{"id":25292,"date":"2011-12-07T12:30:00","date_gmt":"2011-12-07T12:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/07\/quando-galilei-pretendeva-di-misurare-con-la-squadra-e-il-compasso-linferno-dantesco\/"},"modified":"2011-12-07T12:30:00","modified_gmt":"2011-12-07T12:30:00","slug":"quando-galilei-pretendeva-di-misurare-con-la-squadra-e-il-compasso-linferno-dantesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/12\/07\/quando-galilei-pretendeva-di-misurare-con-la-squadra-e-il-compasso-linferno-dantesco\/","title":{"rendered":"Quando Galilei pretendeva di misurare con la squadra e il compasso l\u2019Inferno dantesco"},"content":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, Galileo Galilei non si interessava solo di questioni matematiche e scientifiche, ma anche letterarie.<\/p>\n<p>Scrisse egli stesso delle liriche petrarcheggianti e versi di gusto burlesco; ma soprattutto si occup\u00f2 di critica letteraria e, nella disputa fra i sostenitori di Ariosto e quelli di Tasso, con le \u00abPostille all&#8217;Ariosto\u00bb e con le \u00abConsiderazioni al Tasso\u00bb, prese decisamente posizione in favore del primo, il cui stile gli appariva tanto limpido e naturale, quanto quello del secondo gli appariva arduo e oscuro, nonch\u00e9 inverosimile la costruzione.<\/p>\n<p>Sarebbe pi\u00f9 esatto dire che non comprese per nulla la \u00abGerusalemme liberata\u00bb; e, non comprendendola, non seppe fare altro che disprezzarla (Segre-Martignoni): e basterebbe gi\u00e0 questo per concludere che, nonostante le sue ambizioni umanistiche e nonostante le lodi sperticate che i suoi ammiratori tributano alla vastit\u00e0 e alla spregiudicatezza del suo ingegno, il suo modo di porsi di fronte a un&#8217;opera letteraria era tale da precludergli radicalmente e irrimediabilmente la retta comprensione del fatto estetico.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante sottolineare che le acerbe, spietate critiche rivolte al capolavoro del Tasso muovono essenzialmente dal concetto di verosimiglianza: per Galilei, il poema tassiano \u00e8 insopportabilmente pieno di situazioni artificiose e innaturali, che lo rendono poco o nulla verosimile; \u00e8 interessante, perch\u00e9 egli fa della verosimiglianza un feticcio, e, senza avvedersene, confonde la verosimiglianza con il vero naturalistico.<\/p>\n<p>Sembra che lo disturbi il soprannaturale: anche il \u00abFurioso\u00bb \u00e8 pieno d&#8217;invenzioni fantastiche, come castelli incantati e cavali alati che volano fin sulla Luna; ma non si tratta di soprannaturale, bens\u00ec di liberi voli della fantasia, una fantasia &#8211; si badi &#8211; tutta laica e mondana. La profonda, sofferta religiosit\u00e0 del Tasso lo lascia indifferente, se non pure infastidito; i suoi angeli e i suoi diavoli gli sono estranei e si direbbe che irritino il suo spirito positivo.<\/p>\n<p>Questo pregiudizio naturalistico e razionalista diviene ancor pi\u00f9 chiaro se si prendono in esame le due lezioni da lui dedicate, nel 1588, al commento erudito della \u00abDivina Commedia\u00bb, intitolate \u00abCirca la figura, grandezza e sito dell&#8217;Inferno di Dante\u00bb, nelle quali, alla vigilia di assumere l&#8217;incarico di lettore di matematica all&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, a ventiquattro anni e senza aver neanche conseguito la laurea, fa uno sfoggio magniloquente di rigore geometrico.<\/p>\n<p>Osserva Floriano Graziati in una relazione presentata all&#8217;Ateneo di Treviso (in: \u00abAtti e memorie\u00bb, anno accademico 2009\/10, pp. 25.27):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;[Nelle due lezioni dantesche] Galileo disquisisce sulla conformazione dell&#8217;Inferno e prende posizione tra opinioni contrapposte a favore delle tesi espresse da Antonio Manetti rispetto a quelle sostenute su questo tema tipografico da Alessandro Vellutello.