{"id":25311,"date":"2017-02-26T06:55:00","date_gmt":"2017-02-26T06:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/26\/generali-disfatti-e-senza-esercito-pretendono-di-rifare-lopera-di-dio-meglio-di-lui\/"},"modified":"2017-02-26T06:55:00","modified_gmt":"2017-02-26T06:55:00","slug":"generali-disfatti-e-senza-esercito-pretendono-di-rifare-lopera-di-dio-meglio-di-lui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/26\/generali-disfatti-e-senza-esercito-pretendono-di-rifare-lopera-di-dio-meglio-di-lui\/","title":{"rendered":"Generali disfatti e senza esercito pretendono di rifare l\u2019opera di Dio, meglio di Lui"},"content":{"rendered":"<p>Un tempi i generali che subivano una disfatta venivano prontamente silurati e sostituiti, prima che potessero provocare all&#8217;esercito e alla patria ulteriori disastri. Una prova <em>a contrario<\/em>: il principale responsabile del disastro militare di Caporetto del 1917, Pietro Badoglio, non solo non venne silurato, ma promosso: il risultato fu &#8212; ventisei anni dopo: i nodi arrivano al pettine magari tardi, ma ci arrivano sempre &#8211; la nuova, e questa volta irreparabile disfatta, dell&#8217;8 settembre 1943; disfatta, questa volta, non solo di un esercito, ma di un&#8217;intera nazione, e non solo materiale, ma altres\u00ec spirituale e morale. Conclusione: i generali sconfitti vanno cacciati sempre, con una pedata nel sedere, anche se (come fece il tristo Luigi Cadorna, dopo Caporetto, appunto) hanno la suprema improntitudine di voler scaricare ogni colpa sulla &quot;vilt\u00e0&quot; delle truppe loro affidate, e che essi non hanno saputo comandare.<\/p>\n<p>Tuttavia, nella Chiesa cattolica dei nostri giorni, quella di papa Francesco, non sembra essere questa la strategia in corso: i generali sconfitti, anzi, disfatti, nella maniera pi\u00f9 clamorosa e inescusabile, non solo non vengono rimossi, ma messi alla guida del sedicente &quot;rinnovamento&quot; ecclesiale e perfino del nuovo magistero, riveduto e corretto secondo le linee-guida della neochiesa, o meglio contro-chiesa, modernista e progressista. Badoglio a parte (che, fino al 1943, \u00e8 praticamente un <em>unicum<\/em>), il precedente illustre di una tale, inusuale strategia, consistente nel selezionare i capi alla rovescia, non secondo i loro meriti, ma secondo le loro smisurate ambizioni e, magari, la loro indiscussa fedelt\u00e0 al <em>leader maximo<\/em>, che, nel nostro caso, \u00e8 appunto il papa sudamericano, \u00e8 quello della stagione post-sessanottina, cio\u00e8 gli anni &#8217;70 del secolo scorso, quando gli esperimenti pi\u00f9 fallimentari vennero tentativi, inseguendo l&#8217;Utopia, per impulso e sotto l&#8217;ispirazione di quegli stessi uomini che gi\u00e0 avevano clamorosamente fallito la prova del &quot;cambiamento&quot; e dimostrato di non sapersi confrontare con la realt\u00e0 dei fatti, ma solo &#8212; e senza contraddittorio &#8211; con le loro (deliranti) idee sociali. Un esempio per tutti: la cosiddetta &quot;riforma Basaglia&quot;, che ha regalato a migliaia di famiglie italiane le delizie di riprendersi in casa un congiunto malato di mente, perch\u00e9, essendo i manicomi dei &quot;lager&quot;, bisognava liberare subito i poveri reclusi, e tanto peggio se ci\u00f2 avrebbe rappresentato l&#8217;inferno per le loro famiglie, in tal modo doppiamente sventurate (cfr. il nostro precedente articolo: <em>Franco Basaglia:? Un grande psichiatra, un cattivo filosofo, un pessimo maestro<\/em>, pubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 18\/08\/2015).