{"id":25288,"date":"2015-08-05T05:24:00","date_gmt":"2015-08-05T05:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/05\/lo-spirito-dellepoca-come-problema-storico-nella-concezione-di-gabriele-pepe\/"},"modified":"2015-08-05T05:24:00","modified_gmt":"2015-08-05T05:24:00","slug":"lo-spirito-dellepoca-come-problema-storico-nella-concezione-di-gabriele-pepe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/05\/lo-spirito-dellepoca-come-problema-storico-nella-concezione-di-gabriele-pepe\/","title":{"rendered":"Lo \u00abspirito dell\u2019epoca\u00bb come problema storico nella concezione di Gabriele Pepe"},"content":{"rendered":"<p>Lo storico pugliese Gabriele Pepe (Monopoli, 1899 &#8211; Roma, 1971) \u00e8 stato professore di Storia medievale all&#8217;Universit\u00e0 di Bari, dal 1949 fino alla morte.<\/p>\n<p>\u00c8 conosciuto per le sue numerose monografie, scritte con stile chiaro e scorrevole, quasi tutte incentrate sul Medioevo e sul Rinascimento nella storia d&#8217;Italia e d&#8217;Europa: \u00abLo Stato ghibellino di Federico II\u00bb (1938), \u00abIl Medioevo barbarico d&#8217;Italia\u00bb (1941), \u00abLa politica dei Borgia\u00bb (1946), \u00abIl Medioevo barbarico in Europa\u00bb (1949), \u00abIl Mezzogiorno d&#8217;Italia sotto gli Spagnoli\u00bb (1952), \u00abUn problema storico: Carlo Magno\u00bb (1952), \u00abPane e terra nel Sud\u00bb (1954), \u00abFrancesco d&#8217;Assisi tra Medio Evo e Rinascimento\u00bb (1965).<\/p>\n<p>Non era un discepolo di Croce, anzi, nel citato \u00abIl Mezzogiorno d&#8217;Italia sotto gli Spagnoli\u00bb, contesta apertamente la tesi del Croce, secondo cui la Spagna avrebbe governato l&#8217;Italia meridionale come se stessa, proteggendola dalle minacce esterne e riducendo il potere dell&#8217;aristocrazia feudale; perch\u00e9 invece, a giudizio del Pepe, la Spagna avrebbe &quot;usato&quot; il Mezzogiorno d&#8217;Italia semplicemente come un antemurale contro la potenza turca e, per il resto, non avrebbe svolto in essa alcuna funzione utile, sfruttandola e lasciandola impoverita. In ci\u00f2, egli ha aperto la strada alla storiografia meridionalista di tendenza marxista e gramsciana, che possiamo definire &quot;antispagnolista&quot;, contro quella idealista ispirata dal Croce medesimo, che possiamo qualificare come &quot;spagnolista&quot;.<\/p>\n<p>Gabriele Pepe non ama il Medioevo, specialmente l&#8217;Alto Medioevo; pur essendo specializzato in tale campo di studio, si pu\u00f2 dire che egli detesta e disprezza la civilt\u00e0 alto-medievale; le pagine del suo \u00abMedioevo barbarico d&#8217;Italia\u00bb e quelle del suo \u00abMedioevo barbarico d&#8217;Europa\u00bb sono, in effetti, una specie di pamphlet serrato, implacabile contro tutto ci\u00f2 che quell&#8217;epoca ha prodotto: nella politica, nelle istituzioni, nelle leggi, nell&#8217;economia, nella cultura, nella vita d&#8217;ogni giorno. Non cerca di dissimulare la sua avversione e il suo disgusto: li offre ai suoi lettori come cosa che non necessita di alcuna spiegazione.<\/p>\n<p>In particolare, egli reagisce alla storiografia romantica la quale, sulla scia del &quot;buon selvaggio&quot; di russoviana memoria, aveva descritto la fusione dei popoli germanici con quelli dell&#8217;Impero romano come provvidenziale per questi ultimi e per l&#8217;Europa nel suo insieme, innestando energie fresche e vigorose nel corpo ormai consunto della vecchia civilt\u00e0 latina. Per Pepe, i Germani non erano altro che barbari, i quali non avevano nulla da offrire alla civilt\u00e0, se non stragi, violenze e rapine: cos\u00ec i Franchi, i Visigoti, i Burgundi, i Vandali. Nella storia d&#8217;Italia, gli Ostrogoti non fecero altro che adagiarsi sul corpo della sfinita civilt\u00e0 romana, mentre i Longobardi altro non portarono che la loro rozzezza, la loro cieca furia devastatrice, la loro grossolana ignoranza degli usi civili, la loro assoluta miseria sul piano della cultura, dell&#8217;arte e dello spirito.