{"id":25323,"date":"2014-02-25T05:24:00","date_gmt":"2014-02-25T05:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/25\/la-filosofia-dellatto-puro-di-gentile-come-limite-nichilistico-dellidealismo\/"},"modified":"2014-02-25T05:24:00","modified_gmt":"2014-02-25T05:24:00","slug":"la-filosofia-dellatto-puro-di-gentile-come-limite-nichilistico-dellidealismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/25\/la-filosofia-dellatto-puro-di-gentile-come-limite-nichilistico-dellidealismo\/","title":{"rendered":"La filosofia dell&#8217;\u00abatto puro\u00bb di Gentile come limite nichilistico dell&#8217;idealismo"},"content":{"rendered":"<p>La \u00abfilosofia dell&#8217;atto\u00bb per eccellenza \u00e8, senza dubbio, quella di Friedrich Nietzsche. In quanto filosofia dell&#8217;atto, essa \u00e8 anche un rifiuto del criterio di verit\u00e0, anzi, dello stesso concetto di Verit\u00e0; e il suo strumento prediletto \u00e8 l&#8217;aforisma, che non si preoccupa in alcun modo se le cose siano vere oppure no, ma semplicemente di quel che si debba o non si debba fare.<\/p>\n<p>Ha scritto egregiamente lo studioso tedesco Joachim K\u00f6hler &#8211; riferendosi, in particolar modo, a <em>La Gaia Scienza<\/em> &#8211; nel suo libro <em>Nietzsche.<\/em> <em>Il segreto di Zarathustra<\/em> (titolo originale: <em>Zarathustra Geheimnis<\/em>, Reinbeck bei Hamburg, 1992; traduzione italiana di Paolo Fontana, Milano, Rusconi, 1994, pp. 284-285):<\/p>\n<p><em>L&#8217;opera documenta \u00abl&#8217;esultanza dell&#8217;energia che ritorna, della fede nuovamente ridesta in un domani e nei giorni di poi, in un subitaneo sentire e presentire l&#8217;avvenire, con nuove avventure, nuovi aperti mari&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>E questa sarebbe filosofia? Niente tesi, deduzioni, sistematiche piramidi concettuali innalzate sul&#8217;inamovibile fondamento della verit\u00e0, bens\u00ec \u00abliberazione\u00bb, empi regressi e rovesciamenti? Il gesto di questa filosofia non \u00e8 quello che pone la tesi, ma quello che disvela: la sua essenza non consiste nella &quot;verit\u00e0&quot;, che per Nietzsche non c&#8217;\u00e8 affatto, ma nell&#8217;atto. L&#8217;atto si chiama aforisma. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;aforisma strappa la maschera dal volto del mondo, le vesti dal corpo. Ora ci sta dinnanzi qualcosa di nudo, per lo pi\u00f9 qualcosa di &quot;umano, troppo umano&quot;, ed implora simpatia, perch\u00e9 gli \u00e8 stata appena tolta la giustificazione della sua esistenza: tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo ricopre di belletto ideologico e fronzoli morali per la sua &quot;volont\u00e0 di vita&quot;, ci\u00f2 a cui mette maschere, per non doverne svelare il vero volto, gli cade di dosso. L&#8217;uomo moderno &#8211; un re con nuovi abiti. Spesso l&#8217;aforisma non \u00e8 solo mascheramento, ma compiaciuta violenza: il crudele infilzare con la penna, il frantumarsi di piedi d&#8217;argilla, il sezionare con l&#8217;affilato scalpello, che fa scorrere sangue e, peggio ancora, porta alla luce verit\u00e0 che non si dovrebbero dire. Ma all&#8217;aforisma non importa della verit\u00e0. Solo la societ\u00e0 ne ha bisogno, edificio di bugie pattuite che assicura la sua conservazione.