<\/p>\n<p>In questo momento, come \u00e8 noto, papa Francesco sta premendo sull&#8217;acceleratore di una non meglio definita riforma complessiva della Chiesa, dottrina inclusa, anche se n\u00e9 lui, n\u00e9 i suoi collaboratori, hanno il coraggio di chiamar le cose con il loro nome, affinch\u00e9 non risulti ancora pi\u00f9 palese una verit\u00e0 che, del resto, comincia ad apparire evidente perfino ai pi\u00f9 timidi, ai pi\u00f9 distratti e ai pi\u00f9 indifferenti: ossia che costoro, abusivamente e surrettiziamente, stanno cambiando e stravolgendo il sacro Magistero, e alterando perfino i dati della divina Rivelazione (che altro \u00e8, per esempio, l&#8217;affermazione di monsignor Nunzio Galantino, che Dio &quot;risparmi\u00f2&quot; Sodoma e Gomorra, se non una blasfema alterazione della Bibbia, che \u00e8 Parola di Dio?), con una determinazione e un&#8217;audacia d&#8217;intenti, quale nemmeno un concilio ecumenico, debitamente indetto e convocato, in anni e anni di lavoro avrebbe osato prefiggersi). Ebbene, colpisce il fatto che i &quot;generali&quot; cui \u00e8 affidata l&#8217;attuazione e, in gran parte, la concezione di questa nuovissima strategia ecclesiale, che il papa pi\u00f9 democratico di tutti sta attuando a tappe forzate, senza minimamente curarsi di perplessit\u00e0 e obiezioni del suo clero e dei suoi fedeli, anzi, reprimendo, insultando e ridicolizzando ogni &quot;opposizione&quot;, sono degli sconfitti ormai senza pi\u00f9 esercito, dei falliti che non rappresentano nessuno, tranne che se stessi e la loro discutibile Utopia: quella di una contro-chiesa gnostico-massonica, neomarxista e neomodernista, nella quale le riforme vengono calate dall&#8217;alto, a colpi di decreto, o attuate in maniera obliqua e strisciante, mettendo il popolo di Dio davanti al fatto compiuto, affinch\u00e9 quando se ne accorger\u00e0 sia troppo tardi. Dimenticano (nel migliore dei casi, cio\u00e8 che siano in buona fede) che la Chiesa \u00e8 opera di Dio: pretendono di rifarla meglio di Lui?<\/p>\n<p>Uno di questi generali disfatti e senza pi\u00f9 uno straccio di esercito \u00e8, senza dubbio, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga: fra le altre cariche altisonanti, egli \u00e8 anche presidente, dal 2012, della Commissione episcopale della Comunit\u00e0 europea; membro, dal 2013, del gruppo dei cardinali chiamati da papa Francesco a consigliarlo nel governo della Chiesa universale e nella riforma della Curia romana; e infine presidente, dal 2014, della Conferenza episcopale tedesca. Da una tale mole di incarichi prestigiosi e delicatissimi, non gi\u00e0 meramente onorifici, ma quanto mai decisionali e operativi e, perci\u00f2, di estrema importanza nella fase che sta vivendo attualmente la Chiesa cattolica, ci si aspetterebbe, come minimo, che a ricoprirli fosse uno che, finora, ha dato buona prova di s\u00e9 nelle funzioni precedentemente svolte, a cominciare da quella specifica di pastore della diocesi di Monaco di Baviera, una delle pi\u00f9 antiche della cristianit\u00e0 al di l\u00e0 delle Alpi, e una delle pi\u00f9 importanti, se non la pi\u00f9 importante, del mondo di lingua tedesca. Andiamo dunque a verificare se cos\u00ec \u00e8 stato; se costui, nel custodire, istruire e orientare il clero e le pecorelle della diocesi a lui affidata, ha dato, sinora, una buona prova di s\u00e9, oppure no. E lasciamo che a parlare siano non le opinioni, sulle quali si potrebbe discutere e cavillare all&#8217;infinito, ma i numeri nudi e crudi (e un discorso molto simile si potrebbe fare per le altre diocesi d&#8217;Europa, nonch\u00e9 per quelle dell&#8217;America latina, che papa Francesco ben conosce, per averle frequentate dall&#8217;interno).<\/p>\n<p>Scrive Vittorio Messori nell&#8217;ultimo numero, quello di febbraio 2017, del mensile <em>Il Timone<\/em> (p. 65), che non piacer\u00e0 troppo al pontefice e ai cattolici progressisti, ma che, in compenso, ha il merito &#8212; o il demerito, secondo i punti di vista &#8212; di riportare <em>anche<\/em> le cifre dello sfascio in atto nella Chiesa cattolica, gelosamente occultate dalla stampa di orientamento riformista e neomodernista, secondo le quali tutto starebbe procedendo nel migliore dei modi, e sia le piazze che le chiese sarebbero piene di entusiasti sostenitori del &quot;nuovo corso&quot; bergogliano:<\/p>\n<p><em>ECCLESIA FUIT.