{"id":25285,"date":"2010-12-14T07:22:00","date_gmt":"2010-12-14T07:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/14\/il-male-nel-pensiero-di-gabriel-marcel-non-e-un-problema-ma-un-mistero\/"},"modified":"2010-12-14T07:22:00","modified_gmt":"2010-12-14T07:22:00","slug":"il-male-nel-pensiero-di-gabriel-marcel-non-e-un-problema-ma-un-mistero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/14\/il-male-nel-pensiero-di-gabriel-marcel-non-e-un-problema-ma-un-mistero\/","title":{"rendered":"Il male, nel pensiero di Gabriel Marcel, non \u00e8 un problema, ma un mistero"},"content":{"rendered":"<p>Il male, da sempre, costituisce il nodo fondamentale, il punto sensibile e, non di rado, la pietra dello scandalo sulla quale si misurano, e talvolta inciampano e scivolano, i sistemi filosofici e religiosi, nel loro sforzo di dare una risposta ai massimi problemi dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Il problema del male, della sofferenza e della morte, dunque, costituisce il banco di prova per ogni forma di pensiero che ambisca a dire una parola di verit\u00e0 su quanto di pi\u00f9 importante concerne la vita dell&#8217;uomo, il suo significato e il suo destino; e nessuno che tenti di eluderla potr\u00e0 mai dire di essersi anche solo avvicinato alla pi\u00f9 profonda esigenza della natura umana.<\/p>\n<p>Innanzitutto bisogna distinguere tra le varie forme di male: altro \u00e8 il male fisico, altro il male morale; altro il male che \u00e8 tale solo per l&#8217;essere umano, ma fa parte del sistema della natura &#8211; ad esempio, le conseguenze di un terremoto &#8211; ed altro quello che l&#8217;uomo infligge deliberatamente ai propri simili, come nel caso del bombardamento di una citt\u00e0 inerme o della persecuzione sistematica, fino alla morte, di un determinato gruppo etnico o religioso.<\/p>\n<p>Il male che pi\u00f9 fa scandalo \u00e8, naturalmente, quello morale, appunto perch\u00e9 si traduce nell&#8217;offesa alla dignit\u00e0 della natura umana; il male fisico, specialmente quando \u00e8 l&#8217;effetto di condizioni naturali, fa parte della nostra condizione di esseri finiti, cio\u00e8 di creature: cosa di cui, gonfi di superbia e di presunzione di onnipotenza, tendiamo a dimenticarci anche troppo facilmente: al punto che ci permettiamo di qualificare &quot;assassina&quot; la montagna su cui si avventurano, con inescusabile imprudenza, gli escursionisti della domenica; e del pari &quot;assassini&quot; quegli animali &#8211; squali, tigri, orsi &#8211; i quali, per caso, e invero in circostanze piuttosto rare, aggrediscono l&#8217;uomo. Quasi che il mondo intero fosse stato fatto appositamente ed esclusivamente per noi e quasi che, da un punto di vista puramente biologico, la morte di un essere umano fosse un male assoluto, e non anche, invece, un &quot;bene&quot; per gli organismi ed i micro-organismi che si ciberanno dei suoi resti: esito inevitabile di un antropocentrismo tanto presuntuoso quanto puerile.<\/p>\n<p>Lasciamo perci\u00f2 a Voltaire, nel \u00abCandide\u00bb, il gusto di scandalizzarsi per eventi naturali, come il terremoto di Lisbona del 1755, i quali altro non dimostrano se non che il pianeta in cui viviamo \u00e8 geologicamente irrequieto e, se offre alle creature viventi straordinarie opportunit\u00e0 e incantevoli bellezze, le quali si riscontrano su pochi altri corpi celesti a noi noti, non \u00e8 tuttavia esente da rischi e da pericoli. Il che non depone affatto circa la inesistenza di una Provvidenza o una supposta insignificanza del nostro essere nel mondo: pensare ci\u00f2 \u00e8 un tipico esempio di errore filosofico, in cui si vede bene che la conseguenza \u00e8 assai maggiore delle premesse date; o meglio, in cui non ci si sforza affatto di ragionare con la testa, ma ci si abbandona all&#8217;emotivit\u00e0 e quindi, per cos\u00ec dire, facendo appello piuttosto al richiamo dei visceri.