{"id":25245,"date":"2009-01-18T11:46:00","date_gmt":"2009-01-18T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/18\/il-genocidio-degli-ebrei-e-stato-un-vero-zivilisationsbruch-una-frattura-della-civilta\/"},"modified":"2009-01-18T11:46:00","modified_gmt":"2009-01-18T11:46:00","slug":"il-genocidio-degli-ebrei-e-stato-un-vero-zivilisationsbruch-una-frattura-della-civilta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/18\/il-genocidio-degli-ebrei-e-stato-un-vero-zivilisationsbruch-una-frattura-della-civilta\/","title":{"rendered":"Il genocidio degli Ebrei \u00e8 stato un vero \u00abZivilisationsbruch\u00bb, una frattura della civilt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Il genocidio di milioni di Ebrei durante la seconda guerra mondiale ha costituito quella che si pu\u00f2 chiamare un vero e proprio \u00abZivilisationsbruch\u00bb, una frattura nella storia della civilt\u00e0 umana?<\/p>\n<p>A sostenere questa tesi non \u00e8 stato solamente lo storico Dan Diner, nato nel 1946, insegnante al Department of Politics and Government presso la Ben Gurion University del Negev di Beer Sheva e direttore dell&#8217;Istituto Simon-Dubnow di storia e cultura ebraica di Lipsia, in Germania, in un suo saggio incluso nella \u00abStoria della Shoah\u00bb.<\/p>\n<p>E non sono stati solamente quei filosofi che hanno accolto in pieno la sua definizione, come ha fatto Angelo Bolaffi &#8211; docente alla Sapienza di Roma &#8211; nel suo saggio \u00abLa dialettica dell&#8217;illuminismo tra Auschwitz e Hollywood\u00bb, dedicato a confutare \u00abLa dialettica dell&#8217;illuminismo\u00bb di Adorno e Horkheimer (su \u00abMicroMega\u00bb n. 5 del 2003).<\/p>\n<p>Costoro lo hanno sostenuto in maniera esplicita; ma, in maniera implicita, a farlo sono tutta la cultura ufficiale, tutta la storiografia, tutta la politica, tutta la filosofia, perfino una buona parete della teologia (per la quale il genocidio degli Ebrei metterebbe in crisi il paradigma del Dio buono e onnipotente: perch\u00e9, se ha permesso un evento simile, o non sarebbe buono, o non sarebbe onnipotente).<\/p>\n<p>Se cos\u00ec non fosse, non si spiega perch\u00e9 i Parlamenti di Stati quali la Francia, la Spagna, la Polonia, l&#8217;Austria, la Svizzera, il Belgio, la Repubblica Ceca, La Slovacchia, la Romania, la Germania, Cipro e il Lussemburgo, abbiano deciso di inscrivere nel codice penale il crimine di negazionismo, intendendo con ci\u00f2 anche solo una revisione significativa delle cifre fornite dalla maggioranza degli storici sulla realt\u00e0 del genocidio degli Ebrei e non la negazione che siano avvenuti degli assassinii di massa contro gli Ebrei d&#8217;Europa, fra il 1941 e il 1945.<\/p>\n<p>E che non si tratti di misure puramente dimostrative lo dimostra, fra l&#8217;altro, la vicenda dell&#8217;anziano storico inglese David Irving (allora sessantasettenne, essendo nato nel 1938), arrestato in Austria come un volgare delinquente l&#8217;11 novembre del 2005, condannato a tre anni di reclusione e rilasciato solo il 21 dicembre 2006, dopo 400 giorni di prigione, in seguito a una nuova sentenza della Corte d&#8217;Appello.<\/p>\n<p>Questa legislazione inaudita, che &#8211; nel mondo occidentale &#8211; non ha equivalenti n\u00e9 precedenti storici, almeno fino al periodo pi\u00f9 oscuro della Santa Inquisizione della Chiesa cattolica, si pu\u00f2 spiegare solamente con il fatto che il genocidio degli Ebrei sia assurto al rango di un vero e proprio \u00abZivilisationsbruch\u00bb, ossia di una frattura nella storia della civilt\u00e0 umana. Anzi, di pi\u00f9 ancora: di una nuova religione. E questo mentre il reato di vilipendio della religione (cristiana), nei Paesi occidentali, \u00e8 stato di fatto depenalizzato, e solo nei Paesi islamici fondamentalisti si troverebbe qualche cosa di analogo alle leggi liberticide varate dalla Francia, dalla Spagna, dalla Polonia, dall&#8217;Austria e dagli altri Stati summenzionati.