{"id":25251,"date":"2014-10-01T03:45:00","date_gmt":"2014-10-01T03:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/01\/luomo-dei-lupi-una-ignobile-mistificazione-della-lobby-freudiana\/"},"modified":"2014-10-01T03:45:00","modified_gmt":"2014-10-01T03:45:00","slug":"luomo-dei-lupi-una-ignobile-mistificazione-della-lobby-freudiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/01\/luomo-dei-lupi-una-ignobile-mistificazione-della-lobby-freudiana\/","title":{"rendered":"L\u2019\u00abuomo dei lupi\u00bb: una ignobile mistificazione della lobby freudiana"},"content":{"rendered":"<p>Quello dell&#8217;uomo dei lupi \u00e8, senza dubbio, il pi\u00f9 famoso caso clinico affrontato da Freud con il suo metodo psicanalitico, quello al quale \u00e8 consegnata gran parte della sua fama come medico capace di curare e di guarire i suoi pazienti, e quello che maggiormente colpisce i lettori delle sue opere, avendogli dedicato una relazione clinica, nel 1918, con il titolo, apparentemente modesto, \u00abStoria di una nevrosi infantile\u00bb.<\/p>\n<p>Il caso era questo: un uomo ancor giovane, di buona famiglia straniera, si era presentato da Freud perch\u00e9 afflitto da una serie di angosce e da una nevrosi che lo inibivano completamente all&#8217;esercizio di una vita normale, e che erano iniziate allorch\u00e9, da bambino, era stato afferrato dal terrore che la finestra della sua camera da letto si aprisse ed egli vedesse, appollaiati sui rami di un albero, una quantit\u00e0 di grossi cani minacciosi simili a dei lupi.<\/p>\n<p>Freud, dopo aver portato i ricordi del paziente verso la consueta zona infantile, si spinse ancora pi\u00f9 indietro di dove potesse giungere qualsiasi ricordo e arriv\u00f2 alla conclusione che, all&#8217;et\u00e0 di diciotto mesi, il bambino aveva subito un gravissimo trauma: aveva assistito, cio\u00e8, a un coito fra i suoi genitori, come se non bastasse ripetuto tre volte, e secondo la modalit\u00e0 del congiungimento a tergo. Non solo aveva visto il sesso di entrambi i genitori, restando ovviamente sconvolto dall&#8217;assenza di pene della madre e attribuendola a una mutilazione che doveva esserle stata inferta, ma aveva avuto anche la fulminea intuizione di che cosa significasse quell&#8217;amplesso, e di quale natura fosse effettivamente.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un tipico esempio della ciarlataneria con cui gli psicanalisti freudiani sono soliti procedere nella ricerca della ferita originaria che ha indotto la nevrosi nei loro pazienti (ammesso che quella di Pankeiev fosse una nevrosi e non un altro tipo di disturbo psichico, come pure \u00e8 lecito ipotizzare): si fissa un evento traumatico cos\u00ec antico, che nessuna persona sarebbe capace di ricordarlo; poi si afferma che la mancanza del ricordo non \u00e8 dovuta ad altre ragioni che al tentativo inconscio di proteggersi dalla sofferenza che il ricordo stesso provocherebbe, se divenisse cosciente: in altre parole, si ipotizza qualcosa di indimostrabile e di non verificabile, per poter dimostrare la giustezza della propria diagnosi e, su di essa, fondare le prospettive di guarigione del paziente. Questi non deve pretendere di capire tutto e di verificare tutto: deve fidarsi dell&#8217;analista; lui sa che cosa \u00e8 avvenuto, quando il paziente aveva solo pochi mesi, o un anno, o due anni di vita; lui sa che cosa ha visto, quando, come, e perch\u00e9 ne sia rimasto tanto traumatizzato; lui, e non il paziente, possiede la chiave per risalire alla verit\u00e0 e per intraprendere un percorso di guarigione: perch\u00e9 ricordare \u00e8 cominciare a guarire, e, se il paziente non ricorda, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 ricordare fatti accaduti quando era in cos\u00ec tenera et\u00e0, non fa niente, perch\u00e9 si tratta di una subdola strategia dell&#8217;inconscio mirante a impedire o ritardare la guarigione.