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, il Pepe si era dedicato alla stesura di una monografia, meno conosciuta delle altre, prevalentemente ad uso degli studenti universitari, riguardante i problemi di metodo storiografico relativi all&#8217;et\u00e0 medievale: \u00abIntroduzione allo studio del Medioevo latino\u00bb, pubblicata nel 1969, dunque poco prima della scomparsa dell&#8217;Autore. Si tratta di un&#8217;opera interessante, anche per meglio comprendere il caso un po&#8217; insolito di un medievalista che dedica la sua intera carriera di studioso alla critica feroce e sistematica dell&#8217;oggetto dei propri studi; di un medievalista, cio\u00e8, che &#8212; illuministicamente &#8212; altro non vede nel Medioevo se non una lunga, interminabile et\u00e0 di barbarie, una cupa ed oscura parentesi fra la luce dell&#8217;et\u00e0 classica e quella dell&#8217;et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Per tentare di penetrare in questa interessante contraddizione, ci paiono particolarmente significative le osservazioni contenute nel paragrafo intitolato \u00abLo spirito dell&#8217;epoca\u00bb (da: G. Pepe, \u00abIntroduzione allo studio del Medioevo latino\u00bb, Bari, Edizioni Dedalo, 1969, 1989, pp. 80-82):<\/p>\n<p>\u00abAltro errore: lo studio delle cronache ci porta a rivivere lo &quot;spirito di un&#8217;et\u00e0&quot;. Ma lo spirito di un&#8217;et\u00e0 \u00e8 anch&#8217;esso qualcosa di metafisico, se si crede che in certi secoli la massa, protagonista della storia come le esperienze moderne di vita ci porterebbero a credere, abbia avuto aspirazioni, idealit\u00e0, volont\u00e0, che, sommate, sottratte, moltiplicate e divise ci darebbero lo spirito dell&#8217;epoca: la metafisica si confonde con la piatta mania statisticolatra della nostra et\u00e0 e col naturalismo delle scienze fisiche. In realt\u00e0 tale spirito \u00e8 da prendere solo come espressione metaforica di cultura di un popolo, di tradizioni, di alcuni ideali che un popolo ama come i suoi pi\u00f9 alti valori collettivi (ad esempio, la tradizione del Risorgimento in Italia). In ogni epoca esistono uomini che creano a se stessi e ad altri illusioni, speranze palingenetiche, che vogliono uscire dall&#8217;ovile, dalle esperienze collettive per creare, o per capovolgere, il peso di una realt\u00e0 che li opprime. Essi creano, talvolta, dei &quot;miti&quot;, che dicono lo spirito di certi gruppi sociali e di certi individui in alcune et\u00e0, ma non di tutta l&#8217;et\u00e0 astrattamente.<\/p>\n<p>Arnaldo da Brescia a contatto di Abelardo sente lo spirito accendersi di nuova luce e vede nel Comune romano l&#8217;aurora di un nuovo mondo e crea intorno a s\u00e9 una repubblica di prodi; un esaltato come Cola di Rienzo, che ha il petto acceso di un&#8217;immensa passione romantica, riesce a suscitare intorno a s\u00e9 una nuova repubblica di prodi. Ora, se io rif\u00f2 la storia di queste repubbliche romane, sono proprio sicuro che lo spirito del tempo sia nelle cronache arnaldiste e non nelle imperiali, nella &quot;Vita&quot; famosa di Cola, e non negli scritti degli avversari? Adriano e Barbarossa, che scannavano Arnaldo, i baroni-briganti che combattevano Cola, erano fuori dello spirito dei loro giorni? Arnaldo, Cola, furono i veri vincitori e lo spirito del mondo si svilupp\u00f2 da essi, che erano coscienza morale, volont\u00e0 di bene e non dai loro avversari. Da questo fatto, dal trionfo cio\u00e8 dello spirito del bene, noi crediamo di poter concludere che questi portatori di verit\u00e0 erano anche i portatori dello spirito della loro et\u00e0, che essi esprimevano. Nulla di pi\u00f9 falso: in ogni et\u00e0 ci sono mille spiriti diversi e nessuno dobbiamo ipostatizzare come tipico di un&#8217;et\u00e0. Lo storico deve mettere in luce tutte le tendenze: cronache, libri polemici, orazioni, tutte le forze spirituali di una storia &quot;condenda&quot;, che si fa &quot;condita&quot; con infinite forze e non con una sola.