo e va dritto all&#8217;essenziale. L&#8217;essenziale \u00e8 il nucleo del &quot;tu&quot; di ciascuno dei suoi interlocutori: vuole scendere sino al centro del mistero dell&#8217;anima. Non \u00e8 un maestro intellettuale; si rivolge alla totalit\u00e0 della persona, e vuol vederla nuda e spogliata di tutte le ipocrisie, di tutti i falsi pudori coi quali le persone sono solite mascherarsi. Fatta quest&#8217;analisi preliminare, in rarissimi casi si rifiuta di parlare; per essere precisi, conosciamo un caso solamente, quello di Erode Antipa, al quale si rifiuta di rispondere, esasperando la sua vanit\u00e0. Eppure, Giovanni il Battista aveva parlato a lungo con lui. Per\u00f2 Giovanni era stato decapitato, per ordine di Erode e per il crudele capriccio d&#8217;una donna vendicativa: Ges\u00f9 non glielo perdona. Con buona pace di tutto il clan bergogliano, secondo il quale Ges\u00f9 perdona sempre e comunque, e senza dubbio anche Giuda Iscariota \u00e8 andato dritto in Paradiso. Nossignore: Ges\u00f9 perdona quando ci sono le condizioni per perdonare, cio\u00e8 quando gli uomini sono disposti al pentimento. Ma il perdono, Ges\u00f9 non lo regala: bisogna meritarselo. Lo dimostra quando libera gli indemoniati, quando guarisce i ciechi e gli stirpi, e poi li rimanda in pace, liberi anche dalla schiavit\u00f9 del peccato, in virt\u00f9 della loro fede. <em>La tua fede ti ha salvato<\/em>, dice loro. Non \u00e8 un filosofo, non \u00e8 neppure un guaritore ambulante: non c&#8217;\u00e8 una sola guarigione che non si accompagni a una profonda azione spirituale, generatrice della conversione interiore. E non \u00e8 un distributore automatico di perdono, meno ancora di perdono all&#8217;ingrosso: Ges\u00f9 si rivolge alla singole anime, una per una, tratte fuori dalla folla. Ecco perch\u00e9 le cosiddette confessioni generali, seguite dall&#8217;assoluzione plenaria, sono una parodia e una profanazione. Non ci pu\u00f2 essere assoluzione, se non c&#8217;\u00e8 confessione individuale; e confessione individuale significa aprirsi sino in fondo, non &#8212; come dice Bergoglio &#8212; tenere per s\u00e9 i propri peccati a causa della vergogna. Verrebbe da dire che Bergoglio non ha capito nulla della Confessione, n\u00e9 di Ges\u00f9 Cristo; ma naturalmente non \u00e8 vero: ha capito benissimo, ma \u00e8 venuto a mettere le anime in tentazione. Sta svolgendo l&#8217;opera dell&#8217;Anticristo: far di tutto per strappare le pecorelle dal gregge del Signore, che Questi ha riscattato dal peccato a cos\u00ec caro prezzo, al prezzo del Suo sangue. Un papa il quale afferma che si pu\u00f2 non confessare i propri peccati e poi andare assolti e fare la Comunione, \u00e8 un falso papa diabolico, che vuole far cadere le anime in peccato mortale. Gi\u00e0 da questo, per non parlare di tante altre parole &#8212; <em>Ges\u00f9 fa un po&#8217; lo scemo<\/em>; <em>la Madonna si \u00e8 sentita ingannata da Dio<\/em> &#8212; si capisce che Bergoglio \u00e8 un tiranno e che tutta la sua corte \u00e8 formata da servi e piaggiatori. Non uno che si alzi in piedi e lo corregga; non uno che gli dica: <em>Non ti \u00e8 lecito parlare in questo modo!<\/em> Pensano alla carriera, si preoccupano di cose umane; non si preoccupano del pericolo gravissimo che incombe sulle anime fuorviate da falsi insegnamenti. Non hanno la vera carit\u00e0 cristiana, n\u00e9 il timor di Dio. La sana teologia morale ha lo scopo d&#8217;innalzare le anime verso Dio; quella falsa della contro-chiesa ha lo scopo di abbassare Ges\u00f9 e la Madonna al livello della semplice umanit\u00e0, proprio per togliere agli uomini la nostalgia delle altezze, la tensione verso la santit\u00e0. <em>Siate perfetti, come perfetto \u00e8 il Padre vostro nei cieli<\/em>, dice Ges\u00f9. Ma i falsi dottori della Legge dei nostri giorni che cosa dicono, invece? <em>Fa&#8217; come puoi, meglio che puoi; cerca quel che ti piace, ne hai diritto; vivi pure nel peccato, Dio ti comprende e ti giustifica<\/em>. Si rilegga <em>Amoris laetitia<\/em>, \u00a7\u00a7 303 e 308<\/p>\n<p><em>A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev&#8217;essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. (&#8230;) Ma questa coscienza pu\u00f2 riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; pu\u00f2 anche riconoscere con sincerit\u00e0 e onest\u00e0 ci\u00f2 che per il momento \u00e8 la risposta generosa che si pu\u00f2 offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella \u00e8 la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessit\u00e0 concreta dei limiti, bench\u00e9 non sia ancora pienamente l&#8217;ideale oggettivo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti &#8212; psicologiche, storiche e anche biologiche &#8212; ne segue che \u00absenza sminuire il valore dell&#8217;ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno\u00bb, lasciando spazio alla \u00abmisericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Sempre al fine di abbassare il Vangelo e umanizzare il soprannaturale servono espressioni come questa: Ges\u00f9, sofferente nella Passione, \u00e8 <em>brutto che fa schifo<\/em>; e questa: <em>La Madonna aveva voglia di gridare, ai piedi della Croce: Sono stata ingannata!<\/em> Non si vuol pi\u00f9 spiritualizzare i fedeli, bens\u00ec materializzare Dio, la Madonna e i Santi. <em>La Madonna era una donna normalissima, come tutte le altre<\/em>. Via il dogma dell&#8217;Immacolata Concezione, allora: perch\u00e9 cos&#8217;altro significa l&#8217;espressione <em>era una donna normalissima, come tutte le altre<\/em>, se non questo? Ed ecco che anche l&#8217;espressione tanto cara ai pseudo teologi odierni, &quot;accompagnare&quot; gli uomini, si rivela per ci\u00f2 che realmente \u00e8: parte di una odiosa congiura per de-spiritualizzare il Vangelo, per svuotare di contenuto soprannaturale il cristianesimo; per abbassarlo al livello di una filosofia morale, come tante, fra le tante. Logico: se <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>, l&#8217;esito \u00e8 questo. Ma oggi, pi\u00f9 che mai, bisogna seguir Ges\u00f9, non i falsi profeti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due parole svettano, sui cieli del politicamente corretto in salsa cattolica, su tutti gli altri, nuovi, nuovissimi e seminuovi: dialogo e accompagnamento. 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