<\/p>\n<p>La terapia freudiana ebbe luogo durante un arco di ben quattro anni, fra il 1910 e il 1914, e si concluse, a detta dello psicanalista, con il pieno successo, tanto che il paziente &#8212; il cui nome, come poi si seppe, era Sergej Konstantinovic Pankeiev &#8212; pot\u00e9 fare ritorno nella sua patria, la Russia. Subito dopo, per\u00f2, scoppi\u00f2 la prima guerra mondiale e, nel corso di questa, la presa del potere da parte dei bolscevichi: e l&#8217;&quot;uomo dei lupi&quot;, di famiglia assai ricca, perse tutti i suoi beni e dovette fuggire all&#8217;estero, stabilendosi di nuovo a Vienna. Qui ritrov\u00f2 Freud e si sottopose a una seconda terapia, questa volta gratuita: particolare, questo, che i seguaci dello psicanalista vogliono far passare per un atto di generosit\u00e0 del &quot;maestro&quot;, mentre era dovuto all&#8217;intenzione di tenere nascosto il fatto che il paziente non era affatto guarito nel corso della precedente terapia. Sempre a Vienna l&#8217;&quot;uomo dei lupi&quot; ottenne una sovvenzione regolare da parte della Societ\u00e0 Psicoanalitica: anche questa volta, il sussidio venne presentato come una sorta di riconoscimento per l&#8217;importanza che il caso aveva avuto nello sviluppo della psicanalisi freudiana, mentre si trattava, a tutti gli effetti, di uno stipendio, il cui scopo era tenere legato il paziente e impedirgli di divulgare la spiacevole verit\u00e0: che nemmeno adesso aveva ottenuto il bench\u00e9 minino miglioramento delle proprie condizioni. E ci\u00f2 \u00e8 talmente vero, che Pankeiev, dal 1925, cominci\u00f2 a rivolgersi a diversi altri psicanalisti, sempre nel disperato tentativo di esorcizzare i suoi fantasmi interiori e di placare i suoi disturbi; ma sempre senza successo. Alla fine, del tutto rovinato finanziariamente, pens\u00f2 di emigrare negli Stati Uniti e l\u00ec cercare di rifarsi una vita: ma gli zelanti discepoli di Freud, venuti a conoscenza del progetto, riuscirono a dissuaderlo, assicurandogli un vitalizio, purch\u00e9 rimanesse a Vienna e venisse cos\u00ec scongiurata la disgraziata eventualit\u00e0 che qualche giornalista venisse a sapere del clamoroso fallimento della terapia intrapresa dal loro maestro e che questi aveva detto essersi conclusa con successo fin dal 1914.<\/p>\n<p>Dopo essere stato cos\u00ec minuzioso nel ricostruire i dettagli del coito dei genitori di Pankeiev, affermando che esso si era ripetuto per tre volte di seguito, sotto gli occhi del bambino sgomento, con caratteristica disinvoltura poi Freud aveva prospettato un&#8217;altra possibilit\u00e0, assai diversa, e cio\u00e8 che il bambino avesse assistito ad un accoppiamento fra due animali e ne fosse rimasto scioccato. Niente trauma per aver constatato l&#8217;assenza del pene da parte della madre, dunque, ma non importa; in fondo, questi particolari non sono cos\u00ec importanti (strano, perch\u00e9 prima sembrava che lo fossero), quel che conta \u00e8 l&#8217;idea generale, cio\u00e8 la conferma dei tratti d&#8217;insieme della psicanalisi freudiana: trauma sessuale infantile; insorgere della nevrosi fra l&#8217;infanzia e l&#8217;et\u00e0 adulta; necessit\u00e0 del ricordo &quot;terapeutico&quot;, guidato dallo psicanalista, per