{"id":25333,"date":"2015-07-28T09:26:00","date_gmt":"2015-07-28T09:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/georg-trakl-canta-langoscia-dellanima-che-si-sente-straniera-in-una-terra-desolata\/"},"modified":"2015-07-28T09:26:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:26:00","slug":"georg-trakl-canta-langoscia-dellanima-che-si-sente-straniera-in-una-terra-desolata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/georg-trakl-canta-langoscia-dellanima-che-si-sente-straniera-in-una-terra-desolata\/","title":{"rendered":"Georg Trakl canta l\u2019angoscia dell\u2019anima che si sente straniera in una terra desolata"},"content":{"rendered":"<p>Ha appena ventisette anni, Georg Trakl (nato a Salisburgo, 3 febbraio 1887, morto a Cracovia il 3 novembre 1914), e il mondo non conosce il tesoro delle sue poesie, quando, allo scoppio della Prima guerra mondiale, viene richiamati nella riserva e parte per il fronte orientale, dove partecipa alle sanguinose battaglie in Galizia, preso Grodek.<\/p>\n<p>Infermiere nelle immediate retrovie, si trova a dover assistere, senza medicinali e senza alcuna assistenza, un centinaio di feriti gravissimi: un&#8217;esperienza che sconvolgete anche per un animo meno sensibile del suo, tale da indurlo a tentare il suicidio. I commilitoni lo salvano ed egli viene inviato in osservazione nelle retrovie, presso l&#8217;ospedale militare di Cracovia: ed \u00e8 l\u00ec che consegna le sue ultime poesie di guerra all&#8217;amico Ludwig von Ficker, venuto a trovarlo. Pochi giorni dopo, il giovane poeta austriaco riprova, questa volta con successo, a togliersi la vita, il 3 novembre 1914, mediante l&#8217;assunzione di una dose eccessiva di cocaina.<\/p>\n<p>Una delle due ultime liriche che aveva appena composto \u00e8 una poesia di guerra, simile, nei temi, a quelle de \u00abL&#8217;allegria\u00bb di Ungaretti; si intitola \u00abGrodek\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abLa sera risuonano i boschi autunnali<\/p>\n<p>Di armi mortali, le dorate pianure<\/p>\n<p>E gli azzurri laghi e in alto il sole<\/p>\n<p>Pi\u00f9 cupo precipita il corso; avvolge la notte<\/p>\n<p>Guerrieri morenti, il selvaggio lamento<\/p>\n<p>Delle loro bocche infrante.<\/p>\n<p>Ma silenziosa raccogliesi nel saliceto<\/p>\n<p>Rossa nuvola, dove un dio furente dimora,<\/p>\n<p>il sangue versato, lunare frescura;<\/p>\n<p>tutte le strade sboccano in nera putredine.<\/p>\n<p>Sotto i rami dorati della notte e di stelle<\/p>\n<p>Oscilla l&#8217;ombra della sorella per la selva che tace<\/p>\n<p>A salutare gli spiriti degli eroi, i sanguinanti capi;<\/p>\n<p>e sommessi risuonano nel canneto gli oscuri flauti dell&#8217;autunno.<\/p>\n<p>O pi\u00f9 fiero lutto! voi bronzei altari,<\/p>\n<p>l&#8217;ardente fiamma dello spirito nutre oggi un possente dolore,<\/p>\n<p>i nipoti non nati.\u00bb<\/p>\n<p>La sorella Grete, amata dal poeta d&#8217;un amore incestuoso, intenso e disperato, morir\u00e0 tre anni dopo, suicida anche lei: sparandosi un colpo di pistola. La sua ombra oscilla gi\u00e0 nella foresta autunnale intrisa di sangue, in questa cupa e stralunata poesia del morituro; e ancora appare nell&#8217;altra poesia, \u00abLamento\u00bb, composta negli stessi giorni e consegnata, anch&#8217;essa, all&#8217;amico von Ficker, nelle strazianti parole: \u00absorella di tempestosa tristezza\u00bb.