{"id":25261,"date":"2007-08-16T11:39:00","date_gmt":"2007-08-16T11:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/16\/i-fronti-di-guerra-della-turchia-nel-novembre-dicembre-1914\/"},"modified":"2007-08-16T11:39:00","modified_gmt":"2007-08-16T11:39:00","slug":"i-fronti-di-guerra-della-turchia-nel-novembre-dicembre-1914","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/16\/i-fronti-di-guerra-della-turchia-nel-novembre-dicembre-1914\/","title":{"rendered":"I fronti di guerra della Turchia nel novembre-dicembre 1914"},"content":{"rendered":"<ol>\n<li>\n<p><strong>L&#8217;IMOERO OTTOMANO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE<\/strong><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><strong>LA SITUAZIONE IN ANATOLIA ORIENTALE<\/strong><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><strong>LA TRAGEDIA DELLA TERZA ARMATA TURCA A SARIKAMIS<\/strong><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p><strong>LA SITUAZIONE IN EGITTO<\/strong><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>E IL PROBLEMA DELLA DIFESA DI SUEZ<\/strong><\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>OPERAZIONI NEL GOLFO PERSICO<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><em>L&#8217;IMPERO OTTOMANO NELLA GUERRA MONDIALE.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Quando l&#8217;Impero Ottomano entr\u00f2 in guerra, nel novembre del 1914, la radunata delle truppe alle frontiere era stata ultimata e le varie unit\u00e0 furono in grado di mettersi subito in campagna. Infatti, fin dal 3 agosto il governo turco aveva dichiarato la neutralit\u00e0 armata e incominciato la mobilitazione. D0&#8217;altra parte, il pessimo stato delle vie di comunicazione rendeva estremamente lente le operazioni di concentramento e di trasporto delle truppe.<\/p>\n<p>L&#8217;esercito schierato inizialmente dalla Turchia comprendeva 38 divisioni (ciascuna di 11-12.000 uomini) ripartite in 4 armate e alcuni distaccamenti autonomi, per un totale di circa 500.000 uomini. Il soldato turco era eccellente sotto ogni punto di vista, ma l&#8217;armamento e l&#8217;equipaggiamento erano del tutto inadeguati a una guerra moderna. Bench\u00e9 la missione militare tedesca del gen. Liman von Sanders avesse lavorato alacremente alla sua riorganizzazione, nel novembre 1914non si poteva ancora dire che esso costituisse un efficiente strumento di guerra n\u00e9 che fosse in grado di affrontare con qualche probabilit\u00e0 di successo i moderni eserciti europei messi in campo dall&#8217;Intesa. Il suo unico vantaggio era costituito dal fatto che questi ultimi, impegnati in maniera decisiva sui fronti occidentale e orientale del continente europeo, avevano col\u00e0 concentrato il pi\u00f9 e il meglio delle loro forze e non disponevano, per il momento, di mezzi sufficienti per intraprendere una campagna a fondo nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>La situazione strategica generale dell&#8217;Impero Ottomano era assai delicata: non esistevano collegamenti diretti con le Potenze Centrali (la Bulgaria si sarebbe unita ad essi solo un anno dopo) mentre, al contrario, l&#8217;Impero era circondato da territori ostili che erano in grado di minacciare rapidamente le sue aree vitali. A nord-est era da attendersi la minaccia pi\u00f9 formidabile, quella dell&#8217;esercito russo che, dal Caucaso, poteva fare irruzione nei <em>vilayet<\/em> orientali dell&#8217;Anatolia. L&#8217;Armenia non aveva un&#8217;importanza economica determinante per lo sforzo bellico della Turchia, data la natura impervia del terreno, la mancanza di buone strade e di ferrovie e, infine, la grande distanza dai centri nevralgici del Paese: la regione agricola e mineraria dell&#8217;Anatolia occidentale, Costantinopoli e gli Stretti (Bosforo, Mar di Marmara e Dardanelli). A dispetto di ci\u00f2, la paura dei Russi era radicata profondamente nell&#8217;opinione pubblica e anche negli ambienti governativi. Il sultano Maometto V, che poteva anche essere un inetto, ma non uno stupido, aveva ribattuto ai suoi ministri filo-tedeschi: <em>&quot;Voi pretendete che la Russia sia debole, il che pu\u00f2 anche essere. Ma se anche fosse morta, il solo peso del suo cadavere basterebbe a schiacciarci&quot;.<\/em> Pertanto lo Stato Maggiore ottomano decise di destinare il nerbo principale del proprio esercito a difesa della frontiera nord-orientale, profittando anche della circostanza che la quasi totalit\u00e0 delle armate zariste erano in quel momento impegnate in una lotta senza respiro sui campi della Prussia Orientale, della Polonia e della Galizia.<\/p>\n<p>A sud-ovest dell&#8217;Impero Ottomano vi era l&#8217;Egitto, nominalmente sottoposto all&#8217;autorit\u00e0 del sultano turco ma, di fatto, occupato dagli Inglesi che, dopo aver messo il canale di Suez in stato di difesa da possibili attacchi, prevedibilmente avrebbero lanciato &#8211; presto o tardi &#8211; un&#8217;operazione tendente alla conquista della Palestina. Una offensiva britannica in quel settore, e sia pure a raggio limitato &#8211; almeno all&#8217;inizio &#8211; era poi da attendersi, con quasi assoluta certezza, contro il settore meridionale della Mesopotamia, grazie al dominio incontrastato del Golfo Persico e al possesso di ottime basi navali nelle isole Bahrein e nel Kuwait. Gli interessi petroliferi britannici in questo settore erano troppo vitali e troppo vulnerabili perch\u00e9 a Londra si fosse disposti a lasciare Bassora e la foce dello Shat-al-Arab (confluenza del Tigri con l&#8217;Eufrate) nelle mani dei Turchi.<\/p>\n<p>Infine era da ritenersi possibile, se non addirittura probabile, un tentativo di sbarco anglo-francese sulle estese e pressoch\u00e9 indifese coste mediterranee dell&#8217;Impero Ottomano: dalla Penisola di Gallipoli (porta occidentale degli Stretti e, quindi, chiave strategica di Costantinopoli), a Smirne, al Golfo di Iskenderun (Alessandretta), a Tripoli di Siria e a Beirut, esistevano parecchi luoghi che si prestavano ottimamente, dal punto di vista strategica, a uno sbarco in forze alleato. La direzione d&#8217;attacco pi\u00f9 sensibile per i Turchi sarebbe stata, naturalmente, la Penisola di Gallipoli che, attraverso i Dardanelli e il Mar di Marmara, dava accesso alla capitale dell&#8217;Impero e all&#8217;unico rifugio sicuro della flotta turco-tedesca (cfr. il nostro articolo <em>La guerra navale nel Mediterraneo e nel Mar Nero nel 1914<\/em>,in cui sono ampiamente descritte le vicende dell&#8217;amm. Souchon e dei due modernissimi incrociatori <em>Goeben<\/em> e <em>Breslau,<\/em> ceduti formalmente dal governo di Berlino a quello di Costantinopoli in vista di una alleanza militare fra i due Paesi). D&#8217;altra parte, uno sbarco anglo-francese ad Alessandretta avrebbe potuto contare su un importante fattore di facilitazione: la presenza nella regione di una numerosa comunit\u00e0 armena perseguitata dalla politica nazionalista dei Giovani Turchi e, pertanto, potenzialmente favorevole alla causa dell&#8217;Intesa.