<\/p>\n<p>Quanto al male morale, esso deriva dal fatto che l&#8217;uomo \u00e8 intrinsecamente malvagio, come sostenevano i grandi pessimisti quali Machiavelli, Hobbes e Schopenhauer; oppure dal fatto che egli \u00e8 libero e, quindi, soggetto a sbagliare, scegliendo il male invece del bene, ovvero preferendo dei beni di grado inferiore rispetto a quelli di grado superiore?<\/p>\n<p>Qui le opinioni divergono; tuttavia \u00e8 evidente che, se gli uomini fossero interamente buoni, allora non sarebbero liberi, perch\u00e9 non sarebbe contemplata, nella loro natura, la possibilit\u00e0 di sbagliare, scegliendo il male o dei beni di grado inferiore, cio\u00e8 dei beni parziali e limitati, piuttosto del Bene in se stesso.<\/p>\n<p>E la mancanza di libert\u00e0 non \u00e8 certamente un bene, ma un male: una volta ammesso questo, bisogna onestamente accettarne le conseguenze, per quanto spiacevoli possano essere nella vita dei singoli individui.<\/p>\n<p>Tra i filosofi contemporanei, uno di quelli che hanno preso maggiormente sul serio il problema del male \u00e8 stato Gabriel Marcel, del quale ci siamo altre volte occupati, come di una voce seria e autorevole nella babelica cacofonia della tarda modernit\u00e0; al punto da poter dire che la risposta a tale problema costituisce il fondamento e la nota dominante della sua riflessione.<\/p>\n<p>Solo che, per Marcel, il male non \u00e8 un problema, ma un mistero: e non si tratta di un gioco di parole: i problemi si possono risolvere, perch\u00e9 la domanda che essi pongono eccede, in assoluta, la nostra capacit\u00e0 di trovare una risposta; mentre il mistero pu\u00f2 solo essere riconosciuto e accettato nella sua eccedenza ontologica rispetto alla nostra finitezza.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riassume la posizione di Marcel uno dei massimi filosofi e teologi francesi della prima met\u00e0 del Novecento, Antonin-Dalmace Sertillanges (1863-1948), domenicano, nel suo pregevole volume \u00abIl problema del male\u00bb (titolo originale: \u00abLe probl\u00e8me du mal\u00bb, Fayard, Paris, 1951; traduzione italiana di Bruno Montagna, Brescia, Morcelliana, 1951, pp.354-56):<\/p>\n<p>\u00abGabriel Marcel incalza le condizioni del dolore e della morte, del peccato e delle sue molteplici conseguenze. Egli lo fa da filosofo, ma anche da cristiano, perch\u00e9, egli dice, dopo il Cristo colui che intende non essere che filosofo si tiene nell&#8217;astratto; egli \u00e8 di qua dall&#8217;esperienza. Ci\u00f2 non vuol dire che, anche dopo il Cristo, la filosofia non sia una scienza autonoma; ma per distinguere le discipline, non \u00e8 necessario mutare l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Il problema del male non &#8216;\u00e8 d&#8217;altra parte, per il filosofo, un oggetto di curiosit\u00e0, ma di inquietudine. La distinzione \u00e8 essenziale. Il curioso, ben stabilito in se stesso, cerca di rendersi conto di un di fuori, e, per tentare di sbraciarlo, si porta alla periferia, come un croupier raccoglie le messe a partire dai lati. L&#8217;essere inquieto \u00e8 soprattutto tormentato di s\u00e9, perch\u00e9 egli \u00e8 in gioco quanto l&#8217;oggetto. Ed \u00e8 il caso dell&#8217;uomo di fronte al male, nel quale \u00e8 immerso con la sua persona. Qui l&#8217;oggetto dello studio \u00e8 tanto pi\u00f9 inquietante in quanto non pu\u00f2 allontanarsi a me senza annientarmi. Potrei esistere se non fossi soggetto al dolore, alla morte, e al peccato? In queste condizioni, \u00e8 con angoscia che io mi domando come possa vivere e come accade che ne possa soffrire,.