{"id":25316,"date":"2011-12-04T06:27:00","date_gmt":"2011-12-04T06:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/04\/quella-scienza-genetica-malvagia-che-vuol-fabbricare-una-nuova-razza-artificiale\/"},"modified":"2011-12-04T06:27:00","modified_gmt":"2011-12-04T06:27:00","slug":"quella-scienza-genetica-malvagia-che-vuol-fabbricare-una-nuova-razza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/04\/quella-scienza-genetica-malvagia-che-vuol-fabbricare-una-nuova-razza-artificiale\/","title":{"rendered":"Quella scienza genetica malvagia che vuol fabbricare una nuova razza artificiale"},"content":{"rendered":"<p>Lo stanno facendo.<\/p>\n<p>Nei laboratori di una scienza malvagia, stanno gi\u00e0 facendo esperimenti mostruosi, volti alla fabbricazione di ibridi e chimere, con l&#8217;obiettivo finale di produrre una &quot;super-razza&quot; dominatrice, al cui confronto i sogni hitleriani del superuomo ariano appaiono come i balbettamenti goffi e quasi ridicoli di un bambino inconsapevole.<\/p>\n<p>E mentre ci\u00f2 avviene, non mancano i volonterosi pensatori disposti ad avallare in anticipo (ma, in realt\u00e0, a posteriori), in nome di un&#8217;etica, come essi dicono, &quot;non sentimentale&quot;, qualunque aberrante esperimento genetico, sia sulle piante e sugli animali, sia sull&#8217;uomo stesso.<\/p>\n<p>Uno di questi signori razionali e non sentimentali, tipico rappresentante della flemma britannica, \u00e8 il filosofo John Harris, classe 1945, docente di Filosofia applicata nel centro di Etica e Politiche Sociali dell&#8217;Universit\u00e0 di Manchester, ove attualmente ha l&#8217;incarico di Direttore di Ricerca, nonch\u00e9 professore di Bioetica presso la stessa universit\u00e0. \u00c8 anche uno dei direttori dell&#8217;istituto di Medicina, Legge e Bioetica dell&#8217;Universit\u00e0 di Manchester e di quella di Liverpool. Fra i suoi libri pi\u00f9 noti si ricordano \u00abViolence and responsibility\u00bb (1980), \u00abThe value of life\u00bb (1985), \u00abWonderwoman and Superman\u00bb (1993, tradotto in Italia nel 1997).<\/p>\n<p>In nome del sangue freddo anglosassone, Harris rifiuta l&#8217;etica sentimentale con l&#8217;argomento che non sempre lo sdegno o la ripugnanza che le persone provano nei confronti di una determinata cosa \u00e8, di per s\u00e9, sdegno morale. A riprova di ci\u00f2, ricorda quante pratiche, socialmente accettate in determinati tempi e luoghi, perch\u00e9 conformi a determinati pregiudizi, appunto, sentimentali, sono, in effetti, decisamente brutali e crudeli.<\/p>\n<p>Veramente si tratta di un argomento un po&#8217; debole: sia perch\u00e9, come tutti gli argomenti per esclusione, mostra che l&#8217;etica sentimentale pu\u00f2 essere discutibile, ma non che il suo contrario, vale a dire un&#8217;etica puramente razionale, sia migliore; sia perch\u00e9 trae delle conclusioni maggiori della premessa: dal fatto che, in alcune circostanze, l&#8217;etica sentimentale sia capace di giustificare e perpetuare comportamenti crudeli, non deriva che essa sia da rigettare &quot;in toto&quot;: non pi\u00f9 di quanto una medicina, che talvolta non sia riuscita a guarire alcuni pazienti, sia da gettare nel cestino, a dispetto del fatto che ne abbia risanati parecchi altri.