{"id":25328,"date":"2008-03-07T02:54:00","date_gmt":"2008-03-07T02:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/07\/la-geografia-di-aristotele-e-lampliamento-dellecumene-in-eta-ellenistica\/"},"modified":"2008-03-07T02:54:00","modified_gmt":"2008-03-07T02:54:00","slug":"la-geografia-di-aristotele-e-lampliamento-dellecumene-in-eta-ellenistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/07\/la-geografia-di-aristotele-e-lampliamento-dellecumene-in-eta-ellenistica\/","title":{"rendered":"La geografia di Aristotele e l&#8217;ampliamento dell&#8217;ecumene in et\u00e0 ellenistica"},"content":{"rendered":"<p>Nel precedente saggio <em>La visione del mondo tolemaico-aristotelica \u00e8 alla base delle geografia moderna<\/em> (sempre sul sito di Arianna Editrice) abbiamo visto in che modo la geografia sia nata come scienza fin dalle origini del pensiero filosofico greco, con Talete e, soprattutto, con Anassimandro. Secondo Diogene Laerzio, infatti, Anassimandro (il secondo filosofo della grande triade della scuola di Mileto, in Asia Minore) <em>&quot;per primo disegn\u00f2 i contorni della terra e del mare (&#8230;) e costru\u00ec anche una sfera&quot;<\/em> (cfr. Renato Laurenti, <em>Talete, Anassimandro, Anassimene<\/em>, Bari, Laterza Editori, 1971, 2000, p. 88), ossia separ\u00f2 in modo specifico la sua attivit\u00e0 di cartografo da quella di scrittore.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe aspettare che il massimo filosofo-scienziato dell&#8217;antichit\u00e0, Aristotele, abbia dedicato alcuni scritti o alcuni lavori altrettanto specifici alla geografia, tanto pi\u00f9 che, ai suoi tempi, le imprese di Alessandro Magno in Oriente andavano schiudendo nuovi, prodigiosi scenari dell&#8217;<em>oikoumene<\/em>: dal cuore dell&#8217;Asia centrale (odierni Tukestan e Afghanistan) ai mari semi-sconosciuti dell&#8217;Oceano Indiano (Mare Arabico e Golfo Persico), mettendosi, in questo secondo caso, sulla via di un autentico <em>imperialismo marittimo<\/em> (la definizione \u00e8 di uno storico francese contemporaneo).<\/p>\n<p>Invece, strano a dirsi, lo spirito metodico del grande Stagirita non si \u00e8 occupato della geografia in nessuna delle sue opere specifiche o, come pare, delle lezioni che dettava ai suoi allievi. In compenso, egli aveva uno spiccato interesse per ogni genere di questioni naturalistiche; tanto che le sue accurate osservazioni, sparse in vari testi e specialmente nella <em>Meteorologia<\/em>, gli hanno valso, pi\u00f9 tardi, la qualifica di &quot;padre della scienza geografica&quot;.<\/p>\n<p>Il trattato <em>Meteorologia<\/em>, composto intorno al 340 a. C., si occupava specificamente delle <em>&quot;cose sollevate da terra&quot;<\/em>: infatti la parola greca <em>meteoron<\/em> sta a indicare &quot;oggetti che si trovano in alto nel cielo&quot;, mentre <em>logos<\/em> designa qui lo &quot;studio&quot;; per cui la <em>meteorologia<\/em> sarebbe lo studio delle cose che si trovano fra la Terra e il Cielo (e una reminiscenza di questo concetto potrebbe avere, in qualche modo, ispirato la famosa battuta che Shakespeare fa pronunciare ad Amleto nel I Atto dell&#8217;omonima tragedia: <em>&quot;Vi sono pi\u00f9 cose tra la terra e il cielo, Orazio, di quanta ne possa immaginare tutta la vostra filosofia&quot;<\/em>).<\/p>\n<p>Aristotele condivise la teoria dei quattro elementi fondamentali dell&#8217;universo: terra, acqua, aria e fuoco. La parola greca <em>stoicheion<\/em>, che noi traduciamo con &quot;elementi&quot;, significa letteralmente &quot;lettera dell&#8217;alfabeto&quot;, ossia, in senso traslato, l&#8217;unit\u00e0 fondamentale da cui tutte le cose (le parole) sono composte. Platone si riferisce alla teoria dei quattro elementi attribuendone l&#8217;origine al filosofo Empedocle (vissuto intorno al 450 a. C.), che li chiama &quot;radici&quot;; pare che Platone sia stato il primo a definire gli elementi con il termine <em>stoicheion<\/em>, nel suo dialogo <em>Timeo<\/em> (48 b-c), famoso tra tutti anche perch\u00e9 vi si parla del mito di Atlantide. E la teoria dei quattro elementi sta alla base della concezione geografica e, in genere, naturalistica, di Aristotele.