<\/p>\n<p>Ma chi era, Georg Trakl? Da quale strano pianeta era venuto a cadere sulla terra questo giovane tormentato, angosciato, che sembra aver preso sulle proprie spalle tutto il dolore del mondo: di un mondo avviato al crepuscolo, senza pi\u00f9 speranze n\u00e9 illusioni? Uno dei tanti intellettuali influenzati dalla filosofia di Nietzsche, un simbolista come Hofmannsthal e Maeterlinck? Eppure, in lui, si sente l&#8217;eco d&#8217;un pensiero molto pi\u00f9 antico, pi\u00f9 spirituale: si sente l&#8217;eco di Platone, della drammatica lacerazione fra il mondo di quaggi\u00f9 e il mondo di Lass\u00f9, quello delle pure Idee, di cui le cose che popolano la nostra dimensione non sono che le pallide, sbiadite immagini riflesse, capovolte, deformate.<\/p>\n<p>Georg Trakl \u00e8 il cantore di una bruciante, struggente nostalgia: la nostalgia dell&#8217;eterno; la nostalgia dell&#8217;anima che sente di non appartenere a questo mondo, ma a quell&#8217;altro, di cui conserva, chi sa come, un vivo e incancellabile ricordo, un rimpianto segreto e febbrile.<\/p>\n<p>Ha scritto Eugenio Borgna, a questo proposito, nel suo libro \u00abL&#8217;arcipelago delle emozioni\u00bb (Milano, Feltrinelli, 2001, pp. 59-60):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;anima straniera sulla terra mi sembra essere la cifra insondabile che sta alla radice di ogni nostalgia: di ogni dolore per la patria, la patria del cuore e la patria in carne e ossa, che si \u00e8 allontanata e che sopravvive nella memoria.<\/p>\n<p>La poesia di Georg Trakl ci porta in mondi che trascendono ogni esperienza e ogni cultura; facendoci cogliere il senso radicale e straziante dell&#8217;essere-stranieri e dell&#8217;essere-esiliati. La poesia di Georg Trakl, splendidamente rianalizzata da Ida Porena [&quot;La verit\u00e0 dell&#8217;immagine. Una lettura di Georg Trakl&quot;]che ne coglie le strutture profonde e la linfa vitale che scorre in essa sulla scia di una riconsiderazione di alcune grandi tesi junghiane:, ci avvicina ai mondi della vita che fanno parte di ogni umano destino e di ogni umana presenza: facendo riemergere qualcosa che non pu\u00f2 essere perduto e cancellato.<\/p>\n<p>In una sua poesia, &quot;Fr\u00fchling der Seele&quot; (&quot;Primavera dell&#8217;anima&quot;), Trakl parla dell&#8217;anima straniera sulla terra; e Heidegger la commenta con radicale profondit\u00e0: &quot;La poesia di Trakl canta il canto dell&#8217;anima che, &#8216;straniera sulla terra&#8217;, peregrinando, conquista la terra come patria pi\u00f9 quieta della stirpe che ad essa fa ritorno&quot; [&quot;In cammino verso il linguaggio&quot;]; ma il discorso critico e archeologico di Martin Heidegger non si arresta qui: ulteriormente confrontandosi con i temi della poesia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec egli dice ancora: &quot;Fantasticheria romantica, lontana dal mondo tecnico-economico della moderna civilt\u00e0 di massa? O, piuttosto, lucido sapere del &#8216;folle&#8217;, il quale altro vede e pensa che non i cronisti dell&#8217;attualit\u00e0 che si esauriscono nella cronaca degli avvenimenti del presente, che conoscono solo un futuro oggetto di previsione di pianificazione, semplice prolungamento del momento attuale, un futuro in cui non si profila l&#8217;avvento di alcun destino &#8212; destinazione che riguarda l&#8217;uomo in ci\u00f2 che rappresenta l&#8217;origine del suo vero essere?&quot;.<\/p>\n<p>Nel discorso di Heidegger, in queste sue riflessioni su una delle poesie pi\u00f9 sconvolgenti di Trakl (che, nella sua disperazione e nella sua angoscia mortale, non pu\u00f2 non essere ascoltato con temeraria e attonita attenzione), ci \u00e8 possibile cogliere la dimensione ultima di ogni stranierit\u00e0: di ogni esperienza di estraneit\u00e0 e di inconoscibilit\u00e0 che sigillano l&#8217;esistenza di ciascuno di noi quando si sia perduta la propria patria: la patria concreta e la patria metaforica (la patria interiore) nelle loro segrete analogie e nelle loro misteriose affinit\u00e0.