{"id":25280,"date":"2015-07-28T06:49:00","date_gmt":"2015-07-28T06:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/una-pagina-poco-nota-di-fenelon-apre-uno-squarcio-insolito-e-affascinante\/"},"modified":"2015-07-28T06:49:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:49:00","slug":"una-pagina-poco-nota-di-fenelon-apre-uno-squarcio-insolito-e-affascinante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/una-pagina-poco-nota-di-fenelon-apre-uno-squarcio-insolito-e-affascinante\/","title":{"rendered":"Una pagina poco nota di F\u00e9nelon apre uno squarcio insolito e affascinante"},"content":{"rendered":"<p>F\u00e9nelon, ovvero Fran\u00e7ois de Salignac de La Mothe-F\u00e9nelon (Ch\u00e2teau de F\u00e9nelon, 6 agosto 1651-Cambrai, 7 gennaio 1715): basta pronunciare questo nome, insieme a quello del suo grande amico-nemico Bossuet, perch\u00e9 un brivido di riverenza ci attraversi, come accade allorch\u00e9 ci si trova in presenza di personaggi pi\u00f9 che rispettabili, di personaggi venerandi, divenuti tali per unanime riconoscimento e a motivo della stima generale e durevole, sia da parte della critica che del vasto pubblico delle persone qualsiasi.<\/p>\n<p>Dire F\u00e9nelon, \u00e8 come dire un pezzo della storia di Francia; \u00e8 come introdurre l&#8217;altra faccia del regno di Luigi XIV e dell&#8217;assolutismo: la faccia amante delle cose di Dio, pi\u00f9 che quelle degli uomini; amante della seriet\u00e0 e della sostanza, pi\u00f9 che del fasto e dell&#8217;apparenza; amante della pace, pi\u00f9 che della guerra; amante, anche, dell&#8217;agricoltura e della sobria vita rurale, pi\u00f9 che del commercio internazionale e dell&#8217;economia moderna. Significa, inoltre, entrare, in punta di piedi, nel palazzo del bel parlare e del bello scrivere, l\u00e0 dove si temprava definitivamente lo strumento della lingua francese, per farne la lingua colta d&#8217;Europa, la pi\u00f9 ammirata, la pi\u00f9 prestigiosa.<\/p>\n<p>F\u00e9nelon \u00e8 un monumento: con qualcosa di malinconico, che lo rende ancora pi\u00f9 monumentale: le sue vicende biografiche successive alla caduta in disgrazia presso il Re Sole; la condanna della sua opera da parte della Chiesa; la sua pronta, obbediente sottomissione; la sua vita esemplare di arcivescovo in ritiro da se stesso, e tuttavia sempre attivo e sollecito del bene altrui; la sua pacatezza, la sua mitezza, in un&#8217;epoca di arroganza e di polemiche roventi, nella quale anche il suo grande accusatore, Bossuet, perde un poco del suo &quot;aplomb&quot; e scende di qualche gradino nella nostra stima: tutto questo fa di lui un personaggio insolito, stranamente distaccato e quasi enigmatico, qualcosa a met\u00e0 strada fra l&#8217;asceta e l&#8217;intrigante, fra il santo e il miscredente, fra l&#8217;uomo ingenuo e l&#8217;esperto manipolatore.<\/p>\n<p>Certo, il secolo &#8212; il gran secolo, il Seicento &#8212; era quello, e produceva anche quel tipo di uomini: nei quali rimane sempre qualcosa di segreto, di misterioso, d&#8217;indecifrabile, come nel caso di Gassendi, che non si capisce bene se sia stato un pensatore cristiano o un libertino; si direbbe che in molti di costoro, e certamente in un uomo come F\u00e9nelon, fosse rimasta un&#8217;ombra di contraddizione, di doppia morale, di bifrontismo spirituale. Egli cadde in disgrazia per aver preso le difese della mistica madame Guyon; in breve, per avere abbracciato le ragioni del quietismo, in un momento in cui trono ed altare erano d&#8217;accordo sul fatto di tenere quel fenomeno religioso sotto strettissima sorveglianza, per evitare che potesse sfuggir loro di mano. Pare, comunque, che il papa Innocenzo XII, che pure aveva avallato la condanna del libro di F\u00e9nelon \u00abMaxime des saintes\u00bb, davanti all&#8217;accanimento dei nemici di lui anche dopo la sua disgrazia, abbia commentato con queste parole: \u00abForse F\u00e9nelon ha peccato contro Dio, senza saperlo; certo i suoi nemici hanno peccato contro la misericordia dovuta al prossimo, e ben lo sanno\u00bb.