{"id":25306,"date":"2009-10-13T10:20:00","date_gmt":"2009-10-13T10:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/13\/una-pagina-al-giorno-vendette-demoniache-di-piera-gatteschi-fondelli\/"},"modified":"2009-10-13T10:20:00","modified_gmt":"2009-10-13T10:20:00","slug":"una-pagina-al-giorno-vendette-demoniache-di-piera-gatteschi-fondelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/10\/13\/una-pagina-al-giorno-vendette-demoniache-di-piera-gatteschi-fondelli\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Vendette demoniache, di Piera Gatteschi Fondelli"},"content":{"rendered":"<p>Questa volta non presentiamo una pagina di letteratura e nemmeno di saggistica vera e propria, ma una parte del drammatico memoriale, inedito fino al 1995, di una donna che \u00e8 stata protagonista di una pagina poco conosciuta della nostra storia recente: Piera Gatteschi Fondelli, generale del Corpo delle ausiliarie nelle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, nella fase terminale della seconda guerra mondiale e durante la guerra civile.<\/p>\n<p>All&#8217;et\u00e0 di 82 anni, la signora Gatteschi Fondelli viveva ritirata e non si occupava di politica, allorch\u00e9, nel 1984, venne contattata dallo storico Luciano Garibaldi, che la persuase a pubblicare il proprio memoriale inedito, insieme alle loro conversazioni, aventi lo scopo di rievocare quella vicenda, cos\u00ec vicina eppure cos\u00ec lontana.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 risultato un libro, \u00abLe soldatesse di Mussolini\u00bb, che ha avuto il pregio di far conoscere al grosso pubblico un aspetto pressoch\u00e9 ignorato della Repubblica Sociale Italiana: quello della storia di circa 6.000 donne e ragazze, alcune giovanissime, che si arruolarono volontarie e vestirono l&#8217;uniforme, con tanto di gradi e mostrine, senza mai, per\u00f2, portare le armi; ma che, dopo il 25 aprile 1945, furono oggetto di vendette atroci da parte dei partigiani, specialmente delle formazioni comuniste, subendo maltrattamenti, violenze, stupri, torturi e, in diversi casi, la morte, senza che ai genitori o ai parenti fosse dato di poter dare loro degna sepoltura.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 abbiamo deciso di proporre ai lettori una pagina cos\u00ec insolita e, per molti aspetti, cos\u00ec maledettamente scomoda, non solo politicamente, ma anche moralmente?<\/p>\n<p>In primo luogo, per onorare la verit\u00e0, che non conosce etichette, tessere o lasciapassare di alcun colore politico o di alcuna ideologia.<\/p>\n<p>In secondo luogo, per ridare visibilit\u00e0 alla memoria di quelle donne, sia quelle che pagarono con la vita, sia quelle che sopravvissero: perch\u00e9 scelsero di correre dei gravi rischi quando avrebbero potuto restarsene alla finestra, e furono protagoniste di un pezzo significativo della nostra storia patria.<\/p>\n<p>Infine, perch\u00e9 \u00e8 giusto, storicamente e moralmente, che si sappia che, dall&#8217;altra parte della barricata, nella guerra civile del 1943-45, non c&#8217;erano soltanto torturatori come la famigerata banda Koch, energumeni spietati e sadici dalla dubbia sanit\u00e0 mentale, ma anche persone, in questo caso giovani donne, perfettamente in buona fede, animate da un immenso amor di Patria e aliene da ogni opportunismo.<\/p>\n<p>Il pubblico italiano gi\u00e0 conosce, perch\u00e9 le hanno pubblicate importanti case editrici di sinistra, magari blasonate e che vendono i loro libri a prezzi proibitivi per le tasche di un semplice operaio, le lettere dei condannati a morte della Resistenza. Esse testimoniano il fatto, indubitabile, che molti partigiani erano animati da nobilissimi sentimenti e da sincero amore di Patria; persone che, dopo la catastrofe, morale e materiale, dell&#8217;8 settembre 1943, presero una decisione difficile, sapendo di esporre se stesse e anche i propri cari alla vendetta della parte avversa.