{"id":25286,"date":"2016-01-29T11:04:00","date_gmt":"2016-01-29T11:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/29\/leterna-lotta-fra-impulso-di-morte-e-capacita-di-amare-nella-riflessione-di-gabriel-marcel\/"},"modified":"2016-01-29T11:04:00","modified_gmt":"2016-01-29T11:04:00","slug":"leterna-lotta-fra-impulso-di-morte-e-capacita-di-amare-nella-riflessione-di-gabriel-marcel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/29\/leterna-lotta-fra-impulso-di-morte-e-capacita-di-amare-nella-riflessione-di-gabriel-marcel\/","title":{"rendered":"L&#8217;eterna lotta fra impulso di morte e capacit\u00e0 di amare nella riflessione di Gabriel Marcel"},"content":{"rendered":"<p>Il passare degli anni non ha rimpiccolito la figura e l&#8217;opera del filosofo Gabriel Marcel (1889-1973), massimo esponente del cosiddetto esistenzialismo cristiano del Novecento (lui, personalmente, preferiva per\u00f2 definirsi un &quot;neo-socratico&quot;).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 all&#8217;epoca in cui scriveva il suo <em>Diario<\/em> (pubblicato poi, nel 1927, con il titolo <em>Diario metafisico<\/em>), egli aveva formulato il principio ontologico fondamentale, al quale sarebbe rimasto fedele per tutta la sua vita di pensatore, scrittore e drammaturgo. La riflessione, per lui, non nasce con l&#8217;autocoscienza dell&#8217;io mediante il <em>cogito<\/em> cartesiano; la quale, infatti, mentre si pone come pensiero, pone contemporaneamente, di fronte a s\u00e9, un oggetto che non potr\u00e0 mai raggiungere: donde il dualismo insuperabile di <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em>. Per Marcel, l&#8217;atto di nascita della riflessione \u00e8 dato dalla percezione di un io anteriore al &quot;me&quot;, ossia anteriore alla dualit\u00e0 di soggetto pensante e di oggetto pensato.<\/p>\n<p>L&#8217;io, pertanto, non si pu\u00f2 definire nella sua splendida solitudine, ma soltanto nella sua continua tensione verso l&#8217;essere, grazie al quale noi esistiamo. Come allude il prefisso <em>ex<\/em> della parola <em>existere,<\/em> le cose tendono verso l&#8217;essere, e il varco per realizzare un tale passaggio si trova all&#8217;interno del moto centrifugo per cui ogni fenomeno muove da s\u00e9 per dirigersi verso qualche cosa che \u00e8 oltre se stesso. E la meta dei fenomeni, cos\u00ec come la loro origine, \u00e8 l&#8217;essere: che non va pensato come se fosse una cosa, o una super-cosa, ossia in senso passivo e quantitativo, bens\u00ec come la <em>condizione<\/em> e la <em>ragion sufficiente<\/em> per l&#8217;esistere degli enti.<\/p>\n<p>Di conseguenza, l&#8217;essere si rivela alla coscienza ben prima che essa, mediante l&#8217;autocoscienza, produca una distinzione di soggetto e oggetto; il pensiero partecipa dell&#8217;essere in una unit\u00e0 originaria che \u00e8 misteriosa, in quanto non oggettivabile e non verificabile. E ci\u00f2 per la buona ragione che la riflessione non pu\u00f2 avere per oggetto l&#8217;essere, dato che essa \u00e8 interna all&#8217;essere. Pertanto, l&#8217;essere ha un primato nei confronti del conoscere, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;essere che si afferma in me, ben prima che io affermi l&#8217;essere.<\/p>\n<p>Una sintesi efficace di questo passaggio fondamentale del pensiero di Gabriel Marcel \u00e8 stata tratteggiato da padre Ernesto Balducci, nella sua eccellente, ma purtroppo poco nota e poco usata nelle scuole, <em>Storia del pensiero umano<\/em> (Edizioni Cremonese, 1986, vol. 3, pp. 294-297), di cui riportiamo uno stralcio:<\/p>\n<p><em>&#8230;La vera questione filosofica non \u00e8 dunque: \u00abChe cosa \u00e8 l&#8217;essere?