<\/em><\/p>\n<p>Ora, se non c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0, non c&#8217;\u00e8 neppure un Essere che le faccia da sostrato, che la giustifichi e la inveri: tutta la filosofia diviene un volontarismo dei valori, perch\u00e9 l&#8217;unica cosa che importi \u00e8 decidere che cosa faccia al caso mio, qui ed ora. Certo, si tratta di un nichilismo, e sia pure di tipo attivo: nel senso che il soggetto pu\u00f2 scegliere, nel &quot;vuoto&quot; di verit\u00e0 in cui ogni cosa si muove, come entro una nebbia, in qual senso sia bene, <em>per lui<\/em>, decidere una data questione. Pertanto possiamo definire, a ragione, tutte le filosofie dell&#8217;atto come &quot;ontofobiche&quot; (l&#8217;espressione \u00e8 di Vittorio Possenti), ossia come filosofie che rispondo negativamente all&#8217;antichissima domanda sull&#8217;Essere, base della speculazione di Aristotele (e, poi, di San Tommaso d&#8217;Aquino) e, in genere, del pensiero greco e medioevale.<\/p>\n<p>In tale prospettiva, risulta che filosofie tendenzialmente nichiliste sono tutte le filosofie idealistiche, che riducono l&#8217;intera realt\u00e0 a pensiero del Soggetto; e, pi\u00f9 ancora, quella estrema forma dell&#8217;idealismo che \u00e8 l&#8217;attualismo gentiliano.<\/p>\n<p>Ad eccezione di Julius Evola, del quale ci siamo altrove occupati (cfr. Francesco Lamendola, <em>Alcuni aspetti del pensiero filosofico di Julius Evola<\/em>, saggio pubblicato sugli <em>Atti<\/em> dell&#8217;Ateneo di Treviso nel 2008, ma consultabile anche sul sito di Arianna Editrice), quello di Giovanni Gentile risulta essere il pi\u00f9 compiuto e coerente approdo nichilistico di tutte le filosofie che traggono origine dalla dialettica hegeliana.<\/p>\n<p>Riassumiamo brevissimamente.<\/p>\n<p>Secondo Gentile, l&#8217;errore di Hegel \u00e8 stato quello di aver delineato una dialettica del <em>pensato<\/em>, ossia della realt\u00e0 pensabile, mentre &#8211; a suo avviso &#8211; non pu\u00f2 darsi dialettica se non del soggetto pensante, colto, quest&#8217;ultimo, nell&#8217;atto medesimo del pensiero. La dialettica, infatti, \u00e8 sinonimo di sviluppo e divenire, ossia non pu\u00f2 riferirsi o applicarsi a un qualche cosa che esista oggettivamente in s\u00e9 stesso &#8211; l&#8217;ontofobia di cui dicevamo poc&#8217;anzi -, ma solo ad una azione concreta del soggetto, e precisamente l&#8217;azione del pensare. E, di conseguenza, la vera realt\u00e0, anzi, la sola ed unica realt\u00e0, \u00e8 il pensiero che pensa, il pensiero in atto, ossia il soggetto attuale del pensiero. Questo \u00e8 il nucleo dell&#8217;attualismo gentiliano: l&#8217;intera realt\u00e0 come manifestazione del soggetto pensante.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 ancora che di nichilismo, si potrebbe dire che si tratta di una forma classica di solipsismo la quale, per certi aspetti, richiama l&#8217;<em>esse est percipi<\/em> di Berkeley (cfr. Francesco Lamendola, <em>Introduzione alla filosofia di George Berkeley<\/em>; anche questo saggio \u00e8 consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Un altro elemento notevole dell&#8217;attualismo \u00e8, come accennavamo poc&#8217;anzi, la scomparsa dall&#8217;orizzonte speculativo di un principio ontologico di verit\u00e0, l&#8217;unica verit\u00e0 possibile essendo quella del soggetto pensante, nell&#8217;atto del pensiero.<\/p>\n<p>Scrivono Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero in <em>Filosofi e filosofie nella storia<\/em> (Torino, Paravia, 1992, vol. 3, p. 382):<\/p>\n<p><em>(&#8230;) \u00c8 bens\u00ec vero che il soggetto, in quanto pensa, pensa necessariamente qualcosa che \u00e8 per lui un<\/em> oggetto<em>; ma l&#8217;oggetto del pensiero, sia esso la natura o Dio, il proprio io o quello degli altri, non ha realt\u00e0 fuori dell&#8217;<\/em>atto del pensiero <em>che lo pensa e, pensandolo, lo pone. Quest&#8217;atto \u00e8, dunque, creatore, e in quanto creatore, infinito, perch\u00e9 non ha nulla fuori di s\u00e9 che possa limitarlo. Questo principio realizza la rigorosa e totale<\/em> immanenza <em>di ogni realt\u00e0 nel soggetto pensante. N\u00e9 la n\u00e9 Dio e neppure il passato e l&#8217;avvenire, il