{"id":25250,"date":"2009-06-18T10:15:00","date_gmt":"2009-06-18T10:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/18\/il-principio-di-realta-non-e-che-il-nichilismo-freudiano-spacciato-per-verita-obiettiva\/"},"modified":"2009-06-18T10:15:00","modified_gmt":"2009-06-18T10:15:00","slug":"il-principio-di-realta-non-e-che-il-nichilismo-freudiano-spacciato-per-verita-obiettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/18\/il-principio-di-realta-non-e-che-il-nichilismo-freudiano-spacciato-per-verita-obiettiva\/","title":{"rendered":"Il \u00abprincipio di realt\u00e0\u00bb non \u00e8 che il nichilismo freudiano spacciato per verit\u00e0 obiettiva"},"content":{"rendered":"<p>Chi ci abbia seguiti nel precedente articolo: \u00abUna pagina al giorno: La morte, e poi?, di Bonaventura Tecchi\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice), avr\u00e0 senza dubbio riconosciuto, nel marito della povera Jeanne, il fisico Roberto Fauni, quella tipica figura di intellettuale materialista che non \u00e8 soltanto chiuso e corazzato nelle proprie certezze laiciste e immanentiste, ma anche bramoso di spegnere nel prossimo ogni anelito alla trascendenza, ogni speranza in una dimensione ulteriore della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che egli \u00e8 una figura tipica; aggiungiamo: \u00abdella modernit\u00e0\u00bb, perch\u00e9 \u00e8 solo con la modernit\u00e0 &#8211; e, in particolare, a partire dal libertinismo del XVI e XVII secolo, e poi con l&#8217;Illuminismo e il Positivismo &#8211; che la smania di dissacrare il mondo, di fare piazza pulita di ogni idea trascendente, di distruggere negli uomini fin la speranza o l&#8217;anelito verso una vita \u00abaltra\u00bb, insomma quel furore iconoclasta che non si limita a negare per s\u00e9, ma che vuole anche annientare negli altri il richiamo della trascendenza, \u00e8 un fenomeno caratteristico e inconfondibile del mondo moderno.<\/p>\n<p>Potremmo aggiungere che esso \u00e8 il vero surrogato della religione, che ritiene di aver distrutta una volta per sempre. Come dice Freud nel suo libro \u00abL&#8217;avvenire di una illusione\u00bb, la religione non ha futuro, perch\u00e9 gli uomini si sono ormai persuasi, essendo divenuti \u00abadulti\u00bb, che la vita non \u00e8 quello che essi vorrebbero (principio di piacere), ma quello che \u00e8 (principio di realt\u00e0), ossia una necessit\u00e0; e, cos\u00ec come non possono pi\u00f9 essere blanditi o intimoriti, allo stesso modo non hanno pi\u00f9 motivo di rifugiarsi nella illusione (della sopravvivenza) e della consolazione (che la loro morte abbia un significato trascendente).<\/p>\n<p>\u00c8 proprio nello zelo missionario con il quale il filone principale della psicanalisi si accanisce e si illividisce nell&#8217;opera di demolizione dei vecchi dei, che si possono riconoscere i segni inequivocabili di una nuova religiosit\u00e0, dove la scienza ha preso il posto della religione; o, per dir meglio, non la scienza in quanto tale, ma la sua versione ottocentesca e positivista: quantitativa, materialista, riduzionista, meccanicista.<\/p>\n<p>Ora, se tutto questo fosse presentato semplicemente come un nuovo orientamento filosofico, uno fra i tanti, potremmo anche perdonargli il suo \u00abpeccatum originalis\u00bb: essere nato dalle teorie di un medico ebreo viennese che, a partire da un certo momento, e sulla base di risultati clinici estremamente dubbi, se non proprio falsificati (come per il celebre caso dell&#8217;\u00abuomo dei lupi\u00bb, al quale i discepoli di Freud giunsero a offrire del denaro perch\u00e9 emigrasse in America e il pubblico europeo non venisse mai a sapere che la psicanalisi non lo aveva affatto guarito), si \u00e8 improvvisato filosofo, sentenziando a trecentosessanta gradi sulla realt\u00e0 e costruendo un vero e proprio \u00absistema\u00bb che, quanto a pretese di esaustivit\u00e0 e assolutezza, non ha nulla da invidiare a quelli classici, culminanti con l&#8217;idealismo hegeliano.