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 giusto e doveroso che gli Italiani sappiano, e non dimentichino mai, che tale nobile sentire si trovava anche nell&#8217;animo di molte persone e di molti giovani che fecero la scelta opposta, e, invece di schierarsi con il governo Badoglio e con il Corpo Volontari della Libert\u00e0, aderirono alla Repubblica Sociale Italiana, convinti di doversi sacrificare per la dignit\u00e0, l&#8217;onore e l&#8217;indipendenza della Patria.<\/p>\n<p>Leggendo le parole vergate in fretta da una di queste ragazze qualsiasi, pochi istanti prima di essere passata per le armi dopo la fine delle ostilit\u00e0, e quindi in un clima di vendetta che nulla aveva di legale o di legittimo, non si pu\u00f2 non provare una profonda commozione, al pensiero di quanto idealismo, quanta purezza e quanto spirito di sacrificio potessero albergare nel cuore di una ragazza che, probabilmente, poco o nulla sapeva della vita, ma che possedeva un&#8217;altissima idea della Patria e di quello che era il proprio dovere, anche nelle circostanze pi\u00f9 avverse.<\/p>\n<p>Prevediamo gi\u00e0 la solita obiezione che qualcuno ci vorr\u00e0 rivolgere: che cosa ci ripromettiamo, da tutto questo discorso? \u00c8 forse una maniera, una delle tante, per fare del revisionismo storico; per far rientrare dalla finestra una ideologia politica &#8211; quella fascista &#8211; che gli Italiani hanno, a suo tempo, hanno cacciato dalla porta?<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, \u00e8 tutto da dimostrare che gli Italiani, nella loro maggioranza, abbiano voltato le spalle al fascismo. Come gli studi di Giampaolo Pansa hanno mostrato (cfr. il nostro recente articolo \u00abUna pagina al giorno: le leggende sulla Resistenza, di Giampaolo Pansa\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice), la verit\u00e0 \u00e8 che la Repubblica Sociale Italiana godette, nel complesso, di un consenso popolare maggiore di quello di cui godettero i partigiani, e questo quasi fino al termine della guerra. Basti pensare, aggiungiamo noi, alla folla entusiasta e strabocchevole che corse ad ascoltare e ad applaudire Mussolini nel suo celebre discorso al Teatro Lirico di Milano, quando ormai la guerra era veramente perduta e tutti potevano capirlo, e non solo ascoltando Radio Londra, ma anche udendo il rombo ormai vicino dei cannoni.<\/p>\n<p>E che cosa poteva spingere all&#8217;estrema fedelt\u00e0 verso Mussolini uomini colti e intelligenti come Alessandro Pavolini, uomini dal lungo passato di militanti di sinistra come Nicola Bombacci, studiosi come il filologo Goffredo Coppola (anche lui fucilato a Dongo), ma anche tante migliaia di giovani d&#8217;ambo i sessi &#8211; \u00e8 questa la novit\u00e0, che ancora oggi tanti Italiani ignorano -, i quali al tempo della marcia su Roma non erano nemmeno nati e durante il Ventennio non avevano certo accumulato onori e prebende; ma che si arruolarono con indomito coraggio per un&#8217;idea che ritenevano nobile e giusta, e per la quale furono capaci di affrontare senza esitazioni anche il sacrificio della vita?<\/p>\n<p>Non vogliamo, tuttavia, in questa sede, fare un discorso politico; non \u00e8 in quest&#8217;ottica che proponiamo la lettura, serena e spassionata, delle pagine di Piera Gatteschi Fondelli: bens\u00ec in un&#8217;ottica puramente umana.<\/p>\n<p>Molte delle donne che vestirono l&#8217;uniforme di ausiliarie meritano di essere ricordate con stima, compassione e affetto; la loro tragica vicenda merita di essere conosciuta, di non precipitare in quella forma di seconda morte che \u00e8 l&#8217;oblio.