<\/p>\n<p>Per tutte queste considerazioni sarebbe stato opportuno che lo Stato maggiore ottomano si fosse attenuto a un atteggiamento iniziale sostanzialmente difensivo, cercando di coprire le estese frontiere e, magari, effettuando qualche limitata puntata offensiva a carattere di disturbo, per esempio contro Aden, la nevralgica base inglese situata allo sbocco del Bab-el-Mandeb (tra il mar Rosso e il Golfo di Aden), partendo dalle basi dello Yemen, sentinella turca all&#8217;estremit\u00e0 sud-occidentale della Penisola Arabica. \u00c8 vero che le guerre &#8211; ammonisce Karl von Clausewitz &#8211; non si vincono mettendosi sulla difensiva, a meno che non si disponga di una tale riserva di risorse finanziarie e materie prime da poter attendere tranquillamente il collasso morale e materiale del nemico (e non era questo il caso della Turchia nel 1914); ma \u00e8 altrettanto vero che la decisione del triumvirato dei Giovani Turchi (Enver, Talaat e Gemal pasci\u00e0) di rompere gli indugi ed entrare in guerra contro la Russia era stata dettata da motivi squisitamente politici e non strategici, quindi una condotta di attesa e di logoramento avrebbe avuto il vantaggio di preservare il pi\u00f9 a lungo possibile l&#8217;integrit\u00e0 dell&#8217;Impero, attendendo nel frattempo i possibili effetti della <em>jiad<\/em> proclamata dal sultano contro gli &quot;infedeli&quot; e, soprattutto, la vittoria delle Potenze Centrali in Europa, da cui sarebbe dipeso tutto il resto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che indusse i capi militari della Turchia a modificare radicalmente i loro piani iniziali e ad adottare una strategia decisamente offensiva furono essenzialmente due fattori: le pressioni politiche della Germania e dell&#8217;Austria-Ungheria, i due <em>partners<\/em> europei che desideravano alleggerire la pressione dell&#8217;Intesa, distogliendo dai teatri di guerra europei quante pi\u00f9 forze alleate possibile; e la ghiotta occasione di minacciare le comunicazioni britanniche nel Mar Rosso nei due punti vitali del Canale di Suez e del Bab-el-Mandeb. Il Mar Rosso rivestiva infatti una importanza fondamentale per l&#8217;Impero Britannico, essendo la principale via di traffico fra l&#8217;India e l&#8217;Europa e dovendosi effettuare i trasporti di truppe dai <em>Dominions<\/em> dell&#8217;Australia e della Nuova Zelanda verso il fronte occidentale. Molti esponenti militari del partito dei Giovani Turchi, del resto, erano perfettamente favorevoli a tale imprudente impostazione offensiva della guerra. Enver pasci\u00e0, in modo particolare, inseguiva il sogno di costruire un Impero panturco che andasse dal mar Egeo al Caspio, al Lago d&#8217;Aral e oltre, fino ad abbracciare tutte le popolazioni di lingua turca dell&#8217;Asia Centrale, compreso il Sinkiang oTurkestan Cinese.<\/p>\n<p>Ha scritto in proposito lo storico americano William Yale (in <em>Il Vicino Oriente,<\/em> tr. it. Milano, Feltrinelli, 1962, p. 250-51):<\/p>\n<p><em>&quot;Le campagne militari nel Vicino Oriente sono di interesse particolare per ragioni politiche non meno che militari: quando, alla fine dell&#8217;ottobre 1914, la Turchia entr\u00f2 in guerra, i russi non erano preparati a sferrare un&#8217;offensiva invernale su vasta scala contro i vilayet orientali turchi. Una forza di copertura di soli 100.000 uomini era stata tenuta sul fronte turco a protezione di una frontiera di circa 500 miglia di sviluppo. La situazione sui fronti russi in Europa si era temporaneamente stabilizzata dopo la vittoriosa controffensiva russa al nord, lungo il confine della Prussia dell&#8217;est, e nella Polonia orientale e Galizia; in queste condizioni, l&#8217;interesse russo si accentr\u00f2 sulle campagne europee mentre i tedeschi, bloccati tanto sul fronte orientale che su quello occidentale, premevano sui turchi per una vigorosa campagna contro la Russia. Ci\u00f2 si adattava benissimo alle idee e alle intenzioni di Enver Pasci\u00e0, ministro della guerra; un successo anche minimo in tale operazione avrebbe messo l&#8217;Anatolia al sicuro dall&#8217;invasione e avrebbe protetto la Mesopotamia settentrionale dagli attacchi, fornendo cos\u00ec la sicurezza alle forze turche che vi operavano contro l&#8217;invasione anglo-indiana: il massimo successo della campagna del Caucaso avrebbe invece contribuito alla conquista di alcuni degli obiettivi ideali dei panturaniani e dei panislamisti, senza parlare del vantaggio materiale che ne sarebbe derivato di ottenere il controllo sulle ricche propriet\u00e0 petrolifere &#8211; pozzi, oleodotti e raffinerie &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>nell&#8217;area di Baku-Batum.&quot;<\/em><\/p>\n<p>In tale ottica di strategia aggressiva furono concepite ed attuate le offensive contro i Russi nella regione caucasica e contro i Britannici sul canale di Suez; al tempo stesso, per\u00f2, importanti forze vennero mantenute nella zona di Costantinopoli e degli Stretti, l&#8217;area strategicamente vitale dell&#8217;Impero Ottomano, ove al pericolo di sbarchi alleati si aggiungeva l&#8217;incertezza circa le intenzioni della Bulgaria e della Grecia.<\/p>\n<p>Da tali esigenze contrastanti, offensive e difensive, risult\u00f2 una dispersine delle forze contraria a una sana impostazione strategica e una sostanziale debolezza dello schieramento turco che, cercando di essere forte dappertutto, si riduceva a un velo sottile di forze disperse e malamente collegate tra loro.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em>LA SITUAZIONE IN ANATOLIA ORIENTALE.