poter guarire. Magari non si guarir\u00e0 proprio all&#8217;istante, come la donna affetta da paralisi isterica mostrata nell&#8217;apologetico e stucchevole film \u00abPassioni segrete\u00bb di John Huston, del 1962: ma insomma la guarigione \u00e8 assicurata, specialmente dopo quattro anni di spossante &#8212; e costosissima, aggiungiamo noi &#8212; terapia psicanalitica. Peccato che una giornalista austriaca, nel 1982, abbia pubblicato un libro dopo avere rintracciato e intervistato l&#8217;ormai anziano &quot;uomo dei lupi&quot;, in cui rivelava la verit\u00e0 sull&#8217;intera faccenda: cosa che la cultura &quot;ufficiale&quot;, in larga misura dominata dal ricatto delle lobbies psicanalitiche freudiane (il cui giro d&#8217;affari in tutto il mondo \u00e8 dell&#8217;ordine dei miliardi, per non parlare delle cattedre universitarie, delle riviste e dell&#8217;industria editoriale ad esse collegate), ha fatto di tutto per mettere a tacere o per screditare.<\/p>\n<p>L&#8217;intera questione \u00e8 stata cos\u00ec riepilogata da Federico Di Trocchio nel suo libro \u00abLe bugie della scienza\u00bb (Milano, Mondadori, 1993, pp. 217-20):<\/p>\n<p>../../../../u00abIl paziente, che Freud indica con le iniziali S. P., era &quot;un giovane la cui salute sub\u00ec un tracollo all&#8217;et\u00e0 di diciotto anni, dopo un&#8217;infezione blenorragia, e che quando inizi\u00f2 il trattamento psicoanalitico, parecchi anni dopo, era assolutamente incapace di badare a se stesso, per cui era costretto a dipendere in tutto e per tutto dagli altri&quot;. Freud si occup\u00f2 soltanto di quella che, a suo avviso, era stata la prima origine dei disturbi del paziente, &quot;una grave affezione nevrotica, che si era instaurata sotto forma d&#8217;isteria d&#8217;angoscia poco prima che compisse i quattro anni e si era poi trasformata in una nevrosi ossessiva a contenuto religioso che perdur\u00f2, con i suoi strascichi, fino all&#8217;ottavo anno&quot;. Lascia capire per\u00f2 chiaramente che l&#8217;analisi invest\u00ec anche i problemi manifestatisi nel paziente da adulto e di essere riuscito a guarirli. Scrive infatti: &quot;Sebbene il paziente me l&#8217;abbia scritto direttamente, mi sono astenuto dallo scrivere una storia completa della malattia, della terapia e della guarigione&quot;. Fu certamente una buona idea dal momento che il paziente non guar\u00ec affatto.<\/p>\n<p>Nei primi anni Settanta infatti la giornalista austriaca Karin Obholzer riusc\u00ec a rintracciare a Vienna l&#8217;uomo dei lupi, il cui vero nome era Sergej Pankejeff, e si fece raccontare la sua storia che ha poi narrato nel libro &quot;The wolf-man sixty years later&quot;. La prima cosa che emerse \u00e8 che in realt\u00e0 Pankejeff non era mai guarito. Dopo essere stato in cura da Freud fu analizzato due volte da Ruth Mack Brunswick e, dopo la seconda guerra mondiale, da numerosi altri psicanalisti fino alla sua morte avvenuta nel 1978. I suoi problemi psicologici erano rimasti gli stessi di quando si era presentato per la prima volta da Freud e a guarirlo non erano bastati non solo i quattro anni di analisi con lui ma neppure i molti altri che avevamo visto all&#8217;opera i suoi allievi e seguaci. &quot;La mia analisi&quot; spieg\u00f2 Pankejeff alla Obholzer, &quot;\u00e8 stata una catastrofe. Sto ancora esattamente come stavo quando cominciai&quot;. &quot;Ma nelle sue memorie&quot; obietta la Obholzer&quot;, lei ha scritto esattamente il contrario&quot;. Nel 1971 infatti era stato pubblicato in America, a cura di Muriel Gardiner, &quot;The wolf-man: by the wolf-man&quot;, un libro nel quale veniva accreditata definitivamente l&#8217;idea, gi\u00e0 espressa dallo stesso Freud, che Pankejeff fosse stato guarito al cento per cento. &quot;\u00e8 tutto falso&quot;, replic\u00f2 l&#8217;ormai ottantenne paziente, &quot;fu Gardiner ad insistere perch\u00e9 io scrivessi quelle memorie per dimostrare al mondo come Freud fosse riuscito a curare una persona gravemente malata&quot;.