<\/p>\n<p>Quello che, in genere, il pubblico occidentale non sa, \u00e8 che la teoria dei quattro elementi fondamentali (cui, talvolta, se ne aggiunge un quinto, l&#8217;etere) \u00e8 presente in quasi tutti i sistemi filosofo-religiosi del mondo antico, dall&#8217;induista al buddista, al giapponese (nel quale il quinto elemento \u00e8 il vuoto), al cinese (nel quale gli elementi sono cinque e sono sia &quot;generativi&quot;: il legno che alimenta il fuoco; il fuoco che crea la terra o cenere; la terra che genera il metallo; il metallo che raccoglie l&#8217;acqua; l&#8217;acqua che nutre il legno), sia &quot;distruttivi&quot; (il legno che divide la terra; la terra che assorbe l&#8217;acqua; l&#8217;acqua che spegne il fuoco; il fuoco che scoglie il metallo; il metallo che abbatte il legno).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, Aristotele ha avuto un&#8217;influenza enorme sul pensiero greco non solo per i contenuti speculativi e per la sua impostazione concettuale dei problemi filosofici, ma anche per la metodologia rigorosa e per lo spiccato interesse scientifico verso i fenomeni della natura. Tale influenza \u00e8 pienamente maturata nel corso dell&#8217;et\u00e0 ellenistica, e si pu\u00f2 ravvisare non solo nell&#8217;opera dei suoi discepoli e continuatori, come Dicearco di Messina e Stratone di Lampsaco, ma anche negli allievi di questi ultimi, come Aristarco di Samo &#8211; il primo studioso occidentale che sembra aver intuito la struttura eliocentrica del sistema planetario di cui la Terra fa parte e che pertanto, con espressione un po&#8217; retorica, \u00e8 stato da alcuni definito &quot;il Copernico dell&#8217;antichit\u00e0 &#8211; e, pi\u00f9 in generale, in tutto l&#8217;ambito della cultura alessandrina.<\/p>\n<p>Bisogna attendere, per\u00f2, fino al II secolo dopo Cristo perch\u00e9 Tolomeo di Alessandria, con la sua <em>Geografia<\/em>, realizzi un&#8217;opera complessiva che si pone come sintesi del sapere geografico accumulato dai Greci e come punto di riferimento obbligato per la cultura dei secoli seguenti, fino a tutta la Scolastica (per non parlare della cultura araba, cui si deve il titolo, <em>Almagesto<\/em>, dell&#8217;altra fondamentale opera di Tolomeo, il <em>Grande compendio<\/em>, dedicata all&#8217;astronomia). Ma Tolomeo utilizza e rielabora gli studi e le ricerche di pi\u00f9 generazioni di scienziati i quali, in genere, hanno appreso l&#8217;amore per i fenomeni naturali e la chiarezza e il rigore della deduzione logica proprio da Aristotele. Cos\u00ec Eratostene riprende e razionalizza la tecnica di rappresentazione cartografica di Dicearco, come Dicearco sviluppa una differente tecnica, rispetto a Eudosso, per la determinazione della longitudine.<\/p>\n<p>La <em>Geografia<\/em> di Tolomeo costituisce uno dei testi pi\u00f9 significativi del pensiero antico, sia per la vastit\u00e0 della concezione e la rigorosit\u00e0 del metodo scientifico (sforzo che gi\u00e0 Plinio il Vecchio, nell&#8217;ambito della cultura latina, aveva compiuto con la sua monumentale <em>Naturalis historia<\/em>, ma senza uscire dai limiti di una scienza descrittiva che si perde nei mille rivoli delle curiosit\u00e0 aneddotiche), sia per l&#8217;unitariet\u00e0 del piano di lavoro, corredato da un ricco atlante di carte geografiche, realizzate con la tecnica dei meridiani e dei paralleli. Pertanto, nell&#8217;opera di Tolomeo culmina e riceve una veste definitiva quella impostazione scientifico-matematica della geografia, basata su calcoli precisi e su rigorosi metodi di rappresentazione cartografica, che gi\u00e0 era stata alla base dell&#8217;opera di Talete e Anassimandro, ed era stata poi mirabilmente sviluppata &#8212; sia pure in maniera sporadica &#8211; in quella di Aristotele.