{"id":25275,"date":"2019-06-12T11:38:00","date_gmt":"2019-06-12T11:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/12\/fuori-della-grazia-la-condizione-umana-e-assurda\/"},"modified":"2019-06-12T11:38:00","modified_gmt":"2019-06-12T11:38:00","slug":"fuori-della-grazia-la-condizione-umana-e-assurda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/12\/fuori-della-grazia-la-condizione-umana-e-assurda\/","title":{"rendered":"Fuori della Grazia la condizione umana \u00e8 assurda"},"content":{"rendered":"<p>Gli esistenzialisti, i surrealisti, i nichilisti e Dio sa quanti altri &#8211;<em>isti<\/em> affermano convinti, e ripetono incessantemente che la condizione umana \u00e8 assurda; che la vita \u00e8 un&#8217;assurdit\u00e0; che \u00e8 insieme una prigione, un manicomio e una stanza delle torture, se non addirittura un inferno da scontare qui e ora, giorno per giorno, ora per ora e minuto per minuto. Ebbene, hanno perfettamente ragione tutti quanti. Hanno ragione, sia ben chiaro, se ci si riferisce alla vita che si pu\u00f2 vivere stando al di fuori della Grazia, ignorandola, rifiutandola e disprezzandola. Senza la Grazia, s\u00ec, \u00e8 vero: la vita \u00e8 un inferno, perch\u00e9 la condizione umana \u00e8 semplicemente assurda; e vivere nell&#8217;assurdo \u00e8 la stessa cosa che vivere all&#8217;inferno.<\/p>\n<p>Anche per questa via negativa, cio\u00e8 dal riconoscimento di cosa la vita autentica <em>non \u00e8<\/em> &#8211; non \u00e8 conquista, possesso, orgoglio, perch\u00e9 nulla noi possiamo veramente conquistare possedere, nulla di finito, s&#8217;intende, e quindi il nostro orgoglio \u00e8 vano e ridicolo &#8212; l&#8217;uomo contemporaneo potrebbe arrivare a Dio, cos\u00ec come l&#8217;uomo della societ\u00e0 tradizionale e pre-industriale ci arrivava per via positiva, ossia contemplando ci\u00f2 che la vita autentica <em>\u00e8<\/em> &#8212; pellegrinaggio, ritorno alla vera patria, e lotta incessantemente fra il bene e il male, verso la pace dell&#8217;Essere . Di fatto, per\u00f2, nella stragrande maggioranza dei casi,m egli rifiuta di mettersi per questa via, di compiere questo passo, anche se lo scacco continuo delle sue ambizioni e la frustrazione sistematica delle sue speranze ve lo conducono, quasi inavvertitamente, molto, ma molto vicino. \u00c8 sempre l&#8217;orgoglio che lo trattiene, l&#8217;orgoglio della ragione &#8212; <em>io voglio essere il dio di me stesso<\/em> &#8212; che diviene orgoglio della volont\u00e0: <em>non serviam<\/em>, non piegher\u00f2 il ginocchio di fronte a Colui che solo deve essere riconosciuto e adorato (qualcuno ha mai visto il signore vestito da papa inginocchiarsi davanti al Santissimo?; davanti agli uomini, s\u00ec, molte volte, magari fino a baciar loro i piedi). L&#8217;orgoglio dell&#8217;Io porta alla negazione e al rifiuto di Dio, laddove la ragione stessa, della quale va tanto fiero, oltre ai suoi fallimenti esistenziali, lo condurrebbero senza fallo verso la Verit\u00e0: questo \u00e8 il dramma dell&#8217;uomo moderno; un dramma di superbia, avidit\u00e0, lussuria, e soprattutto del suo Io sfrenato, ipertrofico, malato, dal quale deriva l&#8217;insaziabile concupiscenza.<\/p>\n<p>Il panorama dei pensatori, degli scrittori e degli artisti del XX secolo conferma in pieno questa affermazione: l&#8217;uomo contemporaneo ha voltato le spalle a Dio consapevolmente, pur avendone visto la necessit\u00e0 e l&#8217;essenzialit\u00e0; quindi si \u00e8 reso da s\u00e9 un ribelle e un disperato e con le sue stesse mani si \u00e8 preparato l&#8217;inferno in cui arde e brucia, ancor vivo, in questa sua breve esistenza terrena. Bisogna poi dire che la cultura dominante ha voluto accentuare questa tendenza, ha voluto assolutizzarla, amplificando al massimo l&#8217;opera di tutti questi Prometei in sedicesimo, anzi, di tutti questi Capanei di risulta, banali, dozzinali, patetici, perch\u00e9 convinti di essere unici, grandi e irripetibili, mentre sono merce fabbricata in serie; e ha steso il mantello del silenzio e dell&#8217;oblio sulle voci diverse, sulle voci di quanti invece quel percorso l&#8217;hanno fatto, e l&#8217;ultimo passo l&#8217;hanno compiuto, gettandosi in ginocchio davanti a Colui che, solo, merita l&#8217;amore, la speranza, la gratitudine, la lode e l&#8217;adorazione. Voci di scrittori e pensatori che hanno trovato, o ritrovato, il Dio dei loro padri, al quale sono giunti per la via negativa, non potendo pi\u00f9 arrivarci per quella positiva, ce ne sono, ce ne sarebbero parecchie; la cultura dominante, la critica, l&#8217;editoria, la stampa, la scuola e l&#8217;universit\u00e0 hanno fatto di tutto per occultarle, per spegnerle, per impedire che giungessero alla massa del pubblico.