\u00bb, ma \u00abche cosa sono io che mi pongo questa domanda?\u00bb. C&#8217;\u00e8 una filosofia come indagine ( come<\/em> enqu\u00eate<em>) e una filosofia come ricerca (come<\/em> qu\u00eate<em>):la prima \u00e8 inconcludente, perch\u00e9 si svia nella oggettivazione dell&#8217;essere, nel farne un tema<\/em> attorno a cui <em>indagare; solo la seconda \u00e8 fedele alla verit\u00e0 dell&#8217;essere. Ma il suo modo di procedere non sar\u00e0 il porre problemi, il mettere dinanzi a me i termini di una indagine dai quali io, come indagatore, mi tengo fuori, mentre di fato ne sono immediatamente coinvolto, se \u00e8 vero che il luogo dell&#8217;essere attorno cui pongo problemi \u00e8 la mia stessa esistenza. Il modo di procedere della ricerca sar\u00e0 dunque la partecipazione, e cio\u00e8 il riconoscimento, per via immediata, che l&#8217;essere \u00e8 nel mio esistere, e fuori del mio esistere diventa una &#8216;cosa&#8217;, perde le sue prerogative. In un processo del genere, il problema trabocca dai propri dati razionalmente posti e, traboccando, investe anche me, mi si approssima come un mistero che fa appello non alla mia intelligenza, ma alla mia totalit\u00e0 e immediatamente ala mia libert\u00e0 di consenso o di rifiuto. \u00abIn questo modo il problema si nega (o si trascende) in quanto problema e si trasforma in mistero\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230;La sfera dell&#8217;oggettivo \u00e8 la sfera dell&#8217;<\/em>avere<em>, che si contrappone a quella dell&#8217;<\/em>essere. <em>La ragione problematica \u00e8 omogenea al mondo delle cose: perch\u00e9 io possa avere una cosa, essa deve stare dinanzi a me, esistere indipendentemente da me. Questa reificazione pu\u00f2 investire anche la mia interiorit\u00e0, come quando dico che io<\/em> ho <em>una sofferenza,<\/em> ho <em>un desiderio: allora io scindo dal mio essere un suo momento particolare e lo tratto come oggetto.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo scivolamento dall&#8217;autenticit\u00e0 dell&#8217;essere alla inautenticit\u00e0 dell&#8217;avere accade alle radici stesse del processo conoscitivo, l\u00e0 dove la sensazione si inscrive nel sentimento della mia corporeit\u00e0. Infatti, prima di essere un effetto in me prodotto da uno stimolo esterno, la sensazione \u00e8 il puro fatto del sentire, al di l\u00e0 di tutte le possibili determinazioni. Il sentire puro \u00e8 il mistero della mia partecipazione a un universo che, impressionandomi, mi crea. Ecco perch\u00e9 il dato centrale della metafisica \u00e8, per Marcel, il sentimento del mio corpo, l&#8217;incarnazione. Quando dico che io<\/em> ho <em>un corpo, mi sono gi\u00e0 posto fuori dell&#8217;asse ontologico: la verit\u00e0 prima \u00e8 che io<\/em> sono <em>il mio corpo, o meglio, io sono in quanto incarnato in questo corpo.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Tra il mio corpo e me non c&#8217;\u00e8 dunque n\u00e9 separazione n\u00e9 fusione e nemmeno relazione, c&#8217;\u00e8<\/em> partecipazione<em>: l&#8217;esistenzialit\u00e0 \u00e8 la partecipazione, in quanto essa non \u00e8 oggettivabile. Nel momento in cui il mio corpo \u00e8 considerato come oggetto di scienza, io esulo infinitamente da esso.<\/em><\/p>\n<p><em>Quello che si \u00e8 detto del corpo, vale per l&#8217;universo intero. Come il mio corpo, nemmeno l&#8217;universo pu\u00f2 diventare un oggetto per me, n\u00e9 io posso comprendere, per via di ragione, quale sia il legame che mi unisce ad esso. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la scissione, introdotta nell&#8217;essere dalla identificazione cartesiana tra la mia essenza e la coscienza che io ho di me, si rivela in tutta la sua ambiguit\u00e0 al livello delle relazioni interpersonali. Quella identificazione traccia intorno a me un cerchio da cui non posso pi\u00f9 uscire, condannato a un perpetuo monologo sugli altri. Infatti, l&#8217;altro sar\u00e0 sempre per me un<\/em> lui<em>, termine di una relazione in cui a decidere tutto \u00e8 il fato e la misura del mio interesse. Nello stesso momento in cui tratto l&#8217;altro come oggetto, io vengo meno alla mia esistenza concreta: \u00abpi\u00f9 il mio interlocutore \u00e8 esterno a me e pi\u00f9 io sono, nello stesso momento e nella stessa misura, esterno a me stesso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo nel dialogo fra due<\/em> tu <em>l&#8217;uomo si scopre e si afferma come persona. La vita autenticamente personale \u00e8 una &quot;con-presenza&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il problema di Dio si pone a Marcel in questa stessa linea, come epilogo coerente della sua analisi dell&#8217;essere. Anche Dio pu\u00f2 essere pensato come verit\u00e0 impersonale, e allora egli \u00e8 \u00abla pi\u00f9 povera, la pi\u00f9 morta delle finzioni\u00bb, \u00e8 il punto limite del processo di oggettivazione. Che cosa \u00e8 il Dio cartesiano, se non un fabbricatore del mondo? Dio reale, invece, \u00e8 personale, \u00e8 il Tu assoluto. Proprio per questo non ci sono verit\u00e0<\/em> su <em>Dio, anzi non c&#8217;\u00e8 nemmeno il problema di Dio&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo v0BB9E82DD1>Si entra nell&#8217;Essere con un atto di fedelt\u00e0 e di amore<\/em>, sempre consultabile sul sto di Arianna Editrice) &#8211; come una delle non molte voci positive e delle possibili risposte alla crisi spirituale della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Proprio in ragione della comune radice esistenzialistica, potremmo definire Marcel come l&#8217;anti-Sartre. Tanto quest&#8217;ultimo ha sparso a piene mani il seme della nausea, del nulla, dell&#8217;isolamento (<em>l&#8217;Inferno sono gli altri<\/em>, diceva), quanto il primo si \u00e8 sforzato di tracciare una via per uscire dalla palude e, sulle orme di Kierkegaard, ha mostrato come solo l&#8217;apertura verso l&#8217;essere, ossia &#8211; in concreto &#8211; verso il tu, possa consentirci di gettare un ponte fra noi stessi e il mondo, riempiendo di senso la nostra vita e facendoci collaboratori di una societ\u00e0 fondata sull&#8217;amore.<\/p>\n<p>Se, invece degli scritti nichilisti e disperati di Sartre e di tanti altri cattivi maestri, i giovani di una o due generazioni fa avessero letto e mediato un po&#8217; di pi\u00f9 autori come Gabiel Marcel, oggi forse non ci troveremmo sospinti sull&#8217;ultima spiaggia, a un passo ormai dalla crisi irrimediabile e definitiva della nostra civilt\u00e0. Forse, avremmo avuto il tempo e i mezzi per elaborare delle strategie di risposta e, invece di contare i passi che ci separano dal precipizio, potremmo guardare con un certo grado di serenit\u00e0 e di speranza al nostro futuro e a quello dei nostri figli.<\/p>\n<p>Intervistato da Vintila Horia nella sua casa del Quartiere Latino, a Parigi, a un anno di distanza dal maggio del 1968 e pochi anni prima della morte, Gabriel Marcel si era soffermato su alcuni aspetti cruciali dell&#8217;inquietudine contemporanea, esponendo con franchezza il suo punto di vista sulla necessit\u00e0 che i filosofi tornino a svolgere una funzione critica e chiarificatrice, sulle tendenze autodistruttive della cultura occidentale, sulla negativit\u00e0 del massaggio sartriano, sull&#8217;importanza di una societ\u00e0 dell&#8217;amore e della carit\u00e0.