<\/p>\n<p>Un posto particolare spetta, in ogni caso, ai lavori di Dicearco di Messina (350-290 a. C.) e di Eratostene di Cirene (273-193 a. C.), autore, quest&#8217;ultimo, della prima opera che abbia portato il titolo di <em>Geografia.<\/em> Eratostene costru\u00ec una <em>pinax<\/em>, una grande carta geografica del mondo conosciuto, utilizzando un parallelo fondamentale (<em>diafragma<\/em>), passante per le Colonne d&#8217;Ercole, Atene e Rodi; e un meridiano principale, passante per la foce del Boristene (Dnjepr), Bisanzio, Rodi, Alessandria e Siene, nell&#8217;Alto Egitto. Eratostente &#8212; che, nel campo della geografia antropica, rifiut\u00f2 di distinguere il genere umano in Elleni e barbari, distinzione allora ammessa quasi universalmente &#8212; \u00e8, fra l&#8217;altro, autore di una ingegnosa misurazione della circonferenza terrestre, basata sull&#8217;altezza del Sole nel solstizio d&#8217;estate e sull&#8217;ombra da esso proiettata sulla terra in due localit\u00e0 distanti fra loro 5.000 stadi, ma giacenti sullo stesso meridiano: Alessandria e Siene (oggi Assuan). La circonferenza da lui calcolata dava una misura di 250.000 stadi, pari a 39.960 km. (uno stadio equivale a 157 metri circa), notevolmente approssimata rispetto a quella reale &#8211; con un errore di meno di 100 km. &#8212; e, comunque, molto pi\u00f9 precisa di quella che avrebbe indicato, pi\u00f9 tardi, lo stesso Tolomeo.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra figura importante da ricordare, quando si parla della nascita della geografia come scienza della Terra, \u00e8 &#8211; oltre al gi\u00e0 ricordato Eudosso di Cnido (vissuto fra il 409 e il 356 a. C.), esponente dell&#8217;Accademia platonica e segnalatosi particolarmente per i suoi studi astronomico-matematici -, quella di Teofrasto (natio a Ereso, nell&#8217;isola di Lesbo, fra il 373 e il 370 e morto ad Atene verso il 287 a. C.), pi\u00f9 noto come filosofo e specialmente come autore dei <em>Caratteri morali.<\/em> Egli, fra le altre cose, \u00e8 considerato il padre della fitogeografia o geografia degli organismi vegetali. Avvalendosi, infatti, dei numerosissimi campioni di piante esotiche portati in Grecia, a scopo di studio, al tempo della spedizione asiatica di Alessandro Magno, Teofrasto ebbe modo di ampliare enormemente il campo della botanica conosciuta ai suoi tempi, ampliamento che trova compiuta espressione nei suoi due libri <em>Ricerche sulle piante<\/em> e <em>Cause dei fenomeni vegetali.<\/em><\/p>\n<p>Scrive Ilaria Caraci in <em>Ai confini dell&#8217;orizzonte. Storia delle esplorazioni e della geografia<\/em>, di cui \u00e8 autrice insieme a Gaetano Ferro, Milano, Mursia Editore, 1979, pp. 122-125):<\/p>\n<p><em>&quot;Il IV secolo \u00e8 (&#8230;) dominato, anche per quel che riguarda la ricerca geografica, dalla potente personalit\u00e0 di Aristotele (384-322 a. C.).