{"id":25272,"date":"2011-08-11T12:18:00","date_gmt":"2011-08-11T12:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/11\/fumo-di-londra\/"},"modified":"2011-08-11T12:18:00","modified_gmt":"2011-08-11T12:18:00","slug":"fumo-di-londra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/08\/11\/fumo-di-londra\/","title":{"rendered":"Fumo di Londra"},"content":{"rendered":"<p>Londra, la capitale finanziaria dell&#8217;Europa e del mondo, \u00e8 in fiamme e sull&#8217;estuario del Tamigi si leva all&#8217;orizzonte il fumo di innumerevoli incendi.<\/p>\n<p>Brucia come non bruciava da tempo, forse nemmeno sotto le bombe e le V2 tedesche, durante la seconda guerra mondiale: perch\u00e9 brucia dall&#8217;interno.<\/p>\n<p>Forse, per trovare qualcosa di simile, bisogna riandare indietro fino a quel principio di settembre del 1666 (mille pi\u00f9 il numero della Bestia!), quando la City era ancora in gran parte di legno ed un immenso incendio la ridusse letteralmente in cenere.<\/p>\n<p>La rivolta di questo agosto 2011, che ricorda un po&#8217; quella delle &quot;banlieue&quot;francesi del 2005, \u00e8 scoppiata tanto violenta quanto inaspettata: ci\u00f2 che mostra fino a qual punto giunga la nostra inconsapevolezza, l&#8217;inconsapevolezza dei nostri uomini politici.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che l&#8217;uccisione di un giovane immigrato da parte della polizia britannica ha agito come il classico cerino gettato nel pagliaio: il pagliaio esisteva gi\u00e0 ed era pi\u00f9 che mai infiammabile, riarso dal calore dell&#8217;estate ed esposto in ogni istante al pericolo d&#8217;incendio.<\/p>\n<p>Ma davvero qualcuno poteva immaginare che le cose sarebbero andate avanti cos\u00ec, tranquillamente, a tempo indefinito?<\/p>\n<p>Davvero qualcuno poteva immaginarsi che, un giorno o l&#8217;altro, l&#8217;immensa frustrazione, l&#8217;immensa rabbia di milioni di moderni schiavi non sarebbero esplose, con effetti devastanti, nel cuore delle nostre scintillanti metropoli?<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che ci siamo lasciati ingannare e anestetizzare dalla nostra stessa propaganda: un errore imperdonabile, peggiore del peggiore dei possibili autogol: un errore che commettono soltanto gli idioti senza speranza.<\/p>\n<p>Abituati a guardare i nostri film, che dipingono New York, Los Angeles, Londra e Parigi press&#8217;a poco come altrettanti paradisi in terra, come i luoghi pi\u00f9 scelti, desiderabili e fortunati che la civilt\u00e0 umana abbia mai prodotto, abbiamo finito per perdere il contatto con la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Ci siamo dimenticati che Milano non \u00e8, e non \u00e8 pi\u00f9 stata a partire dal &quot;boom&quot; di sessant&#8217;anni or sono, una &quot;citt\u00e0 da bere&quot;; che Parigi, Londra e New York non sono quelle, patinate ed esclusive, dei serial televisivi a un tanto il metro di celluloide.<\/p>\n<p>Avremmo dovuto rileggerci Ezra Pound, le sue parole profetiche sul vizio dell&#8217;usura; avremmo dovuto rileggere John Ruskin e William Morris, i quali, mentre la civilt\u00e0 industriale celebrava i suoi dubbi trionfi, ammonivano che il nostro preteso &quot;progresso&quot; era, in realt\u00e0, un regresso e che, certificando il divorzio fra lavoro intellettuale e lavoro manuale, fra utilit\u00e0 e bellezza, fra guadagno materiale e ricchezza spirituale, stavamo piantando i chiodi, con inconcepibile leggerezza, sopra il coperchio della nostra stessa bara.