<\/em><\/p>\n<p><em>Monaco di Baviera, arcidiocesi con quasi due milioni di battezzati cattolici. Seminaristi nel 1959: 390. Seminaristi nel 2015: 0. Ma s\u00ec, proprio zero. Neanche uno! L&#8217;ufficio di statistica diocesano &#8211;la Chiesa tedesca \u00e8 tanto ricca di soldi e di organizzazione quanto \u00e8 povera di prospettiva spirituale e di ortodossia &#8212; ha pubblicato un documento con un raffronto tra il 1959 (l&#8217;anno in cui Giovanni XXIII annunci\u00f2 l&#8217;indizione di un concilio) e il 2015. Sono cifre impietose e impressionanti. Sacerdoti: 7.000 contro i 2.015 attuali. Chiese: 3.139 contro 1.200. Cattolici dichiarati nel 1959 quando la Baviera era considerata uno storico baluardo della fede: ben 99,8 per cento, dunque, in pratica, la totalit\u00e0. Nel 2015: 48 per cento.<\/em><\/p>\n<p><em>Il documento clericale informa che la met\u00e0 delle chiese ancora aperte e attive chiuder\u00e0 entro cinque anni. Il commento della Curia diocesana: &quot;Se questo trend al ribasso continuer\u00e0 nelle stesse proporzioni, la sopravvivenza della diocesi potr\u00e0 essere garantita solo per i prossimi dieci anni&quot;. Ecclesia fuit.<\/em><\/p>\n<p><em>La diocesi \u00e8 governata da dieci anni da quel cardinale Reinhard Marx che \u00e8 catalogato tra i vescovi &quot;progressisti&quot; e che nel 2013 \u00e8 stato nominato da papa Bergoglio membro del gruppo di cardinali chiamati a consigliarlo nel governo della Chiesa universale. Non siamo cos\u00ec sciocchi da ignorare che lo stato preagonico della Chiesa di Monaco si inquadra nella crisi che sappiamo. Va per\u00f2 detto, con sincerit\u00e0, che ci chiediamo quali &quot;consigli&quot; per un rilancio potr\u00e0 dare un cardinale Arcivescovo che nella sua diocesi, dopo dieci anni come vescovo, non ha neppure un seminarista e di cui egli stesso diagnostica la scomparsa a breve.<\/em><\/p>\n<p>Questi, dunque, sono i generali &#8212; i Marx, i Kasper, i figli spirituali (si fa per dire) di quel Karl Rahner che \u00e8 stato il cattivo genio del Concilio Vaticano II, e che tanto ha contribuito all&#8217;inizio dello sconquasso teologico, pastorale, liturgico, cui stiano tristemente assistendo &#8212; ai quali il papa Francesco si appoggia ed ai quali ha affidato il compito di condurre le sue truppe &quot;vittoriose&quot; (almeno nella fertile immaginazione dei catto-progressisti) verso ulteriori e sempre pi\u00f9 mirabili traguardi. A questi generali senza esercito, senza futuro, senza dignit\u00e0 (un arcivescovo nella cui diocesi, su due milioni di anime, non si vede un seminarista in seminario da dieci anni, e nella quale le chiese si sono ridotte di due terzi in 55 anni, e met\u00e0 delle quali chiuder\u00e0 entro i prossimi cinque, avrebbe dovuto trarre da s\u00e9 le conclusioni circa la propria poltrona), sconfitti dalla storia e dalla loro stessa incapacit\u00e0 e presunzione, sono appesi i destini futuri della Chiesa di Ges\u00f9 Cristo, che da duemila anni, attraverso prove e tempeste innumerevoli, ha combattuto la buona battaglia contro mille nemici e che aveva custodito intatto il <em>Depositum fidei<\/em>, per trasmetterlo alle generazioni future, una dopo l&#8217;altra, nel nome del Signore.