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Molti sono gli scritti di Aristotele che hanno interesse per la storia del pensiero geografico, anche se nessuna delle sue opere si pu\u00f2 definire geografica in senso stretto. Naturalista preciso ed osservatore attento, autore di descrizioni cos\u00ec accurate di fenomeni naturali (particolarmente nella<\/em> Meteorologia<em>) da essere considerato il \u00abpadre\u00bb della geografia fisica, Aristotele ha nei confronti del mondo che osserva la stessa preoccupazione fondamentale dei suoi predecessori: ricollegare l&#8217;origine dei fenomeni ad un principio unico, capace di spiegarne in qualche modo la pluralit\u00e0. Tale principio del mondo \u00e8 per Aristotele lo Spirito o Ragione, che si materializza nei quattro elementi fondamentali: (aria, acqua, fuoco, terra), ognuno dei quali pu\u00f2 trovarsi in diversi stati (caldo, freddo, umido e secco) e dal cui movimento hanno origine tutti i fenomeni. Cos\u00ec, in una maniera piuttosto elementare, attraverso le molteplici combinazioni e i vari stati degli elementi, egli riusciva a dare un senso a fenomeni naturali che alla luce delle sue conoscenze non avrebbe altrimenti potuto spiegare. Se tuttavia il metodo \u00e8 ingegnoso, il risultato \u00e8 piuttosto deludente e, in definitiva, il merito di Aristotele nei confronti della geografia risulta essere quello di un tentativo di razionalizzazione e di rivalutazione dello spirito di osservazione rispetto alla pura speculazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Occorre ricordare che la dottrina dei quattro elementi, giunta ad Aristotele da Empedocle attraverso fonti forse molto pi\u00f9 antiche, rimase indiscussa fino all&#8217;et\u00e0 moderna e costitu\u00ec uno dei presupposti della teoria medievale intorno alla natura. La funzione esercitata da Aristotele nel campo degli studi geografici non si arrest\u00f2 quindi ai suoi contemporanei; anzi, per comprenderne il significato, bisogna ricordare il peso che la sua opera ha avuto sull&#8217;evoluzione complessiva della cultura occidentale. Compatta e coerente, la<\/em> summa <em>aristotelica si comport\u00f2, ogni volta che venne riscoperta (prima in epoca romana e poi, tramite la cultura araba, al tempo della Scolastica, come un corpo di precetti inviolabili, destinati a servire da modello pi\u00f9 che a stimolare gli studi. Cos\u00ec, nato come ricerca problematica e nel pi\u00f9 assoluto rispetto dell&#8217;iniziativa individuale, l&#8217;aristotelismo si trasform\u00f2, paradossalmente, in un sistema dogmatico e deterministico. E poich\u00e9 la base teorica della distinzione della scienza elaborata da Aristotele non contemplava la geografia come scienza a s\u00e9, quest&#8217;ultima non ebbe mai nei molti seguaci di Aristotele una vita autonoma. La difficolt\u00e0 di collocamento della geografia nell&#8217;ambito delle successive classificazioni del sapere deriva anche, in parte, dalla posizione ambigua che aveva avuto nella scienza aristotelica. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tenendo conto delle dimensioni limitate dell&#8217;ecumene greca nel IV secolo, delle difficolt\u00e0 che si incontravano nei viaggi, sia marittimi sia terrestri, per le ancora rudimentali tecniche utilizzate e per la limitatezza dei mezzi a disposizione, la grande impresa di Alessandro e il viaggio di Pit\u00e8a di Marsiglia rappresentano due avvenimenti destinati a lasciare sulla cultura geografica un&#8217;impronta altrettanto profonda e determinante quanto quella che, diciotto secoli pi\u00f9 tardi, provocher\u00e0 la scoperta della via delle Indie e del continente americano. Non \u00e8 dunque fuori di luogo parlare dn un \u00abNuovo Mondo\u00bb che si svela in questi anni, anche se in gran parte le et\u00e0 precedenti ne avevano percepito l&#8217;esistenza e avevano tentato di valutarne le dimensioni. Come diciotto secoli pi\u00f9 tardi poi, non \u00e8 tanto la scoperta in s\u00e9 ad alimentare l&#8217;elaborazione scientifica dei dati raccolti, il loro coordinamento in una sintesi organica e, in definitiva, la diffusione delle nuove conoscenze, quanto piuttosto la conquista, con le sue pratiche