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Le campagne russo-turche dal 1914 al 1917, bench\u00e9 vadano generalmente sotto il nome di campagne del Caucaso, in realt\u00e0 si svolsero nel settore dell&#8217;Armenia fra Erzincan e Kars, a distanze considerevoli dalla grande catena montuosa che separa l&#8217;Europa dall&#8217;Asia. Si tratta di un territorio aspro e selvaggio, attraversato da imponenti giogaie di monti che sfiorano i 4.000 metri d&#8217;altitudine, ove le condizioni del clima invernale sono durissime e le risorse agricole assai misere, ci\u00f2 che poneva gravi problemi per il vettovagliamento delle truppe. La regione era poverissima di vie di comunicazione: dalla parte russa la ferrovia arrivava solo fino a Sarikamis, a 24 km. dalla frontiera; dalla parte turca la ferrovia faceva capo appena ad Ankara: fra questa citt\u00e0 e il teatro di operazioni vi era una distanza di circa 960 km., attraversati soltanto da piste e alcune strade assai malagevoli. In tali difficilissime condizioni ambientali si fronteggiarono due eserciti di provato valore, composti da soldati del tutto comparabili per sobriet\u00e0, tenacia e coraggio.<\/p>\n<p>Per la campagna contro la Russia, la Turchia aveva mobilitato .a Terza Armata che, nei mesi di settembre e di ottobre, si era concentrata in Anatolia orientale, nella regione di Erzerum. I trasporti via terra erano cos\u00ec lenti e difficoltosi che una parte delle truppe, dopo l&#8217;inizio dell&#8217;offensiva, venne portata sul teatro di operazioni via mare, lungo la costa del Mar Nero, su convogli scortati da navi da guerra e perfino a bordo di queste ultime; i porti di sbarco erano tuttavia ancora lontani dal fronte, venendo utilizzati per lo pi\u00f9 quelli di Samsun e Trebisonda. La Terza Armata era costituita da 3 Corpi, il IX, il X e l&#8217;XI, per un totale di 140 battaglioni, 128 squadroni e 250 cannoni: in complesso circa 150.000 uomini. L&#8217;equipaggiamento non era buono e le truppe addirittura malnutrite, talch\u00e9 sarebbe stato consigliabile assumere un&#8217;attitudine difensiva, limitandosi a coprire gli approcci della grande citt\u00e0-fortezza di Erzerum e, magari esercitando una limitata offensiva lungo la costa, ove il terreno era meno accidentato, al fine di togliere ai Russi la fortezza e il porto di Batum. Invece i piani di guerra turchi erano improntati a una immediata offensiva generale della Terza Armata verso l&#8217;interno, ove pi\u00f9 ostili erano le condizioni climatiche e ambientali, con l&#8217;obiettivo di avvolgere la piazza di Kars e di sboccare poi in Transcaucasia verso Tiflis e Bak\u00f9. Pesarono, pi\u00f9 che considerazioni di ordine strettamente militare, le speranze di Enver pasci\u00e0 di attizzare il fuoco della rivolta nei territori russi dell&#8217;Asia Centrale abitati da popolazione di stirpe turca. Da tempo soffiava il vento del panturchismo e del panturanismo, specialmente dopo la presa del potere da parte dei Giovani Turchi e la rapidissima deriva del loro movimento in senso ultranazionalista e imperialista.<\/p>\n<p>Ha scritto in proposito lo studioso Francesco S\u00ecdari, autore di una fondamentale monografia (<em>I popoli turchi dell&#8217;Asia Centrale, 1864-1924<\/em>; Padova, CEDAM, p. 98) sull&#8217;intreccio di motivazioni politiche, religiose, etniche e culturali che videro nascere il moderno sogno panturaniano &#8211; un sogno, si badi, che ancor oggi continua a covare sotto la cenere:<\/p>\n<p><em>&quot;Il miraggio di un potente impero costituito da circa 70 milioni di Turchi non poteva non fare presa sull&#8217;animo fiero e sulla natura battagliera dei Turchi ottomani. Nessuno scriveva pi\u00f9 di panislamismo; il mondo turco si avviava ad un&#8217;altra reazione che lo avrebbe portato a ripudiare il califfato islamico e a ispirarsi al suo passato. Le imprese degli Unni e dei Mongoli facevano fremere d&#8217;orgoglio i nazionalisti turchi, e su questo motivo e anche sulla creazione di un potente Stato che dovesse estendersi dall&#8217;Europa al Pacifico, basato non sulla religione o sulla dinastia ma sul popolo turco, Z\u00efya G\u00f6kalp intess\u00e9 i suoi scritti e la sua propaganda. La fantasia non aveva ormai limiti; il mondo doveva essere guidato dalle due potenze pi\u00f9 forti: Turchia e Germania. Fu anche esaminata la possibilit\u00e0 di inserire in questo vasto impero l&#8221;Irak e la Persia settentrionale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;G\u00f6kalp, infatti &#8211; tra gli altri il pi\u00f9 moderato e prudente &#8211; prevedeva che la costituzione di un grande Stato turco potesse avvenire solo attraverso tre stadi successivi: dapprima bisognava che i Turchi ottomani consolidassero il loro potere e turchizzassero le minoranze; successivamente dovevano essere assorbiti nello Stato turco i parenti pi\u00f9 vicini, i Turchi azerbaigiani, compresi quelli viventi nel territorio persiano; infine si sarebbe proceduto all&#8217;unione di tutti i popoli turchi dell&#8217;Asia. Nel quadro dei futuri progetti doveva porsi la politica ottomana verso gli Armeni, i quali avrebbero sbarrato ai futuri conquistatori turchi la strada di accesso all&#8217;Asia Centrale.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Da parte russa la strategia iniziale per la campagna fu caratterizzata da un contegno contraddittorio, risultante della confusione provocata dalla partenza di 2 dei 3 corpi d&#8217;armata della Transcaucasia verso il fronte austro-tedesco. Ai Russi non rimase dunque che un solo Corpo d&#8217;Armata, il I del Caucaso, rinforzato alla fine di novembre da un altro, il II Corpo del Turkestan, di nuova costituzione. Vi erano in complesso 100 battaglioni, 117 squadroni e 256 cannoni. Questa improvvisa diminuzione nella disponibilit\u00e0 delle forze nel settore caucasico avrebbe dovuto suggerire ai comandi russi di mantenere un atteggiamento strettamente difensivo; invece venne decisa un&#8217;offensiva immediata volta a prevenire l&#8217;attacco avversario.<\/p>\n<p>Com&#8217;\u00e8 noto il primo atto il guerra fra le due nazioni avvenne il 29 ottobre 1914 con il bombardamento dei porti russi del Mar Nero da parte della flotta turco-tedesca dell&#8217;amm. Souchon (vedi il nostro articolo <em>La guerra navale nel Mediterraneo e nel Mar Nero nel 1914<\/em>). La Russia rispose dichiarando ufficialmente guerra alla Turchia pochi giorni dopo, il 4 novembre. Assai meno noto, ma alquanto interessante, \u00e8 il fatto che l&#8217;armata russa del Caucaso aveva gi\u00e0 attraversato la frontiera il 2 novembre: <em>dopo<\/em> l&#8217;attacco navale turco-tedesco, quindi, ma <em>prima<\/em> che fra i due Paesi esistesse un formale stato di guerra, anzi mentre la Turchia era ancora teoricamente neutrale.