<\/p>\n<p>Ma tant&#8217;\u00e8: specialmente nel suo ormai famoso libro \u00abWonderwoman e Superman\u00bb, Harris si compiace non solo di uno stile, ma di un complessivo modo di ragionare che punta continuamente al paradosso, allo scandalo, allo stupore e allo sconcerto: se non stessimo parlando di filosofia, o almeno di qualcosa che vorrebbe assomigliarle, ci verrebbe spontaneo fare un paragone con la poetica marinista della meraviglia, nella quale la cosa pi\u00f9 importante era quella di stupire il pubblico, a qualsiasi costo e con qualunque mezzo.<\/p>\n<p>Harris si compiace, con una vena di narcisismo appena dissimulata (e che ricorda certi gigionismi perfino imbarazzanti di Bertrand Russell), di fare letteralmente a pezzi tutte le certezze del lettore, mostrandone l&#8217;inconsistenza logica e l&#8217;insufficienza conoscitiva; nel suo furore iconoclasta non si ferma davanti a nulla e a nessuno, conservando per\u00f2 quella inossidabile imperturbabilit\u00e0 e, peggio, quella caratteristica forma di &quot;humour&quot; britannico, che si manifesta nella risata a denti stretti e che suona semplicemente fuori luogo, in quel contesto bioetico in cui essa viene tanto disinvoltamente adoperata.<\/p>\n<p>Per fare un esempio dell&#8217;anticonformismo di Harris, si pu\u00f2 citare la sua posizione circa la questione della clonazione umana: quello che lo stupisce \u00e8 che ci si stupisca; di fatto, egli argomenta, in natura gi\u00e0 esiste la situazione di cui tanto si fa rumore quando si tratta di un risultato prodotto dalla bioingegneria: quella dei fratelli gemelli. Quanto al pericolo che la clonazione umana venga utilizzata per assecondare filosofie aberranti, come quella del nazismo, Harris se la cava con una battuta: si tratta di fantasticherie dovute alla suggestione di qualche film spettacolare.<\/p>\n<p>Quando, poi, passa alla questione della creazione di ibridi e chimere, Harris oppone, come obiezione numero uno, che tali creature spaventerebbero i cavalli: e qui verrebbe gi\u00e0 voglia di chiudere il libro, per almeno due ragioni: perch\u00e9 chi pensava di stare leggendo un libro di filosofia si sente preso in giro e perch\u00e9 non \u00e8 mai piacevole seguire l&#8217;umorismo di chi \u00e8 l&#8217;unico a trovare divertenti le proprie barzellette.<\/p>\n<p>Tuttavia, se si riesce a vincere il fastidio e a proseguire la lettura, si scopre che le altre due obiezioni sono che tali creature mostruose potrebbero &quot;disturbare&quot; il prossimo e che, probabilmente, sarebbero infelici esse stesse. Lasciamo perdere la seconda obiezione e consideriamo la terza: qui viene a galla il substrato filosofico di tutti quelli che, come Harris, si pongono in maniera &quot;spassionata&quot; e &quot;non emotiva&quot; davanti ai giganteschi problemi della bioetica: l&#8217;utilitarismo e l&#8217;edonismo, entrambi di marca squisitamente anglosassone.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 buona e lecita se risulta utile (ma per chi?) e se produce &quot;felicit\u00e0&quot;, illuministicamente intesa come benessere cumulativo; se non \u00e8 utile e se non produce felicit\u00e0, allora vi sono le condizioni sufficienti e necessarie per non farla o per non prolungarla. Inutile dire quali siano le dirette conseguenze di una tale filosofia nei confronti di una vita umana che non risponde a tali requisiti&#8230;<\/p>\n<p>Harris, dunque, distingue fra i diversi tipi di manipolazione genetica, diversi quanto alle intenzioni e agli scopi; quella migliorativa, a suo avviso, non si pone in un&#8217;ottica diversa da quella, universalmente ammessa, dell&#8217;educazione del bambino da parte degli adulti, basata suo principio che alcuni mutamenti devono essere incoraggiati, altri scoraggiati, allo scopo di migliorare l&#8217;intelligenza e le prestazioni fisiche dell&#8217;individuo.