<\/p>\n<p>Forse, sarebbe bastato rileggerci in controluce la \u00abHistory of the Decline and Fall of the Roman Empire\u00bb di Gibbon: e ci saremmo resi conto che il proletariato interno delle megalopoli occidentali, unendosi al proletariato esterno proveniente da oltre il &quot;limes&quot;, magari a bordo delle carrette del mare stracariche di Maghrebini, di Africani sub-sahariani, di Indiani, di Cinesi, di Latino-americani, a un certo punto si sarebbe ribellato e avrebbe sommerso ogni cosa.<\/p>\n<p>Avremmo dovuto lasciarci prendere per mano da chi aveva capito pi\u00f9 di noi, da chi aveva saputo vedere meglio e pi\u00f9 lontano; e, a conclusione del nostro &quot;viaggio al termine della notte&quot;, avremmo dovuto correre ai ripari, prima che fosse troppo tardi.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 non pu\u00f2 crescere oltre un certo limite, senza diventare inevitabilmente una succursale dell&#8217;Inferno: una citt\u00e0 di tre milioni d&#8217;abitanti, di otto milioni d&#8217;abitanti, \u00e8 una bolgia dantesca; figuriamoci una di quindici o di venti milioni.<\/p>\n<p>Questo lo aveva capito perfettamente un filosofo come Lewis Mumford e lo aveva anche scritto in un&#8217;opera memorabile: \u00abLa citt\u00e0 nella storia\u00bb; peccato che sia stata o poco letta o poco meditata, o entrambe le cose.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero \u00e8 cresciuto troppo: accecato dalla sua brama smisurata di ricchezze e di potere, si \u00e8 spinto oltre la propria capacit\u00e0 di assimilare e metabolizzare l&#8217;immenso materiale umano che aveva avidamente inglobato; ed ora \u00e8 preda delle convulsioni di una crescita caotica, devastante, assolutamente fuori controllo.<\/p>\n<p>Platone aveva ammonito che la polis deve essere governata o dai filosofi, o da governanti che abbraccino la filosofia; ma qui sarebbe bastato che i governanti e i sedicenti intellettuali si fossero limitati a leggere i segni annunciatori della catastrofe, chiari come non mai.<\/p>\n<p>Non lo hanno saputo fare: \u00e8 stata la bancarotta di una intera classe dirigente, non del premier Cameron o del sindaco di Londra; della classe dirigente mondiale o, quanto meno, della classe dirigente del mondo occidentale.<\/p>\n<p>Eppure, non si pu\u00f2 dire che i segnali premonitori fossero stati pochi; n\u00e9 che l&#8217;esito disastroso di questa dissennata politica dell&#8217;immigrazione fosse difficile da prevedere. Dopotutto, sarebbe bastato il buon senso antico: quello, per intenderci, dei nostri nonni e bisnonni contadini.<\/p>\n<p>Quando si spalancano le frontiere a masse enormi di immigrati, o si ritiene ragionevolmente di avere gli strumenti per assimilarli, gradualmente ed efficacemente; oppure si attua, pi\u00f9 o meno deliberatamente, una politica suicida: bisognerebbe vedere, dunque, a chi giova e con quali obiettivi che l&#8217;Europa si stia suicidando con il massimo impegno.<\/p>\n<p>Arnold Toynbee ha messo in chiaro che il collasso dell&#8217;Impero Romano \u00e8 stato provocato essenzialmente dalla sua incapacit\u00e0, giunto al limite estremo delle sue possibilit\u00e0 di espansione, di assimilare tanto il proletariato esterno, ossia le popolazioni barbariche stanziate oltre il Reno e il Danubio, quanto quello interno, ossia le masse dei provinciali poveri, soprattutto dei coloni agrari sottoposti alle dure vessazioni dei latifondisti.<\/p>\n<p>A un certo punto, specialmente a partire da Costantino, gli imperatori romani ritennero che fosse buona politica quella di accogliere dentro le frontiere intere popolazioni barbariche, come i Visigoti, allo scopo di farne delle truppe ausiliarie e delle popolazioni residenti nelle province di frontiera, cointeressandole alla difesa dagli altri e pi\u00f9 minacciosi nemici esterni, per esempio gli Unni; ma fu un errore fatale.