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 il II Corpo d&#8217;Armata del Turkestan era ancora in via di formazione a Tiflis, capitale della Georgia, l&#8217;offensiva venne intrapresa dal solo I Corpo caucasico del gen. Berkhmann, protetto sul fianco destro dal Distaccamento di Olti (gen. Istomin), per una forza totale di circa 100.000 fucili.. Il 6 novembre, a Kepri Kei, i Russi respinsero le avanguardie della Terza Armata turca. Il comandante di questa, Hassan-Izzet pasci\u00e0, incominci\u00f2 il 7 novembre una vasta contromanovra a doppio avvolgimento, dopo aver trattenuto frontalmente l&#8217;avanzata avversaria; e, per il giorno 13, il I Corpo del Caucaso era in piena ritirata, avendo perduto il 40% dei suoi effettivi. Mentre il IX e l&#8217;XI Corpo turchi riportavano questo successo, il X Corpo si era rivolto contro il Distaccamento di Olti e lo aveva, a sua volta, battuto.<\/p>\n<p>L&#8217;incauta strategia offensiva dei Russi, che li aveva spinti ad attaccare con forze insufficienti, sottovalutando la forza dell&#8217;avversario e le grandi difficolt\u00e0 logistiche e ambientali, era stata la causa diretta di questo insuccesso iniziale che, per un momento, sembr\u00f2 compromettere le posizioni russe nell&#8217;intera regione del Caucaso, gettando il panico anche in centri lontani dal fronte, come Tiflis. Da parte turca, questa vittoria fu salutata come la premessa di un pi\u00f9 vasto disegno strategico, mirante a creare le condizioni per la nascita di un vasto impero che riunisse tutti i territori abitati da popolazioni turche, tartare, turcomanne e turaniane. Enver pasci\u00e0, in particolare, era dominato &#8211; sempre secondo lo storico William Yale &#8211; <em>&quot;dalla fantastica idea di invadere l&#8217;India dopo avere sconfitto i Russi&quot;.<\/em> Pertanto gli parve che Hassan-Izzet pasci\u00e0 conducesse le operazioni militari con eccessiva prudenza, e decise di sostituirlo nel comando della Terza Armata. Partito da Costantinopoli il 6 dicembre in compagnia del generale tedesco von Schellendorf, il giorno 19 raggiunse il Quartier generale della Terza Armata e vi si insedi\u00f2.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 i suoi consiglieri tedeschi tentassero saggiamente di dissuaderlo, Enver pasci\u00e0 decise di imbastire una offensiva generale dagli obiettivi alquanto ambiziosi, senza tener conto dello stato insoddisfacente dell&#8217;equipaggiamento delle truppe, n\u00e9 dei rigori dell&#8217;inverno e della scarsit\u00e0 delle strade. Il suo piano era quello di impegnare frontalmente l&#8217;avversario con l&#8217;XI Corpo rinforzato da 2 divisioni tratte dalla Mesopotamia (in tutto circa 21.000 uomini) e di avvolgerlo con ampia manovra sull&#8217;ala destra con il IX e il X Corpo, rinforzati dalla Prima Divisione (complessivamente 50.000 uomini). Nello stesso tempo la Terza Divisione, trasportata da Costantinopoli, avrebbe preso l&#8217;offensiva dalla costa del mar Nero in direzione generale della ferrovia Sarikamis-Tiflis. Si trattava di una operazione che, riuscendo, avrebbe consentito d&#8217;intrappolare e spazzar via l&#8217;armata russa del Caucaso; ma che presentava anche difficolt\u00e0 logistiche enormi, dovendo l&#8217;azione avvolgente dei due corpi d&#8217;armata svilupparsi attraverso un&#8217;impervia catena di montagne, che la neve alta rendeva quasi impraticabili.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><em>LA TRAGEDIA DELLA TERZA ARMATA TURCA A SARIKAMIS.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Dopo l&#8217;insuccesso di Kepri Kei, i Russi si erano attestati a difesa una sessantina di chilometri all&#8217;interno della frontiera turca, abbandonando ogni ulteriore velleit\u00e0 offensiva. L&#8217;attacco della Terza Armata turca si pronunci\u00f2 ottenendo dei buoni successi nei giorni intorno al natale; il IX e il X Corpo, con la Prima Divisione, nonostante le avverse condizioni ambientali superarono le montagne, sboccando sul tergo dello schieramento avversario. Il 25 dicembre il IX Corpo penetr\u00f2 fino al Passo di Bardus, a 5 km. dalla citt\u00e0 di Sarikamis, ove non esisteva alcun presidio. La situazione dei Russi si era fatta cos\u00ec grave, in quegli ultimi giorni di dicembre, che il comandante dell&#8217;armata del Caucaso, gen. Mislaevskij, sopraffatto dalla tensione nervosa diede l&#8217;ordine della ritirata generale e si dimise dal comando. Anche il Berkhmann era intenzionato ad effettuare un immediato ripiegamento; ma, dato lo stato delle strade e l&#8217;ampio avvolgimento eseguito dal nemico, \u00e8 assai probabile che esso si sarebbe trasformato in un completo disastro. A risollevare le sorti dei Russi si fece avanti, quasi miracolosamente, il capo di Stato maggiore dell&#8217;armata del Caucaso, gen. Nikolaj Nikolaevic Yudenic, il quale prese le redini della situazione ed eman\u00f2 l&#8217;ordine di resistenza a oltranza, sul posto.<\/p>\n<p>Il IX Corpo turco che, il 25 novembre , avrebbe potuto impadronirsi facilmente di Sarikamis sferrando un deciso attacco, indugi\u00f2 davanti all&#8217;inattesa resistenza di alcuni plotoni di fanteria appoggiati da soli 4 pezzi, che transitavano casualmente nella la stazione ferroviaria. Quell&#8217;attimo di esitazione fu fatale ai Turchi perch\u00e9, a partire dal 26, i Turchi distaccarono varie unit\u00e0 per rinforzare le deboli difese di Sarikamis, riuscendo a respingere con successo tutti i ritorni offensivi del IX Corpo. Per alcuni giorni la lotta, estremamente accanita, oscill\u00f2 incerta. Fallito un assalto del IX Corpo il 27 dicembre, esso dopo un giorno di pausa, rinforzato dal X, rinnov\u00f2 in forze il tentativo e, la sera del 29, i Turchi riuscirono a penetrare fin dentro la citt\u00e0, per venirne ricacciati poche ore dopo in seguito a combattimenti all&#8217;arma bianca che si svolsero strada per strada e casa per casa. Per due giorni ancora, fino all&#8217;ultimo dell&#8217;anno, Enver pasci\u00e0 volle compiere un estremo, disperato sforzo per sloggiare i Russi da Sarikamis, senza riuscirvi; nelle stesse ore anche gli attacchi frontali dell&#8217;XI Corpo sui Monti Saganlug venivano vanificati dall&#8217;accanitssima resistenza avversaria.