{"id":25263,"date":"2020-06-14T08:14:00","date_gmt":"2020-06-14T08:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/14\/fu-il-mussolinismo-ad-uccidere-il-fascismo\/"},"modified":"2020-06-14T08:14:00","modified_gmt":"2020-06-14T08:14:00","slug":"fu-il-mussolinismo-ad-uccidere-il-fascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/06\/14\/fu-il-mussolinismo-ad-uccidere-il-fascismo\/","title":{"rendered":"Fu il mussolinismo ad uccidere il fascismo?"},"content":{"rendered":"<p>Fra le tante interpretazioni del fascismo che si sono succedute in sede storiografica e memoralistica,<\/p>\n<p>una di quelle che hanno ricevuto minore attenzione, senza dubbio perch\u00e9 interna al fascismo stesso, o meglio al post-fascismo, laddove la cultura dominante \u00e8 per definizione antifascista, \u00e8 stata avanzata da alcuni ex gerarchi i quali, a posteriori, cio\u00e8 dopo il crollo del regime e dopo la disfatta dell&#8217;Italia, &quot;scoprirono&quot; che il fascismo era stato una cosa molto buona dalle origini fino alla guerra d&#8217;Etiopia, per poi involvere a causa di un eccesso di mussolinismo, che lo avrebbe da ultimo fagocitato. Tale \u00e8 stata, in particolare la tesi avanzata da Giuseppe Bottai nel marzo del 1946, e inizialmente affidata alle pagine del suo diario. Bottai era convinto che il fascismo fosse per sua essenza rivoluzionario, e che il suo declino sia iniziato all&#8217;epoca del suo apparente apogeo, con la proclamazione dell&#8217;Impero: insomma che esso sarebbe stato una rivoluzione mancata, o meglio una mancata rivoluzione permanente, quale avrebbe invece dovuto essere e conservarsi (e pazienza per la contraddizione logica: poich\u00e9 una rivoluzione non pu\u00f2 <em>mai<\/em> essere permanente). Una tesi, questa, di per s\u00e9 tutt&#8217;altro che originale, ma che riceve una certa quale apparenza di originalit\u00e0 per il fatto che ad avanzarla \u00e8 stato uno dei pezzi grossi del regime, anzi colui che \u00e8 stato il suo massimo animatore culturale<\/p>\n<p>Riportiamo alcuni passi del diario di Giuseppe Bottai ove egli espone tale interpretazione del fascismo e della sua crisi (da: G. Bottai, <em>Diario, 1944-1948<\/em>, a cura di Giordano Bruno Guerri, Milano, Rizzoli, 1982, 1991, pp. 317; 318; 318-19; 319-20):<\/p>\n<p><em>S&#8217;\u00e8 detto, dopo la sua morte, che non era un capo per gl&#8217;italiani. Non \u00e8 vero; anzi, \u00e8 vero il contrario. Lo era troppo. Era troppo &quot;compreso&quot;; e un po&#8217; d&#8217;incomprensione gli sarebbe stata salutare. L&#8217;avrebbe portato a cercare con il popolo contatti pi\u00f9 profondi, pi\u00f9 impegnativi; a non fermarsi ai &quot;colloqui con la folla&quot;, specie di commedia dell&#8217;arte, di cui Starace fu insuperato regista e Pavolini poeta estemporaneo. Incompreso, sarebbe andato a tentare il contatto dietro il gioco delle parti, laddove l&#8217;apparente teatralit\u00e0 italiana \u00e8 schietta umanit\u00e0, schiva, strafottente, civilissima e rustica, ricchissima e povera.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo non accadde. Fu sua colpa o della societ\u00e0 in cui si trov\u00f2 a dominare? Vane domande. Fu cos\u00ec, perch\u00e9 tra quell&#8217;uomo ch&#8217;egli era e quella data societ\u00e0 v&#8217;era rispondenza troppo immediata d&#8217;istinti. \u00c8 la storia degli amori troppo facili, che passano in un soffio o si trascinano nell&#8217;affettazione, nell&#8217;equivoco.<\/em><\/p>\n<p><em>E un equivoco fu il &quot;mussolinismo&quot;, con gli anni. Capo e popolo s&#8217;intesero di prim&#8217;acchito, ma rimasero a questo. Il regie, che non volle essere &quot;rappresentativo&quot;, si ferm\u00f2 alla &quot;rappresentazione&quot;. Cess\u00f2 d&#8217;essere un regime per divenire una regia. La mimica spontanea dell&#8217;uomo si fiss\u00f2 nei gesti, che la folla amava. Si sono viste folle chiederglieli, quei gesti; ed estasiarsene. Il mussolinismo era divenuto un rito, una liturgia.