{"id":25257,"date":"2016-08-25T10:32:00","date_gmt":"2016-08-25T10:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/25\/friuli-1496-lannus-mirabilis\/"},"modified":"2016-08-25T10:32:00","modified_gmt":"2016-08-25T10:32:00","slug":"friuli-1496-lannus-mirabilis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/25\/friuli-1496-lannus-mirabilis\/","title":{"rendered":"Friuli, 1496: l&#8217;annus mirabilis"},"content":{"rendered":"<p>Se il 1511 \u00e8 stato, per il Friuli, l&#8217;<em>annus horribilis<\/em>, poich\u00e9 contrassegnato dalle violenze inaudite della rivolta contadina e della guerra civile, esplose nel cosiddetto &quot;crudele gioved\u00ec grasso&quot;, cui seguirono, a brevissima distanza, il terremoto e la pestilenza, il 1496, viceversa, potrebbe definirsi per quella regione l&#8217;<em>annus mirabilis<\/em>, anche se le ragioni di ci\u00f2 non hanno niente a che fare con la politica o con le questioni sociali, e anche se la maggior parte della popolazione, cos\u00ec come gli stessi storici delle epoche successive, a stento se ne saranno accorti. Il fatto \u00e8 che, in quell&#8217;anno, vennero realizzati due capolavori dell&#8217;arte pittorica che aprirono ufficialmente una nuova stagione artistica, quella umanistico-rinascimentale, o, quanto meno, che ne decretarono la piena maturit\u00e0, chiudendo, in un certo senso, la precedente esperienza, legata alla stagione del gotico internazionale. Stiamo parlando del <em>Sangue di Cristo<\/em>, una originalissima tela del veneziano Vittore Carpaccio, che ha la preziosit\u00e0 cromatica e l&#8217;ariosit\u00e0 architettonica di uno scenario teatrale, oggi custodito presso i Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte di Udine, ma destinato, inizialmente, alla Chiesa di San Pietro Martire (situata nel centro storico, fra il Mercato Vecchio e quello Nuovo); e della <em>Madonna col Bambino<\/em> di Giovanni Battista Cima da Conegliano, oggi situata nel Museo Civico di Palazzo Elti, a Gemona, ma in origine destinata alla Chiesa della Beata Vergine delle Grazie (detta anche dei Tedeschi, per l&#8217;assidua frequentazione di pellegrini e mercanti germanici), sempre a Gemona, annessa al convento dei Francescani, di cui restano solo i ruderi.<\/p>\n<p>Entrambe sono ritornate alla piena fruizione del pubblico dopo vicende complesse e, in parte, drammatiche. La tavola del Carpaccio, dall&#8217;insolita forma quadrata (cm. 162&#215;163), il cui titolo completo \u00e8 <em>Cristo fra quattro Angeli con gli strumenti della Passione<\/em>, ad un certo punto, dopo le soppressioni napoleoniche, era finita nella disponibilit\u00e0 del demanio, e, da l\u00ec, dopo il ritorno del dominio austriaco, nel 1838 era stata trasportata presso l&#8217;Hofmuseum di Vienna, donde ritorn\u00f2 alla citt\u00e0 di Udine quasi ottant&#8217;anni dopo, nel 1919, al termine della Prima guerra mondiale, quando l&#8217;Italia recuper\u00f2 tutta una serie di opere d&#8217;arte che erano state trafugate in Austria durante il periodo della dominazione asburgica nel Lombardo-Veneto. La tavola di Cima da Conegliano, invece, nonostante l&#8217;acquisto dell&#8217;intero complesso architettonico da parte del comune di Gemona, nel 1770, rimase nella sua sede originaria fino a quando, nel 1976, il terribile terremoto che ebbe l&#8217;epicentro proprio vicino alla citt\u00e0, ne provoc\u00f2 il crollo. La pala venne recuperata intatta fra le macerie, ed ora \u00e8 visibile preso il Museo locale.<\/p>\n<p>Non ci \u00e8 dato sapere se Carpaccio o il Cima si recarono in Friuli per realizzare tali opere, o se, come \u00e8 pi\u00f9 probabile, la committenza li contatt\u00f2 nelle loro residenze, ed essi le dipinsero nelle proprie botteghe, per poi farle trasportare rispettivamente a Udine e a Gemona; ad ogni modo, con la loro esposizione nella Chiesa udinese di San Pietro Martire, e in quella gemonese della Beata Vergine delle Grazie, l&#8217;ambiente artistico e culturale del Friuli fu come colpito e, diremmo, quasi elettrizzato da un qualcosa di nuovo ed entusiasmante: due artisti ancor giovani (Carpaccio era sui trent&#8217;anni e Cima, sui