{"id":25295,"date":"2014-03-10T05:39:00","date_gmt":"2014-03-10T05:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/03\/10\/galilei-intellettualizza-dio-per-poter-divinizzare-luomo\/"},"modified":"2014-03-10T05:39:00","modified_gmt":"2014-03-10T05:39:00","slug":"galilei-intellettualizza-dio-per-poter-divinizzare-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/03\/10\/galilei-intellettualizza-dio-per-poter-divinizzare-luomo\/","title":{"rendered":"Galilei intellettualizza Dio per poter divinizzare l\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<p>Galilei cattivo teologo, cattivo filosofo, cattivo scienziato.<\/p>\n<p>Come teologo improvvisato, sostiene di sapere come funziona la mente di Dio: funziona secondo lo schema della matematica, \u00e8 una mente di tipo matematico.<\/p>\n<p>Come filosofo, non meno improvvisato, pretende di poter trarre delle conclusioni di ordine generale sul problema della conoscenza, e cio\u00e8 che la realt\u00e0 essendo un prodotto della mente matematica di Dio, non pu\u00f2 essere decifrata che secondo l&#8217;analisi matematica.<\/p>\n<p>Come scienziato, e mediocre scienziato, non si perita di assolutizzare il procedimento matematico e di farne la chiave interpretativa della natura: ma che la natura sia costruita secondo una logica matematica, e che le sue figure fondamentali siano cerchi, triangoli e altre figure geometriche perfette, non si prende la briga di dimostrarlo: lo afferma e basta, col sottinteso che chi non condivide il suo punto di vista \u00e8 soltanto un povero zuccone.<\/p>\n<p>Anche quando ha torto marcio, come nella disputa con l&#8217;astronomo gesuita Orazio Grassi circa la natura delle comete &#8212; che per lui sono solo illusioni ottiche, mentre per quello sono corpi fisici reali &#8212; sale in cattedra con la massima arroganza, pesta i pugni e incocca le frecce del sarcasmo e della derisione: per i suoi avversari non ostenta che disprezzo, tanto \u00e8 sicuro di possedere in tasca la verit\u00e0 suprema, lui e lui solo. Si guarda bene dal voler dividere la gloria scientifica con chicchessia: non fa parola dell&#8217;ottico olandese che ha inventato il cannocchiale, mentre lui si \u00e8 limitato ad appropriarsi di tale invenzione; e a Keplero che gli chiede in prestito il famoso cannocchiale, fa orecchi da mercante, tanto \u00e8 geloso del suo primato.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 quasi da meravigliarsi che l&#8217;Inquisizione si sia limitata a chiedergli di render conto dell&#8217;avere insegnato la dottrina copernicana (la quale, presentata come semplice ipotesi, sarebbe stata comunque tollerata), tanto \u00e8 grossolana la sua intrusione nel campo della teologia, ove pretende non solo di insegnare agli altri come vada letta la Bibbia, ma non esita a sostenere di saperne, quanto alle proposizioni della matematica, tanto quanto Dio stesso; non solo, di sapere come Dio ragiona, e cio\u00e8 come un grande matematico. Che Dio sia essenzialmente amore, non gli passa neanche per la mente, bench\u00e9 dica di rimettersi all&#8217;insegnamento della Chiesa per tutto ci\u00f2 che riguarda la fede. Ma la sua \u00e8 una finta umilt\u00e0: di fatto, egli sostiene, proprio come Giordano Bruno, la dottrina della doppia verit\u00e0: una per i dotti, e naturalmente per se stesso, ed una per il volgo: la prima come risultato della conoscenza scientifica, la seconda come viene insegnata dalle Scritture, secondo l&#8217;interpretazione della Chiesa.