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di quello che si pu\u00f2 pensare delle loro idee politiche, quelle ragazze amavano la Patria con una dedizione assoluta e non meritavano di essere trattate come delle criminali e di subire le umiliazioni e le violenze che si scatenarono contro di loro dopo il 25 aprile 1945. Quella fu realmente una pagina brutta della nostra storia, in cui il popolo italiano, o una parte di esso, diede il peggio di cui era capace; e, tuttavia, una pagina che \u00e8 doveroso conoscere.<\/p>\n<p>Dal libro di Luciano Garibaldi: \u00abLe soldatesse di Mussolini. Con il memoriale inedito di Piera Gatteschi Fondelli, generale delle Ausiliarie della RSI\u00bb (Milano, Mursia, 1995, pp. 82-89):<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] Un&#8217;idea, precisa ed impressionante, del clima in cui vennero a trovarsi le ausiliarie in quei giorni p resa da Antonia Setti Carraro, mamma di Emanuela Setti Carraro e futura suocera del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che, nei drammatici giorni dell&#8217;insurrezione torinese, era capogruppo delle crocerossine della divisione &quot;Littorio&quot;. Antonia Setti Carraro, che ha narrato la sua testimonianza in un libro dal titolo &quot;Carit\u00e0 e tormento&quot; (1982), ancora quarant&#8217;anni dopo non riusciva a togliersi dalla memoria le scene spaventose alle quali aveva dovuto assistere, allorch\u00e9, dopo essere scesa a Torino con un treno-ospedale proveniente dalla Val d&#8217;Aosta, aveva dato vita ad una infermeria da campo vicino a Porta Novara, con l&#8217;ausilio di tre consorelle e di cinque ausiliarie-infermiere.<\/p>\n<p>Scoppiata l&#8217;insurrezione, i feriti (tutti soldati fascisti)furono fatti a pezzi, le otto ragazze catturate e messe al muro. Prima che toccasse a loro, furono costrette ad assistere a qualcosa che Antonia Setti Carraro descrive con queste parole: sul fondo della baracca di legno &quot;vedemmo un mucchio di cose immobili che sembravano stracci. Il sangue rappreso aveva modificato le tinte di quelle giacche, e di quei pantaloni grigioverdi e ne aveva smorzato i toni. Ora non sembravano pi\u00f9 cadaveri ammucchiati: le facce erano forti e poltiglia, le teste erano scoppiate, i capelli, confusi tra loro, sembravano ammassi di foglie autunnali, cataste di legname coperto di muffa. E invece, fino a poche ore prima, erano state creature umane.&quot;<\/p>\n<p>Scambiate tutte per ausiliarie (inutilmente sorella Antonietta e sorella Myriam si affannavano a mostrare la croce rossa che portavano sul grembiule, sotto il cappotto militare, ottenendone, come unica risposta: &quot;Non vogliamo Cristi n\u00e9 padroni! Vogliamo solo ammazzarvi tutti: uomini e donne, grandi e bambini!&quot;), un ulteriore &quot;intermezzo&quot; sopraggiunse a sottrarle ancora alla morte. Uomini arrivarono ancora su mezzi a motore chiamando a gran voce i carcerieri: &quot;Venite, presto, li ammazziamo con gli autocarri! Li riduciamo con tutte le ossa rotte. Uno spettacolo fantastico! Vedrete! Li inseguiamo mentre cercano di scappare. Muoiono urlando come cani!&quot;<\/p>\n<p>L&#8217;eccitazione per la nuova carneficina distrae per un attimo quelle belve e consente alle ausiliarie e alle crocerossine di darsi alla fuga. \u00c8 una fuga allucinante, attraverso una Torino in preda all&#8217;odio e al sangue, con cadaveri disseminati dovunque, corpi che precipitano da qualche piano alto venendo a sfracellarsi ai piedi delle ragazze, disperati che spirano su una panchina o in mezzo a un&#8217;aiuola con un&#8217;espressione di terrore sul volto, individui portati in giro per le strade dentro gabbie da polli, continuamente pungolati con bastoni appuntiti che ne riducono visi e membra a pezzi di carne sanguinolenta, e infine impiccati per la gioia generale.<\/p>\n<p>La signora Setti Carraro, con le sue due colleghe e le cinque ausiliarie, si illudono finalmente di trovare la salvezza in casa di conoscenti, ma vengono bruscamente messe alla porta: &quot;Questa guerra non l&#8217;abbiamo voluta noi. Non possiamo impedire al popolo di prendersi le sue vendette&quot;. &quot;Ma siamo crocerossine!