<\/p>\n<p>Effettivamente l&#8217;analisi e il confronto del tutto congetturale e quantitativo operato da Galileo tra le due ipotesi topografiche in termini tanto severi e minuziosi, talvolta venati di spirito polemico, lasciano la nostra moderna concezione sul poema, anche nella visione incline allo strutturalismo, piuttosto perplessa, poco influente e distaccata agli effetti della rilevanza sostanziale dell&#8217;arte poetica dantesca. A noi pare insomma sufficiente di senso cogliere la &quot;verticalit\u00e0&quot; del poema come espressione da un lato della trascendenza religiosa e dall&#8217;altro dell&#8217;architettura gotica, e niente pi\u00f9. Nondimeno il contributo del ragionamento e del metodo di calcolo seguiti da Galileo per determinare le dimensioni infernali, interpreta e risolve significativamente i quesiti ovvii e concreti che sorgono nel lettore, ad esempio circa le proporzioni tra l&#8217;orbe terracqueo e l&#8217;inferno, i volumi dei corpi solidi implicati, la collocazione e la figura conica del sito infernale, il suo rapporto situazionale con la Gerusalemme terrestre posta al culmine di una superficie convessa e perpendicolarmente al centro della Terra, e cos\u00ec via in una sequenza di risposte selettive galileiane coerenti e logiche. Queste soluzioni &#8211; di l\u00e0 dallo svolgimento dell&#8217;indagine in valori numerici geometrici e aritmetici &#8211; postulano e sostengono una serie di corollari illuminanti e significativi circa la visione funzionale, plastica e concreta che Dante conferisce all&#8217;Oltremondo.<\/p>\n<p>Bandito comunque l&#8217;eccesso di astrusit\u00e0 dell&#8217;analisi, riesce avvalorata non solo la conformazione infernale del cono rovesciato che giunge dall&#8217;arco di Gerusalemme fino &#8211; udite, udite! &#8211; &quot;al centro della gravit\u00e0 e dell&#8217;universo&quot; costituito dalla Terra, ma la stessa sua disposizione ad anfiteatro che nella descrizione galileiana di grado in gradi discendendo, si va restringendo; salvo che l&#8217;anfiteatro ha ne fondo la piazza (cio\u00e8 la platea), ma l&#8217;inferno termina quasi con il suo profondo nel centro, che \u00e8 un punto solo&quot;. Inoltre le investigazioni galileiane in miglia, tutte aritmeticamente e pedantemente motivate dei gradi, dei cerchi, dei gironi, del nobile castello, del Limbo, del burrato di Gerione, della citt\u00e0 di Dite, di Malebolge non possono non destare ammirazione e apprezzamento condiviso, in quanto rispondono a uno spirito di comprensione, di coerenza e di rispetto del testo poetico, che rendono appunto anche per il giovane Galileo il poema senz&#8217;altro &quot;sacro&quot;. Particolarmente attento e analitico appare infine il calcolo della grandezza corporea di Lucifero, ottenuta indirettamente attraverso i passaggi intermedi delle superfici delle quattro ghiacce in cui \u00e8 conficcato, disposte in decrescenti corone circolari (ovverosia &quot;macine&quot;), da cui risulta un valore gigantesco, che conferma ed eccede giustamente quello degli appena descritti Giganti e in specifico di Nembrot in questa terzina: &quot;La faccia sua mi parea lunga e grossa \/ come la pina di San Pietro a Roma \/ ed a sua proporzion eran l&#8217;altr&#8217;ossa&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ritorna invece la predilezione galileiana verso i concetti tematici quantitativi e geometrici, allorch\u00e9 presceglie di ghiacciare il Cocito, affluente della Caina, Antenora, Tolomea e Giudecca in corone circolari concentriche (e non a sfere lenticolari) e di descrivere il cammino di discesa alla man destra, cio\u00e8 dando la sinistra verso il centro, aderendo in entrambi i casi alle opinioni sostenute dal Manetti.