<\/p>\n<p>Nelle diverse articolazioni tematiche della nostalgia, in quelle (in particolare) che sgorgano dall&#8217;esilio, dal cambiamento, o dalla perdita, della propria casa, e dalla dissolvenza delle proprie radici, la connotazione psicopatologica e clinica pu\u00f2 assumere dimensioni drasticamente evidenti.\u00bb<\/p>\n<p>La patria dell&#8217;umanit\u00e0, per Trakl, non \u00e8 di questo mondo; ma egli si \u00e8 trovato a vivere, come tutti quelli della sua generazione &#8212; e come, in parte, ed a maggior ragione, noi cittadini del terzo millennio &#8212; una ulteriore, bruciante contraddizione: perch\u00e9 la patria dell&#8217;Occidente si stava eclissando, stava svanendo, si stava dissolvendo, sia letteralmente e materialmente (l&#8217;Europa del 1918 resa irriconoscibile dalla guerra; il &quot;mondo di ieri&quot; di Stefan Zweig, stravolto e scomparso; la plurisecolare monarchia asburgica, cancellata dalla carta geografica dell&#8217;Europa), sia, ancor pi\u00f9, in senso metaforico e spirituale, avendo perso, forse per sempre, tutte le sue certezze, tutti i suoi modelli ideali e spirituali, tutti i suoi punti di riferimento.<\/p>\n<p>Trakl, perci\u00f2, \u00e8 un esiliato ancor prima che l&#8217;esilio si manifesti; \u00e8 un reietto, un vagabondo, uno stranito ebreo errante, che si rifugia nel mondo delle visioni perch\u00e9 non sopporta la perdita della sua patria, ancor prima che la sua patria &#8212; quella terrena, la vecchia Austria-Ungheria &#8211; sia perduta, e prima che le sue bandiere vengano ammainate definitivamente, come racconter\u00e0 Alexander Lernet-Holenia nel suo romanzo elegiaco \u00abDie Standarte\u00bb (\u00abLo stendardo\u00bb). \u00c8 un &quot;uomo senza qualit\u00e0&quot; e senza pi\u00f9 un centro, uno scopo, un punto focale, come lo ha descritto Robert Musil (\u00abder Mann ohne Eigenschaften\u00bb) e come lo sono divenuti ormai tanti, anzi, pressoch\u00e9 tutti, in una societ\u00e0 massificata, che non ha tempo per curarsi della propria essenza spirituale.<\/p>\n<p>E quando si vede scaraventato al fronte, e, in un ospedale da campo che sembra uscito da un incubo di mezzanotte, si trova alle prese con decine e decine di corpi devastati dalle schegge delle granate e dalle raffiche di mitragliatrice, con decine e decine di anime torturate e agonizzanti, che implorano morfina o chiedono il sollievo di un po&#8217; d&#8217;acqua per spegnere la sete divorante della febbre, Trakl deve aver pensato che l&#8217;Inferno di Dante non era, dopotutto, l&#8217;allucinazione di un poeta medievale, ma la concreta e immediata realt\u00e0 storica dell&#8217;autodistruzione dell&#8217;Europa, e che non valeva la pena di continuare a vivere in un simile orrore.<\/p>\n<p>L&#8217;Inferno, peraltro, non consiste solo (si fa per dire) nello scatenamento della furia distruttiva, o auto-distruttiva, che, nella storia dell&#8217;Europa contemporanea, si \u00e8 manifestata specialmente nelle due guerre mondiali; esso \u00e8 anche nel deserto dei valori, nella perdita dell&#8217;idea del bene, nello smarrimento entro la selva oscura del relativismo, del nichilismo e del pessimismo radicale. Ed \u00e8 un Inferno che produce il vuoto: un vuoto nel quale, per una legge inesorabile, finiscono per venire richiamate ed assorbite tutte le pi\u00f9 pericolose follie, tutti i pi\u00f9 sinistri pensieri, che l&#8217;anima perduta di un continente, di una civilt\u00e0, genera quali prodotti di rifiuto e di putrefazione della sua carne viva. I fondamentalismi politici e religiosi nascono da questo clima di disfacimento e si alimentano di queste filosofie del crepuscolo, bizzarro e mostruoso miscuglio di vitalismo e disperazione, sogni smisurati di grandezza e sentimenti brucianti d&#8217;impotenza e frustrazione.