&quot;. &quot;Arrangiatevi!&quot;. Ed eccole nuovamente catturate da una banda di partigiani comunisti, all&#8217;inizio di un ponte sul Po, costrette per un pezzo a guardare gi\u00f9. &quot;L&#8217;acqua.- riporto le parole di Antonia Setti Carraro &#8211; che era bassa e sembrava ferma, brulicava di cadaveri. A testa ingi\u00f9, a braccia aperte, a gambe divaricate, a faccia in su, a pezzi o tutti interi, giovani, ragazzi, uomini, donne e fanciulle giacevano scomposti, aggrovigliati, ammassati, paurosi a vedersi, atroci nelle posizioni. Le ausiliarie erano impallidite in modo terribile.&quot;<\/p>\n<p>Questo racconto, che resta, a mio giudizio, uno dei pi\u00f9 sinceri, fedeli e direi religiosi dell&#8217;odio demoniaco di cui sono capaci, in certe circostanze della loro storia, gl&#8217;italiani, si conclude con la quasi miracolosa fuga delle otto donne inseguite, per fortuna invano, da raffiche di mitra e bombe a mano, dopo che sono riuscite a distrarre i loro carcerieri, troppo impegnati a gustarsi, nei minimi particolari, l&#8217;agonia di un fascista che &quot;meno esposto ai colpi dei carnefici, non era morto sul colpo, ma si lagnava debolmente e, annaspando con le mani, cercava di sciogliersi dalle funi che lo tenevano legato agli altri del gruppo, e, mugolando, suscitava l&#8217;ilarit\u00e0 di chi lo aveva appena colpito, e continuava a colpirlo con randellate sorde che gli frantumavano ossa e cranio&quot;.<\/p>\n<p>Se le cinque ausiliarie protagoniste di questa agghiacciante, tremenda pagina di vita vissuta scritta da Antonia Setti Carraro, poterono salvarsi, una sorte ben pi\u00f9 tragica era in agguato per le otto ausiliarie del Comando provinciale di Piacenza che, la mattina del 26 aprile [1945], mentre viaggiavano su un autocarro alla volta di Como, incapparono in un posto di blocco di partigiani comunisti a Casalpusterlengo. Con loro viaggiavano sei soldati di sanit\u00e0, tutti disarmati. Portato alla Torre, il gruppo vi trascorse l&#8217;intera giornata e la notte, ra le urla e gli insulti della folla che chiedeva giustizia sommaria. La mattina dopo furono fatti salire su una corriera, trasportati davanti all&#8217;ospedale e qui schierati in fila davanti al muro , mentre un plotone improvvisato si allineava davanti a oro. Fu a quel punto che una delle ausiliarie, Adele Buzzoni, si mise ad urlare scongiurando i &quot;giustizieri&quot; di salvare sua sorella Maria, che era nel gruppo, perch\u00e9 potesse aver cura della loro madre, cieca e sola. Maria Buzzoni fu afferrata da un partigiano e spinta da parte. Subito dopo, il plotone apr\u00ec il fuoco. Vedendo la sorella cadere assieme agli altri, Maria grid\u00f2 per la disperazione con quanto fiato aveva in gola. Per farla tacere, un partigiano le scaric\u00f2 il mitra addosso., freddando anche lei. Intanto, una scena irreale, spaventosa, stava accadendo. L&#8217;ausiliaria Anita Romano, che era rimasta soltanto ferita, si alz\u00f2 dal mucchio sanguinante, avanzando versoi suoi assassini. Ra le ausiliarie c&#8217;erano altre due sorelle, Ida e Bianca Poggioli. Anch&#8217;esse erano rimaste soltanto ferite, e Bianca Poggioli gridava: &quot;Uccidetemi! Uccidetemi!&quot;. Mentre i partigiani si preparavano a finirle, si precipit\u00f2 davanti a loro padre Paolo, del vicino convento dei cappuccini. &quot;No &#8211; disse &#8211; non lo fate.. Stanno morendo. Andate via. Le assister\u00f2 io fino alla morte&quot;. Lividi, sudati, i &quot;giustizieri&quot; si allontanarono, ma poco dopo tornarono sui loro passi, pentiti di aver dato retta al frate. Quei pochi istanti erano basti a padre Paolo per trascinare le tre sventurate all&#8217;interno dell&#8217;ospedale e nasconderle, con l&#8217;aiuto delle suore, in uno scantinato. I comunisti diedero loro la caccia per tutto il giorno, poi si stancarono. Le ragazze poterono cos\u00ec essere curate e salvate. Le altre vittime, oltre a sei soldati sconosciuti, e alle sorelle Buzzoni, furono Luigia Mutti, Rosetta Ottadana e Dosolina Nassani.