<\/p>\n<p>La situazione era ormai matura per un&#8217;ampia controffensiva dei Russi e infatti il gen. Yudenic, apprezzati gli ultimi sviluppi delle operazioni, diresse forti colonne sulle linee di comunicazione dei due Corpi avversari, il IX e il X, che combattevano intorno a Sarikamis. Dopo un nuovo, vano attacco turco il 1\u00b0 gennaio 1915, vedendo arrestati i progressi dell&#8217;XI Corpo mentre il IX e il X, che avrebbero dovuto far crollare lo schieramento russo mediante avvolgimento, erano a loro volta sul punto di venire circondati, Enver pasci\u00e0 si vide costretto a dare l&#8217;ordine di ritirata generale alla sua Terza Armata.<\/p>\n<p>Premuti dai Russi e vigorosamente attaccati sulle ali, costretti a compiere marce estenuanti nella neve alta, insufficientemente riparati contro il freddo intenso e perfino a corto di viveri, i Turchi videro allora tramutarsi la loro ritirata in una rotta catastrofica. Il IX Corpo d&#8217;Armata cess\u00f2 semplicemente di esistere: il suo comandante, Ishkan pasci\u00e0, venne fatto prigioniero insieme ai comandi di 3 divisioni(Diciassettesima, Ventottesima e Ventinovesima); eguale sorte tocc\u00f2 all&#8217;intero Stato Maggiore della Terza Divisione. Fu una disfatta senza precedenti: molti soldati turchi vennero fatti prigionieri, moltissimi altri morirono di fame o congelati. La Terza Armata era stata praticamente annientata: verso la fine di gennaio essa non contava pi\u00f9 che 12.000 uomini circa. Enver pasci\u00e0, che portava la principale responsabilit\u00e0 di un tale disastro, lasci\u00f2 quel che restava della Terza armata al colonnello di Stato Maggiore Hafis Hakki bey e rientr\u00f2 direttamente a Costantinopoli. La sua reputazione militare in Turchia fu in parte salvata dai rigori della censura, che tent\u00f2 in ogni modo d&#8217;impedire che l&#8217;opinione pubblica venisse a conoscenza delle reali dimensioni della tragedia di Sarikamis; ma, ovviamente, non pot\u00e9 impedire che qualcosa trapelasse, avvilendo amaramente gli animi.<\/p>\n<p>Fu questa, da parte di Enver, la prima dimostrazione della grave incompetenza non solo politica, ma altres\u00ec militare, che contraddistingueva la cricca al potere nell&#8217;Impero Ottomano: una realt\u00e0 incontestabile di cui non mancarono, anche in seguito, altre gravi prove. Commentando il disastro di Sarikamis, il generale tedesco Liman von Sanders &#8211; che stimava, forse prudentemente, in 90.000 il numero iniziale degli effettivi della Terza Armata &#8211; scrisse testualmente: <em>&quot;gli storici futuri cercheranno invano una qualsiasi giustificazione di questa offensiva&quot;<\/em>; ed \u00e8 una condanna senza appello all&#8217;avventurismo militare dei Giovani Turchi.<\/p>\n<p>N\u00e9 miglior esito aveva avuto l&#8217;offensiva della Terza Divisione turca che, partendo dalle sponde del mar Nero, aveva attraversato la frontiera, giungendo il 30 dicembre ad occupare Ardahan, sull&#8217;ala destra dello schieramento avversario. Una energica controffensiva dei Russi l&#8217;aveva ricacciata ai primi di gennaio, sicch\u00e9 anche in questo settore del fronte la minaccia d&#8217;invasione turca era stata allontanata e le forze attaccanti respinte e gravemente disorganizzate. Bisogna per\u00f2 riconoscere, a onore della verit\u00e0 storica, che il soldato turco non ebbe alcuna colpa di queste disfatte: male equipaggiato, aveva lottato valorosamente in condizioni quasi impossibili; egli fu la vittima inconsapevole del dilettantismo e dell&#8217;irresponsabilit\u00e0 dei suoi capi che lo avevano mandato follemente allo sbaraglio.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><em>LA SITUAZIONE IN EGITTO E IL PROBLEMA DELLA DIFESA DI SUEZ.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Bench\u00e9 gli Inglesi vi esercitassero un dominio effettivo sin dal 1882, l&#8217;Egitto rimaneva nominalmente uno Stato vassallo dell&#8217;Impero Ottomano, con un <em>khediv\u00e9<\/em> teoricamente sottoposto al sultano di Costantinopoli. Il 12 agosto 1914 il governo britannico annunzi\u00f2 che l&#8217;Egitto si trovava in stato di guerra e di conseguenza, allorch\u00e9 &#8211; il 5 novembre &#8211; la Gran Bretagna dichiar\u00f2 guerra alla Turchia, il paese venne a trovarsi in una situazione giuridica paradossale, di belligeranza contro il proprio sovrano nominale. In quel momento il <em>khediv\u00e9<\/em> Abbas Hilmi, accesamente antibritannico, si trovava a Costantinopoli; e, da l\u00ec, lanci\u00f2 un appello all&#8217;Egitto e al Sudan perch\u00e9 insorgessero contro gli occupanti inglesi, prendendo cos\u00ec apertamente posizione a favore di Maometto V e liberando le autorit\u00e0 britanniche del Cairo dall&#8217;incresciosa situazione di dover coabitare con un <em>Khediv\u00e9<\/em> larvatamente fautore dei Turchi. Essi, infatti, senza indugio proclamarono <em>khediv\u00e9<\/em> lo zio di Hilmi, Hussein Kemal; allo steso tempo dichiararono decaduto ogni diritto (del resto, puramente formale) del governo di Costantinopoli sull&#8217;Egitto e, al suo posto, proclamarono il proprio protettorato. Un&#8217;altra misura formale presa dal governo di Londra ai danni dell&#8217;Impero Ottomano fu l&#8217;annessione, dichiarata il 5 novembre 1914, dell&#8217;isola di Cipro, altro teorico possedimento del sultano ove, in realt\u00e0, si erano saldamente installati fin dal 1878 (mentre l&#8217;Austria occupava la Bosnia-Erzegovina). Hussein Kemal rinunci\u00f2 al vecchio titolo di <em>khediv\u00e9,<\/em> che implicava una dipendenza sia pur formale da Costantinopoli, per assumere quello di sultano dell&#8217;Egitto, mentre il console generale lord Kitchener veniva sostituito da un alto commissario britannico, nella persona di sir Henry Mc Mahon.<\/p>\n<p>La situazione politica del Paese era tesa per l&#8217;agitazione latente dei nazionalisti egiziani e lo divenne ancor pi\u00f9 quando Maometto V proclam\u00f2 la &quot;guerra santa&quot; (<em>jiad<\/em>) contro gli &quot;infedeli&quot;, ossia gli imperialisti inglesi, francesi e russi; e incit\u00f2 tutti i musulmani, dal Marocco fino all&#8217;India, ad insorgere contro di essi. Pare che specialmente i capi politici e militari della Germania avessero fondato grandi speranze sull&#8217;arma della &quot;guerra santa&quot;, i cui effetti fuori dell&#8217;Impero Ottomano (ove si ridussero ad alcune manifestazioni di piazza e ad una recrudescenza delle persecuzioni contro gli Armeni, preludio al vero e proprio genocidio del 1915-16) furono, in realt\u00e0, limitatissimi. L&#8217;inefficacia della &quot;guerra santa&quot;, per\u00f2, si sarebbe rivelata solo col tempo; per il momento la situazione politico-militare dei Britannici in Egitto si presentava non scevra di pericoli nonostante la presenza di un esercito di ben 100.000 uomini, in maggioranza australiani (e perci\u00f2 del tutto insensibili al richiamo della propaganda islamica).