<\/p>\n<p>In termini altres\u00ec di configurazione architettonica ancor pi\u00f9 specifica dell&#8217;abisso sotterraneo, Galileo prende in esame e discute due soluzioni contrapposte, sintetizzabili in una serie ripida di scese perpendicolari (Manetti) ovvero in declivi pi\u00f9 dolci (Vellutello), cio\u00e8 pendii a somiglianza delle scarpate dei monti. In realt\u00e0 il dibattito sullo scoscendimento, naturale o manufatto, comporta qualche opinabilit\u00e0 anche secondo Galileo, cui non sfugge la maggiore verosimiglianza naturale del pendio rispetto al precipizio, in riferimento anche al notato digradare concentrico del settore sferico, di topo conico, dalla superficie intorno a Gerusalemme verso il centro terrestre. In conclusione, per\u00f2, Galileo propende per la tesi del dirupo, in base alla indicazione indiziaria autentica di Dante stesso, secondo il quale le calate erano previste solo una per cerchio e avendo a guardia un diavolo a impedire la risalita dei dannati in fuga verso tormenti meno severi. Dunque, pareti assolutamente inerpicabili, come opinava il Manetti.<\/p>\n<p>Ma, in questo contesto, mi pare soprattutto interessante riportare l&#8217;osservazione galileiana &#8212; del resto abbastanza ovvia &#8211; che ne caso di cerchi, burrati e gironi infernali &quot;le parti superiori prive di sostegno che le regga&#8230; indubitamente rovineranno&quot;, il che \u00e8 un bell&#8217;esempio di cognizione in scienza di una radicata massima d&#8217;esperienza artigianale, alle soglie della sua stessa imminente legge sulla caduta dei gravi (1604) e della generale parimenti prossima legge newtoniana sulla gravit\u00e0 universale!&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che, davanti a tanto spreco di acribia, non diremo filologica, ma meramente aritmetica e quantitativa, che nulla aggiunge e nulla toglie al valore della poesia dantesca, n\u00e9 allo spirito che anima la \u00abDivina Commedia\u00bb, non \u00e8 possibile altro atteggiamento fuor che quello di \u00abammirazione e apprezzamento condiviso\u00bb?<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio vero che le aride, minuziosissime, compiaciute misurazioni quantitative di Galilei della topografia infernale \u00abrispondono a uno spirito di comprensione, di coerenza e di rispetto del testo poetico\u00bb; o non \u00e8 piuttosto vero che snaturano totalmente il senso di quel testo, la sua stessa poeticit\u00e0, senza in nulla agevolare la pur grata fatica del lettore desideroso di accostarsi all&#8217;immortale poema dantesco, ma anzi, aggravandola inutilmente con un complicato bagaglio di nozioni teoriche e con uno sfoggio di sapere fine a se stesso?<\/p>\n<p>Per esempio, di quale utilit\u00e0 pu\u00f2 essere al lettore comune di Dante, o anche al suo dotto studioso, sapere quale sia la statura di Lucifero, quali le esatte dimensioni del suo corpo gigantesco, immerso nel ghiaccio del Cocito e proteso dalla vita in su nell&#8217;emisfero settentrionale, dalla vita in gi\u00f9 in quello meridionale?<\/p>\n<p>In che cosa, dunque, il lettore viene aiutato, agevolato, incoraggiato dai calcoli matematici di Galilei; come e perch\u00e9 egli dovrebbe sentirsi obbligato verso quel tipo di esegesi letteralistica, che non sembra avere altro scopo se non mostrare che il gran padre Dante ha superato l&#8217;esame di scienze matematiche fattogli dal poco modesto studente fiorentino, pi\u00f9 che mai a caccia di raccomandazioni e smanioso di mettersi in mostra ad ogni costo?