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 di questo, c&#8217;\u00e8 qualcosa, in F\u00e9nelon, che lascia perplessi, un po&#8217; ammirati, un po&#8217; diffidenti: come faceva, ad esempio, questo pio arcivescovo, tanto amato dai suoi fedeli per le sue doti e per le sue virt\u00f9, a nutrire un amore cos\u00ec grande per il mondo classico, pagano, da scrivere una delle opere pi\u00f9 lette su di esso, \u00abLes aventures de T\u00e9l\u00e9maque\u00bb (1699); e, per giunta, un&#8217;opera decisamente &quot;leggera&quot;, dominata dallo spirito di avventura e non certo dalla seriet\u00e0 morale: nella quale, insomma, anche con la miglior buona volont\u00e0, riesce difficile, se non impossibile, intravedere qualcosa di cristiano, o di pre-cristiano, come Dante, per fare un parallelo, aveva visto qualcosa di pre-cristiano nel suo amatissimo Virgilio?<\/p>\n<p>Monumento sconcertante, dunque, F\u00e9nelon; monumento quasi imbarazzante. Chi era costui, che si privava anche del necessario per soccorrere i poveri, e che viveva in un magnifico palazzo e accoglieva regalmente i suoi ospiti, mentre, quanto a se stesso, si accontentava di uno stile di vita pi\u00f9 che morigerato? Un principe del Rinascimento smarrito nelle nebbie dell&#8217;et\u00e0 barocca? Un asceta che non seppe mai sottrarsi al richiamo dell&#8217;estetismo? Un contestatore politico, che critic\u00f2 l&#8217;assolutismo di Luigi XIV, fingendo di raccontare un romanzo avventuroso, nel quale Mentore, cio\u00e8 lui stesso, illustrava a Telemaco i vari tipi di governo e i vari usi e costumi dei popoli e delle nazioni? Insomma: uno sprovveduto uomo di cultura, perso nei suoi libri e nelle sue meditazioni, o una mente politica sopraffina? Un vero cristiano, anzi, un cristiano esemplare, perfino un mistico, o un antico pagano e uno scettico travestito da arcivescovo?<\/p>\n<p>Quante domande senza risposta: e pi\u00f9 lo s&#8217;interroga, quest&#8217;uomo indecifrabile, questo scrittore stupendamente armonioso e musicale, e pi\u00f9 si rimane inviluppati nel dubbio; e par quasi di sentirsi addosso il suo sorriso sornione, non malevolo, ma neanche del tutto franco, neanche del tutto aperto: perch\u00e9 egli, lo si sente bene, ci nasconde sempre qualcosa di s\u00e9, sempre, anche quando appare pi\u00f9 sincero, e, forse, perfino quando crede di esserlo, e si sforza di esserlo. F\u00e9nelon \u00e8 uno di quegli uomini e di quegli scrittori che, per eccesso di sottigliezza, sembrano semplici, e per eccesso di semplicit\u00e0, sembrano troppo sottili, e, quindi, non del tutto sinceri. Questa, almeno, \u00e8 l&#8217;impressione che noi ne ricaviamo: leggere le sue pagine, vuol dire lasciarsi prendere da una singolare magia del periodo, della frase, come da un amico strano, che ti porta dove vuole, senza che tu neppure te ne accorga, e alla fine ti domandi dove sei arrivato, e perch\u00e9.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, F\u00e9nelon, evocando un suggestivo squarcio di mitologia greca (in: \u00abLa gioia di ogni ora\u00bb, a cura di M. Barbano, Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1955, pp. 363-364):<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;era nel paese dei Celti, non lontano dal famoso soggiorno dei Druidi, una scura foresta le cui querce, antiche quanto la terra, avevano veduto le acque del diluvio e conservavano, sotto i folti rami, una densa notte nel cuore del giorno. In questa foresta appartata era una bella fontana pi\u00f9 limpida del cristallo e che dava il nome al luogo dove scorreva. Diana andava spesso a colpire co&#8217; suoi dardi cervi e daini in quella foresta piena di rocce scoscese e selvagge. Dopo aver cacciato con ardore, andava a tuffarsi nelle pure acque della fontana, e la Naiade era fiera d&#8217;offrire delizie alla da ed a tutte le Ninfe.