necessit\u00e0 di organizzazione territoriale. Possiamo dire che le grandi scoperte della fine del IV secolo ebbero in definitiva per i Greci il significato di un cambiamento di prospettiva, da una visione mediterranea, circoscritta del mondo, ad una continentale, dai caratteristici confini sfumati. Troppo ampia per esprimersi compiutamente nella forma tradizionale, descrittiva e analitica dei trattati, essa pose innanzi tutto il problema di una sintesi e quindi di una rappresentazione cartografica. Cos\u00ec la compilazione di carte geografiche, sempre pi\u00f9 precise e particolareggiate, divenne la preoccupazione principale dei geografi, al punto che la geografia, ad un certo momento, si identific\u00f2 con essa. Grande impulso ebbe pure la geografia matematica, il cui studio \u00e8 ovviamente connesso a quello della cartografia; la geografia descrittiva era per contro concepita pi\u00f9 come spiegazione della carta geografica, che come analisi a s\u00e9 stante.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I primi a rendersi conto della nuova situazione furono gli allievi di Aristotele, tra i quali si deve soprattutto ricordare Dicearco per il suo tentativo, poi ripreso e perfezionato da Eratostene, di razionalizzare la rappresentazione cartografica con l&#8217;introduzione di un elemento di riferimento, una coordinata orizzontale, o<\/em> diaframma<em>, rispetto alla quale erano calcolate le posizioni dei punti, e per l&#8217;ingegnoso sistema con cui si propose di misurare la circonferenza terrestre. (&#8230;) Eudosso di Cnido aveva utilizzato per lo studio della latitudine l&#8217;altezza di una stella fissa sull&#8217;orizzonte di due diverse localit\u00e0; Dicearco prese invece in considerazione due diverse costellazioni (<\/em>Testa del Dragone <em>e<\/em> Cancro<em>), che nel giorno del solstizio di estate (21 giugno )si trovano allo zenit rispettivamente della citt\u00e0 di Lisimachia, in Tracia, e di Siene, in Egitto. Poich\u00e9 l&#8217;arco di meridiano celeste compreso tra le due costellazioni (1\/5 dell&#8217;intera circonferenza) \u00e8 proporzionale a quello tra le due localit\u00e0 sulla circonferenza terrestre, misurando la distanza lineare tra le due citt\u00e0 (20.000 stadi) e moltiplicando tale valore per 5, egli ottenne per la circonferenza terrestre una lunghezza di 300.000 stadi, sempre superiore a quella reale, ma con una approssimazione maggiore di quella ottenuta da Eudosso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per quanto la sua opera,<\/em> Descrizione del mondo <em>(<\/em>\u03a0\u03b5\u03c1\u03af\u03bf\u03b4\u03bf\u03c2 \u03b3\u03b7\u03c2<em>) sia andata perduta, sappiamo ancora che Dicearco aveva misurato l&#8217;altitudine di diverse montagne (probabilmente con metodo matematico) e si era dedicato ad osservazioni di geografia fisica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A questa si volse anche un altro dei pi\u00f9 noti tra i primi peripatetici, Stratone di Lampsaco, ricordato anche come maestro di Aristarco di Samo, che a sua volta \u00e8 l&#8217;autore della prima vera teoria eliocentrica. Purtroppo l&#8217;opera in cui quest&#8217;ultimo l&#8217;esponeva \u00e8 andata perduta, sicch\u00e9 possiamo parlarne solo per quanto ne sappiamo da Archimede, che ne discute nel suo<\/em> Arenario. <em>Ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 Aristarco sembra aver intuito, pur senza poterne valutare appieno i meccanismi, la struttura del sistema solare, con il Sole al centro e i pianeti in moto attorno ad esso, con la Luna satellite della Terra e con quest&#8217;ultima ruotante attorno al proprio asse. Un&#8217;altra felice intuizione fu quella di considerare la sfera delle stelle fisse enormemente pi\u00f9 grande dell&#8217;orbita