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa fallace liturgia si fonda una fede, da cui nasce il mito dell&#8217;infallibilit\u00e0, enunciata nell&#8217;assioma: &quot;Mussolini ha sempre ragione&quot;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8, da allora, una dottrina fascista e una dottrina mussoliniana. Quella fa appello a una ragione senza aggettivi, alla ragione; questa, alla ragione di Mussolini. L\u00e0, una logica, refutabile forse dagli avversari, ma obiettivata, organata in leggi, in norme, in regolamenti, in solenni carte costituzionali; qui, una logica personale, irrefutabile, intuitiva, affidata a suggestioni, a ispirazioni, a parole d&#8217;ordine. Mentre si promulgano le leggi del Fascismo, Mussolini fa legge. E dal far legge al fare, e disfare, le leggi, si sa, il passo \u00e8 breve. Il &quot;mussolinismo&quot; \u00e8 arrivato alla sua maturit\u00e0, e marcia ormai per suo conto. Parallelamente, dapprima, al Fascismo, eppoi in aperta divergenza. Fino alla conclusiva opposizione, che giunge al parossismo dopo l&#8217;impresa etiopica e ha il suo epilogo nel Gran Consiglio del luglio &#8217;43. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Vedevo chiaro il dualismo, e le sue conseguenze disgregative. Dicevo, paradossalmente, ma non tropo: &quot;Bisogna COSTITUZIONALIZZARE Mussolini&quot;, ch\u00e9, rendendomi conto quanto di eccezionale, di geniale, di provvidenziale, vi fosse nella natura di Mussolini, nel suo &quot;fiuto&quot;, in quello che egli chiamava il suo &quot;presbismo&quot;, nella sua facolt\u00e0 anticipatrice, non a eliminarla pensavo s&#8217;avesse a mirare, ma, proprio com&#8217;una forza di natura, com&#8217;una selvaggia energia, a convogliarla per sfruttarla &quot;economicamente&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Senonch\u00e8 lo sfruttamento avveniva in tutt&#8217;altra maniera. Nella peggiore, e pi\u00f9 pericolosa. Mussolini ha sempre ragione? Bene, si passavan la voce i suoi minuscoli collaboratori. Facciamo di cotesta perenne ragione il denominatore comune delle nostre gesta e elucubrazioni. Ci\u00f2 c&#8217;impedir\u00e0 d&#8217;avere torto. Una legge, un regolamento, una consuetudine danno noia? Violiamole, in nome di Mussolini; e ch&#8217;egli metta il suo avallo sulle nostre fraudolente cambiali, la sua sigla sotto i nostri possibili errori. Ch&#8217;egli legittimi, quest&#8217;\u00e8 il punto, la illegittimit\u00e0 dei nostri atti.<\/em><\/p>\n<p><em>Con ci\u00f2 il fenomeno, che s&#8217;\u00e8 esaminato dalle sue origini, &quot;in corpore Mussolini&quot;, se m&#8217;\u00e8 permesso di farmi intendere con un latinetto a buon mercato, giunge al suo culmine. Convalidato dalla societ\u00e0 ambiente divenuto demiurgia e demagogia che il &quot;d\u00e8mos&quot; sollecita e favorisce, decantato in prammatica fede, dichiarato in dottrina, s&#8217;afferma come metodo. Non pi\u00f9 il Fascismo \u00e8 al potere, ma il &quot;mussolinismo&quot;. Un potere che par forte, ed \u00e8 legato soltanto alla fralezza d&#8217;un uomo. Non \u00e8 pi\u00f9 lo Stato che \u00e8 l&#8217;uomo in grande, ma l&#8217;uomo che \u00e8 uno Stato in piccolo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Mussolini, o l&#8217;occasione mancata, potrebbe essere la conclusione di questi propositi. Non ironica, ma d&#8217;appassionato rimpianto. Di rado, nella storia italiana, ci s&#8217;imbatte in uomini cos\u00ec singolarmente dotati da Dio dei doni del comando, e non si pu\u00f2 non compiangere l&#8217;uso che il beneficato n&#8217;ha fatto. Anche se di quell&#8217;uso si fu, si \u00e8, vittime.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando Mussolini, &quot;liberato&quot; dai tedeschi, condanna a morte chi con me affermava sul &quot;mussolinisno&quot; le ragioni ideali del Fascismo, \u00e8 in lui che il terribile nodo mortale si stringe. Il &quot;mussolinismo&quot; l&#8217;uccide.