<\/p>\n<p>Un giorno, Diana cacci\u00f2 in quei luoghi un cinghiale grande e furioso. Aveva la schiena armata di setole dure, irte ed orribili come picche; gli occhi scintillanti eran pieni di sangue e di fuoco; dalla gola spalancata ed infiammata usciva schiuma mista di sangue nero; la testa mostruosa rassomigliava alla prora ricurva di una nave. Era sudicio e coperto di fango del suo covo, dove s&#8217;era avvoltolato; il soffio bruciante della gola agitava l&#8217;aria intorno e produceva un rumore spaventoso. Esso si slanciava rapido come il fulmine; abbatteva le messi dorate e desolava tutte le campagne vicine; rompeva gli alti fusti degli alberi pi\u00f9 duri, per arrotare le sue zanne contro i loro tronchi; zanne che erano ricurve e taglienti come le spade ricurve dei Persiani. Gli agricoltori atterriti si rifugiavano nei villaggi; i pastori, dimenticando i greggi indifesi erranti nei pascoli, correvano verso le capanne. Tutto era costernazione; perfino i cacciatori con dardi e spiedi non osavano entrare nella foresta.<\/p>\n<p>Diana sola, avendo piet\u00e0 del paese, s&#8217;avanza con la faretra dorata e con le frecce. Una schiera di Ninfe la segue, ed essa le supera di tutta la testa. Nella corsa, essa \u00e8 pi\u00f9 leggera dello zefiro e pi\u00f9 rapida del baleno. Raggiunge il mostro furioso, lo trafigge con una delle sue frecce sopra l&#8217;orecchio, nel punto ove comincia la spalla. Eccolo avvoltolarsi nei gorghi del suo sangue; getta grida di cui tutta la foresta risuona, e mostra invano le zanne pronte a fare strazio de&#8217; suoi nemici. Ne fremono le Ninfe. Diana sola s&#8217;avanza, gli mette il pie sulla testa ed immerge il dardo; poi, vedendosi macchiata del sangue del cinghiale che le era schizzato sulla persona, si bagna nella fontana e se ne va, felice di aver liberato le campagne dal mostro.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, questa Diana di F\u00e9nelon non \u00e8 una creatura veramente sensuale, come le dee dell&#8217;antichit\u00e0, e neppure realmente maliziosa, come lo \u00e8, ad esempio, la Diana di Poitiers, la famosa amante di Enrtico II di Francia, cos\u00ec come ci appare, e ci guarda in tralice, nel celeberrimo ritratto che la raffigura nelle vesti di Artemide cacciatrice, dipinto dalla scuola di Fontainebleau. \u00c8 pi\u00f9 casta, pi\u00f9 naturale, pi\u00f9 semplice: viene a sapere dei danni e delle devastazioni prodotte dal cinghiale, va e lo affronta con arco e frecce; poi, dopo averlo ucciso, scende nell&#8217;acqua della fontana e vi si terge il sudore, come una creatura umana, non come una dea. Ci si domanda come faccia conservare quell&#8217;aura divina perfino in quel frangente, eppure \u00e8 cos\u00ec; e ci si chiede come faccia F\u00e9nelon a tenere insieme le due cose, in quella maniera cos\u00ec immediata: il cielo e la terra, il divino e l&#8217;umano, la Grecia pagana e la Chiesa cristiana.<\/p>\n<p>La sua penna \u00e8 casta, e casta \u00e8 anche la sua Diana; eppure quella scena di caccia, quei particolari crudi, come lo schizzo di sangue della fiera e le sue grida d&#8217;agonia, che risuonano per tutta la foresta, introducono una nota di audace realismo; e poi, di nuovo, quel corpo femminile che s&#8217;immerge nell&#8217;acqua, per lavarsi e rinfrescarsi, senza lasciarci vedere nulla, ma lasciandoci immaginare tutto: non sai se \u00e8 un capolavoro d&#8217;innocenza o un pezzo magistrale di sottilissimo, irresistibile erotismo. Un po&#8217; come nel Tasso, ad esempio nella scena della morte di Clorinda: siamo l\u00ec, in equilibrio fra due abissi: quello della santit\u00e0 e quello della concupiscenza. Spiriti come F\u00e9nelon vi si trovano perfettamente a loro agio, e intanto ci confondono: restiamo a domandarci se la malizia sorga spontanea in noi, o se siano stati loro a suggerircela, nascondendo poi la mano che l&#8217;ha destata e stimolata.