terrestre, in modo da spiegare la variazione nell&#8217;aspetto del cielo a seconda della posizione che la Terra assume nel suo moto annuo. Tuttavia, convinto come tutti i suoi contemporanei della perfezione del moto degli astri, e quindi non potendo ammettere l&#8217;esistenza di orbite che non fossero circolari, Aristarco non riusc\u00ec a spiegare l&#8217;anomalia dei moti planetari. Su quest&#8217;ultima fecero soprattutto leva i contestatori, che trovavano viceversa una giustificazione accettabile nel sistema eudossiano, pur tanto pi\u00f9 complesso. Cos\u00ec la teoria di Aristarco non ebbe successo nell&#8217;antichit\u00e0 e fu dimenticata.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ci sembra che, dopo i grandi nomi di Eudosso, Aristotele, Aristarco, Eratostene e Claudio Tolomeo, il pensiero geografico occidentale, dopo aver vegetato per un lungo spazio di secoli, solo tra XVIII e XIX secolo, con Alexander von Humboldt (1769-1859) abbia ritrovato uno scienziato-naturalista capace di ripensare, nella sua grande opera <em>Kosmos<\/em>, la globalit\u00e0 e la specificit\u00e0 di questo ramo del sapere.<\/p>\n<p>Ma la grande opera di Humboldt \u00e8 stata un po&#8217; il canto del cigno della geografia fisica, dopo di che \u00e8 ricominciato un lento declino, di cui non si intravede la fine e che trova nella eliminazione, o nella drastica riduzione, di questa disciplina dall&#8217;ambito dell&#8217;istruzione superiore, un segno quanto mai allarmante.<\/p>\n<p>La geografia sarebbe dunque una scienza inutile o, quanto meno, secondaria, della quale l&#8217;uomo di media cultura pu\u00f2 fare tranquillamente a meno?<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo.<\/p>\n<p>La decadenza degli studi geografici e del pensiero geografico, non solo a livello scolastico, \u00e8 la spia significativa di un malessere profondo della cultura occidentale moderna, al quale occorre reagire con la massima energia.<\/p>\n<p>In fondo, la geografia ci offre una immagine complessiva di quel mondo fisico &#8212; geologico climatico, botanico, zoologico e antropico &#8212; che sta alla base di ogni ulteriore speculazione filosofica della realt\u00e0. Misconoscere l&#8217;importanza di quella immagine nel delineare la mappa interiore, se cos\u00ec vogliamo chiamarla, che ogni essere umano dotato di ragione costruisce, nel corso della propria vita, di s\u00e9 e dell&#8217;altro, significa sminuire l&#8217;immagine che la persona ha di s\u00e9 stessa e ignorare la profonda tensione verso la verit\u00e0 che la caratterizza.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come la geografia cerca di delineare un&#8217;immagine coerente e unitaria del mondo degli enti, allo stesso mondo la filosofia ci guida nella costruzione di un&#8217;immagina coerente e unitaria del mondo delle essenze, dei valori e della verit\u00e0 interiore. Pertanto si possono considerare la ricerca geografica e il pensiero geografico come propedeutici a quella ricerca e a quel pensiero che, mediante la costruzione di una geografia interiore, ci avviano alla scoperta e alla contemplazione delle pi\u00f9 alte e nobili verit\u00e0 dello spirito, senza le quali l&#8217;essere umano risulta gravemente mutilato di una parte essenziale della sua stessa natura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente saggio La visione del mondo tolemaico-aristotelica \u00e8 alla base delle geografia moderna (sempre sul sito di Arianna Editrice) abbiamo visto in che modo la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,221],"class_list":["post-25328","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25328"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25328\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}