<\/p>\n<p>Ma Freud e i suoi seguaci non si sono limitati a fare della filosofia, a proposito e a sproposito, senza averne gli strumenti concettuali e, in genere, senza avere nemmeno la \u00abforma mentis\u00bb che ne \u00e8 il presupposto indispensabile: ossia quel particolare gusto delle distinzioni e delle sfumature, senza il quale si finisce per semplificare e per impoverire tutto.<\/p>\n<p>No: Freud e la sua scuola hanno voluto fare, della loro particolare teoria, e della loro particolare visione del mondo, niente di meno che LA REALT\u00c0, \u00absic et simpliciter\u00bb.<\/p>\n<p>Il filosofo francese Paul Ricoeur, nel suo fondamentale testo \u00abDella interpretazione. Saggio su Freud\u00bb, ha cos\u00ec delineato la posizione del \u00abpadre\u00bb della psicanalisi riguardo al principio di realt\u00e0 e all&#8217;accettazione della morte, come appare nelle ultime opere dello psicanalista austriaco (titolo originale: \u00abDe l&#8217;interpr\u00e9tation. Essai sur Freud\u00bb, Paris, \u00c9ditions du Seuil, 1965; traduzione italiana di Emilio Renzi, Milano, Il Saggiatore, 1966, 1979, pp. 359-61):<\/p>\n<p>\u00abChe cosa \u00e8, infine, il principio della realt\u00e0? [&#8230;]<\/p>\n<p>Abbiamo preso le mosse da una opposizione elementare, riguardante il &quot;funzionamento dell&#8217;apparato psichico&quot;. Nella misura in cui il principio del piacere possedeva una significazione semplice, allo stesso modo il principio della realt\u00e0 non presentava misteri; tutte le interpretazioni avanzate da Freud, sia quelle direte che quelle indirette, sono il prolungamento dell&#8217;unica linea tracciata dal saggio del 1911 sui &quot;Due principi regolatori della vita psichica&quot;, la linea dell&#8217;utile, la quale, mentre il principio del piacere \u00e8 biologicamente pericoloso, rappresenta il reale e correttamente inteso interesse dell&#8217;essere vivente. [&#8230;] Cos\u00ec la realt\u00e0 \u00e8 innanzitutto l&#8217;opposto della fantasia, \u00e8 il fatto quale lo constata l&#8217;uomo normale, \u00e8 il contrario del sogno e dell&#8217;allucinazione. In un senso pi\u00f9 specificamente analitico, il principio della realt\u00e0 designa l&#8217;adattamento al tempo e alle necessit\u00e0 della vita nella societ\u00e0, e la realt\u00e0 diventa quindi il correlato della coscienza, poi dell&#8217;Io; mentre l&#8217;inconscio &#8211; l&#8217;Es &#8211; ignora il tempo, la contraddizione e obbedisce solo al principio del piacere., la coscienza &#8211; l&#8217;Io &#8211; possiede una organizzazione temporale e tiene conto del possibile e del ragionevole.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che nulla in questa analisi implica un accento tragico, nulla anuncia la visione del mondo dominata dalla lotta tra l&#8217;Eros e la morte.<\/p>\n<p>A buon diritto si pone l&#8217;interrogativo su che cosa diviene questa opposizione semplice tra desiderio e realt\u00e0, quando la si ricolloca nel campo della nuova teoria degli istinti. \u00c8 certo che la questione \u00e8 legittima: innanzitutto nella misura in cui il primo termine della coppia, il piacere, oscilla nella sua pi\u00f9 fondamentale significazione; e poi nella misura in cui la realt\u00e0 ha in s\u00e9 la morte. Ma questa morte che la realt\u00e0 tiene in riserva non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;istinto di morte, ma il mio morire, la morte come destino, ed \u00e8 questa morte che d\u00e0 alla realt\u00e0 l&#8217;aspetto dell&#8217;ineluttabile, dell&#8217;inesorabile; a causa della morte-destino, la realt\u00e0 si chiama necessit\u00e0 e prende il tragico nome di Ananke. Seguiamo quindi questa traccia e chiediamoci fino a che punto l&#8217;elemento pi\u00f9 antico del freudismo &#8211; il duplice funzionamento dell&#8217;apparato psichico &#8211; \u00e8 stato innalzato al trono della grande drammaturgia delle ultime opere.