<\/p>\n<p>Ma venne fuori di peggio. L&#8217;uomo dei lupi rivel\u00f2 che essendosi rovinato e ridotto quasi sul lastrico (da ricco che era) gli psicanalisti non solo avevano cominciato a curarlo gratuitamente ma lo mantenevano con l&#8217;invio regolare di assegni provenienti dal conto della Fondazione Sigmund Freud. Il suo &quot;stipendio&quot; aveva cominciato a decorrere da quando aveva espresso il desiderio di emigrare in America per tentare di sollevare le sue finanze. Il movimento psicanalitico si offr\u00ec immediatamente di sopperire alle sue necessit\u00e0 purch\u00e9 non abbandonasse Vienna, dove egli viveva in anonimato, e si trasferisse in America dove qualcuno avrebbe potuto scoprire che il pi\u00f9 famoso dei pazienti di Freud era ancora e forse pi\u00f9 malato di prima. Kurt Eissler e altri leader del movimento psicanalitico tentarono anche in ogni modo di impedire alla Obholzer di intervistare l&#8217;uomo dei lupi, il quale infatti alla fine accett\u00f2 di parlare solo dopo formale promessa che quanto avrebbe rivelato sarebbe stato pubblicato dopo la sua morte. Insomma, non voleva rischiare di perdere lo stipendio.<\/p>\n<p>Pankejeff rivel\u00f2 in particolare che uno degli elementi pi\u00f9 importanti della sua analisi, l&#8217;interpretazione data da Freud di un suo sogno, era completamente sballata e inverosimile. Si trattava di un sogno che egli aveva atto all&#8217;et\u00e0 di quattro anni: gli era sembrato che la finestra della sua stanza si aprisse e potesse vedere dei lupi bianchi seduti sui rami del grande noce che si trovava proprio davanti ad essa. Freud aveva dato un&#8217;interpretazione elaborata e complicatissima di questo sogno. Suppose che esso avesse a che fare con un&#8217;esperienza vissuta dal bambino all&#8217;et\u00e0 di un anno e mezzo, della quale per\u00f2 il bambino stesso non aveva conservato alcun ricordo. Si era trattato ovviamente di un&#8217;esperienza scabrosetta. Secondo Freud il bambino assistete ad un &quot;coito a tergo ripetuto tre volte&quot; tra i suoi genitori e &quot;riusc\u00ec a vedere i genitali della madre e il membro del padre e comprese l&#8217;essenza della cosa e il suo significato&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo dei lupi ha dichiarato che, per quanto riguarda il sogno, innanzitutto egli aveva ben spiegato a Freud che non si trattava di lupi ma di una speciale razza di cani dall&#8217;aspetto simile a quello dei lupi; per quanto riguarda invece la scena di un rapporto tra i genitori egli poi non poteva n\u00e9 confermare n\u00e9 negare, dal momento che nessuno pu\u00f2 ricordare ci\u00f2 che ha visto a un anno e mezzo. Sottolineava per\u00f2 che egli, come tutti i bambini della societ\u00e0 russa dell&#8217;epoca, dormiva non in camera dei genitori bens\u00ec nella stessa stanza della sua governante.