<\/p>\n<p>Le facili conclusioni dell&#8217;eruditismo ingenuo, che ripete tutto ci\u00f2 che si trova nelle cronache, si evitino con l&#8217;abito critico a scoprire, oltre gli errori di informazione, tutti quegli altri errori pi\u00f9 volontari che abbondano per motivi utilitari di Ordini religiosi, di partiti politici, di interessi familiari. All&#8217;eruditismo ingenuo corrisponde l&#8217;entusiasmo a freddo, se non ipocrita, di chi si commuove ad ogni cronaca che senta di primitivo: lo si supera col giudizio estetico che trova il primitivo infarcito di retorica.\u00bb<\/p>\n<p>Se, dunque, l&#8217;approccio di Gabriele Pepe \u00e8 illuminista quanto ai contenuti, cio\u00e8 al disdegno verso la civilt\u00e0 medievale, \u00e8 anti-illuminista quanto al metodo, allorch\u00e9 si scaglia contro l&#8217;ingenua credenza in un cosiddetto &quot;spirito del tempo&quot; o &quot;spirito del popolo&quot;, concetti che egli ritiene, come lo storico svizzero Eduard Fueter (1876-1928; \u00abGeschichte der neueren Historiographie\u00bb, M\u00fcnchen, 1911; traduzione italiana di G. Spinelli, \u00abStoria della storiografia moderna\u00bb, Napoli, 1944) nati appunto nell&#8217;alveo della cultura illuminista.<\/p>\n<p>Con chi se la prende e contro chi \u00e8 diretta la sua polemica, in questo caso? Esplicitamente, con Leopold von Ranke (1795 &#8212; 1886) e la sua \u00abIstoria del Papato nel XVI e XVII secolo\u00bb, in cui, positivisticamente, lo storico tedesco sosteneva che le societ\u00e0 sono pervase dallo spirito dei tempi, il quale si esprime attraverso l&#8217;opera creatrice di alcuni individui geniali, che le captano, per cos\u00ec dire, le organizzano e le convogliano in una determinata direzione. Pepe, invece, concepisce la storia soprattutto come &quot;storia sociale&quot; e, quindi, non pu\u00f2 condividere questa concezione, perch\u00e9 non crede a tali personalit\u00e0 eccezionali che agirebbero in maniera autonoma e creatrice, sia pure servendosi dello &quot;spirito del tempo&quot;; anzi, non crede affatto ad un tale spirito del tempo, sostenendo che si tratta di una illusione di prospettiva, dovuta all&#8217;uso ingenuo e &quot;romantico&quot; di certe fonti e alla trascuratezza rispetto ad altre fonti, dalle quali, se prese in esame, uscirebbe una immagine ben diversa delle epoche in questione. In questo tipo di atteggiamento, egli \u00e8 lontano sia dalla storiografia illuminista (e positivista), sia da quella romantica, perch\u00e9 entrambe avevano valorizzato, e sia pure per motivi diversi &#8211; si confrontino le posizioni di un Voltaire, con il suo \u00abSecolo di Luigi XIV\u00bb, e di un Carlyle, con il suo \u00abDegli eroi\u00bb &#8211; la figura dell&#8217;uomo eccezionale, creatore della storia. Indirettamente, si potrebbe pensare che Pepe rivolga i suoi strali anche contro storici come Ferdinand Gregorovius (1821-1891) e come Johan Huizinga (1872-1945), i quali, nei loro rispettivi capolavori, \u00abStoria della citt\u00e0 di Roma nel Medioevo\u00bb e \u00abL&#8217;autunno del Medioevo\u00bb, molto spazio hanno concesso a tale &quot;spirito del tempo&quot; e molto si sono basati su di esso per le loro fastose e colorite rappresentazioni &#8211; anche se deve essere sfatata la leggenda che questi storici-poeti non abbiano basato i loro studi su ricerche d&#8217;archivio serie e meticolose, quanto potrebbe desiderarlo qualsiasi storico d&#8217;impostazione &quot;scientifica&quot; (sia essa marxista o no).<\/p>\n<p>Al mito in frantumi dell&#8217;innesto di forze fresche operato dai popoli germanici sul tronco infiacchito della civilt\u00e0 latina, dunque, il Pepe contrappone la ferma convinzione che tali popoli non abbiamo dato alcun contributo significativo alla conservazione o al progresso della civilt\u00e0, e che le vere forze della rinascita siano state tutte interamente latine: il Papato, il monachesimo e le citt\u00e0 marinare; ossia proprio quei centri di vita organizzata che i barbari, nella loro avanzata, non erano mai arrivati a conquistare e a dominare.