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 non riconoscere che la filosofia finale di Freud non ha realmente trasformato, quanto piuttosto rafforzato, e, vorrei dire, irrigidito, i vecchi tratti del principio della realt\u00e0. Solo entro strettissimi e rigidissimi limiti \u00e8 possibile affermare che il tema &quot;romantico&quot; dell&#8217;Eros ha trasformato, per contraccolpo, il principio della realt\u00e0. Ma questo scarto tra la relativa mitizzazione del&#8217;Eros e la fredda considerazione della realt\u00e0 \u00e8 degno di attenzione e di riflessione: la sottile discordanza \u00e8 forse rivelatrice dell&#8217;essenziale dello spirito filosofico del freudismo.<\/p>\n<p>Effettivamente, nel momento stesso in cui Freud accentuava il dualismo dell&#8217;Eros e della morte, accentuava anche la lotta contro l&#8217;illusione, ultima trincea del principio del piacere, rafforzando in tal modo ci\u00f2 che potremmo chiamare la sua &quot;concezione scientifica del mondo&quot;, il cui motto potrebbe essere: al di l\u00e0 dell&#8217;illusione e della consolazione.<\/p>\n<p>Sotto questo rispetto gli ultimi capitoli dell&#8217;&quot;Avvenire di una illusione&quot; sono estremamente significativi: la religione, afferma Freud, non ha avvenire, ha esaurito le sue risorse di costrizione e di consolazione. Il principio della realt\u00e0, in cui &quot;Totem e tab\u00f9&quot; aveva gi\u00e0 riconosciuto una fase della storia umana parallela a una fase della libido, diviene allora il principio che presiede all&#8217;et\u00e0 post-religiosa della cultura. In questa et\u00e0 prossima, lo spirito scientifico assumer\u00e0 il rilievo della motivazione religiosa e solo l&#8217;interesse sociale dar\u00e0 vita alle proibizioni morali. Modellando le precedenti prospettive sul sovrappi\u00f9 di esigenza del super-Io, Freud suggerisce che ci\u00f2 che sar\u00e0 perduto dalla parte della santit\u00e0 e del comandamento, lo sar\u00e0 anche per ci\u00f2 che riguarda la sua rigidit\u00e0 e la sua intolleranza; \u00e8 possibile che &#8216;uomo, smettendo di sognarne l&#8217;abolizione, si dedichi al suo miglioramento, trovandolo infine ragionevole e perfino piacevole.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 potrebbe far pensare alle profezie razionalistiche e ottimistiche del secolo scorso [ossia dell&#8217;Ottocento], ma lo stesso Freud obietta a se stesso che la proibizione non \u00e8 mai stata fondata sulla ragione, ma su potenti forze emotive, come il rimorso per l&#8217;assassinio primitivo, lo stesso, senza dubbio, che ha svelato la potenza delle forze distruggitrici che lavorano contro l&#8217;etica e, quel che \u00e8 peggio, nel cuore dell&#8217;etica. Freud non ha dimenticato niente di tutto questo, e lo ribadir\u00e0 ancora con maggior energia, alcuni anni dopo, nel &quot;Disagio nella civilt\u00e0&quot;. La sua timida speranza si aggrappa a un punto solo: se la religione \u00e8 la nevrosi universale dell&#8217;umanit\u00e0, essa \u00e8 in parte responsabile del ritardo intellettuale dell&#8217;umanit\u00e0, ma \u00e8 anche l&#8217;espressione di possenti forsze sopravvenute dal basso cos\u00ec come ne \u00e8 la educatrice. Il progetto d una umanit\u00e0 non religiosa comporta quindi una probabilit\u00e0, misurata con estrema esattezza dal parallelismo tra la crescita dell&#8217;umanit\u00e0 e quella dell&#8217;individuo:<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;infantilismo, non \u00e8 forse vero, \u00e8 destinato a essere superato; gli uomini non possono essere dei fanciulli per sempre, \u00e8 necessario che alla fine si avventurino nell&#8217;universo ostile. Questo possiamo chiamarlo educazione alla realt\u00e0: devo confessare che il mio unico scopo, scrivendo questo libro, \u00e8 stato di attirare l&#8217;attenzione sulla necessit\u00e0 di fare questo passo in avanti?