<\/p>\n<p>Anche il paesaggio partecipa di questa ambiguit\u00e0, di questa magica sospensione: una foresta antichissima, dagli alberi nodosi, buia come la notte; una fontana dalle acque pure come il cristallo; un senso di bellezza grandiosa, aurorale, primigenia, come se fossimo all&#8217;alba del mondo e ogni cosa apparisse fresca e nuova, appena uscita dalla mano del creatore. \u00c8 un paesaggio trasognato, allusivo, metaforico, eppure \u00e8 anche un paesaggio concreto, che possiamo vedere, e quasi toccare con le mani: sospeso, appunto, fra il dato realistico di partenza e il rapido stemperarsi degli elementi concreti in un&#8217;aura fiabesca, rarefatta, ove le cose si trasfigurano e resta quasi solo la potenza evocativa della parola, la musicalit\u00e0 della frase, l&#8217;incanto dei suoni.<\/p>\n<p>\u00c8 certo, comunque, che il F\u00e9nelon pi\u00f9 vero e pi\u00f9 sincero, se mai ve n&#8217;\u00e8 uno, si trova nelle lettere, pi\u00f9 che nelle opere edificanti e in quelle scritte per suo piacere (compreso il \u00abT\u00e9l\u00e9maque\u00bb, che apparve senza il suo consenso, e che subito lo pose in disgrazia della corte di Versailles). Le lettere che egli scrisse ad amici e a conoscenti, talvolta come consigliere spirituale, altre volte come semplice privato, traboccano di una intensa vita interiore, di benevolenza, di scrupolo edificante: si direbbe che egli soppesi ogni parola, perfino ogni virgola, per essere certo di andare dritto al cuore del suo corrispondente, di essere chiaro, di essere rassicurante, di trasmettere la fiducia, la speranza, il buon esempio. Sono le lettere di un uomo buono, che si spende per il prossimo, che si confida con sincerit\u00e0, che possiede un altissimo senso del dovere e della propria missione spirituale; di un cristiano che vuol farsi latore della Buona Novella, e docile strumento nelle mani di Dio; che vuol fare quanto possibile per portare luce e calore nella vita altrui. Ed eccoci di nuovo impanianti nell&#8217;enigma: un santo, allora?<\/p>\n<p>Sia come sia, F\u00e9nelon si \u00e8 portato con s\u00e9 il suo mistero, e niente e nessuno riusciranno mai a scioglierlo completamente. Anche questo, per\u00f2, a ben guardare, \u00e8 cosa di somma importanza: in un certo senso, F\u00e9nelon ci \u00e8 stato maestro, forse, ancora pi\u00f9 di quel che egli stesso non credesse: ci ha insegnato la virt\u00f9 dell&#8217;umilt\u00e0. Perch\u00e9 egli ha avuto vivo il senso del mistero dell&#8217;anima umana, mistero sacro per eccellenza, mistero che Dio solo riesce a penetrare in tutte le sue profondit\u00e0 abissali; e il nostro vago disagio davanti a lui, alle pagine da lui scritte, ne \u00e8 la testimonianza pi\u00f9 efficace. Non si dovrebbe mai presumere di aver capito tutto, o di poter capire tutto: specialmente davanti al mistero pi\u00f9 grande che esista, quello del cuore umano. Vi sono cose che non riusciremo mai a penetrare sino in fondo, non solo negli altri, ma anche in noi stessi: cose che solamente Dio sa vedere, comprendere, perdonare, amare. Dobbiamo dire grazie a F\u00e9nelon, per questa grande verit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>F\u00e9nelon, ovvero Fran\u00e7ois de Salignac de La Mothe-F\u00e9nelon (Ch\u00e2teau de F\u00e9nelon, 6 agosto 1651-Cambrai, 7 gennaio 1715): basta pronunciare questo nome, insieme a quello del suo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-25280","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25280","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25280"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25280\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25280"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25280"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25280"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}