<\/p>\n<p>Forse non c&#8217;erano altre strade percorribili, una volta che il ceto senatorio aveva deciso di chiudersi egoisticamente a difesa dei propri interessi: ma fu un sacrificio inutile, perch\u00e9 l&#8217;impero venne scardinato dall&#8217;interno prima ancora che dall&#8217;esterno; e i ricchi proprietari terrieri trovarono il modo di sopravvivergli, venendo a patti con i nuovi padroni e cedendo alle popolazioni germaniche un terzo delle loro terre.<\/p>\n<p>Ebbene, tutto ci\u00f2 si sta ripetendo con un grado impressionante di analogia.<\/p>\n<p>Credendo di farne dei nuovi difensori di se stessa, l&#8217;Europa ha spalancato le porte a parecchi milioni di immigrati, peraltro con discernimento ancor minore degli imperatori romani, perch\u00e9 non sono stati scelti i pi\u00f9 contigui e facilmente assimilabili, ma si \u00e8 dato accesso a tutti, di qualunque provenienza e specialmente a un numero enorme di musulmani, i quali vengono qui ben decisi a non assimilarsi, anzi, a convertire noi alla loro fede e alla loro tradizione.<\/p>\n<p>Difficile non vedere, dietro scelte cos\u00ec incaute e dietro una demagogia buonista cos\u00ec controproducente, un disegno ben preciso, nel quale, forse, gli interessi degli sceicchi del petrolio si sposano con quelli delle multinazionali, decise ad abbassare il costo del lavoro; ed entrambi si intrecciano con altri interessi, ancora pi\u00f9 torbidi e oscuri, di gruppi e societ\u00e0 il cui scopo \u00e8 controllare la ricchezza ed il potere mondiali, anche manipolando incessantemente e sistematicamente la pubblica informazione.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che la bomba a orologeria \u00e8 stata innescata e, prima o poi, esploder\u00e0. La stragrande maggioranza degli immigrati regolari (per non parlare di quelli clandestini) non ha la bench\u00e9 minima speranza di raggiungere il nostro tenore di vita e ci\u00f2 \u00e8 motivo di continua frustrazione; molti, poi, devono adattarsi a vivere in condizioni miserabili.<\/p>\n<p>Ed ecco che essi si accorgono che vivere da miserabili in Europa \u00e8 forse meno drammatico in senso assoluto, ma infinitamente pi\u00f9 squallido in termini relativi, che vivere da miserabili nei loro Paesi di provenienza: l\u00e0, almeno, essi potevano contare su tutte quelle strutture e quegli istituti informali che funzionano a livello di solidariet\u00e0 familiare, o di villaggio, o tribale, o religioso; mentre qui si \u00e8 soli: e chi \u00e8 solo \u00e8 perduto.<\/p>\n<p>Come fa una coppia di operai nigeriani ad andare al lavoro, se non ha nessuno a cui affidare i suoi bambini piccoli, n\u00e9 un parente, n\u00e9 un amico; e se non pu\u00f2 di certo permettersi il lusso di pagare una baby sitter, e nemmeno di mandarli all&#8217;asilo?<\/p>\n<p>E come mettere da parte qualche soldo, anzi, come riuscire a mandare qualche soldo a casa, ai parenti rimasti laggi\u00f9, se il costo della vita europeo \u00e8 cos\u00ec alto da impedir loro di realizzare il bench\u00e9 minino risparmio?<\/p>\n<p>Come mandare a studiare i figli alle scuole superiori o all&#8217;universit\u00e0, quando quasi tutto il salario se ne va per l&#8217;affitto, per le bollette del gas, della luce, del riscaldamento e per l&#8217;abbigliamento, pur limitandolo all&#8217;essenziale e continuando a sfruttare i vecchi abiti tradizionali?<\/p>\n<p>Cos\u00ec, essi devono adattarsi a vivere nei quartieri pi\u00f9 poveri, negli edifici pi\u00f9 degradati, in mezzo agli spacciatori e alle prostitute, che sono sovente dei loro compatrioti, ma con i quali non vorrebbero avere nulla a che fare; senza alcuna speranza, non diciamo di miglioramento sociale, ma neppure di graduale inserimento, quand&#8217;anche lo volessero.