<\/p>\n<p>Fra dieci anni, dunque &#8212; \u00e8 una previsione statistica, e dunque assolutamente oggettiva, del suo stesso titolare &#8212; l&#8217;arcidiocesi di Monaco, una delle maggiori d&#8217;Europa e del mondo, potrebbe scomparire dalla carta geografica, per mancanza di vocazioni e per l&#8217;impossibilit\u00e0 di assicurare le funzioni religiose al popolo dei fedeli, anch&#8217;esso, peraltro, in caduta vertiginosa. E quel che sta accadendo a Monaco, nella ricca Germania, sta accadendo anche nel resto del mondo cattolico, comprese le povere diocesi del centro e Sud America, ormai sul punto di venir spazzate via dalla marea montante delle numerose e aggressive chiese protestanti, sostenute dal capitale finanziario statunitense (altro capitolo malinconico del quale non si parla mai, qui dalle nostre arti: sicch\u00e9 molti cattolici europei si &quot;consolano&quot; pensando che, se nel nostro continente le vocazioni sono in caduta libera, ci sono pur sempre le popolose diocesi del Terzo Mondo a colmare i vuoti). Per cui, un minimo di onest\u00e0 intellettuale vorrebbe che qualcuno si facesse qualche domanda davanti a un disastro di proporzioni cos\u00ec sconvolgenti, addirittura planetarie; di fronte ad una crisi spirituale dei cattolici, laici e sacerdoti, quale mai la Chiesa cattolica si era trovata ad attraversare, pur nella sua lunghissima e travagliata storia.<\/p>\n<p>Qualunque dirigente di un&#8217;azienda o di un ufficio pubblico, davanti a un fallimento cos\u00ec disastroso come quello dell&#8217;arcivescovo di Monaco, sarebbe stato licenziato senza tanti complimenti; Marx rimane, e non arrossisce nel mettere nero su bianco che presto non avr\u00e0 pi\u00f9 nessuno per mandare avanti la sua diocesi. Ceto non vogliamo paragonare la vita di una diocesi a quella di una azienda, n\u00e9 giudicare i risultati solo in base alle cifre: tuttavia, anche le cifre vogliono dire qualcosa, e quando sono del genere di quelle appena viste, rendono doverosa la domanda se si stia battendo la strada giusta. Non vogliamo neppure essere cos\u00ec ingenerosi, o addirittura faziosi, da attribuire a lui personalmente tutta la responsabilit\u00e0 della disfatta: \u00e8 chiaro che il male parte da lontano; dieci anni di lavoro, peraltro, sono un lasso di tempo rispettabile e tale da poterne giudicare i risultati. D&#8217;altra parte, se \u00e8 vero che il male parte da lontano, \u00e8 pur vero, secondo noi, che esso affonda le radici in quella teologia degenerata, in quella pastorale avventata e in quella dottrina sfigurata che hanno avuto inizio negli anni &#8217;50 e &#8217;60 del Novecento, proprio nelle diocesi tedesche, cos\u00ec ricche materialmente e cos\u00ec complessate nei confronti dei loro vicini protestanti, ai quali tanti vescovi e teologi cattolici volevano assomigliare, per esempio battendoli in breccia quanto a rigorosa applicazione dei postulati della filologia e dell&#8217;esegesi biblica storico-critica, demolendo i supposti <em>miti<\/em> delle Scritture e della Tradizione, uno ad uno, sino a fare di Ges\u00f9, forse inconsapevolmente, il portatore di un messaggio tutto umano, senza il respiro della vita divina, senza il profumo degli orizzonti infiniti del soprannaturale. L&#8217;altro grande complesso d&#8217;inferiorit\u00e0, i cattolici tedeschi &#8212; e, poi, non solo tedeschi &#8212; lo avevano nei confronti dei marxisti, ai quali volevano dimostrare di amare il &quot;popolo&quot; e di essere sensibili al suo sfruttamento (vero o presunto) non meno di loro: e qui vi \u00e8 stato l&#8217;incontro fatale, negli anni &#8217;70, con la teologia della liberazione, d&#8217;origine latino-americana. Il marxismo, per\u00f2, \u00e8 caduto miseramente e il protestantesimo giace in agonia ancor pi\u00f9 del cattolicesimo, con le chiese vuote, nonostante le donne sacerdote e i pastori omosessuali d&#8217;ambo i sessi. Possibile che ci\u00f2 non suggerisca alcun interrogativo ai Kasper, ai Marx e&#8230; a papa Francesco?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tempi i generali che subivano una disfatta venivano prontamente silurati e sostituiti, prima che potessero provocare all&#8217;esercito e alla patria ulteriori disastri. 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