male e il bene, l&#8217;errore e la verit\u00e0 sussistono comunque fuori dell&#8217;atto del pensiero. Gli sviluppi che Gentile ha dato alla sua dottrina consistono essenzialmente nel mostrare l&#8217;immanenza di tutti gli aspetti della realt\u00e0 nel pensiero che li pensa e nel risolverli in questo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il pensiero in atto \u00e8 il<\/em> Soggetto trascendentale<em>, l&#8217;Io universale o assoluto. Il soggetto empirico, cio\u00e8 l&#8217;uomo singolo, \u00e8 un oggetto dell&#8217;Io trascendentale, un oggetto che esso pone (cio\u00e8 crea) pensandolo, e di cui, nello stesso tempo che lo pone, , supera l&#8217;individualit\u00e0, universalizzandolo. Gli altri io sono anch&#8217;essi oggetti, in quanto altri, nell&#8217;atto di conoscerli l&#8217;Io trascendentale li unifica e li identifica con s\u00e9. La natura, come una realt\u00e0 presupposta al pensiero, \u00e8 una finzione. Essa non sussiste che come particolarit\u00e0 e individualit\u00e0 dell&#8217;oggetto pensato e presuppone quindi l&#8217;atto del pensiero che la pensa appunto come particolare e individuale.<\/em><\/p>\n<p><em>Di fronte allo spirito che \u00e8 assoluta<\/em> libert\u00e0<em>, perch\u00e9 assoluta creativit\u00e0, l&#8217;oggetto o l&#8217;essere \u00e8<\/em> necessit\u00e0<em>. Dio, la natura, l&#8217;idea, il fatto, sono necessari perch\u00e9 sono gi\u00e0 posti dal pensiero e sono quindi diventarti, per il pensiero, entit\u00e0 immobili che non possono essere diverse da quelle che sono. Ma il pensiero che le pone, nell&#8217;atto in cui le pone, \u00e8 libero e incondizionato e non obbedisce che alla propria interna necessit\u00e0. Per questa libert\u00e0 appunto esso \u00e8 creatore. La sua attivit\u00e0 non \u00e8 mai pura teoria (cio\u00e8 contemplazione) di una realt\u00e0 gi\u00e0 fatta, ma sempre azione, attivit\u00e0 creatrice. La legge stessa che lo spirito si pone e a cui si conforma \u00e8 creazione dello spirito. Lo spirito \u00e8 auto-creazione,<\/em> autoctisi.<\/p>\n<p>Qui, come si vede, abbiamo un vero e proprio capovolgimento di prospettiva rispetto alla filosofia classica.<\/p>\n<p>Non solo gli altri io sono ridotti al rango di oggetti, oggettivazione che &#8211; evidentemente &#8211; ce ne preclude l&#8217;essenza profonda; non solo essi, nell&#8217;atto conoscitivo, perdono ogni consistenza ontologica e si identificano col soggetto che, pensandoli, li pone e li ingloba in s\u00e9 stesso; ma, addirittura, l&#8217;essere (con la &quot;e&quot; minuscola) diviene sinonimo di necessit\u00e0, mentre solo allo spirito pensante spetta l&#8217;attributo della libert\u00e0, nella sua forma pi\u00f9 alta: la perenne creazione di s\u00e9 medesimo, l&#8217;autoctisi.<\/p>\n<p>Si direbbe che il pensiero, con l&#8217;attualismo gentiliano, sia pervenuto ad un vero e proprio delirio di onnipotenza. Eppure si tratta di uno sviluppo coerente, coerentissimo di quella interpretazione kantiana e neokantiana delle Idee platoniche, di cui massimo esponente \u00e8 stato P. Natorp. Secondo quest&#8217;ultimo, infatti, in Platone <em>l&#8217;essere delle Idee<\/em> va inteso come <em>essere del pensiero<\/em>, con l&#8217;inevitabile conseguenza che essere e pensiero coincidono e le Idee altro non sono che le leggi del pensiero oggettivo.<\/p>\n<p>Inoltre, se questo \u00e8 vero, \u00e8 altrettanto vero che le Idee platoniche esprimono l&#8217;<em>a priori<\/em> in senso moderno, per cui anche la celebre teoria dell&#8217;anamnesi non \u00e8 altro che espressione della scoperta dell&#8217;autocoscienza e dell&#8217;apriorit\u00e0 di essa.