<\/p>\n<p>Sgombriamo subito il campo da possibili fraintendimenti e mettiamo bene in chiaro che qui non si tratta di prendere posizione pro o contro la corrente storiografica cosiddetta negazionista, facente capo ad autori quali J\u00fcrgen Graf, Paul Rassinier, Carlo Mattogno e il gi\u00e0 citato David Irving; bens\u00ec di prendere posizione pro o contro la libert\u00e0 di ricerca e di espressione, valori che la civilt\u00e0 occidentale ha lottato per secoli per riuscire ad affermare, superando enormi ostacoli e pagando un altissimo costo in termini di sofferenze e di soppressione di vite umane.<\/p>\n<p>Il problema, pertanto, non \u00e8 &#8211; almeno in prima battuta &#8211; sapere se le tesi di Rassinier, Irving e Mattogno siano storiograficamente documentate oppure no; ma se \u00e8 tollerata la libert\u00e0, per gli studiosi, di sostenere tesi divergenti da quelle oggi maggioritarie: e quante volte la storiografi ha cambiato opinione? Diciamocelo chiaro e tondo: ogni qualvolta sono caduti dei regimi. Avrebbero potuto liberamente documentarsi sui crimini di Stalin e scrivere libri ed articoli su questo argomento gli storici russi, prima della caduta del regime sovietico?<\/p>\n<p>Dunque, il genocidio degli Ebrei.<\/p>\n<p>La questione &#8211; come sempre, nel campo della storiografia non meno che in quello della filosofia &#8211; comincia a mostrarsi irta di difficolt\u00e0 gi\u00e0 soltanto sul terreno dei nomi, delle parole.<\/p>\n<p>La maggioranza degli storici parlano oggi, e ormai da vari anni, di Olocausto, con la &quot;o&quot; maiuscola, per definire la soppressione di numerosissimi Ebrei d&#8217;Europa durante la seconda guerra mondiale. Il termine deriva dal greco: \u00abholos\u00bb, \u00abcompleto\u00bb, e \u00abkaustos\u00bb, \u00abrogo\u00bb, e significa \u00abtutto bruciato\u00bb, con riferimento alla traduzione greca del termine ebraico con cui si descrivono i sacrifici di animali uccisi e bruciati sull&#8217;altare del Tempio.<\/p>\n<p>Si trattava &#8211; probabilmente -, nelle intenzioni degli storici internazionali, di un omaggio alla cultura ebraica; ma la comunit\u00e0 ebraica ha fatto sapere di non gradire affatto questo termine, proprio per le sue implicazioni teologiche, ravvisandovi un improprio accostamento delle vittime del genocidio stesso con il concetto religioso di un sacrificio delle vittime sull&#8217;altare della divinit\u00e0. D&#8217;altra parte, l&#8217;olocausto non \u00e8 stato completo, perch\u00e9 non tutti gli Ebrei d&#8217;Europa sono morti nel corso della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec entrato nell&#8217;uso, negli ultimissimi anni, il termine \u00abShoah\u00bb, che in lingua ebraica significa \u00abdistruzione, desolazione, calamit\u00e0\u00bb e simili; tanto che esso viene ormai adoperato abitualmente un po&#8217; da tutti: dagli insegnanti che spiegano la storia ai propri alunni, agli storici di professione, ai politici, ai giornalisti, ecc. In questo caso, l&#8217;uso di un termine ebraico sembra essere stato pensato come una sorta di riparazione morale, da parte del mondo intero &#8211; colpevole di indifferenza o peggio durante il genocidio &#8211; nei confronti del popolo cui appartengono le vittime.