<\/p>\n<p>Era inevitabile che ci\u00f2 accadesse.<\/p>\n<p>Una volta stabilito il principio della liceit\u00e0 della manipolazione genetica a fini di eugenetica negativa, in particolare per prevenire la nascita di bambini con gravi patologie, era logico che prima o poi qualcuno avrebbe spostato la frontiera un po&#8217; pi\u00f9 in l\u00e0, sino ad includervi le finalit\u00e0 migliorative: perch\u00e9 non agevolare la nascita di bambini pi\u00f9 intelligenti e pi\u00f9 prestanti fisicamente? Qualcuno doveva dirlo e cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p>Che ci\u00f2 comporti la selezione di una super-razza di individui dotati al di sopra della media, \u00e8 solo la logica conseguenza. Del resto, Tommaso Campanella non aveva proposto, nella sua \u00abCitt\u00e0 del Sole\u00bb, che i sacerdoti-scienziati-ministri selezionassero gli uomini e le donne destinati ai rapporti sessuali, ad esempio stabilendo che i magri si accoppiassero con le donne grasse e viceversa, affinch\u00e9 la procreazione desse luogo ad una razza pi\u00f9 sana e robusta?<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che, sul terreno della bioetica, la discussione su questi temi \u00e8 rimasta finora limitata all&#8217;interno di un numero ristretto di persone, senza coinvolgere il vasto pubblico; e che, fra quanti hanno mosso obiezioni alle spregiudicate posizioni sostenute da John Harris, molti si sono mantenuti sul terreno kantiano del Logos calcolante e strumentale, reagendo cio\u00e8 in nome non della persona umana, ma del bene irrinunciabile della sua &quot;ragione&quot;.<\/p>\n<p>Roberto Satolli, per esempio, in un articolo apparso a suo tempo sulla rivista \u00abBioetica\u00bb (U. Satolli, \u00abChe bella scoperta: la razza\u00bb, in \u00abBioetica. Rivista interdisciplinare\u00bb, Editore Zadig, Milano, 1998, n. 1, pp. 81-86), osservava:<\/p>\n<p>\u00abSe \u00e8 lecito cercare il miglioramento della prestanza fisica e dell&#8217;intelligenza mediante l&#8217;educazione, &quot;perch\u00e9 questi scopi non dovrebbero poter essere perseguiti dalla scienza medica?&quot; si chiede il filosofo [Harris].<\/p>\n<p>Arrivati a questo punto cruciale il lettore critico pu\u00f2 avere l&#8217;impressione di scoprire un punto debole importante: l&#8217;idea di educazio0ne che Harris propone come analogia assomiglia assai pi\u00f9 alla formazione di buoni soldati in una severa accademia militare (ove \u00e8 predeterminato il risultato che si vorrebbe ottenere e sono leciti tutti i mezzi per raggiungerlo, anche violenti) che ai metodi di una buona pedagogia rispettosa dell&#8217;autonomia dell&#8217;educando.<\/p>\n<p>Ancora una vota Kant pu\u00f2 essere una guida. Nelle sue &quot;Lezioni di pedagogia&quot; sostiene che l&#8217;azione educativa (con qualsiasi strumento venga perseguita) soddisfa criteri di eticit\u00e0 solo se persegue la promozione del consapevole esercizio della ragione in ogni campo; in altri termini le istituzioni educative sono eticamente accettabili solo se si pongono l&#8217;obiettivo del massimo sviluppo dell&#8217;autonomia dei soggetti educati. La predeterminazione genetica dei risultati non sembra soddisfare queste condizioni.