<\/p>\n<p>A Margherita Audisio, fucilata il 26 aprile sa Nichelino (Torino), consentirono di scrivere l&#8217;ultima lettera alla sorella. La famiglia apprese cos\u00ec che la ragazza era morta serena solo perch\u00e9 aveva ottenuto d essere fucilata al petto, come un soldato. &quot;Carissima Luciana &#8211; diceva la lettera &#8211; fra pochi minuti sar\u00f2 fucilata. Una consolazione devo darti: la fucilazione al petto e non alla schiena. Raggiungo pap\u00e0 in paradiso, perch\u00e9 mi sono confessata e comunicata, e con lui vi protegger\u00f2 tutti. Tu sai che sono sempre stata una pura della mia fede: in essa ho sempre creduto, credo ancora e per essa sono contenta di morire. Consola la mamma. Perdono a tutti. Viva l&#8217;Italia! Ti bacio. Tua sorella.&quot;<\/p>\n<p>Nessuna piet\u00e0, invece, per l&#8217;ausiliaria Jolanda Crivelli. Aveva solo 20 anni ed era giovanissima vedova di un ufficiale del &quot;Battaglione M&quot;, ucciso a Bologna, durante la guerra civile, in un agguato dei &quot;sapisti&quot;. Il 26 aprile raggiunse Cesena, la sua citt\u00e0, per tornare dalla madre, che viveva sola. Fu riconosciuta e additata ad alcuni partigiani comunisti: &quot;\u00c8 una fascista, moglie di un fascista!&quot;. Percossa a sangue, denudata, fu trascinata per le strade di Cesena tra gli sputi della gente. Davanti alle carceri , fu legata a un albero e fucilata. Il cadavere, nudo, rimase esposto per due giorni. Poi fu permesso alla madre di seppellirlo.<\/p>\n<p>A Novara, invece, il vescovo riusc\u00ec ad impedire il progetto di fare sfilare nude tutte le ausiliarie catturate, circa trecento, per le vie della citt\u00e0. I partigiani dovettero accontentarsi di raparle a zero. In seguito, alcune di esse furono violentata e quindi fucilate.<\/p>\n<p>In quella autentica tomba delle ausiliarie che fu Nichelino, trovarono la morte, il 30 aprile, assieme ad un gruppo di loro compagne, anche le ausiliarie scelte Laura Giolo, di 25 anni, e Lidia Fragiacomo, di 32, dopo un&#8217;autentica gara di emulazione per rispondere alla domanda: &quot;Chi di voi \u00e8 la comandante?&quot;. Questa qualifica spettava a Laura Giolo, che infatti non ebbe esitazione a rispondere, ma Lidia, convinta di poter cos\u00ec salvare la compagna, disse ai partigiani: &quot;Non datele retta, sono io che comando il gruppo&quot;. Fu messa al muro e accadde, allora, uno di quei fati che, nella barbarie, rappresentano un raggio di speranza. I partigiani che formavano il plotone d&#8217;esecuzione, pur essendo comunisti, garibaldini della 105a Brigata &quot;Pisacane&quot;, toccati dall&#8217;eroismo e dalla generosit\u00e0 di quella scena, scaricarono i mitra in aria. Ma intervennero altri partigiani che non ebbero piet\u00e0. Fu accolta soltanto la richiesta di assistenza religiosa e don Angelo Ruffino, parroco di San Secondo, pot\u00e9 confessare le condannate.<\/p>\n<p>Di Lidia Fragiacomo \u00e8 rimasta una lettera, che i garibaldini le avevano consentito di scrivere, quando avevano deciso di fucilare lei e fucilare le altre. Lidia, triestina, sola al mondo, prima di arruolarsi era stata bambinaia presso una famiglia torinese.. Fu dunque alla sua &quot;padrona&quot;, la signora Giovanna Albanese, che indirizz\u00f2 la sua ultima lettera: &quot;Carissima signora Giovanna &#8211; essa diceva -, quando riceverete questa lettera, io sar\u00f2 nel mondo dei pi\u00f9., in un mondo pi\u00f9 buono; forse avremo finito di soffrire. Sono felice di dare lamia vita per l&#8217;Italia, per il nostro ideale. Forse, il mio sangue