<\/p>\n<p>Nelle prime settimane di guerra, quando ancora non si era profilata una minaccia diretta contro l&#8217;Egitto, tali truppe furono impiegate dagli Inglesi per una dimostrazione di forza nelle strette vie del Cairo, ove gli Australiani, con tutta l&#8217;artiglieria da campagna, sfilarono il 17 dicembre 1914. La data era stata scelta sia perch\u00e9 coincideva con la proclamazione del protettorato, sia per prevenire possibili agitazioni provocate dalla sostituzione del <em>khediv\u00e9<\/em> e dall&#8217;annuncio della &quot;guerra santa&quot;. Si deve ritenere che tale manifestazione non sia rimasta senza risultato perch\u00e9, effettivamente, i nazionalisti egiziani se ne rimasero tranquilli, sia allora che in seguito; n\u00e9 questi loro atteggiamento pu\u00f2 spiegarsi solo con il timore che un eventuale ritorno sotto il vassallaggio turco facesse passare in seconda linea il diffuso risentimento anti-britannico. Oltre ad esibire la propria forza militare, Mc Mahon prese importanti misure precauzionali, come quella di trasferire l&#8217;egiziano nel Sudan e mantenere in Egitto soltanto truppe britanniche; neanche quelle indiane vi furono mantenute, perch\u00e9 anch&#8217;esse . in teoria &#8211; erano suscettibili di venir conquistate dalla propaganda pan-islamica.<\/p>\n<p>Da parte turca il problema egiziano si presentava sotto un duplice aspetto, politico e militare. Da una parte lanciare un attacco, anche con forze e obiettivi limitati, contro il Canale di Suez avrebbe offerto vantaggi considerevoli, fra i quali quello di tenere vincolate in Egitto importanti forze britanniche che, altrimenti, avrebbero potuto essere dirette contro la Mesopotamia, oppure eseguire uno sbarco in qualche punto strategicamente sensibile della costa ottomana, dai Dardanelli fino ad Alessandretta e oltre. Dall&#8217;altra parte un&#8217;avanzata turca dalla Palestina verso l&#8217;Egitto, anche senza ottenere successi rapidi e decisivi, non avrebbe mancato per\u00f2 di ripercuotersi sulla situazione politica di quel Paese, suscitando forse una rivolta generale contro gli Inglesi. I Tedeschi, da parte loro, nutrivano grandi speranze su un attacco contro il Canale di Suez in cui vedevano, a ragione, il nodo pi\u00f9 sensibile del sistema di comunicazioni marittime britanniche, l&#8217;unico che le Potenze Centrali o i loro alleato fossero in grado di minacciare da vicino, anche con un modestissimo impiego di forze. Seppure tali speranze erano, in gran parte, esagerate e poco realistiche, non vi \u00e8 dubbio che una interruzione, anche temporanea, del transito attraverso il canale avrebbe costituito un duro colpo per le necessit\u00e0 economiche e militari della Gran Bretagna oltre che per il suo prestigio; e, come primo effetto, essa avrebbe comportato un notevole ritardo nell&#8217;afflusso di truppe, materiali e provvigioni dall&#8217;India e dall&#8217;Australia, con pesanti conseguenze sia per la situazione dei rifornimenti in Gran Bretagna, sia per quella strettamente militare sul fronte occidentale.<\/p>\n<p>Alla luce di tali considerazioni, stupisce il fatto che tali ampie possibilit\u00e0 furono, in pratica, quasi sprecate dai Tedeschi i quali, pur premendo insistentemente sullo Stato Maggiore turco perch\u00e9 venisse lanciata una offensiva contro il Canale di Suez, non contribuirono affatto a tale impresa, e ci\u00f2 anche se sapevano quanto fosse impegnata la Terza Armata sul fronte del Caucaso e quanto gli Austriaci fossero bisognosi di un diversivo che alleviasse urgentemente la stretta operata su di loro dai Russi in Galizia.<\/p>\n<p>In compenso, agenti tedeschi svolsero un ruolo determinante nell&#8217;indurre i Senussi della Cirenaica a prendere le armi contro i Britannici e, in collaborazione con agenti turchi, li sobillarono ad attaccare l&#8217;Egitto. Tuttavia i risultati, almeno all&#8217;inizio, furono assai modesti, anche perch\u00e9 il governo di Vienna, timoroso di offrire all&#8217;Italia (cui apparteneva la Cirenaica) un valido pretesto per dichiarare guerra all&#8217;Austria-Ungheria, desideravano evitare ogni possibile incidente in Libia e perci\u00f2 temevano che i Senussi, una volta scatenati contro gli Inglesi, avrebbero poi esteso le loro azioni di guerriglia anche contro gli Italiani.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0novembre 1914 Enver pasci\u00e0 affid\u00f2 al suo collega, Gemal pasci\u00e0, il comando della Quarta Armata turca dislocata in Siria e Palestina alla quale incombeva il compito di un eventuale attacco contro il Canale di Suez. Gemal pasci\u00e0, con l&#8217;assistenza del colonnello tedesco von Kress, si accinse ad organizzare le sue forze in vista di una tale campagna, tenendo un occhio sempre rivolto all&#8217;atteggiamento delle popolazioni arabe esistenti nell&#8217;Impero Ottomano e le cui simpatie, fin dall&#8217;inizio delle ostilit\u00e0, chiaramente non erano dirette verso i loro dominatori turchi. \u00c8 il caso di sottolineare le particolari circostanze nelle quali avvenne la designazione del nuovo comandante della Quarta Armata: essa venne fatta da un ministro della Guerra &#8211; Enver pasci\u00e0 &#8211; che si era autonominato tale quello stesso anno e si ricadde sul ministro della Marina &#8211; Gemal pasci\u00e0 -, che, si sarebbe portati a credere, non doveva essere troppo competente in questioni riguardanti l&#8217;esercito. Ma \u00e8 indubbio che dietro tale nomina si celavano complessi giochi politici: fu, quello, il primo passo verso una spartizione del potere in Turchia a livello personale (un po&#8217; come nel secondo triumvirato della tarda Repubblica romana), con cui uno dei tre membri della cricca al potere, che non godeva della completa fiducia degli altri due &#8211; Enver e Talaat &#8211; rinunciava a porre una sua eventuale candidatura al potere nei palazzi di Costantinopoli, ottenendo