&quot; [da: &quot;L&#8217;avvenire di una illusione&quot; G. W., XIV, p. 373].\u00bb<\/p>\n<p>Da un punto di vista filosofico, questa pagina d prosa \u00e8 semplicemente imbarazzante; e davvero verrebbe da chiedersi per quale ragione questo \u00abmaestro del sospetto\u00bb sia stato acclamato come un grande filosofo, se non fosse piuttosto evidente che la ragione consiste proprio nel fatto che egli ha estesamente teorizzato e innalzato al rango di paradigma un modo di sentire ormai largamente diffuso nella societ\u00e0 e nella cultura moderna, ma percepito &#8211; nella maggior parte dei casi &#8211; in maniera vaga e confusa.<\/p>\n<p>L&#8217;affermazione che l&#8217;infantilismo \u00e8 destinato ad essere superato, ad esempio, \u00e8 di quelle che lasciano senza parole per la loro rozzezza filosofica e per l&#8217;assoluta mancanza di senso, assenza di una definizione di cosa si intenda per \u00abinfantilismo\u00bb. \u00c8 semplicemente un inno alla visione razionalistica e scientista propria del positivismo, secondo la quale il progresso \u00e8 un processo lineare di accumulazione del sapere (e del potere ad esso correlato, come sosteneva Francis Bacon), e, quindi, essere adulti \u00e8 meglio che essere bambini<\/p>\n<p>Non ci si prende nemmeno la briga di spiegare perch\u00e9 sia meglio; lo si d\u00e0 per scontato, per auto-evidente; al lettore sta dedurre che, se essere bambini vuol dire essere imperfetti (perch\u00e9 privi di una visione razionale delle cose), allora essere adulti \u00e8 cosa migliore dell&#8217;essere bambini, in quanto si sa di pi\u00f9 (e si \u00e8 in grado di esercitare un potere maggiore). E quell&#8217;intercalare quasi gergale, tipico del discorso parlato (nei bar o negli autobus, non propriamente in sede filosofica): \u00abnon \u00e8 forse vero\u00bb, senza neanche il punto di domanda, perch\u00e9 non \u00e8 una domanda ma un&#8217;affermazione, \u00e8 la conferma indiretta, ma estremamente precisa sul piano psicologico, di quanto il modo di ragionare freudiano sia approssimativo e semplicistico sul piano concettuale.<\/p>\n<p>Freud non si domanda se l&#8217;infantilismo debba essere superato; lo proclama: e la sua persuasione al riguardo sembra riposare unicamente sulla certezza kantiana che, senza i lumi della ragione, l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 destinata a rimanere eternamente bambina. Ma ora, per fortuna, la ragione \u00e8 arrivata: si chiama principio di realt\u00e0, e reca la firma di Sigmund Freud.<\/p>\n<p>Quanto ai contenuti di quel passo, il minimo che si possa dire \u00e8 che se, per il loro autore, diventare adulti (anche metaforicamente) significa addentrarsi nell&#8217;universo ostile, allora vuol dire che prendere atto della realt\u00e0 equivale al disincanto totale, a vedere il mondo come qualche cosa di brutto, sgradevole e minaccioso e con cui, tuttavia, bisogna venire a patti.<\/p>\n<p>Subentra, qui, la concezione freudiana di Ananke, intesa come rassegnazione e sottomissione a un principio superiore: il principio di realt\u00e0, appunto. Non si pu\u00f2 non vedere come Freud, a questo punto, faccia passare un concetto meramente psicologico (un SUO concetto psicologico; anzi, una sua ipotesi) per una vera e propria concezione del mondo: il mondo come dominio della necessit\u00e0, alla quale bisogna piegarsi, se si vuol diventare \u00abadulti\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo di che (zuccherino di consolazione) gli uomini, adattandosi alla necessit\u00e0, finiranno per trovare ragionevole, e perfino piacevole, quel mondo ostile e sgradevole che, all&#8217;inizio, li aveva intimoriti: il mondo senza Dio, il mondo senz&#8217;anima.