<\/p>\n<p>Tutto questo, crediamo, vi \u00e8 nei versi oscuri, balenanti, espressionistici di Georg Trakl: le convulsioni angosciose di un&#8217;anima che cerca la sua patria celeste e che si trova, invece, sempre pi\u00f9 sprofondata nelle bolge dantesche ove infuriano, come belve feroci scatenate, la superbia, la lussuria e la cupidigia di ciascuno contro tutti, \u00abbellum omnium contra omnes\u00bb, poich\u00e9 \u00e8 venuto meno un principio superiore di verit\u00e0 e di giustizia e gli altri esseri umani sono diventati dei concorrenti e dei rivali da temere, da manipolare, perfino da eliminare.<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 anche un ulteriore, drammatico fattore di angoscia e di allarme, nei versi di \u00abGrodek\u00bb: la presenza inquietante, indistinta, eppure estremamente viva e reale, di quella figura femminile, triste, senza pace, come lui angosciata per un amore impossibile, proibito, &quot;maledetto&quot;: la sorella; e, con lei, il dolore per quei nipoti non nati (Grete, separata dal marito, aveva abortito): perch\u00e9 da un amore proibito, e quindi sterile, non pu\u00f2 scaturire la vita. E, su tutto, la cappa opprimente di un doloroso, devastante, insopportabile senso di colpa: di una colpa oscura, ma implacabile, che grava come una maledizione biblica; quella colpa che opprime i personaggi di Kafka e gli &quot;inetti&quot; di Svevo, che schiaccia i dolenti anti-eroi pirandelliani, che nega la luce della redenzione agli ambigui, umbratili abitanti dei regni di Sodoma e Gomorra, nella \u00abRecherche\u00bb proustiana.<\/p>\n<p>Il mondo poetico di Georg Trakl \u00e8 lo specchio fedele, impietoso, della nostra condizione di uomini della tarda modernit\u00e0: un mondo votato alla dissoluzione e dominato dai fantasmi minacciosi di una colpa contro la quale non sembra esservi redenzione possibile, anche perch\u00e9 la colpa non \u00e8 chiara, non \u00e8 stata individuata, e forse non consiste in un atto preciso, in una esplicita trasgressione, ma ha piuttosto a che fare con tutto il modo di essere della civilt\u00e0 moderna; e, inoltre, perch\u00e9 non pu\u00f2 esservi redenzione alcuna per chi non ne riconosce la necessit\u00e0 vitale, o per chi non se ne ritiene meritevole. Ancora una volta, come aveva ben visto Kierkegaard, la &quot;malattia mortale&quot; non \u00e8 l&#8217;angoscia &#8212; che, in se stessa, pu\u00f2 anche rivelarsi salvifica -, ma la disperazione.<\/p>\n<p>Il dramma dell&#8217;uomo moderno non \u00e8 solo quello di essere disperato, ma anche quello di ritenersi immeritevole di perdono, ragion per cui non chiede, n\u00e9 vuole, consolazione. Nessuno, nemmeno un Dio, lo potr\u00e0 mai consolare, e tanto meno salvare, fino a quando lui stesso non se ne riterr\u00e0 degno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha appena ventisette anni, Georg Trakl (nato a Salisburgo, 3 febbraio 1887, morto a Cracovia il 3 novembre 1914), e il mondo non conosce il tesoro<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[194,224],"class_list":["post-25333","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-martin-heidegger","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25333","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25333"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25333\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25333"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25333"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25333"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}