<\/p>\n<p>Soprassediamo, in questa sede, sul quesito se un tale popolo esista, cosa che \u00e8 stata messa in dubbio, anzi esplicitamente negata, proprio da un insigne studioso ebreo, Shlomo Sand: ne abbiamo gi\u00e0 parlato nell&#8217;articolo \u00abAlcune brevi considerazioni sui concetti di sionismo e antisemitismo\u00bb (sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 se sia storiograficamente corretto lasciare che ciascun popolo si \u00abscelga\u00bb il termine adatto ad indicare, nel linguaggio scientifico internazionale, una data o un evento particolarmente significativi, o anche particolarmente drammatici, della propria storia.<\/p>\n<p>I Rom, ad esempio, chiamano il genocidio da essi subito, contestualmente a quello degli Ebrei, con il termine \u00abPorajmos\u00bb o \u00abPorrajmos\u00bb, ossia \u00abgrande divoramento\u00bb, o anche \u00abSamudaripen\u00bb, che significa, appunto, \u00abgenocidio\u00bb. Nessuno storico, tuttavia, si \u00e8 sentito finora in obbligo di definire il genocidio dei Rom perpetrato dai nazisti con questi termini; n\u00e9 si \u00e8 visto accusare, esplicitamente o implicitamente, di scarsa sensibilit\u00e0 &#8211; se non addirittura di razzismo e simpatie neonaziste &#8211; per essersi regolato in tal modo.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo il caso degli Armeni, sottoposti a un triplice genocidio nell&#8217;arco di neppure un trentennio: nel 1895-96 ad opera del sultano Abdul Hamid; nel 1915-16 ad opera dei Giovani Turchi, e specialmente di Enver Pasci\u00e0\u00e0; nel 1922-23 ad opera di Kemal Ata\u00fcrk (ma di quest&#8217;ultimo, che coinvolse anche i Greci del Ponto e di Smirne, nessuno parla, forse perch\u00e9 Kemal \u00e8 considerato il padre della \u00aboccidentalizzazione\u00bb della Turchia e, dunque, non sarebbe buona politica parlarne poco meno che in termini ultra elogiativi).<\/p>\n<p>In lingua armena, il genocidio da essi subito, e specialmente quello pi\u00f9 sistematico, ossia del 1915-16, \u00e8 chiamato \u00abMedz Yeghem\u00bb, espressione traducibile con &quot;il Grande Male&quot;. Tuttavia, nessuno storico lo ha adottato; forse anche perch\u00e9 il governo turco \u00e8 tuttora (quello s\u00ec, ma nessuno propone misure punitive contro di esso; anzi, sembrano fare tutti a gara per facilitarne l&#8217;ingresso nella Comunit\u00e0 Europea) ferocemente negazionista, al punto che, in Turchia, parlare di genocidio degli Armeni \u00e8 un reato punito con il carcere. Perfino il papa Giovanni Paolo II, quando si rec\u00f2 in visita pastorale nella Repubblica Armena (non in Turchia), evit\u00f2 di parlare di \u00abgenocidio\u00bb, proprio per non esacerbare le relazioni con la suscettibilissima Turchia.<\/p>\n<p>E che dire dei bantu Ova Herero, sterminati deliberatamente dalle autorit\u00e0 militari tedesche in Namibia (allora Africa Sud-Occidentale Tedesca), in base a un preciso \u00abordine di sterminio\u00bb emanato contro di essi dal generale Lothar von Trotha? Ne abbiamo parlato in un libro, ormai da tempo esaurito; e, di nuovo, in un ampio saggio, \u00abNamibia 1904: il genocidio dimenticato del popolo herero\u00bb, pubblicato sul numero 1 del 2007 della rivista \u00abIl pensiero mazziniano\u00bb di Forl\u00ec, quadrimestrale dell&#8217;Associazione Mazziniana Italiana, pp. 137-171 (e consultabile anche sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Oppure vogliamo parlare del genocidio dei Tutsi, commesso dagli Hutu in Ruanda nel 1994, nella pi\u00f9 completa indifferenza della comunit\u00e0 internazionale, a cominciare dalle Nazioni Unite, nonostante le precise notizie che giungevano in proposito, specialmente da parte di suore e missionari cristiani presenti in quel Paese?<\/p>\n<p>Si potrebbe continuare a lungo.