<\/p>\n<p>Cos\u00ec questa espressione: il problema del male non aggrada al nostro pensatore. Il male, egli dice, non \u00e8 un problema ma un mistero. Non si tratta di risolverlo, ma di illuminarlo, ci\u00f2 che \u00e8 tutt&#8217;altra cosa. Un problema \u00e8 un caso posto a partire da dati concreti che tutti abbiamo davanti a noi., come una bicicletta della quale si tratta di verificare il funzionamento,. A questo titolo, il male, che \u00e8 un fenomeno universale, mescolato all&#8217;essere in ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 comune e di pi\u00f9 intimo a tutto il mondo creato, non potrebbe essere un problema. Noi non ne possediamo i dati. Noi siamo annegati nell&#8217;insieme delle condizioni che esso suppone e noi non possiamo abbracciarle con lo sguardo.<\/p>\n<p>Inoltre, il male che si tratterebbe di giudicare, di dosare, affligge il nostro spirito come affligge tutto il resto, e, in queste condizioni, giudici e parti, come saremmo sicuri delle nostre soluzioni? Da tutte le parti il problema del male sfugge dunque alle condizioni di ci\u00f2 che si chiama un problema. I dati sono troppo vasti perch\u00e9 posiamo abbracciarli, e noi vi siamo troppo impegnati per considerare questi dati dal di fuori; essi ci affliggono interiormente e turbano i nostri sguardi.<\/p>\n<p>Se si persiste nel chiamare la questione del male un problema, sar\u00e0 necessario aggiungere che \u00e8 &quot;un problema che si allarga sulle sue proprie condizioni immanenti di possibilit\u00e0&quot; . E ci\u00f2 ritorna a dire che non \u00e8 un problema nel senso scientifico del termine. \u00c8 un mistero, e questo mistero non potr\u00e0 veramente essere illuminato che quando sorvoleremo tutto il reale unendoci intimamente alla sua divina Sorgente.<\/p>\n<p>\u00c8 come di una commedia nella quale non si \u00e8 spettatore nella sala, ma attore sulla scena, e spettatore riguardo agli altri, ma impegnato nella compagnia e giudicando cos\u00ec la commedia dall&#8217;interno, in accordo con il suo proprio gioco e con le sue proprie reazioni. L&#8217;autore constater\u00e0 che se la commedia gli sembra cattiva gli \u00e8 perch\u00e9 non ha saputo comprenderla o non ha saputo adattarvisi; perch\u00e9 ha mal recitato o perch\u00e9, pur avendo ben recitato per conto suo, non ha tenuto sufficientemente conto della parte degli altri e cos\u00ec ha ancora ma recitato.<\/p>\n<p>Quando tutti gli attori recitano bene, trovano generalmente che la commedia buona. Essi la rendono buona, e se l&#8217;autore avesse potuto incorporare nella sua commedia la recita degli attori, come fa Dio, avrebbe composto una buona commedia, che apporterebbe ai suoi autori onore e profitto. Insomma, l&#8217;universo \u00e8 buono per i buoni, cattivo per i cattivi o per gli incoscienti. Se ci\u00f2 non illumina il mistero lo rende accettabile sotto il beneficio della fede.<\/p>\n<p>A questo proposito, Gabriel Marcel racconta che tutta la sua vita intellettuale \u00e8 stata mutata dalla sua reazione interiore a una frase di Leone Brunschvicg: &quot;Credere o verificare, l&#8217;alternativa \u00e8 ineluttabile.&quot;. Verificare vuol dire porsi nelle condizioni di esperienza che possano esaurire le condizioni del fatto e farle constatare da altri. La comunicabilit\u00e0 \u00e8 la legge di una tale operazione. Ma la questione del male, non pi\u00f9 dei grandi misteri della vita, non \u00e8 suscettibile di una operazione di questo genere; si sono esposte ora le ragioni. Non resta dunque che una libera chiaroveggente adesione al mistero delle cose, che si penetrer\u00e0 tanto meglio quanto si sar\u00e0 pi\u00f9 nobilmente e pi\u00f9 generosamente vissuto. \u00c8 attraverso una specie di &quot;scambio creatore&quot; che la bont\u00e0 dell&#8217;opera di Dio si manifesta al fedele credente.