<\/p>\n<p>Sembra il copione di un brutto film di fantascienza: una volta rinunciato all&#8217;incanto del mondo, alla speranza, alla tensione verso la trascendenza (cio\u00e8, a nostro avviso, verso la propria essenza), gli uomini, ormai lobotomizzati e ridotti allo stato di androidi volontari, finiranno per vivere \u00absereni\u00bb, cio\u00e8 senza rimpianti, in un mondo privato da essi delle cose pi\u00f9 belle, tali da renderlo amabile e desiderabile.<\/p>\n<p>Freud, il profeta del mondo senza Dio e senza anima, chiama tutto questo \u00abeducazione alla realt\u00e0\u00bb, intendendo per realt\u00e0 essenzialmente la necessit\u00e0 di accettare la morte come evento definitivo e di rifiutare ogni ipotesi sull&#8217;esistenza di una dimensione trascendente. Ma di quale realt\u00e0 si tratta, in effetti? Solo e unicamente della sua particolare visione del mondo, della sua \u00abWeltanschauung\u00bb, che qui assurge al rango di realt\u00e0 oggettiva e assoluta: anzi, della sola realt\u00e0 concepibile e degna dell&#8217;umanit\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>Data l&#8217;enorme diffusione odierna non solo della psicanalisi, ma anche e soprattutto della filosofia ad essa sottesa, bisognerebbe fare una salutare opera di demitizzazione delle sue pretese di obiettivit\u00e0 e scientificit\u00e0 e ricordare che Freud, proprio come l&#8217;altro ebreo tedesco che tanto ha influito sulla storia del mondo moderno, Marx, \u00e8 stato al tempo stesso il giudice e l&#8217;avvocato della propria dottrina, pomposamente definita \u00abscientifica\u00bb, in un&#8217;epoca in cui l&#8217;idea della scienza che circolava non solo fra il pubblico, ma anche fra gli intellettuali, era quella &#8211; grossolana e semplicistica &#8211; del positivismo: quantitativa, materialistica, dogmatica e intollerante.<\/p>\n<p>Fino ad anni recenti, non condividere la visione \u00abscientifica\u00bb della storia di Marx, significava essere dei nemici di classe del proletariato, ossia dei servi prezzolati del capitale; non condividere la visione \u00abscientifica\u00bb dell&#8217;uomo di Freud, significava essere dei nemici della verit\u00e0, dei repressi sessuali, degli ignoranti superstiziosi, delle marionette nelle mani dei preti. Insomma, rifiutare o criticare la visione del mondo di Freud significava essere doppiamente nevrotici: poich\u00e9 tutti gli uomini civili, per Freud, sono dei nevrotici (ancora l&#8217;intramontabile mito del \u00abbuon selvaggio\u00bb!), ma coloro che rifiutano la loro condizione di malati, lo sono due volte.<\/p>\n<p>Di qui ai manicomi di Stato e ai centri di rieducazione psichiatrica per i dissidenti, non c&#8217;\u00e8 che un passo, sul piano concettuale.<\/p>\n<p>Ci penseranno gli psichiatri sovietici, fedeli sacerdoti della religione marxista-psicanalistica, a compierlo nella pratica, senza remore n\u00e9 ripensamenti, internando migliaia di cittadini indocili, allo scopo di rieducarli al necessario \u00abprincipio di realt\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ci abbia seguiti nel precedente articolo: \u00abUna pagina al giorno: La morte, e poi?, di Bonaventura Tecchi\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice), avr\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[229,250],"class_list":["post-25250","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-psicoanalisi","tag-sigmund-freud"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25250"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25250\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}