non sar\u00e0 inutile: mi hanno promesso di salvare la mia Comandante e ci\u00f2 mi fa estremamente felice. Il mio desiderio terreno \u00e8 solamente uno: che l&#8217;Italia possa ritornare una, libera e grande. Non mi spiace morire, perch\u00e9 so che in questo mondo vi sono soltanto brutture e nell&#8217;altro troveremo la giustizia, almeno cos\u00ec spero. Siate forte e fiera nel dolore. Io, se avr\u00f2 la fortuna d andare in Paradiso, pregher\u00f2 per la nostra Italia. Baciatemi forte Marinuccio, la zia e la contessina. Al maggiore i miei pi\u00f9 cari saluti. Anche a Crac un bacio. Come vedete, sono tranquilla. Un bacio forte a Voi. Viva l&#8217;Italia! Ausiliaria scelta Fragiacomo Lidia.&quot;<\/p>\n<p>Tra i pi\u00f9 spregevoli crimini compiuti ai danni delle ausiliarie dopo il 2 maggio, vi fu il massacro del Santuario di Graglia, nel Biellese. Qui era stato condotto, dopo aver stipulato regolare resa con l&#8217;onore delle armi, grazie all&#8217;intervento dell&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica, l&#8217;intero II Reparto allievi ufficiali della GNR: 30 uomini, al comando del maggiore Galamini, pi\u00f9 le ausiliarie Rina Chandr\u00e9, Itala Giraldi e Lucia Rocchetti. Del gruppo facevano parte anche le signore Antonietta Milesi e Carlo Paolucci, moglie di due ufficiali. Ebbene, infrangendo tutte le leggi di guerra, nonch\u00e9 la parola solennemente data, i carcerieri, comunisti di Moranino, fucilarono tutti gli uomini del gruppo e le due signore. Le tre ausiliarie, risparmiate sul momento, furono fucilate pi\u00f9 tardi a Muzzano, perch\u00e9 i partigiano, come rifer\u00ec un testimone, &quot;dovevano andare a ballare e non sapevano che fare delle tre prigioniere&quot;. Fu la madre di Itala Giraldi che ritrov\u00f2 i tre corpi, sommariamente sepolti sull&#8217;argine di un torrente, scavando la terra con una cazzuola, tra i lazzi e lo scherno dei comunisti del luogo.<\/p>\n<p>A Jole genesi, stenodattilografa della Brigata Nera &quot;Augusto Cristina&quot; di Novara, e a Lidia Rovilda, assegnata alla GNR della stessa citt\u00e0, tocc\u00f2 una fine allucinante. Catturate alla Stazione Centrale di Milano il primo maggio, furono condotte all&#8217;albergo &quot;San Carlo&quot; di Arona, torturate tutta la notte con degli spilloni conficcati nella carne, poi legate assieme con un filo di ferro e finite con un colpo alla nuca.. Non avevano voluto rivelare dove si era nascosta la comandante provinciale di Novara.<\/p>\n<p>Marcella Batacchi, fiorentina, e Jolanda Spitz, trentina, erano state assegnate al distretto militare di Cuneo. Il 30 aprile, la colonna in fuga della quale facevano parte, con sette loro compagne, si arrese ai partigiani a Biella. Per salvarsi, le sette ragazze dichiararono di essere prostitute che avevano lasciato la casa di tolleranza di Cuneo per seguire i soldati. Marcella e Jolanda rifiutarono il compromesso e si dichiararono ausiliarie. Furono violentate e massacrate di botte, poi fucilate e sepolte in una stessa fossa, l&#8217;una sull&#8217;altra. Quando i genitori, mesi dopo, poterono esumarle, trovarono due visi tumefatti e sfigurati, ma i corpi bianchi e intatti. Avevano entrambe 18 anni.<\/p>\n<p>I partigiani comunisti assassinarono anche una ausiliaria terziaria francescana: si chiamava Angela Maria Tam, era di Buglio al Monte, in provincia di Sondrio. Venne fucilata il 6 maggio. La famiglia riusc\u00ec ad entrare in possesso del suo ultimo biglietto: &quot;Viva l&#8217;Italia! Che Ges\u00f9 la benedica e la riconduca all&#8217;amore e all&#8217;unit\u00e0 per il nostro sacrificio. Cos\u00ec sia.