\u00bb<\/p>\n<p>Ma questo non poteva costituire un problema per Freud il quale era giunto a promettere all&#8217;uomo dei lupi che un giorno sarebbe riuscito a ricordare tutti i dettagli di quell&#8217;increscioso avvenimento e che di conseguenza sarebbe guarito. In realt\u00e0 Pankejeff non riusc\u00ec mai a ricordare quella sua precoce e traumatica esperienza di &quot;voyeur&quot; anche se Freud fu in grado, in virt\u00f9 della sua sconfinata abilit\u00e0 di analista, di ricostruirla nei minimi dettagli. Riusc\u00ec ad esempio a stabilire che il fatto era accaduto nel corso di &quot;una calda giornata estiva&quot;, di pomeriggio, quando &quot;i genitori si erano distesi, semivestiti, sul letto per la siesta&quot; ed aveva spiegato anche la presenza del bambino in camera da letto in virt\u00f9 di una malattia. La particolare posizione assunta dai genitori nel corso del rapporto era una induzione pressoch\u00e9 obbligata dal momento che solo essa consentiva al bambino di rendersi conto che la madre era priva di membro e dare cos\u00ec corpo alla sua successiva angoscia di castrazione per aver interpretato l&#8217;organo sessuale della madre come una ferita residua all&#8217;evirazione. Elementare. Ma perch\u00e9 il rapporto in quella posizione sarebbe stato ripetuto esattamente per tre volte? Freud non ebbe difficolt\u00e0 a trovare la risposta: era stato lo stesso uomo dei lupi a dirglielo: &quot;Un giorno egli afferm\u00f2 improvvisamente che ero stato io a scoprire questo particolare per mezzo dell&#8217;interpretazione. Non era vero: si trattava di un&#8217;associazione spontanea che non prestava il fianco a critiche. Come era solito fare, l&#8217;aveva attribuita a me, cercando, con questa proiezione, di renderla pi\u00f9 credibile&quot;.<\/p>\n<p>Se si presta fede a Freud insomma bisogna concludere che l&#8217;uomo dei lupi ricordava benissimo e nei minimi dettagli ci\u00f2 che diceva di non ricordare. Il suo non ricordare dunque non era dovuto a debolezza di memoria, ma ad una tenace rimozione che tendeva a nascondere alla sua coscienza la &quot;vera&quot; causa delle sue angosce. La prova pi\u00f9 evidentemente era il fatto che una volta recuperato quel ricordo e riavutosi dal trauma da esso provocato S. P. nel 1918 era guarito. Purtroppo il metodo di Freud non ottenne lo stesso risultato con Sergej Pankeieff il quale, nonostante i suoi sforzi, durati sessant&#8217;anni, non riusc\u00ec a ricordare l&#8217;angoscioso episodio dei tre rapporti &quot;a tergo&quot; dei suoi genitori. Peggio per lui perch\u00e9 cos\u00ec non guar\u00ec e si port\u00f2 nella tomba tutti i suoi problemi.\u00bb<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che nessuno si era mai preso la briga di andare a verificare se &quot;l&#8217;uomo dei lupi&quot; fosse guarito davvero: tutti hanno dato per scontato, dal 1914 al 1982, cio\u00e8 lungo un arco di oltre sessant&#8217;anni, che la parola di Sigmund Freud fosse da prendersi, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, come oro colato. Alla faccia della scienza e del metodo scientifico: sarebbe come se, nel campo della fisica, o della chimica, o della biologia, le affermazioni di un singolo ricercatore venissero accettate senza alcun beneficio d&#8217;inventario, senza la minima verifica, senza nemmeno l&#8217;ombra di un ragionevole dubbio, e su di esse si consolidasse la fama d&#8217;infallibilit\u00e0 di quello studioso e la solidit\u00e0 inoppugnabile delle sue teorie scientifiche&quot;. Risultato veramente sbalorditivo, se si pensa che proprio Freud &#8212; insieme a Marx e a Nietzsche &#8212; \u00e8 considerato, nella cultura contemporanea, come il grande &quot;maestro del sospetto&quot;, cio\u00e8 come cui che ha insegnato agli uomini a diffidare sempre e comunque, non solo degli altri, ma anche di se stessi; a non credere alle apparenze