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 il problema della seconda, della terza, della quarta generazione. I ragazzi stranieri nati in Europa possiedono una identit\u00e0 incerta: si sentono, in genere, Europei, ma con molte riserve e con molti distinguo; invidiano la libert\u00e0 e la disinvoltura dei loro coetanei Europei, ma sentono anche il richiamo dei valori paterni e materni; tendono a fidanzarsi e a sposarsi fra di loro, secondo il volere dei genitori, e ci\u00f2 non facilita certo l&#8217;integrazione.<\/p>\n<p>Infine arriva il momento in cui essi medesimi non sanno pi\u00f9 chi siano: a volte basta una breve vacanza al Paese di origine della famiglia, per subirne il fascino in modo fortissimo, per riscoprire, insieme alle proprie radici, un rancore mai sopito contro l&#8217;Europa, questo continente ricco e decadente che li ha sedotti, ma non saziati; che ha fatto intravedere loro una possibilit\u00e0 di riscatto sociale, ma poi li ha respinti ai margini del benessere, a svolgere i lavori pi\u00f9 faticosi e mal pagati, ad abitare nelle case pi\u00f9 misere e fatiscenti.<\/p>\n<p>E monta in loro la rabbia.<\/p>\n<p>Vedono, sanno, capiscono, che non riusciranno mai a diventare benestanti come gli Europei dei quartieri medio-alti; che saranno destinati a raccogliere eternamente le briciole cadute dalla tavola del ricco Epulone; che, qualora la crisi economica stringesse ancora un altro giro di vite, forse dovranno addirittura tornare in Africa, in Asia, da dove sono partiti i loro nonni e bisnonni, ma dove essi non potrebbero mai adattarsi a vivere, perch\u00e9 quello non \u00e8 il loro mondo, non lo \u00e8 mai stato e non ne vogliono sapere.<\/p>\n<p>Disperati come lo sono tutti gli sradicati, estremisti come lo sono tutti gli impazienti, verr\u00e0 il giorno in cui si ribelleranno in massa, favoriti dal loro velocissimo ritmo di incremento demografico; e si impadroniranno dell&#8217;Europa, cos\u00ec come i Franchi, i Goti, i Burgundi, si impadronirono dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente, non appena trovarono dei capi decisi e scoprirono il grande segreto: che Roma era un colosso dai piedi di argilla e che non aveva pi\u00f9 n\u00e9 la forza, n\u00e9 la volont\u00e0 di resistere a un assalto, purch\u00e9 le fosse consentito di folleggiare sino all&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che i Goti, i Franchi, i Burgundi, erano dei popoli e quindi, bene o male, degli interlocutori naturali, buoni o cattivi che fossero, del vecchio mondo romano ch&#8217;essi andavano sovvertendo e sostituendo, nel tempo stesso che ne ricevevano la lingua e la cultura; mentre oggi non vi sono popoli, bens\u00ec masse disordinate e caotiche, moltitudini formate da innumerevoli atomi sbandati e deculturati: il nulla, quindi, dal punto di vista della ricostruzione.<\/p>\n<p>Dal caos dell&#8217;Europa non sorger\u00e0 una civilt\u00e0 nuova, ma una miriade di realt\u00e0 esclusiviste e conflittuali, come gi\u00e0 si vide nella rivolta di Los Angeles del 1992.<\/p>\n<p>A meno che qualcuno, come accadde nell&#8217;Alto Medioevo, riesca a tenere ancora viva la fiammella della civilt\u00e0, dell&#8217;umanit\u00e0, dell&#8217;amore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Londra, la capitale finanziaria dell&#8217;Europa e del mondo, \u00e8 in fiamme e sull&#8217;estuario del Tamigi si leva all&#8217;orizzonte il fumo di innumerevoli incendi. 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