trentacinque) irrompevano, con due opere molto importanti, in un panorama culturale ancora in buona misura pre-rinascimentale, immettendovi idee nuove, un nuovo gusto, una nuova maniera di considerare gli aspetti compositivi, luministici, coloristici, spaziali, prospettici, paesaggistici (in entrambi i casi \u00e8 importantissima la funzione svolta dal paesaggio, non pi\u00f9 semplicemente decorativa, ma descrittiva e poetica essa stessa), e, insomma, favorendo l&#8217;instaurarsi di una nuova sensibilit\u00e0 estetica e culturale, che includeva nella civilt\u00e0 rinascimentale italiana anche il feudale e patriarcale Friuli &#8212; passato, lo si tenga presente, solo nel 1420 entro l&#8217;orbita politica veneziana, con la sconfitta dell&#8217;ultimo principe-patriarca di Aquileia, Ludovico di Teck, che chiudeva tre secoli e mezzo di signoria ecclesiastica.<\/p>\n<p>Facciamoci raccontare questo <em>annus mirabilis<\/em> da Aldo Rizzi (Udine, 1927-ivi, 1996), insigne storico dell&#8217;arte e studioso, in particolare, del Tiepolo, da noi gi\u00e0 sovente citato per le sue belle e numerose pubblicazioni (nel volume collettaneo <em>Friuli Venezia Giulia<\/em>, a cura di Roberto Mainardi e altri, Venezia, Electa Editrice per conto della Banca Nazionale del Lavoro, 1978, p. 194-196):<\/p>\n<p><em>Alla fine del secolo [il XV], il nuovo linguaggio imposto da Domenico da Tolmezzo nel Duomo di Udine, con l&#8217;uso di moduli umanistici e di citazioni belliniane, dar\u00e0 i suoi generosi frutti, stimolando le comunit\u00e0 locali ad indirizzare le proprie scelte anche al di fuori dell&#8217;area friulana e in particolare verso il centro irradiatore di Venezia. Cos\u00ec dicasi dei pittori locali, i quali non rimangono pi\u00f9 ancorati alla loro terra, in paziente attesa delle novit\u00e0 altrui, che giungono in ritardo e senza il mordente originario, ma si recano direttamente nelle sedi d&#8217;avanguardia, per effettuare prelievi tempestivi ed oculati: basti l&#8217;esempio del Pellegrino da S. Daniele, di Giovanni Martini e del Pordenone, Nel 1496, dunque, vengono introdotte nel Friuli due opere di capitale importanza, indicative anche del&#8217;orientamento del gusto e della maturit\u00e0 culturale: si tratta della tela di Vittore Carpaccio raffigurante &quot;Cristo con gli strumenti della Passione&quot;, commissionata dalla Chiesa udinese di S. Pietro Martire (oggi nel Museo Civico), e della tavola di Cima da Conegliano con &quot;La Madonna e il Bambino&quot; della Chiesa della Madonna delle Grazie di Gemona, recuperata dal terremoto del 1976 che ha distrutto il sacro edificio; a ci\u00f2 faranno seguito, ancora di Cima, &quot;L&#8217;incredulit\u00e0 di S. Tomaso&quot; della Scuola omonima, o dei Battuti, di Portogruaro, (1504), passata alla National Gallery di Londra, e forse una tavola segnalata nella Chiesa udinese della Vigna (De Rubeis, c. 1798).<\/em><\/p>\n<p><em>Soffermiamoci sulle prime dee opere. La pala del Carpaccio (1465-1526) , per la quale viene proposto anche il titolo del &quot;Sangue di Cristo&quot;, \u00e8 stata eseguita dal pittore nella sua prima maturit\u00e0 artistica, influenzata da Giovanni Bellini, ma gravida di accenti personali. Essa denuncia le precoci avvisaglie dell&#8217;apertura tonale di matrice veneta, filtrate attraverso una forma non del tutto decantata dal linearismo grafico del Quattrocento ed in cui la luce ed il colore non sono ancora il veicolo assoluto della linguistica pittorica. La scena \u00e8 costruita con rigore architettonico, sul severo telaio brunelleschiano, mutuato certamente dalle leggi della sintesi prospettico-spaziale di Piero della Francesca (non senza richiami, per i rapporti geometrici e i valori plastici, al lessico antonelliano), ma con una sensibile ansia di rigenerazione critica, come appare dall&#8217;indovinato uso di linee divergenti (le aste e la croce), che impreziosiscono il reticolo strutturale. Un disegno sottile, che ha la ricchezza della miniatura antica, ,pur senza farsi calligrafico ed illustrativo, scandisce con gioioso ritmo le isole cromatiche ed insegue brani stupendi di realt\u00e0 (si veda la vegetazione in primo piano), in una resa immediata e paziente ce non frena l&#8217;abbandono poetico.