<\/em><\/p>\n<p>A prima vista, la lettura di Bottai parrebbe avere una certa qual verosimiglianza; e infatti, non neghiamo che vi siano in essa alcuni elementi di verit\u00e0. Il problema sorge quando si cerca di mettere insieme questi elementi per delineare uno scenario complessivo: \u00e8 allora che ci si accorge di quanto l&#8217;interpretazione delineata dall&#8217;ex ministro dell&#8217;Educazione nazionale abbia, s\u00ec, le apparenze di una cosa seria, ma solo quelle, perch\u00e9 il tutto somiglia a un sofisma di cattiva lega, tenuto insieme da una logica auto-difensiva e auto-giustificatoria e sfacciatamente finalizzato a dimostrare quanto fossero ingenue le anime belle come Bottai, quanto nobilmente pensose dei destini della Patria, e come la votazione del 25 luglio 1943 non sia stata quel che realmente fu, un ignobile tentativo di scaricare il capo per salvare la propria pelle, ma un gesto coraggioso di suprema coerenza inteso a salvare la parte migliore del fascismo, quella non infettata dal mussolinismo. Insomma, meglio passare per illusi idealisti piuttosto che traditori per interesse personale. Ma fu davvero un illuso, un ingenuo, Giuseppe Bottai, il massone Bottai, membro della Serenissima Gran Loggia di Rito Scozzese antico e accettato, pi\u00f9 volte ministro di un regime che aveva messo fuori legge la massoneria e che vedeva in essa, giustamente, un pericolo gravissimo, capace di unire l&#8217;opposizione interna e i nemici esterni? E sono credibili questa ingenuit\u00e0, questo idealismo, in un uomo che, quando fu messo nell&#8217;angolo dalle vicende che lui stesso, insieme agli altri firmatari dell&#8217;ordine del giorno Grandi, avevano contribuito a scatenare, e condannato all&#8217;ergastolo dal governo Badoglio, e a morte del regime di Sal\u00f2, non seppe far di meglio che arruolarsi come soldato semplice proprio nella Legione straniera francese, ossia nel corpo militare di un governo nemico del fascismo e del nostro Paese, le cui truppe coloniali si macchiarono d&#8217;innumerevoli orrori proprio nella campagna d&#8217;Italia, disseminando di stupri e violenze la loro marcia al seguito degli angloamericani lungo la Penisola? Disse che lo fece per espiare le colpe del fascismo dopo il 1936: stranissimo metodo d&#8217;espiazione. E poi, \u00e8 proprio vero che il fascismo fu buono fino al 1936, e divent\u00f2 cattivo, cio\u00e8 mussolinismo, dopo quella data?<\/p>\n<p>Vediamo. Secondo la tesi di Bottai, c&#8217;erano una volta due fratellini, il fascismo e il mussolinismo: il secondogenito crebbe in audacia e prepotenza perch\u00e9 viziato dagli altri, e fin\u00ec per mettere completamente in ombra il primogenito, le cui virt\u00f9 ed i cui meriti erano indiscussi. Sarebbe andata diversamente se il secondogenito non fosse stato cos\u00ec viziato e non si fosse montato la testa, anzi se avesse avuto il buon senso di starsene tranquillo nell&#8217;orbita del fratello maggiore, che sapeva quel che faceva e perci\u00f2 aveva molto da insegnargli, e lui tutto da imparare. Invece non and\u00f2 cos\u00ec, e dopo che i capricci e le mattane del fratello minore ebbero mandato in rovina tutta la famiglia, a quanti avevano servito fedelmente il fratello maggiore non rest\u00f2 che arruolarsi nella Legione Straniera, cio\u00e8 nel peggiore fra gli eserciti nemici, per farsi perdonare la colpa di non aver fermato in tempo il pazzo fratello minore. Spiacenti, ma questa non \u00e8 una spiegazione seria del Ventennio; \u00e8 una favola, o se si preferisce una sorta di mito, il cui scopo \u00e8 riabitare se stesso, ma senza aver l&#8217;aria d&#8217;infierire troppo contro il Due tanto amato e obbedito per vent&#8217;anni (Bottai era con Mussolini dalla prima ora, avendo collaborato alla fondazione dei Fasci di Combattimento nel 1919). \u00c8 come dire: vedete, se Mussolini non si fosse montato la testa, se non lo avessero incensato troppo, se fosse rimasto fedele agli ideali delle origini, la catastrofe del fascismo &#8212; e dell&#8217;Italia &#8212; si sarebbe potuta evitare. Anche la sua affermazione che gi\u00e0 in anni non sospetti, cio\u00e8 assai prima della Seconda guerra mondiale, avrebbe voluto costituzionalizzare Mussolini, \u00e8 solo una <em>boutade<\/em>, poich\u00e9 non \u00e8 verosimile che egli credesse veramente a una cosa del genere. Perch\u00e9? Ma \u00e8 semplice: perch\u00e9 