<\/p>\n<p>Il Dio di Galilei, dunque, \u00e8 il diretto progenitore del Grande Architetto dell&#8217;Universo che verr\u00e0 tenuto a battesimo dagli illuministi un secolo e mezzo pi\u00f9 tardi: un Dio che va bene per confermare l&#8217;eccellenza intellettuale di coloro che lo pongono e ne additano l&#8217;esistenza. In altre parole, Galilei, come pi\u00f9 tardi gli illuministi, ha bisogno di intellettualizzare Dio, perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 divinizzare l&#8217;uomo; pi\u00f9 precisamente: perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 divinizzare la figura dello scienziato; meglio ancora: perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 divinizzare se stesso.<\/p>\n<p>Non gli basta il piacere quasi sensuale, la profonda soddisfazione di risolvere il mistero della natura, e di sapere che egli soltanto \u00e8 stato capace di farlo, mentre il resto dell&#8217;umanit\u00e0 balbettava, incapace di decifrare il &quot;gran libro&quot; da essa rappresentato; non gli basta l&#8217;orgoglio di rivendicare per s\u00e9 solo il merito di tale fondamentale acquisizione, equiparandosi, implicitamente, a un novello Prometeo, che ruba il fuoco agli d\u00e8i per beneficare i suoi simili. No: vuole anche sentirsi uguale a Dio.<\/p>\n<p>E lo dice: nel sapere &quot;intensive&quot;, ossia nel sapere qualitativo, che \u00e8 quello della matematica, egli conosce le cose con lo stesso identico grado di verit\u00e0 con cui le conosce Dio. Lui e Dio sono congeneri; ma lui, in fondo, \u00e8 pi\u00f9 bravo: Dio si \u00e8 limitato a porre l&#8217;enigma, cosa facile, data la sua mente infinita; lui, Galilei, lo ha sciolto, con le sue sole forze umane.<\/p>\n<p>Non gli viene in mente, nel suo delirio narcisistico, che bisognerebbe provare a dimostrare l&#8217;equivalenza fra la matematica e la natura; egli ne \u00e8 convinto, di una certezza che non conosce il minimo dubbio: per\u00f2 non si abbassa a dimostrarlo, pretende che gli si creda sulla parola &#8212; cosa, in fondo, legittima, visto che lui \u00e8 pari a Dio. Chi avanza qualche sia pur minimo dubbio, viene investito dai suoi strali avvelenati, dalla sua derisione, dalla sua ironia acrimoniosa, dalle sue parole affilate come lame di coltello. Lui sa spingersi alla conoscenza delle cause dei fenomeni, mentre i suoi miseri avversari &#8212; come il Grassi &#8212; si limitano a citare Aristotele: dunque, lui ha ragione e loro torto; non solo: lui sa ragionare da vero scienziato, e loro no.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi incredibile che la stragrande maggioranza degli autori moderni abbiano presa per buona questa ingenua e burbanzosa auto-glorificazione e che continuino a presentarla agli studenti, a loro volta, con le stesse parole di Galilei, con la stessa mancanza di spirito critico e con la stessa pretesa di auto-evidenza. Ma tant&#8217;\u00e8: da quando il metodo sperimentale di Galilei \u00e8 stato dichiarato il &quot;vero&quot; metodo della scienza moderna, bisogna che tutto quel che Galilei ha detto venga preso per oro colato; quanto agli scienziati suoi contemporanei, i quali ebbero il torto di non dargli immediatamente ragione in tutto e per tutto (e si badi che, quanto al modello eliocentrico, egli non aveva alcuna prova convincente da addurre: pretendeva che gli si credesse sulla fiducia), gli autori moderni li trattano come gi\u00e0 li tratt\u00f2 Galilei: con ironia e disprezzo.<\/p>\n<p>Ha osservato a questo proposito Pietro Emanuele nel suo libro \u00abNel meraviglioso mondo della filosofia\u00bb (Casale Monferrato, Piemme, 1995, pp. 111-14):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 degno di nota che la Chiesa abbia condannato Galilei per la sua astronomia eterodossa, ma non abbia preso posizione di fronte alla sua teoria, indubbiamente insolita, per cui Dio prima ancora di essere amore \u00e8 anzitutto un supremo calcolatore. Se si accettala sua posizione Dio finisce con l&#8217;essere un demiurgo che deve la sua potenza soprattutto alla propria eccellenza matematica. A differenza infatti del demiurgo platonico del &quot;Timeo&quot;, non \u00e8 suddito di altre potenze ma il suo imperio \u00e8 di carattere decisamente intellettuale.