<\/p>\n<p>L&#8217;anno prima delle due dissertazioni su Dante egli, dottore mancato, era andato a Roma, ma senza successo, a chiedere una raccomandazione dal celebre matematico tedesco Cristoforo Clavio, per ottenere una cattedra di matematica all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna; il colpo gli sarebbe riuscito poco dopo, nel 1589, su raccomandazione del cardinale Francesco Maria Del Monte (fratello del matematico Guidobaldo: quanto poco le cose sono cambiate nel corso di oltre quattro secoli), questa volta per una cattedra di matematica all&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, con contratto triennale.<\/p>\n<p>Difficile non pensare che il giovane, ma ambiziosissimo scienziato fiorentino non avesse un occhio rivolto alla conquista della cattedra, allorch\u00e9 faceva tanta mostra di scienza matematica, con la scusa di dissertare sul poema dantesco; l&#8217;alternativa sarebbe ammettere francamente che, cos\u00ec come non aveva capito assolutamente nulla della \u00abGerusalemme liberata\u00bb (definendo i versi del Tasso \u00abconcettuzzi spezzati e senza connessione\u00bb), non aveva capito assolutamente nulla nemmeno della \u00abDivina Commedia\u00bb; senza, peraltro, perdere l&#8217;occasione per fare la sua abituale ostentazione di sarcasmo: a quanto pare, era pi\u00f9 forte di lui.<\/p>\n<p>Ora, che nell&#8217;Accademia Fiorentina vi fossero dei cervelli che non avevano di meglio da fare che impigliarsi in dispute inverosimili sui particolari pi\u00f9 minuti della topografia dell&#8217;Oltretomba dantesco; che si accapigliassero per stabilire se Dante e Virgilio, durante la loro discesa attraverso i nove cerchi infernali, avessero tenuto la destra o la sinistra rispetto al centro della Terra, come facevano il Manetti e il Vellutello, \u00e8 cosa che non stupisce affatto: sempre ve ne sono stati e sempre ve ne saranno.<\/p>\n<p>Ma che il grande Galilei, lo &quot;scienziato umanista&quot; che mostrava d&#8217;interessarsi e d&#8217;intendersi di letteratura quasi quanto di fisica e matematica, non trovasse miglior passatempo; che non avvertisse minimamente la futilit\u00e0, l&#8217;astruseria, il ridicolo di voler misurare con squadra e compasso i gradi e le distanze dei singoli cerchi e delle singole bolge, come se tali cose avessero la bench\u00e9 minima importanza, il bench\u00e9 minimo significato, al di fuori dell&#8217;impressione complessiva che il paesaggio infernale vuol creare per i fini poetici dell&#8217;opera dantesca: ebbene, ci sia dato concluderne che ci\u00f2 non depone a favore della sua capacit\u00e0 d&#8217;intendere l&#8217;intimo significato del divino poema.<\/p>\n<p>E non ci si venga a dire che tale posizione \u00e8 tutta moderna e che, al tempo di Galilei, prevalevano altre dottrine estetiche e altre posizioni ermeneutiche; la verit\u00e0 \u00e8 che il lettore di Dante, purch\u00e9 dotato di un minimo di gusto e di sensibilit\u00e0 e purch\u00e9 capace di porsi con mente limpida e sgombra da atteggiamenti narcisisti, in qualunque tempo ha saputo vedere la differenza tra forma e sostanza e ha saputo cogliere, pur nel realismo delle descrizioni (anche paesaggistiche), la sublime dimensione spirituale del poema sacro.<\/p>\n<p>Tuttavia, per vedere la bellezza bisogna avere occhi capaci di scorgerla: cos\u00ec nel grande, come nel piccolo. E Galilei, che, nel \u00abSaggiatore\u00bb, altra opera apologetica che trasuda autocompiacimento, descrive la vivisezione di una cicala senz&#8217;ombra di rammarico per quella bellezza distrutta, forse non aveva lo sguardo abbastanza umile per cogliere la sovrumana bellezza del poema dantesco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, Galileo Galilei non si interessava solo di questioni matematiche e scientifiche, ma anche letterarie. 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