in cambio poteri quasi illimitati di proconsole in Siria e Palestina e su una delle grandi unit\u00e0 dell&#8217;esercito di stanza nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>La preparazione dell&#8217;offensiva della Quarta Armata procedette a rilento e, per il resto del 1914, le uniche operazioni degne di nota che si svolsero in quel settore furono quelle navali. L&#8217;ammiraglio inglese Peirse giunse a Suez il 1\u00b0 dicembre con la nave da battaglia <em>Swiftsure<\/em> e raccolse nel Canale varie unit\u00e0 della marina per la difesa in vista di un attacco turco. Per il resto, il dicembre del 1914 fu caratterizzato soltanto dalle ripetute incursioni di due navi da guerra alleate, il <em>Doris<\/em> e l&#8217;incrociatore protetto <em>Askold<\/em> della Marina russa, che era arrivato in Egitto da Vladivostok, nell&#8217;Estremo Oriente (sia la flotta russa del Baltico, sia quella del Mar Nero erano impossibilitate a guadagnare il mare aperto). Sia il <em>Doris<\/em> che l&#8217;<em>Askold<\/em> eseguirono frequenti incursioni lungo la costa della Siria e fin dentro il Golfo di Iskenderun (Alessandretta), che era una delle direzioni d&#8217;attacco pi\u00f9 sensibili nel &quot;dominio personale&quot; di Gemal pasci\u00e0 e dell&#8217;intero Impero Ottomano. Le operazioni di queste due navi furono grandemente facilitate dalla vicinanza di eccellenti basi strategiche, quali Alessandria d&#8217;Egitto e Famagosta sull&#8217;isola di Cipro, quest&#8217;ultima dominante il litorale turco da Alessandretta a Tripoli di Siria a Beirut; e, inoltre, dal fatto che in tutto il Mediterraneo orientale non vi era pi\u00f9 traccia della Marina turca. Essa si era infatti rifugiata nel Mar di Marmara, di dove compiva frequenti crociere contro obiettivi russi nel Mar Nero, ma non poteva tornare nelle acque dell&#8217;Egeo e del Mediterraneo, essendole preclusa dal blocco di una squadra anglo-francese l&#8217;uscita dallo Stretto dei Dardanelli.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><em>OPERAZIONI NEL GOLFO PERSICO.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nell&#8217;area del Golfo Persico la strategia britannica fu improntata da esigenze e obiettivi di natura prevalentemente economica e anche politica, pi\u00f9 che da vere e proprie necessit\u00e0 strategiche. Il fattore determinante per tutta l&#8217;impostazione della campagna era costituito dalla vicinanza della frontiera turca ai campi petroliferi della Persia sud-occidentale sfruttati dalla Gran Bretagna e dalla necessit\u00e0, per quest&#8217;ultima, di proteggere il grande oleodotto che allacciava Ahwaz con Abadan. Il petrolio della Persia meridionale, regione sulla quale gli Inglesi esercitavano un controllo <em>de facto<\/em>, anche di tipo militare, era d&#8217;importanza vitale per la Marina britannica; al tempo stesso l&#8217;Ammiragliato di Londra vedeva con allarme la circostanza che, pur essendo l&#8217;Oceano Indiano un &quot;lago britannico&quot; (un po&#8217; come il Pacifico era stato un &quot;lago spagnolo&quot; tre secoli prima),proprio l&#8217;area economicamente pi\u00f9 importante di esso, il Golfo Persico, fosse esposta a un colpo di mano dei Turchi relativamente facile. Oltre a queste considerazioni, i capi politici e militari della Gran Bretagna ritenevano che un successo contro i Turchi in quel settore, dopo che questi ultimi avevano preso l&#8217;iniziativa contro l&#8217;Egitto e Maometto V, da Costantinopoli, aveva lanciato il proclama della &quot;guerra santa&quot; di tutti i musulmani contro l&#8217;Impero britannico, avrebbe avuto un effetto deterrente nei confronti di possibili fermenti tra i sudditi dell&#8217;India. Per tutte queste ragioni gli Inglesi progettavano un&#8217;offensiva che, ricacciando i Turchi dallo Shatt-el-Arab e staccandoli da Abadan e dall&#8217;oleodotto per Ahwaz, garantisse la sicurezza verso i campi petroliferi persiani e li estromettesse definitivamente dall&#8217;area del Golfo Persico. Il problema, quindi, era all&#8217;inizio essenzialmente navale; una campagna a fondo, via terra, nella Mesopotamia meridionale non rientrava &#8211; per il momento &#8211; nei piani britannici.<\/p>\n<p>Le relazioni diplomatiche fra l&#8217;Intesa e l&#8217;Impero Ottomano non erano ancora state rotte ufficialmente e gi\u00e0 dall&#8217;India, il 1\u00b0 ottobre, era partita una prima brigata della Sesta Divisione indiana, la quale &#8211; scortata da alcune navi da guerra e da imbarcazioni armate &#8211; stabil\u00ec una base nell&#8217;isola di Bahrein, nell&#8217;arcipelago omonimo. Dal momento del loro arrivo, il 23 ottobre, le forze anglo-indiane fecero rapidamente i preparativi per una operazione contro i Turchi e nemmeno una settimana dopo, il 30 ottobre (subito dopo l&#8217;attacco navale turco-tedesco alle basi russe nel Mar Nero), fu loro ordinato di aprire le ostilit\u00e0. Ancora una volta sar\u00e0 opportuno soffermarci a sottolineare le date: l&#8217;attacco navale dell&#8217;amm. Souchon era avvenuto il giorno prima, ma la formale dichiarazione di guerra del governo di Londra a quello di Costantinopoli non sarebbe stata comunicata che il 5 novembre. Cos\u00ec come l&#8217;esercito russo del Caucaso aveva passato la frontiera turca il 2 novembre, due giorni <em>prima<\/em> che il governo di Pietroburgo dichiarasse guerra all&#8217;Impero Ottomano, risulta del pari che gli Inglesi, alla data del 30 ottobre, si consideravano gi\u00e0 in stato di belligeranza contro i Turchi, anche se attesero fino al 3 novembre per iniziare il primo aperto atto di ostilit\u00e0: il bombardamento contro i forti turchi dei Dardanelli.