fascismo e mussolinismo non sono due cose distinte, ma le due facce della stessa medaglia. Mussolini ha letteralmente creato il fascismo (al punto che molti hanno tentato d&#8217;imitarlo in mezzo mondo) e quindi era inevitabile che il fascismo diventasse mussolinismo. C&#8217;era una sola, remota probabilit\u00e0 che ci\u00f2 non accadesse, ossia che le cose andassero come, secondo Bottai, sarebbe stato auspicabile che andassero: e cio\u00e8 che dal fascismo sorgessero degli uomini di un certo valore, delle teste fine e degli spiriti coraggiosi, capaci di correggere, o limitare almeno in parte, la deriva sempre pi\u00f9 personalistica e megalomane del regime. Il fatto che questi uomini non emersero, perch\u00e9 non c&#8217;erano, non \u00e8 un caso del destino: \u00e8 la miglior prova del fatto che il fascismo \u00e8 stato una creazione di Mussolini e solo di Mussolini, e che un esercito di mediocri vi si accod\u00f2, come, in diverse circostanze, avrebbe potuto accodarsi a un altro leader o a un altro movimento. Parliamoci chiaro: Mussolini, il truce dittatore, non era un sanguinario, non aveva nemmeno lo spirito del dittatore autocratico: lontanissimo dai metodi di Hitler, sarebbe inorridito se qualcuno gli avesse suggerito, per esempio nel 1924-25, all&#8217;epoca della crisi Matteotti, di sbarazzarsi dei ras e fare piazza pulita della fronda interna degli squadristi, come Hitler fece nel 1934 con R\u00f6hm e i capi delle SA nella notte dei Lunghi Coltelli. E lo si vide fino all&#8217;ultimo, fino al Gran Consiglio del 25 luglio 1943, quando lasci\u00f2 che i gerarchi votassero contro di lui e non gli pass\u00f2 nemmeno per l&#8217;anticamera del cervello di farli arrestare, come avrebbe potuto; di nuovo, il parallelo corre a quel che fece Hitler dopo l&#8217;attentato del 20 luglio 1944, ossia la carneficina di tutti i sospettati, qualcosa come 5.000 persone fra condannati a morte subito giustiziati, e internati in campo di concentramento. Perci\u00f2 non fu la paura a impedire ai collaboratori di Mussolini, prima o dopo il 1936, come si vuole, di correggere la deriva personalistica del fascismo: fu la loro assoluta mediocrit\u00e0, il loro servilismo, il loro opportunismo, il loro cinismo, se non qualcosa di ancor peggiore: non crediamo sia un caso che i due leader della rivolta al Gran Consiglio del 25 luglio, Grandi e Bottai, fossero massoni di vecchia data.<\/p>\n<p>Bottai dal 1936 non credeva pi\u00f9 nel fascismo o disapprovava gravemente ci\u00f2 ch&#8217;esso era diventato? Benissimo: nessuno gli avrebbe impedito di dimettersi e ritirarsi a vita privata. Scelse invece di pugnalare Mussolini nell&#8217;ora pi\u00f9 difficile per lui e per l&#8217;Italia, ma solo dopo essere stato silurato come ministro, nel febbraio del 1943. Fino a quel momento aveva giocato a fare l&#8217;oppositore interno, a civettare senza soste coi nemici del fascismo, ma non ci risulta si sia mai opposto a Mussolini a viso aperto. E quel che ora abbiamo detto di lui, vale anche per quasi tutti gli altri gerarchi. Mussolini non era un vendicativo, li avrebbe lasciati andare.Italo Balbo disapprov\u00f2 le leggi razziali del 1938 e disapprov\u00f2, ancor di pi\u00f9, la dichiarazione di guerra nel 1940? Poteva dimettersi. Non parliamo del gran massone Dino Grandi, beniamino della buona societ\u00e0 inglese e lui stesso acceso anglofilo: ma com&#8217;era possibile essere fascisti e allo stesso tempo anglofili? Significava non aver capito nulla del fascismo, o &#8212; peggio &#8211; esserci entrati per sabotarlo dall&#8217;interno. E tuttavia, si potrebbe obiettare, in una dittatura non ci si pu\u00f2 dimettere, cos\u00ec, tranquillamente, da un alto incarico, come si pu\u00f2 sempre fare in un regime democratico. Se ci\u00f2 \u00e8 vero &#8212; ma non \u00e8 detto che lo sia nel caso del fascismo, proprio perch\u00e9 il fascismo fu un totalitarismo molto, ma molto imperfetto &#8212; dimostra soltanto la verit\u00e0 del nostro assunto: che quegli uomini rimasero nel fascismo a scopo d&#8217;interesse, fin tanto che esso assicur\u00f2 loro dei vantaggi e tutel\u00f2 i loro privilegi, ma sapevano benissimo di non potersene andare senza provocarne la crisi: cosa che, alla fine, fecero senza scrupoli, allorch\u00e9 si resero conto di aver aspettato troppo e che ogni ulteriore indugio li avrebbe accomunati nella rovina finale al loro padre\/padrone, amato e odiato. Il 25 luglio fu la congiura della vigliaccheria: avrebbe avuto il diritto di essere considerata diversamente solo se fosse stata tentata qualche anno prima.