e a scartare l&#8217;evidenza, come cosa banale e quasi certamente ingannevole, per discendere nelle profondit\u00e0 abissali e insondabili di ci\u00f2 che sta &quot;dietro&quot;, &quot;oltre&quot; o chiss\u00e0 dove, e in cui si anniderebbe la &quot;verit\u00e0 vera&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;unica critica importante al &quot;caso dell&#8217;uomo dei lupi&quot;, nella cultura italiana, \u00e8 venuto non da uno storico della scienza, n\u00e9 da uno psicologo, ma da uno storico del folklore, Carlo Ginzburg, il quale, rifacendosi al folklore slavo, ha ipotizzato che Pankeiev avesse introiettato una tipica credenza di quella cultura, secondo la quale chi nasce avvolto nel liquido amniotico nelle &quot;notti sante&quot; fra Natale e l&#8217;Epifania, sar\u00e0 dotato di poteri mistici e anche della facolt\u00e0 di trasformarsi in lupo mannaro. Secondo Ginzburg, la bambinaia potrebbe aver fatto simili racconti al bambino e avergli cos\u00ec provocato un sogno angoscioso, dai cui effetti traumatici egli non si \u00e8 pi\u00f9 liberato: se Freud fosse stato un conoscitore del folklore slavo, questa \u00e8 la conclusione, sarebbe stato in grado di inquadrare meglio tutta la faccenda e di indirizzarla verso la &quot;giusta&quot; soluzione.<\/p>\n<p>Insomma, i metodi antiscientifici di Freud vengono comunque presi per buoni: quel che gli si rimprovera non \u00e8 l&#8217;assoluta gratuit\u00e0 delle sue ipotesi e l&#8217;inconcepibile leggerezza con cui procede alla ricostruzione dell&#8217;evento infantile che sarebbe alla base della nevrosi e, quindi, anche del delicato processo di guarigione, ma soltanto una incompetenza specifica nel settore della etno-psichiatria, disciplina &#8212; peraltro &#8211; allora inesistente.<\/p>\n<p>Ma sul libro di Karin Obholzer, e, poi, su quello di Federico Di Trocchio, acqua in bocca, per carit\u00e0. Non guastiamo la (lucrosa) festa dei discepoli e dei nipotini di Sigmund Freud, il padre della psicanalisi, santo patrono di tutti i nevrotici, nonch\u00e9 dei loro disinvolti terapeuti. Il re \u00e8 veramente in mutande e la sua figura, da vicende come quella dell&#8217;&quot;uomo dei lupi&quot; (ma anche da numerose altre, che si potrebbero elencare a volont\u00e0, come quella del cosiddetto &quot;uomo dei topi&quot;, alias Ernst Lanzer), ne esce veramente immeschinita, come quella di un uomo preoccupato innanzitutto di salvaguardare la sua reputazione di scienziato geniale e infallibile guaritore. L&#8217;importante \u00e8 che non si sappia, nel gran mare dell&#8217;ipocrisia e del conformismo culturale oggi dilaganti; l&#8217;importante \u00e8 non disturbare il sonno di tanti sedicenti intellettuali: \u00abper\u00f2 non mi svegliar, deh, parla basso&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello dell&#8217;uomo dei lupi \u00e8, senza dubbio, il pi\u00f9 famoso caso clinico affrontato da Freud con il suo metodo psicanalitico, quello al quale \u00e8 consegnata gran<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[229,250],"class_list":["post-25251","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-psicoanalisi","tag-sigmund-freud"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25251","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25251"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25251\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25251"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25251"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25251"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}