<\/em><\/p>\n<p><em>Come una quinta convergente, il paesaggio diviene elemento sostanziale del racconto e fa scivolare verso il cielo con un fremito di luce che accende il corpo del Cristo, fattosi quasi di alabastro, e organizza i colori: tarsie di rossi, macchie di gialli, respiri di verdi e campiture di turchini si compongono in una gamma tonale che subordina a s\u00e9 la forma, pianifica le asprezze e scorpora le masse, creando l&#8217;incanto primo dell&#8217;opera: una tastiera cromatica festante, ricca di modulazioni, articolata su valori spesso dissonanti, ma con un&#8217;orchestrazione abile che tiene conto delle regole del contrappunto, tanto che il quadro assume la magica parvenza di uno stupendo arazzo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Pallucchini osserva: &quot;La complessit\u00e0 simbologia del tema gli \u00e8 stata certamente suggerita; ma l&#8217;intelligenza con cui la risolve, in una interpretazione cos\u00ec appassionata di stile, smentisce evidentemente la svagata ingenuit\u00e0 che troppo spesso si attribuisce al pittore. La composizione \u00e8 un miracolo di limpida armonia tra struttura architettonica delle forme e luminosit\u00e0 ambientale&quot; (1961). Come ho fatto osservare in altra sede, l&#8217;iconografia del redentore il cui sangue sgorgante dalle ferite converge nel calice con l&#8217;ostia, di lontana ascendenza benedettina e ignota ai repertori veneti, si ritrova in opere anteriori di qualche decennio del pittore austro sloveno Johan von Laibach (Giovanni da Villaco, cittadino di Lubiana), probabilmente note ai committenti udinesi: il che sta a testimoniare ancora una volta la maturit\u00e0 dell&#8217;ambiente locale, che riesce anche ad imporre determinate scelte iconografiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella tavola gemonese del Cima (1459-60\/1517-18), di originale \u00e8 rimasto il Bambino; fra l&#8217;altro, la testa della Vergine viene interamente rifatta gi\u00e0 nel lontano 1590 da Secante Secanti, , che ne trae una copia, mentre nel 1945 tutta la figura della Madonna, il braccio e la gamba sinistra dell&#8217;infante sono ridipinti senza eccessivo scrupolo. Questa tematica (il Bambino che accarezza la guancia della madre) \u00e8 frequente nella letteratura del Cima. Il Coletti considera archetipo della serie (Petit Palais di Parigi, Museo delle Belle Arti di Budapest, Museo Civico di Treviso ecc.) proprio la tavola gemonese, pur non negando la possibilit\u00e0 che sia esistito uno sconosciuto esemplare anteriore; egli ritiene inoltre che spetti al Cima l&#8217;invenzione del &quot;particolare tipo di paesaggio, vasta distesa di ondulazioni collinose e montuose, che potrebbe far pensare ad A. M. da Carpi&quot; (1959), discepolo del maestro di Conegliano.<\/em><\/p>\n<p><em>Le ripercussioni delle due importanti opere, calate nel rusticano tessuto della civilt\u00e0 figurativa locale, non si faranno attendere.<\/em><\/p>\n<p>Il fatto che la committenza, in questo caso i domenicani e la fabbriceria della Chiesa di San Pietro Martire a Udine, abbiano suggerito, molto probabilmente, a Vittore Carpaccio l&#8217;impianto compositivo generale, con tutta quella serie di accorgimenti e di originali innovazioni, cos\u00ec ben descritti da Aldo Rizzi, e il fatto che tali suggerimenti possano essere venuti da altre suggestioni e da ulteriori spunti narrativi, di probabile ascendenza riferibile all&#8217;area pittorica danubiana, si pu\u00f2 interpretare, certo, come un sego della maturit\u00e0 culturale della committenza locale e, quindi, come un segno del fatto che il Friuli, sullo scorcio del XV secolo, non si limitava a ricevere e quasi a subire le opere altrui, ma incominciava ad elaborare una propria civilt\u00e0 artistica, o, quanto meno, a sentire il desiderio e a fare l&#8217;esperienza di un pi\u00f9 attivo coinvolgimento nella realizzazione delle opere d&#8217;arte destinate ad abbellire le sue chiese e ad interpellare la sensibilit\u00e0 del pubblico (in questo caso, dei fedeli: perch\u00e9 un&#8217;arte laica, in Friuli, sarebbe nata solo assai pi\u00f9 tardi; e lo diciamo senza alcun sottinteso polemico, ma come semplice dato di fatto; l&#8217;altro potenziale committente, cio\u00e8 la nobilt\u00e0 feudale, essendo assai poco interessata, nel complesso, alle cose dell&#8217;arte e dello spirito). E questa \u00e8, appunto, l&#8217;interpretazione del Rizzi: interpretazione legittima sotto ogni punto di vista, critico e filologico; e, del resto, bene in linea con una certa fierezza localistica &#8212; che non arriviamo a definire &quot;nazionalista&quot;, perch\u00e9 una nazione friulana, se pure \u00e8 esistita, \u00e8 finita appunto nel 1420,con la caduta del Patriarcato di Aquileia, cio\u00e8 da qualcosa come sei secoli &#8212; di tanti scrittori, poeti, storici, e, in genere, uomini di cultura di questa regione. (E quando diciamo: <em>questa regione<\/em>, precisazione che va fatta per gli altri Italiani, non intendiamo ovviamente il Friuli Venezia Giulia, con o senza trattino, perch\u00e9 le due entit\u00e0 che lo compongono hanno sempre avuto ben poco in comune, per non dir quasi nulla; bens\u00ec alludiamo al solo Friuli <em>storico<\/em>, corrispondente, a un dipresso, alle tre province attuali di Udine, Gorizia e Pordenone).<\/p>\n<p>\u00c8 possibile, peraltro, anche una interpretazione diversa, la quale, se pu\u00f2 apparire meno lusinghiera per quella certa fierezza patriottica cui abbiamo accennato, non implica, tuttavia, alcun giudizio di valore, tanto meno di segno negativo, ma una mera constatazione di fatto. Il Friuli non ha mai espresso grandi artisti, n\u00e9 all&#8217;epoca di cui stiamo parlando, n\u00e9 prima, n\u00e9 dopo; e neppure oggi. Questo \u00e8 un fatto, e coi fatti non si litiga. Non abbiamo la minima intenzione di sminuire o svalutare le figure dei romanzieri, poeti, storici, giornalisti, pittori, architetti, scultori, registi e attori, che si sono illustrati nei rispettivi campi, anche a livello internazionale: constatiamo, per\u00f2, che nessuno di essi ha raggiunto la vera grandezza. Molti Friulani amano pensare che ci\u00f2 dipenda, in larga misura, dall&#8217;ignoranza delle cose loro, e da una sorta di altezzosit\u00e0 e d&#8217;incomprensione, da parte del potere centrale che, nel corso dei secoli, ha governato la loro terra. In questa opinione ci pu\u00f2 essere, anzi sicuramente c&#8217;\u00e8, una parte di verit\u00e0: ma, appunto, solo una parte. La verit\u00e0 intera, per\u00f2, \u00e8 che il Friulano non \u00e8 un tipo geniale: possiede moltissime qualit\u00e0 umane, la pazienza, la tenacia, la sobriet\u00e0, l&#8217;onest\u00e0, la laboriosit\u00e0; ma non l&#8217;originalit\u00e0 creativa, e, comunque, non in misura eccelsa. Le caratteristiche psicologiche dei popoli esistono, che ci\u00f2 piaccia o no alle ideologie egualitarie di matrice illuminista. E diciamo questa verit\u00e0 con molto affetto e con viva simpatia nei confronti del Friuli e della sua gente: dopotutto, il mondo ha un maggior bisogno di persone rette, che geniali&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se il 1511 \u00e8 stato, per il Friuli, l&#8217;annus horribilis, poich\u00e9 contrassegnato dalle violenze inaudite della rivolta contadina e della guerra civile, esplose nel cosiddetto &quot;crudele<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30185,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[64],"tags":[109,149,243],"class_list":["post-25257","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-medievale","tag-chiesa-cattolica","tag-friuli-venezia-giulia","tag-santa-vergine"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-medievale.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25257","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25257"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25257\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30185"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25257"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25257"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25257"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}