<\/p>\n<p>Con un linguaggio semplice e piano, perfettamente comprensibile anche ai non specialisti, Marce, stimolato dallo scrittore romeno e autore del fortunato <em>Dio \u00e8 nato in esilio<\/em>, in quella occasione aveva delineato una panoramica su alcuni dei pi\u00f9 scottanti problemi dell&#8217;umanit\u00e0 di oggi e di sempre.<\/p>\n<p>Magari i nostri filosofi fossero capaci di altrettanta chiarezza e di altrettanta modestia! Si pensi a un Massimo Cacciari, per fare solo un esempio: intellettuali costituzionalmente incapaci di rivolgersi a un pubblico ampio, specializzati nell&#8217;arte di rendere aggrovigliato e inestricabile anche il concetto pi\u00f9 semplice; e talmente viziati dalla critica che, ormai, hanno scambiato l&#8217;oscurit\u00e0 concettuale per un attributo necessario della profondit\u00e0. Essi non sarebbero pi\u00f9 capaci, nemmeno volendolo, di rinunciare a quello stile pretenzioso e incomprensibile che tanto piace ai lettori o agli ascoltatori afflitti da una tale mancanza di autostima, da pensare che non valga la pena di prendere sul serio un filosofo che sappia farsi capire <em>veramente.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, nel libro di Vintila Horia <em>Viaggio ai centri della Terra<\/em> (titolo originale: <em>Viajea los centros de la Tierra<\/em>, Plaza &amp; Jan\u00e9s, Madrid, 1971; traduzione italiana di Luciano Arcella, Edizioni Mediterranee, Roma, 1972, pp. 17-31), Gabriel Marcel, a una serie di precise domande, rispondeva nel seguente tenore:<\/p>\n<p><em>&#8230;In una societ\u00e0 in cui lo sviluppo delle tecniche ci ha fatto perdere di vista la meta della civilt\u00e0 a beneficio dei mezzi, il ruolo del filosofo pu\u00f2 essere importante. Perch\u00e9 questa sostituzione dei fini con i mezzi \u00e8 una perversione. E il ruolo del filosofi \u00e8, precisamente, la denuncia di ci\u00f2 che minaccia la rettitudine e l&#8217;integrit\u00e0 umana (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo oggi \u00e8 capace di atomizzare e fare sparire per sempre il luogo in cui vive da millenni, l&#8217;ambiente medesimo della vita. Non si tratta di elucubrazioni degne di un racconto fantascientifico. No. Da quando Nietzsche ha detto: \u00abDio \u00e8 morto\u00bb, \u00e8 possibile che l&#8217;uomo cessi anche di esistere. E con questo tornerei ad una famosa frase di Dostojevsky, che predicava: \u00abSe Dio non esiste, tutto \u00e8 permesso\u00bb. Il momento Nietzsche coincide con il trionfo delle tecniche. Si tratta di mettere a fuoco nella scala umana l&#8217;idea del suicidio, dal momento che l&#8217;uomo e tutto quel che lo concerne, ossia il nostro stesso mondo, \u00e8 capace oggi di liquidare ci\u00f2 che finora ci siamo abituati a venerare. La persona capace di sciogliere questo fine ultimo sar\u00e0 qualcuno che ha perduto il rispetto delle ultime essenze che costituiscono la nostra ragione d&#8217;essere e la nostra speranza. La missione del filosofo consisterebbe, dunque, nell&#8217;insegnare alla gente i principi base, senza i quali l&#8217;umano \u00e8 impossibile, ed anche la vita. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230;Un male tipicamente occidentale [\u00e8] quello di tentare di sostituire il concreto all&#8217;astratto, il che costituisce la base stessa della tecnica o della tecnologia contemporanea. In questo senso si potrebbe dire che la tecnica, ponendosi come fine, nella sua ansia di confondere i valori che essa rappresenta con dei valori eterni e di distruggere quelli veramente eterni, sarebbe una specie di erede dell&#8217;idealismo filosofico. Non voglio dire con questo che i grandi rappresentanti dell&#8217;idealismo filosofico, Platone, Kant ed Hegel, siano direttamente responsabili di tale situazione. Per\u00f2 tutto sembra indicare che questi geni sono stati convertiti a una religione che non fu mai loro, che si trovarono come compromessi i un&#8217;azione che in fondo essi stessi paventarono. Un esempio? Il destino dell&#8217;hegelismo che prese corpo in un regime che non ha nulla a che vedere con l&#8217;universalismo hegeliano, e che neg\u00f2 tutti i valori che Hegel esaltava nelle sue lezioni e nei suoi libri Come \u00e8 incominciato ci\u00f2, in che momento del diciannovesimo secolo o ai principi del ventesimo, sarebbe troppo lungo da trattare. Credo, in poche parole e seguendo qui il corso della mia conversazione e del mio pensiero, che l&#8217;idealismo abbia ormai iniziato ad essere, per opera di alcuni prosecutori o discepoli di Hegel, quello che io definii &quot;malefico&quot; nello stesso momento in cui venne separato dalla Rivelazione e cominci\u00f2 a orientarsi verso una divinizzazione dell&#8217;uomo per l&#8217;uomo. Da quella rottura germogliarono varie metafisiche che ci condussero ai totalitarismi che lei conosce e che non \u00e8 male menzionare qui. Ci fu la degradazione, la corruzione dell&#8217;idealismo. Si veda la differenza tra la societ\u00e0 concepita da Platone nella sua<\/em> Repubblica <em>e ci\u00f2 che di questa hanno fatto coloro i quali hanno provocato la rottura o la separazione di cui le parlavo. Si sono create nel mondo astrazioni inumane e false mitologie, in grande o in piccolo, terribilmente pericolose e antisociali. Passiamo all&#8217;aspetto individuale, per meglio comprendere le sfumature di questo pericolo in cui tutti ci troviamo. Si giunge, ad esempio, a creare intorno a una persona un&#8217;atmosfera di &quot;fascista&quot;. Allora tutti gli sono contro, nessuno s&#8217;interessa alle verit\u00e0 di quest&#8217;uomo, e finiscono per liquidarlo solo per averlo situato in un&#8217;astrazione. Lo stesso pu\u00f2 accadere con i libri, eccetera. O al contrario arriviamo ad adorare nell&#8217;astrazione di una falsa mitologia, uomini o libri che sono ignominie umane. \u00c8 evidente che seguendo un simile cammino, l&#8217;idealismo sfocia nel totalitarismo, politico, ideologico, letterario, filosofico. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230;C&#8217;\u00e8 una maniera d&#8217;essere irresponsabile nell&#8217;ambito culturale, che porta alle peggiori conseguenze. \u00c8 difficile, per esempio, pensare alle origini del totalitarismo senza considerare il ruolo che ebbero in esso gli intellettuali del ventesimo secolo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>[La ribellione dei giovani \u00e8] una ribellione istintiva. E non contro l&#8217;autorit\u00e0 paterna, come dicono, ma contro genitori senza autorit\u00e0 Una degradazione dell&#8217;autorit\u00e0 paterna \u00e8 tanto poderosa, nel senso cattivo della parola, quanto la degradazione dell&#8217;intellettuale. I giovani non possono vivere senza autorit\u00e0 o al di fuori di essa. \u00c8 come nei fenomeni rivoluzionari: alcuni si ribellano contro lo Stato considerato come oppressore, e poi elaborano essi stessi un altro Stato pi\u00f9 oppressore di quello distrutto. I giovani d&#8217;oggi rifuggono l&#8217;autorit\u00e0 paterna, non perch\u00e9 sia troppo dura, ma perch\u00e9 non viene pi\u00f9 esercitata, e si inventano da loro stessi autorit\u00e0 assai pi\u00f9 rigide e feroci all&#8217;interno delle bande di giovani in cui il capo \u00e8 pi\u00f9 duro di un padre Si tratta di una nuova organizzazione dell&#8217;autorit\u00e0 paterna. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 il pensiero di Sartre che \u00e8 stato malefico e corruttore. Non l&#8217;esistenzialismo. L&#8217;idea stessa di considerare &quot;l&#8217;altro&quot; come un minaccia, in<\/em> Huis clos <em>per esempio, significa portare gli uomini a combattersi perennemente. In questo senso il sartrismo ha qualcosa a che vedere con le ribellioni attuali in quanto lotta assurda tra le generazioni. &quot;L&#8217;altro&quot;, in questo caso, sarebbero quelli di sopra o di sotto, quelli che precedono o che seguono, quelli che stanno con noi nello stesso inferno. Ma come ignorare l&#8217;amore e la carit\u00e0 che sta oltre quest&#8217;odio? L&#8217;\u00abaltro\u00bb, per il cristianesimo, \u00e8 qualcosa da amare. La societ\u00e0 senza amore e carit\u00e0 non \u00e8 possibile&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Parole serie, ponderate, ristoratrici. Parole che scaturiscono da una apertura e da una benevolenza che rifugge dalle orgogliose solitudini di un Io chiuso in se stesso, pago della propria ragione calcolante, inebriato dalla propria potenza e infastidito dalla presenza dell&#8217;altro, specie quando esso si presenta nelle vesti del debole, del sofferente e del bisognoso (cfr. il nostro precedente articolo <em>Mitologia maschile della forza e psicopatia nel \u00ab Peer Gynt \u00bb di Henrik Ibsen<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Quanti giovani (e meno giovani), oggi, vivono la propria vita in forme distruttive e disperate, perch\u00e9 vedono negli altri &quot;un inferno&quot;, un ostacolo da aggirare o eliminare, al fine di affermare la propria assoluta, incondizionata <em>libert\u00e0<\/em>?<\/p>\n<p>E quante volte il conformismo e il consumismo culturali, ormai dominanti a ogni livello, ci hanno fatto credere che una persona colta <em>deve<\/em> aver letto le opere di Sarte, e possibilmente anche di Sade, ma pu\u00f2 benissimo ignorare il nome di autori come Gabriel Marcel?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9, come ammonisce Maurizio Blondet, gli <em>Adelphi della dissoluzione<\/em> sono alacremente all&#8217;opera, e tale opera consiste nel farci allontanare, quanto pi\u00f9 possibile, da tutto ci\u00f2 che costituisce motivo di speranza, di carit\u00e0 e di amore?<\/p>\n<p>Bisognerebbe porsi, qualche volta, domande del genere, anche se sono politicamente molto, molto scorrette.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 forse qualcosa, qualcuno che &#8211; travestendosi con la maschera orgogliosa della ragione &#8211; ha un interesse a che trionfino le filosofie del nulla e della disperazione, e rimangano ignorate o inascoltate, invece, quelle del bene e della buona volont\u00e0?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il passare degli anni non ha rimpiccolito la figura e l&#8217;opera del filosofo Gabriel Marcel (1889-1973), massimo esponente del cosiddetto esistenzialismo cristiano del Novecento (lui, personalmente,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[92],"class_list":["post-25286","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25286","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25286"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25286\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25286"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25286"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25286"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}