<\/p>\n<p>Questa posizione, mentre intellettualizza Dio, rischia infatti di divinizzare l&#8217;uomo. Per Galilei infatti l&#8217;uomo \u00e8 in grado di calcolare e di giungere a possedere certezze assolute. Esse sono di natura matematica, e chi le possiede si trova, per lui, ad avere una sicurezza intellettuale non diversa da quella posseduta da Dio. Galilei ne deduce che la mente umana sia opera di Dio.<\/p>\n<p>Ma questa deduzione pu\u00f2 scaturire solo da una filosofia di tipo galileiano. Non \u00e8 che Galilei abbia fissato prima l&#8217;idea di un Dio matematico e poi ne abbia ricavato la medesimezza sostanziale tra la mente umana e quella divina, ma succede l&#8217;inverso. Galilei privilegia la matematica perch\u00e9 \u00e8 convinto che la lingua in cui \u00e8 scritta la natura sia una lingua matematica e che ci\u00f2 induca a postulare che anche il suo creatore non possa che avere una mente matematica. Il suo punto di partenza non \u00e8 quindi teologico, ma naturalistico. Come scrive Cassirer, &quot;l&#8217;accordo generale tra matematica e natura \u00e8 per lui una convinzione soggettiva, anteriore a ogni riflessione filosofica&quot;.<\/p>\n<p>Per questo Galilei non \u00e8 un teologo, per quanto teorizzi la struttura della mente divina. \u00c8 solo dopo aver scoperto che i caratteri della natura sono &quot;triangoli, cerchi e altre figure geometriche&quot; che egli viene a sostenere una corrispondenza necessaria, bench\u00e9 non dimostrabile, fra le strutture della mente umana, quelle matematiche della realt\u00e0 e quelle della mente divina. Ci\u00f2 non toglie che egli possa anche parlare non da filosofo ma da uomo di fede quando afferma che la mente umana \u00e8 opera di Dio, tuttavia anche le sue esternazioni dalla prospettiva del credente sono pervase dallo stupore per il potere scientifico dell&#8217;uomo: &quot;quando io vo considerando quante e quanto meravigliose cose hanno intese, investigate ed operate gli uomini, pur chiaramente conosco io ed intendo esser la mente umana opera di Dio, e delle pi\u00f9 eccellenti&quot; (&quot;Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo&quot;).<\/p>\n<p>Indubbiamente asserzioni del genere sono pi\u00f9 tipiche del filosofo che dello scienziato. Manca infatti la cautela scientifica che dovrebbe sempre aver presente la provvisoriet\u00e0 delle conquiste della scienza. Tuttavia i suoi erano tempi di grandi conquiste, ed \u00e8 comprensibile che Galilei non dubitasse che i caratteri matematici del libro della natura fossero immutabili. Di qui la sua decisa opzione di considerarsi un &quot;filosofo geometra&quot;.<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;eventuale accusa di irriverenza che poteva rivolgersi a questa divinizzazione del pensiero matematico dell&#8217;uomo, Galilei pensava di ovviarci con la sua distinzione fra conoscenza &quot;intensiva&quot; e conoscenza &quot;estensiva&quot;. \u00c8 solo da un punto di vista intensivo, cio\u00e8 della qualit\u00e0 della conoscenza, che l&#8217;uomo conosce come Dio, cio\u00e8 con certezza assoluta. Invece dal punto di vista dell&#8217;estensivit\u00e0 la conoscenza umana \u00e8 sempre progressiva e incompleta; a differenza dell&#8217;onniscienza divina. Dove l&#8217;originalit\u00e0 di Galilei concerne la conoscenza intensiva, poich\u00e9 qui egli non esita a sottoscrivere quell&#8217;imperialismo del pensiero che giunge a omogeneizzare la mente divina a quella dell&#8217;uomo: &quot;di quelle poche cose intese dall&#8217;intelletto umano credo che la cognizione agguagli la divina nella certezza obiettiva, poich\u00e9 arriva a comprenderne la necessit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;entusiasmo di Galilei per la matematizzazione dell&#8217;universo non deriva soltanto dal carattere di certezza della