<\/p>\n<p>Lascia perplessi, comunque, l&#8217;affermazione che Arnaldo da Brescia e Cola di Rienzo incarnavano lo &quot;spirito di bene&quot;, espressione gi\u00e0 di per s\u00e9 piuttosto inattesa, da parte di uno storico che mostra una cos\u00ec radicata diffidenza verso ogni generalizzazione e ogni idealizzazione, anzi, verso la filosofia della storia in quanto tale, sotto qualunque prospettiva essa venga coniugata; impressione che solo in parte viene controbilanciata dalla pronta dichiarazione che lo &quot;spirito di bene&quot;, costruttore di civilt\u00e0, non coincide con lo &quot;spirito dei tempi&quot;, per il semplice fatto che non uno, ma infiniti &quot;spiriti&quot; esistono in un determinato momento storico.<\/p>\n<p>Un altro passaggio che lascia perplessi \u00e8 quello in cui il Pepe parla degli ideali che un popolo ama come i propri pi\u00f9 alti valori morali, e cita, ad esempio di ci\u00f2, la tradizione del Risorgimento in Italia: come se il Risorgimento fosse stato creazione collettiva e supremo valore morale di tutto il popolo italiano, o di gran parte di esso, e non gi\u00e0 l&#8217;opera di piccoli gruppi, di abili minoranze, e, pi\u00f9 ancora, un &quot;mito&quot; costruito a posteriori, per ratificare l&#8217;esito di quell&#8217;opera e per giustificare le forzature, gli errori e le ingiustizie da essa compiute &#8212; qualcosa di simile a quanto sarebbe poi stato fatto per l&#8217;altro grande mito dell&#8217;Italia post-unitaria, quello della Resistenza.<\/p>\n<p>Gabriele Pepe, pervaso da ideali risorgimentali, vedeva nel Risorgimento il momento pi\u00f9 alto del sentire collettivo del popolo italiano: e commetteva lo stesso errore di prospettiva che addebitava a quanti confondono lo &quot;spirito del mondo&quot; (inteso, un po&#8217; hegelianamente e un po&#8217; cristianamente, come &quot;spirito di bene&quot;) con lo spirito del proprio tempo; evidentemente, non si accorgeva di non rispettare le proprie premesse metodologiche, il proprio ammonimento a non dar voce ad una sola categoria di fonti storiche, quelle che esprimono lo &quot;spirito del mondo&quot;, il quale per\u00f2 non coincide affatto con lo spirito del tempo.<\/p>\n<p>Gabriele Pepe, pertanto, offre l&#8217;esempio di uno storico che, dopo averci messo in guardia, e giustamente, contro i pericoli dell&#8217;agiografia, della edulcorazione, del travisamento &#8212; talvolta ingenuo, altre volte interessato &#8211; del divenire storico, cade poi lungo e disteso sopra la buccia di banana del proprio soggettivo sentire, identificandolo con il sentire del &quot;popolo&quot;; errore che non \u00e8 poi cos\u00ec innocente come potrebbe sembrare a prima vista.<\/p>\n<p>In virt\u00f9 di tale deformazione prospettica, infatti, \u00e8 possibile far passare per valori oggettivi e condivisi delle azioni politiche, condotte da piccole minoranze, magari anche bene intenzionate, ma non necessariamente capaci di interpretare le necessit\u00e0 pratiche e spirituali del proprio tempo; e tramandare ai posteri una versione addomesticata dei fatti, trasformando la storia in una serie di miti autoreferenziali, che non possono mai smentire se stessi, perch\u00e9 costretti a vivere perpetuando il proprio auto-inganno. E di simili miti, Dio sa se \u00e8 piena la storia d&#8217;Italia, specialmente moderna&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo storico pugliese Gabriele Pepe (Monopoli, 1899 &#8211; Roma, 1971) \u00e8 stato professore di Storia medievale all&#8217;Universit\u00e0 di Bari, dal 1949 fino alla morte. \u00c8 conosciuto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[110,178,198],"class_list":["post-25288","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-civilta","tag-italia","tag-medioevo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25288","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25288"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25288\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25288"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25288"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25288"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}