<\/p>\n<p>Questo compito della fede nell&#8217;interpretazione del male \u00e8 secondo Gabriel Marcel assolutamente essenziale. Senza di essa, la disperazione \u00e8 di diritto e si rivela come un dato centrale della metafisica. &quot;Il fatto che essa (la vita) possa apparirmi come letteralmente priva di significato fa parte integrante della sua struttura&quot;.<\/p>\n<p>Una delle grandi teorie di Gabriel Marcel, la distinzione fra l&#8217;ESSERE e l&#8217;AVERE, contribuisce anche alla penetrazione del mistero del male. AVERE, \u00e8 disporre di elementi di vita desiderabili in se stessi e comunicabili, come il denaro, tipo di tutti gli altri. ESSERE \u00e8 tenersi in comunione \u00bbcon tutti gli elementi della propria vita, interiore ed esteriore, grazie a un &quot;patto nuziale&quot; con l&#8217;esistenza, patto che ci permette di giudicarla dal di dentro come dicevamo poco fa dell&#8217;amore, di esaurirne le possibilit\u00e0, e grazie ad essa, di costruire noi stessi, ci\u00f2 che \u00e8 il fine supremo di questa esistenza. In mancanza di questa comunione, gli uomini che considerano la natura e gli altri uomini come qualche cosa di esteriore, come un AVERE possibile, si sforzano di pagarsi tutto, di accaparrare tutto, di subordinare tutto a s\u00e9, e cos\u00ec si corrompono, invece di vivere. \u00c8 la radice di tutti i peccati, poich\u00e9 l&#8217;abuso che si chiama peccato non consiste che nell&#8217;appropriarsi come un possesso di quella cosa con la quale si dovrebbe essere in comunione attraverso una reciprocit\u00e0 di servizi. L&#8217;universo \u00e8 fatto per noi e noi per lui, visto che siamo i cooperatori di Dio nella sua immensa opera. Gli uomini sono fatti gli uni per gli altri, come in una societ\u00e0 di fratelli. Quando attraiamo a noi il reale senza servirlo, gli uomini senza amarli, non cercando che di ricavare da essi il nostro proprio bene, questo \u00e8 il peccato. Non vi \u00e8 alcun peccato che non abbia questa radice. Il suicidio stesso ha questo significato. Il suicida tratta il suo essere come un avere di cui pu\u00f2 disporre, in luogo di un elemento del suo destino che egli deve amministrare e portare a compimento, come uno dei casi della provvidenza che concerne l&#8217;umanit\u00e0 intera. La morte attende noi tutti; ma noi dobbiamo darci ad essa come alla nostra vita stessa, della quale essa costituisce il termine, mentre darci la morte \u00e8 una fuga e una profanazione. Se vi \u00e8 qualche cosa di terribile nel suicidio \u00e8 che di questa morte, destinata a liberarci dai limiti della vita, appropriando cesene il suicida in tal modo fa un delitto, con la impossibilit\u00e0 di renderla alla sua prima destinazione.<\/p>\n<p>In generale, il peccatore non \u00e8 altro che colui il quale,a proposito di questo o di quello, intende pagarsi la vita, invece di darsi ad essa subordinandosi alle sue leggi. Ma in luogo della ricercata felicit\u00e0 non vi trova che disgusto; insipidezza morale, talvolta disperazione. L&#8217;esteriorit\u00e0 che si desidera non vi nutre, vi avvelena. I beni ottenuti, avviliti in conformit\u00e0, non sono mai sufficienti; ci si porta senza tregua verso altri, come nel DIVERTIMENTO pascaliano. Ci si DIVERTE perch\u00e9 ci si \u00e8 RITIRATI inizialmente. &quot;Il bisogno di distrazione \u00e8 legato a un certo riflusso della vita&quot;. L&#8217;uomo \u00e8 inchiodato a questo dilemma: o compiersi o fuggirsi. L\u00e0 dove egli non si compie, non pu\u00f2 che avvertire se stesso come un vuoto spalancato, insopportabile, dal quale per lui \u00e8 necessario difendersi a ogni costo.<\/p>\n<p>Non si fugge dunque all&#8217;esterno che perch\u00e9 si \u00e8 vuoti dentro. Ma se si \u00e8 vuoti internamente \u00e8 per aver rifiutato il generoso scambio che Dio offre a tutti gli amici suoi e della sua creazione.<\/p>\n<p>Don Giovanni corre dietro a tutte le donne perch\u00e9 non ha saputo trovare in una sola, con la comunione dell&#8217;amore, la pienezza che egli cerca. L&#8217;indefinito non \u00e8 che morte; nell&#8217;infinito \u00e8 la vita, tutto ce lo d\u00e0 dal momento che riceviamo da Dio e viviamo in Lui.