<\/p>\n<p>Forse tutto il mondo futuro vagheggiato da Harris (compresa la nuova stirpe umana, i cui membri sarebbero indotti, anche se non costretti, a riprodursi tra loro) assomiglia a una gigantesca caserma. Nella quale ci si ingegna a produrre quelle differenze di razza umana che non esistono in natura, come hanno definitivamente dimostrato gli studi del genetista italiano Luigi Cavalli Sforza. Ma che una volta create artificialmente con l&#8217;ingegneria genetica potranno dispiegare un potenziale malefico e distruttivo infinitamente magiore di quello gi\u00e0 dimostrato nello stato di pur pregiudizio senza base scientifica. Una prospettiva che dovrebbe preoccupare anche chi ha come unico criterio etico l&#8217;idea che non si devono introdurre nel mondo sofferenze superflue.\u00bb<\/p>\n<p>Questo ragionamento ci trova perfettamente d&#8217;accordo nella conclusione, non per\u00f2 nel modo attraverso cui vi si perviene.<\/p>\n<p>Che fare di quei soggetti, di quei nascituri, per i quali non \u00e8 possibile prevedere un &quot;massimo sviluppo di autonomia&quot;, e tanto meno &quot;un consapevole esercizio della ragione in ogni campo&quot;; ma che, nondimeno, sono suscettibili di sensibilit\u00e0, affettivit\u00e0, fantasia, sentimento?<\/p>\n<p>Che dire di tutti coloro per i quali non \u00e8 possibile stabilire nettamente in che cosa consista la loro vita interiore e quale estensione possa raggiungere, quale profondit\u00e0, insomma quale dimensione qualitativa?<\/p>\n<p>Se si pretende di far coincidere il bene con la ragione, come fanno, per principio, tutti i kantiani e i neokantiani, allora perch\u00e9 ci si dovrebbe ribellare all&#8217;idea che una gigantesca caserma di superuomini e superdonne sia meno desiderabile di un mondo imperfetto, contraddistinto da errori, malattie, sofferenze, oltre che da elementi incontestabilmente positivi?<\/p>\n<p>Secondo la ragione, la sofferenza \u00e8 uno scandalo: dunque appaiono logiche ogni azione ed ogni strategia volte a combatterla, sradicarla, eliminarla.<\/p>\n<p>Ma chi pu\u00f2 dire che una componente di sofferenza non sia invece tanto necessaria alla vita dell&#8217;uomo, e ancor pi\u00f9 al suo progresso morale e spirituale, quanto una certa dose di benessere fisico e interiore?<\/p>\n<p>Sono domande estremamente delicate, ne siamo ben consapevoli; e tuttavia sono domande necessarie. Chi \u00e8 in grado di stabilire in che cosa consista la felicit\u00e0 e, per conseguenza, quando una vita, che appare priva o povera di essa, sia anche, per ci\u00f2, indegna di essere vissuta?<\/p>\n<p>In fondo, il criticismo kantiano condivide con l&#8217;edonismo e con l&#8217;utilitarismo pi\u00f9 cose di quante non sembri disposto ad ammettere: a cominciare dal fatto di sostenere che la vita abbia un valore, ma solo a determinate condizioni; e nel pretendere che tali condizioni possano essere stabilite dall&#8217;esterno, non dal soggetto interessato, ma da altri, e sempre in base a un pregiudizio ideologico: il possesso della ragione per il criticismo, il raggiungimento del piacere e dell&#8217;utile per l&#8217;edonismo e l&#8217;utilitarismo.<\/p>\n<p>Ricordiamo l&#8217;aurea massima: un paradigma non pu\u00f2 giudicare un altro paradigma, perch\u00e9 gli stessi strumenti dell&#8217;osservazione e del giudizio non sono imparziali, ma permeati dai suoi valori; dunque, il Logos non pu\u00f2 giudicare la qualit\u00e0 di una vita senziente, ma non razionale; n\u00e9, tanto meno, decidere se essa non sia, o non sia pi\u00f9, degna di essere vissuta.<\/p>\n<p>Qui c&#8217;\u00e8 un grande mistero, un mistero sacro: ed \u00e8 giusto farsi piccoli davanti ad esso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stanno facendo. 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