&quot;<\/p>\n<p>Le due vittime pi\u00f9 giovani furono Luciana Minardi e Marilena Grill: sedici anni. Luciana Minardi, di Imola, era al fronte, sul Senio, col battaglione &quot;Colleoni&quot;, della Divisione &quot;San marco&quot;, addetta al telefono da campo e a cifrario. Aveva rischiato la vita cento volte. Durante la ritirata, il comandante del battaglione le affid\u00f2 il gagliardetto perch\u00e9 lo portasse in salvo. Catturata dagli inglesi, Luciana riesce a disfarsi del gagliardetto, gettandolo nel Po. Gli inglesi la rilasciano dopo un breve interrogatorio. Gettata la divisa, torna dai genitori, sfollati a Cologna Veneta, in provincia di Verona. Ma qualcuno avverte i partigiani comunisti della zona che quella ragazzina &quot;\u00e8 una fascista&quot;. Vanno a prenderla a met\u00e0 maggio, i mitra puntati alla gola dei genitori, la portano sull&#8217;argine del torrente Gu\u00e0 e, dopo innominabili violenze sessuali, la massacrano. &quot;Adesso chiama la mamma, porca fascista!&quot;, grida il comunista che la uccide con una raffica.<\/p>\n<p>Marilena Grill etra di Torino., lavorava all&#8217;Ufficio ricerche dispersi. Il 28 aprile i partigiani vanno a prenderla in casa dei genitori, dov&#8217;\u00e8 tornata. Chiede di indossare la divisa. La tengono cinque giorni alla caserma &quot;Valdocco&quot;. Un colo alla nuca la liquida il 3 maggio.<\/p>\n<p>All&#8217;Istituto di medicina legale dell&#8217;Universit\u00e0 di Tornino \u00e8 probabilmente ancora possibile consultare il registro del mese di maggio 1945, al quale attinse Giorgio Pisan\u00f2 per completare i capitoli dedicati alle ausiliarie della sua pera &quot;Storia delle Forze Armate della RSI&quot;, pubblicata a Milano nel 1967. \u00c8 dal suoi libro che riporto questi due verbali:<\/p>\n<p>&quot;Autopsia n. 7065. Entrata 3 maggio. Uscita 11 maggio. Provenienza: Stazione Porta Nuova. Diagnosi: omicidio per arma da fuoco. Causa della morte: lesioni al cranio, torace, addome. Indossa la divisa militare della Repubblica, con mostrine recanti fascetti rossi. Una A rossa sulla tasca sup. sx. Si tratta di cadavere di giovane donna dell&#8217;apparente et\u00e0 di 18-20 a. Capelli neri rasati a zero.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Autopsia 7143. Entrata 11.6, uscita 17.6. Provenienza fiume Po dietro caserma dei pompieri Barriera Milano. Diagnosi: omicidio per arma da fuoco. Causa della morte: lesioni cranio-cerebrali e toraco-addominali. Riferiscono che questa giovane donna, gi\u00e0 ausiliaria presso i reparti della Repubblica, sia stata prelevata e collocata in un canile di via Nizza, indi prelevata e uccisa. Veste una gonna grigia e un giubbetto rosso a grosse fasce bianche trasversali, ha capelli color castano scuro rasati a zero. Si tratta di giovane donna dell&#8217;apparente et\u00e0 di 17-q9 a. incinta al settimo mese circa di gestazione. All&#8217;ispezione sono rilevabili n. 6 fori tondeggianti d&#8217;arma da fuoco del diametro di circa 1 cm. circondati da orletto escoriativo nerastro situati 2 vicini alla regione laterale sx. del collo, un terzo alla regione precordiale e gli altri tre al basso ventre.&quot;<\/p>\n<p>Se ho voluto diffondermi nel racconto di questi crudeli e terribili fatti, che rappresentano peraltro solo una piccola parte di ci\u00f2 che accadde dopo il 25 aprile &#8217;45 sulle ausiliarie, \u00e8 perch\u00e9 sono convinta [il femminile \u00e8 dovuto al fato che il racconto \u00e8 stato fatto all&#8217;Autore da Piera Gatteschi Fondelli]che gl&#8217;italiani devono conoscere la propria storia nel bene e nel male. Ma tradirei i sentimenti pi\u00f9 sacri delle ausiliarie cadute, se mi lasciassi travolgere dal rancore e dalle recriminazioni. Esse, come dimostrano le loro ultime lettere, furono le prime a perdonare. Purtroppo, le loro nobili parole non sono state raccolte, e l&#8217;Italia, dopo tanti anni, \u00e8 l&#8217;unico Paese del mondo occidentale che, dilaniato da una sanguinosa guerra civile, non ha saputo trovare (come la trovarono gli Stati Uniti e la Spagna) la forza morale di comprendere in un unico abbraccio i caduti della parte vincente e quelli della parte soccombente, insegnando ai giovani a rispettarne la memoria.