<\/p>\n<p>Fra queste c&#8217;\u00e8 la voce di un grande poeta e drammaturgo francese, Paul Claudel (1868-1955), il quale, pur essendo un gigante della letteratura mondiale, non \u00e8 mai stato amato dalla critica che conta, tutta in mano ai progressisti, e tuttora \u00e8 poco conosciuto, specie fuori del suo Paese e della sua lingua; non ha mai ottenuto il Premio Nobel, quel Nobel che ebbero invece Albert Camus e Jean-Paul Sartre e che ormai non si nega pi\u00f9 nemmeno a un Dario Fo e a un Bob Dylan; non \u00e8 mai stato insegnato nelle scuole, forse perch\u00e9 la sua fede religiosa dava e d\u00e0 fastidio, anche se poesie come <em>La Vierge \u00e0 Midi<\/em>, oltre alla profondit\u00e0 dell&#8217;ispirazione e alla vibrante spiritualit\u00e0 che la pervade, sono da ritenersi perfette anche solo da un punto di vista fonetico e musicale (cfr. il nostro articolo: <em>Il est midi. Je vois l&#8217;\u00e9glise ouverte.\u00a0Il faut entrer&#8230;<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 22\/03\/2018). Ed \u00e8 a questo gigante un po&#8217; dimenticato, un po&#8217; boicottato, un po&#8217; occultato, che vogliamo qui rendere omaggio, e indicarlo ai giovani assetati di una parola di verit\u00e0 e di certezza, a quei giovani che non si rassegnano a dibattersi perennemente nello stagno fangoso del relativismo che tutto avvolge e tutto tende a far sprofondare. L&#8217;opera di Paul Claudel \u00e8, ripetiamo, poco nota al grande pubblico; al massimo si sa che scrisse un dramma in quattro atti, <em>L&#8217;Annuncio a Maria<\/em> (<em>L&#8217;Annonce faite \u00e0 Marie<\/em>), del 1912, che potrebbe far pensare alla Madre di Dio, mentre \u00e8 una storia di personaggi comuni &#8212; comuni, ma intimamente eccezionali &#8212; ambientata nel Medioevo delle cattedrali gotiche; dramma umano e sovrumano che non esita a confrontarsi con l&#8217;argomento-scandalo (per la cultura moderna, atea e materialista) del miracolo, inteso come punto d&#8217;incontro, misterioso e sublime, fra la Grazia divina e la tensione della fede umana. Ma l&#8217;opera di Claudel \u00e8 vastissima e comprende, fra l&#8217;altro, <em>Giovanna d&#8217;Arco al rogo<\/em>, <em>Testa d&#8217;oro<\/em>, <em>La storia di Tobia e di Sara<\/em>, <em>La scarpina di raso<\/em>, ciascuna delle quali \u00e8 un vero gioiello che brilla di luce vivissima nel panorama, cos\u00ec spesso oscuro e inquietante, del teatro e della poesia contemporanei (<em>Oeuvres compl\u00e8tes<\/em>, Gallimard, 1962-1965).<\/p>\n<p>Citiamo una pagina scritta da Bernardino Cogo, un sacerdote vicentino molto colto e preparato, tornato poi, con molta discrezione, a vivere in famiglia e morto tragicamente, a ottantaquattro anni, nell&#8217;agosto del 2011, in un incendio (B. Cogo, <em>Paul Claudel, seminatore di certezze<\/em>; in: A.A.V.V., <em>Profili di scrittori, inchieste teologiche<\/em>, Milano, Edizioni della rivista <em>Letture<\/em>, 1962, pp. 69-72):<\/p>\n<p><em>Nessuno forse, fra quanti scrittori e letterati hanno agito nella prima met\u00e0 del ventesimo secolo, \u00e8 stato cos\u00ec prepotente seminatore di certezze. La figura di Claudel rester\u00e0 nell&#8217;esperienza di tutta una generazione come quella di un testimone della verit\u00e0 totale, di un alto ospite della luce, di evangelizzatore della problematica che assilla la sua epoca. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Per mezzo secolo la sua indagine si \u00e8 sviluppata costruendo una &quot;Weltanschauung&quot; che si chiarisce e si va arricchendo progressivamente. Istanze informi e motivi oscuri di precisano in successive riprese e, decantati dal primitivo aggrovigliarsi, si svolgono consapevolmente nel loro pregnante significato costituendo l&#8217;armoniosa cattedrale che \u00e8 il pensiero dell&#8217;A. L&#8217;intera opera di Claudel si organizza infatti nel senso di quelle immense costruzioni medioevali che hanno l&#8217;ambizione di concentrare in s\u00e9 un&#8217;interpretazione completa del reale, che sono una &quot;Summa&quot; espressa nella pietra. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Vi \u00e8 un processo di approfondimento e di estensione aderente alla progressiva illuminazione che si opera nello spirito del poeta. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il dramma di Claudel assume le istanze del teatro tragico greco e le esaspera assurgendo a proporzioni cosmiche e ad un impegno globale mai raggiunto in precedenza, poich\u00e9 solo dopo la Rivelazione si poteva avere coscienza della necessit\u00e0 assoluta di Dio e conseguentemente del vuoto metafisico della sua assenza. &quot;T\u00eate d&#8217;Or&quot; porta all&#8217;estremo l&#8217;assurdo del destino. Di Edipo e ripete l&#8217;esperienza e la pena di Prometeo. Il protagonista del dramma assume in s\u00e9 la ribellione dell&#8217;uomo che si riscontra frammento e contingenza. Il possesso materiale delle cose e l&#8217;amore sono precari. Partito alla conquista delle une e dell&#8217;altro ritorna a mani vuote. Se dal possesso di ci\u00f2 che \u00e8 esteriore non si pu\u00f2 dedurre una validit\u00e0, perch\u00e9 non fondare la certezza su di s\u00e9? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il nocciolo del dramma sta qui. C&#8217;\u00e8 uno cui noi tutti ci dobbiamo appellare; non lo conosciamo, ma \u00e8 reclamato dal nostro vuoto, dall&#8217;insostituibile assenza. Ciascuno \u00e8 solitudine e desidera ci\u00f2 che non \u00e8; si sente limitato da quanto lo circonda. Le cose e gli altri, nel primo momento d riflessione, sono l&#8217;oggetto cui aspira come al possibile complemento dell&#8217;insufficienza individuale. Di qui nasce l&#8217;amore nella sua accezione pi\u00f9 ampia. Amore che si esplica in volont\u00e0 di possesso di quanto coesiste nel tempo e nello spazio. C&#8217;\u00e8 tuttavia qualcuno che non sa scoprire il proprio limite e quindi non pu\u00f2 avere desiderio di valicarlo: \u00e8 la massima degradazione; nel bruto non si \u00e8 neppure risvegliato l&#8217;uomo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Per gli assetati di conquista ogni nuovo oggetto \u00e8 una possibile trasposizione dell&#8217;assenza. Per ogni disillusione inventano un nuovo ideale, senza mai approdare alla radicale fonte del desiderio. Questa \u00e8 la tragicit\u00e0 di T\u00eate d&#8217;Or: la terra, la donna, l&#8217;amicizia, C\u00e9b\u00e8s, il regno, la conquista per se stessa sono gli oggetti della sua brama, della sua volont\u00e0 di possesso. Uno dopo l&#8217;altro: non per questo impara che nulla di creato pu\u00f2 soddisfare la sua esigenza metafisica. (&#8230;) \u00e8 inutile quindi desiderare le cose finite perch\u00e9 l&#8217;assenza \u00e8 in tutto. Mal a sete radiale \u00e8 un appello non defraudabile. Forse si pu\u00f2 giungere a Colui che \u00e8, e la cui misura ci \u00e8 data dal &quot;vide atroce&quot;, dalla spaventosa contingenza, per mezzo della rinuncia cosciente a possedere quanto \u00e8 finito. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;orgoglio pu\u00f2 trasformare il conquistatore deluso in un doloroso Prometeo che si fa Dio nel tentativo di radicare in s\u00e9 &#8216;insufficienza degli altri. Una volont\u00e0 ostinata si erge sulla consapevolezza della propria fondamentale impotenza. &quot;Io voglio! Io possono! Bisogna!&quot; La conquista del mondo un&#8217;impresa che riassume i miti dell&#8217;uomo antico e di quello moderno: miti che hanno condotto allo sfacelo, perch\u00e9 ogni illusione \u00e8 apportatrice di morte. Nessuno potr\u00e0 mai impunemente occupare il posto dovuto all&#8217;Unico necessario.