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, l&#8217;impostazione data da Marcel alla questione del male risale alla radice del vuoto esistenziale che viene a determinarsi allorch\u00e9 la creatura, separandosi dal Creatore, si pone in una prospettiva falsa rispetto a se stessa e rispetto al mondo: giacch\u00e9 l&#8217;armonia fra il dentro e il fuori non si realizza, se non quando la volont\u00e0 individuale si pone in accordo con l&#8217;Essere, principio e fine di tutte le cose.<\/p>\n<p>Come dice Dante in quei versi stupendi del \u00abParadiso\u00bb (100-105):<\/p>\n<p>\u00abA quella luce cotal si diventa,<\/p>\n<p>Che volgersi da lei per altro aspetto<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile che mai si consenta;<\/p>\n<p>per\u00f2 che &#8216;ben ch&#8217;\u00e8 del volere obietto,<\/p>\n<p>tutto s&#8217;accoglie in lei, e fuori di quella<\/p>\n<p>\u00e8 defettivo ci\u00f2 ch&#8217;\u00e8 l\u00ec perfetto.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco allora che la questione del male morale, pur conservando il suo carattere di tremendo mistero, incomincia a presentarsi a noi sotto una luce meno pessimistica e sconsolata, meno angosciante e disperata: non tanto nel senso, agostiniano, della non esistenza del male stesso (il male esiste, eccome, ed esiste anche il Male con la &quot;m&quot; maiuscola!), bens\u00ec in quello di una necessaria conseguenza della nostra libert\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Allorch\u00e9 noi ci poniamo rispetto agli enti nella modalit\u00e0 dell&#8217;avere, noi profaniamo la creazione e introduciamo il peccato nel mondo: il peccato, cio\u00e8 la difformit\u00e0 dalla legge cosmica, l&#8217;abuso di ci\u00f2 che ci viene dato nella misura del nostro necessario.<\/p>\n<p>Solo quando ci poniamo secondo la modalit\u00e0 dell&#8217;essere, noi ci apriamo al mistero dell&#8217;esistenza che ci \u00e8 stata donata e rispondiamo positivamente alla chiamata, rapportandoci agli altri enti nel segno dello stupore, del rispetto, dell&#8217;apertura e della gratitudine.<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 dell&#8217;avere \u00e8 intrinsecamente distruttiva, perch\u00e9 segue le logiche del possesso e del dominio e trasforma gli enti in meri strumenti per la nostra affermazione egoistica; la modalit\u00e0 dell&#8217;essere \u00e8 costruttiva, perch\u00e9 ci mette in comunione con le persone e con le cose, con la realt\u00e0 visibile e con quella invisibile.<\/p>\n<p>Per vivere armoniosamente con noi stessi e con gli altri noi abbiamo bisogno di essere, non di avere; di aprirci, non di chiuderci; di entrare in comunione, non di scatenare una lotta perenne senza quartiere.<\/p>\n<p>E, una volta che avremo imparato ad aprirci, con fiducia e senza brama di possesso, allora anche la questione del male, forse, incomincer\u00e0 a sgomentarci un po&#8217; di meno: perch\u00e9 vedremo in essa un elemento necessario, ma transitorio, della nostra realizzazione e del nostro fine: il ritorno nel seno dell&#8217;Essere, da cui proveniamo, insieme ad ogni altra cosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il male, da sempre, costituisce il nodo fondamentale, il punto sensibile e, non di rado, la pietra dello scandalo sulla quale si misurano, e talvolta inciampano<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[98],"class_list":["post-25285","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-arthur-schopenhauer"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25285","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25285"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25285\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}