\u00bb<\/p>\n<p>Possiamo aggiungere che la formazione del Corpo delle ausiliarie della RSI, di cui Piera Gatteschi Fondelli fu generale di brigata (l&#8217;unico generale donna delle Forze Armate italiane), era nato in gran parte da un&#8217;idea del geniale e anticonformista direttore de \u00abLa Stampa\u00bb di Torino, quel Concetto Pettinato di cui ci siano gi\u00e0 occupati in due precedenti articoli (\u00abUna pagina al giorno: Sono buoni gli Inglesi?, di Concetto Pettinato\u00bb; e \u00abUna pagina al giorno: i giorni di Lublino nel 1914, di Concetto Pettinato\u00bb, entrambi sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>A proposito di idealismo e di assoluta mancanza di opportunismo: Concetto Pettinato era cos\u00ec poco fascista, se fascista vuol dire reazionario, che nel 1925 aveva formato il \u00abManifesto degli intellettuali antifascisti\u00bb, redatto da Benedetto Croce. E Pettinato era gi\u00e0 un giornalista affermato: era stato corrispondente all&#8217;estero ed esperto di cose militari in varie parti d&#8217;Europa; aveva davanti a s\u00e9 una brillante carriera professionale. Aderendo al \u00abManifesto\u00bb di Croce, aveva certamente tutto da perdere e nulla da guadagnare. Ma la stessa cosa vale anche per la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana! Che cosa poteva sperare per s\u00e9, un uomo della sua intelligenza e della sua esperienza del mondo? Certo non era tipo da farsi illusioni circa le \u00abarmi segrete\u00bb di Hitler, come invece se le facevano, probabilmente, taluni fascisti sprovveduti.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>E allora &#8211; e lo stesso discorso vale non solo per i personaggi importanti della Repubblica Sociale, ma anche per le persone qualsiasi, come queste ragazze in divisa delle quali abbiamo voluto ricordare il sacrificio &#8211; forse \u00e8 arrivato il tempo di rimettere in discussione alcuni luoghi comuni sinora accettati in maniera totalmente acritica: a cominciare da quello che dipinge tutti i combattenti \u00abrepubblichini\u00bb (e gi\u00e0 il diminutivo \u00e8 un dispregiativo, dunque un termine storiograficamente inaccettabile) come vili servitori del tedesco invasore, gente senza onore e senza ideali, interessata solo alla paga e all&#8217;esercizio indiscriminato della violenza.<\/p>\n<p>Al contrario, da quelle ragazze di Sal\u00f2 &#8211; indipendentemente dalla loro scelta politica, ripetiamo &#8211; ci viene una lezione di coraggio, di coerenza, di lealt\u00e0 e di abnegazione: tutti valori dei quali ci sarebbe un gran bisogno nell&#8217;Italia d&#8217;oggi, e specialmente fra i giovani, cos\u00ec facilmente sedotti e adescati dalle sirene di un consumismo becero e di un benessere senz&#8217;anima.<\/p>\n<p>Forse, dopotutto, furono proprio loro e quelli come loro &#8211; compresi quanti fecero la scelta opposta, e salirono in montagna con i partigiani &#8211; a tenere alta la dignit\u00e0 del nostro Paese, dopo la vergogna incancellabile dell&#8217;8 settembre 1943.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa volta non presentiamo una pagina di letteratura e nemmeno di saggistica vera e propria, ma una parte del drammatico memoriale, inedito fino al 1995, di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[137],"class_list":["post-25306","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25306","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25306"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25306\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25306"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25306"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25306"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}