matematica, ma anche dalla soddisfazione che essa offre allo specialista di possedere delle formule ignote al profano in rado di svelare importanti segreti della realt\u00e0. \u00c8 come se il matematico possedesse la combinazione della cassaforte della natura. Finch\u00e9 procede matematicamente il filosofo possiede la stessa certezza della divinit\u00e0. In questo senso Einstein diceva che &quot;Dio non gioca a dadi&quot;. In quanto la sua conoscenza non \u00e8 mai aleatoria. Altrettanto vale per l&#8217;uomo, e se pu\u00f2 incorrere in errore, si tratta solo di errore di calcolo.<\/p>\n<p>Avanzare l&#8217;idea che i numeri siano la chiave di tutto, la spiegazione di ogni angolo della natura, trasferisce implicitamente la matematizzazione sul terreno del gioco. Questo pu\u00f2 accrescere il senso di soddisfazione ch anima il matematico, pu\u00f2 per\u00f2 provocargli le reazioni negative di chi non accetti l&#8217;idea che il filosofo possa conoscere praticando un gioco. Galilei \u00e8 andato incontro a due critiche di questo genere. La prima \u00e8 quella di padre Mersenne, il quale pur concedeva che la ma tematizzazione galileiana fosse un gioco bellissimo di &quot;corrispondenze e di combinazioni atto e deliziare le menti pi\u00f9 eccellenti&quot;, ma ammoniva che i dogmi della fede dovevano rimanere estranei ad esso.<\/p>\n<p>Una seconda critica \u00e8 invece provenuta non da preoccupazioni teologiche ma scientifiche. \u00c8 quella di Husserl nella &quot;Krisis&quot;: per il tipo di scientificit\u00e0 auspicato da Husserl la matematica ha valore soltanto se \u00e8 legata alle cose. Averla trasformata in una logica formale simile ad un mero gioco ha portato Galilei a una concezione superficiale della funzione della scienza, la quale in lui &quot;procede in modo che non \u00e8 sostanzialmente diverso da quello del gioco delle carte o degli scacchi&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Galilei, dunque, \u00e8 stato il pioniere dell&#8217;imperialismo del pensiero logico-matematico, cio\u00e8 dell&#8217;imperialismo scientista: la natura \u00e8 il cuore del reale; ma la natura \u00e8 scritta in caratteri matematici; dunque, solo la conoscenza dello scienziato \u00e8 vera conoscenza, il resto non vale nulla. La fede? S\u00ec, certo: ma bisogna mettere d&#8217;accordo la Bibbia e la scienza; e, se sorge qualche problema, \u00e8 la Bibbia che dev&#8217;essere letta in modo diverso. La scienza non sbaglia mai. Nessuna ombra di dubbio, nessun senso di modestia, nessuna accenno di umilt\u00e0 intellettuale: del resto, perch\u00e9 essere umile? Se la sua conoscenza, in ambito logico-matematico, \u00e8 pari a quella di Dio, allora ci si pu\u00f2 risparmiare la commedia dell&#8217;umilt\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 un piccolo Dio; anzi, \u00e8 uguale a Dio.<\/p>\n<p>Galilei, di fatto, non \u00e8 solo il banditore di una nuova religione gnostica, \u00e8 anche un riesumatore del pelagianesimo. Il peccato non entra nel suo orizzonte intellettuale, cos\u00ec come non vi entra la grazia: si dir\u00e0 che questo riguarda la fede, non la scienza; vero, ma \u00e8 Galilei a invadere il campo della fede, a sentenziare chi \u00e8 Dio e come si deve leggere la Bibbia.<\/p>\n<p>Ancora oggi si continua a presentare Galilei come una vittima dell&#8217;oscurantismo religioso. Certo, fu una vittima del&#8217;Inquisizione, come tanti altri. Ma non fu perseguitato per aver difeso la libert\u00e0 di coscienza, n\u00e9 la libert\u00e0 di ricerca scientifica. Il suo scientismo era tanto intollerante, tanto fanatico, quanto lo era la religione dei suoi persecutori. Lui ed essi erano fatti della stessa pasta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Galilei cattivo teologo, cattivo filosofo, cattivo scienziato. 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