<\/p>\n<p>La prima azione bellica nel Golfo Persico fu il bombardamento del forte di Fao, postoo sulla punta avanzata di una penisoletta paludosa che si allunga fra lo Shatt-el-Arab ed il Mar a quant &#8216;Abd Allah, ed era perci\u00f2 la chiave strategica della foce dello Shatt-el-Arab e della raffineria di Abadan (luogo che sar\u00e0 poi al centro di una delle pi\u00f9 sanguinose battaglie del conflitto iraniano-iracheno, combattuto dal1980 al 1988). Le truppe anglo-indiane presero terra il 6 novembre, giusto l&#8217;indomani della dichiarazione di guerra britannica, e intrapresero una rapida avanzata lungo il fiume. Specialmente nella sua prima fase, questa campagna presenta marcati caratteri di guerra anfibia ed \u00e8 paragonabile a quella che si svolgeva, quasi contemporaneamente, nella colonia tedesca del Camerun, con le forze navali e terrestri anglo-francesi che tentavano di penetrare nella foce del fiume Wouri, chiave strategica di accesso all&#8217;<em>hinterland<\/em> (vedi il nostro articolo <em>Le colonie africane della Germania nella prima guerra mondiale<\/em>). Il primo obiettivo della Brigata indiana era Abadan, sede di una importante raffineria e capolinea della conduttura proveniente da Ahwaz. La distanza ra la foce dello Shatt-el-Arab \u00e8 di 60 km.; ma i Turchi, colti di sorpresa, non erano in grado di opporre una seria resistenza e gi\u00e0 il 10 novembre le truppe anglo-indiane si stabilirono ad Abadan, sostenute sul fiume da due <em>sloop,<\/em> l&#8217;<em>Odin<\/em> e l&#8217;<em>Espiegle<\/em> e dalla nave da guerra <em>Ocean<\/em>n che poi, in dicembre, fu destinata a prender parte all&#8217;azione contro i Dardanelli ove avrebbe incontrato un tragico destino. La posizione dei difensori, a questo punto, si era fatta assai critica: il grosso della Sesta Divisione era arrivato sul posto e, per quanto i Turchi concentrassero in tutta fetta forze considerevoli, con le quali intendevano contrattaccare dalla base di Bassora (Basra), il maggiore centro della Mesopotamia meridionale, essi a met\u00e0 novembre vennero prevenuti e subirono un grave scacco, che li costrinse a effettuare un ulteriore ripiegamento.<\/p>\n<p>Il gen. sir A. Barret, comandante la Sesta Divisione indiana, pot\u00e9 cos\u00ec avanzare fino a Bassora e occuparla, il 22 novembre; indi riprese l&#8217;avanzata a monte del fiume, giungendo infine ad occupare Al Qurna, l\u00e0 dove il Tigri e l&#8217;Eufrate si uniscono a formare lo Shatt-el-Arab. Qui egli si ferm\u00f2 con le sue truppe, avendo per il momento raggiunto gli obiettivi stabiliti; e bench\u00e9 i Turchi avessero inviato consistenti rinforzi in Mesopotamia, costituendo un fronte difensivo abbastanza efficace, non fecero tuttavia alcun tentativo di respingere l&#8217;avversario a valle del fiume, limitandosi a sorvegliarne le mosse.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, entro la met\u00e0 di dicembre del 1914, il fronte della Mesopotamia meridionale si era stabilizzato in una zona paludosa e malsana ove le difficolt\u00e0 del terreno e del clima rendevano le operazioni particolarmente difficili. La breve campagna anglo-indiana del novembre-dicembre 1914 fu un piccolo capolavoro di rapidit\u00e0 e di efficienza: essa permise di mettere al riparo l&#8217;oleodotto persiano e consent\u00ec alle navi britanniche di risalire indisturbate lo Shatt-el-Arab sino alla raffineria di Abadan. N\u00e9 si manifestarono i temuti contraccolpi politici nell&#8217;Impero delle Indie alla proclamazione della <em>jiad<\/em>; le truppe indiane si condussero valorosamente contro i Turchi, riflesso di un atteggiamento generale non ostile ai Britannici da parte della grande maggioranza della popolazione indiana, anche di quella di religione islamica.<\/p>\n<p><em>BIBLIOGRAFIA.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>LARCHER, M., _3Cem>La guerre turque dans la guerre mondiale.<\/em>Parigi, 1926.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>LIMAN VON SANDERS, <em>Five Years in Turkey,<\/em> Annapolis, 1927.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>PONIANKOWSKI, I., _3Cem>Il tramonto dell&#8217;Impero Ottomano,<\/em> tr.it. 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H., _3Cem>La prima guerra mondiale, 1914-1918,<\/em> Milano, 1968.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>LIDDELL HART, B.H., _3Cem>World War I,<\/em> in <em>Encyclopaedia Britannica<\/em>, ed. 1961, vol. 19, spec. pp. 748-753.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>POSANI, Riccardo, <em>La grande guerra, 1914-1918,<\/em> Firenze, 1968 (2 voll.), vol. 1.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>SCHWARTE, M., _3Cem>Der Grosse Krieg, 1914-18,<\/em> 1924.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>EDMONDS, J. E., _3Cem>History of the Great War,<\/em> 1921, etc.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>SHEFFIELD, G. D., _3Cem>Storia fotografica della prima guerra mondiale,<\/em> Milano, 1992.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sulla guerra russo-turca nel Caucaso:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>MASSLOVSKIJ, <em>La guerra mondiale sul fronte del Caucaso,<\/em> in <em>Renaissance<\/em>, Parigi, 1933.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>TOSTI, Amedeo, <em>Enver pasci\u00e0,<\/em> in <em>Condottieri dei nostri tempi<\/em>, 1939.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>WAVELL, A. P., _3Cem>Campaigns in the Caucasus,<\/em> in <em>Encyclopaedia Britannica,<\/em> ed.1961, vol. 5, pp. 60-61.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>YVES TERNON, <em>Gli Armeni. 1915-16 :il genocidio dimenticato,<\/em> Milano, 2003.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sulla situazione in Egitto:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>FELICI, <em>L&#8217;Egitto e la guerra europea,<\/em> Milano, 1916.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>KRESS VON KRESSENSTEIN, <em>Zwischen Kaukasus und Sinai,<\/em> 1922.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>FALLS, Cyril-MACMUNN. G., _3Cem>Military Operations: Egypt and Palestine,<\/em>1928.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sulle operazioni in Mesopotamia:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p>MOBERY, F. J., _3Cem>The Mesopotaims Campaign, 1914-1918,<\/em> nella <em>Storia Ufficiale inglese,<\/em> voll. I-IV, 1923-27.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>CANDLER, Edmund, <em>The long road to Baghdad.<\/em><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p>NUNN, Wilfrid, <em>Les cannoni\u00e9res du Tigri, 1914-17,<\/em> Parigi, 1933.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;IMOERO OTTOMANO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE LA SITUAZIONE IN ANATOLIA ORIENTALE LA TRAGEDIA DELLA TERZA ARMATA TURCA A SARIKAMIS LA SITUAZIONE IN EGITTO E IL PROBLEMA<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-25261","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25261"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25261\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}