<\/p>\n<p>Osserva Giovanni Reale in <em>Platone<\/em> ( <em>Questioni di storiografia filosofica<\/em>, Brescia, la Scuola Editrice, 1975, vol. 1, pp. 208-209):<\/p>\n<p><em>L&#8217;autocoscienza (e questo il Natorp lo ricava dal<\/em> Menone<em>) non \u00e8 pi\u00f9 divisa dalla coscienza dell&#8217;oggetto: infatti non esiste pi\u00f9 alcun oggetto che non venga costituito nel concetto di conoscenza, secondo le leggi che sono proprie del conoscere. La conoscenza, la pura conoscenza \u00e8 concetto autoproduttore, in cui, soltanto, l&#8217;oggetto diventa per noi certo. \u00c8 la legge propria della coscienza quella che produce l&#8217;oggetto, che \u00e8, appunto, oggetto di coscienza.<\/em><\/p>\n<p>Dalla coscienza autoproducentesi di coloro che interpretano il platonismo in senso kantiano, all&#8217;autoctisi gentiliana, il passo non \u00e8 eccessivamente lungo n\u00e9 illogico. Inutile dire che la dottrina della conoscenza come ricordo, presente nel <em>Menone<\/em>, si pu\u00f2 interpretare anche in altra maniere; ce ne siamo gi\u00e0 occupati in un precedente saggio (<em>Conoscere \u00e8 ricordare. Struttura e temi del \u00abMenone\u00bb platonico<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice). Ma l&#8217;idealismo moderno ha imboccato, pi\u00f9 o meno decisamente, questa via: e a Gentile va riconosciuto, se non altro, il coraggio intellettuale di spingersi senza esitare fino agli esiti estremi della teoria secondo la quale la legge stessa che lo spirito si pone e a cui si conforma \u00e8 creazione dello spirito.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il pensiero di Gentile a proposito della religione attenua di molto questa coerenza intellettuale, per non dire che lo pone apertamente in contraddizione con se stesso. Infatti la religione, per il filosofo siciliano, corrisponde alla negazione del soggetto nell&#8217;oggetto, ossia si definisce come atto nel quale il soggetto oblia se medesimo in un oggetto assoluto, Dio, e arriva alla negazione della propria libert\u00e0. Allora il soggetto non concepisce pi\u00f9 la creazione come autoctisi, ossia come creazione che il soggetto fa di se stesso, ma come eteroctisi, ossia come creazione che del soggetto fa l&#8217;Oggetto, vale a dire Dio.<\/p>\n<p>Ne consegue che la conoscenza, posizione dell&#8217;oggetto da parte del soggetto, cede il passo alla rivelazione che l&#8217;oggetto fa al soggetto di s\u00e9 stesso, mentre alla volont\u00e0 di bene del soggetto come creazione del bene stesso, subentra la grazia, che \u00e8 il bene (Dio) che si dona al soggetto. Eppure rimane oscuro, a nostro parere, il modo in cui emerge l&#8217;Oggetto divino, a meno che si tratti puramente e semplicemente di un auto-inganno del soggetto, che crea Dio dimenticando la propria vera natura.<\/p>\n<p>Altrettanto oscuro ci sembra come Gentile, partendo da una tale concezione, abbia potuto dichiararsi convinto cristiano e buon cattolico, eppure \u00e8 cos\u00ec, e il filosofo lo sostenne ancora nel 1943, in quella conferenza, intitolata <em>La mia religione<\/em>, che pu\u00f2 considerarsi come il suo testamento spirituale.<\/p>\n<p>Scrive a questo proposito Aldo Lo Schiavo nella <em>Introduzione a<\/em> <em>Gentile<\/em> (Bari, Laterza, 1974, 2001, pp. 160-161):<\/p>\n<p><em>N\u00e9 \u00e8 da pensare che la religione si determini, per il nostro pensatore, come un semplice limite o momento transitorio dell&#8217;autocoscienza, superato o destinato ad essere superato in un momento successivo. Al contrario, in questi ultimi scritti in modo pi\u00f9 netto che nei precedenti, tale limite si configura esplicitamente quale &quot;limite eterno&quot;, esigenza veramente insuperabile, che l&#8217;atto dello spirito fronteggia<\/em> a parte ante <em>come<\/em> a parte post. <em>Vale a dire: se per un verso essa si presenta nello spirito come momento