<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che, se ogni popolo che ha subito un evento calamitoso, e sia pure atroce come un tentativo di genocidio, volesse che gli storici adoperino un termine da loro scelto e nella lingua di ciascuno di essi, sarebbe necessario un vocabolario per orientarsi nella selva dei vocaboli stranieri.<\/p>\n<p>No: i termini della storia li stabiliscono gli storici: cos\u00ec \u00e8 sempre stato, anche davanti ad eventi particolarmente tragici e luttuosi come lo \u00e8 stata, ad esempio, la scoperta delle Americhe, se guardata nell&#8217;ottica delle popolazioni amerindie che vennero letteralmente decimate dall&#8217;aggressione europea (anche di tipo batteriologico) del XV e XVI secolo.<\/p>\n<p>Non si tratta di mancanza di rispetto per le vittime; tutt&#8217;altro. Alle vittime di ogni crudelt\u00e0 insensata, e tanto pi\u00f9 alle vittime di un genocidio, va sempre il rispetto incondizionato di qualunque essere civile, storici compresi. Ma i criteri della storia e perfino il suo vocabolario non possono essere continuamente modificati per offrire un risarcimento morale non alle vittime, ma ai connazionali e ai discendenti delle vittime.<\/p>\n<p>Si dice che quello degli Ebrei \u00e8 stato un genocidio cos\u00ec tremendo, come la storia moderna non ne ha mai visti; anzi, si dice che esso \u00e8 stato l&#8217;unico vero genocidio della storia moderna &#8211; lasciamo perdere quella antica, ove la politica genocidiaria era prassi comune non solo degli imperi, come quello assiro o quello romano, nei confronti di popolazioni ritenute pericolose ed inassimilabili, ma anche dei piccoli Stati e dei piccoli popoli, come fecero appunto gli antichi Ebrei a danno dei Cananei, dei Filistei, degli Amorrei che abitavano la Palestina prima di essi.Anche di ci\u00f2 abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di parlare (cfr. F. Lamendola, \u00abQuello degli Ebrei \u00e8 stato l&#8217;unico genocidio della storia?\u00bb, consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che quello degli ebrei sia stato l&#8217;unico genocidio della storia, nemmeno della storia moderna: questo \u00e8 quanto lo Stato d&#8217;Israele e gli ambienti sionisti vorrebbero far credere &#8211; anzi, vorrebbero imporre &#8211; alla comunit\u00e0 internazionale, come una sorta di verit\u00e0 religiosa e che, in quanto tale, sarebbe blasfemo mettere in discussione.<\/p>\n<p>Ma, si obietter\u00e0, se non \u00e8 stato l&#8217;unico, \u00e8 stato per\u00f2 il pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>In termini assoluti, sembra di s\u00ec (per quanto quello degli Armeni non sia probabilmente inferiore, nei suoi tre tempi successivi, ai 3 milioni di vittime, e dunque si collochi su un ordine di grandezze comparabile); ma non in termini relativi, ossia facendo il rapporto fra il numero totale dei membri di ciascun popolo e il numero complessivo delle vittime.<\/p>\n<p>Gli Ova Herero, nel 1904, erano 80.000 individui, comprese le donne e i bambini; nel 1907 erano ridotti a circa 20.000; dunque, i morti furono 60.000, vale a dire i tre quarti della comunit\u00e0. Mentre le vittime del popolo ebraico, anche accettando le stime pi\u00f9 elevate (dai 6 ai 7 milioni e mezzo di persone) furono non pi\u00f9 di un terzo della comunit\u00e0 totale a livello mondiale.<\/p>\n<p>Anche nel caso degli Armeni, la percentuale relativa delle vittime \u00e8 stata pi\u00f9 elevata di quella degli Ebrei; e altrettanto dicasi per i Tutsi del Ruanda.<\/p>\n<p>Ci sentiamo profondamente imbarazzati a maneggiare queste cifre in un modo che pu\u00f2 apparire poco rispettoso, mentre siamo perfettamente consapevoli che ogni vita umana possiede un valore inestimabile e che, sotto il profilo morale, il dramma vissuto dagli Ebrei d&#8217;Europa durante la seconda guerra mondiale ci apparirebbe egualmente tremendo, anche se il numero delle vittime fosse stato inferiore di dieci o venti volte a quello effettivo.