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il fascismo fu una grande idea, concepita da una grande mente e da un grande cuore; ma che Mussolini dovette fare il pane con la farina che aveva, cio\u00e8 con la collaborazione di uomini piccoli, troppo piccoli per la grande idea che esso rappresentava per l&#8217;Italia. La volutt\u00e0 di auto-umiliazione che ha invasato gli italiani dopo il 1945, il piacere di avvoltolarsi nell&#8217;auto-disprezzo per aver osato concepire e coltivare, per vent&#8217;anni, una tale idea, \u00e8 un indice eloquente di quanto essa fosse vitale, addirittura necessaria: dal suo fallimento \u00e8 derivato il fallimento dell&#8217;Italia come Stato, come nazione e come popolo. Fallimento che stiano seguitando a pagare da tre generazioni, con una classe dirigente sempre pi\u00f9 mediocre, sempre pi\u00f9 meschina, sempre pi\u00f9 egoista e sempre pi\u00f9 lillipuziana. Ora siamo arrivati al punto pi\u00f9 basso, ma non \u00e8 detto che, con un po&#8217; di sforzo, non si possa scendere ancora di pi\u00f9. Perch\u00e9 farsi governare da gente come Conte, Casalino, Colao, Zingaretti, ecc., pronti e disposti a genuflettersi davanti a un Bill Gates o un George Soros, significa essere giunti proprio alla frutta. E aver lasciato che costoro mettessero il Paese agli arresti domiciliari, facessero polpette delle libert\u00e0 pi\u00f9 elementari e impedissero ai cattolici perfino la Messa, che nessuna guerra, terremoto o pestilenza del passato avevano mai fermato, la dice lunga sulla maturit\u00e0 politica del popolo italiano.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima cosa, a proposito della tesi di Bottai. Egli parla del regime come di una commedia dell&#8217;arte, ma pare si scordi che, se commedia fu, una delle maschere pi\u00f9 importanti fu proprio la sua. Inoltre egli parla con ironia e sufficienza di uomini come Starace e Pavolini, i quali le loro corresponsabilit\u00e0 col fascismo &#8211; e le loro colpe, se ne ebbero &#8211; le hanno pagate di persona, e non andando a combattere al soldo dei nemici dell&#8217;Italia. Quel tono sprezzante e mondano \u00e8 la cifra della sua mediocrit\u00e0 morale. Pare che negli anni della crisi Bottai sia passato dalla massoneria al cattolicesimo; ma la conversione, a quanto pare, non gli ha insegnato la cosa pi\u00f9 importante: la piet\u00e0 verso i morti e il rispetto per i vecchi compagni che hanno proseguito con coerenza per la loro strada, sino alla fine. Perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 questa: chi ha creduto per vent&#8217;anni in Mussolini, e da lui ha accettato onori e ricompense, poi non pu\u00f2, nel corso d&#8217;una notte, scaricarlo e cercare di rifarsi una verginit\u00e0 &#8212; e questo mentre il nemico batte alle porte. Deve avere la decenza di capire che, se il regime \u00e8 giunto alla fine, e con esso tutto il Paese, i suoi esponenti devono perire insieme alla nave. Volersi salvare sbarazzandosi del capo tradisce non solo una vilt\u00e0 senza eguali, ma anche una profonda disonest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra le tante interpretazioni del fascismo che si sono succedute in sede storiografica e memoralistica, una di quelle che hanno ricevuto minore attenzione, senza dubbio perch\u00e9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,137],"class_list":["post-25263","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25263","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25263"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25263\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}