negativo, in forza del quale l&#8217;uomo si umilia e si annulla di fronte a Dio, per altro pi\u00f9 sostanziale verso riscopre la sua essenziale funzione, in quanto \u00abl&#8217;uomo che ha negato se stesso come opposto a Dio, s&#8217;immerge e s&#8217;immedesima con lui, si divinizza o santifica, partecipando dell&#8217;essere, del pensare, del volere divino. Il misticismo che \u00e8 questa immedesimazione dell&#8217;uomo con Dio [&#8230;] pu\u00f2 deprimere ma deve pure esaltare la coscienza dell&#8217;uomo\u00bb. In questo farsi dell&#8217;uomo tutt&#8217;uno con Dio \u00e8 il costituirsi di una vera societ\u00e0, quella fondamentale societ\u00e0 dalla quale tutte le altre particolari dipendono: ed \u00e8 anche il principio perenne e universale della religione.<\/em><\/p>\n<p>In effetti &#8211; come vedremo pi\u00f9 avanti &#8211; ci\u00f2 cui conduce una siffatta impostazione del fatto religioso non pu\u00f2 che portare, nel quadro complessivo dell&#8217;attualismo gentiliano, a una vera e propria &quot;immanentizzazione di Dio&quot;, a una sorta di panteismo che risolve il Soggetto nell&#8217;Oggetto e viceversa, Dio nell&#8217;uomo e l&#8217;uomo in Dio, secondo una linea di pensiero che risale indietro almeno fino a Spinoza, se non pure al naturalismo del Rinascimento italiano (da Telesio a Bruno a Campanella).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, ci sembra che sia possibile distinguere una linea di pensiero che corre, coerentemente, da Kant a Hegel e da Nietzsche a Gentile; una linea di pensiero che tende a ridurre la realt\u00e0 a produzione di pensiero del soggetto pensante e a risolvere le <em>domande<\/em> della filosofia in atto: l&#8217;atto del disvelamento di un soggetto che crea continuamente, da s\u00e9 stesso, le cose che pensa e, pensandole, le pone, ossia le produce.<\/p>\n<p>Questa contiguit\u00e0 \u00e8 stata bene messa a fuoco, a nostro avviso, da Vittorio Possenti nel suo bel libro <em>Terza navigazione. Nichilismo e metafisica<\/em> (Roma, Armando Editore, 1998, pp. 158-159), che abbiamo gi\u00e0 citato nel precedente articolo <em>La chiamata dell&#8217;Essere agli enti come l&#8217;ammiccare infinito di vivide stelle<\/em>:<\/p>\n<p><em>Sebbene Giovanni Gentile avrebbe rifiutato con orrore che nella sua opera circoli una<\/em> vague <em>nichilista, a nostro avviso non molto inferiore per potenza a quella pi\u00f9 esplicita di Nietzsche, pi\u00f9 o meno intenzionalmente egli ha offerto una determinazione del nichilismo speculativo e della metafisica che per antitesi si collega alla nostra: \u00abLa metafisica comincia e finisce nel dommatismo dell&#8217;intuito, inteso a cogliere le verit\u00e0 realisticamente intese\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La filosofia gentiliana costituisce una logica linea di sviluppo del kantismo, quella che si ottiene mantenendo l&#8217;interdetto sull&#8217;intuizione intellettuale e intendendo l&#8217;unit\u00e0 sintetica dell&#8217;appercezione trascendentale come fare\/prassi trascendentale, che produce l&#8217;oggetto, mentre la faticosa deduzione kantiana delle categorie viene classificata nel &quot;pensiero pensato&quot;. Kant aveva introdotto l&#8217;idea dell&#8217;attivit\u00e0 sintetica dell&#8217;Io penso, lasciando per\u00f2 contro ad essa una datit\u00e0 sensibile irriducibile, per cui l&#8217;Io produce solo la forma non anche la materia dell&#8217;esperienza e del conoscere. Gentile canceller\u00e0 con un tratto di penna la seconda e riporter\u00e0 tutto all&#8217;Io, con l&#8217;esito che la totalit\u00e0 del reale si identifica col soggetto nell&#8217;atto stesso del suo sviluppo e l&#8217;intero \u00e8 unicamente processuale a partire dall&#8217;Io.