<\/p>\n<p>Non esistono giustificazioni per una politica di sterminio, n\u00e9 sul piano politico e militare, n\u00e9 &#8211; tanto meno &#8211; sul piano etico.<\/p>\n<p>Tuttavia, proprio per ribadire il sacrosanto rispetto dovuto a tutte le vittime, non \u00e8 accettabile istituire una sorta di \u00abprimato\u00bb fra i popoli che, nella storia recente, hanno sofferto &#8211; e, non dimentichiamolo, continuano a soffrire, come nel caso dei popoli neri del Sudan meridionale &#8211; politiche di sterminio deliberati da parte di governi criminali.<\/p>\n<p>La conclusione di queste semplici riflessioni \u00e8 che non si pu\u00f2 parlare, a nostro avviso, di un \u00abZivilisationsbruch\u00bb, di una frattura nella storia della civilt\u00e0 umana, in seguito all&#8217;evento del genocidio degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Semmai, tale potrebbe considerarsi l&#8217;evento della distruzione atomica di Hiroshima e Nagaski, rispettivamente il 6 e il 9 agosto del 1945, perch\u00e9 &#8211; anche se il numero delle vittime fu di certo molto inferiore a quello del genocidio degli Ebrei &#8211; esso segna l&#8217;inizio dell&#8217;incubo atomico per l&#8217;intera umanit\u00e0: del concreto pericolo, cio\u00e8 &#8211; mai verificatosi prima nella storia umana &#8211; che la vita sulla terra possa essere spazzata via dalla follia militare, travolgendo nella catastrofe anche gran parte delle specie viventi animali e vegetali.<\/p>\n<p>E questo s\u00ec che comporta delle riflessioni assolutamente inedite, anche nell&#8217;ambito della filosofia e della teologia.<\/p>\n<p>Con ci\u00f2, non vogliamo n\u00e9 relativizzare n\u00e9, tanto meno, banalizzare la tremenda realt\u00e0 storica dei genocidi, ivi compreso quello perpetrato ai danni degli Ebrei d&#8217;Europa durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Intendiamo piuttosto contribuire a un ripristino di criteri oggettivi e condivisi dalla comunit\u00e0 scientifica internazionale relativamente agli eventi della storia mondiale recente; non gi\u00e0 nell&#8217;ottica di sminuire la gravit\u00e0 di determinati eventi, ma in quella di ritornare a una doverosa separazione tra il dato storico e la valutazione morale di esso. La quale ultima \u00e8 giusto che ci sia, ma non \u00e8 parte integrante della scienza storica, qualunque cosa si intenda con quest&#8217;ultima espressione, n\u00e9 rientra nei suoi scopi e nelle sue finalit\u00e0.<\/p>\n<p>Lo scopo della storia, infatti &#8211; non sar\u00e0 mai inutile ricordarlo &#8211; non \u00e8 quello di ergersi a tribunale e di emettere sentenze, bens\u00ec, in primo luogo, di sforzarsi di capire come e perch\u00e9 si sono verificati determinati eventi; quali cause li hanno originati; quali effetti hanno prodotto a loro volta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il genocidio di milioni di Ebrei durante la seconda guerra mondiale ha costituito quella che si pu\u00f2 chiamare un vero e proprio \u00abZivilisationsbruch\u00bb, una frattura nella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[110,141],"class_list":["post-25245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-civilta","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25245","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=25245"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25245\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=25245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=25245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=25245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}