<\/em><\/p>\n<p>Quest&#8217;umile sacerdote &#8211; oggi, a sua volta, del tutto dimenticato &#8211; ha colto, ci sembra, l&#8217;essenza della poetica di Paul Claudel: il suo carattere ordinato e grandioso di edificio animato da un possente slancio ascensionale, il suo carattere metafisico e, nello stesso tempo, militante, di risposta alla crisi del mondo contemporaneo, al dilagare del relativismo, dello scetticismo e del nichilismo. Claudel, come Dante, \u00e8 l&#8217;uomo delle certezze in un&#8217;epoca di dubbi e di sbandamento morale; certezze alle quali \u00e8 giunto, a sua volta, attraverso la prova del dubbio e il crogiuolo della sofferenza (chi ignora il suo oscuro dramma familiare legato alla sorella maggiore Camille, scultrice, amante di Auguste Rodin, divenuta folle e internata in manicomio?; ne hanno parlato anche troppo!). La poesia di Claudel \u00e8 come un balsamo per l&#8217;anima in questa nostra et\u00e0 malata; e siccome i registi scellerati della malattia non vogliono che l&#8217;uomo contemporanei trovi sollievo alla sua disperazione, hanno fatto e stanno facendo del loro meglio, o del loro peggio, affinch\u00e9 voci come la sua non arrivino agli orecchi del grande pubblico. Ah, se i giovani della seconda met\u00e0 del Novecento, invece di Sartre e di Genet, avessero letto e gustato le poesie e i drammi di Claudel; se invece di Beckett, avessero letto Chesterton; se invece di G\u00fcnter Grass, avessero letto Hans Carossa; se invece di Moravia e Pasolini, avessero letto Nicola Lisi e Domenico Giuliotti: forse avrebbero conservato, o ritrovato, l&#8217;incanto del mondo, che invece \u00e8 stato loro rubato, calpestato, distrutto, poich\u00e9 bisognava che tutti fossero immersi nella stessa cupa sensazione di smarrimento, d&#8217;impotenza e di assurdit\u00e0 (magari perch\u00e9 il moderno Principe salvatore del mondo, il vecchio Marx in versione aggiornata e corretta, potesse trarli fuori dalla palude dello sconforto e avviarli verso le <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> della societ\u00e0 comunista, senza sfruttati n\u00e9 sfruttatori, libera, felice, realizzata!). Si \u00e8 voluto seminare pessimismo e materialismo, per poter raccogliere il nulla. Desertificare l&#8217;intelligenza e anestetizzare la sensibilit\u00e0 delle giovani generazioni era, ed \u00e8, ritenuta una strategia necessaria per giungere allo scopo: asservire l&#8217;uomo e renderlo disponibile a tutti gli esperimenti del potere occulto che ha steso i suoi tentacoli sulla terra intera, quello finanziario.<\/p>\n<p>Le poesie e i dammi di Claudel ci innalzano al di sopra di questo carcere doloroso nel quale ci dibattiamo inutilmente, e ci mostrano la via per la redenzione dalla infelice condizione terrena, dal male e dal peccato; ci\u00f2 che i critici e gli intellettuali progressisti hanno sempre considerato, sulle orme di Marx, una forma di alienazione, anzi, la sua forma suprema, quella religiosa. Eppure proprio per questo, dopo il clamorosa il fallimento del dio di Marx, e con gli ex marxisti divenuti strenui paladini di quel potere finanziario che sta asservendo e alienando pi\u00f9 che mai gli uomini e i popoli, e spargendo, dopo il veleno della lotta di classe, il veleno dell&#8217;edonismo, dei diritti a senso unico, dell&#8217;individualismo selvaggio e della distruzione di ogni senso d&#8217;identit\u00e0 e di appartenenza, tornare a scrittori come Claudel rappresenta non solo la riscoperta di pagine belle, toccanti, fervide di spiritualit\u00e0, ma anche la precisa indicazione esistenziale verso Colui ch&#8217;\u00e8 la via, la verit\u00e0 e la vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli esistenzialisti, i surrealisti, i nichilisti e Dio sa quanti altri &#8211;isti affermano convinti, e ripetono incessantemente che la condizione umana \u00e8 assurda; che la vita<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[117,141,180],"class_list":["post-25275","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-dio","tag-filosofia","tag-jean-paul-sartre"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25275"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25275\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}