<\/em><\/p>\n<p><em>Effetto logico immediato del prassismo gentiliano e del connesso primato del divenire \u00e8 lo svuotamento del concetto sesso di essenza, quale permanente nucleo intelligibile dell&#8217;ente. Gentile aveva mostrato sicuro fiuto quando inizi\u00f2 la sua carriera filosofica con un&#8217;interpretazione delle marxiane<\/em> Tesi su Feuerbach<em>, ravvisando la chiave di volta del marxismo nel concetto di prassi. Una volta rigettato il materialismo, filosofia della prassi sar\u00e0 anche il pensiero di Gentile, per il quale il sapere \u00e8 produzione e sintesi della mente. Cognizione come prassi, perci\u00f2, in cui l&#8217;intuito intellettuale \u00e8 completamente rifiutato sulla base dell&#8217;idea che l&#8217;essere non \u00e8 un dato ma un prodotto dell&#8217;unica e concreta categoria logica: l&#8217;atto del pensiero. In certo modo l&#8217;intero attualismo \u00e8 riassunto in una sola formula: \u00abNon solo il pensiero \u00e8 atto, ma l&#8217;atto \u00e8 pensiero\u00bb, che compie la piena risoluzione dell&#8217;<\/em>esse <em>reale nella logica.<\/em><\/p>\n<p><em>Nello stesso tempo esso si presenta come forma massima della filosofia del divenire, che conduce alla distruzione della<\/em> veritas incommutabilis<em>: filosofia dello spirito, s\u00ec, ma che sfocia in una compiuta immanenza, opposta alla trascendenza come al materialismo volgare. Il rifiuto della metafisica e del platonismo e la piena immanentizazione di Dio (<\/em>Deus manet in nobis et nos est<em>) rappresentano due assunti centrali dell&#8217;attualismo, che esprime poi con l&#8217;autoctisi un assoluto primato della prassi: in esso tralucono elementi di volont\u00e0 di potenza, che suggeriscono una certa vicinanza tra Nietzsche e Gentile. Essa andrebbe pensata come un evento notevole della modernit\u00e0 europea, anche per l&#8217;intenzionalit\u00e0 fondamentalmente rivoluzionaria e riformatrice che anima i due pensatori. Non senza motivi Gentile pu\u00f2 essere definito come il filosofo della rivoluzione permanente, in ci\u00f2 non lontano dal nicciano capovolgimento di tutti i valori. Se questa diagnosi dovesse venir confermata, si dovrebbe concludere che \u00e8 accaduto un cedimento di Gentile a Nietzsche, con una parziale conferma della diagnosi heideggeriana secondo cui in Nietzsche si conclude la metafisica occidentale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;essenza del nichilismo teoretico di Gentile sta nell&#8217;abbandono della conoscenza reale delle cose, sostituita da una mera logica in cui il movimento dialettico del pensiero vuole spacciarsi per conoscenza reale. L&#8217;attualismo sar\u00e0 dunque non un&#8217;ontologia, ma una logica del pensare, cio\u00e8 propriamente una<\/em> gnoseo-logica<em>, in cui l&#8217;unica e concreta categoria logica \u00e8 l&#8217;atto del pensiero: la \u00abnuova metafisica, che \u00e8<\/em> logica <em>per sua natura\u00bb, scriver\u00e0. In questa risoluzione radicale, in cui consiste tutta la novit\u00e0 dell&#8217;attualismo, la realt\u00e0 non \u00e8 altro che lo stesso spirito, che per essere reale deve avere tutto dentro se stesso. Di conseguenza la filosofia \u00e8 scienza del pensiero, ossia soltanto ed esclusivamente logica, giacch\u00e9 il suo oggetto adeguato \u00e8 solo il pensiero: non il pensiero come parte della realt\u00e0, bens\u00ec come tutta la realt\u00e0. Trasformata da scienza dell&#8217;ente in quanto ente in scienza del pensiero, la filosofia si mostra come attivit\u00e0 produttiva cos\u00ec delle cose umane, come di quelle che un tempo si dissero divine.<\/em><\/p>\n<p><em>In tali asserti, qui appena accennati, ma che percorrono da un capo all&#8217;altro l&#8217;opera gentiliana, il neoidealismo si mostra impari al compito di conoscere la conoscenza. In luogo di una spregiudicata riflessione sui dati primi del fenomeno conoscitivo, che si proponga di comprenderli in una teoria coerente, l&#8217;attualismo muove verso una affrettata identificazione di metafisica e di logica, all&#8217;insegna di una compiuta ontologizzazione della sfera logica, in cui regola reggente \u00e8 l&#8217;opposizione invalicabile fra intuizione intellettuale e sintesi a priori. Nell&#8217;equivoco in cui l&#8217;essere reale \u00e8 risolto in quello logico e la metafisica nella logica, Gentile \u00e8 incorso in maniera pi\u00f9 radicale di Hegel. Il realismo non deve perci\u00f2 salvare una presunta verit\u00e0 dell&#8217;idealismo, ma spiegarne l&#8217;errore, che consiste nella riduzione del soggetto conoscente a conoscenza, per cui il pensiero non \u00e8 pi\u00f9 un attributo di esseri esistenti, ma<\/em> sostanza <em>pura ed atto primo. L&#8217;essere \u00e8 puro conoscere, il vero essere \u00e8 pensiero, l&#8217;unico universale \u00e8 l&#8217;atto del pensare: espressioni che ricorrono di frequente nella pagina gentiliana.<\/em><\/p>\n<p>Inoltre, per almeno due aspetti l&#8217;attualismo gentiliano \u00e8 correlato con la filosofia di George Berkeley.<\/p>\n<p>Il primo aspetto riguarda l&#8217;intuizione metafisica che, identificando attivit\u00e0 e realt\u00e0, attribuisce quest&#8217;ultima esclusivamente allo Spirito (nel pensatore inglese, a Dio come Spirito infinito e, attraverso di lui, agli spiriti finiti).<\/p>\n<p>Il secondo aspetto riguarda la dottrina dell&#8217;essere come esser percepito, <em>esse est percipi<\/em>: Berkeley sostiene che la realt\u00e0 dell&#8217;oggetto si risolve nella percezione del soggetto; ma, si badi: solo nella sua percezione <em>attuale.<\/em> Non formula, cio\u00e8, una asserzione completa circa l&#8217;esistenza dell&#8217;oggetto: nulla dice sul <em>prima<\/em> e sul <em>poi<\/em> del fatto concreto della percezione di esso da parte del soggetto. Si vede bene come tale posizione sia vicina a quella dell&#8217;attualismo gentiliano, secondo il quale tutta la realt\u00e0 \u00e8 pensiero in atto, ovvero soggetto attuale del pensiero. Ogni realt\u00e0, per Gentile, \u00e8 immanente al soggetto pensante: ma il soggetto pensante non \u00e8 altro che pensiero attuale. Fuori dell&#8217;atto puro del pensare, niente si pu\u00f2 affermare circa la realt\u00e0 del soggetto medesimo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 inevitabile che sia cos\u00ec, una volta che la metafisica venga ridotta a logica e l&#8217;essere reale si risolva in quello meramente logico. Una volta che il pensiero venga ontologizzato, la realt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 la <em>rappresentazione<\/em> del pensiero di singoli esseri esistenti, ma &#8211; come direbbe Aristotele &#8211; <em>sostanza pura<\/em> e <em>atto primo<\/em>: realt\u00e0 anteriore ai singoli esseri ed autosussitente. Anzi: l&#8217;unica e sola realt\u00e0 effettiva: Spirito Assoluto di hegeliana memoria; ma &#8211; invero curiosamente &#8211; Spirito senza Essere; Spirito di pensiero; pensiero, in qualche modo, sostanzializzato.<\/p>\n<p>Che tutta la realt\u00e0 sia spirito; che questo spirito sia pensiero puro e non pensiero concreto; che sia pensiero del soggetto pensante, il quale crea da se stesso le cose pensate: mai la filosofia occidentale si era spinta tanto avanti sulla via del nichilismo, inteso come oblio dell&#8217;Essere e come distruzione di ogni principio di verit\u00e0 oggettiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u00abfilosofia dell&#8217;atto\u00bb per eccellenza \u00e8, senza dubbio, quella di Friedrich Nietzsche. 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